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Creato da: visestis il 01/05/2005
Le cose di questo mondo viste in controluce con i mass-media e con la pubblicità

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CONTINUA L'OPERA DI PAPA FRANCESCO

Post n°1754 pubblicato il 19 Giugno 2013 da visestis

Papa Francesco continua l’opera di riforma della Chiesa, annunciata all’indomani della sua elezione e continuamente indicata nelle sue prolusioni.

La sua idea fissa è quella di smantellare la Curia Romana, con tutti i centri di potere e tutte le malelingue che vi albergano; Francesco ha fatto capire che non si limiterà al consueto avvicendamento ai vertici dei dicasteri, ma la commissione cardinalizia – da lui costituita ad hoc – studierà accorpamenti di funzioni ma anche stroncature.

Nel frattempo continua l’opera di depotenziamento del potere romano in favore delle singole conferenze episcopali e degli ordini religiosi; così, dopo aver tolto alla Segreteria di Stato la gestione dei rapporti con la politica e le istituzioni italiane, sta ora cercando di colpire al cuore la macchina di potere vaticana: quella Congregazione per la dottrina della fede, un tempo Sant’Uffizio, che dal 1542 vigila sul rispetto del magistero della Chiesa e suon di scomuniche e di ammonimenti.

L’attacco è stato scagliato alcuni giorni fa, quando il Papa ha ricevuto in udienza privata i vertici della Clar (Confederazione latinoamericana dei religiosi); in quell’occasione il Santo Padre avrebbe parlato non solo di due problemi che hanno fatto un gran botto – corruzione e lobby gay in Vaticano – ma avrebbe anche invitato i monaci ed i frati ad “avanzare verso nuovi orizzonti andando verso i poveri e i nuovi soggetti emergenti nel continente”; ed ha aggiunto che non si dovranno lasciare intimidire dai cartellini gialli del Sant’Uffizio: “anche se vi arriverà una lettera dalla Congregazione per la dottrina in  cui si afferma che avete detto questo e quello, non preoccupatevi; spiegate quello che dovete spiegare, però andate avanti, aprite porte, facendo qualcosa là dove la vita vi chiama. Ed ha concluso “preferisco una Chiesa che si sbaglia per fare qualcosa, ad una che si ammala per rimanere rinchiusa”.

Da notare che non esistono registrazioni dell’incontro del Papa con la Clar, ma solo una sintesi messa in rete sul sito cileno “Reflexion y liberation”, molto vicino alla Teologia della liberazione, ma fa molto “rumore” l’assenza di una smentita ufficiale su indiscrezioni così forti pervenute attraverso il web.

A proposito della lobby gay in Vaticano, Don Paolo Farinella, prete ribelle di Genova, spara a zero: “sulla lobby gay il Papa scopre l’acqua calda, ma parla il linguaggio della verità” ed alla trasmissione radiofonica “La Zanzara” ha aggiunto che “lo possono avvelenare; non è al sicuro lì dentro e già adesso è abbastanza isolato; rischia la vita”.

Ma il nostro Francesco si è messo in luce per un’altra cosa: ha annunciato che firmerà con il suo predecessore Ratzinger, già Prefetto del Sant’Uffizio, un’enciclica scritta a quattro mani: “Benedetto l’ha cominciata e l’ha portata fino ad un certo punto e poi  me l’ha affidata; è un testo molto forte” è stato il commento di Francesco.

Il Papa ha poi annunciato che approfitterà del mese di agosto, quando rimarrà in Vaticano mentre monsignori e cardinali sono in vacanza, per scrivere un altro documento sulla evangelizzazione e potrebbe usare quel tempo anche per imbastire la riforma della Curia e dello Ior: entrambe sono questioni che ha molto a cuore e sembra determinato ad andare fino in fondo.

Ed ha anche annunciato un punto che gli sta molto a cuore: “oggi tanti cattolici non si sposano, convivono, il matrimonio è provvisorio: è un problema serio”; su questo, come su altri problemi, il Papa sembra deciso a prendere provvedimenti, ma pur essendo determinato, non ha fretta, vuole capire, approfondire, poi deciderà. ma da solo, forse con l’”alleato” Benedetto XVI.

 
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EROI CHE NON INTERESSANO

Post n°1753 pubblicato il 17 Giugno 2013 da visestis

Ricorderete che nei giorni scorsi l’attentato ad una nostra base in Afghanistan ha provocato la morte di un nostro soldato – il capitano La Rosa – colpito da una rudimentale bomba a mano lanciatagli contro.

Fu annunciato dai talebani che l’attentatore era un ragazzino di 12 anni, ma le autorità smentivano questo particolare, riconducendolo sotto l’egida delle “pubblicità” (bambino contro militare).

Ebbene, adesso si è appreso dall’inchiesta che stanno conducendo i carabinieri in Afghanistan, che l’attentatore “dovrebbe essere” (strana allocuzione) un giovane di 20 anni che è stato anche catturato dalle nostre forse armate; il giovane ventenne avrebbe goduto della complicità di un poliziotto afgano e questo la dice lunga sulla tragica situazione che esiste in quel disgraziato Paese.

Il nostro Ministro della Difesa, “nuovo” del mestiere, ha subito avvertito l’esigenza di presentarsi in Parlamento per riferire le novità circa l’atto terroristico in cui ha perso la vita un nostro compatriota – subito battezzato “eroe” – e, in buona fede, credeva che le sue parole fossero attese dai rappresentanti del popolo che siedono in Parlamento; e invece l’aula – che in altri tempi venne definita ”sorda e grigia” – era semplicemente vuota, con rarissime presenze di disattenti parlamentari affaccendati a leggere il giornale o altre pubblicazioni.

A commento della pochezza della presenza in aula, il ministro ha rivolto alla presidente Boldrini questo discorsetto: “ a chi dovrebbe guardare la politica in Italia se non a un uomo come La Rosa per ricomprendere l’ampiezza e la profondità delle proprie ambizioni e la grandezza della vocazione cui siamo chiamati?”.

La Boldrini ha replicato che quella mattina erano previsti diversi lavori in più commissioni, ammettendo che è urgente una diversa organizzazione delle attività; non ci è stato segnalato il numero dei presenti nella varie commissioni, ma forse è “un segreto” che non può essere svelato.

Comunque, facciamo un piccolo passo indietro e vediamo come il ministro ha commemorato l’evento; le sua frasi erano intrise di retorica; magari a qualcuno piace, ma ad altri no, in quanto non amano ricordare l’”eroe”.

Diceva Brecht “beati quei popoli che non hanno bisogno di eroi” e in questo c’è molta verità; io – a proposito dell’episodio in questione – vorrei aggiungere che i signori parlamentari non hanno assistito alla comunicazione del ministro in quanto “non l’hanno ritenuta interessante e neppure utile alla loro carriera” e non perché erano in varie commissioni, impegnatissimi a sistemare il declino dell’Italia. Se poi ci siano riusciti, questo è un altro discorso.

A proposito dell’imbarazzo che crea “l’eroe”, vi racconto un piccolo fatto accaduto vicino alla mia città: viene inaugurato un cippo per onorare un soldato – anch’egli bersagliere come La Rosa – al quale veniva concessa la Medaglia d’Argento; il nome  dell’eroe però non appare sul monumento, perché avrebbe creato dissidio con l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani) in quanto il padre dell’eroe era stato, in tempi lontani, un fascista della prima ora”.

E quindi si potrebbe anche “rovesciare la frase di Brecht  e dire: “sciagurati quei popoli che hanno gli eroi ma si vergognano di onorarli”.

Tornando all’assenteismo dei nostri deputati, sarebbe interessante conoscere alcuni dati sulle loro presenze in aula e in commissione; è possibile??!!

 
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LA PAURA DEL FUTURO

Post n°1752 pubblicato il 15 Giugno 2013 da visestis

Un giovane che tra pochi giorni sosterrà l’esame di maturità, ha detto una frase che mi ha colpito: “ho una tremenda paura di rimanere disoccupato per molto tempo”; e, sia pure cambiando discorso, il giovane ha così concluso “basta con l’Unione Europea, basta con l’euro: solo così potremo risollevarci”.

Quindi il nostro giovane è “preoccupato” ed è anche molto “arrabbiato”, ma non so se potremmo definirlo un antieuropeista, quando afferma che l’Europa, o meglio questa Europa, è più una zavorra che una risorsa; adesso possiamo anche dire che questa condizione spirituale non è propria solo dei giovani ma anche dei “meno giovani”, cioè dei trentenne o quarantenni o, peggio ancora, cinquantenni che sono rimasti sul lastrico e dei quali “nessuno” in questo dannatissimo Stato, sembra preoccuparsi.

Chi sono queste persone che hanno una paura fottuta del loro futuro? A titolo esemplificativo, citerò le donne della Mabro di Grosseto, messe a casa, insieme agli operai della Thyssen di Terni ed ai lavoratori della Indesit di Fabriano, così come i tantissimi che vivono lo stillicidio della disoccupazione nelle aziende artigiane e commerciali, quelle strutture che vengono alla ribalta giornalistica o televisiva soltanto quanto qualcuno degli ex dipendenti si butta sotto un treno o da una campanile.

Dopo aver citato la frase del giovane “maturando”, riporto un’altra affermazione che forse è molto più preoccupante dell’altra: “senza prospettive per il futuro non resta che la rivolta”; autore di questa drammatica affermazione è stato addirittura Jacopo Morelli, presidente dei giovani industriali della Toscana; ed il presidente di Confindustria, insieme al ministro Saccomanni,  gli fa eco, ricordando che l’allarme sociale che questa situazione sta generando è “forse peggiore di quello del ‘29”.

E coloro che determinano le sorti del Paese che fanno? Sostanzialmente generano un sacco di chiacchiere, un fiume di chiacchiere, uno tsunami di chiacchiere: dibattiti, interviste, meeting, riunioni e via di questo passo; molti si chiedono perché, invece di chiacchierare non fanno le cose che servono; forse perché non sanno da che parte rifarsi e le idee, come dice una battuta popolare, sono poche e confuse.

Anzitutto quello che chiederei loro è una cosa semplice e complessa al tempo stesso: stare vicini alla gente, a tutti, giovani e meno giovani, per conoscere le varie e complesse situazioni che non sempre si assomigliano; e cercare di dare “il possibile” per alleviare la solitudine e la sofferenza di queste persone che al momento hanno un solo modo di sistemare la loro situazione:  il suicidio.

Ma nel continuare a “fare”, bisognerebbe saldare i debiti dello Stato nei confronti delle imprese, cercando un metodo per legare queste dazioni a ingressi di nuovi dipendenti; ovviamente senza farne un odioso ricatto!!

Per la verità il pagamento è partito, ma con un metodo che assomiglia tanto ad un lento sgocciolio che a tanti non basta per evitare la morte per sete. Quindi diamoci una mossa ed andiamo con i tempi almeno simili a quelli di Equitalia!!

Un’altra cosa che si è provato tante volte a “fare” ma nessuno c’è riuscito, sarebbe la scarnificazione della burocrazia, con netto e importante risparmio di uomini; e questi burocrati che sono un surplus come sistemarli? Utilizzarli in altri settori, senza guardare tanto per il sottile sul grado e la carriera di appartenenza, ma fissare un solo parametro certo: non i debbono rimetterci dei soldi, purché vadano a fare quello di cui la comunità necessita e quindi ben venga il funzionario del Catasto che va ad occuparsi di bambini handicappati (è solo un esempio). È chiaro il concetto?!

 
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GIOVANI E GIOVANISSIMI

Post n°1751 pubblicato il 13 Giugno 2013 da visestis

Sono loro i protagonisti di queste mie riflessioni (amare) e saranno loro (sicuramente) i protagonisti del nostro futuro; ebbene, cosa hanno combinato per essere balzati così prepotentemente alla ribalta?

A Desenzano uno studente 17enne entra a scuola con un fucine da caccia nascosto dentro una custodia per un “basso” e minaccia di aprire il fuoco a casaccio dalla finestra della sua aula. Cercano di calmarlo e lui si allontana dall’aula per andare in un’altra dalla quale ripete le stesse minacce; infine – ai carabinieri allertati dal Preside – si consegna tranquillamente, consegnando loro sia l’arma che le trenta cartucce che si era portato. Gli hanno chiesto le motivazioni del gesto e lui ha detto: “sparo su qualcuno perché voglio giustizia; nel mondo c’è troppo egoismo, troppa insensibilità; io sono una persona sensibile, sono un pacifista”. Alla faccia…!!

Il secondo esempio non parla di “uno” ma di “alcuni”: in una scuola elementare di Firenze, una banda di “bulletti” prende di mira un bambino di dieci anni, lo tortura, lo offende e infine lo lega ad una sedia per giocarci meglio; il ragazzo racconta la cosa ai genitori che intervengono con la Preside, arrivando addirittura a chiedere i danni alla scuola; la Preside così ha commentato l’episodio: “forse non si sono resi conto di aver superato i limiti”, come se atteggiamenti del genere abbiano dei “limiti” consentiti ed altri che superano il consentito. Ma mi faccia il piacere!!

Chiaro che i bulletti ci sono sempre stati, ma le autorità scolastiche (insegnanti e preside) debbono tutelare coloro che “non lo sono” e per questo diventano bersaglio dei violenti; in che modo? Sono ragazzini e quindi bisogna prima di tutto informare la famiglia che, quasi sempre, tenderà a dare ragione al figlio violento, ma anche loro sono da “educare”.

E adesso andiamo nel “pesante”, cioè nelle mani sporche di sangue: i primi che ebbero l’onore della ribalta furono i “fidanzatini” Erika e Omar che fecero letteralmente a fette la madre e il fratellino di lei; mentre il giovane è scomparso dalla ribalta, lei ancora cavalca l’evento e adesso è addirittura “libera” dopo soli 11 anni degli appena 16 che le erano stati inflitti per il massacro familiare.

La ragazzina è stata fotografata in varie “situazioni”, dalla partita di palla a volo ai concerti di chitarra ed all’equitazione; peraltro, il giudice di sorveglianza ha dichiarato che Erika non si è ancora “ravveduta” in quanto tra tutte le gioconde attività tese al suo recupero, non ha avuto il tempo materiale di riflettere sulla efferatezza compiuta.

Il percorso della ragazzina, infatti, l’ha vista per brevissimo tempo in galera e poi in comunità, fra musica, ippica, preti che si esaltano nell’opera di redenzione e giudici che decantano la buona condotta.

E si arriva così all’indulgenza plenaria concessa da una giustizia molto più spietata con i “pensionati” che rubano una scatola di tonno al supermercato che con le giovani che delinquono in tenerissima età.

L’ultimo caso di “fidanzatino” con le mani sporche di sangue è quello del giovanissimo che ha accoltellato la fidanzata poi ha preso una tanica di benzina e l’ha bruciata quando ancora non era morta; la vicenda, veramente allucinante per uno come me, si svolgerà con una giustizia che per i giovani  - e ancor più per i giovanissimi – ha un occhio particolarmente benigno e, grazie all’intervento di tanti sociologi e psicologi, alza il solito grido che a me appare come una sorta di resa incondizionata: “non bisogna punire ma rieducare!”. Ma fatelo se vi riesce!!

 
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FAR RIPARTIRE I CONSUMI

Post n°1750 pubblicato il 11 Giugno 2013 da visestis

La situazione della produzione industriale del nostro Paese continua ad essere fortemente preoccupante; ovviamente – almeno a mio giudizio – il calo dalla produzione è dovuto al crollo dei consumi, tornati in alcuni comparti al livello degli anni ’80, tanto da mettere in ginocchio la maggioranza delle imprese, in particolare quelle che sono concentrate sul mercato italiano.

Mi sembra che il governo attuale, ma anche quello precedente, non metta in relazione i due elementi – industrie e consumi – se non con elementi collaterali che difficilmente farebbero risollevare gli acquisti degli italiani.

Sicuramente l’azzeramento dellì’IMU a chi ha una sola casa di proprietà è una mossa auspicabile, soprattutto sotto il profilo della giustizia sociale, ma non applicarlo alle attività produttive è sbagliato sotto il profilo della situazione in cui va ad incidere questa mossa: le PMI (Piccole e medie imprese) debbono essere aiutate a stare in piedi e togliere loro qualsiasi balzello sarebbe cosa auspicabile per evitare il tracollo dell’azienda e quindi la fuoruscita dei lavoratori.

Ed in particolare, mi riferisco alle imprese che non possono, per tipologia di prodotto, esportare, come l’editoria, i supermercati, i concessionari di auto, ed altre; ecco, se possibile a questi comparti dovrebbe essere ridotta l’IMU o, meglio ancora, abolita.

Insomma, ricordiamoci che sono i consumi la vera chiave per ridare un po’ di ossigeno alle nostre imprese e quindi dobbiamo agire con molta cautela su coloro che potrebbero ancora “consumare”, alla faccia della crisi.

Alludo, in particolare, ai ceti medio alti che risentono in maniera molto limitata della crisi; ebbene, questi individui ormai spendono solo quasi interamente in Svizzera, Montecarlo e Francia, facendo collimare una bella gita con degli acquisti importanti che, per effetto del nostro redditometro, li getterebbe nell’occhio del ciclone.

Ed allora, ecco un’idea che non è mia, ma è già in funzione da sempre in altri Paesi, ad esempio negli Stati Uniti: consentire la deducibilità dalle tasse delle spese per beni durevoli (automobili, hifi, high tech, elettrodomestici importanti, arredamenti ed accessori per la casa) abbasserebbe indirettamente la pressione fiscale e diventerebbe così un incentivo a consumare.

La detrazione di tali acquisti da parte dei consumatori in più anni – sulla base del costo – e vincolata all’entità del reddito dichiarato, eviterebbe la diminuzione delle entrate tributarie ed anzi potrebbe addirittura farle aumentare.

Come accennavo sopra, in molti Paesi evoluti – USA compresi – la detrazioni di certi tipi di spesa è consentita da sempre; perché non tentare anche da noi la medesima operazione?

Forse perché il populismo imperante nel nostro Paese vedrebbe tale operazione come un regalo che viene fatto ai “ricchi”?

E invece, non è questo il modo per andare a toccare gli interessi delle persone agiate: essi, infatti, vanno a fare le spese di una certa rilevanza dove il fisco consente loro di compiere l’operazione senza nessun danno futuro; e sia chiaro che di Paesi che si comportano così, ce ne sono a bizzeffe nella nostra “puritana” (a parole)  Europa.

Insomma, la mia è solo un’idea: stante il continuo calo dei consumi, mi sembra condizione irrinunciabile cercare di stimolarli in ogni modo possibile; certo che se togliamo parti di introiti con tasse o altri balzelli, non possiamo aspettarci niente di positivo nel modo di affrontare il capitolo delle spese da parte dei consumatori.

 
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