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Scienza, Ragione e Fede

Post n°956 pubblicato il 20 Aprile 2014 da Aldus_r
 

Tutto ciò che non ha alcun fondamento scientifico non può essere accettato per verità. La nostra vita terrena ha un inizio (nascita) ed una fine (morte). Con noi umani, nascono e muoiono gli esseri animali, ed amche i vegetali. Dopo la morte il nostro corpo, così come quello degli animali e vegetali, ritorna ad essere polvere e "terra nella terra". Non si deve avere paura della morte; è un fatto naturale.  

La credenza che ci sia un paradiso ad aspettare la nostra "anima" dopo la vita terrena è una invenzione piacevole e affascinante che serve al solo scopo di placare la parra di morire. Non esiste nulla oltre il momento nel quale il cervello smette di funzionare (morte cerebrale) e si ferma; non è mai stato dimostrato, scientificanmente, il contrario.

Non ho paura della morte, ma non ho nessuna fretta di morire. La mia non più giovane età, e il percorso "esemplare" (perdonate la prwsunzione) che ho intrapreso fin dal giorno della piena consapevolezza di essere su questa Terra, ha fatto sì che io abbia usufruito dei doni che la vita con generosità mi ha dato. Continuerò ad imporre a me stesso uno "stile di vita" scrupoloso per vivere il più a lungo possibile e attento a non creare problemi di nessun genere al mio prossimo.

Chi ha necessità di credere nell'esistenza di un Essere superiore per chiederGli conforto per gli (eventuali) mali e sofferenze ricevute, è bene che lo creda. Io preferisco che l'essere umano trovi la forza di superare le avversità della vita nella propria ragione, cultura e intelligenza. Nel cristianesimo la teologia indaga sul conflitto inevitabile tra Fede e Ragione. 
Chi crede in Dio, nel paradiso, nella resurrezione, nei comandamenti e nello spirito santo, lo fa per atto di fede. Per questo motivo, a mio avviso, si offende la ragione.

Quando la Fede è misteriosa, lo dice il prete la domenica durante la messa: "mistero della fede", in me predomina la ragione. Io voglio uscire dal gregge, per non sentirmi depredato della mia intelligenza, e impongo a me stesso di farmi guidare dalla ragione.
Io credo che Gesù Cristo, così come tutti i profeti delle altre religioni, sia esistito. Era una persona perbene che dovrebbe essere presa a modello da coloro che perbene non sono. Costoro delinquono e approfittano del perdono cristiano per tornare a delinquere. No... no... così non va; così non si migliora la società che civile, nel senso del vivere, dovrebbe essere.

Aldo Rabbiati

 
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Adriano Olivetti e la povertà morale e intellettuale di oggi

Adriano Olivetti riteneva che la Fabbrica avesse bisogno non solo di operai ma anche di intellettuali. Per Adriano, industria e cultura era un binomio inscindibile. Il lavoro dveva essere portato avanti con creativirtà e la mente rivolta alla bellezza. E' per questo che nella sua Azienda accoglieva anche scrittori, architetti, disegnatori e poeti.
Paolo Volponi, scrittore e poeta, si formò come intellettuale e manager alla Olivetti di Ivrea tra il 1956 e il 1971, in qualità di direttore dei servizi sociali e direttore del personale. 
L'impegno nel lavoro, da parte di Paolo volponi, ha spaziato dall’analisi sociologica al servizio sociale, dall’impegno di scrittore e teorico politico dell’attività industriale: tutta la sua opera appare intimamente permeata da questo spirito di verità, che si era nutrito della conoscenza di due grandi personaggi. Egli stesso amava affermare che nella sua vita aveva avuto due grandi maestri: Adriano Olivetti e Pier Paolo Pasolini, i quali hanno significato una svolta nella sua formazione culturale e nei suoi progetti di lavoro.
Il nostro Paese, negli anni 50/70 era stimato e invidiato nel mondo, grazie agli uomini come Adriano Olivetti, Paolo Volponi, Franco Fortini, Pier Paolo Pasolini e altri intellettuali. Adesso manca di credibilità, per il senplicissimo motivo che , ai personaggi che amavano l'Italia e contribuivano a farla crescere economicamente e culturalmente, si sono sostituiti gli imprenditori-finanzieri senza scrupoli, come Carlo De Benedetti, Roberto Collaninno e politici contigui alla organizzazione a delinquere di stampo mafioso, "Cosa nostra",  come Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri, delinquenti abituali, che l'hanno immiserita.

http://pasolinipuntonet.blogspot.it/2012/04/pagine-corsare-la-saggistica.html

 

 

 
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La genesi della triste fine di una grande industria, la Olivetti

Gli anni ‘60, con la morte di Adriano, a cui è seguita, un anno dopo, la tragica scomparsa dell'Ing. Mario Tchou in un incidente stradale, sono cominciati male per la Olivetti. Gli investimenti fatti per acquisire la Underwood e le ingenti spese per l'innovazione,  ricerca e sviluppo della Divisione elettronica hanno indebolito l’Azienda, portando la sua esposizione debitoria con le banche ad oltre 200 miliardi di lire. Per rientrare dall'ndebitamento bancario, la famiglia Olivetti ha chiesto a un gruppo di imprese e banche italiane (Fiat, Pirelli, Centrale, Mediobanca e IMI) di intervenire. Vittorio Valletta - Ad Fiat capofila della cordata  -  ha valutato (mente di imprenditore lungimirante!) che l'inforrmatica non avrebbe mai potuto essere strateggica per l'avvenire della Olivetti. Così nel 1964 è stato ddeciso di cedere il 75% delle azioni alla General Electric, ad un prezzo che molti hanno definito "un regalo", cn il pieno avallo sello governo italiano. E' nata così la Olivetti-General Electric Information. Nel 1967 è stato ceduto l’intero pacchetto azionario trafsormando la OGE in GE Information System Italia, e ha assorbito la quasi totalità degli addetti della Divisione Informatica dell’Olivetti.Questa operazione scellerata ha impoverito la Olivetti della sua tecnologia e del personale specializzato nel settore informatico. E' stata iuna follia! Il resto che è rimasto del settore prodotti di  "general line", l'Ing. Carlo De Benedetti, fin dal suo arrivo avvenuto nel 1978, l'ha assemblato trasformando l'industria manifatturiera in officina di montaggio.  E' l'inizio della fine di quella che è stata una Grande industria manifatturiera a ciclo completo.

............

Adriano Olivetti, grazie alla educazione ricevuta dal suo papà Camillo, il quale prima di morire lo pregò di non licenziare mai nessun operaio, ha creato un buon legame spirituale con le sue maestranze e tra il profitto e la comunità che orbitava attorno alla Fabbrica. 
Attraverso lo strumento del profitto, che distribuiva parzialmente alla sua famiglia e agli azionisti, ha saputo creare maggiore ricchezza che ha capitalizzato in Fabbrica affinché gli permettesse di soddisfare i bisogni dei lavoratori e delle loto famiglie. 
Ritengo sia fondamentale ricevere una buona educazione fin da bambini, per trasferirla da adulti ai collaboratori che avranno l'onore e la fortuna di lavorarci a fianco. 
Adriano Olivetti non ha fatto nulla di eccezionale: per la crescita e lo sviluppo della sua Fabbrica e di tutto il comparto commerciale, oltre che reinvestire i profitti (non distributi) nella costruzione di nuovi stabilimanti industriali (Pozzuoli, Marcianise, Borgolombardo, Scarmagno, etc..., etc..., per non parlare degli stabilimenti esteri), ha trasferito amore, rispetto e altruismo per il prossimo, e ha dato dignità al lavoratore. Sono tutti elementi che, se appliicati in questo momento nel quale dalla crisi provocata dalla selvaggia speculazione finanziaria si deve pur uscire, potrebbero far rivivere l'Italia del miracolo economico degli anni 50/60 conseguente (circolo virtuoso) alla spaventosa crisi provocata dai disastri della seconda guerra mondiale.

Aldo Rabbiati

 
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Elettronica Olivetti, una occasione perduta

Già a metà degli anni 60, la Olivetti aveva la tecnologia elettronica per i computer. 
Per capire, cercherò di mettere in fila avvenimenti e date (importantissime sono le date) attinenti agli studi relativi alla nuova tecnologia elettronica applicata ai computer.

Nel (lontanissimo!) 1952, Dino Olivetti (morto nel 1976), fratello di Adriano, apre a New Canaan nel Connecticut (USA) un centro di ricerche elettroniche, affidato a Michele Canepa, per seguire gli sviluppi dellanuova tecnologia. 

Alla fine del 1955, Roberto Olivetti (morto nel 1985), figlio di Adriano, lancia un proprio progetto per realizzare un calcolatore general purpose per scopi industriali e commerciali.
Infatti la P.101 (primo personal computer al mondo) è presentata per la prima volta al Bema di New York nel 1965. Insieme alla P.101, anziché presentare una linea nuova di calcolatrici elettroniche (i giapponesi con le loro calcolatrici elettroniche erano già in casa nostra) affiancano (inspiegabilmente) la calcolatrice Logos 27 , con una meccanica esasperata, e la cui produzione è costosissima. 

Ripeto, la Olivetti è stata la prima industria al mondo a lanciare nel mercato il personal computer (1965), e fino al 1978 (per 13 anni) - quando è arrivato De Benedetti - abbiamo continuato a vendere la MC24D - MC26D (calcolatrici meccaniche con altissimi utili industriali) e la Logos 27/1 e 2 ( con tecnologia meccanica e altissimo costo di produzione) che non andavano granché bene e hanno avuto vita breve. Tutto questo è accaduto (inspiegabilmente, ripeto) prima che arrivasse il finanziere (1978) assetato di denaro. 

Se da un lato Roberto Olivetti, fin dal 1962 a capo del Laboratorio di Ricerche Elettroniche, era riuscito a "sottrarre" dalla Divisione elettronica, che nel 1964 è stata ceduta alla General Electric, gli studi della P.101, non si capisce come mai non abbiano pensato di realizzare (parallelamente) anche una liea di calcolatrici elettroniche da tavolo.

Questo, per me, è da sempre un rompicapo. Noi commerciali, in occasione dei periodici convegni annuali, avvenuti negli anni 60/70, chiedavamo come mai non avessimo in catalogo una calcolatrice elettronica per contrastare la concorrenza giapoponese. La risposta che ci veniva data dai nostri dirigenti (discendenti di Solone!) era sempre la stessa: "la calcolatrice meccanica continua anche oggi ad avere spazi di mercato". Comprendo che gli utili industriali con la meccanica erano altissimi ma trtascurando la tecnologia eettronica nel calcolatrici da tavolo hanno ucciso il futuro dell'Azienda. L'Ing. Carlo De Benedetti ha completato dal giorno del suo ingresso avvenuto nel 1978, trasformando l'industria manifatturiera in officina di assemblaggio, l'opera di distruzione della Ing. C. Olivetti & C.,, S.p.A. - Ivrea,.

Aldo Rabbiati

 
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Industria capitalistica, Speculazione finanziaria e l'Utopia di Adriano Olivetti

Con la dissoluzione della grande industria manifatturiera, fenomeno conseguente alla dissennata speculazione finanziaria (tutto denaro sottratto, dal capitalista assetato di facili guadagni, al ciclo produttivo), Adriano Olivetti diceva che le alternative, in questo caso, provengono sempre dal basso. E dalla società civile nasce la Comunità, la quale partecipa al capitale azionario della grande industria - ma anche media e piccola -, ne nomina alcuni dei dirigenti principali, compra e vende terreni in relazione alle necessità e sviluppo tecnico o perfezionamento sociale della Comunità, provvede alla istruzione elementare e professionale e promuove lo sviluppo dell'artigianato e del turismo.

Insomma, il motore propulsore dell'economia non è più il singolo azionista o gruppo di capitalisti, ma la Comunità che, originata dalla società civile, rappresenta la testa pensante e il cuore pulsante dell'industrria, dell'artigianato e del commercio.

Le democrazie occidentali che, prima della caduta del Muro di Berlino, erano sostenute da partiti (partitocrazia) garanti della libertà democratica (tant'é che ai partiti comunisti di Francia e Italia non fu mai consentito di andare al potere), con la fine delle ideologie i partiti hanno perduto la loro identità e affidano le sorti al leader carismatico e raccoglitore di consensi. Il leader carismatico - la storia politica recente insegna - ha dimostrato d'essere soltanto un capo-cordata per garantirsi il sostegno in Parlamento al fine di soddisfare i suoi bisogni personali e quelli dei suoi vassalli e valvassori; altro che  "perseguimento del bene comune"! Ecco perché oggi sarebbe bene che la politica nascesse e si facesse dal basso come Adriano Olivetti aveva pensato di farla con le Comunità. 

Adriano Olivetti chiude il suo scritto "Democrazia senza partiti" con la seguente proposizione: 
"Sto mirando a un ordine fonmdato su leggi e mete spirituali, quest'azione è concretamente possibile: perciò ogni altra strada, ogni altro metodo, ogni altra ideologia è illusioine, vanità o menzogna".
Adriano Olivetti aveva precorso i tempi, aveva visto lungo (a quel tempo vigevano le ideologie). Oggi e il tempo nel quale la "utopia" adrianea è possibile, è matura, è realizzabile.

Aldo Rabbiati

 
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Leader, Leadership e Gruppo di lavoro

Post n°950 pubblicato il 05 Aprile 2014 da Aldus_r
 

Il vero Leader deve avere la consapevolezza di se stesso, capacità di guardarsi dall'esterno (come rifesso da uno specchio) e riuscire a capire dove ha sbagliato e come può corregegere gli eventuali errori commessi per migliorarsi. Se ha la consapevolezza di valutare se stesso avrà, anche, la capacità di valutare i suoi collaboratori ed aiutarli (eventualmente) a migliorare.

I figli si educano con l'esempio dei genitori. I collaboratori del Leader sono dei figli adulti che si comportano sul solco dei comportamenti del loro Leader.

Il vero Leader è colui che ha carisma e capacità  di  influenzare gli altri: pochi lo  seguiranno per “dovere”, alcuni per mamntenere buone relazioni (finalizzate a far carriera, per esempio) , tutti gli altri perché ritengono validi i progetti di lavoro e i fini da perseguire.

Il Leader è  colui che viene giudicato in modo iù positivo, riduce tensione e conflitti e cerca di creare solidarietà nel gruppo.

Il vero Leader è colui in cui si crede; è colui che  sa  prendersi cura degli altri,  che ha carattere, che si fa rispettare, che è competente e  affidabile, che si ammira, che ha senso del dovere.

L'ufficio e la Fabbrica, pertanto, odorano del suo Leader. 

La leadership  consiste nel  ritenere il successo una vittoria di squadra, non personale. Solo ponendo gli obiettivi del gruppo al di sopra di se stesso  questi possono essere raggiunti, ma quando ciò accade i meriti sono tutti del gruppo.

La leadership la si costruisce con lo studio, la conoscenza, e l'altissima professionalità e ingegno lungimirante; il carisma bisogna averlo nel patrimonio genetico; l’influenza sugli altri bisogna guadagnarsela giorno dopo giorno.

La leadership è come il buongusto e l'eleganza; non si nota di primo acchito (è sobria)  ma dai risultati finali che il gruppo avrà conseguito.  

Aldo Rabbiati 

 
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La morte complementare alla nascita

Post n°949 pubblicato il 31 Marzo 2014 da Aldus_r
 

Impariamo a comprendere che la morte non deve farci paura; essa è la cosa più naturale che può capitare, come la nascita. La morte è complementare alla nascita. In Natura, tutto ha un inizio e una fine. A questa regola non sfuggiamo noi esseri umani. Più che la morte deve impaurirci la vita dissennata e senza regole. Organizzare una qualità di vita, la migliore possibile, consente a noi stessi di vivere al meglio per godere delle bellezze che la Natura ci offre e degli affetti delle persone a noi vicine e che ci vogliono bene. Se abbiamo la fortuna di avere un patrimonio genetico sano, siamo noi i responsabili, con i vizi e le dissennatezze dei nostri comportamenti a non pernmettere a noi stessi di vivere a lungo e bene. Pertanto, l'assenza di malattie gravi nel nostro patrimonio genetico e la migliore qualità di vita che ci siamo imposti, ci consentiranno di essere longevi. La morte, è vero, ci impedisce di continuare a godere dei piaceri della vita, delle bellezze della Natura e delle persone a noi care. Ma, se abbiamo portato a termine con decoro gli impegni della vita, vissuto bene, nel rispetto e amore per il prossimo, il buon ricordo di noi stessi rimane nella mente di coloro che ci hanno conosciuto e che rimangono.

 

 
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Rigore, Ue, rigurgiti neofascisti

Era da prevedersi, quando la disoccupazione e il precariato toccano quattro milioni di francesi, non molto diversamente dall'Italia, la estrema destra vince. Infatti, in Francia, dove si è votato nei 36.000 comuni, il Fronte nazionale di Le Pen, antisemita, xenofobo e antieuropeo, non solo è diventato il primo partito ma ha respinto il Partito socialista, in testa alle presidenziali due anni fa, non al secondo ma al terzo posto, mentre il Partito comunista e il fronte delle sinistre sono pesantemente scivolate al quarto.
Le politiche di rigore economico-finanziario imposte dalla Troika hanno favorito in Europa la rinascita delle forze populiste e della estrema destra neo-fascista. Esse, raccolgono i voti della gente arrabbiata per la disoccupazione crescente.
Da un paio di anni a questa parte, anche in Francia - come in Italia - le aziende hanno chiuso o delocalizzato gli stabilimenti, e il governo Hollande, che aveva vinto impegnandosi a lottare contro la finanza, non è stato in grado di difendere l’occupazione.
Vi chiederete come mai mi preoccupi della ascesa del Fronte nazionale neo-fascista della Le Pen in Francia. Vi rispondo che è pericoloso per l'Italia, in quanto, inevitavilmente attrae simpatia presso i corrispondenti corpuscoli e partitini  neo-fascisti, xenofobi, abtieuropei e popiulisti di casa nostra.
E' assolutamente necessario, al punto in cui siamo giunti, che i governi - nella fattispecie italiano e francese - abbandonino la politica del rigore e provvedano a rilanciare le loro economie con corposi investimenti mirati nei settori strateggici che consentirebbero di attrarre e coinvolgere il relativo indotto e abbassare le tasse. Conseguentemente aumenterebbero i consumi. accrescerebbero i posti di lavoro e decrescerebbe il tasso di disoccupoazione. Sarebbe la prova del "9" per stabilire - come facciamo nella moltiplicazione - se il risultato è giusto. 
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/24/elezioni-francia-front-national-al-ballottaggio-in-229-citta-resuscita-lump/923972/

 
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Adriano Olivetti, le caratteristiche del Leader

Post n°944 pubblicato il 11 Marzo 2014 da Aldus_r
 

 Il vero Leader deve avere la consapevolezza di se stesso, la capacità di guatrdarsi dall'esterno (come rifesso da uno specchio) e riuscire a capire dove ha sbagliato e come può corregegere gli eventuali errori commessi per migliorarsi. Se ha la consapevolezza di valutare se stesso avrà, anche, la capacità di valutare i suoi collaboratori ed aiutarli (eventualmente) a migliorare. I figli si educano con l'esempio dei genitori. I collaboratori del Leader sono dei figli adulti che si comportano sul solco dei comportamenti del loro Leader. L'ufficio e la Fabbrica, pertanto, odorabo del suo Leader. 
Adeiano Olivetti è stato un grande Leader. 

Il vero Leader è colui che ha la capacità  e carisma di  influenzare gli altri: pochi lo  seguiranno per “dovere”, alcuni per mamntenere buone relazioni (finalizzate a far carriera, per esempio) , tutti gli altri perché ritengono validi i progetti di lavoro e i fini da perseguire. La ledearship la si costruisce con lo studio, la conoscenza, e l'altissima professionalità e ingegno lungimirante; il carisma bisogna averlo nel patrimonio genetico; l’influenza sugli altri bisogna guadagnarsela giorno dopo giorno.

Leader è colui il quale sa  prendersi cura degli altri, nel quale si crede, che ha carattere, che si rispetta, che è competente, che è affidabile, che si ammira, che ha senso del dovere. Il Leader non è narcisista. La vera leadership  consiste nel  ritenere il successo una vittoria di squadra, non personale. Solo ponendo gli obiettivi di team al di sopra di se stesso  questi possono essere raggiunti, ma quando ciò accade il Leader non passa inosservato.

La leadership è come il buongusto e l'eleganza La ledearship  non si nota di primo acchito (è sobria)  ma dai risultati finali che il team avrà conseguito.  

 
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Adriano Olivetti: "In me non c'é che futuro"

Post n°943 pubblicato il 10 Marzo 2014 da Aldus_r
 

 Oggi, più che nel passato (forse per l'assenza di imprenditori di qualità disponibili nel mercato), si parla del lungimirante industriale di Ivrea: Adriano Olivetti. Ne dobbiamo parlare anche noi, in questo Blog, per mantenere vivo il pensiero di Adriano, con l'intento di trasmettere il suo modello di fare impresa. 

Adeiano Olivetti è stato un industriale che ha saputo interpretare la sua epoca proiettando l'Azienda al vertice mondiale del'industria dei prodotti per l'ufficio. A quel tempo il nome "Olivetti" era sinonimo di innovazione ed eccellenza tecnologica; è stato un modo nuovo di fare impresa senza perdere di vista l'essere umano. Adriano partiva sempre dalle persone non intese, quindi, come semplici lavoratori, e dalla comunità del territorio nel quale insisteva la Fabbrica, attorno ad un progetto industriale che guardasse al futuro. 

E’ proprio attorno al Modello adrianeo che oggi si sviluppano discussioni, dibattiti e riflessioni. La ragione per la quale se ne parla va ricercata nella particolare visione di impresa che Adriano aveva, che anteponeva il benessere dell'Uomo e la crescita ibdustriale e commerciale, al profitto. A metà degli anni ’60 del secolo scorso, la Olivetti assurse con la Programma 101 a guida dell'informatica mondiale prima dei ricercatori della Silicon Valley: Steve Jobs e Bill Gates.
La sua poliedrica personalità portò Adriano ad occuparsi anche di problemi sociali e politici, di urbanistica, architettura ed anche editoria.

 

 

 
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