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VISIONISONICHE SI SPOSTA

Post n°49 pubblicato il 16 Settembre 2007 da jimmypage860
Foto di jimmypage860

Otto mesi e un paio di giorni. Questa la vita di VISIONISONICHE, mio primo blog, mia prima fatica virtuale nata con tanta voglia di dire e fare ma con poche chiarezze per quanto riguardava la strada da seguire: recensioni, pensieri, arte..

Forse adesso la strada l'ho trovata, però nello stesso tempo anche migliori condizioni di pubblicazione, svariate scelte di editing, di template, come pure e forse sopratutto una maggiore visibilità sui motori di ricerca... mi hanno fatto pensare che bisognava comunque cambiare aria.

Non so. é una prova.

Il blog resterà qui comunque. Nel frattempo il nuovo blog http://visionisoniche.splinder.com/ continuerà le ultime strade percorse dal vecchio, andando avanti..non so dove.

 Fra le parole e con le parole.

Grazie ai 1500 e più visitatori, e a quelli che si aggiungeranno e a quelli che se vorrano mi seguiranno ancora..

gRAZIE!

"Rock and roll can never die"

Noise!

Gas

 
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Bianco

Post n°48 pubblicato il 31 Agosto 2007 da jimmypage860
 
Tag: vita

Bianco. Non sapevo perchè potesse essere affascinante.

Poteva essere riempito, quel colore. Ed ecco affiorare anche in me la meraviglia. Perchè da lì avrebbero preso a realizzarsi le creazioni.

Pennelli, matite, intaccando le vernici candide delle nostre anime per poi finire lì dove il bianco diventa il mutevole divenire di noi stessi.

"Cip Cip, rinasci e cinguetta che prima o poi arriva giorno..e che giorno mi attende domani.." canta Moltheni.

Non avevo trovato rose bianche, ma sapevo che sarebbe andata bene lo stesso.

 
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Giorni

Post n°47 pubblicato il 30 Agosto 2007 da jimmypage860
 
Tag: vita

Eccomi, col senso d'inutilità fra queste quattro mura. "Siberia" risuona, cielo di fine agosto, sprazzi di grigio. Aspetto quei giorni, quelli giusti, dove magari saremo impegnati, ma saremo vivi per vivere. Un mese che ha deciso non finire mai.

Sono i mille "non ce la faccio", le partenze ingiuste, ed ora la dipendenza prima criticatami adesso parte di te. Vorrei quei giorni adesso, prima che si ci faccia male. Manca solo questo. Voglio questo..

Mi diresti di non fare nulla.

Muovono da soli i pensieri, sembrano percorrere le stesse strade, sempre, e al momento della delucidazione definitiva, ecco arrivare la noia. Bastava l'ultimo sforzo. Ma per raggiungere cosa..?

Ho del denaro ma i negozi sono chiusi..ho del denaro, lo butto via.

Ruberò..quando riapriranno. Non vedo alcuno ostacolo per me..neanche uno.

Tu..risuoni invece, di perchè, di mani che cercano e poi smettono, di occhi che fuggono dai buchi non ricoperti, non riempiti. Ed ecco che ti soffermi su quelli di altre strade.

Gli occhi fuggono, guardano lontano, anche i miei lo fanno, a quei giorni, per dimenticare, per non pensare. Ma fermarsi sarà obbligatorio, regola insopprimibile di questo gioco.

Dopo, la strada..

..spalancarsi aperta ed infinita ai desideri da realizzare, finalmente.

 
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Into the black

Post n°46 pubblicato il 24 Agosto 2007 da jimmypage860
 
Tag: vita

C'era buio, tanto, lampade e neon fulminati o spenti apposta? Oltre immense scale di legno, che di giorno sono di un verde acqua che sa di vecchio, la sabbia, gli ombrelloni chiusi, la barchetta per il salvataggio, mare grosso, onde lunghe: vengono verso di noi. Nel buio disturbato dalla luce fioca di una luna timida che appare e scompare fra le nuvole, sulla destra un'immensa spiaggia, sola, o forse abitata da qualche anima pulsante di sessualità estiva. S'intravedono piccole lucette, torce..

Qui volano sentite canzoni e ragionamenti di quest'ultimo tempo, grotteschi quasi. Si mette fresco, quello che proviene dalle onde, sempre più violente; è uno scenario magnifico che già s'intravedeva dalle scale, in mezzo agli alberi.

Lasciamo dei messaggi, tracce di una sera qualunque, dai soliti brividi, lasciamo dei messaggi che adesso le onde avranno portato con sè. Non si sa dove, spero lontano.

 
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Fuochi Nella Notte

Post n°45 pubblicato il 21 Agosto 2007 da jimmypage860
 
Tag: vita

Fuoco che esplode, petardo che esplode. Sento, "vorrei essere come quel petardo". Folla poco abituata ad attraversare quelle strade. In alto, occhi scontenti di questo e di quello, ma sereni.

Pochi minuti, seduti su un marciapiede sfigato, alzati, poi, scomodamente per vedere tutto. Pochi minuti e tempo fa, sdraiati sulla spiaggia, mal di collo, delle luci strane verso di noi. Abbracciati, vicini, silenziosi o su un balcone trovato all'ultimo momento, con malinconici pensieri alla terra greca, o come quest'anno, insieme ancora mentre qualcuno correva e ti lasciava indietro. Quest' anno, senza pensieri rivolti a qualcuno in particolare, ma forse un pizzico rivolto a questa stagione agli sgoccioli, prevista e imprevedibile.

Un treno di otto piedi fra centinaia di persone attorno che ci aprono il passaggio, divertiti e stupiti. Piccole sfide fra la folla, la solita gente stupida che cammina come una massa rocciosa inscindibile. Corri, schivi passeggini, corri, arrivi alla meta, prima o dopo di lei, ma arrivi.

Ecco, dietro di te, la massa rocciosa inscindibile.

 
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Buon Viaggio

Post n°44 pubblicato il 18 Agosto 2007 da jimmypage860
 
Tag: vita

Nella siesta temporanea fra cibi e famiglia, osservo città che non ho visitato. Adesso in questa stanza dovrei buttare un paio di parole, per ricordare un giorno, per chiarire adesso. Stati confusionali, in e out. Nove giorni da camaleonte, dove la cognizione del dolore e del tempo sembra sia andata a farsi fottere. Non me l'aspettavo o forse neanche lo volevo. Ma che dico? Chi vuole continuare a restare sotto la nuvola grigia e possente di acqua che quasi ti frantuma la testa? Chi? Me, te, gli altri. Ma io mi dissocio. La consapevolezza di tutto quanto mi è bastata. Non vedrei nulla di positivo nel deprimente vivere da non-morti.

Sono petulante ma credo che chi mi voglia bene sappia perchè. Succede che le canzoni ci parlino spesso, succede che preferiamo sentire loro più che noi stessi.

Succede adesso che dopo gli eccessi dei fuochi, c'è chi sta bene e chi no. Succede che certa gente urli imperterrita la propria esistenza in questo mondo. Succede poi che c'è chi non ha neanche la forza per respirare, e lì vorrei tanto che bastasse un semplice giro di giostra, si quella per bambini, per far passare tutto, anche per pochi attimi. E' un' immagine che spesso ricorre in me. Perchè odio pensare che sia difficile.

Non chiedersi cosa si vuole, cosa si è. Non siamo mostri. Siamo imperfetti, e non è la stessa cosa. Manca tanto denaro, ma la voglia di sognare non ce la toglie nessuno, neanche un' autunno alle porte.

E questa notte, o questa mattina, qualcosa l'ho sognata dopo mesi. C'era del buio attorno, ma le facce scorgevano, chiare, serene, pulite. Quell'aria di cambiamento prende anche me, forse in maniera diversa, e mi sballotta dove le cose portano altrove.

Sono in viaggio e sappiate che chi vuole unirsi sarà ben accetto. Non voglio chiedere nulla. Senza parole si comprendono molte cose.  

Chiunque tu sia, ovunque tu vada, parti, ritorni, ricomincia, ascoltati, non perderci di vista, ricordaci. Riavviva quel cuore che ti ritrovi dato da poco. Aspettati il buio, arriverà la luce.

Baci..

 
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Notte

Post n°43 pubblicato il 14 Agosto 2007 da jimmypage860
 
Tag: vita

Una notte, l'ultima, che si spera sia piena di eccessi che facciano dimenticare le ultime oscurità. La fine delle illusioni mi avvolge quando non vorrei.

Esultiamo davanti al fuoco, ricordiamo chi si nasconde dentro di noi, cosa di bello siamo e ci appartiene, esultiamo. Ce la posso fare, spirito libero, anche solo con la mia mano.

Fuoco brucia, brucia ancora, anche per questa volta, l'ultima. Domani resterà la cenere, dopodomani tutto spazzato.

 
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Agosto

Post n°42 pubblicato il 12 Agosto 2007 da jimmypage860
 
Tag: vita
Foto di jimmypage860

Nelle orecchie scorrono note, sugli occhi si specchiano paesaggi in bilico fra tramonti che riscaldano, acque in subbuglio sfrenato, nuvole ad intermittenza, ma poi sempre sole. Almeno sembra così. E le note scorrono fluide entrando nei cunicoli interiori fra le pareti di sangue fresco, rimasto per l'occasione, per controllare questa forza intima.

Ma più che altro gli occhi stanchi si soffermano, gli occhi stanchi che mi ricordano gli abissi di Neil Young, cercando e trovando temporanea stabilità e tranquillità, forse apparente, ma per pochi istanti si sente. Tutto rimanda al sognante e reale mondo mio contemporaneo. Tutto rimanda lì col solo piccolo fastidio di quei punti di sospensione, a volte sembrano moltiplicarsi, altre volte diminuiscono. Restano.

"Chissà" che sperano nel bene comune, venti metaforici di cambiamento, sballotati, mano nella mano, non mi aggrappo all'unico albero esistente, dici che devo lasciarmi andare, eccomi. Smemorati e appannati, si dimentica, ci si allontana, si resta, si ricorda, ci si chiede, si fugge, si affronta. Pioggia e sole. Pioggia e luna.

Un conforto o un dolore che tempo e cielo risentono, sempre. Prima si pensava diversamente senza coinvolgere sedute psichiatriche che logorano. Sensibile e fragile, insicuro, niente di nuovo, ma senza la voglia di far male. Neanche adesso, come sempre. Strano o normale.

Guardo con quegli occhi scuri di quella pelle scura, quasi fratelli. Guardo di ingenua curiosità quello che mi appartiene e mi circonda, immaginando sensazioni ed emozioni.

Continuo quel che partorisci con le tue mani, esplode l'arte. Non è solo questo. Tante facce, tanti nomi, degli individui che crescono e non sanno forse cosa vogliono davvero essere. Forse ci accontentiamo della nostra difettosa varietà. E' giusto cosi, noi stessi, unici o molteplici. Adattamento: funziona e non funziona.

Restano i cuori che palpitano, gli occhi scuri di quella pelle scura, le note sche scorrono e ricordano e gli assolati "chissà".

Come all'inizio, Buona Fortuna !

 
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Libertà nel profondo mare

Post n°41 pubblicato il 05 Agosto 2007 da jimmypage860
 
Tag: cinema

Un film che per quasi tutta la sua durata non mi ha convinto più di tanto, sarà per la trama, sarà per i temi trattati. Un ragazzino non molto compreso dalla famiglia, quasi obbligato a comportarsi male o meglio a rendere male quel che di bene voleva fare. Ragazzo truffaldino e un pò distante dall'intraprendere una retta via. Solo incomprensioni, fraintendimenti che porteranno il povero Antoine ad essere riformato.

La fuga, quell'andare verso il mare, verso quel muoversi libero e incontrastato dell'acqua, prtagonista nelle scene finali e forse presente in tutto il film. Scappare da casa, da scuola, da quello che opprime.

Un film forse non capolavoro(per me) ma interessante e profondo sopratutto nella sua seconda metà.

 
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I Sotterranei, qua e là con forza

Post n°40 pubblicato il 24 Luglio 2007 da jimmypage860
 
Tag: libri

Erano tre anni: un eternità. Chissà perché tutto questo tempo, altri interessi, poca voglia, pessimista verso le altre creazioni. Jack Kerouac rientra dopo le formidabili esperienze emozionanti dalle(ripetute) letture di “Sulla Strada”(la mia unica vera bibbia stropicciata, vissuta), dicevo ritorna fra le mie mani, con “I Sotterranei”. Romanzo del  1958, l’ho letto in due giorni, di cui la prima parte fu letta in perenne sovrappensiero, la seconda, con più attenzione, mi spinse, per le sue figure e le sue parole, a rileggere l’opera daccapo. Lo meritava, lo sentivo. Ricomincio, soltanto 126 pagine, un Kerouac diverso profondamente  nei temi trattati, un’apparente semplice “amore-difficile” fra uno scrittore(Leo Percepied) e una sensuale quanto aulica nera(Mardou). Una banale storia d’amore(non è così..), se non fosse che le incomprensioni, le sviste, le disattenzioni del protagonista(molto autobiografico..come sempre..) che porteranno alla fine della storia, vengono rilette in chiave psicanalitica dallo sfogo viscerale e diretto dello stesso Leo. Come se si trattasse di un diario pubblico delle proprie vicende private. Appare Jack Kerouac, appaiono i Sotterranei, sobborghi americani, qui siamo a San Francisco, popolati da gente strana ma particolare dove la droga e l’alcool accompagnano una gioventù alla ricerca delle proprie verità, tra scopate, bevute di  gruppo, discussioni di letteratura ed arte, nei locali di culto come “La Maschera”.

Attorno a tutto questo movimento, un nascente sentimento da un improvviso incontro, ma col tempo gli interessi personali prevarranno, costringendo la sola Mardou, triste e rassegnata a cercare altrove. I pensieri del protagonista, paranoie, dall’ impeto violento di un sentimento noto come la gelosia, mai così sbagliato come adesso. Le descrizioni, accurate e incisive, ti portano in un mondo dove suona il “Be Bop”, dove i protagonisti di quella musica diventano degli dei sulla terra, eccitati dalle loro spasmodiche capacità di coinvolgere se stessi e il pubblico.

Pensieri che si muovono, quasi seguendo le linee oblique di queste sonorità, senza regole, fra parentesi infinite, discorsi indiretti e diretti, tutto insieme, senza punteggiatura. Ma resta facile da leggere, scritto quasi tutto d’un fiato, e si sente, e dovrebbe essere letto cosi, tutto d’un fiato. Istinto nella scrittura, istinto nei sentimenti e nei gesti. Ricco di sensazioni , questo mondo, nella sua interezza, si ritrova davanti gli occhi di Leo materializzando nelle  pagine  mille colori e mille profumi. Qua e là grammi di sincero erotismo. Qua e là I Sotterranei, dalle nascoste strade, dagli intimi quartieri, dalla gente strana, qua e là i sotterranei di una mente..

  

 
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Illumina, annulla le paure o luna..

Post n°39 pubblicato il 18 Luglio 2007 da jimmypage860
 
Tag: musica

Se dovessi tornare a due/tre mesi fa, nel lettore ritroverei una cassettina: "Il Suicidio Dei Samurai"- Verdena, che prima del fatidico concerto dovevano essere obbligatoriamente imparati a memoria, si perchè pensavo e penso che resti il migliore delgi altri.

  1. Verdena(1999), poppante marmellata adolescenziale brufolosa.
  2. Solo Un Grande Sasso(2001), ambizioso, omogeneo, ben suonato, cantato di merda.
  3. Il Suicidio Dei Samurai(2004), diretto, compatto, urlato e positivamente imperfetto.
  4. Requiem(2007), ma che è?Verdena?troppo lavorato e impersonale, manca l'anima. Suona meglio dal vivo.

Gran periodo di sballottamenti mentali e non solo, con questo disco in sottofondo.

Da "Logorrea"(tante volte suonata e registrata al limite della stonatura) a "Luna", toccante dedica a quel qualcosa che ci protegge in certe scelte, per quanto strane possano essere, ma di sicuro nulla di male. "Balanite", col suo incedere torbido, fra le mie preferite. "Phantastica" vanta il miglior testo ed un finale da perdere l'uso delle corde vocali. E poi mi ricordo l'uggioso viaggio in macchina verso il concerto.

"Elefante", un classico in bilico su certe sonorità alla Queens Of The Stone Age. Martellante, non può che prenderti. "Glamodrama" rallenta e si dilunga, derivando troppo da note Radioheadiane..

"17 Tir Nel cortile", mette in risalto echi e crude riflessioni, sotto un tappeto sonoro a tratti sperimentale. Ma è la canzone omnima dal testo ambiguo, e condurci nella quasi cacofonia dei due minuti finali, anticipati dal miglior urlo di Alberto, eh si!

I Verdena non sono simpatici se si concedono ai fan lo fanno da scazzati, almeno è successo così verso di me..ma dal vivo, quella serata afosa di fine aprile(dopo la pioggia del pomeriggio..) furono praticametne perfetti, iniziando un pò in ritardo con i doìdici minuti de "Il Gulliver", che non conoscevo, ma aveva creato un'atmosfera particolarissima. "Il Caos Strisciante", "Isacco Nucleare", col pogo che andava e sballottava. Quella "Trovami un Modo semplice Per uscirne", delicata e cantata all'unisono..

Sensazioni, una presenza che aleggiava qua e là, fra strane riflessioni silenziose ma evidenti, forse.

Poi il ritorno, ancora ad urlare con quel fil di voce che ci rimaneva. Quando aprire i libri, in quel periodo di sballottamenti mentali e non solo, era pressocchè controproducente e nell'incertezza si preferiva riflettere su certi perchè.

 
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Quando è meglio spegnere il cervello

Post n°38 pubblicato il 11 Giugno 2007 da jimmypage860
 
Tag: vita

Parole: come se fossero dette da una voce accanto a te. Invece: chilometri di distanza.

Parole che stupiscono, affascinano, toccano, perchè era da tanto che mancava qui intorno ascoltare rivoluzioni vitali così forti. Tanto tempo, per questo lo stupore.

Sentire la voglia di urlare senza capire nulla, nè guardarsi intorno, perchè contiamo noi, come voi, individualmente, di fronte al mondo, di fronte ad un mare calmo che aspetta soltanto i nostri(vostri) tuffi, unici a scuoterlo oltre al vento. O come il vento, che sposta, spinge, modella, distrugge.

Noi/voi: nulla senza l'altro.

Un attimo di marcata follia, di idiota inconsapevolezza di se, dove anche l'estraneo potrebbe confondersi e poco riconoscerti nel dolce movimento momentaneo delle zero-inibizioni.

L'attimo irrazionale o il più ragionevole? L'attimo che ti salva, rischiando te stesso. L'attimo che sarebbe meglio vivere e non immaginarselo.

Off

 
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"Sgt. Peppers Lonely Hearts Club Band" , abbaglio collettivo?

Post n°37 pubblicato il 27 Maggio 2007 da jimmypage860
 
Tag: musica

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A cosa mai è servito questo disco? Cosa ha mai portato di innovativo? È possibile dire che non sia invecchiato? È il migliore del gruppo?

 

Allora, qui la situazione è complicata. Io personalmente festeggerei l’anno prossimo per il quarantennale del bellissimo “White Album”. “Sgt. Peppers Lonely Hearts Club Band”, come del resto il tanto acclamato “Revolver”, non li reputo grandi dischi. Li vogliamo paragonare ai mostri sacri dell’epoca(“Blonde on Blonde”, “Strange Days”, “The Piper At The Gates of Down..”)?

 

Copertina dal gusto pop intrisa di misteri ed enigmi(gli indizi sulla morte di Paul), colorata e vivace nonostante sia uno scatto di posa. Meritano più i fatti o l’essenza della musica? Merità più l’alone leggendario, il parla parla comune, o la personale interpretazione, anche la più contrastante, ma che si distacchi dalla massa dall’idea sempre uguale?

 

Disomogeneo, pomposo, suonato bene, ma non serve più di tanto, melodico e difficile, lisergico(?), direi poco.

Sopravvalutato quando certi dischi restano ancora nell’angolo della dimenticanza eterna. Se vogliamo l’album psichedelico dei Beatles non mi scegliete questo. Andrebbe meglio con “Magical Mistery Tour”, che già si muove su frequenze artistiche molto più accessibili da gustare.

 

Tutti parlano, tutti elogiano, ma nessuno che riesce a farmi capire il (loro) perché. Posso comprendere la grandezza di “A Day In The Life”, “Within You, Whithout You”, “Being For The Benefit Of Mr. Kite”, ma sono mondi musicalmente distanti, troppo, che soltanto da soli potrebbero funzionare. Eppure sono un’ appassionato di miscellanee musicali alla “Sandinista!”(The Clash), però in questo caso poche emozioni.

 

Può forse il valore sociale avere a che fare con quello musicale?

Primo Giugno, quarant’anni. E allora?

 
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Closer (parte II)

Post n°36 pubblicato il 12 Maggio 2007 da jimmypage860
 
Tag: musica

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Il “Dark” o “Gothic”, merita grande attenzione. È un modo di vedere le cose, la vita, la morte, il mondo. Una visione non proprio innata, ma obbligata, costretta con forza da eventi che non vorresti che accadessero. Il “Dark” è la realtà, per quanto poco accettabile essa sia, è la colonna sonora dei fallimenti, delle rassegnazioni, ma anche della rabbia di potercela fare un giorno. Perché forse un giorno qualcuno vorrà. È un modo per ascoltare altre voci che raccontano vite, spesso peggio delle nostre, ma che nello stesso tempo riescono a farci compagnia. Non siamo mai soli in questo.

Gli amanti dei fiori e delle farfalle, del cielo azzurro, del sempre pulito perché la polvere non arriverà mai, poco consapevoli delle batoste perché sicuri che non faranno mai così male, di questa musica se ne strafottono, o meglio non la digeriscono.

La realtà è distorta, rumorosa, imperfetta e di tanti colori.


Ian Curtis mi faceva paura un tempo. Forse non volevo guardare con i suoi occhi sinceri?

Poi fra lo stupore, nel suo peggio avevo trovato un appiglio insieme a qualche intervento umano. Se “Closer” è il suo tragico e consapevole testamento, col pensiero deciso ormai nella tomba come testimonia anche la copertina, mi chiedo come gli altri componenti dei Joy Division non avessero fatto nulla o abbastanza per cambiare le cose. Perché ho letto, e il povero fantasma si muove fra i ricordi e i rimpianti dei superstiti.

A volte penso che Jim Morrison, o meglio la sua anima, si fosse incarnata nel corpo di Ian, uscendo con la stessa tendenza all’autodistruzione e con la simile voce oscura e mistica.

Solo pensieri, su un personaggio auto-proclamatosi finito prima dell’uscita di questo disco, che poi balzò meritatamente in classifica, pochi giorni prima del famoso tour mondiale. Sarebbe stato il successo, ma quando si sta male la consapevolezza dell’oscurità sta su tutto.

“Closer” vuol dire “più vicino”.. a cosa?

I suoi 40 minuti e passa ce lo spiegano chiaramente.

 

 

 

 

 

 
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Pink Moon

Post n°35 pubblicato il 10 Maggio 2007 da jimmypage860
 
Tag: musica

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La calma dolce e tenera di certi accordi di chitarra, di una voce amorevolmente avvolgente. Nick Drake con il suo “Pink Moon”, che ai primi ascolti subito consumai, ti ferma e ti obbliga a ripiegarti su te stesso, ti convince alla già citata calma dei sensi e anche se sarà impossibile non associare una di queste tracce ad un vostro ricordo delicato, non potrete far altro che immaginare e sognare. Almeno quello.

 

Quale possa essere la forza di un album che suona quasi interamente soltanto con voce e chitarra non so spiegarmelo. Sarà proprio questa semplicità che ti spinge ad associare questi 29 minuti a qualcosa di reale e vicino a te.

 

Alzo il volume, molto alto. “Thing Behind The Sun” echeggia da questo mio lettore ammaccato e impolverato, con tutta la sua ispirata potenza poetica. Non riesco a continuare a leggere le poesie del Boudelaire de “I Fiori Del Male”, che nel frattempo avevo fra le mani. Devo fermarmi. Mi passano tante scene davanti, alcune m’appartengono, altre no. Ma le tengo insieme alle altre. Delicate e tenere.

 

dal 22 aprile.. e certe dolcezze sarebbero arrivate puntuali alcuni giorni dopo.. grazie!

 
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Pezzi Di Vetro

Post n°34 pubblicato il 29 Aprile 2007 da jimmypage860
 
Tag: vita

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Sarebbe da indifferenti prendere i propri pensieri, i propri ricordi e buttarli via con violenza, perché sai che il filo di è rotto in modo inaspettato, ancora oggi inconsapevole e ancora adesso con rabbia pensi che sia stato davvero quello che volevi o quello che avresti preferito in maniera più positiva. Ma d'altronde un dispiacere si cancella giorno per giorno auto-convincendosi dell’Impossibile e che certe direzioni ci vengono imposte senza troppa scelta. Ormai le paure hanno fatto la strada dell’esperienza, amalgamandosi e scomparendo almeno in superficie. Potrebbe andare ancora peggio ma penso che lassù qualcuno o qualcosa mi lascerà almeno un po’ di tempo per respirare liberamente.

 

Tutto ciò affiora dai segni del cambiamento che ancora tanto mi sconvolgono, quando pochi corpi mi girano intorno.

Nuove facce curiose si muovono verso di me aiutandomi nel fare oro delle contusioni ricevute dopo avere attraversato una via asfaltata apparentemente bene

 

dal 25 aprile.. e “Rimmel” nell’aria..   

 
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“Quello Che Non C’è”…il mio disco

Post n°33 pubblicato il 09 Aprile 2007 da jimmypage860
 
Tag: musica

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Qui dentro c’è tanto, anzi tutto. Quello che avrei sempre voluto, quello che avrei sempre ricercato, quello che non avrei mai pensato di trovare un giorno.

Era il 2003, erano gli inizi, gennaio o febbraio. Non ricordo cosa di preciso mi avesse portato a scaricarli, aimè. Ma se a distanza di anni, il disco in questione riesce a rinnovare le prime e mai disseccate emozioni un motivo ci dovrà pure essere.

 

Molti forse non avranno capito di cosa stia parlando. Allora, direi solo che in questi 42 minuti circa di alta musica italiana c’è parte della mia vita passata e presente che zampilla qua e là per caso o in maniera voluta attraverso le mie interpretazioni dei meravigliosi testi di Manuel Agnelli.

 

Nove tracce, soltanto nove. Di una consistenza fuori dal normale.

Solo adesso mi rendo conto che sono velate da una certa nudità, che le rende scarne, essenziali con qualche botta al fulmicotone di natura elettrica che ti lascia spiazzato.

 

Niente da fare, questo resterà il mio, e sottolineo “Mio” disco degli Afterhours, il primo che ho conosciuto.

 

Dove un violino impazzito si rende protagonista assoluto, dove l’elettronica si fa portavoce di inquietudini rumoriste, dove qualcuno avrà dovuto toccare l’abisso per poter sfornare un simile capolavoro. Ed io, avendone toccati tanti, riesco a comprenderlo.

 
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Cent’anni Di Solitudine di Gabriel Garcìa Màrquez

Post n°32 pubblicato il 05 Aprile 2007 da jimmypage860
 
Tag: libri

Era il 1967, momento più giusto di questo? Non lo so. È la solitudine, quasi come se fosse un marchio di fabbrica, un carattere ereditario a permeare in questa storia. Cento anni di fantasia, meraviglia, stupore, erotismo, guerre e solitudine.

 

Ho impiegato troppo tempo per leggerlo: quindici giorni, i primi stupefacenti poi la confusione, un po’ di stanchezza, ma alla fine la soddisfazione. L’avevo iniziato pure due anni fa, stranamente negli stessi giorni di Marzo. Cosa vuol dire?

 

La famiglia, immensa e complicata, dei Buendia è protagonista in queste 424 pagine circa. Si parte dalla fondazione del meraviglioso, quanto effimero, villaggio primitivo di Macondo per poi inerpicarsi in surreali attrazioni: le scoperte che gli zingari di tanto in tanto portavano a Macondo, guidati da Melquiades.

 

Da leggere in 4, 5 giorni, mi raccomando per assaporare il Sud America più sognante e forse il più attraente. Tra superstizioni, tradizioni, pace e guerra, è un po’ la storia dell’uomo di oggi. Non vi dico il perché. Leggetevelo.

Ma è anche la storia di un mondo che non c’è e che nello stesso tempo convive con noi. È la storia sconvolgente di certe unioni sessuali “contro-natura”, di una passione estrema quanto pericolosa. È la storia che vede il potere e la guerra come la causa di una fine imminente. È la storia in cui l’irreale si lega in modo naturale al reale. E ciò non può far altro che rendermi felice.

E la solitudine? Non viene spiegata. Rintracciabile forse nell’unicità dei personaggi, eredi dei caratteri dei loro antenati. Dicevo, la loro unicità che li rende incomprensibili e incompresi, distaccati dal mondo esterno e dagli altri componenti della famiglia, ma indissolubilmente uniti al medesimo albero. Quello dei Buendia.

 
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The Stooges, il mito primitivo del rock (parte III)

Post n°31 pubblicato il 25 Marzo 2007 da jimmypage860
 
Tag: musica

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Da quello che si legge in giro, Iggy Pop ha rischiato la vita molte volte e dopo l’uscita, prevalentemente underground, di “Fun House”, la vita dell’Iguana non ci pensò neanche un momento di rilassarsi, di prendere una boccata d’aria, di staccare un po’ la spina.

 

Un film degli anni ’90, “Velvet Goldmine” ripercorreva in maniera più o meno confusa e mai dichiarata (ma chi sa, certe cose le intuisce..)ma anche ispirata, la storia di due personaggi, mischiati, mescolati, vicini e lontani: Iggy Pop e David Bowie.

 

Quest’ultimo, ambiguo quanto androgino artista inglese del glam rock che con il suo “Ziggy Stardust” aveva spopolato, riuscì con le sue capacità, davvero consistenti, a indicare una strada possibile ad un perso Lou Reed e successivamente all’Iguana.

 

“Transformer” del ’72 e il successivo “Rock And Roll Animal” vedono un Lou Reed truccato, ambiguo, glam, ma soprattutto unico. Sarà nel ’73 che David Bowie riuscirà a ricomporre un gruppo frantumato e dissolto dagli eccessi, gli Stooges con Ron Asheton al basso(sacrilegio!), il fratello Scott alla solita batteria e alla chitarra James Williamson. “Raw Power” è quel che ne esce fuori.

Violento, cacofonico, perverso, punk.

 

Cruda potenza è quel che uscirà dalle vostre casse per 33 minuti e passa, che vi stordirà, ecciterà, muoverà, sballotterà.

 

Provate a guardare il capolavoro “Almoust Famous”, ad un certo punto l’attore che interpreta Lester Bangs(famoso critico musicale) prende un vinile a caso dagli scaffali di una radio, e guarda caso cosa c’è? ”Raw Power”. Parte “Search And Destroy” e il suddetto critico si gasa come non mai…prendendo in giro il “buffone alcolizzato” Jim Morrison (cosa che non condivido..).

 

La botta iniziale è questo pezzo, veloce, sfrenato, allucinante, bello. Tutto ciò che servirebbe in una canzone rock: riff, assolo, urla, temi generazionali, vita dissoluta. Che ci volete fare? Per chi non è adatto a queste tematiche che si ascolti una anna tatangelo (scriviamolo piccolo…non merita) qualsiasi e non mi rompa l’anima.

 

Dopo uno dei pezzi mitici del mondo Stooges, parte la seconda gemma “Gimme Danger”, quasi una pseudo-ballata-rollingstoniana (per darvi l’idea) che poi divampa nell’eccesso di potenti girate chitarristiche e con un Iggy davvero ispirato, prima elegante poi sfrenato. Unica.

 

Segue il pezzo più shockante: “Your Pretty Face Is Goig To Hell”, leggetene il testo e immaginatevelo cantato da una voce che se ne fotte delle corde vocali, in più metteteci i lavori sporchi (le frequenze audio sono troppo alte, che vi costringeranno ad abbassare il volume) di Williamson.

 

I ritmi si abbassano diventando musicalmente più torbidi e oscuri con “Penetration”, di chiara ispirazione Glam per i coretti che qui e lì si stemperano.

Altra chicca è “Raw Power”, un classico, ironica e accattivante, uno dei perni dell’intera produzione. Bella la cavalcata finale.

 

Si prendono le orme del blues in “I Need Somebody” forse il pezzo che meno degli altri riesce a prendere l’ascoltatore. Cosa che magnificamente riesce a fare “Shake Appeal” dove le urla si fanno sempre più effeminate ma divertono e caricano come sempre.

Il baccanale distorto e contorto non poteva mancare neanche qui, “Death Trip” è il pezzo che chiude i disco, sintesi dei rumori, degli eccessi di poco più di mezz’ora di spirito fondamentalmente rock.

 

Un disco che non eguaglia il valore del predecessore “Fun House”, che resterà per sempre il migliore per me, ma che in maniera diversa e originale propone una nuova faccia del gruppo e dello stesso Iggy, ma anche di un modo di suonare e cantare proprio di “Raw Power” che non farà altro che dare vita ad adepti e discepoli della musica estrema, che per certi versi vedrà proprio nel 1973 uno dei dischi-manifesto del genere.


Continua..?

 

P.S.: passerà un po’ di tempo per una possibile IV parte, dedicata a “The Weirdness”(che molti criticano negativamente..). Il tempo per averlo fra le mani e conoscerlo per benino. Poi ho letto dell’esistenza di un Live, ufficiale o meno, “Metallic K.O.”del 1974. La curiosità è tanta.

 
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The Stooges, il mito primitivo del rock (Parte II)

Post n°30 pubblicato il 21 Marzo 2007 da jimmypage860
 
Tag: musica

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Fa strano ricordare questo disco come datato 1970. Forse perché l’ho sempre visto collocato in un tempo indefinito, inesistente, che spazia la reale quanto fittizia dimensione del tempo.

 

“Fun House” è il capolavoro degli Stooges e nessuno mi convincerà del contrario. 36 minuti di musica irresistibile, 7 tracce indimenticabili, caposaldo del rock di tutti i tempi. Tra i miei preferiti per la forza insuperabile di come ti spiattella in faccia le urla e i singulti. Divertimento assicurato, sfrenato, osceno, come noi giovani lo cerchiamo. Senza alcol né droga, “Fun House” funziona da sé, in macchina, in casa, in un party, ovunque.

 

“Fun House” è la migliore rappresentazione della vita di Iggy Pop. Dissoluta, da non imitare, da guardare dal buco della serratura. Una massa lavica che porta tutto con sé anche chi si ostina a legarsi al tronco di un albero.

Mi sono ispirato all’immagine in copertina..

 

Ricordo quando anni fa mi scatenavo avendo tra le mani la furia Punk-elettronico-psichedelica di “Animals” dei  Pink Floyd, ma soprattutto di “Sheep”. Non avevo nient’altro.

 

Non immagino cosa mi sarebbe successo se avessi avuto tra le mani questo disco.

Forse lo sconsiglierei ai giovanissimi, non lo capirebbero. Dai 15 in su andrà bene.

 

“Down On The Street” è l’apertura, come se si dicesse, ”ragà questo è solo l’inizio, se non vi basta continuate..”.

Segue “Loose”, gli urli si fanno sempre più eccitanti, le linee di basso più vorticose, ma si tratta della traccia più melodiosa, più facile per via del ritornello ”I'll stick it deep inside, I'll stick it deep inside, Cause I'm loose”.

 

Si arriva al caposaldo di tutta la produzione rock di tutti i tempi: “T.V. Eye”, con un “Looooooord , ahhhhh uuuuuuuh” si entra in un avvincente riff di chitarra, inseguito da un basso pulsante e da una batteria che non si ferma mai. 2 minuti e 38, i riff si fermano, il basso e gli accordi di chitarra fanno da sottofondo alle urla del primitivo Iggy per poi confluire nel silenzio finale, solo apparente, per poi ripartire e terminare.

 

Rullano i tamburi, pesanti e lenti colpi di batteria ci aprono davanti il mondo di “Dirt”, una sorta di ballata maledettamente evocatrice e sensualmente provocante. Lo spirito di quegli anni si sente tutto.

 

Sesso, droga e rock and roll.

 

Non finisce qui.

 

L’altro caposaldo leggendario del disco e della musica tutta: “1970” .

Non ci sono parole per descriverla. Ascoltatela, suonatela, cantatela. Fate tutto il possibile per ascoltarla almeno una volta. Il famoso magma che dicevo all’inizio vi condurrà nel piacere effimero di questi pochi minuti, sfociando in un esplosione di sax in mezzo agli strumenti protagonisti sin dall’inizio ed un Iggy animalesco nel suo “I feel alright, I feel alright”, ci condurrà alla fine, stremati e soddisfatti.

 

Dopo di ciò, sembra quasi banale continuare, ma i nostri non si fermano qui.

“Fun House” è la successiva traccia, la più lunga, un estremizzazione dei giri di “1970” o meglio, una sorta di improvvisazione sul tema rifacendosi ai “canoni” del free-jazz.

La voce di Iggy diventa cruda, inascoltabile, anticipando certe frange del metal più estremo.

“L.A. Blues” è la tappa finale, inascoltabile davvero, sofferente per i timpani di ogni genere e figlia dei baccanali più fragorosi dei Vevet Underground ma estremizzandone forza e violenza. Fa quasi paura, sembra che qualcuno venga squartato. Ma bisogna dire che una cosa del genere fu radicale nell’anno in cui è uscito come può sembrare tale parlandone oggi.

 

Senza una minima legge o regola a dettare le linee della musica, “Fun House” o meglio “L.A. Blues” si conclude così, dopo 4 minuti di bordello e un feedback estenuante dove una voce stanca sussurra parole incomprensibili.

 

Sono sfinito.

 

 Su questa linea si sarebbe basato “Raw Power”.

Era il 1973..

Continua..

 
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