Creato da mr.red_y il 19/08/2010

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Post n°36 pubblicato il 04 Settembre 2012 da mr.red_y

Convinto che la robaccia li sopra (scrivo sotto un po’di righe scarabocchiate domenica sera n.d.R, tra l’altro, si dice scarabocchiate della “roba” scribacchiata a pc?) avrebbe ingrassato le fila delle parole mai dette, poi invece che succede? Succede che piove stamattina. L’acqua che scende dal cielo che sembra il cofano di una Mercedes da dentista di Colonia lava via un’altra estate, intanto io apro la cassetta delle lettere, perché mi accorgo che c’è dentro qualcosa, e dietro una busta legal con finestra di Deutsche Bank  trovo la tua cartolina  quella di fine viaggio (che brutte compagnie frequenti),. Di colpo ho un sapore strano in bocca che scalza quello mentolato del dentifricio; non saprei davvero identificarlo, paragonarlo, classificarlo, tuttavia mi sorprendo a sorridere, perché tutto sommato quelle istantanee che rivedo sono di momenti piacevoli e un po’mi scaldano dal fresco di questa grigia mattina di fine agosto.

Quindi ripenso a quell’ammucchiata di caratteri e spazi buttati giù non più tardi di domenica, scritti con un po’di malinconia e tenuti li (e meno male perché la forma è agghiacciante). Che coincidenza. Che poi non è esattamente una coincidenza, perchè io sono uno che eduardianamente crede nei segni, stile “non è vero, ma io ci credo. Non si sa mai”, e poi sai com’è: io, testardo, sto ancora sempre aspettando un sms (anche se nel frattempo è arrivato un abbraccio da “in capo al mondo”), perché non è concepibile quel silenzio, non da una come te.

Divagavo. Ancora. È sempre stato così: mi dilungo, divento prolisso, noioso, parlo del tempo e di fuffa ma è colpa di quanto mi piace lasciare che le parole vengano da sole, come le sciate in quelle fredde mattine di gennaio dove l’aria di vetro non ha odore e quasi brucia nel naso oppure quando scendi in bicicletta quei meravigliosi tornanti e controtornanti di un colle, quando le vedi esattamente, loro, le traiettorie perfette e le pennelli dolcemente sfruttando tutta la strada, usando tutto il tuo corpo, muovendoti sinuosamente, delicatamente ma con decisione senza appelli, perché così deve essere. Niente movimenti bruschi, ma un unico e dolce  tutt’uno col mezzo e con la strada che semplicemente ti legge nel pensiero e con una naturalezza così erotica ti asseconda in una danza pericolosa a settanta all’ora. Li devi sentire, devi ascoltare cosa ti dicono, cosa vogliono, quello di cui hanno bisogno: loro non te lo dicono, ma quasi non c’è bisogno, tu lo sai, lo percepisci, perché è la stessa cosa che vuoi tu.

Ecco, vedi? Tante parole per non dire nulla. O forse no. forse per divertirsi o magari per ritardare quel concetto: quel sapore di stamattina, che ho capito che cos’è  per ricacciarlo giù ho dovuto aprire l’estratto della carta di credito.

È tutto oggi che penso “si”, “no”, “è il caso?”, “lasciala in pace”, “no, devi  almeno ringraziala”… sai cosa? La notte porta consiglio e come saprai, per noi “rossi” dopotutto domani è un altro giorno.

Non so nemmeno come salutarti.

Che dire?

:)

Red.

 
 
 

?

Post n°35 pubblicato il 20 Ottobre 2010 da mr.red_y

Ma che succede?

Manco un paio di giorni e il finimondo… ricevo da più di un amico link “da oggi mi trovi qui… chiedo spiegazioni…

“apri il blog”.

Detto fatto: stasera apro il Blog e sorpresa… Facebook  invade il mio spazio. Senza chiedere.

Dico: non mi va, non mi interessa, se viglio face book vado su face book e scrivo li.

Bene, cioè male, mi metto a cercare la maniera per togliere la possibilità che un mio post possa essere linkato in un mondo che non c’entra nulla col Blog, da gente che non ha nulla a che spartire con questo mondo, che non ha il tatto, che non sa, che non conosce dinamiche e non capisce le diverse tipologie di persone che tengono questo diario della loro vita,e che semplicemente vogliono condividerlo col mondo, ma non con tutto il mondo, col mondo che ha la stessa visione della cosa.

Morale? Non esiste il modo.

È una delusione. Lo è perché arbitrariamente, unilateralmente, il gestore ha inserito uno strumento che per alcuni può essere interessante mentre per molti altri è un’invasione della propria privacy, senza nemmeno dare la possibilità di decidere se volerlo o meno.

Ripeto, sono deluso perché a causa di questa alzata d’ingegno è stata distrutta una piccola comunità di “amici”, ma amici è riduttivo: era davvero una comunità eterogenea di persone (perché garantisco che molti nick sono più “persone” in questo mondo che non il personaggio che devono interpretare nel mondo analogico. Si analogico: non ho scritto reale non a caso. Per tutti noi questo è reale.

Peccato. Hanno distrutto un piccolo mondo.

Avrei voluto essere più ironico, ma il dispiacere per questo piccolo 2012 non me lo permette.

Addio al piccolo mondo che ho conosciuto e benvenuto al nuovo mondo che troverò al link che presto pubblicherò.

 
 
 

PENSIERO SNELLO

Post n°34 pubblicato il 15 Ottobre 2010 da mr.red_y

Stamattina una collega entra in ufficio da me non trattenendo nemmeno la porta e facendola sbattere contro il muro e con enfasi non esattamente nelle sue abitudini mi dichiara sorridendo con quei suoi occhioni da orsacchiotto: “ora ho capito. Ora so.”

Capirete che davanti a tale dichiarazione… Sa! Forse ha chiarito quanto 5000 anni di religione, filosofia e agnostismo hanno rincorso? Ha La Risposta? O quella alle tre domande chi siamo, dove andiamo, de dove veniamo (quelle che chiedono un fiorino di pedaggio).

Folgoratio

Paolo (Paola in questo caso) sulla via di Damasco ha ricevuto l’illuminazione. Siddharta ha visto le porte del Nirvana…

Da una attenta analisi durata un venerdì pomeriggio, un sabato tutto e una domenica pomeriggio di lacrime e sangue (a citare sir W. Churchil), più lacrime in verità ha ammesso, ha dedotto che le donne pensano troppo.

 

 

 

 

Allora una speranza c’è: è possibile che si redimano dalle migliaia di ore di onanismo mentale passate su un semplice concetto, a divenire cieche, cercando di capire se quel si in realtà vuol proprio dire si o solo forse e perché è stato pronunciato con quel tono li.

Ha trovato conforto nel pensiero binario: nel comprendere che si è si, no è no e il silenzio non è niente.

Dio c’è. E ti tocca nei momenti e nelle situazioni più assurde.

Speriamo che tanta saggezza così all’improvviso precipitata dall’alto non si perda in un battito d’ali. So che è difficile andare contro natura, ma, come dire, individuare la fonte del problema è il primo e fondamentale passo verso la soluzione (ho volutamente tralasciato l’esempio medico per non incorrere in ire funeste di splendide donne che io per altro adoro e ammiro e che amo profondamente).

La soluzione quindi c’è:

101100100110101110…

 
 
 

FIGLI

Post n°33 pubblicato il 14 Ottobre 2010 da mr.red_y

Ieri pomeriggio esco dal lavoro, arrivo al Campo (d’atletica), per l’allenamento: mercoledì lavori in pista.

Il mercoledì c’è la scuola di Atletica per i ragazzini: la mia squadra organizza un pomeriggio per allenare i bambini più piccoli con giochi mentre i più grandicelli li mette a prova con le discipline atletiche per capire le attitudini, gli interessi e lo spirito sportivo.

Dicevo: arrivo e accanto alla moglie di un compagno di allenamenti, c’è una diciamo giovane donna che immediatamente mi apostrofa così:

-tu sei Red?-

-si-

-ah, non ti avrei mica riconosciuto…-

E già li, non è che inquieta, ma un po’perplesso rimani, no?

-è un bene o un male?- rispondo io

-beh, direi che sei cambiato- (mah, non è una risposta, ma sorvolo) –Noi andavamo in vacanza insieme-

E qui si apre un capitolo della mia vita, uno dei tanti dove ho seminato morte e distruzione, La colonia. Che bello! Oltre 20giorni lontano da tutti, al mare piuttosto che in montagna, con ragazzi della tua età e soprattutto RAGAZZE!, sport, attività e, se eri fortunato ad imbroccare un assistente brillante, libertà: figuratevi che un anno siamo pure evasi: 13-14anni in giro per Cesenatico… e di notte, aspettavamo che l’assistente notturno andasse a lettoe via ad imbucarci nelle camere delle ragazze… che tempi… magari ne farò un post, o anche no.

Comunque:

rispondo –oh, è probabile-

-no no, è certo!- … mah …

la guardo, la guardo bene… poi lei mi dice –Nome e Cognome-.

Serch file, enter. L’h.d. gratta, gratta, gratta: ok, match found:

ora mi ricordo. Mi stava per scappare un “ma che tracollo!” in realtà ancora piacevole, ma tutto un altro cantare che allora. Mi aveva fatto penare allora… era proprio proprio carina.

Morale, complimenti di rito, e poi le classiche domande, e li scopro l’insana insoddisfazione: le chiedo –che fai?- e la risposta è stata: -figli-.

Un cespuglio secco attraversa il silenzio del deserto…

-ma che piacere averti rivisto… se frequenti senz’altro avremo occasione…-

Che spavento, fammi scappare veloce.

-Scappo che mi aspettano, se no poi non finiamo più.- baci di rito, e mentre mi incammino verso gli spogliatoi ripenso a quella battuta che li per li non ho proprio colto: “che fai?” “Figli.”

Ho i brividi a ripensarci: è stata detta in maniera velatamente rassegnata, è agghiacciante.

Mi spiace. Mi spiace che la viva così.

 
 
 

NOIOSA FILIPPICA

Post n°32 pubblicato il 13 Ottobre 2010 da mr.red_y

Capisco sia una domanda posta male, anzi, diciamo generalista, ma mi piacerebbe sapere quali sono gli stadi attraverso cui si diventa adulti.

In mia amico Alex ha due figli: uno di loro è in adulto di 10 anni. Attenti, non un “Raimondo” musone nerd a cui piace guardare giocare a bocce e che si ferma a guardare i cantieri. È un bambino di 10 anni a cui piace giocare con la wii, andare in giro con gli amici, le ragazzine, fare sport, a cui però potresti far fare il padre, a cui potresti far fare l’insegnante di tuo figlio, a cui potresti metter in mano un’azienda con dei dipendenti.

Questo per dimostrare che non c’entra nulla l’età, come non è condizione sufficiente essere più alti di un metro e quaranta, avere un lavoro, una moglie (un marito, per parità), un mutuo, un figlio.

Com’era bello da bambini, forse magari no, i piccoli problemi di allora erano rapportati alla statura, quindi li vedevamo grandi, però c’era un vantaggio: la vita poteva permettersi di essere meno dura, o meglio, c’era anche chi poi pagava per le nostre cazzate. Certo non tutte, perché la vita di strada voleva le sue regole anche lei, però alla fine, in qualche maniera…

Quindi, quando?

La prima volta che non hai vinto? O che hai trovato qualcuno più forte, bravo, preparato di te? Può essere, ma li è il primo capitolo di una lezione molto più importante, imparare a perdere, o a non vincere, ma di questo ne ho già scritto.

La prima volta che hai pagato per un tuo errore e te ne sei reso conto?

La prima volta che ti sei assunto la responsabilità di una tua azione? Magari avresti potuto sfangarla, ma ti sei comportato correttamente e hai pagato?

La prima volta che hai accettato la morte come un evento doloroso ma che è parte della vita?

Sono convinto che chiunque di voi potrà aggiungerne a camion, ma riflettevo sul fatto che, al di la che c’è gente che tanto non crescerà mai perché non lo vuole fare, diventare adulti è prendere coscienza che la vita va affrontata con responsabilità, mettendoci la faccia e assumendosi le responsabilità delle proprie scelte.

Io credo si diventi adulti quando il senso di responsabilità, di coerenza nei propri confronti e nei confronti degli altri, ma soprattutto quando si prende atto delle proprie azioni e si fa in maniera che siano il più corrette possibile, diventano la nostra condotta di vita. Che si diventi adulti quando “si, è colpa mia, ho fatto una minchiata, ora pagherò”, quando “no, questo no, questo è sbagliato”, quando “fa male, ma è giusto così, per me e per tutti”, quando “è vero, sono fatto così non è una scusa, devo migliorare”, quando “è diverso, ne giusto, ne sbagliato; diverso”, quando “la realtà è questa. Ok, ora bisogna lavorarci davvero”.

Ho voglia di essere un adulto, perché è una condizione che migliora il mondo.

La scala verso l’illuminazione è luuuuuuuunga e passa attraverso ettolitri di the, dice il saggio. Per ora il the, poi vedremo.

Di nuovo troppo serio.

 
 
 

MA CHE BELLI

Post n°31 pubblicato il 12 Ottobre 2010 da mr.red_y

Ieri sera vado su Facebook. È un caso raro: non frequento praticamente mai.

Trovo una cara amica (anche se ci conosciamo, per modo di dire, da talmente poco…) che ha pubblicato una foto meravigliosa e non resisto alla tentazione di commentare.

Poco più tardi la stessa risponde al commento. Risponde come un’amica può fare.

Io voglio risponderle qui.

Sotto ho fatto un post sul concetto che ognuno ha quello che si merita. Tu te lo sei meritata, io non ancora, ma non dispero. Sostieni che è per quello che vale la pena lottare? Si, hai ragione. Principalmente per quello.

Io penserò invece a me stesso, la cosa più preziosa del mondo. Ogni tanto tendo a perderlo un po’di vista. Fortunatamente al mondo ci sono anime gentili che ti riportano sempre sulla retta via, che ti ricordano sempre che è meglio un incastro che due appoggi.

Suggerirei di proporre un emendamento alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: “Ogni uomo ha il diritto inalienabile ad essere felice, quindi di perseguire con ogni mezzo lecito tale diritto. Nessun uomo ha il diritto di impedire in qualsivoglia motivo, chicchessia di essere felice”.

All’inutile ONU, che certamente ci sta leggendo, e che salutiamo, invece che trasformare l’acqua in un bene e non in un diritto, almeno questa…

Nell’attesa di trovare soddisfazione propongo di provare ad applicarlo iniziando a prenderci finalmente quello che ci spetta, se non ancora di diritto riconosciuto, almeno moralmente.

Esagerato stavolta?

 
 
 

...

Post n°30 pubblicato il 11 Ottobre 2010 da mr.red_y

ISCRIZIONE2

 
 
 

aloha

Post n°28 pubblicato il 10 Ottobre 2010 da mr.red_y

Stanotte i grandi si sono dati appuntamento.

Il sole sorge sulla spiaggia vulcanica. L’alba regala oro: mentre la luce inizia a farsi largo, il cielo riflette i colori dell’ l’oceano che perde quel colore blu intenso e diventa d’oro.

Tutto è pronto. Tutto; nei minimi dettagli. Ogni cosa è al suo posto, ed è li per una ragione, è li perché l’esperienza di cento e cento fatiche ha plasmato i riti strani ai profani, ma ormai assodati meccanismi per i protagonisti. Tutto è allineato, persino il rapporto giusto. Gli elastici, quelli che non si spezzano prima, l’acqua nelle borracce, il contachilometri azzerato. Gli occhiali, le scarpe allineate pronte ma in secondo piano, le ruote così gonfie da scoppiare, il numero è timbrato sul corpo.

Ok, il sole sorge di fronte ai mille, forse più, forse meno, ma che importa, è l’elite di questo sport. Sono i migliori del mondo che si dannano l’anima ogni anno per staccare un biglietto per il paradiso:Kailua - Kona, Hawai. Ora, quel paradiso sta per trasformarsi in un inferno.

Schierati sul bagnasciuga, fasciati nella muta che segna il corpo tirato da una stagione di allenamenti e battaglie, ci si guarda nervosamente, col meraviglioso spirito tutto particolare che unisce chi sta per affrontare una fantastica avventura: c’è la lealtà e il rispetto per l’avversario che sta per condividere un’esperienza così intensa mentalmente, sentimentalmente e fisicamente. Per alcuni c’è l’emozione di aver rincorso tutta la vita un sogno. Quel sogno. Quello di trovarsi li, in quell’istante, partecipare alla leggenda che si rinnova ogni anno. Per tutti c’è l’emozione di esserci. Li Come McCormack, come Allen (magari non proprio proprio come loro…).

L’alba. L’alba di Kona. Ora, il sole sta sorgendo. Tutto è d’oro, anche la cuffia di quelli attorno: tutto è tinto d’oro e tu sei parte di quell’oro. Tutto è colorato d’oro, anche tu, sospeso nell’acqua, pronto alla partenza. E finalmente il cannone. Si parte. Ora è reale. Ha inizio il mito.

L’Ironman. Quello vero. Li, dove tutto è iniziato. Li dove solo i migliori del mondo possono andare. Mi piacerebbe sapere quell’alba quante lacrime di emozione ha tinto d’oro sotto gli occhiali. Ma non importa. Le lacrime saranno quando, dopo 3,8km di nuoto in oceano, 180km di bicicletta col vento a 50/h e i saliscendi dell’isola,e dopo i 42km e195mt della maratona, passerai sotto l’arco, l’arco di trionfo: quello che separa prima da dopo, gli uomini dagli iron e in quel caso, quello che ti fa dire di aver fatto parte della leggenda.

ad Alex.

 

 
 
 

STORIE DI LETTO

Post n°27 pubblicato il 08 Ottobre 2010 da mr.red_y

Questo post in realtà nasceva diverso, ma ci sono molte cose che scrivo e non pubblico. Perché? Fatti miei, e ogni illazione è tale. Io solo ne conosco le ragioni.

Ieri sera avevo appuntamento col mio velocissimo artigiano (1:10 sulla mezza).

Mi chiama lunedì per dirmi: “oh Ulisse, il tuo letto di ulivo è quasi pronto, vuoi venire a vederlo?”, “Giovedì, vengo su che poi così sono già a Newredland, a casa mia e così, come da programma…” da lunedì sono cambiate un po’di cose, ma quell’impegno è rimasto cascasse il mondo.

Guido volentieri fin su in vallata; il laboratorio di S. Giuseppe, è in cima all’Olimpo, ma come ho detto non mi pesa mentre nel tragitto mi godo l’attesa. Quello che mi inquieta un po’di più è l’allenamento che faremo su pei monti a guerreggiar co’camosci e, dice lui, col lupo.

Arrivo, entro e la struttura è praticamente semifinita. A montarla ci mettiamo in tre (sono solo 9 pezzi… e uno manca ancora). L’immagine elettronica del modello tridimensionale non rende nemmeno ventesimo di quello che è la realtà: è massiccio ma elegante, essenziale nella sua estetica che nasconde il lavoro e lo studio dietro gli incastri.

Lo guardo con ammirazione e non dico nulla. È veramente bello, e finito, levigato e cerato sarà spettacolare, da museo. Alzo un attimo lo sguardo e vedo che gli altri mi guardano con aria mista tra il divertito e il soddisfatto: “allora?”. “Bel lavoro”. Poi inizio ad avvicinarmi, ad analizzare… Enrico mi anticipa dicendomi li è ancora da levigare, li portiamo al piano, il pezzo che manca lo…

So che verrà bene.

“vedi che mi sono fatto il mazzo quadrato: a trovare i segati prima, a fare in maniera di trovarli che grossi così non crepino e poi a lavorarli: tramavo ogni volta che accendevo la fresa… e ‘sti cavolo di incastri…”

L’ho progettato e disegnato io e nonostante tutto mi faccio spiegare come l’ha realizzato, nei dettagli, e me lo immagino al suo posto. Si. Me lo immagino al suo posto.

“Dai, andiamo a correre va che così ti riprendi”, scherza per distrarmi un po.

Faccio battute e scherzo, ma sono emozionato,e mi sa che si vede anche.

Un’ora di corsa nei boschi al buio… mi stanca un po’anche perché i suoi ritmi sono altri dai miei e poi a cena dai genitori di Enrico.

Prima di scendere saluto. Lui mi guarda e mi chiede: “allora?” gli rispondo scherzando: “manca un pezzo!”. Lui mi risponde “a te, manca un pezzo. Vai a dormire che domani è un altro giorno”. Sono rimasto male. Non mi conosce bene, si, alle gare, ma niente di più che poco, eppure mi legge.

Sarà un buon letto.

 
 
 

MIRACOLI

Post n°26 pubblicato il 07 Ottobre 2010 da mr.red_y

Ieri ho fatto un post sul fatto che il mio strumento per gli allenamenti era andato perduto (si, me l'ero perso, è più corretto) e ieri sera stessa era al polso di un ex nazionale marocchino, per intendersi uno che ieri sera girava i 1000 in 2:38 - 2:35 (io faccio i 200, forse 300 massimali a quella velocità).

È veloce ma ha poca autonomia: l’ho raggiunto (girava in pista, prima o poi si ferma no?) e ora il mio 305 è tornato a casa.

Basta scriverne? Questo blog ha anche questo arcano potere?

A saperlo!

Sperando che non sia l’unico colpo a disposizione, ora provo con qualcos'altro, anche se con il superenalotto, su cui feci un post un po'di tempo fa, non ha funzionato. Vero che il sei ancora deve uscire…

 
 
 
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