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Le treligioni dividono i popoli?

Post n°994 pubblicato il 10 Dicembre 2016 da Aldus_r
 

La storia ci insegna che le religioni dividono i popoli, anziché affratellarli. In nome di Dio, persone (per me) instabili psichicamente, sono spinte ad agire nel male verso coloro che non accettano di convertirsi alla loro religione. Non dimentichiamo, però, che ci fu un tempo (durato molti secoli) nel quale a fare la guerra santa fu l'Europa giudaico-cristiana (Spagna, Portogallo, Inghilterra, Italia), la quale invadendo il Continente americano, non mostrò minore crudeltà verso i nativi per inporre la loro fede e la loro cultura. 
Vorrei che la fede religiosa fosse un diritto inalienabile. Purtroppo, però, ci sono ancora troppi Paesi nei quali la libertà religiosa è negata praticamente a tutti. In quei paesi avvengono brutali scontri perfino tra seguaci delle distinte e discordi tribù musulmane. Le persone al mondo, che non ne vedono tutelato il diritto, diventano oggetto di soprusi e violenze. A farne maggiormente le spese sono i Cristiani, siano essi Cattolici, Protestanti, Copti o Ortodossi. Molti di questi, subito dopo la Seconda Guerra mondiale, sono stati costretti ad emigrare dai Paesi arabi. Di quanto succede quotidianamente nel mondo islamico siamo, purtroppo, a conoscenza: le cronache parlano di chiese e di centinaia di case incendiate e distrutte, di donne e fanciulle rapite, stuprate ed obbligate alla conversione. Tanti i Paesi nei quali è condannato il proselitismo non musulmano, è proibita la costruzione di chiese e dai quali la gente fugge.
Sono da considerare "clandestini" coloro che fuggono dalle guerre di religione e approdano nei nostri porti? Ritengo che il termine moralmente esatto sia quello di "rifugiati". E ad essi bisogna dare ospitalità e protezione.
Il Dio (per chi crede) delle tre religioni monoteiste è Uno e Indivisibile. E' il radicalismo religioso che porta (erroneamente) a pensare che la verità risieda nel "proprio" Dio.
Il sedicente “stato islamico” (Isis) che nelle ultime settimane si è guadagnato la ribalta della cronaca internazionale con la decapitazione di giornalisti e cooperanti occidentali, è la degenerazione dell'Islam.
Il fondamentalismo islamico è un problema soprattutto per i paesi musulmani, i quali sono costretti a fronteggiare con le armi l'avanzare del radicalismo (pseudo) religioso in quella che, sempre di più, appare come una “guerra civile islamica”, cui gli sconsiderati interventi militari in Iraq, Afghanistan e Libia, sono serviti da detonatore ma che è sempre stata presente in seno all’Islam.
Nelle guerre di religione Dio non c'entra per nulla! Sono gli interessi egoistici delle religioni e il proselitismo violento che scatena odio e vendette.
Dio e religione sono due entità ben distinte. Dio è spiritualità; nasce dall'intimo dell'Uomo, è la forza che lo spinge verso l'infinito. La religione invece è un artefatto culturale; nata come strumento per sviluppare la spiritualità dell'Uomo la opprime. La differenza tra religione e spiritualità è la seguente: mentre la prima nasce dagli uomini ed è rivolta verso la divinità, la seconda nasce da Dio ed è rivolta verso gli uomini. Dio, per il credente, è certezza, la religione è opinabile amche per la sua natura (spesso) violenta.
Finché ci saranno le religioni, le guerre per farne, e il prevalere una sulle altre non finiranno mai; saranno perenni!... è la "ragione" di tutte le religioni.

 
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Il modello di fabbrica di Adriano Olivetti

Post n°993 pubblicato il 08 Dicembre 2016 da Aldus_r
 

Nella fabbrica di Adriano Olivetti, l'operaio era riconoscente non perché aveva ottenuto un posto di lavoro e, quindi, di percepire uno stipendio alla fine del mese ma perché era apprezzato come persona con la sua intelligenza e cultura.
Adriano Olivetti non si avvaleva di dipendenti ma di collaboratori che fossero in primo luogo competenti, ma anche e soprattutto motivati, consapevoli del processo produttivo nel quale erano inseriti. 
Lo stabilimento industriale non aveva confini; superava gli spazi della fabbrica e includeva tutto il territorio circostante. Nelle cittadine di Ivrea e Pozzuoli tutto intorno "odorava" di Adriano Olivetti. Il mosdello di fabbrica di Adriano Olivetti - che ha avuto negli anni immediatamente dopo la seconda guerra mondiale e fino agli anni '60 il successo industriale e commerciale che tutti noi conosciamo - è possibile che si possa realizzare ai giorni nostri? Io ritengo che l'alternativa non sia il modello Setgio Marchionne Ad di una azienda, la Fiat, che da sempre ha socializzato le perdite e privatizzato i profitti. 

 
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Cosa significa globalizzazione della produzione?

Post n°992 pubblicato il 27 Novembre 2016 da Aldus_r
 

 

Se oggi abbiamo il vantaggio, il privilegio, di acquistare i prodotti ad alta tecnologia (telefonini, smartphone, tablet, computer, etc...) a prezzi accessibili per tutti i portafogli, lo dobbiamo alla globalizzazione della produzione: 
- la Silicon Valley ha studiato e realizzato il progetto; 
- la Cina ha prodotto l'oggetto a costi bassi; 
- il prezzo di vendita del prodotto finito, nei pasesi di consumo, è risultato competitivo. 
Nel rispetto della legge (naturale) di sopravvivenza delle aziende manifatturiere, che impone loro che nel mercato globale il prezzo finale del prodotto deve essere competitivo per evitare d'esserne escluse, è necessario che il costo dei fattori della produzione e in particolare della manodopera siano bassi. 
Ecco perchè assistiamo al fenomeno della delocalizzazione delle imprese, anche per le agevolazioni derivanti dagli incentivi legati a politiche economiche di sviluppo messe in atto da governi locali e nazionali per attirare investimenti diretti esteri.
Pertanto, l'Italia deve mnunirsi (urgentemenete) di idonei strumenti legislativi, fiscali, e normativi, e snellire, velocizzare, l'iter burocratico, affinchè le sue aziende manifatturiere possano competere nel mercato globale, attrraendo nel contenpo capitali (esteri e italiani) destinati alla produzione di beni e servizi, e non rimanere emarginata, isolata.

 
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Federico II di Svevia, Scuola Siciliana, Dante Alighieri

 Tutti ricordano Dante Alighieri come il padre della lingua italiana, dimnenticamdo che nella prima parte del 13° secolo Federico II di Svevia, a Palermo, istitui alla sua corte una scuola poetica ispirata ai modelli provenzali,la cui produzione era in volgare siciliano. Fu chiamata "Scuola siciliana". Ad essa fecero parte Cielo (o Clullo) dd'Alcamo, Giacomo da Lentini, Giovanni di Brienne ed altri.

Dante Alighieri, alla fine del 13° secolo, scrisse n volgare fiorentino la "Commedia", che successivamente diovenne lingua ufficiale.

Che gli albori della lingua italiana si manifestarono alla "Scuola siciliana", lo riconobbe lo staesso Dante, il quale considerava il volgare siciliano "lingua illustre".

Il Dolce Stil Novo fu una scuola poetica che nacque a Bologna fra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento. IIl termine fu ricavato dal 24° canto del Purgatorio di Dante nel quale parla proprio di una nuova poetica letteraria che ebbe la sua massima fioritura nella Firenze del 1300. I maggiori rappresentanti del "dolce stil novo" furono, Giudo Cavalccanti, Giudo Guinizzelli e lo stesso Dante.

Il siciliano, secondo Dante Alighieri, una lingua illustre.

 

 
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La Sicilia nel mondo storico e culturale

La Sicilia, grazie alla sua posizione geografica, è stata ed è, ancora oggi, un crogiolo di culture tra popoli diversi, a cominciare dai Fenici, continuando con i Greci, i Romani, i Bizantini, gli Arabi, i Normanni, i Francesi fino agli Spagnoli. Tutti portarono la loro cultura, l'arte ed il loro sapere, acculturando gli indigeni. 
Degli uomini più famosi, ricordo gli scienziati più antichi ed allo stesso tempo famosi della Sicilia: 
il matematico e fisico Archimede di Siracusa, che ha sconfitto i romani (212 a.c.) grazie alle macchine da guerra da lui inventate e realizzate; Empedocle, filosofo, poeta e scienziato, il quale è ritenuto il fondatore della scuola medica siciliana; il fisico nucleare Ettore Majorana. 
Alcuni degli uomini più famosi della storia mondiale sono nati siciliani. Tra questi Dionisio I di Siracusa, un uomo di grande cultura e un mecenate, la sua corte ospitò, tra gli altri, Platone, Eschine Socratico, Filosseno e Aristippo di Cirene; Ruggero II il re normanno di Sicilia, l'imperatore tedesco Federico II di Hohenstaufen e Federico II di Svevia (Stupor Mundi) fondatore della "Scuola siciliana". Inoltre, ricordo pittori famosi come Antonello da Messina, Renato Guttuso,  Piero Guccione e Salvatore Fiume, e il famoso musicista e compositore Vincenzo Bellini. 
Tra gli scrittori e letterati, la Sicilia annovera Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo, Leonardo Sciascia, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Giovanni Verga, Ignazio Buttitta, Giacomo Giardina, Giovanno Verga, Luigi Capuana, Nino Martoglio, Gesualdo Bufalino, Elio Vittorini, Federico De Roberto, Vitaliano Brancati e, non ultimo, Andrea Camilleri. 
Tutti loro hanno contribuito a creare una reputazione molto speciale per la Sicilia nel mondo storico, scientifico e letterario. Questa è la Sicilia storica, scientifica e letteraria della quale vado orgoglioso.

 
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Ricordo di Adriano Olivetti

Post n°989 pubblicato il 27 Febbraio 2016 da Aldus_r

Oggi, 27 febbraio 2016, rinnoviamo il dolore per la improvvisa morte di Adriano Olivetti avvenuta a seguito di un infarto fulminante il 27 febbraio 1960 sul treno per Losanna. 
Da allora sono trascorsi 56 anni. Il nostro ricordo, apprezzamento e, soprattutto, riconoscenza per gli insegnamenti che ci ha dato il grande e illuminato imprenditore e uomo di cultura, che diede, anche, tanto onore all'Italia..., "è immutato". 
La storia non si fa con i “se”. Però viene istintivo domandarsi che strada avrebbe preso l’industria e il capitalismo italiano se, il 27 febbraio 1960, Adriano Olivetti non fosse morto su quel maledetto treno diretto in Svizzera.
“Olivetti Adriano di Camillo, classifica: sovversivo”. Così sta scritto sulla copertina del dossier che il "Comando di pubblica sicurezza" di Aosta apre su Adriano nel giugno del 1931. Quanto ignoranti sono le menti, e ottuse le ideologie dittatoriali, se classificano "sovversivo", cioé "ribelle" con chiare idee rivoluzionarie e di sovvertimento dell'ordine politico, un uomo mite, timido, altruista e generoso che ha molto chiaro nella mente come progetto, non quello di ostacolare ma promuovere cultura, senso civico, coesione e promozione sociale, progresso civile, amore e rispettto per il prossimo, sia nella Fabbrica che nel territorio nel quale la fabbrica stessa insiste. 
Adriano, uno dei più eclettici, colti e geniali imprenditori che l’Italia abbia mai avuto, è possibile che possa essere considerato un "pericoloso ribelle", per avere capovolto il modo di gestire con nuove regole la sua Fabbrica per far crescere produzione merceologica e diffondere conoscenza e cultura? forse sì! Adriano è stato considerato un "ribelle", per il modo nuovo (incompreso) di fare l'omprenditore, dai detrattori imbelli, ottusi, ignoranti ed egoisti del suo tempo.
Come può essere "sovversivo e rivoluzionario" un uomo che afferma: "Chi opera secondo giustizia opera bene e apre la strada al progresso. Chi opera secondo carità segue l'impulso del cuore e fa altrettanto bene, ma non elimina le cause del male che trovano luogo nell'umana ingiustizia".
Dai suoi detrattori è stato considerato, anche, un utopista e visionario. 
Come può essere un utopista e visionario un uomo che realizza tutte le cose che ha sognato e quelle che ha voluto? 
Egli è stato un grande realizzatore, non un utopista. Adriano aveva capacità di visione e previsione, caratteristiche di qualità che hanno fatto sì che la produzione industriale crescesse con percentuali a 4 cifre. Sotto la spinta di Adriano la Olivetti ha vissuto il maggior successo commerciale internazionale, capace di coprire un terzo del mercato mondiale dei prodotti per l'ufficio. 
La Olivetti, sotto la guida di Adriano, ha donato al nostro Paese un patrimonio di cultura industriale, tanta umanità, passione per il lavoro e professionalità manageriale "incomparabili e non disperdibili". Adriano è stato “profeta in patria” (inascoltato) di un modello nuovo e avvenieristico d'impresa, ma anche, l’ideatore e fondatore del Movimento politico "Comunità" che prevedeva una riforma costituzionale federale dello Stato.
Il percorso della Olivetti si è interrotto e chiuso definitivamente il 28 luglio 2003, giorno in cui Tronchetti Provera, deliberando la fusione tra Telecom e Olivetti, ha fatto sparire il nome "Olivetti" dal registro dei nomi imprenditoriali e della Borsa valori.
L’Italia, grazie d Adriano, si era collocata ai vertici della storia industriale mondiale negli anni 50/60 del secolo scorso.
Il ricordo di Adriano e della nostra "Olivetti" deve aiutarci a capire che questa Italia ha bisogno d'essere rinnovata e rieducata civilmente, moralmente e imprenditorialmente sulle orme del pensiero ed esempio del grande imprenditore di Ivrea.
Non dobbiamo dimenticare Adriano, per evitare di buttare via il nostro migliore "Capitano" d'industria del novecento. Dobbiamo ricordarlo tutti i giorni. Ma soprattutto dobbiamo ricordarlo oggi che ricorre il giorno e mese della sua tragica scomparsa. 
Semplicemente Grazie, Adriano!

 
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Ue, Italia, Grecia, Migranti, SolidarietÓ, Accoglienza

Post n°988 pubblicato il 26 Giugno 2015 da Aldus_r
 

Il trattamento che la Unione europea continua a riservare alla Grecia e ai migranti, che fuggono da carestie e guerre, mi ha fatto capire che le parole altruismo, geberosità, solidarietà e accoglienza sono solo di facciata (parole vuote) che la realtà ha vanificato, almeno, stando ai fatti. 

E' stata una prova di egoismo e cieca inettitudine quella mostrata dall’Unione europea riunitasi a Bruxelles per discutere il da farsi, rispetto alla massa di migranti che dall'Africa continuano a rivesciarsi sulle coste della Sicilia. Affinché si sappia, i dati statistici ci informano che 250 milioni di persone vivono in Paesi diversi da quelli dove sono nati. Sono convintto che non sia un male, anzi, il fatto che gli abitanti del pianeta si mescolino tra loro è un bene biologico, culturale, economico e sociale. Posta davanti a una sfida geopolitica epocale e immensa, l’Unione europea ha saputo inventarsi di mandare qualche altra nave nel Canale di Sicilia ed elargire un pugno di quattrini da destinare all’operazione Triton. Inoltre, la notte scorsa è stato (faticosamente) raggiunto un piccolo compromesso (40mila migranti da distribuire nei POaesi della Ue in 2 anni), rispetto all'esodo epocale di masse ingenti di popoli verso l'Europa. In altre parole, l'Unione europea fa finta di fare qualcosa per non fare nulla. Di contro, assistiamo all'interno del nostro Paese che, soprattutto, tre regioni: Liguria, Lombardia e Veneto, per bocca dei loro presidenti, hanno chiuso le porte ai migranti. Come possiamo pretendere che l'Unione europea dimostri solidarietà all'Italia invasa dai migranti, quando l'Italia stessa (resa Unita nel 1861) non è solidale?

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Italia corrotta, Paese in declino

Post n°987 pubblicato il 07 Giugno 2015 da Aldus_r
 

Molte persone (i comuni cittadini) che un tempo si lamentavano e denunciacano a gran voce che l'Italia era in mano ai comitati politico-affaristico-mafiosi, non hanno rifiutato di farne parte entrando in Parlamento e nei consigli delle autonomie locali, eletti (anche) con i voti dei mafiosi. Quindi, io non mi meraviglio più di nulla; sono convinto che la corruzione sia endemica, in quanto è un germe che fa parte del patrimonio genetico dell'essere umano. Chi più sbraita contro la corruzione e i corrotti, è maggiormente predisposto ad essere corrotto e a corrompere.

Quando, alle prossime elezioni politiche (2018 o prima, non importa) , i cittadini andranno a votare e consegneranno nelle loro mani (di quelli che prima imprecavano) le chiavi della cassaforte, questi ultimi continueranno a praticare lo sport preferito dai loro predecessori, cioé corrompere il prossimo e a rubare. Quelli che successivamente (nei prossimi decenni e secoli) verranno prometteranno - così come hanno promesso i loro predecessori, prina di entrare nelle stanze del potere - che tutto cambierà; promettteranno che i politici ladri saranno buttati in galera e la chiave sarà gettata in mare, ma , sono certo (la storia della corruzione millenaria in Italia, insegna) che faranno in modo - una volta entrati nelle stanze dei bottoni - che tutto rimanga immutato. Così è..., e così sarà.

 Vorrei esistesse al mondo un paese amministrato da persone oneste e perbene, nel quale si viva in pace e si dorma con la porta aperta. Se qualcuno di voi ha la fortuna di conoscerlo è pregato di segnalarmelo ed io sarei disposto a trasferirmi in quel paese. Naturalmente non esste nella realtà (forse lo lo potremmo riscontrare nelle favole); però se la maggioranza di noi - meglio se fossimo tutti quanti - si considerasse proprietario, rispetto al numero degli abitasnti d'Italia, di una porzione di tuutto ciò che esiste oltre la soglia di casa nostra, le città sarebbero più vivibili e, via via, percorrendo in saluta la piramide, anche lo Stato sarebbe riconosciuto patrimonio di tutti noi, e, in quanto tale, da amminisrtrare con onestà, intelligenza e la massima trasparenza. Piurtroppo, il mio (lo so) è un sogno irrealizzabile, in quanto nell'animo dell'essere umano albergano sentimenti negativi che nulla hanno a che fare con l'onestà, la solidarietà, l'altruismo e l'educazione civica.

Aldo Rabbiati

 
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Genesi del Deficit di bilancio, Debito pubblico, calo del PIL

Post n°986 pubblicato il 17 Maggio 2015 da Aldus_r
 

Per moltissimi anni le spese dello Stato sono state maggiori delle sue entrate, determinando il deficit di bilancio; il quale non è finanziato con l’ommissione di moneta contante (imposte e tasse), ma si è, sempre,  coperto con l’emissione di obbligazioni (debito pubblico = somma delle obbligazioni emesse dal Ministero del Tesoro, sulle quali si pagano gli interessi a risparmiatori, banche, istituti finanziari, che detengono i titoli).

Il deficit di bilancio è determinato dall’aumento della spesa pubblica rispetto alle entrate (imposte e tasse).

La spesa pubblica si divide in spesa pubblica “per lo Stato minimo”, e in quella “per lo Stato sociale”. La prima finanzia la polizia, i carabinieri, i magistrati – ossia l’ordine, la dfifesa e la giustizia -,  la seconda finanzia i medici, gli infermieri, le medicine, gli insegnanti, ecc... Nella spesa dello Stato, non rierntrano le pensioni perché sono pagate con i contributi di  chi lavora, quindi sono un trasferimento, non proprio una spesa.

Mentre la spesa per lo stato minimo (ordine pubblico, dfifesa e giustizia ) è rimasta all’incirca la stessa,  è esplosa quella per lo stato sociale (medici, infermieri, medicine, insegnanti, ecc.,).

Il deficit di bilancio è cresciuto – a partire dal 1981 -  in quanto il nostro Paese  ha incassato (imposte e tasse) di meno per troppo tempo.

Dalla  spesa pubblica per lo “stato minimo” e per lo “stato sociale” (spesa corrente) va esclusa la spesa per interessi sul debito, che è il frutto del cumularsi dei deficit nel corso del tempo, e non della spesa corrente.

Pertanto, possiamo senz’altro affernare  che  l’Italia ha speso più di quanto incassasse fino a prima dell’ultimo governo Andreotti (12 aprile1991 al 28 giugno 1992), cioè, per troppo tempo; ecco perché oggi si trova ad avere un gran debito pubblico.  

Dal 1992 i (consistenti) tagli alla spesa hanno consentito di avvicinarci al pareggio di bilancio.  Ce ne rendiamo conto, guardando la spesa pubblica meno le entrate prima del pagamento degli interessi sul debito (il saldo di bilancio primario). In altre parole, non viene generato  un nuovo deficit prima di pagare gli interessi sugli accumuli dei deficit anni (debito di bilancio) prodotti nel corso degli anni.  

Il deficit è stato causato del pagamento degli interessi sul debito cumulato. I deficit finanziari (interessi pagati sul debito) hanno prodotto altro debito.

La crescita economica (Prodotto Interno lordo, Ricchezza Prodotta -– PIL –) non è mai stata troppo robusta; e perciò il rapporto deficit/PIL è rimasto altanelante.

La crisi finanziaria, iniziata nel  2007,  che ha coinvolto anche l’economia reale,   ha fatto si che il rapporto deficit/PIL sia cresciuto molto, perché la crescita della Ricchezza delPaese  si è quasi azzerata – anzi l’economia è andata in recessione -  e si attende, ancora  oggi, che riprenda a crescere.

 

 

 

 

 

 

 

 
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Africa, migrazioni prevedibili

Post n°985 pubblicato il 12 Maggio 2015 da Aldus_r
 

Qualcuno sostiene che i migranti dovrebbero essere più ragionevoli e comprendere le difficoltà che l'Italia deve affrontare tutti i momenti del giorno (da sola) per cercare di disciplinare gli ingressi alquamto poderosi e massicci. I centri di accoglienza siciliani, a causa della infinita moltitudine di persone che sbarcano (senza soluzione di continuità) nelle coste siciliane, non sono adeguatamente strutturati per accoglierle decorosamente e nel rispetto delle norme sanitarie. E', obiettivamente, un disagio non più sostenibile.

La fuga dall'Africa delle sue genti, è una responmsabilità che ricade (tutta quanta) sulle sopalle dell'Occidente. Le politiche coloniali del passato sono state finalizzate allo sfruttamento di quelle terre a beneficio delle nazioni colonizzatrici. Inoltre, le nazioni occidentali (in particolare:Stati Uniti, Francia, Inghilterra e Italia) hanno fatto affari con i dittatori (favorandone anche l'ascesa al potere) vendendo loro armi e attrezzature militari, affinché accendessero focolai di guerra con le fazioni avversarie. Questo modo di amministrare e guidare un paese ha contribuito a impoverirlo e, con esso, ad affamare i popoli africani. L'Africa è distrutta dalle guerre interne tra le diverse etnie e dalla fame. Era inevitabile che la gente fuggisse dalla guerra, dalla carestia e dalla fame.

In Africa, per essere stata sfruttata da secoli dalle nazioni occidentali, la rabbia monta: estrazioni di diamanti, interessi legati all’energia e alle risorse naturali, l’hanno irreversibilmente impoverita. E perché mai queste risorse naturali non possono essere utilizzate da chi nasce e vive in quei luoghi da millenni? Perché gli africani, unico popolo al mondo senza desideri espansionistici, non possono vendere le loro risorse, come il “mercato globale” vuole?

 

 

 
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25 aprile 1945

Il 25 aprile 1945 l’Italia venne liberata dai nazifascisti con una lotta che vide fianco a fianco uomini e donne, del Nord e del Sud, di diversa estrazione sociale e fede politica. Dalla Resistenza è nata la Carta costituzionale della Repubblica Italiana per un rinnovato impegno contro ogni forma di fascismo.

Non solo il25 aprile di ogni anno, ma tutti i giorni dell'anno dobbiamo impegnarci a difendere i valori di libertà, conseguiti a seguito della lotta di liberazione. Da lì la democrazia italiana ha iniziato il suo cammino. Da quella data, sono passati settant’anni, e oggi l'Italia e la sua democrazia corrono grandi pericoli: subiscono i continui colpi del revisionismo storico e i tentativi di scrivere un’altra storia.

Per questo dobbiamo comtinuare a "resistere"; è più che mai necessario non abbassare la guardia o restare indifferenti. Dobbiamo mantenere vivo il ricordo della Resistenza e della Liberazione, affinché non sia mera celebrazione retorica o soltanto simbolica. Nelle nuove generazioni deve rafforzarsi l’amore per la libertà e l’impegno per i principi di giustizia sociale, per riaffermare i valori ricevuti in eredità: la solidarietà, la giustizia sociale, la tolleranza, e il riconoscimento dell’antifascismo e della democrazia come valori comuni.

Se la gran parte do noi  italiani sa cosa siano state: Resistenza e fascismo, cosa significhi essere tolleranti verso il diverso e chi la pensa diversamente, e se abbiamo rispetto per l'interlocutore, dipende, soprattutto, dalla nostra educazione". Comunque, a prescindere dalla educazione e cultura, noi italiani abbiamo bisogno (ne sono convinto) di un "coordinatore" e "noderatore" che ci guidi e ci richiami (costantemente) all'ordine, che svegli le nostre coscienze e ci ricordi la "Resistenza", dalla quale è nata la libertà conseguita col sacrificio della vita dei nostri avi, combattendo l'oppressore; e che ci ricordi di rispettare i valori della democrazia e di essere tolleranti verso il diverso.

La scuola pubblica (non quella privata), per definizione, è il luogo principe per far crescere nella mente e nel cuore dei ragazzi queste "culture" - non negoziabili - baluardo per la tenuta della libertà e del corretto vivere. Naturalmente, l'insegnante non deve influenzare, in alcun modo, il discente e portarlo verso le proprie convinzioni; i ragazzi devono essere lasciati liberi di assimilare i (veri) valori morali e di libertà.

Molti vecchi di oggi, pur avendo vissuto in famiglie che inneggiavano al fascismo, hanno maturato un'anima democratica e tollerante; il seme della violenza e dell'intolleranza non ha attecchito nei loro cuori.

 
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Strage di migranti nel Canale di Sicilia

Post n°983 pubblicato il 20 Aprile 2015 da Aldus_r

Al fine di salvare il maggiore numero possibile di migranti in difficoltà, Mare Nostrum era meglio di Triton. Mare Nostrum, lanciata il 18 ottobre 2013 dal governo Letta, aveva il compito di porre fine alle stragi di migranti proventi dall'Africa; i convogli erano attrezzati adeguatamente per il soccorso in mare e di quanto necessario al nutrimento e alla sussistenza di un grande numero di persone. L’operazione Triton, avviata il primo novembre 2014 e guidata dall’Unione Europea tramite Fontex (l’agenzia europea di controllo delle frontiere), non ha il compito di salvare vite umane, ma deve (soltanto) controllare i flussi nel mare Mediterraneo; offre una minore efficacia nella lotta al traffico di uomini dalle coste nordafricane a quelle italiane e un indebolimento delle operazioni di soccorso e ricerca dei migranti. In sostanza, Triton, non ha contribuito a ridurre né il numero degli sbarchi né quello delle vittime dei viaggi della speranza.
Come abbiamo appreso e continuiamo (giornalmente) ad apprendere dalle cronache, l'operazione Triton, anziché ridurre i naufragi, con conseguente strage di persone, li ha accresciuti. Come è facile comprendere, al punto in cui siamo giunti, la situazione è (ormai) gravissima. Siccome l'esodo dall'Afrìca non è possibile contenerlo e neanche arrestarlo in alcun modo, è urgente che la Ue guardi in faccia la realtà e si attivi; ripristini Mare Nostrum e avvii un corridoio umanitario, affinché questa gente che fugge dalla fane e dalle guerre, sia accolta decorosamente e ospitata da tutte e 28 le nazioni che compongo l'Unione europea. 
Quessto, a mio avviso, bisogna che la Ue faccia, mettendo da parte egoismi e naziomalismi.

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/04/20/news/naufragio_a_sud_della_sicilia_morti_tra_700_e_900_migranti_le_salme_a_malta_superstiti_attesi_a_catania-112381134/?ref=HRER3-1

 
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Riflessione su mercato del lavoro e globalizzazione dei mercati

Post n°982 pubblicato il 06 Marzo 2015 da Aldus_r
 

 Negli ultimi trent'anni il tessuto industriale italiano si è a poco a poco sfaldato e impoverito a causa di una legislazione fiscale e del lavoro inadeguate alla globalizzazione dei mercati. Gli imprenditori, non trovando conveniente investire nelle proprie aziende, hanno diversificato gli investimenti dei profitti conseguiti in altri settori, preferendo il settore finanziario o delocalizzando all'estero. In regime di libera concorrenza, e con la globalizzazione dei mercati, sopravvivono le aziende meglio organizzate, con in catalogo prodotti tecnologicamente avanzati, affidabili e altamente competitivi; tutti gli altri imprenditori che non riuscissero ad aggiornare e a far crescere le loro aziende per incompetenza o poca professionalità sono destinati a morire. Pertanto, in Italia, e non solo nel nostro Paese, è stato necessario aggiornare la legislazione fiscale e del lavoro, per adeguarle alle nuove sfide. Altrettanto è necessario che faccia la forza lavoro: professionalizzare le proprie competenze e offrirle al mercato del lavoro. Tutti coloro che rimarranno fuori dal mercato primario - per scarsa o insufficiente professionalità - dovranno accettare qualsiasi lavoro (con relativo ricambio del personale) che sarà loro offerto dal mercato secondario, retribuito a basso salario.

 
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Riflessione intorno alla vecchiaia

Post n°981 pubblicato il 06 Marzo 2015 da Aldus_r
 

La vecchiaia non ha affatto inizio allorquando in tram ci si sente dire: "le cedo il mio posto, la prego di accomodarsi", e neanche quando il portiere dello stabile in cui abitiamo si offre di aiutarci a portare la valigia o un qualsiasi altro bagaglio pesante. 
Infatti, quelle pochissime volte che le mie orecchie hanno sentito simili offerte, ho puntualmente rifiutato, ringraziando.
Non sono le rughe che solcano (per quelle non possiamo farci nulla!) il nostro volto che ci fanno pensare e ritenere d'essere diventati vecchi. 
La vecchiaia inizia col sopraggiungere di malattie fisiche e mentali che non ci consentono di guarire. 

"Mens sana in corpore sano", sono le condizioni essenziali per vivere al meglio tutte le stagioni della vita, e per sconnfiggere (psicologicamente) l'invecchiamento biologico.

Pertanto,soltanto progettando il futuro, coltivando interessi e letture(cibo per la mente) e praticando costante attività fisica (con particolare riguardo al sistema cardio-vascolare), si consente alla mente e al fisico di rimanere relativamente giovani; e di vivere - insomma - guardando avanti, in autonomia, in allegria e serenità.

L'ottimismo della volomtà deve prevalere (sempre) sul pessimismo della ragione.

 

 
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Olivetti, la fine di un sogno

Post n°980 pubblicato il 09 Febbraio 2015 da Aldus_r
 

E' sempre bene ricordare i fasti della Olivetti al tempo di Adriano, il quale succedendo al padre Camillo la pottò ad essere la più grande industria di macchine per l'ufficio d'Europa. Alla sua inaspettata e omprovvisa scomparsa succedettero, e lo sostituirono alla guida dell'Azienda, parecchi uomini (De Benedetti, Collaninno, Passera, etc..) appassionati di finanza spregiudicata (si sono dimostrati degli "squali" per l'industria di Ivrrea) che la condussero alla sua inesorabile, indecorosa, ingloriosa e tragica fine.

Io, per mia fortuna. non ho vissuto l'agonia della Olivetti, avendola lasciata per incompatibilità di visione dell'indirizzo commerciale che l'Ing. De Benedetti aveva imposto all'Azienda. 

Chi di voi abbia vissuto il lento morire dalla Olivetti, gradirei raccontasse le proprie esperienze affinché io e tutti noi si possa meglio comprendere.

Grazie!

 

 
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