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Ben vengano le liberalizzazioni del mercato del lavoro, dei servizi pubblici (tranne l'acqua), etc…. Il Parlamento dovrà approvarle pedissequamente, senza tentare di snaturarle, per il bene del Paese e, soprattutto, delle future generazioni. Il Prof. Mario Monti ha ridato all’Italia affidabilità e prestigio internazionale. Ritengo debba rimanere a guidare il nostro Paese, anche dopo il 2013, per evitare che ricada nelle mani di politici squalificati, non credibili, irresponsabili, inaffidabili e trafficoni.
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Monti da Obama: «Spero di riuscire a cambiare il modo di vivere degli italiani»
Oggi alla Casa Bianca per un primo incontro con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, domani all'Onu e a Wall Street. Sono questi alcuni dei punti salienti del programma statunitense del presidente del Consiglio Mario Monti. La giornata a Washington prevede come primo appuntamento istituzionale l'incontro alla Camera dei rappresentanti con il presidente, il repubblicano John Boehner alle 16,30 ora italiana. Alle 18,30 terrà un intervento al Peterson Institute e infine, alle 20,45 sarà ricevuto alla Casa Bianca da Barack Obama.
Accanto al presidente del Consiglio, la consorte Elsa, così come il ministro degli Esteri, Giulio Terzi - a lungo ambasciatore a Washington - e accompagnato dalla moglie Antonella. Monti,ha scritto il Washington Post, chiederà il sostegno dell'America nella «prossima battaglia sulla crisi finanziaria: trovare il modo di rilanciare la crescita in un periodo in cui i Paesi restano schiacciati dal peso del debito».
«Dopo aver tagliato le pensioni, aver cominciato una ristrutturazione economica e aver accettato un trattato europeo che rafforza i controlli di bilancio», ha scritto il Post, Monti «ha cominciato il contrattacco». Il premier, scrive il quotidiano della capitale, cercherà «il sostegno della Casa Bianca ora che fa pressione sugli altri Paesi europei per concentrarsi sono solo su debito e deficit ma anche sulle strategie per assicurarsi che l'austerity non diventi autolesionistica».
Copertina e intervista video a Time: spero di poter cambiare italiani
«Lo spero, perché altrimenti le riforme strutturali sarebbero effimere». Così il premier Mario Monti, in un'intervista video pubblicata dal settimanale Time, che gli ha dedicato la copertina e un titolo lusinghiero («Can this man save Europe?»), ha risposto alla domanda dell'intervistatore che gli chiedeva se il governo non stia in qualche modo cercando di modificare cultura e modo di vivere degli italiani. «La politica quotidiana - ha aggiunto Monti - ha diseducato gli italiani» e c'è la tendenza a vedere «tutto il male» nella classe politica. «Dobbiamo cercare - ha concluso - di dare il senso della meritocrazia e della competitività che crediamo siano necessarie».
Berlusconi «guadagna in credibilità con il sostegno al governo»
In Italia «c'è molto lavoro da fare nel rimuovere gli impedimenti strutturali alla crescita, molti dei quali sono legati all'eccessivo potere dei gruppi di interessi connessi ai poteri pubblici», ha sottolineato il premier Mario Monti in un'intervista al settimanale Usa Time. Quanto al suo predecessore, Silvio Berlusconi, il suo sostegno al governo tecnico contribuisce a «fargli guadagnare terreno nella sua credibilità, reputazione e autorevolezza come uomo di stato a livello internazionale«.
Monti «ha in mano il destino del mondo»
«È l'uomo più importante in Europa e ha in mano il destino del mondo». Il settimanale Time descrive così il premier italiano Mario Monti, oggi a Washington per incontrare il presidente americano Barack Obama, cui ha dedicato la storia di copertina dell'edizione asiatica. A prima vista, si legge nell'articolo firmato da Michael Schuman, sembra impossibile che il destino dell'economia mondiale sia nelle mani di Monti, un uomo rivestito dell'aura di un nonno distinto, dai modi educati, la voce dolce, gli occhi sorridenti. Non il duro capo di cui l'Italia ha disperatamente bisogno per fuggire dalla pericolosa e lunga crisi del debito. «Monti parla con il linguaggio tecnico di un economista accademico, quale era fino a quattro mesi fa«, prosegue l'articolo,«non usa la consueta retorica dei politici».
"Il Sole 24 Ore"
Washington accoglie Monti «a braccia aperte». Che differenza fa una faccia nuova… (Nyt)
Monti ambasciatore Ue negli Usa
Obama: "Piena fiducia in Monti
porterà l'Italia fuori dalla tempesta"Fmi: "Misure ok". Rep Tv Massimo Giannini
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Il governo, per bocca di Mario Monti, ha promesso che entro il mese di marzo varerà la riforma del mercato del lavoro. In essa è prevista la riforma dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, il quale prevede la giusta causa nei licenziamenti nelle aziende con più di 15 dipendenti.
Ecco, di seguitro, alcune riflessioni del Prof. Mario Monti a proposito dell’articolo 18, riforma del mercato lavoro, monotonia del posto fisso e questione morale nei ministeri:
"L’articcolo 18 (secondo Monti) è centrale nella discussione, nel senso che è uno dei temi. In passato per gli uni era la punta di una spada offensiva, per altri centro di scudo difensivo, e sembrava la contrapposizione tra Orazi e Curiazi. Il nostro scopo è passare dai simboli e i miti alla realtà”.
Ricorrendo a alla solita metafora, il Professore ritiene che
“la riforma del mercato del lavoro è un mosaico, non bisogna precludersi di usare ogni tessera, una rigidità che scoraggia gli investimenti e, di conseguenza, la crescita e la stessa occupazione”.
Ritiene che
“la squadra di tecnici non può lavorare con il cuore in mano, perché farebbe la felicità di qualcuno ma il male per l'Italia”. “Non tocca dire a me se il mio governo ha un cuore buono (dice Monti ), ma invito gli italiani a tener conto che se l'Italia è ridotta un po' male è perchè i governi italiani per decenni hanno avuto il cuore troppo buono, diffondendo buonismo sociale”.
Il premier ricorda che
“c'è stato un periodo durante il quale l'Italia aveva un disavanzo pubblico che era dell'8-10-12% Pil. Non c'era neanche dibattito, neanche consapevolezza di questo. Perché i governi, molto politici, accoglievano le richieste delle varie parti e la somma delle spese pubbliche era molto superiore alle entrate. Anno dopo anno si creava il debito pubblico. Un debito che è andato a gravare su persone che allora non votavano o non erano ancora nate. Quelle persone (ha sottolineato Monti) sono i giovani di oggi che non trovano lavoro”.
“Avere la sfida del cambiamento di lavoro nel corso della propria vita (evidenzia il Ptresidente del consiglio) è una cosa positiva, che stimola. Per arrivare a dare un lavoro ai giovani bisogna tutelare un po' meno chi è già molto tutelato, quasi blindato nella cittadella, mentre c'è chi si trova quasi in una situazione di schiavitù, in una forma estrema di precariato”.
“Se intendiamo per fisso un posto che ha una stabilità e tutele, certo è un valore positivo. La mia frase serviva a dire che i giovani devono abituarsi all'idea di non avere un posto fisso per tutta la vita, come capitava alla mia generazione o a quelle precedenti, un posto stabile presso un unico datore di lavoro o con la stessa sede per tutta la vita o quasi. Meglio invece abituarsi a cambiare spesso luogo o tipo di lavoro e Paese. Questo - sottolinea il capo del governo - non è da guardare con spavento, come una cosa negativa. Gli italiani e i giovani hanno in genere troppa diffidenza verso la mobilità e il cambiamento”.
Mario Monti impone una stretta alle spese della Presidenza del consiglio e del Ministero dell'economia. Con una nota da Palazzo Chigi, spiega che
''e' stata ricordata l'esigenza di osservare scrupolosamente le disposizioni contenute nel codice etico di ciascuna amministrazione, con particolare riferimento a quelle relative al divieto di accettare regali e omaggi di qualsiasi natura di valore superiore a 150 euro, tali da non poter essere interpretati, da un osservatore imparziale, come finalizzati ad acquisire vantaggi in modo improprio. In ogni caso -precisa il comunicato- i regali di valore superiore devono essere restituiti, ovvero ceduti all'Amministrazione di appartenenza''.
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L'affermazione di Mario Monti, “il posto fisso è monotono”, deve essere vista nel lungo periodo, cioè alla luce della evoluzione che, inevitabilmente, subirà il mondo del lavoro nel nostro Paese. Molti superficiali osservatori e, soprattutto, i disoccupati e lavoratori precari, questa mutazione non l’avvertono.
Sarà stata infelice la frase di Monti (il posto fisso è monotono), così come è stata infelice, anche, quella pronunciata dal buon Padoa-Schioppa (pagare le tasse è bellissimo), esse hanno scandalizzato e offeso la maggior parte degli italiani, però, io condivito le due affermazioni.
In un Paese moderno e civilissimo, come la Danimarca, per esempio, dai cittadini danesi sarebbero state bene accolte, anzi non sarebbero mai state pronunciate da nessun politico, in quanto il tasso di disoccupazione è bassissimo (il più basso d’Europa) e l’evasione fiscale è quasi inesistente. I danesi non conoscono la monotonia del lavoro e pagano le tasse ben volentieri.
Mentre comprendo il fastidio che ha provocato negli italiani la frase di Monti, dico ai giovani precari e disoccupati di accoglierla come uno stimolo ad essere più vivaci di pensiero e intraprendenti nei fatti per iniziare ad nel mondo del lavoro. Monti, questo significato ha voluto dare all’aggettivo “monotono”. Che, i giovani, si spremano le meningi per cercarsi, crearsi un lavoro. Per chi ha voglia di lavorare e le idee da mettere in pratica, i lavori da svolgere ci sono. Sono i lavori scaturiti dalle idee, intraprendenza e dall’ottimismo della volontà! Non ci sono più i lavori a posto fisso e neanche lavori presso l’amministrazione pubblica. I costi elevati cui va incontro lo Stato per pagare fornitori, stipendi, pensioni del personale dipendente e interessi sul debito pubblico, impongono tagli draconiani alle spese.
Pertanto, datevi un mossa, ragazzi!!
Io sono un liberista per educazione, cultura e per i lavori che ho fatto nel corso della mia vita.
Li racconto per grandi linee.
Dopo avere conseguito il diploma di scuola media superiore, il I° gennaio del 1955 (avevo 20 anni) ho iniziato il mio percorso lavorativo alle dipendenze della Filiale di Palermo di una grande azienda nazionale (adesso non esiste più) che costruiva calcolatrici, macchine per scrivere e mobili per l’ufficcio, con la qualifica di venditore (piazzista) di prodotti per l’ufficio (con enfasi, nel biglietto da visita c’era scritto “Funzionario di vendita”).
Nel 1977 ho presentato le dimissioni.
I lavori successivi sono stati i seguenti:
- dal 1977 al 1983: Concessionario Esclusivista, in un ben definito mercato siciliano, dell’azienda per la quale avevo lavorato nei 22 anni precedenti;
- dal 1983 al 1987: Commerciante di prodotti per l’ufficio (meccanografo), in un mercato da me scelto, sempre in Sicilia;
- dal 1987 al 1997: Agente di Commercio, con mandato di esclusiva per la Sicilia e la Calabria, di una piccola azienda di Segrate distributrice nazionale di prodotti per l’ufficio.
Sono rimasto sempre nello stesso settore merceologico, svolgendo lavori diversi. Sono andato in pensione nel 1997.
La continuità dei lavori che ho svolto è stata sempre condizionata dalla mia capacità di produrre reddito.
Ecco perché condivido l’affermazione del Prof. Mario Monti.
Sì, per me, il posto fisso è monotono!!
Aldo Rabbiati
Ecco la precisazione del Prof. Monti: a Corriere.it, che conferma la mia analisi: «Se intendiamo per fisso un posto che ha una stabilità e tutele, certo è un valore positivo. La mia frase serviva a dire che i giovani devono abituarsi all'idea di non avere un posto fisso per tutta la vita, come capitava alla mia generazione o a quelle precedenti, un posto stabile presso un unico datore di lavoro o con la stessa sede per tutta la vita o quasi». Meglio invece «abituarsi a cambiare spesso luogo o tipo di lavoro e Paese. Questo - sottolinea il capo del governo - non è da guardare con spavento, come una cosa negativa. Gli italiani e i giovani hanno in genere troppa diffidenza verso la mobilità e il cambiamento».
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Ieri sera, intervenendo a Matrix, Mario Monti ha definito "monotono" il “posto fisso”.
Il Pd, per la prima volta ha criticato il Professore.
Che il “posto fisso” ( iniziava agli albori della vita lavorativa e terminava con la pensione) non fosse più una certezza, lo avevamo capito tutti quanti da tempo.
L’agggettivo “monotono”, usato da Monti, deve farci comprendere che oggi i tempi sono mutati. E non porci (pregiudizialmente) in atteggiamento critico verso Monti. Le regole economiche vigenti fino alla caduta del muro di Berlino (16 novembre 1989), da quel momento, sono andate in soffitta definitivamente.
Il Professore, questa mutazione, conoscendola meglio di tutti noi, ha voluto sdrammatizzarla utilizzamdo l’aggettivo “monotono”, riferendosi al “posto fisso”.
Con l’aggettivo “monotono” ha voluto, anche, dirci che nella vita bisogna avere più coraggio.
Riconosco che, da sempre, il “posto fisso” faceva parte della cultura di noi tutti. Siamo nati, siamo cresciuti, abbiamo studiato. E dopo avere conseguito un titolo di studio (accademico o professionale) siamo andati sempre alla ricerca della raccomandazione (meglio quella di un politico) per ottenere un "posto fisso" alle dipendenze, possibilmente, dell’amministrazione pubblica (alle Poste italiane, per esempio); nel pubblico, il posto di lavoro era ancora più “fisso”, “inamovibile”. Era un posto che nessuno poteva più toglierci.
Questa è la cultura che, da sempre, ci è stata inculcata dalle nostre famiglie e dalla società nepotista, opportunista e mafiosa, in cui viviamo!
Oggi, l’amministrazione pubblica, a causa, appunto, delle assunzioni (facili) caldeggiate o imposte dal politico di turo (di destra, sinistra, centro), ha personale in esubero con costi inaccettabili e insostenibili. Deve subire un (necessario e inderogabile) dimagrimento. Questo significva che non ci sonompiù posti di lavoro da assegnare.
Ormai, la cultura del “posto fisso”, e della raccomandazione politica, concetti obsoleti e inadeguati a causa degli eccessivi costi che ci sono nell’amministrazione pubblica (come ho già detto) e della globalizzazione dei mercati economici (industria, commercio e terziario) e finanziari, sono andati in soffitta definitivamente.
Le industrie manifatturiere, per essere competitive con le loro merci, sui mercati internazionali, devono produrre prodotti di pari qualità e quelli dei concorrenti, se non migliori, a prezzi competitivi. Inoltre, in assenza, o carenza, di commesse, gli imprenditori devono potere alleggerire il costo del lavoro, licenziando il personale in esubero, rispetto alle commesse ricevute. E riassumerlo, allorquando si ricostituisca il portafoglio degli otrdini da evadere. In caso contrario, si squilibrerebbe il conto economico (costi e ricavi). Nella impossibilità di licenziare, l’azienda potrebbe, anche, correre il rischio di andare in bancarotta, fallire. In questo malaugurato caso, i lavoratori dipendenti perderebbero (tutti quanti) il posto di lavoro, verrebbero licenziati per la chiusura dello stabilimento.
Ecco perché oggi, essendo in vigore l’articolo 18, che impedisce alle aziende che superano i 15 dipendenti di licenziare, parecchi imprenditori decidono di delocalizzare lo stabilimento laddove (all’estero) la manodopera ha costi più bassi, oppure, per stare sotto i 15 dipendenti, costituire una o più aziende collaterali. La loro, è una decisione legittima di sopravvivenza.
Nel mondo del lavoro è nececessaria, pertanto, la flessibilità del lavoratore, sia in "entrata" che in "uscita".
Tra l’altro, on la liberalizzazione ldel lavoro, e invalidando l’articolo 18, le aziende con pesonale sotto i 15 dipendenti, crescerebbero, nei limiti delle capacità dei loro manager, e dei mercati in cui operano. E più nessun imprenditore penserebbe di delocalizzare l’azienda.
Il posto disso non può essere a vita. Consegentemente, in Italia, crescerebbero le occasioni e i posti di lavoro.
Aldo Rabbiati
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Sale la fiducia nel governo
più cinque punti in venti giorni
La rilevazione di Ipr Marketing per Repubblica.it. Malgrado le proteste, i consensi passano dal 52% al 57%. Tiepido il sostegno tra i simpatizzanti del Pdl, gli elettori dell'Idv sostengono il Professore
di MATTEO TONELLI / TABELLE
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La seguente lettera, è la risposta al messaggio di una cara Amica blogger che mi informa di avere festeggiato, unitamente a fratelli, figli e nipoti, nei giorni scorsi, il compleanno della madre, con inevitabile e lunga “abbuffata” al ristorante di un agriturismo.
Cara Amica,
ti ringrazio per l’amicizia che mi dimostri, raccontandomi gli avvenimenti della tua famiglia. Intanto, molti e affettuosi auguri alla tua mamma.
E’ sempre così! Le riunioni di famiglia, finalizzate a festeggiare un parente, si svolgono (sempre) attorno al tavolo da pranzo imbandito riccamente e servito con prelibate pietanze molto gustose per il palato ma che tanto bene allo stomaco non fanno.
Sta arrivando il giorno del compleanno anche per me. Infatti, il 2 febbraio compirò 78 anni.
Credimi, cara Amica, non riesco a convincermi di avere accumulato tanti anni sulle spalle. Il tempo è volato in fretta sulla mia testa.
C’è una (evidente) discrepanza tra l’età anagrafica e gli anni che mi sento addosso. Rispetto (diciamo) ai cinquant’anni, le mie forze non sono venute meno. Sto bene. Non ho alcun problema. Lo specchio, però, non mente. Le rughe del volto me le fa vedere tutte.
Con l’immagine riflessa, io ci parlo. Sì, sì….ci parlo! Le dico (scherzando!) di non riconoscerla. Lei mi risponde (con un sorriso) di non preoccuparmi, perché lo scorrere del tempo, è vero, si maifesta facendo comparire le rughe sul volto, ma non sempre lo spirito ne risente. E’ generosa l’immagine allo specchio; mi dice di stare tranquillo. Io sono tranquillissimo, le rispondo, e vivrò tanto quanto basti per non avvertire il peso degli anni con malattie e grandi sofferenze. Abborro l’accanimento terapeutico sull’essere umano. E, in attesa, vado avanti!!
Intanto, non lo dirò a nessuno che il 2 febbraio è il giorno del mio compleanno. Speriamo passi inosservato!!!
Un affettuoso abbraccio.
Aldo
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La notte scorsa a Roma, è morto Oscar Liugi Scalfaro. Aveva 93 anni. Era nato a Novara il 9 settembre del 1918. Ha trascorso tutta la sua vita in politica. Lasciata la toga di magistrato, indossata per la prima volta nel 1943, nel 1946 fu eletto all'Assemblea Costituente nelle liste Dc, partito nel quale militò sempre. Fu deputato fino al 1992, anno in cui fu eletto Presidente della Repubblica, il giorno dopo la strage di Capaci, carica che ricoprì fino al 1999. Storico esponente della Democrazia cristiana, attualmente era senatore a vita, aderente al Partito Democratico.
Scalfaro fu uomo di specchiata onestà, rettitudine morale, scrupoloso difensore e custode della Costituzione.
Memorabili furono le sue battaglie per istituire la “par condicio”, nelle campagne elettorali e nei dibattiti in TV, consapevole dello strapotere dei media di proprietà di Silvio Berlusconi.
Il settennato al Quirinale di Scalfaro fu uno dei più delicati e tumultuosi.
Assistette allo sgretolamento della Prima Repubblica, a seguito di Tanfentopoli.
Ebbe scontri memorabili con Silvio Berlusconi, dopo la vittoria elettorale del Pdl nel 1994. Quando Berlusconi gli presentò la lista dei ministri, manifestò il non gradimento per alcuni nomi, in particolare per quello di Cesare Previti. Le condanne successive, che la Corte di Cassazione confermò in via definitiva a Cesare Previti, diedero ragione a Scalfaro.
Nel 1993 scoppiò lo scandalo Sisde, relativo alla controversa gestione di fondi "neri", per circa 14 miliardi depositati a favore di 5 funzionari.
La sera del 3 novembre 1993 Scalfaro si presentò in televisione, a reti unificate, interrompendo una partita di Coppa Uefa, per un messaggio straordinario alla nazione. Fu il discorso del "Non ci sto".
Con la morte di Oscar Luigi Scalfaro si chiude, ha termine, uno stile di vita e un modo corretto, trasparente e onesto di gestire la cosa pubblica del nostro Paese.
Il suo essere cattolico radicale non lo condividevo. Però, da convinto credente nei valori morali attinenti alla laiciotà, apprezzavo la onestà intellettuale nei concetti che Scalfaro esprimeva e sosteneva con determinazione, e la coerenza nel portarli avanti.
E' stato considerato un conservatore. Nulla di più errasto!
Da garante e guardiano della Carta Costituzionale, nelle vesti di Capo dello Stato, ha operato le scelte giuste per il bene del Paese, a prescindere dall'appartenenza politica, avuta in precedenza, e al suo essere cattolico radicale.
Aldo Rabbiati
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Oggi ricorre il “Giorno della Memoria”, dell'Olocausto subito da ebrei e "diversi".
Sono passati sessantasette anni dal giorno in cui le truppe sovietiche liberarono il campo di sterminio nazista di Auschwitz.
Il ricordo di quei misfatti terribili, rimarranno sempre vivi nella mente di noi tutti.
La Memoria non deve, però, cristallizzarsi un rituale annuale per sollevarci (nel presente) da un peso morale che l’umanità intera porta addosso. La Memoria ci deve servire, soprattutto e soltanto, affinché nel futuro non si abbiano più a verificare crimini simili all’Olocausto.
Aldo Rabbiati
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Palermo, la città senza speranza
impugna i forconi
POLITICA La rivolta dei forconi contro la politica nella città senza speranza Aldo Cazzullo
Foto
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Allarme Fmi: "L'Italia non può farcela da sola"Btp, spread fino a quota 400.Intesa sul fondo salva-Stati
Video Monti: "Italia apprezzata" / La "lezione" sullo spread
Pil mondiale previsto ancora in frenata.Il differenziale con il Bund tocca i minimi da dicembre poi risale decisamente. Borse in sofferenza sullo stallo del debito greco. Braccio di ferro con Berlino
REPTV Galbiati: "Verso recupero spread" - Pagni: "Zavorra Atene" Grafico Borse in diretta
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Spiegel online: "Ma vi sorprendete
che il comandante fosse un italiano?"
da "Repubblica.it"
Costa Concordia a Savova - 25 luglio 2011
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Ecco l'agenda delle liberalizzazioni si parte da medicinali e professioni Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale domani il dl diventerà operativo. Tempi lunghi per rete gas, trasporti e autostrade. Entro 6 mesi 5000 nuove farmacie di V. CONTE
da "Repubblica.it"
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Monti: «Ora è il momento del mercato del lavoro: no ai tabù sull'art 18»|Video
Il premier: «Liberalizzazioni e lavoro sono legati: bisogna operare le riforme che siano
a favore dei giovani»|Video
CRONACHE Sulla liberalizzazione delle ferrovie «con eccesso di zelo si favoriscono gli stranieri». La risposta a Bossi: «Molte delle cose fatte rispondo alle istanze originarie della Lega»
Liberalizzazioni: possibile risparmio di 400 euro
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Concorrenza-Subito le tariffe, taxi in 6 mesi
Editoriale - Giovani e lavoro, verità scomode di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi
Aldo Rabbiati
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Basta "potere assoluto" ai capitani a bordo delle navi. Lo ha affermato in un'intervista al quotidiano francese Le Figaro il presidente di Costa Crociere, Pierluigi Foschi. ''Bisogna instaurare a terra un sistema di sorveglianza con segnali e allarmi acustici quando una nave devia dalla sua rotta. Ma anche instaurare una direzione più collegiale'' a bordo delle navi, ''senza nulla togliere alla figura del comandante. Bisogna fare in modo che non abbiano più il potere assoluto''. Quanto all'atteggiamento di Francesco Schettino, ha aggiunto Foschi, "è incomprensibile (...). Non aveva mai dato il minimo segno di defaillance né sul piano tecnico né sul piano umano. È sempre stato considerato come il miglior tecnico. Sapevamo che aveva un ego molto pronunciato, che amava mettersi in mostra. Ma nelle sue competenze, dava assoluta soddisfazione".
da "Repubblica.it"
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Accolgo con viva soddisfazione la determinazione del Presidente e Ad di "Costa Crociere" Pier Luigi Foschi.
Erra necessario che accadesse una tragedia, per decidere di limitare i poteri del comandante di una nave da crociera?
Purtroppo, in Italia deve accadere l’incidente grave, che ci sia il morto (come si suole dire) per assumere i provvedimenti giusti per preservare la vita delle persone.
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Spett.le Direzione "Costa Crociere",
so bene, ho buona conoscenza, che le attrezzature e i sistemi di sicurezza, in dotazione alle Vostre navi, sono efficienti ed affidabili. Però, come una fornitissima biblioteca (cristallizzata nella sua statica bellezza) non arricchisce la mente e non fa cultura, a bordo di una nave deve essere la intelligenza, preparazione, competenza, addestramento e tempestività, senza incertezze né tentennamenti, dell’essere umano a rendere gli strumenti a tecnologia avamzata veramente efficaci per ssalvare, in caso di naufragio, la vita delle persone a bordo.
Il Comandante Francesco Schettino, non ha dimostrato di avere le caratteristiche di cui ho detto sopra.
Immediatammente dopo l’urto contro gli scogli, accortosi che la Concordia imbarcava acqua, il Comandante Schettino, avrebbe dovuto lanciare il mayday e ordinare di abbandonare la nave. Non l’ha fatto. Non solo, non ha dato l’ordine, ma ha nascosto di avere naufragato, addebitando il blackout, avvenuto di conseguenza, ad uun guasto elettrico. Inaudito!! La bugia è durata due ore circa. E così, il disorientamento della catena di comando e del personale di bordo, che non sapeva come comportarsi, ha determinato la perdita di tante (troppe) vite umane.
In questo (maledettissimo) episodio è venuta a mancare la guida sicura e determinata che deve avere il Comandante di una nave che naufraga. Francesco Schettino ha dimostrato impreparazione (unita a incosciente spavalderia), causando il naufragio della Concordia. Ad aggravare la sua posizione c’è la “fuga” dalla nave. Se l’è data a gambe! Aveva il dovere di rimanere a bordo della nave (morente) per coordinare il disciplinato sbarco di tutti i passeggeri. I passeggeri e il personale di bordo, invece, con la nave inclinata ormai di 90 gradi, hanno dovuto arrangiarsi e fare da sé.
Ho appreso dai giornali, che non era la prima volta che Schettino, con la Concordia, si avvicinava pericolosamente all’isola del Giglio. Questa volta, per pavoneggiarsi (forse, anche ubriaco) con la bella moldava, ha voluto superare se stasso, andando (però) a sbattere.
Pertanto, (da tempo) il naufragio era stato annunciato che (inevitabilmente) sarebbe avvenuto. Mi chiedo e Vi chiedo: la Società Costa non se n’era accorta, di quanto incoscienti fossero state i fuori rotta di Francesco Schittino?
Mi spiace anche per la bandiera italiana che sventola a poppa delle navi della flotta Costa che (forse) gli azionisti della Carnival non faranno più sventolare. Speriamo non accada!
Distinti saluti.
Aldo Rabbiati
P.S. - Il poersonale di bordo invita i passeggeri a rientrare nelle loro cabine. Non c'era nessuna emergenza. VIDEO.
Schettino, quando la nave si è inclianata, sono sceso.
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