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Creato da: visestis il 01/05/2005
Le cose di questo mondo viste in controluce con i mass-media e con la pubblicità

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MA CHE CACCIA E' QUESTA?!

Post n°1938 pubblicato il 23 Luglio 2014 da visestis

Anzitutto mi scuso per aver saltato una settimana circa di contatto con i miei lettori, ma ho trascorso questo tempo in un ospedale dove mi è stata sistemato un aneurisma all’arteria femorale che ancora non mi permette una deambulazione corretta; spero comunque che in una decina di giorni mi dovrei rimettere completamente.

Ma veniamo all’argomento odierno: premetto di non essere mai stato – e mai lo sarò – un appassionata della caccia, tant’è vero che di questo argomento l’unico episodio che ricordo è quello di alcuni decenni fa, quando ci trovavamo in campagna, io e mio figlio (allora piccoletto), e un indigeno insisteva per condurci a caccia; il giovanissimo figliolo cedette e fu condotto via all’alba; ritornò verso l’ora di pranzo e alla mia richiesta ”come è andata?” mi rispose con un significativo “benissimo, neppure un ferito!”; evidentemente faceva il tifo per gli uccellini!!

Quindi non riesco ad afferrare la bellezza della “poesia della caccia”, ma soprattutto non  capisco e non riesco a tollerare la barbarie dell’uso degli uccelli da richiamo usati per incastrare i propri simili e che in questo modo vengono attirati e più facilmente uccisi.

Dunque, come funziona questa ennesima sconcezza inventata dall’uomo che si sente superiore a ogni altro essere vivente con cui convive; con grandi reti si catturano allodole, merli, tordi, pavoncelle ed altri uccellini similari che vengono tutti rinchiusi in gabbiette, tenuti per mesi al buio in magazzini e sottosuoli, in modo da stravolgere la loro percezione delle stagioni.

Riportati all’aperto, i piccoli “sequestrarti” credono che sia primavera e cantano, così la loro voce diventa un subdolo richiamo per gli stormi in migrazione che si abbassano sulle doppiette in agguato, provocando un fuoco di sbarramento molto simile alla battaglia d’Inghilterra.

Ovviamente, se ci riflettiamo un momejnto0, vediamo che tutto questo è “normale”: siamo il paese che detiene il record mondiale delle truffe: finanziarie, alimentari, sui rifiuti,  pensionistiche e sanitarie, e potrei continuare.

Potevano mai le allodole  sottrarsi al più vile e ignobile tra i raggiri assurti a sport nazionale?

Certo che è veramente facile delinquere in un paese dove lo Stato affronta il sovraffollamento delle carceri svuotandole surrettiziamente, anziché costruirne di nuove. E offre sconti di pena e permessi premio all’omicida ma è inflessibile con chi spara per difendersi; un paese dove uno dei popoli più rissosi del pianeta viene sostenuto da una allucinante densità di avvocati (ce ne sono più a Roma che in tutta la Francia) i quali hanno lo scopo preciso di paralizzare la Giustizia ricorrendo in Cassazione anche se il bucato del terzo piano sgocciola sui davanzali del secondo.

Come si può vedere, l’infamia delle allodole usate come esche ci porterebbe lontano, si potrebbe “paragonare” con altre cose, ma purtroppo in Italia tutto fa capo ad una maggioranza silenziosa o appena brontolante, il che fa il gioco di minoranze spregiudicate, ciniche, spesso sempre più criminali.

Le menti più perversamente raffinate del mondo si concentrano qui, dove nel momento in cui si progetta l’EXPO o il MOSE, subito si inventa un sistema di mazzette e conti truccati e quando vedo i responsabili in manette, ricordo di averli già visti anni addietro; e allora si pensa di poter fare qualcosa per mettere in piedi un sistema meno canagliesco per la caccia degli uccelli? Ma mi faccia il piacere!!

 
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ZIBALDONE N.7

Post n°1937 pubblicato il 16 Luglio 2014 da visestis

Le notizie che mi hanno colpito in questo periodo sono tre e spero che colpiscano anche i miei amici lettori.

LA PRIMA riguarda un paio di incidenti che hanno messo a dura prova i miei nervi; facciamo un passo indietro: ricorderete che ho detto tempo addietro che io soffro di vertigini; ebbene, in questi ultimi tempi sono accaduti degli eventi che – per il solo fatto di leggerli – mi hanno messo in difficoltà.

Il primo riguarda un eurostar bloccato nel tunnel della Manica con 382 passeggeri e alcuni automezzi; il problema sembra essere dipeso da un guasto elettrico e così i passeggeri sono stati evacuati – non le auto – attraverso un apposito tunnel di servizio previsto per tali evacuazioni. Per carità, tutto bene, ma se penso che i passeggeri sono stati delle ore nel cunicolo con una quantità immensa di acqua sulla testa, il mio subconscio si ribella e mi manda in tilt.

Analoga “paura” mi prende a leggere che per colpa di alcune travi spezzate, è crollato un viadotto in Sicilia; un’auto che stava transitando proprio in quel momento è finita nella voragine e si sono avuti “solo” quattro feriti.

Già, anche i viadotti fanno parte delle mie fobie!!

LA SECONDA si riferisce ai problemi che stanno agitando il PD, ex PCI, in questa bailamme di rigurgiti anche a carattere storico.

Alcuni “ribelli” non ci stanno ad ubbidire al segretario del partito, Renzi, e cercano di fargli lo sgambetto in mille modi; se uno ripensa a quello che accadeva quando c’era il PCI, capisce che adesso è tutto diverso: anzitutto se ti volevi iscrivere dovevi essere presentato, altro che partito on line; poi c’era lo Statuto che dettava ogni tipo di comportamento possibile e immaginabile e su cui non erano ammessi fraintendimenti.

Ai vertici si aveva la segreteria che dava “l’indirizzo politico” e la Direzione che esaminava e decideva su tutte le questioni più importanti per la politica del Partito.

Ma insomma, quello che diceva il compagno Palmiro era legge e nessuno aveva l’ardire di controbatterlo; adesso basta un Mineo qualsiasi per mettere in discussione un leader che ha preso più del 40%.

Ed anche la familiarità non era certo quella di adesso: racconta D’Alema che una sera, invitato a cena a casa di Alessandro Natta, scoprì che la moglie li chiamava per cognome “compagno Natta e compagno D’Alema, la cena è pronta”.

LA TRERZA notizia riguarda il famigerato POS; ricordate che tempo addietro ho parlato della recente obbligatorietà per negozi ed artigiani di consentire i pagamenti con “denaro elettronico”.

In questa occasione si è avuto alcune situazioni che “fanno ridere i polli” come si usa dire dalle mie parti; il Governo ha obbligato quasi tutti a dotarsi di un POS, ma tra questi “tutti” non sono compresi coloro che i bancomat e le carte di credito le emette, cioè le banche.

Infatti, se uno si presenta allo sportello di una banca per effettuare un qualsiasi pagamento e presenta al cassiere il bancomat, costui non  l’accetta, invitando il cliente ad uscire dalla banca, andare alla postazione del bancomat, prelevare i contanti dal relativo sportello e poi tornare con i soldi in mano per poter completare l’operazione iniziata.

Mi sembra che questo atteggiamento certifichi con precisione che le banche sono le prime a non fidarsi dei marchingegni elettronici; e perché dovremmo fidarci noi??

 
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NON SO SE PIANGERE O RIDERE

Post n°1936 pubblicato il 14 Luglio 2014 da visestis

Il termine da usare sarebbe “se non fosse da piangere sarebbe da ridere”, ma il senso è comunque chiaro: siamo in presenza di situazioni che non sappiamo catalogare e quindi, a parte l’incazzatura, non possiamo collocarle tra quelle che fanno ridere o tra quelle che fanno piangere.

Parliamo delle spese “assurde” che incontriamo sia nell’amministrazione statale che in quella di enti locali: una voragine da 800/miliardi di euro l’anno, cifra che ci farebbe sistemare tante cose che invece non si possono accomodare.

Tanto per dare una misura comprensibile, sappiate che i suddetti 800/miliardi rappresentano esattamente la metà del nostro Pil, cioè della ricchezza che ogni anno gli italiani riescono a produrre.

Cominciamo a vedere qualcuna di queste cifre: lo Stato spende ogni anno 211,2/milioni di euro in traslochi e facchinaggio e 409/milioni per la pulizia  e la  lavanderia (ci deve essere molto sudiciume!!).

Poi si passa all’alimentazione e si scopre che questa voce ci porta via quasi 100/milioni di euro, mentre la sola “carta” utilizzata negli uffici è costata quasi 2/milioni di euro.

Andiamo adesso a vedere quello che succede nelle Regioni: la voce “personale” la fa da padrona assoluta con i suoi oltre 1,5/miliardi di euro , ma anche l’informatica non scherza: 236,5/milioni di euro.

C’è poi una voce che mi intriga: le spese legali; questa voce raccoglie tutte le cause perse dall’ente locale (patrocinio legale e sentenze sfavorevoli) e ammonta a oltre 41/milioni di euro l’anno.

La cancelleria supera i 20/milioni di euro e si somma con il materiale informatico e tecnico; gli studi e le consulenze hanno superato gli 87/milioni di euro.

Ma la voce che più di tutte mi ha colpito è “l’assistenza psicologica e religiosa” che si prende oltre 1,6/milioni di euro l’anno; sarei curioso di conoscere le modalità con le quali avviene questa forma di assistenza!!

Comunque, andiamo avanti, ma tenendo ben presente che abbiamo già superato i 2.100/miliardi di debito pubblico e continuando con questa frenesia spendereccia, non riesco ad intravedere dove arriveremo.

Per fare un esempio, la spesa che maggiormente colpisce le Regioni è quella del personale (oltre 3/miliardi di euro), ma se ne conosce anche la motivazione: un esempio su tutte è quello della Sicilia che ha tanti dipendenti quanto tutte le regioni del Nord messe insieme; si può pensare di andare avanti così??!!

E ricordiamoci che quando si arriva a fare dei tagli – sacrosanti – in Parlamento ognuno difende la propria regione, ognuno difende il proprio posticino; insomma tutto è fatto per perpetuare il sistema, e basta!!

Un passo indietro: questi dati provengono dal sistema informatico Siope gestito dalla Banca d’Italia e quindi al di sopra delle persone interessate; se poi ci sono trucchi, allora….

Un ultima notazione: sapete che quasi tutte le Regioni hanno lussuose sedi all’estero utilizzate soprattutto per le vacanze dei funzionari e consiglieri? E non c’è nessuno che possa impedire tale spreco, dato che la normativa concede piena autonomia a questi enti locali; come dire: io lo faccio e nessuno può dirmi niente, perché nessuno ne ha l’autorità per farlo!!

 
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MI CASCA IL PAN DI MANO

Post n°1935 pubblicato il 12 Luglio 2014 da visestis

La frase riportata nel titolo è “un modo di dire” che si usa dalle mie parti per indicare una cosa così stupefacente, così sorprendente che ti “fa cadere il pane di mano”, cioè ti fa cadere uno degli elementi più importanti per la nostra vita, cioè il pane, alimento bade della nostra sussistenza.

Ebbene, nella circostanza, questa cosa stupefacente, questa cosa sorprendente è aprire i giornali di qualche giorno fa e leggere a tutta pagina il seguente titolo: “CORROTTO ANCHE IL GARANTE”.La notizia si riferisce a tale Giuseppe Brienza, ex Presidente dell’Authority sugli appalti pubblici, finito agli arresti domiciliari su richiesta del PM di Roma, con l’accusa di corruzione.

L’accusa è quella di avere favorito il rilascio di alcune procedure per la partecipazione negli appalti in particolare all’Axsoa, azienda presso la quale il Brienza, terminato l’incarico all’Autorità,  si è fatto assumere con uno stipendio di 5/mila euro mensili e con un contratto di un anno.

Nello stesso quadro investigativo che ha portato Brienza ai domiciliari, sono indagati per abuso d’ufficio, anche un altro ex Presidente dell’Autorità, nonché ex presidente della Corte dei Conti ora in pensione, Luigi Giampaolino.

Insieme a questi “pezzi da novanta”, sono stati iscritti nel registro degli indagati una serie infinita di alti funzionari di strutture di vigilanza.

Siamo arrivati al punto in cui i “controllori” sono sospettati di essere collusi con i controllati?  La risposta mi sembra evidente e il motivo – probabilmente – sta nel fatto che i controllori sono talmente tanti in Italia che, alla fine, bisogna mettere mano al portafoglio per venirne a capo, per uscire da quella sorta di labirinto che è la normativa degli appalti.

In sostanza, le authority delegate ai controlli sono un po’ più di una dozzina; alcune hanno centinaia di dipendenti e dirigenti (molto ben pagati, in alcuni casi addirittura 600/mila euro l’anno) e hanno incarichi che vanno dai 5 ai 7 anni; già da questa prima esposizione si comprende che queste strutture hanno un potere enorme.

Questo potere delle autorità, spazia anche nel campo massmediale: basta infatti che aprano un’istruttoria per creare un sacco di fastidi alle persone e alle società inquisite; sembra addirittura che qualche volta la “mazzetta” corra non per “sanare”, in modo improprio, qualcosa di illecito ma soltanto per porre fine alla richiesta di chiarimenti attraverso un’istruttoria che blocca ogni attività.

Con molta probabilità, il punto in cui bisogna fermare l’attenzione del lettore e del magistrato, è la complessità delle nostre regole (sembra che per costruire una scuola occorrano più di 30 autorizzazioni).

Qualche catena di supermercati ha impiegato anche dieci anni prima di essere autorizzata a chiamare i  muratori per avviare la costruzione dell’edificio; ognuno di noi – pur non addetti ai lavori – comprende che è folle pensare che servano 10 anni alla pubblica amministrazione per decidere se un supermercato possa essere aperto o no.

È ovvio che non c’è da meravigliarsi se poi corrono le mazzette che “svegliano” la pratica semidormiente.

Sembra che il governo si sia reso conto della situazione ed abbia allo studio una serie di provvedimenti per snellire la situazione; il primo passo non mi sembra tanto incoraggiante: concentrare tutto e tutti a Roma!!

 
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L'ORRORE DELLA MIGRAZIONE

Post n°1934 pubblicato il 10 Luglio 2014 da visestis

Le scene di orrore e i morti che galleggiano nel Canale di Sicilia, non si placano, anzi se possibile diventano sempre più frequenti e raccapriccianti.

Sentite l’ultima di queste vicende di morte: 45 disperati in fuga dagli orrori della loro patria, sono stati picchiati e chiusi dentro un comparto di un peschereccio e sono stati minacciasti ed ancora picchiati perché si lamentavano; quando gli altri disperati hanno sentito cessare i lamenti, hanno subodorato una tragedia, ma il comparto era chiuso con un lucchetto e quando, finalmente, sono riusciti a farlo aprire, era ormai troppo tardi: “sembrava che dormissero”, ma erano tutti morti, questo il commento di uno di loro.

Dopo aver giustamente pianto sul dolore e la morte di questi disperati, guardiamo l’intera vicenda da un altro punto di vista; in questo barcone, gli immigrati avrebbero pagato 1.500 euro a testa e quindi gli scafisti – veri traghettatori della morte – avrebbero incassato quasi 1/milione di euro.

Ma chi sono questi “scafisti” e come funzione tutta questa barbara operazione? Uno degli scafisti arrestati – un egiziano – ha raccontato alla Polizia che esiste un tariffario per ogni operazione che il migrante mette in opera: il biglietto varia tra i 1.500 e i 2.000 euro a secondo del posto che gli viene riservato sul barcone; un giubbotto di salvataggio costa 200 euro, mentre per una coperta devono spendere 300 euro e la stessa somma come supplemento per un fantomatico “posto ponte”, che immagino voglia significare il non essere cacciato a forza in una stamberga della stiva.

Per il vitto abbiamo un solo dato: un po’ d’acqua e una scatoletta di sardine costano 200 euro, mentre, se scendiamo nel “voluttuario”, quindici minuti di colloquio al telefono satellitare costano 300 euro.

All’inizio di questo esodo – poco biblico, per la verità – mi ricordo che le Forze di Polizia e gli altri corpi presenti nelle operazioni, si davano un grandissimo daffare per catturare questi delinquenti che vengono chiamati scafisti ma forse sarebbe più appropriato chiamarli “schiavisti”.

Dopo i primi successi, magari mal ripagati dalle poche incriminazioni, la cattura di questi delinquenti è diventata una cosa assai rara, dato che i banditi si sono attrezzati per sfuggire alle maglie della giustizia, a scapito magari della sicurezza del barcone e della gente ivi contenuta; tanto ormai avevano pagato!!

Sembra che quando arrivano a qualche centinaia di metri dalla riva, lanciano un S.O.S. che mette in moto la Marina Militare italiana e loro se ne vanno dal natante, utilizzando uno dei tanti sistemi messi in piedi per sfuggire.

Anzitutto, dopo aver abbandonato il barcone, possono averne un altro nei paraggi che li aspetta; oppure si mischiano ai migranti e sbarcano sulle coste italiane insieme a loro; oppure s’imbarcano su scialuppe di salvataggio e fanno un po’ la stessa trafila dei migranti, senza che nessuno di loro abbia il coraggio di denunciarli.

In quest’ultimo viaggio della morte, gli scafisti interessati erano in due: uno proveniente dal Senegal e l’altro di origine zambiana; entrambi sono stati arrestati, insieme ad un altro “aiutante”, un egiziano; tutti e tre dovranno rispondere di molti reati, ma – almeno a quanto risulta al sottoscritto – non sono a conoscenza di particolari incarcerazioni a seguito di processi seguiti dall’opinione pubblica; e invece, per me, questi delinquenti dovrebbero essere condannati al carcere a vita e a quello più duro possibile, magari facendo loro rivivere alcune brutalità che loro hanno inflitto ai migranti..

 
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