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Creato da: visestis il 01/05/2005
Le cose di questo mondo viste in controluce con i mass-media e con la pubblicità

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LE NOMINE AI VERTICI DELLE AZIENDE DI STATO

Post n°1895 pubblicato il 23 Aprile 2014 da visestis

In questi giorni il nostro premier, Matteo Renzi, si sta cimentando in un'altra operazione  non facile: il rinnovo dei vertici delle aziende di Stato.

La prima cosa da rilevare è l’applicazione anche a queste nomine del concetto della “parità di genere”, cioè sia i maschietti che le femminucce sono paritarie a livello della scelta. 

Le nomine in questione non sono ancora terminate, ma in questa prima “mandata” si è assistito ad un’alternanza tra uomini e donne in perfetta chiave paritaria.

Facciamo qualche esempio: il nuovo gruppo dirigente di ENI è così composto: Claudio Descalzi Amministratore Delegato e Emma Marcegaglia in qualità di Presidente (evidentemente ha superato l’esame del comitato nomine in quanto poteva avere conflitti di interesse in riferimento a cariche in società concorrenti); passiamo all’ENEL ed in questo caso troviamo un’altra bella accoppiata: il timone di Amministratore delegato passa a Francesco Storace che proviene da, Enel Green Power, affiancato alla Presidenza da Patrizia Greco, manager della scuola Olivetti.

C’è poi da notare la situazione in Finmeccanica dove Mauro Moretti assume la carica di Amministratore delegato e raggiunge il confermato Presidente Gianni De Gennaro.

Quando si cita Moretti non possiamo fare a meno di ricordare il piccolo diverbio avuto con Renzi in relazione allo stipendio; nel precedente incarico di Amministratore delegato di FS, il buon Moretti guadagnava più del doppio di quanto è il limite massimo consentito, che poi sarebbe lo stipendio del Presidente della Repubblica, 238/mila euro annui.

Appena superata la grana delle nomine, c’è un altro problema – non da poco – che avanza: il ricambio ai vertici delle grandi aziende pubbliche costerà allo Stato delle buonuscite milionarie; la stima complessiva delle liquidazioni dei manager non riconfermati ammonta a oltre 25/milioni di euro, cifra che i dirigenti in uscita passeranno ad incassare così come stabilito dai loro specifici contratti.

Il solo azzeramento dei vertici dell’ENI (Paolo Scaroni), di ENEL (Fulvio Conti) e Terna (Fulvio Cattaneo), costerà allo Stato la bellezza di 15/milioni di euro.

Dobbiamo subito dire una cosa: con queste nomine il Presidente del Consiglio ha voluto lanciare il chiaro messaggio che regole e procedure, seppure importanti, non possono e non devono condizionare le decisioni.

Insomma, mettere mano al portafoglio per pagare buonuscite milionarie è il prezzo da pagare per iniziare ad attuare  la rivoluzione prevista e marcare così una netta discontinuità rispetto agli inquilini che lo hanno preceduto a Palazzo Chigi.

Oddio, per la verità il portafoglio che deve sborsare questi 25/milioni di euro non appartiene al nostro premier, ma “a tutti noi”, cioè si tratta di denaro pubblico che viene utilizzato per sistemare una questione importante.

C’è poi da sottolineare che, in caso che Palazzo Chigi si inventi delle “poltrone” per andare incontro a coloro che sono stati defenestrati, c’è da ritenere che questi signori potrebbero andare incontro al governo e lo facciano risparmiare qualcosina; ma io non lo farei: se il denaro spettante è quello, che lo  si trovi e si paghi e quindi si caccino fuori dalla porta, tanto – la frase che “lasceranno un vuoto incommensurabile” – è una delle più grandi sciocchezze che ho sentito e ricordiamo che offrire un incarico di prestigio a colui che poche ore prima è stato cacciato, mi sembra che non deponga bene, ne come logica delle cose e neppure come logica degli strumenti che si usano.

 
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UNA DELLE MIE PAURE SI E' AVVERATA

Post n°1894 pubblicato il 21 Aprile 2014 da visestis

Vi spiego prima la mia “paura”: facciamo mente locale e spostiamoci in un gabinetto di analisi dove una quantità altissima di persone – uomini e donne – viene sottoposta al prelievo del sangue il quale successivamente viene sottoposto ad una analisi da cui risulta lo stato fisico del paziente.

Tralasciamo il “disagio” del prelievo coatto del sangue, con l’ago della siringa che stenta ad entrare e, comunque, quando entra nella vena riesce a fare quanto occorre, cioè prelevare la quantità occorrente di sangue per fare le analisi richieste dal medico.

A questo punto tutte le provette vengono etichettate e messe in un contenitore dal quale poi vengono estratte per passare alla seconda fase: ricerca delle caratteristiche del sangue.

È a questo punto che, invariabilmente arriva la mia “paura” e cioè la domanda che mi faccio regolarmente: come fanno i tecnici e le infermiere a non sbagliare “mai”, cioè ad assegnare regolarmente la provetta del signor Rossi proprio al signor Rossi e via di questo passo; e se la provetta del signor Rossi viene assegnata al signor Verdi? In questo caso le analisi di uno vanno a riferirsi ad un altro con le conseguenze che è facile immaginare.

Ebbene, questa situazione che io ho paventato tante volte, si è verificata veramente; il fatto  è avvenuto a Pisa ed ha riguardato un paziente di Livorno che si è sottoposto – su specifica richiesta del medico – a delle analisi che hanno diagnosticato la presenza di un carcinoma alla prostata.

Ma la sfortuna – si fa per dire – era in agguato e infatti i paramedici e i medici che si sono occupati dell’analisi, hanno semplicemente “scambiato” le provette di due uomini e quindi hanno fatto erroneamente operare  - appunto con l’asportazione della prostata – un paziente sbagliato.

L’intervento chirurgico di asportazione della prostata sul paziente “sbagliato” – che ovviamente non necessitava di alcun intervento – è stato eseguito nel febbraio 2011 e la Magistratura ha accusato due dottoresse e un’infermiera, quest’ultima rea di avere inserito nelle provette etichettate con il nome di quest’uomo, i campioni prelevato a un altro paziente (affetto veramente da carcinoma maligno).

Possiamo definirlo un altro caso di malasanità?  Non lo so, ma certamente è uno di quei casi che approda in Tribunale dove si giocherà anche la battaglia dei risarcimenti.

Sono molte infatti le differenze tra i processi penali (in diminuzione) e le cause civili (in aumento) per presunti errori dei medici.

Nel Civile circa il 40% delle cause si risolve entro i due anni, dopo la perizia del consulente nominato dal Tribunale che stabilisce se sussista una autentica responsabilità dei medici.

Quando la causa va avanti occorrono in media sei anni; troppo, per cui molti rinunciano al penale, che bloccherebbe il ricorso civile; c’è da aggiungere che per i processi penali, solo il 30% si conclude con una condanna dell’operatore sanitario.

Comunque, torniamo all’inizio di questo post: lo scambio delle provette non è un caso così impossibile come mi viene detto da tutti gli operatori del settore.

E per di più, non riesco a scordare che subito dopo Pasqua (22 o 23 aprile) dovrò sottopormi ad un nuovo prelievo per scoprire la situazione di alcune componenti del mio organismo; voglio sperare che non accada niente di “anomalo” durante l’operazione, altrimenti non so chi mi potrebbe tenere a sedere sulla sedia del prelievo.

 
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ALLARME CLIMA

Post n°1893 pubblicato il 19 Aprile 2014 da visestis

Le conclusioni dell’IPCC, la super commissione di esperti mondiali delle Nazioni Unite sul clima, sono un autentico grido d’allarme che non può più essere trascurato o rinviato; con questa frase il segretario di Stato americano, John Kerry, ha trasmesso il rapporto che è uscito ieri dai lavori di Berlino ed ha lanciato una nuova pressante “sveglia” che necessita di una “volontà globale”  di “capacità” per cercare di risolvere la drammatica situazione del nostro clima.

L’aumento della temperatura (+4°) si lega all’annuncio che in un prossimo futuro – se non si corre ai ripari – le fonti di approvvigionamento, come l’acqua, rischiano di diventare anche elementi di instabilità internazionale, dato che è presumibile una sua mancanza a breve termine. E quindi, se non saranno tagliate le emissioni del 40%, avremo questo aumento.

Nel nostro Mondo ci sono però due posizioni: da una parte l’America che si sta muovendo alla ricerca di energie alternative e pulite e risparmi di ricchezza perché – aggiunge Kerry – “la scienza del clima è inequivocabile e i costi possono solo aumentare ogni anno che il mondo rinvia l’azione”.

Dall’altra parte ci sono Cina ed India ed altre nazioni inquinanti che sembrano molto più blande e indifferenti, forse inconsapevoli (ci credo poco!); certo  che se Pechino procede di questo passo rischia di vedersi ridotta l’aspettativa di vita dei propri cittadini di 5-6 anni entro la fine del secolo.

Le  buone soluzioni   per l’energia – dice John Kerry – sono buone soluzioni anche per il clima e questo rapporto mette in luce che tecnologie per l’energia, ora disponibili per ridurre sostanzialmente le emissioni globali, possono non solo ridurre l’inquinamento, ma allo stesso tempo rappresentano un’opportunità di crescita economica.

Tutti i 235 autori del rapporto proveniente da 58 paesi che hanno coordinato il contributo di 10.000 fonti scientifiche, sono unanimi nel riconoscere che dal 2000 al 2010 il tasso di surriscaldamento del pianeta è risultato molto superiore ai decenni precedenti e che l’unico rallentamento nell’emissione del CO2 si è avuto durante la crisi del 2007/2008 per fattori del tutto involontari.

Ottmar Edenhofer, uno dei coautori del rapporto ONU, sostiene che entro il 2050 le emissioni di monossido di carbonio devono ridursi dal 40 al 70% rispetto ai livelli attuali per arrivare alla fatidica soglia “0” alla fine del secolo.

Dovranno essere i grandi produttori di inquinamento e le grandi istituzioni internazionali a considerarlo  una loro priorità proprio per lo sviluppo sostenibile.

Non è escluso che in molti comincino a pensare a vere e proprie tasse sul CO2 per spingere verso le energie alternative e pulite.

È ovvio che la soluzione più logica sarebbe quella di “ridimensionare” il tenore di vita degli uomini e delle donne, in relazione a queste problematiche energetiche.

A questo potremmo aggiungere anche che questo tipo di società produce sconsideratamente tanto quanto basta per il doppio delle persone e quindi “spreca” una buona parte dell’energia e delle materie prime che vengono usate.

Ma per fare questo ci servono uomini politici lungimiranti che vedano con chiarezza il futuro loro e della loro gente e si dedichino al benessere dei popoli ad ogni costo.

Volete un esempio? La signora Merkel è arrivata nei giorni scorsi agli scavi di Pompei, insieme al marito ed alla scorta; si è diretta al botteghino ed ha pagato regolarmente il biglietto per lei e per gli altri che l’accompagnavano; si è mai visto da noi??!!

 
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RENZI STIA ATTENTO AI SUOI

Post n°1892 pubblicato il 17 Aprile 2014 da visestis

È indubbio che Renzi ce l’abbia nel DNA quel suo modo di argomentare, fatto di schiettezza e di palese violenza verbale, senza nessuna perifrasi che salvi almeno la forma; insomma, tutto il contrario di quello che è il “politichese”, tanto amato dai suoi colleghi che campano di politica.

L’ultima sua uscita in questa chiave è stata l’allocuzione rivolta alla burocrazia, noto male che l’Italia subisce da tantissimi anni; “serve una violenta lotta contro la burocrazia”, ebbene, i suoi colleghi l’hanno presa male; Bersani: “non mi piace certa sbrigatività”; e infatti il premier usa la clava dove il “politicamente corretto” vorrebbe uno spadino o meglio ancora un fiore appena un po’ pungente.

Il problema, caso mai, sarebbe quello di  sapere se il “politicamente corrette” è anche “utile” all’Italia o se qualche randellata, accompagnata da qualche pedata nel sedere, non serva meglio alla causa del Paese.

Intendiamoci subito su una cosa: non è detto che “il rottamatore” le dica tutte giuste, in quanto non sarebbe possibile; una cosa però è certa: questo Paese, dopo averne viste di tutti i colori – governo dei tecnici, Monti, Letta – sente una sorta di necessità di abolire il vellutato fraseggio usato dai politici.

Il problema, però, sono i politici – come sempre – e in particolare quelli che io definisco “i parrucconi”, indipendentemente dall’età anagrafica; di questi professionisti della politica, la schiera maggiormente rappresentativa è dentro al partito di Renzi e, infatti, si arriva al vecchio slogan: “dai nemici mi guardo io, ma dagli amici mi guardi Dio”.

Questi signori comprendono benissimo che se Renzi dovesse “sfondare” alle europee grazie alle iniziative politiche messe in campo, poi sarebbe ben difficile toglierlo di torno; le ottanta euro, il taglio degli stipendi dei manager pubblici, e il tentativo di abolizione delle Province e del Senato (in fase avanzata di esecuzione). Sono delle realtà che gli italiani hanno apprezzato e soprattutto – al di là della effettiva validità – hanno messo tutto in conto “solo” al Renzi e non al PD.

Gli altri protestano (i grillini) con chiarissimi limiti operativi e con scarso appeal della gente che è stufa degli attacchi a Napolitano che non risolvono niente e che non vede risolvere i suoi problemi; oppure si ritrovano “congelati” dentro delle posizioni di netta impotenza (Berlusconi) e di scarsa visibilità e accoglienza (Alfano); insomma, così come sembra stiano le cose, Renzi sembra avere la strada spianata ed anche eventuali errori – di qualunque genere – gli vengono perdonati dalla gente comune, ma non dai suoi compagni di partito.

Se proprio Renzi vuole conquistare il popolo italiano, dovrebbe continuare ad usare la clava e sbatterla sulla testa di coloro che lo meritano; inoltre potrebbe tentare di realizzare un vero e proprio “miracolo”: togliere la “crosta” della vecchia classe dirigente per fare emergere forze nuove, con nuove idee di cui tutti hanno bisogno per accendere luci nuove.

Glielo consentiranno? Non sarà semplice e neppure facile; e del resto non vedo perché gli “altri” (cioè gli amici) dovrebbero comportarsi diversamente: se va avanti lui crollano tutti gli altri e quindi ognuno – come è umano – tira l’acqua al proprio mulino.

Renzi ha la “sua” battaglia: fare il possibile per il lavoro ai giovani, ma anche spostare l’ottica del problema anche ai cinquantenni espulsi dal mondo del lavoro che non meritano certo questa forma di esilio. So bene che per fare tutto questo occorrono denari, ma anche una precisa volontà “politica”; mi sembra che non gli manchi.

 
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ZIBALDONE N.4/2014

Post n°1891 pubblicato il 15 Aprile 2014 da visestis

Lo zibaldone di questo mese è centrato su tre notizie che mi hanno interessato e che spero interessino anche i miei amici lettori.

LA PRIMA riguarda il Sindaco di Roma, dimostratosi – in questa circostanza – molto “creativo”; egli infatti, ha dato ordine agli uffici di non usare il termine “nomadi”, intendendo “zingari”, suggerendo al suo posto Rom, Sinti e Caminanti.

“E’ un atto per il superamento di ogni forma di discriminazione “, ha spiegato saccentemente il nostro primo cittadino; ovviamente su Internet le battute si sono sprecate: uno ha scritto “poteva chiamarli diversamente stanziali”, mentre un altro ha suggerito di definirli “cittadini romani a tempo determinato”.

E dire che si credeva che il Comune facesse parte di quegli enti inutili da ridimensionare oppure addirittura da chiudere; sbagliavamo: chi ci avrebbe fornito questa quintessenza di saggezza??

LA SECONDA si riferisce al nostro premier Matteo Renzi; è passato meno di un mese da quella conferenza stampa in cui Renzi annunciò i suoi propositi riformatori, eppure sembra già un uomo diverso, più sicuro di sé, dunque meno bisognoso di trovate ad effetto. Per commentare il DEF – documento di economia e finanza, usa due soli aggettivi – “serio” e “prudente” – mettendo così a tacere lo scetticismo dei soliti malevoli osservatori a proposito delle “coperture”, cioè i denari, da trovare per eseguire la manovra.

E poi, l’atteggiamento alla Riobin Hood si addice così bene a questa manovra che tutti ne hanno fatto riferimento: togliere ai privilegiati per dare ai bisognosi.

Sembra uno slogan facile a dire ma difficile a realizzare e invece il nostro premier sta facendo di tutto per realizzarlo: si pensi che l’abbattimento dell’Irpef ai lavoratori che guadagnano meno di 25/mila euro lordi l’annio avverrà aumentando la tassazione su una delle categorie considerata da sempre privilegiata: le banche.

Ed anche la “spending review” sembra impostata in modo nuovo: non più tagli alla spesa pubblica, ma “giustizia sociale”.

Insomma, il popolo di Nottingham, vessato dal famigerato “sceriffo”, adesso ha il suo Robin Hood; speriamo che duri.

LA TERZA riguarda una cosa “buffa” e al tempo stesso interessante: avete notato che adesso, quando un cameraman inquadra il volto di un personaggio, questi – prima di parlare – si copre la bocca ad evitare il rischio che venga fatta la lettura del labiale ?

Uno di questi è Renzi, che in Parlamento è stato spesso beccato mentre sussurrava occultando le labbra; pensate che allo stesso modo si è comportato con un sussurro indirizzato al Presidente della Repubblica, il quale si è ben guardato dal rispondere.

Parlare con la mano davanti alla bocca non è, come potrebbe sembrare, un dignitoso gesto di tutela della privacy, bensì un’ammissione di debolezza dato che se mi copro le labbra significa che  voglio dire qualcosa che non ripeterei mai davanti a tutti.

Allora, a parte che una delle più importanti cariche dello Stato dovrebbe dire in pubblico solo quello che è assolutamente “conveniente”, possiamo suggerire che in alternativa o tace oppure usa una lingua semi sconosciuta (rumeno con accento argentino); ci sarebbe anche il sistema di intervallare il discorso con parole senza senso atte a mettere in difficoltà l’ascoltatore (es.: ampidottero, baraclusa,ecc.).

C’è anche il sistema infantile di raddoppiare ogni sillaba con la f seguita dalla stessa vocale: quindi Matteo diventa Mafattefeofo; buffo vero??

 
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