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Ultimi Commenti
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ti ringrazio per il commentoi acutoi e pungente
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l'ennesima presa per i fondelli,sapete perchè l'Italia e a forma di stivale? avete mai provato a camminare nella cacca con i mocassini?
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Sì. Ci sono anche moltissime figure splendide in ambito-abito religioso. "Dinosauri", "modernisti" ognuno di loro ha qualcosa da dare, da dire per aiuarci a riappacificarci con noi stessi e il mondo.
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Una vergogna. Che la Giustizia, in Italia sia ridicola si evince anche...da questo finale... eccetera
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Ti ringrazio per i tanti e interessanti commenti che hai voluto donare a me e agli altri lettori di questo blog.Auguri di buone vacanze
Franco
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Caro visestis, se posso permettermi anche di essermi affezionato, qui si interrompe commenti e dialoghi, mi dispiace perché ci avevo preso gusto nel potermi confrontare, conoscere e sopratutto apprendere da una generazione passata che ha ancora da dare, non si mai troppo vecchi per avere la pretesa per costruire e non si è mai troppo giovani per capire la diligenza della forza. La pacatezza del confronto e del dialogo che comunque abbiamo sempre ricercato, senza paura, rappresenta uno slancio per capire tutto il mondo che ci circonda o almeno avere la pretesa di capirlo dagli argomenti da te proposti, almeno in parte. Rinnovo la stima per una persona che non sa arrendersi e che naviga ancora per capire e migliorare questo mondo cercando di vedere che cosa non va. In questo post che rasenta solo la punta di tutto ciò che sotto il buon principio abbiamo lasciato andare a se stesso, senza una guida ben più obbiettiva e pacata si raggiungono mete al di sopra degli obbiettivi e di fatto mancandoli. Ma anche questo si riallaccia alle ARL, organizzazioni sociali, fondazioni, coop, e molte altre cose. Alla fine non è tanto l'obbiettivo sociale che conta (in questo caso la FAO) ma è quanto lavoro può dare ai "poveri ed affamati" lavoratori, così tanto bisognosi di lavorare, ignorando poi l'obiettivo sociale a cui anche un'organizzazione internazionale con scopi più che nobili ha. Così anche il "vero povero affamato" diventa sfruttamento della motivazione del lavoro e di fatto muovendosi come un'industria che deve sfamare i propri lavoratori, aumentando il costo d'esercizio a favore solo ed esclusivamente del lavoratore e dell'assunto nell'industria FAO. Ma questo accade anche da altre parti. Come qualsiasi altra organizzazione sociale senza scopi di lucro "Falliscono" lo scopo sociale devono essere chiuse e anche se l'obbiettivo sociale viene perseguito e realizzato, realizzato in una "indipendenza vera", l'organizzazione sociale deve chiudere perché ha già realizzato l'obbiettivo a cui si è votata. Invece poi accade che il povero deve restare povero perché sul povero ci lavorano molte persone, guadagnano perché la gente è povera e affamata, se ci fossero progetti definitivi in cui si elimina la fame nel mondo molti, tantissimi, troppi perderebbero il proprio lavoro e la propria importanza o meglio rilevanza, quindi per il lavoratore e dipendente la condizione di povero rappresenta il proprio guadagno, e se il politico non vuole lasciare la poltrona manco il dipendente quando è necessario vuole lasciare la propria poltrona magari pur capendo che è inutile. E in questo ti lascio il mio commento pacato e forse un po' vissuto. E nella pacatezza perché non bisogna avere paura di vivere il mondo per quello che è, anche se qui siamo nel virtuale è sempre meglio viverlo per conoscerlo, dove non puoi trovare risposte e soluzioni da un mondo che non si vive e non si ha il coraggio di viverlo senza dover puntare sulla supremazia e ragione, anche nelle scelte, in cui decido di non commentare più nel vedere le cose come sono alla realtà e magari cercare qualche altro perché. A volte si da fastidio o anche alcuni miei commenti che ho fatto qui possono dare fastidio, magari un perché c'è, nella scalata delle posizioni, dell'importanza, forse non troppo diverso da ciò che hai espresso in questo post, ma forse ne vale la pena seguire pacatamente la scia del mondo e della società per poi capire. Ti auguro un buon proseguimento, Andrea.
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Eliminare la casta senza una ragione valida significa non cercare una risposta fondamentale.
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Ci si lamenta delle caste, dei soldi e di molte altre cose. Di queste cose ce ne sono tantissime, ma non è detto che il popolo sia da meno... si intende... . La casta serve e probabilmente sono tra i veramente pochi che giudicano la casta come qualche cosa di utile, un messaggio. Avere avuto uno Zio impelagato tra alcuni poteri ecclesiastici mi fa rendere conto di molte cose ma anche di tanta povertà d'animo che c'è in giro. Però... tutto ha sempre una ragione di esistere. Ci sono i fantomatici poteri oggi, crediamo di essere controllati e succubi delle decisioni dei potenti, mentre alla realtà vedo sempre più persone che hanno perso la padronanza della propria vita, il valore di se. Le spese folli di un giovane sono: "Vado in banca per chiedere un prestito per andare in vacanza, mi arrabbio se non me lo danno". Questo dovrebbe illustrarti come sono in realtà le cose. E' bene mantenere la casta finché non si capirà perché esiste e c'è.
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Conosco molto bene la situazione del territorio Fiorentino sul campo tessile, sono da anni che sento parlare di questo. Il territorio Fiorentino in particolare sente il problema immigrazione cinese. Le fabbriche cinesi sono di carattere chiuso senza possibilità di interagire con il mercato italiano e di fatto impoverendo il territorio e chi lo abita. Erroneamente viene intesa l'immigrazione cinese come atto solidale e sociale perché non ha nulla di queste caratteristiche. Non assumono Italiani e di fatto l'industria cinese in Italia (particolare è prato e Firenze) è Razzista ed atta solo ad impoverire un luogo che occupano. Diverso invece è un atto solidale e sociale di immigrazione, dove lo scambio è la prima comunicazione sociale e di reciproca integrazione e condivisione delle ricchezze. Però... c'è da dire che l'Italia e tutto il mondo si è approfittato della Cina e dello stato del suo lavoro, indirettamente si è abusato di bassi prezzi della tecnologia e di tutto ciò che riguardava uno stato comunista atto allo sfruttamento del lavoro. Molte cose perché a basso prezzo abbiamo acquistato dalla Cina che ci ha arricchito di componenti e aggeggi elettronici ma anche aggeggi vari, senza sapere che dietro c'era poi anche il lavoro minorile dietro uno stato totalitario comunista. Ce la siamo anche cercata e gli sbagli sono da tutte le parti. Ma il discorso non dovrebbe essere chiuso così, anzi... . E' vero che i cinesi stanno radendo al suolo non tanto una economia ma famiglie, comprese quelle famiglie degli imprenditori che hanno a che fare con debiti. Il fatto è che non si può impedire che lavorino e quanto lavoro deve essere svolto a ciascuno e così l'economia e l'economia famigliare del territorio viene fatta competere con un sistema lavorativo senza tregua e a bassissimo costo. E' vero che le industrie cinesi non sono in regola con le leggi Italiane e sopratutto sul lavoratore. L'industria cinese però ha una pecca, è quella che non ha avuto culturalmente evoluzione essendo stata sotto un regime totalitario comunista e di fatto ha bisogno di copiare senza poi sviluppare quell'identità di un proprio prodotto. Questo dislivello tra senso di identità culturale e assoggettamento dei paesi sviluppati autonomamente lo pagheranno. Però... sotto altri punti di vista e in altro modo, noi Italiani e altre industrie e multinazionali stanno facendo lo stesso in altri luoghi, atterrando e impoverendo l'economia locale di paesi già a terra e anziché portare ricchezza stiamo sfruttando terre che non ci appartengono. Siamo un po' tutti colpevoli anche se oggi i paesi industrializzati cercano di fare retromarcia e cercano di creare meno danni, più o meno gli stessi danni che ha il territorio fiorentino e pratese. Il fatto di aver sorretto l'economia (in parte ma importante) attraverso lo sfruttamento e l'impoverimento di altri paesi (intendendo per impoverimento: l'impoverimento delle famiglie, dei figli, dei vecchi, delle risorse, delle opportunità, del futuro locale) tagliandola dovremmo rinunciare a quei benefici che lo "sfruttamento" ha procurato e declinerebbe parecchie cose, ma si intende non è giusto ed è una piaga del nostro tempo. Bisognerebbe uscire da questi schemi e fare molti passi indietro, umani e soprattutto rispettosi, quasi come rispettare la linea politica di un mondo tracciato dalla cultura che prende il nome di globo politico. La globalizzazione è stato un passo avventato non di certo in linea con l'evoluzione e i dislivelli culturali e sopratutto di rispetto. La globalizzazione è qualche cosa di buono e ottimo ma quello che non ci si è reso conto sono i tempi, e non basta una dichiarazione o le parole, perché a fronte di tutto dovremmo sempre affrontare le tantissime problematiche che conosciamo molto bene attraverso la storia a partire dalle prime colonizzazioni culturali dopo magari una guerra, la colonizzazione dell'America, valutare e porre domande, perché non sempre i confini spezzati sono maturi per esserlo e anziché portare speranza la toglie forse da entrambe le parti. Firenze e Prato che erroneamente si classificano come zone di anti-immigrazione perché il fatto dell'immigrazione c'entra poco, ma è un'isola come altre zone del mondo che vengono sfruttate e impoverite. Non abbiamo saputo difendere altre popolazioni locali di altri continenti con la nostra arroganza di potenza economica approfittatrice, non sviluppando quella coscienza nazionale di rispetto per altri popoli, non sviluppando quella coscienza di civiltà e di difesa umana, quella capacità umana di comprendere che un popolo ha bisogno di un proprio territorio su cui campare e svolgere l'evoluzione per il proprio futuro, si! Bambini dove il loro futuro lo abbiamo barattato ingenuamente e stoltamente per qualche aggeggio a basso costo. Molto spesso mi interrogo, e scopro che non è essere dalla parte dei buoni, non c'è nessuna onorificenza per rimediare ad errori commessi in cui io stesso forse mi ritengo responsabile perché comunque faccio parte di una società che ha i propri errori, ad un certo punto bisognerebbe iniziare a rimediarli. Per quanto riguarda il lavoro e le macchine siamo responsabili tutti, tutti quanti, sia lavoratori che progettisti che politici che potenti, ma credo tuttavia ci sia una direzione che può levarci da una situazione che comunque è di stallo. Il livello politico e culturale non lo permette, è da molto tempo che spero che ci sia una evoluzione sia di pensiero politico che modo di concepire le cose, molte cose dovrebbero andare a pari passo, ci si deve chiedere evoluzione e dare un assetto culturale maggiore, potenziare l'operaio e sopratutto investire su una forza lavoro più evoluta e potente, da un'altro canto l'industria e il modo di fare imprenditoria dovrebbe evolversi, evolvere anche il ruolo dell'operaio all'interno della società. In una crisi non è vero che non c'è lavoro... non è vero! E' in una crisi che c'è forse più lavoro degli operai che sono in cassa integrazione, che sono a spasso, che sono disoccupati è solo che il settore dell'imprenditoria sempre più snobbata, sempre più declassata non trova non solo più mezzi ma anche quegli stimoli di capire che cosa si deve fare, attendendo passivamente forse tutti quanti.
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Caro visestis, grazie per questo post e comunque confronto. Se pur semplice è qualche cosa che avevo perso. Ti commento il post un'altra volta.
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Inviato da: visestis
il 06/02/2012 alle 08:04
Inviato da: a.band
il 05/02/2012 alle 11:13
Inviato da: george7
il 11/11/2011 alle 17:14
Inviato da: dueoreper1Nick
il 25/10/2011 alle 07:41
Inviato da: visestis
il 27/07/2011 alle 18:30