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Creato da: visestis il 01/05/2005
Le cose di questo mondo viste in controluce con i mass-media e con la pubblicità

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UN'ALTRA COSA CHE NON MI E' CHIARA

Post n°1952 pubblicato il 20 Agosto 2014 da visestis

La cosa che mi lascia perplesso è che sui nostri mercati i prezzi sono bloccati, quando non addirittura in calo. Pensavo che fosse una cosa buona, soprattutto perché non c’erano i famigerati aumenti, e invece mi sbagliavo: la definizione degli esperti è questa, lapidaria come solo loro sanno fare: la variazione dell’inflazione pari a -0,1% significa di fatto che l’economia è ferma, immobile; lo “zero” di Milano, la città che una volta era il traino dell’Italia, il segno meno a Roma e in città del nord come Reggio Emilia che fino a pochissimi anni fa erano i motori dell’Italia, segnala che la crisi è penetrata nel profondo del sistema Paese.

E viene aggiunto che abbiamo ben dieci città in “deflazione”, dieci città dove i consumi sono talmente crollati da far calare i prezzi, che rappresentano una trappola mortale, quella della “deflazione” il che significa che gli acquisti sono fermi, con la conseguenza che  chi produce rallenta o si blocca e quindi il lavoro diventa a rischio e, purtroppo, aumenta il numero di chi perde il posto e la carenza di soldi in casa, spinge a non consumare; come si vede, un vortice mortale, una situazione in cui non si vede via d’uscita.

Io, da bravo uomo di campagna, con moderato livello di studi e con conoscenze acquisite nel corso di una vita lunga e logorante, mi permetto fare alcune osservazioni in materia; anzitutto non mi sarei mai aspettato che il problema base della nostra economia fosse quello degli aumenti dei prezzi, condizione senza la quale la nostra economia – ma credo anche quella degli altri Paesi -  è destinata al fallimento.

Sinceramente la cosa non è stata spiegata molto bene, almeno per i poco esperti come me, ma soprattutto mi viene in mente il fattore opposto – quello degli aumenti costanti dei prezzi - che diventa un elemento trainante dell’economia.

Chi l’avrebbe detto!!

Eppure, quando si vuole presentare una nazione “alla frutta”, si prendono alcuni elementi base e si estremizzano: uno di questi elementi è l’aumenti costante e violento dei prezzi al consumo, situazione che toglie automaticamente ”potere d’acquisto” alle persone a reddito fisso, cioè alla stragrande maggioranza della gente.

Poi mi chiedo: ma se nonostante il blocco degli aumenti e addirittura il calo dei costi, i nostri consumi sono in calo, come si potrà raddrizzare la barca? Cioè, mi spiego meglio:  con i prezzi bloccati o addirittura in  calo, anche gli ottanta miseri euro “donati” da Renzi possono avere un significato; o no??

Mi chiedo ancora: come si può dare la colpa a questa specie di deflazione se la spesa domestica, quella classica che coinvolge le nostre famiglie, continua ad andare indietro e si chiedono interventi per farla ripartire? Non credo che tra gli interventi richiesti si includa anche “un aumento dei costi”, altrimenti non mi raccapezzo veramente più.

Quindi, se i prezzi scendono vuol dire che nessuno compra più come prima; e se nessuno compra nessuno vende; e se non si vende si licenzia; e se si licenzia non si consuma ; la spirale negativa diventa inarrestabile e tremendamente pericolosa per tutti;  mi sembra tutto così semplice e chiaro che mi sto scervellando nel pensare “ma dove sbaglio?”.

E per concludere una battuta: uno degli slogan pubblicitari di maggior richiamo è “il sottocosto”, sistema che il negoziante applica alle sue strategie di vendita; nella mia città c’è addirittura una struttura commerciale che si chiama “sottocosto”; che facciamo? Le chiudiamo d’autorità perché forniscono un cattivo esempio?!

 
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MASSACRI IN IRAQ

Post n°1951 pubblicato il 18 Agosto 2014 da visestis

Tutto l’occidente era convinto che l’uccisione di Saddam Hussein avesse sistemato ogni questione nel martoriato Iraq. E invece una situazione ancora peggiore è al momento quello che aspetta i cittadini irakeni e la nuova classe politica che governa il paese.

In pratica il Paese è da un po’ di tempo in mano ad una famigerata milizia jiadista – sembra di matrice di Al-Qaeda – diretta da al-Baghdadi, leader dell’ISI, esercito  che aspira a rimettere in piedi uno stato islamico del Levante, il vecchio e celebrato califfato.

Sembra che questa sorta di “pulizia religiosa” sia cominciata a  Mosul, dove un ristoratore è stato fustigato perché aveva aperto il locale in pieno Ramadan e ancora a un Iman sono state inflitte settanta frustate perché aveva ripetuto dal minareto della Moschea lodi aggiuntive al Profeta prima dell’appello alla preghiera.

Quindi, pare evidente che questa “pulizia religiosa” non riguarda solo gli sciiti, ma tutti quelli che non la pensano come l’Isis e che vengono considerati di conseguenza “infedeli”.

Comunque, un mese e mezzo fa i primi ultimatum ai cristiani che abitavano nella zona; l’Isis agisce così: prima avverte, poi minaccia e infine ammazza; a Mosul le porte delle case abitate dai cristiani sono state segnate di rosso, poi sono stati tolti i rifornimenti di cibo e acqua, quindi è stato chiesto loro di pagare una tassa se non si fossero convertiti all’islam; infine l’ultimatum: o la conversione o la morte; è da quel momento che i cristiani hanno iniziato la grande fuga da Mosul.

Ma adesso, insieme ai cristiani, ci sono gli yezidi nel mirino degli jiadisti: in Iraq sono 200/mila, quasi un terzo di questa religione che in tutto il mondo conta 500/mila fedeli.

Ma chi sono gli yazidi? Dalle notizie che trapelano in occidente, sono una minoranza curdofona (cioè di origine curda), seguace di una religione pre-islamica, in parte derivata dallo zoroastrismo.

Quella yazidica è una delle religioni più antiche a memoria d’uomo, vecchia di almeno 4.000 anni, al punto da essere definita “il museo dei culti orientali”. È praticata da circa mezzo milione di persone, in primo luogo in Iraq, ma anche in Siria, Turchia, Georgia, Armenia e Iran.

Non è dato sapere il motivo per cui gli jjadisti  se la sono presa prioritariamente con gli yazidi, per poi passare a dare la caccia ai cristiani; questi ultimi sono fuggiti dalle loro case e si sono incamminati verso una fuga senza molte speranze: migliaia di persone tra cui bambini, morti di fame e di sete; donne sequestrate e violenze di ogni tipo.

Ovviamente uno dei primi a prendere posizione è stato il Papa il quale ha urlato: “non si porta l’odio in nome di Dio, non si fa la guerra in nome di Dio”; e questo è sacrosanto, specie se ognuno di noi fa una breve riflessione e, partendo dalle Crociate, scopre l’odio che è stato versato nel Mondo; e tutto questo in  nome di un Dio, adorato da qualcuno ma non da tutti.

L’inviato del Papa, ha affermato che “la questione centrale è che i nostri cristiani hanno il diritto nativo di stare in queste terre dove loro vivono da sempre”.

Ma questi Jiadisti chi sono? Anzitutto diciamo che sarebbero ben 100/mila individui, dei quali almeno 3/mila sono stranieri provenienti anche dall’Europa; il movimento nasce  dalle cellule di al Qaeda durante la guerra del Golf, ma a ingrossarne le fila ci sono molti giovani musulmani arrivati dall’estero.

 
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RITORSIONI RUSSE

Post n°1950 pubblicato il 16 Agosto 2014 da visestis

Nella vicenda Ucraina-Russia, anche gli USA e l’Europa hanno voluto ficcare lo zampino, certi che ci avrebbero guadagnato qualcosa; invece sembra proprio che non ci guadagneranno proprio niente.

Anzitutto diciamo che l’Ucraina è stata “da sempre” patrimonio della Russia, anzi, se ricordate, veniva chiamata “il granaio dell’URSS”; questo movimento di filo-russi non sappiamo bene se è teleguidato oppure spontaneo, ma comunque sia, sta creando molti problemi.

L’occidente – U.S.A. ed Europa – ai primi accenni di violenza imputabili (dalla stampa occidentale) alle truppe di Putin, ha emanato una serie di blocchi di beni e servizi che transitavano tra l’occidente e la Russia.

Logica ha voluto che la Russia facesse analoga ritorsione, bloccando una serie di importazioni di alimenti da USA e Europa; ovviamente chi ci ha rimesso è stata quest’ultima e, in particolare le nazioni più votate alla cultura dell’alimentazione, cioè Francia e Italia.

Lasciamo da parte la Francia e i suoi vini e formaggi e vediamo cosa è successo in casa nostra: si comincia con le nostre eccellenze del gusto, in particolare parmigiano e prosciutto; sono entrambi dei mercati da numeri ancora relativamente modesti, ma in fortissima espansione: nel 2013 sono stati spediti in Russia 25 mila prosciutti per un fatturato di 2,5/milioni di euro, in aumento del 70% rispetto all’anno precedente e la stessa percentuale di crescita si è avuta anche nel primo semestre del 2014, tant’è vero che la previsione per il 2014 era quella di arrivare a toccare i 3,5/milioni di euro.

L’altra eccellenza è il parmigiano reggiano: nel 2013 abbiamo esportato in Russia 10.800 forme per un importo di 5,8/milioni di euro; in quel paese si è registrato un incremento del 20% annuo.

Per entrambi questi comparti, il buon andamento delle vendite in Russia servivano a puntellare un mercato interno sempre più traballante; adesso che  non avremo più il puntello straniero come andrà a finire?

Diamo una cifra globale del giro d’affari annuale rappresentato dalle esportazioni di prodotti agroalimentari in Russia; si tratta di 700/milioni di euro l’anno, per cui il blocco dei cibi europei rischia di creare un danno enorme al nostro Paese.

Il blocco delle esportazioni alimentari verso la Russia, sembra aver generato il contrario di quello che ci si aspettava: l’esplosione di un orgoglio patriottico molto forte, impregnato di nazionalismo e con evidenti accenti sciovinisti; questo sentimento è proporzionato alla consapevolezza sempre più diffusa tra la popolazione, di essere vittime di un atteggiamento oltraggioso da parte degli USA e dell’Ue; le sanzioni vengono vissute come un affronto inspiegabile, un’offesa che aggredisce la dignità della Russia.

Una giornalista russa, non sempre tenera con il potere, si scaglia contro coloro che hanno deciso le sanzioni e afferma: “che cosa credono! Abbiamo resistito alla “blokada di Leningrado”, superando sacrifici immensi e dovremmo avere paura di qualche sanzione?” E così l’accostamento con la grande guerra unisce tutti!!

Insomma, prima ancora di conoscere quali saranno gli sviluppi della crisi ucraina, nella società russa sembra emergere lo stato d’animo bellicoso di chi non è disposto a subire ricatti o minacce basate su manipolazioni della realtà.

Speriamo bene, ma non mi sembra una vicenda avviata molto bene!!

 
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SEMPRE PIU' SORPRENDENTE

Post n°1949 pubblicato il 14 Agosto 2014 da visestis

La vicenda Alitalia sembra giungere al capolinea, anche se ancora ci sono dei dettagli da sistemare; il primo è quello degli esuberi – in massima parte riguardanti il personale di terra – e poi ci sarà la firma dell’accordo con gli arabi di Etihad.

Il personale di terra ha risposto alla situazione a dir poco precaria, con un sistema che rasenta il reato: i sindacati hanno preannunciato l’invio di certificati medici in modo che i lavoratori si asterranno dal lavoro ma lo faranno “per malattia”.

Questo problema degli esuberi, che mi sembra appaia in ogni trattativa con aziende straniere, mi lascia perplesso: come mai, l’Alitalia aveva questa gran massa di personale in esubero? Chi l’aveva “costretta” ad assumere queste persone anche se non servivano nel suo organico?

Un altro sistema che lo stesso personale promette di mettere in campo è il cosiddetto “sciopero bianco”, in cui ogni lavoratore si muove con grandissima lentezza, accentua le pause per “andare in bagno”, insomma cerca di infastidire quanto è possibile la struttura padronale.

L’obiettivo è sempre quello: creare fastidi all’azienda e protestare contro l’accordo che prevede licenziamenti consistenti (comunque ben assistiti); forse i sindacati che assistono questi dipendenti non si rendono conto che all’accordo con Etihad non ci sono alternative, se non una: portare i libri di Alitalia in tribunale e aprire la procedura di fallimento, strada piena di insidie, una delle quali è sicuramente la fine che farebbero in questo caso le liquidazioni del personale, anche perché è escluso che lo Stato possa intervenire caricandosi sulle spalle il fardello Alitalia, per due ordine di motivi: il primo è che non ci sono i soldi occorrenti per sistemare la compagnia di bandiera e il secondo è l’opposizione che Bruxelles farebbe in modo netto ad ogni tipo di intervento che verrebbe considerato assistenzialismo.

Ma tornando allo “sciopero selvaggio”,  i frequentatori dello scalo romano e milanese, sanno che nasce da una sorta di malcostume che proprio nei dipendenti dell’Alitalia ha avuto, negli anni passati, i protagonisti più insensati; anni segnati da decine e decine di scioperi improvvisi, non preannunciati e che non avevano alcuna ragione se non quella di difendere i privilegi mai neppure sognati dagli altri lavoratori italiani.

Diciamo la verità: l’Alitalia è stata per anni una specie di isola felice e piena di comodità per i lavoratori e molto meno per i viaggiatori, verso i quali è sempre stato manifestato un forte disprezzo, quasi che fossero dei disturbatori della tranquillità del  lavoratore.

Quei tempi, per la verità, sembrano essere finiti; i dipendenti Alitalia fingono di non accorgersene e sperano in un colpo di scena all’ultimo minuto, ma non ci sarà alcun colpo di scena: come è stato detto a chiare lettere, al di fuori di questo accordo con Etihad c’è una sola eventualità, quella di portare i libri in tribunale e questo, i lavoratori dovrebbero saperlo bene, sarebbe un durissimo colpo per loro e le loro famiglie.

Da ogni parte, ad ogni livello, sia politico che tecnico, si continua a ribadire che possiamo considerare un vero e proprio miracolo il fatto di aver trovato questa grande compagnia aerea che ha deciso di entrare in società con Alitalia.

Intanto, in previsione della paventata manifestazione promessa dai sindacati, il Ministro Lupi è stato categorico: “si parla di certificati di malattia di massa per il personale di terra di Alitalia; se tutto ciò fosse vero non sarebbe né accettabile né tollerabile; ho chiesto al Ministro della Salute di attivarsi per provvedere a tutti i controlli del caso”.

Speriamo bene!!

 
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NON CAPISCO

Post n°1948 pubblicato il 12 Agosto 2014 da visestis

Direte: cavoli tuoi! Ma come al solito, quando c’è qualcosa che si frappone con la mia conoscenza, mi piace interpellare anche i miei amici lettori.

Dunque, il primo fatto avviene a Roma e, precisamente, alla Camera dei Deputati; nel caso che sto per esporre, il protagonista non è un politico ma un normale impiegato, uno di quelli che – giorni addietro – è stato presentato come un fruitore di stipendio da nababbo.

Ebbene, questo signore – di professione barman alla mensa di Palazzo San Macuto, una delle sedi distaccate di Montecitorio -  si è messo una maschera di carnevale sul volto e, coltello seghettato in mano – si è presentato all’Agenzia del Banco di Napoli, interna agli uffici parlamentari e ha ingiunto all’impiegata di consegnargli i soldi presenti in cassa (11/mila euro).

Quindi si è diretto verso una banca di periferia dove ha fatto un bonifico di 4/mila euro a favore della  moglie; il resto (7/mila euro) gli è stato trovato in tasca dagli agenti della Polizia della Camera che l’hanno bloccato dopo poco.

L’uomo ha fatto questa dichiarazione: “ho fatto una cavolata, non volevo, ma ero disperato e non avevo neanche i soldi per pagare le bollette”.

E ora come si fa? Chi mai avrà il coraggio di tagliare i costi della politica se poi questi sono i risultati?

Per la verità e, soprattutto, per la precisione, il signore in questione è un dipendente della società “Milano 90” che fornisce servizi di pulizia, assistenza e catering nei palazzi della Camera e attualmente lavora con un contratto al 50% dello stipendio dopo che l’azienda era stata falcidiata dai tagli ai costi della politica; un dubbio: non sarà che vengono tagliati gli “esterni” e non gli “intoccabili interni”?

Sempre a Roma, sta accadendo un’altra storia di quelle da raccontare: i lavoratori di terra dell’Alitalia si sono messi in agitazione realizzando uno splendido sciopero selvaggio chiamato “valigia selvaggia”, in virtù del quale i bagagli dei signori viaggiatori non venivano movimentati dagli addetti ma ammassati in un padiglione e sulle piste, per cui i viaggiatori dovevano cercarseli e portarseli a casa.

Il primo commento dei malcapitati viaggiatori è stato: “staranno anche arrivando gli arabi, ma Alitalia è sempre la stessa”, come dire che i nostri difetti – cialtroneria e pressapochismo – non ce li leva nessuno.

Secondo le stime dei viaggiatori, almeno un bagaglio su 3 è andato perduto nei due giorni di protesta e di assemblee spontanee del personale; sarà poi la pratica burocratica che – forse – farà rinvenire il bagaglio, altrimenti, “ciccia” come si dice a Roma.

Concludo con un’ultima notizia: ricordate il “prode” comandate Schettino, quello  – tanto per intendersi - che venne apostrofato con la celebre frase “torni a bordo, cazzo”; ebbene, il sullodato comandante è stato ospite all’Università La Sapienza dove ha parlato per circa due ore sul tema “gestione del controllo del panico”.

Sembra che il pubblico – studenti e insegnanti – abbiano apprezzato l’intervento di Schettino che ha illustrato in particolare la componente umana in situazione del genere; “d’altronde ho viaggiato in ogni mare del mondo; so come ci si comporta in casi del genere, come bisogna reagine quando ci sono equipaggi di etnie diverse”; insomma, sembra che il pubblico sia rimasto ben impressionato del novello “professore” e lo abbia applaudito. Contenti loro!!

 
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