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Riflessione su mercato del lavoro e globalizzazione dei mercati

Post n°982 pubblicato il 06 Marzo 2015 da Aldus_r
 

 Negli ultimi trent'anni il tessuto industriale italiano si è a poco a poco sfaldato e impoverito a causa di una legislazione fiscale e del lavoro inadeguate alla globalizzazione dei mercati. Gli imprenditori, non trovando conveniente investire nelle proprie aziende, hanno diversificato gli investimenti dei profitti conseguiti in altri settori, preferendo il settore finanziario o delocalizzando all'estero. In regime di libera concorrenza, e con la globalizzazione dei mercati, sopravvivono le aziende meglio organizzate, con in catalogo prodotti tecnologicamente avanzati, affidabili e altamente competitivi; tutti gli altri imprenditori che non riuscissero ad aggiornare e a far crescere le loro aziende per incompetenza o poca professionalità sono destinati a morire. Pertanto, in Italia, e non solo nel nostro Paese, è stato necessario aggiornare la legislazione fiscale e del lavoro, per adeguarle alle nuove sfide. Altrettanto è necessario che faccia la forza lavoro: professionalizzare le proprie competenze e offrirle al mercato del lavoro. Tutti coloro che rimarranno fuori dal mercato primario - per scarsa o insufficiente professionalità - dovranno accettare qualsiasi lavoro (con relativo ricambio del personale) che sarà loro offerto dal mercato secondario, retribuito a basso salario.

 
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Riflessione intorno alla vecchiaia

Post n°981 pubblicato il 06 Marzo 2015 da Aldus_r
 

La vecchiaia non ha affatto inizio allorquando in tram ci si sente dire: "le cedo il mio posto, la prego di accomodarsi", e neanche quando il portiere dello stabile in cui abitiamo si offre di aiutarci a portare la valigia o un qualsiasi altro bagaglio pesante. 
Infatti, quelle pochissime volte che le mie orecchie hanno sentito simili offerte, ho puntualmente rifiutato, ringraziando.
Non sono le rughe che solcano (per quelle non possiamo farci nulla!) il nostro volto che ci fanno pensare e ritenere d'essere diventati vecchi. 
La vecchiaia inizia col sopraggiungere di malattie fisiche e mentali che non ci consentono di guarire. 

"Mens sana in corpore sano", sono le condizioni essenziali per vivere al meglio tutte le stagioni della vita, e per sconnfiggere (psicologicamente) l'invecchiamento biologico.

Pertanto,soltanto progettando il futuro, coltivando interessi (cibo per la mente) e praticando costante attività fisica (con particolare riguardo al sistema cardio-vascolare), si consente alla mente e al fisico di rimanere relativamente giovani; e di vivere - insomma - guardando avanti, in autonomia, in allegria e serenità.

L'ottimismo della volomtà deve prevalere (sempre) sul pessimismo della ragione.

 

 
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Olivetti, la fine di un sogno

Post n°980 pubblicato il 09 Febbraio 2015 da Aldus_r
 

E' sempre bene ricordare i fasti della Olivetti al tempo di Adriano, il quale succedendo al padre Camillo la pottò ad essere la più grande industria di macchine per l'ufficio d'Europa. Alla sua inaspettata e omprovvisa scomparsa succedettero, e lo sostituirono alla guida dell'Azienda, parecchi uomini (De Benedetti, Collaninno, Passera, etc..) appassionati di finanza spregiudicata (si sono dimostrati degli "squali" per l'industria di Ivrrea) che la condussero alla sua inesorabile, indecorosa, ingloriosa e tragica fine.

Io, per mia fortuna. non ho vissuto l'agonia della Olivetti, avendola lasciata per incompatibilità di visione dell'indirizzo commerciale che l'Ing. De Benedetti aveva imposto all'Azienda. 

Chi di voi abbia vissuto il lento morire dalla Olivetti, gradirei raccontasse le proprie esperienze affinché io e tutti noi si possa meglio comprendere.

Grazie!

 

 
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La lunga crisi economica della Grecia

Post n°979 pubblicato il 09 Febbraio 2015 da Aldus_r
 

 La crisi economica e finanziaria che sta attraversando la Grecia, e che provoca un sacco di sofferenze al suo popolo, è amara e comprensibile. Ma ci si dimentica troppo velocemente di sottolineare che l'Europa è sempre stata solidale con questo paese, una solidarietà che non ha precedenti: le sono già stati prestati ad oggi (se non erro) 240 miliardi di euro dei contribuenti europei, di cui 40 miliardi che abbiamo erogato dal nostro portafoglio. 
Inoltre, una missione europea si è dotata di 15 miliardi di euro per aiutarli a ricostruire la sua economia.
Bisogna tenere (anche) a mente che la Grecia ha beneficiato per trent'anni - unitamente agli altri paesi europei (Italia compresa), le cui economie sono state messe in ginocchio dagli eventi bellici - di un piano Marshall generoso, ricevendo circa il 4% (a fondo perduto) del PIL ogni anno in fondi europei. E per dieci anni ha potuto, grazie all'euro, ottenere prestiti sul mercato a tassi tedeschi: quindi, Atene ha beneficiato di una prefigurazione (tassi bassissimi) degli eurobond. Per questo, dire che l'Europa stia maltrattando la Grecia è un tantino esagerato e ingiusto.
Non dovremmo dimenticarci di verificare le responsabilità dei suoi governanti di questo terzo fallimento greco nell’arco di 120 anni che dimostra come non ci sia una soluzione magica per questa crisi.
La Grecia non si è mai dotata e non possiede una struttura industriale ed econimica sufficientemente valida che le consenta di produrre redddito. I governanti greci, invece di investire il denaro ricevuto in prestito nella costruzione (riforme strutturali) di un’economia competitiva, hammo fatto la scelta di sviluppare a oltranza un modello (suicida) basato interamente sul consumo; lo dimostra la sua bilancia commerciale fortemente deficitaria.
Alexis Tsipras e il suo Ministro delle Finanze dovranno essere più cauti nel vantare diritti che non hanno.

http://it.tradingeconomics.com/greece/balance-of-trade

 
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Migrazione, Razzismo, Xenofobia

Post n°978 pubblicato il 04 Dicembre 2014 da Aldus_r
 

Dato per scontato che il movimento migratoriodall'Africa è inarrestabile - prosegue costantemente ed incessantementedall'Africa subsahariana da 200.000 anni con l'Homo sapiens -, è necessarioche, per quanto riguarda il nostro Paese, esso sia regolamentato e sianoportati a compimento nel più breve tempo possibile il riconoscimento allepersone che richiedono asilo politico e il rilascio dei permessi di soggiorno.Purtroppo, per il rilascio dei suddetti riconoscimenti agli aventi diritto,passano 2 anni (se va bene) e gli immigrati rimangono incontrollati nelleperiferie delle nostre città a bighellonare e, nei casi più gravi, a spacciare.E la carenza di organizzazione dello Stato di diritto è, spesso e volenteri,srtumentalizzata dai politici di destra, per acquisire consenso elettorale, edagli xenofobi . E' addirittura molto grave e riprovevole quando si aizzaall'odio fra gli ultimi delle periferie delle città e gli immigrati. Gliimmigrati che lavorano e pagano le imposte, sono una ricchezza per la nazioneche li ospita; e gli U.S.A. sono un esempio di integrazione e di crescita.

L'Africa, pur essendo un continenteil cui sottosuolo ha una ricchezza immensa: oro, argento, platino, diamanti esoprattutto petrolio, l'oro nero, che potrebbe assicurare benessere e serenitàai popoli che l'abitano, è martoriata da guerre, carestie e miseria, dove muoreun bambino ogni sei secondi (dati Unicef). La speranza di una vita serena èsolo un sogno, un miraggio, per milioni di persone. In Africa giungono da ogniparte del mondo multinazionali (anche italiane) per sfruttare le enormiricchezze naturali che possiede quel Continente, corrompendo le autorità localie finanziando movimenti più o meno violenti.
Ipaesi ricchi sfruttatori, essendo causa della povertà dei popoli dell'Africa ènaturale ed ineluttabile che i popoli più poveri emigrino verso i territori deipaesi ricchi in cerca di migliori condizioni di vita.

Secondo quanto riportato nel rapporto FAO di quest'anno, in Africa sub-sahariana una persona su quattrosoffre di denutrizione e il numero di persone che ha un limitato accesso alcibo è cresciuto di 10 milioni negli ultimi quattro anni. E', pertanto,inevitabile che coloro che soffrono la fame in quei posti fuggano verso l'opulentaEuropa, sperando condizioni di vita migli

La migrazione dei popoli è unfatto che scaturisce dalla loro estrema povertà - o a causa delle guerre cheincendiano i loro paesi - i quali popoli, pur vivendo in un Continente(l'Africa) ricco di risorse naturali, "muoiono di povertà". Si sappiache la metà della popolazione più povera, circa 3,5 miliardi di persone ha unreddito annuo pari a quello degli 85 uomini più ricchi del pianeta

In questo Paese, i partiti didestra e Lega tendono a far credere che ci siano più immigrati o musulmanidell'esistente. In realtà, rispetto alla popolazione totale (60,7 milionicirca) , gli immigrati sono il 7%; i musulmani sono appena il 4%; i disoccupatisono il 12%. Pertanto, non esiste nessuna invasione da parte degli immigrati.Essi sono in Italia in un numero molto limitato e abbastanza sopportabile,rispetto a Germania e Francia nelle quali nazioni le percentuali di incidenzadella presenza degli immigrati, rispetto al totale della popolazione, sononotevolmente più alte.

La politica degli allarmi,delle emergenze, del “ci stanno invadendo”, fa cmodo agli xenofobi e ai partitidella destra e Lega; attecchisce drammaticamente bene alimentando la paura. Ancheil sistema dell’informazione si dimostra assai inadeguato nel descrivere larealtà e preferisce cavalcare ogni allarme per blandire lettori e ascoltatori.

Chiudersi al dialogo conpersone portatrici di costumi e culture diverse dalla nostra, è soprattuttodisprezzo verso noi stessi.
Ilrazzismo denota chiusura mentale, ignoranza e mancanza di conoscenza; è rifiutodi confrontarsi col diverso dal quale ci si può arricchire spiritualmente oltreche intellettualmente.
Pertanto,non si è razzisti perché ci si riconosce di possedere le qualità e capacitàintellettuali necessarie per non soccombere nel rifiuto del diverso
 

Negli annali della emigrazionedegli italiani in altre terre, riscontriamo violenti scoppii di odio dei"padroni di casa" contro gli italiani che, emigrati negli StatiUniti, "rubavano il lavoro". Il caso più emblematico di(incontrollato) odio è stato "il linciaggio di New Orleans del 15 marzo1891, dove tra i più assatanati nella caccia ai nostri nonni c’erano migliaiadi neri, rimpiazzati nei campi di cotone da immigrati siciliani, campani, lucani".Gli immigrati non sono un problema ma una risorsa per l'Italia.

Per concludere, le cause chealimentano il razzismo, a mio modesto avviso, sono da ricercare nella inculturae incapacità di accettare il diverso per le persone più abiennti e abituate adormire sotto coltri calde - da un lato - e alla carenza, o allla assoluta mancanza del sostentamento per la sopravvivenza quotidiana per lepersone indigenti - dall'altro lato -. Ecco: questi ultimi credono che essererazzisti sia una necessità di sopravvivenza. La guerra tra i più poveri dellaTerra non conduce a nulla di buono. Deve essere lo Stato di diritto a mettere ordine, concedendo (per esempio) i permessi di soggiorno e il riconoscimento dello stato di rifgiato politico,agli aventi diritto, il più velocemente possibile, per evitare che gli extracomunitari rimangano a bighellonare -commettendo anche reati gravissimi, come lo spaccio di stupefacenti - nelle periferie delle città. Nella fattispecie, in nessuno dei suddetti casi(benestanti e ultimi della Terra) emerge la cultura del "predatore" e"preda", ma ignoranza e incultura, e la miseria intesa come"fame di cibo" e mancanza di un rifugio decoroso e caldo per la notte.

 
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Il permaloso

Post n°977 pubblicato il 02 Dicembre 2014 da Aldus_r
 

 

Il "permaloso" è simpatico, intelligente, politicamente schierato e parecchio attivo.

Il"permaloso" nella vita è cordiale, assolutamente normale e regolare nei rapporti col prossimo; interagisce quotidianamente con spigliata risolutezza.

Il "permaloso" si espone sempre in prima persona; talvolta è eccentricamente originale nei comprtamenti, pittorescamente caratteristico.Tutto ciò fino a quando qualcuno o qualcosa non "disturbi" le sueconvinzioni.

Il "permaloso" ama salire in cattedra,sventolare la bandiera della superiorità delle sue idee e scende nel dettaglio sottolineando quanto siate "fuori dal mondo" (voi tutti) che non lapensate come lui.

Il "permaloso" trascura di pensare che"non" tutte le osservazioni e "non" tutte le considerazioni siano rivolte a "lui" e alle sue opinioni.

Il "permaloso" è "egocentrico",ritiene d'essere al centro dell'attenzione.

Il "permaloso" non riesce a compenetrarsi nel ditritto del suo interlocutore di pensarla diversamente dalle sue opinioni e convinzioni; è più forte di lui, non ci riesce.

In un dibattito fra più interlocutori, il "permaloso" interviene, risentendosi ed indignandosi, poiché è "lui", e solo "lui", ad essere stato offeso, attaccato e provocato.

La sensibilità di una persona non ha nulla a che vedere con la permalosità. Una persona sensibile ha il dono di cogliere dalla realtà anche le più piccole sfumature che altri non avvertono. La "negatività" tra le pieghe della realtà, a un cuore sensibile non sempre fa bene; è facile ferirlo e che la persona si offenda.

Il "permaloso"si offende per un nonnulla; vede quello che non c'é. 

La persona"permalosa" non è capace di sostenere la competizione dialettica con gli interlocutori; vede nei ragionamenti dei suoi antagonisti "negatività" dirette a se stessa che non esistono. E si offende.

 
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Razzismo = chiusura mentale

Post n°975 pubblicato il 22 Novembre 2014 da Aldus_r
 

Chiudersi al dialogo con persone portatrici di costumi e culture diverse dalla nostra, è soprattutto disprezzo verso noi stessi.
Il razzismo denota chiusura mentale, ignoranza e mancanza di conoscenza; è rifiuto di confrontarsi col diverso dal quale ci si può arricchire spiritualmente oltre che intellettualmente.
Pertanto, non si è razzisti perché ci si riconosce di possedere le qualità e capacità intellettuali necessarie per non soccombere nel rifiuto del diverso.

 
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Africa: povertà ed emigrazione; ricchezze naturali sfruttate a beneficio dei paesi ricchi

Post n°974 pubblicato il 22 Novembre 2014 da Aldus_r
 

 

Secondoquanto riportato nel rapporto FAO di quest'anno, in Africa sub-sahariana una personasu quattro soffre di denutrizione e il numero di persone che ha un limitatoaccesso al cibo è cresciuto di 10 milioni negli ultimi quattro anni. E', pertanto,inevitabile che coloro che soffrono la fame in quei posti fuggano verso l'opulentaEuropa, sperando condizioni di vita migliori.

 Lamigrazione dei popoli è un fatto che scaturisce dalla loro estrema povertà - oa causa delle guerre che incendiano i loro paesi - i quali popoli, pur vivendoin un Continente(l'Africa) ricco di risorse naturali, "muoiono di povertà". Si sappiache la metà della popolazione più povera, circa 3,5 miliardi di persone ha unreddito annuo pari a quello degli 85 uomini più ricchi del pianeta.

 L'Africa,pur essendo un continente il cui sottosuolo ha una ricchezza immensa: oro,argento, platino, diamanti e soprattutto petrolio, l'oro nero, che potrebbeassicurare benessere e serenità ai popoli che l'abitano, è martoriata daguerre, carestie emiseria, dove muore un bambino ogni sei secondi (dati Unicef). La speranza diuna vita serena è solo un sogno, un miraggio,  per milioni di persone. In Africa giungono daogni parte del mondo multinazionali (anche italiane) per sfruttare le enormiricchezze naturali che possiede quel Continente, corrompendo le autorità localie finanziando movimenti più o meno violenti.
Ipaesi ricchi sfruttatori, essendo causa della povertà dei popoli dell'Africa ènaturale ed ineluttabile che verso i territori dei paesi ricchi i popoli piùpoveri emigrino in cerca di migliori condizioni di vita.

 

 

 

 
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200.000 anni, dall'Homo sapiens, di emigrazione dall'Africa

Studi di genetica hanno comprovato che tutti gli esseri umani attualmente  esistenti sulla Terra hanno una origine comune nella cosiddetta Eva mitocondriale, cioè la donna che diede origine all'Homo Sapiens Arcaico, circa 200.000 anni orsono, nell'odierna Etiopia. 200.000 anni fa è pertanto considerata la data a partire dalla quale l'Homo Sapiens Arcaico è partito dall'Africa ed è andato alla conquista del pianeta.

 Dato per scontato che il movimento migratorio dall'Africa è pertanto  inarrestabile - prosegue costantemente ed incessantemente dall'Africa subsahariana da 200.000 anni con l'Homo sapiens Arcaico, fino ai nostri giorni -, è necessario che, per quanto riguarda il nostro Paese, esso sia regolamentato e siano portati a compimento nel più breve tempo possibile il riconoscimento alle persone che richiedono asilo politico e il rilascio dei permessi di soggiorno. Purtroppo, per il rilascio dei suddetti riconoscimenti agli aventi diritto, passano 2 anni (se va bene) e gli immigrati rimangono incontrollati nelle periferie delle nostre città a bighellonare e, nei casi più gravi, a spacciare. E la carenza di organizzazione dello Stato è, spesso e volenteri, srtumentalizzata dai politici di destra, per acquisire consenso elettorale, e dagli xenofobi . E' addirittura molto grave e riprovevole quando si aizza all'odio fra gli ultimi delle periferie delle città e gli immigrati. Gli immigrati che lavorano e pagano le imposte, sono una ricchezza per la nazione che li ospita; e gli U.S.A. sono un aesempio di integrazione e di crescita.

In questo Paese, i partiti di destra e Lega tendono a far credere che ci siano più immigrati o musulmani dell'esistente. In realtà, rispetto alla popolazione totale (60,7 milioni circa) , gli immigrati sono il 7%; i musulmani sono appena il 4%; i disoccupati sono il 12%. Pertanto, non esiste nessuna invasione da parte degli immigrati. Essi sono in Italia in un numero molto limitato e abbastanza sopportabile, rispetto a Germania e Francia nelle quali nazioni le percentuali di incidenza della presenza degli immigrati, rispetto al totale della popolazione, sono notevolmente più alte.
La politica degli allarmi, delle emergenze, del “ci stanno invadendo”, fa cmodo agli xenofobi e ai partiti della destra e Lega; attecchisce drammaticamente bene alimentando la paura. Anche il sistema dell’informazione si dimostra assai inadeguato nel descrivere la realtà e preferisce cavalcare ogni allarme per blandire lettori e ascoltatori.

 
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Da la Taverna, frecce avvelenate su Renzi

Post n°972 pubblicato il 12 Ottobre 2014 da Aldus_r
 

Tutti siamo bravi a "pontificare" dal pulpito, senza avere responsabilità di governo - nella fattispecie il M5S si è sottratto dal governare - e dire cosa deve fare e soprattutto indicare dove ha sbagliato e sta sbagliando chi ci governa. I predecessori di Matteo Renzi a Palazzo Chigi, per incompetenza, negligenza o perché hanno fatto esclusivamente i loto interessi, non hanno realizzato le rtiforme di cui abbisognava (adesso potrebbe essere tardi) l'Italia. La cerisi finanziaria del 2008, iniziata negli U.S.A. e che ha travolto l'economia reale di tutto il mondo occidentale, dalla quale solo gli Stati Uniti ne sono usciti fuori, continua a persistere nella Ue e soprattutto in Italia. Il governo guidato da Matteo Renzi non è il migliore che possa riuscire a soddisfare gli ideologi di sinistra "duri e puri", però è l'unico degli ultimi venti anni che stia lavorando (non a chiacchere) per tirare l'Italia del fosso (questa è la buona intenzione) nel quale è precipitata. Può darsi, come accade a tutti coloro che agiscono, e non si limitano a dire dal pulpito cosa dovrebbero fare coloro che sono preposti ad agire, che il governo Renzi, in qualcosa, sbagli, ma è nella normalità di chi agisce. Un detto siciliano recita così: "Cu mancia fa muddichi". Traduco in italiano: " Chi mangia sporca. Soltanto chi non mangia non sporca le stoviglie". Renzi sta operando fattivamente e con la determinazione necessaria per uscire dal pantano; in qualcosa (sicuramente) sta sbagliando e sbaglierà. Pasienza, si correggerà! Io stimo, apprezzo e faccio il tifo per chi agisce, e non per coloro che stanno a guardare e "pontifiano" criticando chi fa le cose.

Avere detto di "non fare alleanze con i corrotti", (forse) è servito a Beppe Grillo per mascherare, nascondere, la incapacità che riconosceva al M5S (in quel momento) di governare. Matteo Renzi è giovane, dinamico, ha voglia di fare, e non è un politico corrotto. Ha la capoacità, volontà e determinazione di volere cambiare con i fatti (lo sta dimostrando) l'Italia; Beppe Grillo, da comico di palcoscenico - quale egli è - lo ha deriso e snobbato, quando il Presidente del consiglio, incaricato dal Capo dello Stato di formare la squadra di governo, gli ha "porto su un piatto d'argento" la opportunità di fare entrare i pentastellati. E' stato gravissimo avere rifiutato, avendo il M5S riportato tantissimi consensi "per consentirgli di governare. Adesso stiano buoni, "dissidenti e cassandre", senza esternare ulteriori smargiassate.

 
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Fondamentalismo islamico, Fede religiosa e Dio

Post n°969 pubblicato il 22 Settembre 2014 da Aldus_r
 

 

La storia ci insegna che le religioni dividono i popoli anziché affratellarli. In nome di Dio, persone (per me) instabili psichicamente, sono spinte ad agire nel male verso coloro che non accettano di convertirsi alla loro religione (Isis). Non dimentichiamo, però, che ci fu un tempo (durato molti secoli) nel quale a fare la guerra santa fu l'Europa giudaico-cristiana (Spagna, Portogallo, Inghilterra), la quale invadendo il Continente americano, non mostrò minore crudeltà verso i nativi per inporre la loro fede e la loro cultura. 

Vorrei che la fede religiosa fosse un diritto inalienabile. Purtroppo, però, ci sono ancora troppi  Paesi nei quali la libertà religiosa è negata praticamente a tutti. In quei paesi avvengono brutali scontri perfino tra seguaci delle distinte e discordi tribù musulmane. Le persone al mondo, che non ne vedono tutelato il diritto, diventano oggetto di soprusi e violenze. A farne maggiormente le spese sono i Cristiani, siano essi Cattolici, Protestanti, Copti o Ortodossi. Molti di questi, subito dopo la Seconda Guerra mondiale, sono stati costretti ad emigrare dai Paesi arabi. Di quanto succede quotidianamente nel mondo islamico siamo, purtroppo, a conoscenza: le cronache parlano di chiese e di centinaia di case incendiate e distrutte, di donne e fanciulle rapite, stuprate ed obbligate alla conversione. Tanti i Paesi nei quali è condannato il proselitismo non musulmano, è proibita la costruzione di chiese e dai quali la gente fugge.

Sono da considerare "clandestini" coloro che fuggono dalle guerre di religione e approdano nei nostri porti? Ritengo che il termine moralmente esatto sia quello di "rifugiati".   E ad essi bisogna dare ospitalità e protezione.

 il Dio (per chi crede) delle tre religioni monoteiste è Uno e Indivisibile. E' il radicalismo religioso che porta (erroneamente) a pensare che la verità risieda nel "proprio" Dio.

 Il sedicente “stato islamico” (Isis) che nelle ultime settimane si è guadagnato la ribalta della cronaca internazionale con la decapitazione di giornalisti e cooperanti occidentali, è la degenerazione dell'Islam.
Il fondamentalismo islamico è un problema soprattutto per i paesi musulmani, i quali sono costretti a fronteggiare con le armi l'avanzare del radicalismo (pseudo) religioso in quella che, sempre di più, appare come una “guerra civile islamica”, cui gli sconsiderati interventi militari in Iraq, Afghanistan e Libia, sono serviti da detonatore ma che è sempre stata presente in seno all’Islam.

 Nelle guerre di religione Dio non c'entra per nulla! Sono gli interessi egoistici delle religioni e il proselitismo violento che scatena odio e vendette.

 Dio e religione sono due entità ben distinte. Dio è spiritualità; nasce dall'intimo dell'Uomo, è la forza che lo spinge verso l'infinito. La religione invece è un artefatto culturale; nata come strumento per sviluppare la spiritualità dell'Uomo invece la opprime. La differenza tra religione e spiritualità è la seguente: mentre la prima nasce dagli uomini ed è rivolta verso la divinità, la seconda nasce da Dio ed è rivolta verso gli uomini. Dio, per il credente, è certezza, la religione è opinabile amche per la sua natura (spesso) violenta.

Finché ci saranno le religioni, le guerre per farne prevalere una sulle altre non finiranno mai; saranno perenni!...   è la "ragione" di tutte le religioni.

 
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Famiglia, Disagio giovanile, Scuola

Post n°968 pubblicato il 16 Settembre 2014 da Aldus_r
 

La Famiglia è il nucleo fondamentale di una società sana e responsabile. Il matrimonio è una istituzione importantissima nella vita, una cosa seria. Mettere al mondo un figlio è un atto d'amore che il bambino deve avvertire, percepire, ogni giorno della sua crescita, fin dalla nascita, per giustificare la sua esistenza. Il bambino avverte protezione e si identifica nell'amore tra i genitori, e nell'amore degli stessi genitori verso di lui. Pertanto, il bambino potrebbe mettere in dubbio (persino) la sua stessa esistenza, se i genitori si separano; potrebbe porsi la seguente domanda: perché esisto, se mamma e papà non si amano?

I figli reagiscono in modi diversi (dipende dalla loro età e sensiblilità) alla separazione dei genitori: alcuni si mostrano da subito capaci di fronteggiare la situazione e trovano un buon equilibrio psicologico; altri sperimentano un periodo iniziale di difficoltà, che può durare anche 2-3 anni, ma poi raggiungono il loro equilibrio; altri ancora, invece, a distanza di molti anni stentano ad adattarsi alla nuova situazione. La Scuola ha il compito di intercettare gli stati d'animo e sofferenze psicologiche dei giovani, per eventuali situazioni di fifficoltà intervenute nelle loro famiglie, e interessarsene in prima istanza, convocando entrambi i genitori, per saperne di più.

I tassi di separazione e divorzi negli ultimi anni sono in continua crescita. Dopo una separazione o un divorzio è frequente che i figli mostrino cambiamenti nel quadro comportamentale (svogliatezza, aggressività, difficoltà a rapportarsi con gli altri, etc.) ed emozionale (tristezza, rabbia, paura, vergogna, etc.). A fronte di un quadro comportamentale dell'adolescente di questo tipo, io ritengo che la Scuola debba intervenire, supportata, anche, da psicologi e, nei casi più gravi, da struttture socializzanti dedicate.

Oggi, più di ieri, gli insegnanti, oltre che impartire lezioni sulle materie istituzionali, con la dissoluzione della famiglia (il nucleo familiare ormai si è sfaldato), devono prendersi cura anche della formazione educativa degli allievi. L'impianto istituzionale della scuola oggi è ormai onsoleto, in quanto è rimasto lo stesso di un tempo, nel quale la Famiglia (con la F maiuscola) viveva (quasi) in simbiosi con la scuola frequentata dai figli. A quel tempo (anni 40/50 del secolo scorso) l'insegnante vantava grande rispetto, autorevolezza e stima dei ragazzi e delle loro famiglie, mentre adesso e disistimato, a prescindere dal suo grado di prepaazione; qualche volta è anche (diciamo) trattato male. I giovani che vivono, quotidianamente, il disagio familiare (genitori divorziati o separati) con sofferenza, rischiano di perdere la loro identità. Devono, pertanto, riconoscere nella scuola il loro porto sicuro nel quale identificarsi, la palestra, olre che formativa culturalmente, di vita. Compito della scuola dovrà essere anche quello di indicare, possibilità e strade future da percorrere. Gli insegnanti devono essere capaci di istruire e formare le classi dirigenti di domani. Le donne e gli uomini che si saranno formati nella scuola rinnovata e adeguata al tempo che viviamo, saranno in grado di assolvere al compito di prendere le decisioni da esseri umani liberi e responsabili, senza condizionamenti da parte di nessuno.

 

 

 
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Crisi economica, percezione e rapidità degli eventi

Post n°967 pubblicato il 23 Agosto 2014 da Aldus_r
 

La crisi, che attanaglia l’economia (non ssolo italiana) globale e di cui non si conoscono ancora gli esiti, iniziata nell’estate del 2007, è ormai giunta all'ottavo anno (2014).
La soluzione della crisi economica diopende dalla capacità di chi è chiam
ato a comprendere l’evolversi degli eventi, e a decidere il da farsi. 

Il perdurare (8 anni) della crisi evidenzia che la conoscenza dei fattori economici e sociali che l'hanno determinata cambi nel tempo, in funzione di ciò che succede.

L'evoluzione dei fattori economici e sociali è più veloce della nostra percezione. Non è quindi importante tanto quello che si conosce ma la rapidità con cui ci si aggiorna e si cambi idea anche su quello che si conosceva, perché tutto ciò che si è imparato fino ad oggi è destinato ad essere superato e, dunque, a perdere la connotazione di “verità assoluta”. Così che molto spesso la realtà è diversa da ciò che si pensava fosse; si scopre che sono stati commessi degli errori di valutazione e di analisi.

Quando si guarda alle cose si ha un’informazione imperfetta sulla realtà. Imperfetta perché le conoscenze cambiano; imperfetta perché si commettono errori di valutazione; imperfetta perché si vive nell’incertezza. Nessuno spiraglio di certezza si intravede per il futuro.

 
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Crisi economica, si pontifica cone uscirne, ma non si fa nulla

Post n°966 pubblicato il 21 Agosto 2014 da Aldus_r
 

Tutti, a parole pontificano, danno soluzioni che affermano essere efficaci. Mi chiedo: al tempo in cui hanno avuto in mano le leve del potere, perché non hanno fatto nulla per evitare che i problemi, che stiamo vivendo, adesso, accadessero?

Io non sono un economista, ma le cose che si potrebbero fare, quali dovrebbero  essere, non ci vuole molto a capirlo:

1) incrociare Mod. Unico e 730 di ognuno di noi col catasto elettrico, al fine di scovare gli evasori fiscali (chi evade ed elude le inposte);

2) rendere obbligatoria la moneta elettronica per tutti gli scambi commerciali. Divieto assoluto dell'uso del denaro contante anche al bar;

3) consistenti  investimenti dello Stato nelle opere pubbliche;

4) riduzione del cuneo fiscale (rapporto tra il costo del lavoro e le imposte e tasse applicate allo stesso) per le imprese;

4) riduzione delle imposte e tasse sui redditi da lavoro dipendente e autonomo.

La realizzazione delle suddette quattro operazioni fiscali e contributive, riconosco che non possono essere realizzate dal giorno alla notte tutte insieme, ma è necessario che si inizi, e che lo consentano di porvi mano le Lobby e le Caste. Una volta iniziata l' "operazione risveglio delle coscienze" di tutti coloro che partecipano al vivere civile e ordinato di questo Paese (tanto disordinato e disastrato!), iniziaremmo a vedere - poco alla volta - i  benefici effetti delle azioni intraprese dal governo, i quali sarebbero:

 a) entrerebbero  più soldi nelle casse dello Stato;

b) aumenterebbero le commesse per le imprese;

c) aumenterebbero i posti di lavoro; 

d) la gente (dipendenti, pensionati, lavoratori autonomi) avrebbe più denaro in tasca da spendere;

e) aumenterebbero i consumi;

f) aumenterebbe il fatturato delle imprese.

SI creerebbe, insomma,  un circolo virtuoso che si rafforzerebbe in modo esponenziale (una volta a regime)  con l'andar del tempo.  

Ma tutto ciò, purtroppo, rimarrà scritto nel "libro dei sogni", e non se ne farà nulla, ne sono certo.  I più apprezzati economisti continueranno a suggerire le ricette,  che rimarranno (sistemeticamente)  inascoltate, e noi continueremo ad andare avanti vivendo alla giornata.

 
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Statuto dei lavoratori e fattori della produzione

Post n°965 pubblicato il 14 Agosto 2014 da Aldus_r
 

Con la fine del posto fisso, anche lo Statuto dei lavoratori (anno 1970) sarebbe opportuno subisse un "restyling". A mio avviso,  l'articolo 18 (difesa del lavoratore dal licenziamento discriminatorio) inserito nello Statuto dei lavoratori, rappresenta un freno oggettivo alla crescita delle aziende e, quindi, dell'economia italiana.

Per averlo appreso da top-manager di medie aziende, molti di essi hanno limitato la crescita delle loro aziende fino a 15 dipendenti, per evitare di incappare nell'articolo 18. Alcuni di essi, hanno preferito costituire una nuova azienda, per assumere nuovo personale, con ulteriore aggravio, naturalmente, dei costi di gestione. Pertanto, l’articolo 18 ritengo pesi sulla dinamicità e sulla espansione della singola impresa.

Il mondo del lavoro e il modo di produrre reddito  sta cambiando radicalmente sotto i nostri occhi.   La professionalità,la  buona educazione e la fedeltà del lavoratore, sono la vera tutela del posto di lavoro. L'evoluzione del modo di lavorare, prevede la professionalizzazione del lavoratore. Pertanto, sarà il datore di lavoro a non avere nessun interesse (sarebbe un autolesionista) disfarsi del lavoratore professionalizzato, se intende continuare ad investire per far crescere la sua azienda.

Una domanda me la pongo: perché  dallo Statuto del lavoratori (difesa del lavoratore dal "licenziamento discriminatorio"), sono state escluse le aziende con dipendenti fino a 15 unità? Quella scelta, mi sembra sia stata discriminatoria! Oggi, a causa della crisi economica, bisogna adottare (alla svelta) le decisioni opportune che consentano alla economia di crescere e alle aziende di tornare ad investire; come effetto avremmo la  crescita dell'economia, dei  posti di lavoro, dei consumi  e il calo della disoccupazione.

Tutte le componemti che concorrono  alla produzione del reddito, non dovrebbero incontrare ostacoli né limitazioni di nessun genere, naturalmente, nel rispetto delle regole del libero mercato.

 Aldo Rabbiati

 
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