Creato da: visestis il 01/05/2005
Le cose di questo mondo viste in controluce con i mass-media e con la pubblicità

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STIAMO TOCCANDO IL FONDO ?

Post n°1967 pubblicato il 19 Settembre 2014 da visestis

Il punto interrogativo che campeggia nel titolo è stato messo per avere una qualche speranza e non vedere tutto nero, ma non sono certo di avere fatto bene.

Ma andiamo a trattare il problema dell’andare o meno a fondo; se avete avuto modo di leggere i quotidiani in questi ultimi tempi, avrete notato che l’Europa, la Bce (dove c’è un italiano che ci protegge), il Fondo Monetario, i mercati finanziari, chiedono all’Italia “dei fatti” e noi rispondiamo con montagne di parole, soprattutto con battute che al nostro premier vengono bene, ma il repertorio temo che sia finito.

La Bce, ripeto, capitanata dall’italiano Draghi, mette nero su bianco e in una nota scrive che molto probabilmente l’Italia non riuscirà a rispettare l’obiettivo del 2,6% di deficit quest’anno (sarebbe stato del 3%, ma noi ci eravamo impegnati a fare meglio!!).

Come gli rispondiamo? Che non accettiamo lezioni da nessuno, al che veniamo contraddetti, in quanto non sono lezioni ma esplicitazioni di impegni che noi stessi abbiamo preso con l’Europa; più chiaro di così! Uno normale si sarebbe andato a rinchiudere per un po’ di tempo, ma il nostro Renzi regge questo ed altro.

Torniamo al deficit: dagli analisti spuntano molte voci che affermano come anche il livello del 3% cominci ad essere fortemente in dubbio per almeno due ragioni: la prima è che la congiuntura europea volge al peggio e si intravedono grosse nubi nere all’orizzonte per l’intero continente (poi c’è chi ha l’ombrello migliore e chi invece ce l’ha bucato!!).

La seconda ragione deriva dai nostri conti e in particolare dal problema dei risparmi nei vari ministeri, con i titolari dei dicasteri che stanno lottando con le unghie e con i denti per non mollare neppure un centesimo.

Nessuno vuole rinunciare a niente, tutto viene presentato come “di vitale e strategica importanza” e quindi i tagli non vengono fatti o, se vengono affrontati, seguono la tecnica della linearità che, proprio per sua natura, non potrà mai affondare il bisturi proprio nelle zone dove la malattia è ancora più purulenta.

Poi ci sono le Regioni (ma chi le ha inventate? Dovrebbe vergognarsi) che certo non hanno mai brillato per la loro parsimonia che sono praticamente in rivolta contro lo stato centrale che ha chiesto loro il minimo, cioè “di tagliare gli sprechi”, cosa che dovrebbero fare anche senza inviti statali.

Eppure anche loro non vogliono mollare l’osso e quindi stiamo infilandoci in un vicolo cieco che ha però qualche cornicione che rischia di caderci in testa.

Le nostre due campionesse sono la Regione Lazio e quella siciliana; entrambe continuano ad essere amministrate con una leggerezza degna di miglior causa; si pensi che sono riuscite a “inventare” 10/mila società pubbliche che – a parte avere messo a lavorare una serie di “amici ed amici degli amici”, per il resto non hanno combinato niente di valido e veleggiano con dei deficit paurosi.

A Taranto il giovanottino dei gelati è stato sonoramente fischiato da una folla inferocita; che io sappia è la prima volta (speriamo che non sia l’ultima) e forse la cosa lo indurrà a riflettere sul fatto che non basta annunciare le cose; bisogna farle e alla svelta!

Tutto questo alla faccia delle riforme strutturali che questo governo ha presentato varie volte ma che non riesce a fare approvare.

Questa volta non può finire nel “solito modo”; questa volta dobbiamo inseguire “la crescita” e se non ci riusciamo, cambiamo sistema e soprattutto smettiamo di fare promesse che poi non riusciamo a mantenere.   

 
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UNA BUONA NOTIZIA DAL MEDIO ORIENTE

Post n°1966 pubblicato il 17 Settembre 2014 da visestis

La buona notizia sarebbe che in Egitto, dopo diverse stagioni all’insegna dell’incertezza e del caos, il nuovo Presidente – il generale al-Sisi – sembra intenzionato a fare la propria parte in quel turbolento scacchiere che, al momento, non è controllato da nessuna potenza.

Questo generale, che circa un anno fa riuscì a cacciare il fondamentalista islamico Morsi, ha raggiunto subito tre obiettivi: il primo consiste nella mediazione riuscita per l’instaurazione di una tregua a Gaza, a dispetto del fatto che Hamas, ora al governo della Palestina, sia una filiazione del fratelli Musulmani, da lui dichiarati “terroristi” e imprigionati.

Il secondo obiettivo raggiunto è stato quello di avere scongiurato che i terroristi vicini ad Al Qaeda, conquistassero il potere a Tripoli; almeno per ora!

Il terzo successo è stato quello di essere riuscito a cucire un’alleanza con gi Emirati Arabi Uniti e con l’Arabia Saudita, rendendo entrambi consapevoli che le ambiguità del Qatar in favore dei radicali islamici rappresentano un autentico suicidio politico.

Potrebbe bastare questi tre successi per poter affermare che l’Egitto ha recuperato una vera e propria leadership nella regione? Direi proprio di sì, aggiungendoci un “senza dubbio”; essa infatti risalta ancora di più nel vuoto della politica estera americana.

Come avvenne ai tempi di Mubarak, al-Sisi è così diventato il più affidabile amico dell’occidente nel turbolento medio oriente e i suoi interessi sono diventati “i nostri interessi”; primo fra tutti quello di evitare che il cosiddetto califfato dell’ISIS si installi anche sull’altra sponda del Mediterraneo, proprio di fronte alle coste italiane.

Ovviamente questo comporta l’aumento vertiginoso dei disperati in fuga dai tagliagola, ma questo è un problema che dovrà risolvere il mondo occidentale con le proprie forze.

Ecco quindi l’importanza dell’interventismo egiziano a fianco di Khalifa Haftar; questi era un nemico giurato di Gheddafi e, dopo essere scappato dalla Libia, si rifugiò negli Stati Uniti; ma quando vide il disastro provocato dalla stupida guerra voluta da Sarkozy e appoggiata da Obama, capì che – caduto un regime odioso – ne stava per subentrare uno ancora peggiore; cosa che nel mondo arabo, peraltro, capita abbastanza frequentemente.

Così, dopo l’assassinio dell’ambasciatore americano Chris Stevens a Bengasi, Khalifa Haftar rientra in Libia e forma una milizia; da quel momento la sua è l’unica forza organizzata in grado di contrapporsi agli islamisti.

E dalla parte opposta dell’Atlantico, come la pensa il Presidente Obama? Diciamo subito che ha commesso diversi errori, a cominciare dall’intempestivo ritiro delle truppe americane dall’Iraq, per proseguire con l’opposizione ad Assad in Siria e con la defenestrazione di Mubarak in Egitto.

Di questi errori sembrano convinti anche alcuni tra i più stretti collaboratori di Obama per la politica estera, a cominciare da Kerry per proseguire con Hagel e con Holder.

Tutti questi collaboratori premono su Obama per un re-engagement (diciamo una risistemazione) nella regione sia sotto il profilo militare che diplomatico.

É chiaro che la politica delle sanzioni non è più sufficiente e quindi bisogna trovare qualche altra soluzione strategica per affrontare i tanti problemi della regione.

Per loro fortuna, Obama e i suoi collaboratori, sanno che da un po’ di tempo hanno un nuovo alleato, sia sul piano strategico che su quello diplomatico: è quel al-Sisi, che potrebbe rappresentare il vero ago della bilancia della situazione medio orientale.    

 
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STA FINENDO ANCHE L'AUTUNNO

Post n°1965 pubblicato il 15 Settembre 2014 da visestis

Una celebre canzone recita “… l’estate sta finendo …”, ma questo noi l’abbiamo già vissuto, anche se l’estate non è stata proprio come ce l’avremmo aspettata.

Il problema e che stiamo andando incontro anche alla fine dell’autunno e, se non  mi sbaglio, dopo questo arriva l’inverno e, di gran carriera, ci troveremo a Natale, con  tutte le problematiche che ben conosciamo e che preludono al nuovo anno.

Ma come arriveremo a Natale? Quale saranno i problemi che saranno in ballo a quell’epoca? Facendo un esempio, quanti sbarcheranno ancora a Lampedusa a farci sentire sempre più inerme terra di invasione, mentre il patetico Ministro Alfano protesta sottovoce per non disturbare i grandi d’Europa che continuano a fregarsene di noi e delle nostre problematiche.

Come ci comporteremo con le situazioni ancora sul tappeto e che hanno già provocato dei problemi? Mi riferisco, per fare un solo esempio, alla TAV, dover siamo ben lungi dall’aver trovato una sorta di “accordo” con i contestatori che non la vogliono assolutamente.

L’estate innaturalmente più fredda del normale, sembra aver dato maggiore vigore a tutti e così la paura del futuro sembra qualcosa che ci dia coraggio e ci porti alla pugna; a questo proposito mi viene in mente un famoso saggio scritto nel 1922 da Spengler, dal titolo “Il tramonto dell’occidente”.

In questo volume, pur tra mille errori e altrettante sbagliate citazioni, il professor Spengler di Amburgo prevede la perdita del primato da parte dell’Europa; se questo è vero, almeno in parte, cosa ci resta per salvaguardare la debole Italia? Ed anche: dove volgere lo sguardo per trarre auspici di speranza e di autentica rinascita?

A Roma abbiamo un Papa amato e disarmato, capace di scherzare sulla “misericordina”, la medicina salutare, mostrando la scatola dalla celebre finestra su Piazza San Pietro.

E abbastanza vicino al luogo di cui sopra, un giovane simpatico, pure molto volenteroso, scherza con il gelato in mano e lo offre a molte persone lì presenti.

Sono questi i due puntelli su cui si può basare la nostra consapevole fiducia per un futuro diverso e certamente migliore? Non so dire, ma certamente non c’è molta “carne” migliore e quella che vi ho sopra presentato è di buona qualità; ovviamente l’accostamento è puramente casuale e non mi permetto certo di farne una vicinanza storico-politica.

Ci sarebbe da aggiungere una particolarità: oltre al palazzo dove abita il sant’uomo e quello in cui lavora l’uomo dei gelati, ci sono una quantità notevole di palazzi abitata da persone che sembra quasi che ce l’abbiano con I’Italia, tante sono le zeppe che riescono a mettere attraverso la strada che si dovrebbe percorrere per arrivare a qualcosa di veramente positivo.

Perché ce l’hanno con l’uomo dei gelati che cerca di porre rimedio a una quarantina di anni di sprechi e di malversazioni? E coloro che si mettono in mezzo sono – alcuni, non tutti ovviamente – facenti parte della schiera di quelli che hanno ridotto l’Italia nelle condizioni attuali e che, se un giovanottino, presuntuosetto e assai saccente, riuscisse dove loro hanno fallito, diventerebbero addirittura impresentabili nei luoghi che contano per la politica e non ci sarebbero scuse da accampare: si poteva fare diversamente già tanti anni fa!! E con questo si dimostra che “a nessuno” importa un fico secco del bene dell’Italia e degli italiani; chiaro il concetto??!!  

 
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RENZI E I MILITARI

Post n°1964 pubblicato il 13 Settembre 2014 da visestis

Tra le categorie che si stanno mettendo di traverso alla voglia del premier di “rivoltare” l’Italia, adesso ci sono anche i militari; cosa è successo?

A quanto ho capito, nella decisione del governo di lasciare il blocco degli stipendi agli statali, tra i tanti che si sono arrabbiati, le cosiddette forze dell’ordine hanno sbroccato, paventando tuoni fulmini e saette – cioè uno sciopero generale della categoria – anche se ben sanno, o dovrebbero sapere, che tali scioperi sono addirittura incostituzionali.

Credo, ma forse sbaglio, che se cominciano a scioperare coloro che hanno un posto assicurato che nessuno può togliere loro, uno stipendio accettabile, anche se basso, vorrei proprio sapere come si dovrebbero comportare quella grandissima massa di persone che posti non ne ha, stipendi neppure e speranze ancora meno.

Ma lasciamo fare e andiamo avanti; anzitutto è bene sapere che l’Italia vanta una pletora di forze dell’ordine che nessun’altro paese europeo ha: abbiamo sei corpi di polizia (c’è chi dice addirittura sette o otto, includendoci anche la polizia provinciale e i vigili urbani) che in alcuni casi si sovrappongono  nei servizi e nelle indagini e anzi, si danneggiano a vicenda, mettendo in piedi delle gare assurde a chi arriva prima.

Tra i tanti corpi di polizia, i due che la fanno da padroni sono senza dubbio i carabinieri e le forze di polizia; nessuno di loro si è mai chiesto il motivo di tale duplicazione? Forse per tenere in  piedi “due” caserme, con tutte le strutture annesse e connesse; oppure sarà per cercare di perpetuare il sistema delle doppie sale operative, dei doppi comandi e dei doppioni tra i pezzi grossi o grossissimi che infestano il nostro Paese.

Credo che, almeno a mio modo di vedere, non ha molto senso logico vedere la finanza impiegata nel servizio antisommossa, così come non mi sembra logico che il corpo forestale vada allo stadio a fare il servizio di ordine pubblico invece di perseguire gli incendiari dei boschi.

Per cercare di ovviare a questa situazione pletorica, da più parti si è proposto – nei vari anni e nei vari governi – una riorganizzazione delle forze di polizia, in modo che “la finanza” torni solo a stanare gli evasori, così come la “forestale” si occupi dei bracconieri e degli incendi boschivi.

Ma se venisse accettata questa impostazione – che se non altro ha una sua logica – ci sarebbero sicuramente molti generali in meno, molti meno commissari e diversi sindacalisti tornerebbero a lavorare.  

Comunque, il nostro parco delle forze dell’ordine ci viene invidiato da buona parte dell’Europa:  mentre in Italia abbiamo 561 agenti ogni centomila abitanti, in Spagna sono 469, in Francia 385 e in Germania addirittura 300, poco più della metà dei nostri.

Ecco perché la riorganizzazione e il riordino dei vari corpi delle forze dell’ordine non appare più rimandabile; ci sono anche specifiche ricerche che arrivano a quantificare il risparmio che si potrebbe ottenere da questa ristrutturazione: l’ex sottosegretario alla presidenza del consiglio del governo Monti, Piero Giarda, quantificò in 1,7/miliardi di euro lo spreco derivante dal tenere in vita tutti questi corpi di polizia.

Della vicenda si discute da tempo, senza peraltro mai arrivare ad una conclusione; questa volta il governo sembra essere andato un passo avanti alle solite chiacchiere: ha inserito nella delega della pubblica amministrazione un articolo di riordino delle forze di polizia che prevede alcuni accorpamenti.

Non illudiamoci che la cosa si risolva a breve, dato che 5 di queste forze, fanno riferimento ad altrettanti ministeri che fanno capire di “stare bene così”; chiaro ??!!

 
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PUTIN E L'UCRAINA

Post n°1963 pubblicato il 11 Settembre 2014 da visestis

Se i governanti occidentali – Obama in testa – pensano seriamente di convincere Putin a lasciare stare l’Ucraina solo con il deterrente delle “sanzioni”, hanno sbagliato di grosso.

Anzitutto diciamo una cosa che ancora non ho sentito dire da nessuno: “forse la campana che suona più forte è quella di Kiev e degli amici occidentali, ma siamo proprio certi che una Ucraina unitaria sia decisamente migliore di uno Stato più propriamente federale in cui confluiscano le varie componenti della nazione?

E a fianco di questa considerazione me ne viene un’altra che ritengo altrettanto interessante: “l’atteggiamento dell’occidente teso a continuare un allargamento ad est della NATO è proprio una cosa saggia, specie se vista a medio termine?

Allora, proviamo a metterci per un momento nei panni di Putin e  cerchiamo di vedere le cose anche secondo le secolari prospettive storiche della “Grande Russia”; allora, forse nella nostra mente qualche dubbio “nuvo” potrebbe sorgere; come ad esempio la posizione degli ucraini “russofoni” del Donbass e ammettiamo lealmente che sono e si sentono ucraini e tali – sebbene in una formula statuale diversa – avrebbero voluto rimanere; invece ora stanno fuggendo in massa oltre confine, confluendo nella “mamma” Russia.

Come biasimare Putin – ovviamente dal suo punto di vista – che dopo la concessione della Crimea, altro non fa che applicare – a modo suo – quella dottrina della responsabilità di proteggere le proprie genti che ha così bene imparato proprio dalle disastrose lezioni offerte dall’occidente.

Ed al punto in cui siamo, sta diventando molto pericoloso commettere degli errori, anche soltanto “d’immagine”: mentre Putin sta trattando, in qualche modo, con il leader ucraino – o fa finta di farlo – Obama ha già commesso il primo errore, in quanto agli occhi del mondo, l’immagine di “ buono” è stata assegnata a Putin che dialoga e protegge, mentre Obama è il “cattivo” che non sa fare altro che mobilitare le truppe della NATO.

Forse sarebbe stato più costruttivo cercare un dialogo diretto e invitare Putin al vertice NATO-Russia, anche dando per scontato un suo rifiuto, ma l’immagine di Obama sarebbe balzata avanti di parecchi punti.

E poi ci sarebbe un’altra cosa; cosa ne sanno, Obama ed i suoi consiglieri del rapporto esistente tra Mosca e Kiev? A questo proposito esiste una raccolta delle lezioni tenute dal professor Riasanovsky all’Università di Berkeley sulla storia della Russia, che fa capire come il rapporto sia molto profondo e reciproco e parta prima dell’esistenza di Mosca, cioè prima della rivoluzione sovietica.

Ovviamente i consiglieri di Obama sono troppo giovani per avere assistito alle lezioni di Riasanosvky e non hanno ritenuto opportuno affrontare il problema del rapporto tra Mosca e Kiev con i parametri consueti; invece mi sembra che in questo caso si vada oltre e si arrivi addirittura al viscerale, cioè ad una forma di legame che nessuno dei due intende scindere; almeno “con le buone”.

Certo che .l’affermazione di Putin “state attenti perché se mi fate arrabbiare in due settimane sono a Kiev”, non va presa alla leggera ma neppure alla lettera; insomma, a mio modo di vedere, Putin ha ribadito il concetto che i due Paesi sono difficilmente scindibili con i modi fin qui usati e quindi bisogna pensare a qualcosa di diverso, molto diverso, altrimenti ci sarà il “rombo del cannone”.

 
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