Community
 
terranuova0
   
 

VITAPOETICA

Blog di domande religiose e sociali

Creato da terranuova0 il 28/09/2006

IL SITO MERIDIONALE

immagine
 

INNO NAZIONALE DEL SUD ITALIA

 

ON LINE

 
 

Contatta l'autore

Nickname: terranuova0
Se copi, violi le regole della Community Sesso: M
Età: 54
Prov: NA
 

Area personale

 

Tag

 

Archivio messaggi

 
 << Febbraio 2012 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29        
 
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 
Citazioni nei Blog Amici: 17
 

FACEBOOK

 
 

Ultime visite al Blog

crocco57stefan.oterranuova0jane_romancea_virtual_ladySerendipity.92orchidea_selvag2012scrittore57psicologiaforenseanchise.enzoasia_bcile54asterix430frescodgldglvincenzoschieppati
 

Chi può scrivere sul blog

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
I messaggi e i commenti sono moderati dall'autore del blog, verranno verificati e pubblicati a sua discrezione.
 

CONTATTI CON L'AUTORE

RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 

 

AFRAGOLAWEB

Post n°1092 pubblicato il 03 Febbraio 2012 da terranuova0

 
 
 

IL LAVORO A TEMPO INDETERMINATO ANNOIA?

Post n°1091 pubblicato il 03 Febbraio 2012 da terranuova0
Foto di terranuova0

Gentile sen pres. Monti, 

Mi permetta (avrei voluto scrivere consenta ma avrei evocato specchi del passato prossimo ancora in grado di scuotere le coscienze provate dal malcostume ed attivarle verso un Mondo a dimensione più cristiana, ed è meglio che ciò non avvenga per i Molti che ci governano). Dicevo, dunque, che mi permetta di considerare la sua battuta sul lavoro a tempo indeterminato  inteso come un fatto noioso. Credo che Lei abbia come riferimento un mondo che per gli Italiani è irreale, semplicemente  non esiste. Un solo esempio e che non Le dovrei fare è per la concessione del classico mutuo bancario  per accedere alla comproprietà (perché di questo si tratta) di una casa almeno per trent’anni con una delle Banche di cui Lei è fedele osservatore e studioso attento. Pensarci è sicura pazzia. Nel caso di affittare un appartamentino ( quindi negando la possibilità di accedere, pur se nel tempo ad una casa dove investire una vita di lavoro)  la questione si pone lo stesso: pochissimi fitterebbero le loro case a meridionali, neri, precari o comunque a persone non rigidamente inquadrate nella scala sociale.  Pensi poi! chi guadagna circa  mille euro al mese con un lavoro a tempo indeterminato se ha il tempo di annoiarsi! con tasse (lei ha fatto in modo da farci annoiare molto di meno magari facendoci trovare il tempo di bestemmiare per dare a Lei il modo la domenica di pregare per tutti noi) dicevo con le tasse, le bollette, il cibo, il costo della casa, i figli, il costo della scuola, le medicine, il condominio, le spese non previste, equi italia…Le basta? E questo quando si è fortunati…se si è sfortunati allora due sono le soluzioni: o suicidarsi o suicidarsi . Le persone come Lei non hanno di questi problemi…riescono a non sorridere nonostante siano ricche mentre a noi fanno crepare dal ridere…

Gentile senatore, io non conosco in quale mondo Lei vive ( ne ci tengo a conoscerlo) ma la invito a venire a casa mia, dove la ospiterò, gratis, per il tempo in cui lei potrà rendersi conto di come viva un ‘ ex famiglia che fino a qualche tempo fa viveva in modo molto dignitoso. La porterò a fare un giro per Napoli e dintorni, magari a casa di qualche persona a cui nonostante i nostri disagi offriamo l’aiuto che possiamo permetterci. Forse proverebbe vergogna e penserebbe di più prima di dire cose inesatte. Un’ultima cosa: cosa c’entra l’art. 18 con l’economia? Spero non voglia intendere quello che da pessimo e cattivo soggetto  io penso: che più ricattabilità significhi più instabilità e più instabilità va a braccetto con più ricchezza per chi sfrutta i poveri cristi

 Forse ho detto sciocchezze: non me ne voglia. Da un cristiano come Lei  Gesù dovrebbe prendere lezioni di vita e forse piangere come ha fatto la Signora Ministro. 

Suo.

Antimo Ceparano

 
 
 

Card. Scola: COME DISTINGUERE IL VERO DAL VEROSIMILE

Post n°1090 pubblicato il 02 Febbraio 2012 da terranuova0
Foto di terranuova0

 
 
 

Tramonto senza gloria per il cardinale Bertone

Post n°1089 pubblicato il 02 Febbraio 2012 da terranuova0
Foto di terranuova0

Tramonto senza gloria per il cardinale Bertone

La fuga di lettere d'accusa. La fallita operazione del San Raffaele. Il segretario di Stato è sempre più solo, in una curia che non governa e con un papa a cui non è d'aiuto

di Sandro Magister

 


[Da "L'Espresso" n. 6 del 2012, in edicola da venerdì 3 febbraio]


ROMA, 2 febbraio 2012 – In Vaticano non ci si combatte con camion e forconi, ma a colpi di carte. Sabato 28 gennaio il consiglio dei ministri della curia romana, presente il papa, ha dedicato parte della sua riunione a studiare come mettere un argine alle fughe dei documenti. Ed erano passati solo tre giorni dall'ultima clamorosa fuga: un blocco di lettere confidenziali scritte a Benedetto XVI e al cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone dall'allora segretario del governatorato della Città del Vaticano, oggi nunzio a Washington, l'arcivescovo Carlo Maria Viganò.

Queste lettere – più altre carte scottanti che minacciano anch'esse di uscire allo scoperto sulla stampa o in tv – sono un atto d'accusa contro una persona su tutte: quel cardinale Bertone, 78 anni il prossimo 2 dicembre, che ha introdotto la citata riunione dei capi dicastero spiegando come elaborare e pubblicare i documenti della Santa Sede senza più gli infortuni che ne hanno costellato la storia recente. Ci vogliono, ha detto, più competenza, più collaborazione, più fiducia reciproca, più riservatezza.

Benedetto XVI ascoltava in silenzio. Gli veniva in mente la peggior prova di malgoverno curiale da lui patita da quando è papa: la valanga di proteste che lo investì non per colpa sua all'inizio del 2009 dopo la revoca della scomunica a quattro vescovi lefebvriani tra i quali uno che negava la Shoah. Poco dopo quell'incidente, in una lettera aperta ai vescovi di tutto il mondo, papa Ratzinger non esitò a scrivere che gli era venuto più sostegno da "amici ebrei" che da tanti uomini di Chiesa e di curia più interessati a far terra bruciata attorno al papa. E nel finale citò questo terribile monito dell'apostolo Paolo: "Se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri".

Di morsi, nelle lettere di Viganò ce ne sono in abbondanza. Prima come direttore del personale della curia vaticana, poi come segretario del governatorato, questo settantenne prelato lombardo ha aggredito molte cose che non funzionavano e si è fatto un gran numero di nemici. Quando, per cominciare, impose a tutti in curia una tessera elettronica di identificazione e localizzazione, la rivolta in difesa della vita privata si levò universale, ma lui tenne duro. Bertone stava allora dalla sua parte. Anzi, assicurò a Viganò, passato al governatorato, la vicina promozione a governatore dello Stato della Città del Vaticano e a cardinale.

Sono nomine che solo il papa può fare, ma che Bertone usa dispensare in proprio con disinvoltura, come fossero cosa sua. Una volta, ad esempio, garantì con tale granitica sicurezza a monsignor Rino Fisichella la sua promozione a numero due della congregazione per la dottrina della fede che questi preparò il trasloco e congedò il proprio segretario, salvo poi scoprire che il nominato dal papa era un altro.

L'invasione di campo è una nota costante dell'operato del cardinale Bertone, gran tifoso di calcio.

Nell'autunno del 2006, da poco nominato segretario di Stato, si mise subito in azione per rifare a suo piacimento il vertice della conferenza episcopale italiana. Pur di impedire al cardinale Angelo Scola di succedere al presidente uscente Camillo Ruini, Bertone candidò a nuovo presidente un uomo di secondo piano a lui docile, l'allora arcivescovo di Taranto, il cappuccino Benigno Papa. E tanto martellò la cosa che la stampa nazionale in coro la diede per fatta. Mancava solo il "placet" di Benedetto XVI, al quale soltanto spettava la nomina e che invece designò l'arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco.

Ma Bertone non rientrò affatto nei ranghi. Il giorno dell'insediamento del nuovo presidente della CEI, il 25 marzo 2007, indirizzò a Bagnasco un messaggio di saluto – scritto tutto di testa sua, di nascosto anche dal papa – nel quale rivendicava alla propria persona, in quanto segretario di Stato, la "guida" della Chiesa italiana per quanto concerne i rapporti con le istituzioni politiche. Tra i vescovi fu una sollevazione. E da allora non li ha più abbandonati il sospetto che Bertone riprovi ogni volta ad invadere il loro campo. Il contrasto tra la segreteria di Stato e la CEI è ormai il ritornello obbligato di ogni analisi dell'azione politica della Chiesa in Italia.

Ma anche con Benedetto XVI Bertone oltrepassa di frequente la linea. Ratzinger ne sperimentò le doti quando entrambi erano nella congregazione per la dottrina della fede. Al dinamico salesiano dava da sbrogliare le matasse più intricate: dal segreto di Fatima alle bizzarrie del vescovo africano Emmanuel Milingo. E in entrambi i casi Bertone sembrò cavarsela con successo, anche se poi alla lunga entrambi gli riesplosero in mano: nel caso di Fatima con l'accusa mai sopita di aver tenuta nascosta una parte del segreto e nel caso di Milingo con la fuga rocambolesca del personaggio dal confino in cui Bertone l'aveva relegato.

Sta di fatto che, nominando Bertone segretario di Stato, Benedetto XVI pensò di avvalersi della sua sincera devozione e del suo instancabile attivismo per fargli svolgere quei compiti pratici di gestione da cui lui, il papa teologo e dottore, voleva tenersi lontano. Bertone accettò entusiasta, ma interpretò il compito a modo suo. Il papa viaggiava poco? E lui si mise a girare il mondo al suo posto. Il papa se ne stava chino sui libri? E lui si mise freneticamente a tagliar nastri, a incontrare ministri, a benedire folle, a tener discorsi ogni dove e su tutto.

Col risultato che la segreteria di Stato lavora più per l'agenda di Bertone che per il papa. E nella sua agenda il cardinale infila, sempre di testa sua, operazioni anche molto ambiziose e azzardate.

L'ultima ha avuto per obiettivo la conquista del San Raffaele, il polo ospedaliero d'eccellenza creato a Milano dal discusso sacerdote Luigi Verzé e schiacciato da un miliardo e mezzo di euro di debiti.

Per salvarlo ed annetterlo alle proprietà della Santa Sede, Bertone ha compiuto all'inizio della scorsa estate una mossa fulminea. Ha lanciato un'offerta di 250 milioni di euro, messi a disposizione dall'Istituto per le Opere di Religione, la banca vaticana, e da un industriale di Genova suo amico, Vittorio Malacalza. E per molti mesi l'offerta è rimasta l'unica sul campo, senza contendenti, impegnando il Vaticano a tenervi fede.

Ma in Vaticano, al vertice, il papa non era affatto d'accordo. Il San Raffaele è un ospedale nel quale si praticano e si progettano biotecnologie contrarie al magistero della Chiesa. Per non dire dell'annessa Università Vita-Salute, nella quale tengono cattedra dei docenti in plateale contrasto con la visione cattolica, da Roberta De Monticelli a Vito Mancuso, da Emanuele Severino a Massimo Cacciari, da Edoardo Boncinelli a Luica Cavalli-Sforza, tutti già sul piede di guerra per difendere la loro libertà d'insegnamento.

L'ordine di Benedetto XVI fu quindi da subito: non comprare. Ma era come se parlasse a dei sordi. Bertone lasciava fare al suo fiduciario, il manager ospedaliero Giuseppe Profiti, vero stratega dell'operazione, che tutto voleva tranne che rinunciare al San Raffaele. Provvidenzialmente, a fine anno arrivò un'altra offerta, più alta, di 405 milioni di euro, da parte di un gruppo ospedaliero concorrente, quello di Giuseppe Rotelli, e il Vaticano potè ritirarsi dal gioco.

Con quante macerie, però, attorno a Bertone. Anche alcuni che gli sono stati vicinissimi non lo seguono più. Malacalza è infuriato per quello che considera un voltafaccia ai suoi danni. Ettore Gotti Tedeschi, il banchiere che proprio Bertone aveva voluto a capo dello IOR, dopo l'iniziale disponibilità ha fatto muro contro l'acquisto del San Raffaele, sposando in pieno le ragioni del papa.

Sul versante amministrativo e finanziario, in Vaticano si ridisegnano i poteri. Ed è l'esperto e taciturno cardinale Attilio Nicora la nuova stella, nella sua qualità di presidente dell'Autorità di Informazione Finanziaria creata in curia un anno fa per consentire l'ingresso del Vaticano nella "white list" degli Stati con i più alti standard di correttezza e trasparenza nelle operazioni.

Lo scorso novembre in Vaticano c'è stata la visita di sette ispettori di Moneyval, l'organismo internazionale di controllo delle misure antiriciclaggio. E l'esame ha imposto modifiche ancor più restrittive alle leggi vaticane, che il cardinale Nicora ha immediatamente introdotto ma che ancora non sono state rese pubbliche. Tra queste c'è la facoltà per l'AIF non solo di ispezionare ogni operazione di qualsiasi ente collegato con la Santa Sede, compresi lo IOR e il governatorato, ma anche di punire ogni singola violazione con multe fino a 2 milioni di euro.

Bertone fece di tutto perché alla testa dell'AIF fosse nominato dal papa non Nicora ma un suo fiduciario, uno dei pochissimi che gli sono rimasti vicini, il professor Giovanni Maria Flick. Nemmeno questa gli è riuscita. La sua parabola è al tramonto.

_________


Il comunicato vaticano emesso il 26 novembre 2011 a seguito dell'ispezione di Moneyval:

"Si sono tenuti dal 21 al 26 novembre 2011 gli incontri degli esperti di Moneyval (il gruppo del Consiglio d’Europa che si occupa della valutazione dei sistemi antiriciclaggio dei Paesi membri) con i rappresentanti delle Autorità vaticane competenti nella materia della prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.

"La visita in loco degli esaminatori costituisce un passo nella procedura di valutazione Moneyval, promossa su richiesta della Santa Sede dopo l’emanazione della Legge n. CXXVII del 30 dicembre 2010 e iniziata con l’invio il 14 settembre 2011 di un documento preliminare illustrativo del quadro giuridico della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano, nonché delle iniziative assunte per l’adeguamento agli standard internazionali in materia ( 40+9 Raccomandazioni del GAFI/FATF e metodologia di valutazione concordate con FMI e Banca Mondiale).

"Il gruppo di esperti legali, finanziari e di 'law enforcement' – provenienti da diversi paesi (Federazione Russa, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Liechtenstein) e coordinati dal Segretariato di Moneyval – ha incontrato rappresentanti della Segreteria di Stato, del Governatorato, degli Uffici Giudiziari, del Corpo della Gendarmeria, della Prefettura degli Affari Economici, dello IOR, dell’APSA, e della neoistituita Autorità di Informazione Finanziaria.

"L’esito di questa procedura sfocerà nel rapporto finale di valutazione che sarà sottoposto alla discussione dell’assemblea plenaria Moneyval, presumibilmente a metà del prossimo anno 2012".

__________


Il motu proprio di Benedetto XVI del 30 dicembre 2010 "per la prevenzione e il contrasto delle attività illegali in campo finanziario e monetario", con l'istituzione in Vaticano dell'Autorità di Informazione Finanziaria, e le relative leggi:

> "Trasparenza, onestà e responsabilità"

__________


Il 25 gennaio 2012 la Santa Sede ha aderito ad altre tre convenzioni internazionali contro la criminalità commerciale e finanziaria.

Nel presentare questo atto su "L'Osservatore Romano" del 27 gennaio, l'arcivescovo Dominique Mamberti, ministro degli esteri della Santa Sede, ha reso noto l'avvenuto "ulteriore adeguamento della normativa dello Stato della Città del Vaticano", al fine di "adeguare l’ordinamento interno ai più rigorosi parametri normativi concordati a livello internazionale".

"Questi cambiamenti – ha proseguito Mamberti – rendono la legge n. CXXVII, già rigorosa, ancora più dettagliata, prevedendo, tra l’altro, strumenti di cooperazione internazionale più trasparenti e sanzioni più elevate per la violazione della legge. Queste innovazioni, insieme con i nuovi strumenti giuridici offerti dalle tre convenzioni, che mirano a favorire un elevato livello di collaborazione tra i tribunali dello Stato della Città del Vaticano e quelli di altri Stati, rendono la lotta contro il terrorismo, il riciclaggio, il narcotraffico nonché la criminalità organizzata transnazionale ancora più determinata".

Il nuovo testo della legge CXXVII non è stato ancora reso pubblico. Ma alcune delle modifiche apportate sono state anticipate dall'Associated Press il 28 gennaio:

> AP Exclusive: Vatican rewrites anti-money laundering, terror finance law to comply

__________


Circa la riunione del 28 gennaio dei capi dicastero della curia romana, presieduta da Benedetto XVI e intitolata "Processo di elaborazione, pubblicazione e recezione dei documenti della Santa Sede", ampi stralci del discorso introduttivo del cardinale Tarcisio Bertone sono stati anticipati da Andrea Gagliarducci su korazym.org del 26 gennaio:

> Bertone mette ordine in curia

Circa la fuga di lettere riservate avvenuta pochi giorni prima della riunione dei capi dicastero, vedi in www.chiesa:

> Diario Vaticano / Viganò, l'intoccabile

Quanto all'indagine disciplinare compiuta in Vaticano a seguito delle denunce di monsignor Carlo Maria Viganò, vedi di Andrea Tornielli:

> Le accuse di Viganò e le verifiche del Vaticano

__________


Tutti i servizi di www.chiesa riguardanti il governo centrale della Chiesa cattolica:

> Focus su VATICANO

__________


Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

31.1.2012
> Diario Vaticano / Per Venezia il papa ha fatto tutto da solo
Il nuovo patriarca è stato scelto personalmente da Benedetto XVI. Viene da Genova ed è discepolo del cardinale Siri. È un sicuro ratzingeriano, sia in teologia che in liturgia

26.1.2012
> Diario Vaticano / Viganò, l'intoccabile
L'attuale nunzio a Washington non sopporta d'essere stato cacciato da Roma. E reagisce contro il suo arcinemico, il cardinale Bertone. In curia ha molti sostenitori. E lo scontro lambisce il papa

25.1.2012
> Brasile. La Pentecoste di padre Marcelo
Cambia volto il cattolicesimo del più popoloso paese dell'America latina. I carismatici si propagano a milioni. E hanno una star in un sacerdote che riempie gli stadi predicando l'amore di Dio

__________


Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

La gerarchia ha fatto un sogno: non un'altra DC, ma un'altra "Cosa"

Papa teologo e giurisperito. Perché anche Obama intenda

Crisi economica. Il Vaticano guarda oltre Atlantico

 



__________

2.2.2012 

 

 
 
 

LETTERA APERTA ALLE COMUNITA’ CRISTIANE

Post n°1088 pubblicato il 01 Febbraio 2012 da terranuova0
Foto di terranuova0

Dopo la riflessione scaturita dalla
“LETTERA APERTA ALLE COMUNITA’ CRISTIANE”

il gruppo di cristiani di Scampia, promotori di quel documento, continua a chiedersi quale debba essere il proprio ruolo in questo momento di notevole difficoltà economica, sociale e   valoriale.

 

Con questo spirito vorrebbe allargare la riflessione ad un numero maggiore di persone coinvolgendo figure che possano aiutare l’analisi e la ricerca di nuove proposte.
In quest’ottica si è pensato di indire per il giorno


7 febbraio alle ore 17:30
presso la
Scuola Statale Virgilio IV
Via Labriola Lotto 10/H
un convegno dal titolo:
CRISI: OPPORTUNITA’ O FALLIMENTO

La crisi che investe ancora oggi l’occidente sarebbe potuta diventare l’opportunità di ripensare un sistema economico, finanziario e sociale ormai alla frutta.

Invece, al contrario, sta diventando motivo di cancellazione di quei diritti storici, che hanno dato dignità al lavoro, allo stato sociale e alle persone.

Come cristiani, alla luce del messaggio di giustizia, eguaglianza e attenzione agli ultimi della Scrittura, davanti all’evidenza del fallimento di tale modello e all’urgenza di porre un qualche rimedio, ci chiediamo in quale prospettiva collocarci, quali strade decidere di percorrere, che alternative proporre.

Ci interroghiamo inoltre sulle posizioni che la nostra madre Chiesa prende su tali problemi.


partecipa
il prof. RENATO BRIGANTI

Docente di “Istituzioni di Diritto Pubblico” alla facoltà di Economia (Federico II di Napoli), tra i partecipanti ai Comitati sull’acqua e sui rifiuti, coordinatore dell’Associazione “Mani Tese Campania”giovane maestro di tanti futuri volontari e cooperanti allo sviluppo.

 

Saranno inoltre invitati a partecipare rappresentanti di alcune realtà produttive esempio di una economia diversa da quella propinata dai grandi apparati economico-finanziari.


VI ASPETTIAMO NUMEROSI
Quei cristiani di cui sopra…

 
 
 

Musica nuova e antica, dalla selva del Paraguay

Post n°1087 pubblicato il 04 Gennaio 2012 da terranuova0
Foto di terranuova0

Musica nuova e antica, dalla selva del Paraguay

Il meglio del barocco europeo sposato alle tradizioni popolari dei guaranì sudamericani. Un capolavoro di "inculturazione" del Vangelo, ideato dai gesuiti del Seicento e riproposto oggi da musicisti del luogo. Una lezione per le Chiese della vecchia Europa

di Sandro Magister

 


ROMA, 4 gennaio 2012 – Gli angeli musicanti dell'illustrazione qui sopra sono scolpiti sulle mura absidali di una chiesa in rovina, in una località sperduta del Paraguay.

È la chiesa di quella che fu una delle più straordinarie Riduzioni edificate dai gesuiti nei secoli XVII e XVIII in un vastissimo territorio che appartiene oggi a Paraguay, Argentina, Brasile e Bolivia: la Riduzione di Trinidad.

Lì gli angeli musicanti non erano pura decorazione. La musica – anzitutto la musica sacra – era parte costitutiva della missione dei gesuiti e della vita della popolazione del luogo, convertita al cattolicesimo.

Ed era musica di altissima qualità. Al pari delle splendide architetture barocche delle chiese delle Riduzioni. Quella di Trinidad fu opera di Gian Battista Primoli, il maggior architetto gesuita operante nel sud dell'America, nella prima metà del Settecento.

I guaranì che abitavano quelle terre erano un popolo semiprimitivo. Ma i gesuiti non abbassarono affatto il messaggio evangelizzatore a un livello rozzo ed elementare, presumendo con ciò di adattarlo ai loro ascoltatori. Fecero l'opposto. Offrirono a quel popolo quanto di più elevato e bello c'era nel cristianesimo, sia nei contenuti che nelle forme. Avevano intravisto nei guaranì un innato talento musicale e una straordinaria attrattiva per il bello. E quindi coniugarono il meglio delle arti e della musica del barocco europeo con la sensibilità e le tradizioni musicali ed artistiche di quelle terre fin lì inesplorate.

E ne venne uno dei più impressionanti esempi di "inculturazione" del Vangelo che l'espansione del cristianesimo abbia mai prodotto in due millenni.

Di questa straordinaria creatività musicale si sapeva. Gli angeli musicanti dei bassorilievi di Trinidad ne erano un indizio. Ma è solo dal 1972, grazie a un fortunato ritrovamento di antichi spartiti in un luogo remoto della Bolivia, che quella musica non è più un mistero.

Il gesuita Domenico Zipoli fu forse, nel Seicento, il più geniale creatore di questo genere musicale nuovo, che fuse il più raffinato barocco europeo con le risonanze della tradizione vocale e strumentale guaranì, a livelli di qualità che stavano alla pari o persino superavano la musica sacra che si cantava nelle cattedrali d'Europa.

Il film "Mission" diretto da Roland Joffé e interpretato da Robert De Niro e Jeremy Irons, Palma d'Oro a Cannes nel 1986, ha fatto ascoltare da un largo pubblico alcune meraviglie sonore delle Riduzioni. Ma oggi questa musica sta conoscendo una rifioritura soprattutto grazie a musicisti del luogo che tornano ad eseguirla, non solo in America latina, ma anche in altre parti del mondo. Il maestro paraguayano Luis Szarán è il più impegnato in quest'opera. Si reca di frequente anche in Italia, dove collabora con vari cori ed ensemble concertistici.

Ma per sapere di più di questa affascinante avventura, non c'è che da leggere l'articolo che segue, uscito su "L'Osservatore Romano" del 28 dicembre 2011.

Ne è autore Giampaolo Romanato, professore di storia della Chiesa all'Università di Padova e membro del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, ma anche autore di importanti studi sulle Riduzioni, di cui ha spesso visitato le impressionanti rovine. Sono sue le foto dell'illustrazione.

La riscoperta di questa magnifica stagione musicale non vale solo per diletto, o per gusto esotico. Da essa si ricava la lezione che il professor Romanato dice nella riga conclusiva del suo scritto:

"Una lezione che può insegnare qualcosa anche alla povera e stanca musica liturgica delle nostre antiche chiese d’Europa".

__________



MUSICA SACRA NELLE "RIDUZIONI" DEI GESUITI

di Gianpaolo Romanato



Quando ho visitato per la prima volta le rovine delle Riduzioni – le missioni pensate quattro secoli fa dai gesuiti per la popolazione guaranì in Paraguay, Argentina, Brasile e Bolivia, oggi dichiarate dall’UNESCO patrimonio dell’umanità – sono rimasto stupefatto dalla grandiosità degli edifici, dall’imponenza dell’impianto urbanistico, dalla cura artistica delle chiese, ancora ben visibili nonostante le distruzioni avvenute nell’Ottocento, dopo l’indipendenza dei paesi sudamericani.

Perché tanta attenzione per l’effetto scenografico, per l’impatto visivo, in un ambiente semiprimitivo com’era quello in cui vivevano i guaranì? "Perché – mi spiega Luis Szarán – questo era lo strumento per conquistare i guaranì, il cui universo culturale era molto ridondante, con riti simili a quelli barocchi".

Szarán è oggi il più noto musicista del Paraguay, direttore dell’Orchestra sinfonica della città di Asunción. Con il progetto dei "Sonidos de la Tierra" porta la musica nei più remoti villaggi paraguayani con l’obiettivo di elevare la cultura e la sensibilità dei giovani attraverso l’arte. Un progetto grandioso, che attualmente coinvolge 150 villaggi e 12 mila giovani.

Ma è anche uno studioso appassionato delle Riduzioni. "Sono nato a Encarnación – dice – dove sorgeva la Riduzione di Itapuá, ho giocato da bambino fra le rovine di Trinidad, la Riduzione più grandiosa e impressionante. Questi villaggi fanno parte della mia vita prima che della mia professione. D’altronde il Paraguay è impensabile senza le Riduzioni e l’opera dei gesuiti. La lingua guaranì si è salvata grazie a loro e oggi è lingua ufficiale come lo spagnolo, sebbene i guaranì non siano più del 2 per cento della popolazione del paese. È un caso unico in tutta l’America latina".

È quindi un omaggio alle sue stesse origini la splendida colonna sonora che ha composto per accompagnare lo spettacolo di suoni e luci allestito tra le rovine di Trinidad dopo il restauro del complesso compiuto dall’architetto genovese Ettore Piras e aperto al pubblico nel 2009 alla presenza del presidente della repubblica. Le musiche sono disponibili in un cd pubblicato dalla Missionsprokur della Compagnia di Gesù di Norimberga.

Luis Szarán ha studiato in Italia, a Roma e a Siena, e qui torna spesso. Lo incontro a Bassano del Grappa, nella sontuosa cornice barocca della Pieve di Santa Maria in Colle, dove ha appena concluso un concerto.

"Le Riduzioni uniscono molte esigenze. I gesuiti – spiega – dovevano controllare i guaranì, questi dovevano vivere in forme che non snaturassero la loro cultura, i villaggi dovevano armonizzarsi con l’ambiente ed essere difendibili, raggiungibili, integrati, gestibili economicamente. L’idea ha impiegato un secolo e mezzo a concretizzarsi. Quando i gesuiti furono espulsi ed iniziò la loro decadenza, nella seconda metà del Settecento, le Riduzioni avevano appena raggiunto la forma definitiva, tanto che Jesús, in Paraguay, quella oggi meglio conservata, non era ancora stata ultimata e presenta alcune caratteristiche nuove, a conferma che il progetto era in continua evoluzione. Il modello si allargò a nord, in Bolivia, dove fra i chiquitos sorsero molti villaggi analoghi, costruiti in legno e non in muratura. Questi si sono salvati, protetti dal loro isolamento. Sono ancora abitati, la gente ci vive quasi come allora. Bisogna andare in questa regione, oggi anch'essa dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, per capire davvero cos’è stato, e cos’è ancora, il 'sacro esperimento'. Qui si suona ancora la stessa musica di tre secoli fa, si fabbricano violini con la tecnica insegnata dai gesuiti".

Ed è appunto in Bolivia, dove ritmi e modi di vita sono simili a quelli di allora, che Szarán ha trovato il tassello mancante della storia delle Riduzioni: la musica.

Era ben nota agli storici la straordinaria perizia musicale raggiunta dai guaranì. Ne scrisse Benedetto XIV in un’enciclica del 1749. Ed era ben noto che in ciascuna Riduzione esisteva una scuola musicale – un vero e proprio conservatorio – contornato da un florido artigianato che produceva ogni genere di strumenti, dai violini agli organi, dalle arpe alle trombe. Ciò che si ignorava era il genere di musica che suonavano i guaranì sotto la guida dei gesuiti.

L’ignoranza è durata fino a una quarantina d’anni fa. Fu nel 1972, infatti, che l’architetto svizzero Hans Roth, responsabile del restauro delle Riduzioni boliviane, nella provincia di Chiquitos, trovò per caso in un cassone abbandonato un’innumerevole quantità di spartiti musicali. Erano le musiche composte per le Riduzioni dai musicisti gesuiti – soprattutto Domenico Zipoli (Prato 1688-Cordoba 1726) e Martin Schmid (Zurigo 1694-Lucerna 1772) – e da sconosciuti artisti guaranì, portati a un livello tale di raffinatezza da diventare essi stessi ottimi compositori. Considerati carta straccia, gli spartiti giacevano nell’incuria più totale.

Quel ritrovamento, cui poi se ne aggiunsero altri, avvenuti in chiquitania e anche nel centro-nord del paese, nella provincia di Moxos, rappresentò il maggior evento della musicologia latino-americana. Migliaia di pagine di composizioni che ci hanno restituito la straordinaria esperienza di multiculturalismo musicale – probabilmente unica nella storia – avvenuta in queste terre tre secoli fa: la fusione del più raffinato barocco europeo con le risonanze della tradizione vocale e strumentale locale.

Il Festival Internacional de Música Renacentista y Barroca Americana, ormai la principale manifestazione musicale della Bolivia, è stato una conseguenza della scoperta di Roth. La prossima edizione si terrà dal 26 aprile al 6 maggio 2012 e coinvolgerà tutte le sei Riduzioni della chiquitania, partendo da Santa Cruz de la Sierra.

Fra i musicologi che si sono dedicati alla trascrizione di quegli spartiti, un’opera difficile e complessa dato lo stato di degrado della carta, bisogna ricordare il polacco Piotr Nawrot dell’Università di Poznan e, appunto, Luis Szarán.

Da allora il maestro paraguayano ha potuto aggiungere queste musiche al suo repertorio. Musiche che egli sa interpretare con il vigore e la passione che solo un artista nato nella stessa terra dei guaranì, che ne conosce l’anima e ne parla la lingua, è in grado di offrire. Poi l’incontro con due gruppi musicali italiani, il coro "Academia Ars Canendi" guidato dal soprano Manuela Meneghello e il Gruppo d’Archi Veneto condotto dalla violinista Fiorella Foti, entrambi con sede a Treviso, ha aperto a questo repertorio le porte delle chiese e delle sale da concerto europee. I due complessi hanno posto infatti le musiche di Zipoli, Martin Schmid e degli anonimi autori guaranì al centro dell’interesse, facendone il perno della loro proposta concertistica.

È dopo uno di questi concerti che incontro il maestro Szarán. "La musica – spiega – entrò subito nelle Riduzioni, ma divenne una pratica generalizzata e istituzionalizzata con l’arrivo di Anton Sepp, un gesuita sudtirolese, di Caldaro, che era un provetto musicista e aveva fatto parte, prima di venire in Paraguay, alla fine del Seicento, del coro della corte imperiale di Vienna. Fu Sepp che specializzò gli indios nella fabbricazione di ogni tipo di strumenti musicali. La musica divenne il cemento delle Riduzioni, come ha mostrato con grande efficacia il film 'Mission', e come mostrano gli straordinari bassorilievi scolpiti sulle pareti dell’abside della chiesa di Trinidad, raffiguranti angeli con i tratti dei guaranì che suonano vari strumenti: violini, violoncelli, trombe, cembali e un organo".

Si deve a Sepp la costruzione del primo organo interamente fabbricato in America latina, destinato alla riduzione di Yapeyú. Poi arrivò in Sudamerica Zipoli, che perfezionò questa musica portandola al livello della migliore arte europea. Le lettere e le cronache dei gesuiti che operarono nelle Riduzioni non mancano mai di parlare dell’incredibile perfezione raggiunta dai musicisti guaranì. Nelle chiese del Paraguay, scrive uno di loro, José Cardiel, "si ascolta una musica migliore di quella che si può sentire nelle più celebri cattedrali d’Europa".

Con la fine delle missioni e l’espulsione dei gesuiti, nel 1774, questo patrimonio fu in gran parte disperso. Le Riduzioni del Paraguay furono semidistrutte, con tutti gli arredi che le impreziosivano, mentre sopravvissero, protette dal loro isolamento, quelle della Bolivia, dove è avvenuto il ritrovamento degli spartiti originali. Si salvò in parte la musica, che è diventata tutt’uno con la cultura popolare tanto in Paraguay quanto in Bolivia. Nelle Riduzioni della chiquitania si continua a fabbricare violini e a suonare musica barocca come si faceva allora.

Nei concerti che eseguono Szarán con il Coro "Academia Ars Canendi" e il Gruppo d’Archi Veneto vengono proposti tra l'altro due esempi, che non è esagerato definire folgoranti, dell’incredibile mescolanza di generi musicali avvenuta in quest’angolo appartato del Sudamerica grazie alla paziente pedagogia dei gesuiti delle Riduzioni.

Il primo è la Misa Guarayo. I guarayo sono una popolazione di ceppo guaranì che vive nel sud della Bolivia. Questa messa, di composizione ottocentesca, fonde un impianto armonico europeo con canti popolari locali in lingua guaranì e sottofondo di percussioni. L’effetto, anche per la fragorosa esecuzione che propongono gli esecutori, è di straordinaria efficacia.

Il secondo è costituito da un motivo popolare della Settimana Santa, i canti "de los Estacioneros", anch’essi in lingua guaranì, risalenti alla fine del Settecento. Sono litanie guidate da un "cantador" a ogni stazione di un percorso teoricamente infinito tra un villaggio e l’altro. Un pezzo che alterna il coro a voci soliste con effetti di rara suggestione.
 
La fine delle Riduzioni non è stata, insomma, la fine di quella "nazione musicale" che era e continua a essere il Paraguay. Da questo paese americano, che celebra quest’anno il bicentenario della propria indipendenza, giunge una lezione che può insegnare qualcosa anche alla povera e stanca musica liturgica delle nostre antiche chiese d’Europa.

__________


Il quotidiano della Santa Sede che ha pubblicato l'articolo di Gianpaolo Romanato:

> L'Osservatore Romano

E un precedente articolo dello stesso giornale sullo stesso tema:

> Nella musica delle "reducciones" gesuitiche il vero multiculturalismo

__________


Sulle Riduzioni il professor Romanato ha pubblicato questo saggio, tradotto anche in spagnolo:

Gianpaolo Romanato, "Gesuiti, guaranì ed emigranti nelle Riduzioni del Paraguay", Longo Editore, Ravenna, 2008, pp.104, euro 13,00.

__________


Il sito in più lingue del maestro Luis Szarán, il maggior cultore mondiale della musica delle Riduzioni:

> luisszaran.org

__________


Gruppi vocali e strumentali italiani che eseguono musica delle Riduzioni, con la direzione artistica di Luis Szarán:

> Academia Ars Canendi

> Gruppo d’Archi Veneto

> Domenico Zipoli Ensemble

Un complesso vocale e strumentale del Regno Unito che ha inciso musica di Zipoli e di altri autori delle Riduzioni:

> Ex Cathedra Choir & Baroque Ensemble

Nei siti del maestro Luis Szarán e della Academia Ars Canendi si trova anche la relativa discografia.

__________


Tutti gli articoli di www.chiesa su questi temi:

> Focus su ARTE E MUSICA

__________


Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

2.1.2012
> Natale in carcere, sul Monte Athos
Agli arresti in Grecia l'abate del più importante monastero della santa montagna. Il patriarca di Mosca ne reclama il rilascio. Il patriarca di Costantinopoli tace. La rivalità tra i due rinfocolata dal viaggio in Russia di una reliquia della Madonna

29.12.2011
> Diario Vaticano / Sant'Egidio in libertà vigilata
La segreteria di Stato autorizza "La Civiltà Cattolica" a pubblicare un articolo elogiativo della Comunità. Ma con numerosi tagli al testo originale, sui punti di disaccordo. Eccoli a uno a uno. Quanto al fondatore Riccardi...

28.12.2011
> Diario Vaticano / I prossimi cardinali, nome per nome
Il concistoro è previsto per il 19 febbraio. Con sette nuove porpore in curia. E poi a Berlino, Toronto, Utrecht, Hong Kong, Praga, New York, Libano, India... In un successivo conclave, gli elettori nominati da Benedetto XVI avranno la maggioranza

__________


Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

Quiz d'inizio anno. Quale dei tre Riccardi è l'originale?

Nigeria. Bombe al posto dei libri di scuola

Come uscire dal labirinto. Le istruzioni "urbi et orbi" del papa

 



__________

4.1.2012 

 

 
 
 

Natale in carcere, sul Monte Athos

Post n°1086 pubblicato il 02 Gennaio 2012 da terranuova0
Foto di terranuova0

Natale in carcere, sul Monte Athos

Agli arresti in Grecia l'abate del più importante monastero della santa montagna. Il patriarca di Mosca ne reclama il rilascio. Il patriarca di Costantinopoli tace. La rivalità tra i due rinfocolata dal viaggio in Russia di una reliquia della Madonna

di Sandro Magister

 


ROMA, 2 gennaio 2012 – Natale amaro sul Monte Athos. I lettori assidui di www.chiesa conoscono bene la santa montagna, da quando ogni anno, nel giorno di Pentecoste, questo sito ne ripropone il racconto:

> Pentecoste sul Monte Athos

Sanno che sul Monte Athos, nella Grande Lavra, è custodita la reliquia della cintura della Vergine.

Sanno che a Vatopedi, il più insigne dei venti monasteri, c'è un igumeno, un abate, di nome Efrem, che è da anni la personalità più forte e autorevole dell'intero Athos.

L'igumeno Efrem è stato in Russia, lo scorso dicembre, portando con sé proprio la reliquia della cintura della Vergine. E i fedeli sono accorsi per venerarla non a migliaia ma a milioni, chi dice tre, chi cinque, nelle diverse città in cui la reliquia ha sostato.

Ma di ritorno sull'Athos, il 24 dicembre – vigilia di Natale nel calendario latino che precede di 13 giorni il calendario della santa montagna –, la polizia greca ha bussato al monastero di Vatopedi, ha chiesto dell'igumeno Efrem e lo ha messo agli arresti.

Da martedì 27 dicembre l'igumeno Efrem è in un carcere della Grecia, nonostante l'età avanzata e la salute precaria. La magistratura lo accusa di essere implicato in una compravendita illecita di terreni, da parte del suo monastero, a danno dello Stato ellenico.

L'indagine era in corso dal 2008 e sembrava di routine. Ma nei giorni scorsi si è improvvisamente concretizzata con questo arresto senza precedenti, in uno Stato nel quale la religione cristiana ortodossa ha uno statuto privilegiato, con un'autonomia ancor più marcata per il Monte Athos.

Da Mosca il metropolita Hilarion di Volokolamsk, numero due del patriarcato della Chiesa ortodossa russa e suo ministro degli esteri, ha reagito con una tagliente intervista all'agenzia Interfax.

La personalità dell'igumeno Efrem – ha detto Hilarion – è così alta e rispettata in tutto il mondo, il suo zelo nel dare vitalità al monachesimo dell'Athos è così impressionante e riconosciuto da tutti, che il suo arresto non può che essere "un attacco ostile ai monaci dell'Athos e all'intera Chiesa ortodossa":

> Metropolitan Hilarion: "A hostile attack against Athonite monks and Orthodoxy"


Ancora da Mosca, il patriarca Kirill ha inviato un messaggio al presidente della repubblica greca Karolos Papoulias per esprimere la pena di "milioni di credenti della Russia, della Bielorussia, dell'Ucraina, della Moldavia e di altri paesi" alla notizia dell'arresto di un monaco così insigne, "proprio nei giorni in cui la Chiesa ortodossa greca celebra la Natività di Cristo", e per chiederne la liberazione:

> "To His Excellency Mr. Karolos Papoulias..."

Il Monte Athos con i suoi monasteri è sotto la giurisdizione ecclesiastica del patriarcato ecumenico di Costantinopoli. A fronte però delle immediate e vivaci proteste della Chiesa russa, colpisce il silenzio di Bartolomeo I, che da Istanbul non ha diramato alcun commento all'arresto dell'igumeno Efrem.

Il quotidiano di Atene "Ekathimerini" ha dato una particolare evidenza a questo contrasto. E l'ha attribuito alla rivalità tra i patriarcati di Mosca e di Costantinopoli, il primo dei quali è da tempo molto attivo nell'attrarre l'Athos nella propria orbita. Il pellegrinaggio dell'igumeno Efrem in Russia con la reliquia della cintura della Vergine sarebbe parte di questo disegno, naturalmente inviso a Bartolomeo I:

> What the Ephraim case tells us

Sta di fatto che il silenzio del patriarca di Costantinopoli sull'arresto del numero uno dei monaci del Monte Athos appare ancor più fragoroso delle proteste del patriarcato di Mosca.

__________


> Focus su CHIESE ORIENTALI

__________


Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

29.12.2011
> Diario Vaticano / Sant'Egidio in libertà vigilata
La segreteria di Stato autorizza "La Civiltà Cattolica" a pubblicare un articolo elogiativo della Comunità. Ma con numerosi tagli al testo originale, sui punti di disaccordo. Eccoli a uno a uno. Quanto al fondatore Riccardi...

28.12.2011
> Diario Vaticano / I prossimi cardinali, nome per nome
Il concistoro è previsto per il 19 febbraio. Con sette nuove porpore in curia. E poi a Berlino, Toronto, Utrecht, Hong Kong, Praga, New York, Libano, India... In un successivo conclave, gli elettori nominati da Benedetto XVI avranno la maggioranza

25.12.2011
> "Dio è apparso. Come bambino"
"Dio è diventato povero. Il suo Figlio è nato nella povertà della stalla. Nel bambino nella stalla di Betlemme, si può toccare Dio e accarezzarlo". L'omelia del papa nella notte di Natale

__________


Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

Nigeria. Bombe al posto dei libri di scuola

Come uscire dal labirinto. Le istruzioni "urbi et orbi" del papa

Nella partita della pace vanno in meta i gesuiti

 



__________

2.1.2012 

 

 
 
 

AUGURI AL SUD PER CAPODANNO: RIPRENDIAMOCI LA NOSTRA DIGNITA'

Post n°1085 pubblicato il 31 Dicembre 2011 da terranuova0
Foto di terranuova0

Oggi si parla tanto di spazzatura, di riciclare i rifiuti, ma uno dei tanti primati che abbiamo avuto a sud, prima dell'unità italiana è stato anche quello della raccolta differenziata. L'argomento lo affrontò, già qualche anno fa il quindicinale "Panorama", con l'articolo: "NAPOLI PULITISSIMA (era il 1832)" del 07/02/2008, dove si riporta l'editto di Ferdinando II Re delle Due Sicilie del 03/05/1832 Regio Decreto n. 21 emesso da "Gennaro Piscopo" Prefetto di Napoli, un ordinanza dove si obbligava la popolazione a raccogliere separatamente i rifiuti. ordinò quanto segue: «Tutt’i possessori, o fittuarj di case, di botteghe, di giardini, di cortili, e di posti fissi, o volanti, avranno l’obbligo di far ispazzare la estensione di strada corrispondente al davanti della rispettiva abitazione, bottega, cortile, e per lo sporto non minore di palmi dieci di stanza dal muro, o dal posto rispettivo». Il prefetto diede disposizioni in merito alla differenziazione dei rifiuti aggiungendo che «questo spazzamento dovrà essere eseguito in ciascuna mattina prima dello spuntar del sole, usando l’avvertenza di ammonticchiarsi le immondezze al lato delle rispettive abitazioni, e di separarne tutt’i frantumi di cristallo, o di vetro che si troveranno, riponendoli in un cumulo a parte». Le “immondezze” dovevano essere prelevate nelle ore mattutine e trasportate fuori città «ne’ siti che verranno destinati». Piscopo presentò un documento in dodici articoli che descrivevano le modalità della raccolta e le relative responsabilità e sanzioni. La pena era severa e poteva arrivare persino alla detenzione. Era tutta la questione igienica ad essere trattata; vigeva dunque il divieto di gettare a qualsiasi ora dai balconi «alcun materiale di qualunque siasi natura», comprese «le acque servite per i bagni». Fa specie e non poco che era assolutamente vietato «lavare o di spandere panni lungo le strade abitate». Come si legge, le autorità si ponevano il problema della spazzatura, obbligando la popolazione alla raccolta differenziata, in particolare quella del vetro. Insomma, durante il periodo borbonico si faceva già un'importante riflessione sul problema dell’accumulo di immondizia, e come evitare di far confluire i rifiuti in un unica discarica. Val la pena ricordare che anche Goethe, nel suo viaggio in Italia, aveva avuto modo di ammirare già nel 1787 il riciclo degli alimenti in eccesso che si attuava tra Napoli e le campagne tutt’intorno. Di tale evento se ne sono occupati divulgandolo, “in primis” , i movimenti Duosiciliani in risposta ai pesanti e offensivi attacchi antinapoletani provenienti dai “fratelli” del nord e successivamente, quotidiani e settimanali nazionali ne hanno riportato la notizia a fronte di articoli dedicati alla difficile situazione della rimozione della spazzatura nel napoletano. Non solo a noi è toccato il per nulla invidiabile primato di pagare la TARSU più cara d’Italia per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, per quanto di essere additati all’Europa e al mondo come una sorta di incivili atavici senza speranza. Al danno… anche la beffa. Ora che la trasmissione di Rai 3 “Vieni via con me”, grazie a Roberto Saviano ha fatto chiarezza una volta e per tutte sul problema, si è capito che da noi non si riesce a scaricare perché le ecomafie, la malapolitica e il malaffare hanno fatto da veicolo ai veleni tossici e altre simili ”amenità”, provenienti dalle lavorazioni dei nostri ‘compatrioti’ settentrionali: che per anni sono stati scaricati ovunque, in quella che i Romani definirono Campania Felix, con grave nocumento per la salute, il territorio e l’economia del napoletano.Ci è sembrato doveroso associare il nostro sentire – repetita juvant – a quanto già riportato da altri siti Web e pubblicazioni Duosiciliane, affinchè si creasse un’ulteriore opportunità di lettura, per la divulgazione della verità. Per questa ed altre similitudini di malgoverno che rendono Napoli una città dolente, la speranza è che quanto prima si coaguli un grande movimento unito Identitario che: forte della propria tradizione, della propria cultura e della propria millenaria storia di popolo, riprenda in mano il suo destino e il governo della sua gente.

 
 
 

CARO BAMBINO

Post n°1084 pubblicato il 25 Dicembre 2011 da terranuova0

"Dio è apparso. Come bambino"

"Dio è diventato povero. Il suo Figlio è nato nella povertà della stalla. Nel bambino nella stalla di Betlemme, si può, per così dire, toccare Dio e accarezzarlo". L'omelia del papa nella notte di Natale

di Benedetto XVI

 


Cari fratelli e sorelle,

la lettura tratta dalla Lettera di san Paolo Apostolo a Tito, che abbiamo appena ascoltato, inizia solennemente con la parola "apparuit", che ritorna poi di nuovo anche nella lettura della Messa dell’aurora: "apparuit" – è apparso. È questa una parola programmatica con cui la Chiesa, in modo riassuntivo, vuole esprimere l’essenza del Natale.

Prima, gli uomini avevano parlato e creato immagini umane di Dio in molteplici modi. Dio stesso aveva parlato in diversi modi agli uomini (cfr Eb 1,1: lettura nella Messa del giorno). Ma ora è avvenuto qualcosa di più: Egli è apparso. Si è mostrato. È uscito dalla luce inaccessibile in cui dimora. Egli stesso è venuto in mezzo a noi. Questa era per la Chiesa antica la grande gioia del Natale: Dio è apparso. Non è più soltanto un’idea, non soltanto qualcosa da intuire a partire dalle parole. Egli è "apparso".

Ma ora ci domandiamo: Come è apparso? Chi è Lui veramente? La lettura della Messa dell’aurora dice al riguardo: "Apparvero la bontà di Dio… e il suo amore per gli uomini" (Tt 3,4). Per gli uomini del tempo precristiano, che di fronte agli orrori e alle contraddizioni del mondo temevano che anche Dio non fosse del tutto buono, ma potesse senz’altro essere anche crudele ed arbitrario, questa era una vera "epifania", la grande luce che ci è apparsa: Dio è pura bontà. Anche oggi, persone che non riescono più a riconoscere Dio nella fede si domandano se l’ultima potenza che fonda e sorregge il mondo sia veramente buona, o se il male non sia altrettanto potente ed originario quanto il bene e il bello, che in attimi luminosi incontriamo nel nostro cosmo. "Apparvero la bontà di Dio… e il suo amore per gli uomini": questa è una nuova e consolante certezza che ci viene donata a Natale.

In tutte e tre le Messe del Natale la liturgia cita un brano tratto dal Libro del Profeta Isaia, che descrive ancora più concretamente l’epifania avvenuta a Natale: "Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine" (Is 9,5s).

Non sappiamo se il profeta con questa parola abbia pensato a un qualche bambino nato nel suo periodo storico. Sembra però impossibile. Questo è l’unico testo nell’Antico Testamento in cui di un bambino, di un essere umano si dice: il suo nome sarà Dio potente, Padre per sempre. Siamo di fronte ad una visione che va di gran lunga al di là del momento storico verso ciò che è misterioso, collocato nel futuro. Un bambino, in tutta la sua debolezza, è Dio potente. Un bambino, in tutta la sua indigenza e dipendenza, è Padre per sempre. "E la pace non avrà fine". Il profeta ne aveva prima parlato come di "una grande luce" e a proposito della pace proveniente da Lui aveva affermato che il bastone dell’aguzzino, ogni calzatura di soldato che marcia rimbombando, ogni mantello intriso di sangue sarebbero stati bruciati (cfr Is 9,1.3-4).

Dio è apparso – come bambino. Proprio così Egli si contrappone ad ogni violenza e porta un messaggio che è pace. In questo momento, in cui il mondo è continuamente minacciato dalla violenza in molti luoghi e in molteplici modi; in cui ci sono sempre di nuovo bastoni dell’aguzzino e mantelli intrisi di sangue, gridiamo al Signore: Tu, il Dio potente, sei apparso come bambino e ti sei mostrato a noi come Colui che ci ama e mediante il quale l’amore vincerà. E ci hai fatto capire che, insieme con Te, dobbiamo essere operatori di pace. Amiamo il Tuo essere bambino, la Tua non violenza, ma soffriamo per il fatto che la violenza perdura nel mondo, e così Ti preghiamo anche: dimostra la Tua potenza, o Dio. In questo nostro tempo, in questo nostro mondo, fa’ che i bastoni dell’aguzzino, i mantelli intrisi di sangue e gli stivali rimbombanti dei soldati vengano bruciati, così che la Tua pace vinca in questo nostro mondo.

Natale è epifania – il manifestarsi di Dio e della sua grande luce in un bambino che è nato per noi. Nato nella stalla di Betlemme, non nei palazzi dei re. Quando, nel 1223, Francesco di Assisi celebrò a Greccio il Natale con un bue e un asino e una mangiatoia piena di fieno, si rese visibile una nuova dimensione del mistero del Natale. Francesco di Assisi ha chiamato il Natale "la festa delle feste" – più di tutte le altre solennità – e l’ha celebrato con "ineffabile premura" (2 Celano, 199: Fonti Francescane, 787). Baciava con grande devozione le immagini del bambinello e balbettava parole di dolcezza alla maniera dei bambini, ci racconta Tommaso da Celano (ivi).

Per la Chiesa antica, la festa delle feste era la Pasqua: nella risurrezione, Cristo aveva sfondato le porte della morte e così aveva radicalmente cambiato il mondo: aveva creato per l’uomo un posto in Dio stesso. Ebbene, Francesco non ha cambiato, non ha voluto cambiare questa gerarchia oggettiva delle feste, l’interna struttura della fede con il suo centro nel mistero pasquale. Tuttavia, attraverso di lui e mediante il suo modo di credere è accaduto qualcosa di nuovo: Francesco ha scoperto in una profondità tutta nuova l’umanità di Gesù.

Questo essere uomo da parte di Dio gli si rese evidente al massimo nel momento in cui il Figlio di Dio, nato dalla Vergine Maria, fu avvolto in fasce e venne posto in una mangiatoia. La risurrezione presuppone l’incarnazione. Il Figlio di Dio come bambino, come vero figlio di uomo – questo toccò profondamente il cuore del Santo di Assisi, trasformando la fede in amore. "Apparvero la bontà di Dio e il suo amore per gli uomini": questa frase di san Paolo acquistava così una profondità tutta nuova. Nel bambino nella stalla di Betlemme, si può, per così dire, toccare Dio e accarezzarlo. Così l’anno liturgico ha ricevuto un secondo centro in una festa che è, anzitutto, una festa del cuore.

Tutto ciò non ha niente di sentimentalismo. Proprio nella nuova esperienza della realtà dell’umanità di Gesù si rivela il grande mistero della fede. Francesco amava Gesù, il bambino, perché in questo essere bambino gli si rese chiara l’umiltà di Dio. Dio è diventato povero. Il suo Figlio è nato nella povertà della stalla. Nel bambino Gesù, Dio si è fatto dipendente, bisognoso dell’amore di persone umane, in condizione di chiedere il loro – il nostro – amore. Oggi il Natale è diventato una festa dei negozi, il cui luccichio abbagliante nasconde il mistero dell’umiltà di Dio, la quale ci invita all’umiltà e alla semplicità. Preghiamo il Signore di aiutarci ad attraversare con lo sguardo le facciate luccicanti di questo tempo fino a trovare dietro di esse il bambino nella stalla di Betlemme, per scoprire così la vera gioia e la vera luce.

Sulla mangiatoia, che stava tra il bue e l’asino, Francesco faceva celebrare la santissima Eucaristia (cfr 1 Celano, 85: Fonti, 469). Successivamente, sopra questa mangiatoia venne costruito un altare, affinché là dove un tempo gli animali avevano mangiato il fieno, ora gli uomini potessero ricevere, per la salvezza dell’anima e del corpo, la carne dell’Agnello immacolato Gesù Cristo, come racconta il Celano (cfr 1 Celano, 87: Fonti, 471). Nella Notte santa di Greccio, Francesco, quale diacono, aveva personalmente cantato con voce sonora il Vangelo del Natale. Grazie agli splendidi canti natalizi dei frati, la celebrazione sembrava tutta un sussulto di gioia (cfr 1 Celano, 85 e 86: Fonti, 469 e 470). Proprio l’incontro con l’umiltà di Dio si trasformava in gioia: la sua bontà crea la vera festa.

Chi oggi vuole entrare nella chiesa della Natività di Gesù a Betlemme, scopre che il portale, che un tempo era alto cinque metri e mezzo e attraverso il quale gli imperatori e i califfi entravano nell’edificio, è stato in gran parte murato. È rimasta soltanto una bassa apertura di un metro e mezzo. L’intenzione era probabilmente di proteggere meglio la chiesa contro eventuali assalti, ma soprattutto di evitare che si entrasse a cavallo nella casa di Dio. Chi desidera entrare nel luogo della nascita di Gesù, deve chinarsi.

Mi sembra che in ciò si manifesti una verità più profonda, dalla quale vogliamo lasciarci toccare in questa Notte santa: se vogliamo trovare il Dio apparso quale bambino, allora dobbiamo scendere dal cavallo della nostra ragione "illuminata". Dobbiamo deporre le nostre false certezze, la nostra superbia intellettuale, che ci impedisce di percepire la vicinanza di Dio. Dobbiamo seguire il cammino interiore di san Francesco – il cammino verso quell’estrema semplicità esteriore ed interiore che rende il cuore capace di vedere. Dobbiamo chinarci, andare spiritualmente, per così dire, a piedi, per poter entrare attraverso il portale della fede ed incontrare il Dio che è diverso dai nostri pregiudizi e dalle nostre opinioni: il Dio che si nasconde nell’umiltà di un bimbo appena nato.

Celebriamo così la liturgia di questa Notte santa e rinunciamo a fissarci su ciò che è materiale, misurabile e toccabile. Lasciamoci rendere semplici da quel Dio che si manifesta al cuore diventato semplice. E preghiamo in quest’ora anzitutto anche per tutti coloro che devono vivere il Natale in povertà, nel dolore, nella condizione di migranti, affinché appaia loro un raggio della bontà di Dio; affinché tocchi loro e noi quella bontà che Dio, con la nascita del suo Figlio nella stalla, ha voluto portare nel mondo. Amen.

__________


> Messaggio "urbi et orbi", Natale 2010

__________


Nell'illustrazione: Giotto, Presepe di Greccio, dalle Storie di San Francesco nella Basilica Superiore di Assisi, 1290-1295.

__________


Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

23.12.2011
> Ecumene in musica. Il luterano Bach sulla tv dei vescovi
Tra Natale e Capodanno, TV 2000 farà ascoltare tutte le Cantate composte da Bach per le messe del periodo natalizio. Con il teologo e musicologo PierAngelo Sequeri che le svelerà nella loro vera essenza. Una lezione anche per le liturgie cattoliche

22.12.2011
> La tentazione della moglie di Lot
Che guardando indietro divenne una statua di sale. Nel discorso prenatalizio alla curia romana, Benedetto XVI lancia l'allarme contro "la stanchezza dell'essere cristiani, ripiegati sul proprio benessere". E porta ad esempi di viva fede l'Africa e i giovani di Madrid

21.12.2011
> Dentro la crisi. Con la Compagnia di Gesù
L'analisi del dissesto finanziario europeo scritta da "La Civiltà Cattolica" con l'approvazione della segreteria di Stato vaticana. Osservate speciali: Italia e Germania

__________


Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

Nella partita della pace vanno in meta i gesuiti

"Parlano in modo feroce anche contro il papa, e tuttavia andiamo avanti..."

Lo scoop del "Corriere": il nuovo partito "federato" dal ministro Riccardi

 



__________

25.12.2011 

 

 
 
 

BUON NATALE

Post n°1083 pubblicato il 24 Dicembre 2011 da terranuova0

Auguri,

 

E’ Natale. Dovrei farvi gli auguri. L’obbligo della convenzione lo impone. Cerco di farli ma a modo mio.

Natale è Kenosi. La Kenosi in greco significa annullamento, svilire se stessi. Ha un significato quasi del morire a se stessi. Per chi festeggia il Natale cristiano all’interno di questa festa c’è un senso notevole perché Dio si rende uomo. Accede alla dimensione umana con tutto il carico della tragicità che essa comporta: nascita, vita e morte. Il Dio-Gesù lo fa da ultimo e da emarginato, infatti nasce in una stalla da emigrante, da “sans-terre” , da rifiutato. Il Vangelo ci dice “non c’era posto PER LORO negli alberghi”. Da subito diventa vittima del Potere perché Erode “cerca il bambino per farlo morire” e prenderà, da grande, le distanze per sempre dal Potere degli uomini “dà a Dio quello che è di Dio e a Cesare quello che è di Cesare”. Gesù viene ed azzera il Potere degli uomini. Chi sceglie Cesare sa che non potrà confonderlo con Dio. Morirà in croce, da ultimo e da vittima innocente in una completa solidarietà con gli ultimi e con gli innocenti. Gesù è Dio! Ma è un Dio che non vuole essere tale! E’ Dio ma non ama atteggiarsi a Dio. Questa è la Kenosi.

Vedo intorno a me miriadi di monsignori e di lorsignori imbellettati e presenti a convegni dove emerge la musica dotta e la ricchezza. I pranzi per i poveri sono delegati alla rappresentanza della Caritas, delle suore missionarie di Calcutta, dei francescani e di pochi altri. L’alta gerarchia ama invece i luoghi deputati a Cesare e segnati dalla linea di demarcazione di Gesù.

Il Potere ha costruito la crisi, giorno dopo giorno, traghettandola dalla finanza creativa alla produzione industriale perché le crisi servono al Capitalismo. Sono funzionali a ridefinire il livelli sociali perché abbassano quelli legati alla ricchezza costruita sul lavoro ed aumentano quelli legati al parassitismo del Capitale. Oggi siamo tutti più poveri (i lavoratori) e domani lo saremo di più. I salari dell’India e della Cina si avvicinano ai nostri e questo serve a costruire più ricchezza per i pochi. Chi gestisce questa volontà di generare povertà indotta siede negli scanni delle Chiese, spesso ama mostrarsi cattolico ed è referenziale per molte coscienze autopulenti.

Il mio Natale è allegro perché Cristo siede tra coloro che non hanno speranza da uomo della speranza  ma allo stesso tempo è un Natale pensieroso perché l’uomo mente. Il Potere mente! Per tornare all’Italia nella manovra finanziaria c’è una sola manifestazione di volontà per colpire la disonestà degli arruffoni, dei ladri istituzionalizzati? Non ne vedo. Un esempio per  tutti la spartizione della possibilità di trasmissione delle televisoni: mediaset continua ad essere assistita. I soldi a chi vanno? Non certo alla collettività. I medici, molti, continuano a non fatturare le loro prestazioni giocando sulla necessità dei pazienti e sulle malattie. Lo stesso gli avvocati (molti)…E Il mercato festeggia il proprio Natale ogni giorno. Nella azienda dove lavoro ciò è stato ricordato nel discorso di fine d’anno…Il Capitalismo nasce ogni giorno sempre più vigoroso e Gesù diventa un pulcinella posto nella mangiatoia per ridere degli uomini e del loro dolore.

Buon Natale Gesù, Per noi sei la speranza già dal presente perché sei Dio. I Monsignori e i Lorsignori imbellettati festeggiano un altro Natale: certamente non il nostro.

Auguri amici.

Buon Natale.

 
 
 

GESU' INCARNATO NELLA CHIESA

Post n°1082 pubblicato il 13 Dicembre 2011 da terranuova0

VI RACCOMANDO LA VISIONE: BUON NATALE

 
 
 

L'ICI DA FAR PAGARE ALLA CHIESA... di Antimo Ceparano

Post n°1081 pubblicato il 13 Dicembre 2011 da terranuova0

VOGLIONO DISTRUGGERE CIO' CHE RIMANE DELLA SOLIDARIETA'...MEDITATE...

CON PREGHIERA DI DIFFUSIONE AI FINI DELLA VERITA’

sull’argomento ICI/vaticano circolano troppe informazioni (specie in TV e nelle piazze) false, propagate solo allo scopo di sobillare gli ignoranti (letteralmente: coloro che non fanno nulla per sapere la verità) e portarli a reazioni isteriche ed ingiustificate. Infatti NON E’ VERO che il Vaticano non paga l’ICI: la paga, eccome. Il decreto legislativo del 30 dicembre 1992, n. 504, varato ai tempi del Governo Amato I, all'art. 7 elenca le esenzioni dall'imposta. In particolare, la lettera i) stabilisce che:

 

« Sono esenti dall'imposta:
i) gli immobili utilizzati dai soggetti di cui all'articolo 87, comma 1, lettera c), del
testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all'articolo 16, lettera a), della legge 20 maggio 1985, n. 222. »

 

Quindi, il quadro delle leggi vigenti dispone che siano esenti dall'ICI gli immobili che appartengano ad enti no-profit, come:

Il quadro normativo vigente oggi è ancora lo stesso sopracitato del 1992, con l'aggiunta della clausola interpretativa del 2006 che puntualizza che tutte le organizzazioni no-profit (incluse quindi ma non solo tutte le confessioni religiose) sono esentate dall'ICI per i loro immobili purché questi siano destinati alle attività indicate ed esse «non abbiano esclusivamente natura commerciale». Per esempio, ogni immobile riconducibile alla Chiesa dato in affitto paga l’ICI e TUTTE LE IMPOSTE DOVUTE (lo so per certo) così come, per es., fanno gli immobili del giornale Avvenire, le librerie, i negozi di articoli religiosi, gli alberghi per pellegrini etc.

E se nell’albergo c’è una cappelletta con un altare? Lo Stato Italiano, giustamente, pretende ed ottiene il pagamento delle tasse per tutto l’immobile tranne che per l’area ove insiste  tale locale (per il quale si può chiedere l’esenzione). Non conviene mai cercare di fare i furbi perché si perde per sempre l’esenzione.

Per favore, smettiamola di accusare “per sentito dire” e senza neanche provare a cercare la verità! Io credo chi accusa la Chiesa di rubare l’ICI stia facendo il gioco di altri: cerca cioè – consciamente od inconsciamente – “di fare ammuìna” per distrarre l’attenzione sulla molto più vera, enorme, spaventosa evasione fiscale fatta da commercianti e liberi professionisti. E’ lì e non nelle sedi dei sindacati o negli oratori che viene perpetrato il furto nei nostri riguardi!

Un saluto

 
 
 

Il cardinale Bertone ha una marcia in più

Post n°1080 pubblicato il 13 Dicembre 2011 da terranuova0

Diario Vaticano / Il cardinale Bertone ha una marcia in più

Per ottenere "facoltà speciali" in deroga alle norme canoniche, i capi di curia non possono più rivolgersi direttamente a Benedetto XVI. Devono passare per il segretario di Stato. Che istruirà lui la pratica

di ***

 


CITTÀ DEL VATICANO, 12 dicembre 2011 – Un'innovazione normativa introdotta nei mesi scorsi ha ridefinito e accresciuto il potere di coordinamento della segreteria di Stato nei confronti degli altri dicasteri della curia romana.

La novità si trova in un rescritto “ex audientia SS.mi” firmato dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone.

I rescritti sono dei provvedimenti presi dal papa nel corso di una udienza concessa al segretario di Stato, e pubblicati, di norma, solo sugli "Acta Apostolicæ Sedis", la gazzetta ufficiale della Santa Sede.

Nel rescritto in questione, dello scorso 7 febbraio, il cardinale Bertone annuncia che "il Santo Padre, in data 1 febbraio 2011, ha approvato il seguente testo quale articolo 126 bis del Regolamento generale della Curia Romana". E specifica che la sua entrata in vigore è fissata per il successivo 1 marzo.

Questo nuovo articolo del Regolamento consta di quattro commi.

"Il Dicastero – si spiega nel primo comma – che ritiene necessario richiedere al Sommo Pontefice speciali facoltà, deve farne domanda per iscritto tramite la Segreteria di Stato, allegando un progetto di testo definitivo, con l’indicazione precisa delle facoltà richieste, la motivazione della domanda e specificando le eventuali deroghe alle norme canoniche universali o particolari, che risulterebbero modificate o in qualche modo disattese".

"La Segreteria di Stato – si stabilisce nel secondo comma – richiederà il parere dei Dicasteri competenti in materia e di quelli che ritenga eventualmente interessati, nonché del pontificio Consiglio per i testi legislativi per quanto attiene la corretta formulazione giuridica e, se fossero implicate questioni dottrinali, della Congregazione per la dottrina della fede".

Il terzo comma spiega le modalità concrete da seguire nella formulazione della richiesta relativa alle "facoltà speciali" e il quarto infine sottolinea come "la Segreteria di Stato [comunicherà] ai Dicasteri il testo delle facoltà eventualmente concesse dal Sommo Pontefice e, insieme al Dicastero richiedente, valuterà se e come procedere alla sua pubblicazione".

In forza di questo rescritto, quindi, non ci potrà più essere una interlocuzione diretta tra il pontefice e i dicasteri curiali per quanto attiene la concessione delle "facoltà speciali", che sono, in parole povere, gli ordini esecutivi che derogano dalle norme canoniche vigenti e che hanno valore di legge, prima di decadere con la morte del pontefice che li ha emessi.

Nel recente passato, queste "facoltà speciali" sono state uno strumento usato per contrastare in modo più rapido ed efficace gli abusi sessuali compiuti da chierici nei confronti di minori.

Dopo il 2001, infatti, delle "facoltà speciali" vennero concesse da Giovanni Paolo II alla congregazione per la dottrina della fede allora guidata dal cardinale Joseph Ratzinger. Il quale le aveva richieste, tra l'altro, per poter definire nuove fattispecie di reati canonici penali o per poter comminare pene gravissime, come la riduzione allo stato laicale, anche senza un regolare processo canonico.

Nel 2005 Benedetto XVI, con uno dei suoi primi atti di governo, rimise in vigore queste "facoltà speciali" che erano decadute con la morte del predecessore. E nel luglio 2010 alcune di queste facoltà sono state definitivamente codificate nelle nuove norme della congregazione per la dottrina della fede sui cosiddetti "delicta graviora".

Negli scorsi anni, "facoltà speciali" di natura analoga sono state concesse anche ad altre congregazioni, come Propaganda Fide e quella per il clero.

La mattina del 22 gennaio 2010 si tenne in Vaticano una riunione dei capi dicastero della curia, presieduta da Benedetto XVI. L’ordine del giorno non fu rivelato. Ma si è saputo che in quella riunione fu auspicato un maggior coordinamento della curia romana, ad opera della segreteria di Stato.

Il rescritto dello scorso febbraio sembra andare in questa direzione.

__________


Tutti i servizi di www.chiesa riguardanti il governo centrale della Chiesa:

> Focus su VATICANO

__________


Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

9.12.2011
> Fratelli d'Egitto. Ma i copti sono sempre più soli
Il primo test elettorale ha premiato i Fratelli Musulmani, che ora fanno professione di democrazia. Ma i cristiani temono il peggio, senza più l'esercito che li difende. Nell'ultimo secolo non si sono mai sentiti così in pericolo. E cominciano a emigrare

5.12.2011
> Niente comunione ai fuori legge. Ma il papa studia due eccezioni
Il divieto della comunione eucaristica ai cattolici divorziati e risposati è sempre più  contestato e disobbedito. Benedetto XVI resiste. Ma ripubblica un suo saggio del 1998 che apre due spiragli, il secondo affidato alle coscienze

1.12.2011
> Teologi e apologeti. I nuovi vescovi devono essere così
Negli ultimi cinque mesi ben dodici nomine sono corrisposte a questo modello. Eccole ad una ad una: a Milano, Filadelfia, Manila, Friburgo... Il cardinale che seleziona i candidati spiega i perché della scelta

__________


Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

ICI. Tra rigoristi e lassisti, la Chiesa sta con i primi

Chiesa e ICI. Quell'esenzione che vale miliardi

Sui cattolici al governo. Cose da non credere

 



__________

12.12.2011 

 

 
 
 

Diario Vaticano

Post n°1079 pubblicato il 15 Novembre 2011 da terranuova0

Diario Vaticano / Per la scuola di Bologna è pronta la porpora

Un suo esponente di rilievo, Luis Antonio Tagle, sarà presto fatto cardinale. Fu lui a scrivere il capitolo chiave della storia più letta al mondo del Concilio Vaticano II, interpretato come rottura e "nuovo inizio". Ma in curia questo è stato taciuto

di ***

 


CITTÀ DEL VATICANO, 14 novembre 2011 – Nei palazzi vaticani circola la voce che nel febbraio del 2012 potrebbe tenersi un nuovo concistoro per la creazione di nuovi cardinali, il quarto del pontificato di Benedetto XVI.

Quella dei nuovi porporati è scelta personalissima del papa. Ma grandi e piccole manovre per cercare di intrufolarsi in questo riservatissimo processo decisionale non mancano mai. Nemmeno questa volta.

Plateale quella dello storico Alberto Melloni, capofila della celebre scuola storiografica di Bologna che ha dato alla luce la storia più letta in tutto il mondo del Concilio Vaticano II, interpretato come rottura e "nuovo inizio" rispetto alla precedente epoca della Chiesa.

Commentando sull'edizione fiorentina del "Corriere della Sera" l'attentato subito lo scorso 4 novembre dall’arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori, col ferimento del sacerdote suo segretario particolare, Melloni ne ha tessuto un accorato elogio, lamentando che "a causa di una gherminella canonistica usata a corrente alternata" Betori e la chiesa di Firenze ancora "devono attendere la porpora che riconosca a questa Chiesa il rango che le spetta".

In effetti, nell’ultimo concistoro del 20 novembre 2010 Betori non fu fatto cardinale perché venne applicata anche a lui la regola – a dire il vero empirica e non "canonistica" – in base alla quale non si dà la porpora al vescovo di una diocesi che abbia ancora in vita un porporato emerito con meno di 80 anni, anche se non più residente nella città perché impegnato in incarichi nella curia romana, come è il caso, per Firenze, del suo arcivescovo emerito Ennio Antonelli, 75 anni, attuale presidente del pontificio consiglio per la famiglia.

Sembra ancora presto per dire se questa regola applicata lo scorso anno sarà riutilizzata a febbraio, escludendo di nuovo Betori dalla porpora.

*

Intanto però un vero allievo della scuola di Bologna, non italiano, è già in "pole position" per esser fatto cardinale nel prossimo concistoro.

Si tratta di Luis Antonio Tagle (nella foto), 54 anni, nominato lo scorso 13 ottobre arcivescovo di Manila, la capitale delle Filippine, una delle due diocesi cardinalizie del più cattolico dei paesi asiatici.

Manila è sede cardinalizia dal 1960, mentre l’altra, Cebu, lo è dal 1969. Attualmente comunque, dopo lo smembramento dell'arcidiocesi di Manila intervenuto nel 2002, Cebu supera Manila per popolazione (4,1 milioni contro 3,3), per numero di cattolici (3,6 milioni contro 2,9), per numero di clero secolare (326 contro 299), per numero di religiose (1244 contro 1000) e soprattutto per numero di seminaristi (234 contro 66) e di battesimi nell'anno trascorso (126 mila contro 67mila), mentre la capitale conserva il primato nel clero religioso (353 contro 278). I dati sono dell’Annuario Pontificio del 2011.

Ma torniamo all'arcivescovo Tagle, che appena nominato a Manila è stato subito onorato del titolo di “new papal contender” dal vaticanista John L. Allen del settimanale americano progressista "National Catholic Reporter".

È stato proprio Allen a sottolineare come Tagle, dopo essere stato allievo del teologo Joseph Komonchak della Catholic University of America, ha fatto parte della squadra di studiosi messa all'opera da Alberto Melloni e dal suo maestro Giuseppe Alberigo – entrambi discepoli e successori di don Giuseppe Dossetti – per la loro controversa storia del Concilio.

Nel IV volume di questa storia, pubblicato nel 1999 e dedicato al turbolento periodo conciliare dell’autunno 1964, è proprio Tagle a firmare il capitolo chiave, quello dedicato alla “tempesta di novembre: la settimana nera”.

La candidatura del nuovo arcivescovo di Manila è stata discussa in Vaticano dai cardinali e vescovi membri della congregazione nella riunione di giovedì 22 settembre.

In questa riunione Tagle, che dal 2001 era vescovo di Imus e figurava già come il primo della terna dei candidati a Manila, è stato prescelto rispetto al secondo contendente, Socrates Buenaventura Villegas, dal 2009 arcivescovo di Lingayen-Dagupan e già segretario particolare del cardinale Jaime Sin, protagonista della pacifica rivoluzione che portò nel 1986 alla caduta della dittatura di Ferdinand Marcos.

Benedetto XVI ha confermato la scelta e ha promosso Tagle a Manila.

Nel commentare la nomina del suo allievo, Komonchak, curatore dell'edizione americana della storia del Vaticano II della scuola di Bologna, ne ha dedotto compiaciuto che l'aver collaborato a tale storia "non è più un motivo bastante per essere considerati 'persona non grata' in Vaticano".

Il "Philippine Daily Inquirer" ha scritto che il legame di Tagle con la progressista scuola di Bologna "rende la sua nomina ancora più intrigante", poiché Benedetto XVI "è conosciuto per le sue vedute conservatrici in dottrina".

Lo strano è che i cardinali e i vescovi che in Vaticano hanno soppesato la candidatura di Tagle hanno saputo di questo suo legame con la scuola di Bologna solo dopo la pubblicazione della nomina.

Infatti, nella solitamente ponderosa documentazione informativa – la cosiddetta "ponenza" – a loro consegnata su ciascun candidato, questo aspetto della biografia di Tagle, effettivamente "intrigante" ed ecclesiasticamente di grande peso, era del tutto taciuto.

__________


Tutti i servizi riguardanti il governo centrale della Chiesa:

> Focus su VATICANO


__________


Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

10.11.2011
> Troppa confusione. Bertone chiude la curia a chiave
Travolto dalle critiche il documento di "Iustitia et pax" sulla crisi finanziaria mondiale. Il segreterio di Stato lo disconosce. "L'Osservatore Romano" lo fa a pezzi. D'ora in poi ogni nuovo testo vaticano dovrà passare al vaglio del cardinale

7.11.2011
> C'è un nuovo astro nel cielo russo. Si chiama Aleksandr
Ha guidato ad Assisi la delegazione del patriarcato di Mosca. Assieme al metropolita Hilarion, è leader emergente della nuova generazione. In grande sintonia con la Chiesa di papa Benedetto

5.11.2011
> Diario Vaticano / La cattolica Irlanda toglie la tripla A al papa
Dublino porta via da Roma il suo ambasciatore e declassa il suo legame diplomatico con la Santa Sede. Ma nel frattempo altri Stati hanno deciso invece di potenziarlo. E tra questi c'è il Regno Unito

__________


Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

Dopo Todi le pagelle de "Il Regno". Un solo promosso: Bagnasco

Per una vacanza con gli angeli, prenotare a Natz-Schabs

Cattolici in campo. Ma il professor Diotallevi straccia il loro schema di gioco

 



__________

14.11.2011 

 

 
 
 

Diario Vaticano / La cattolica Irlanda toglie la tripla A al papa

Post n°1078 pubblicato il 05 Novembre 2011 da terranuova0

Diario Vaticano / La cattolica Irlanda toglie la tripla A al papa

Dublino porta via da Roma il suo ambasciatore e declassa il suo legame diplomatico con la Santa Sede. Ma nel frattempo altri Stati hanno deciso invece di potenziarlo. E tra questi c'è il Regno Unito

di ***

 


CITTÀ DEL VATICANO, 5 novembre 2011 – La decisione dell’Irlanda di cancellare la propria ambasciata presso la Santa Sede, oltre a quelle in Iran e Timor Est, ha il sapore del paradosso storico.

Una nazione che ha sempre puntato moltissimo sulla propria identità cattolica e sullo storico legame con la Santa Sede – anche in opposizione alla protestante corona inglese che per secoli l’ha dominata non senza vessazioni – si trova oggi ad avere un legame diplomatico con il Vaticano di rango inferiore rispetto a quello intrattenuto dal Regno Unito, che solo nel 1982 ha stabilito pieni rapporti con la sede di Pietro.

E così mentre lo scorso 10 settembre il nuovo ambasciatore inglese Nigel Marcus Baker, già consigliere privato del principe Carlo, consegnava le lettere credenziali nelle mani di Benedetto XVI definendo "eccellenti" i rapporti tra Buckingham Palace e il papato, la splendida Villa Spada sul Gianicolo (nella foto), acquistata nel 1946 dal governo irlandese per essere la residenza ufficiale a Roma del proprio ambasciatore presso il papa, dovrà cambiare la propria storica destinazione d’uso.

Nel sito web dell’ormai ex ambasciata irlandese presso la Santa Sede si legge ancora una frase che suonava bene con la patria di San Patrizio, ma che oggi ha un sapore involontariamente ironico. Si legge cioè che Villa Spada "si erge come un simbolo della lunga e fruttuosa relazione con la Santa Sede".

Sta di fatto che la "lunga" relazione con la sede di Pietro è ritenuta oggi dalle autorità irlandesi meno "fruttuosa" che in passato.

Il portavoce vaticano padre Federico Lombardi  ha minimizzato la portata dell’evento, ricordando che le relazioni diplomatiche permangono intatte.

Più amaro è stato il commento dell'arcivescovo di Armagh, cardinale Seán Baptist Brady, il quale ha sottolineato come nel 1929, quando nacque la Repubblica d’Irlanda, le sue prime quattro rappresentanze diplomatiche all’estero furono quelle presso Washington, Londra, la Lega delle Nazioni e… la Santa Sede.

Attualmente sono 179 i paesi con cui la Santa Sede ha pieni rapporti diplomatici. Mancano all’appello, oltre al Kosovo che ha uno statuto internazionale ancora controverso, solo quindici stati: Afghanistan, Arabia Saudita, Bhutan, Brunei, Cina Popolare, Comore, Corea del Nord, Laos, Maldive, Mauritania, Myanmar, Oman, Somalia, Tuvalu e Vietnam. Con quest’ultimo sono in corso trattative formali. Mentre con il neonato Sud Sudan la Santa Sede ha già manifestato l’intenzione di regolarizzare quanto prima i rapporti.

In base alle indicazioni fornite dall’Annuario Pontificio del 2011 sono 78 i paesi che hanno un proprio ambasciatore residente a Roma. Senza l’Irlanda saranno 77. È da notare che quasi tutti i paesi a maggioranza cattolica ci tengono ad avere un proprio rappresentante che abiti nella città del papa. Compresi Stati certamente meno ricchi dell’Irlanda, come Haiti o Timor Est. Hanno rappresentanti residenti a Roma anche paesi con meno cattolici e meno risorse dell’Irlanda, come la Macedonia e la Bosnia-Erzegovina, l’Albania e la Georgia.

I paesi che hanno un ambasciatore non residente a Roma possono essere rappresentati presso la Santa Sede da diplomatici accreditati e residenti in qualsiasi altro paese, eccetto l’Italia. La Santa Sede, infatti, da sempre non accetta di accreditare un ambasciatore che sia già accreditato presso lo Stato italiano. Senza eccezioni.

Il diplomatico inglese Ivor Roberts ha raccontato lo scorso anno sul settimanale cattolico di Londra "The Tablet" che alcuni anni fa, tra il 2004 e il 2005, anche alcuni esponenti del governo britannico "si baloccavano con l’idea di chiudere" la loro ambasciata presso la Santa Sede e di far risiedere il loro ambasciatore nello stesso edificio del collega accreditato presso lo Stato italiano.

Il motivo? Il medesimo accampato oggi pubblicamente da Dublino: difficoltà di bilancio e necessità di tagliare le spese.

Nel Regno Unito, però, quei calcoli vennero vanificati da una forte reazione contraria del primo ministro, che all'epoca era Tony Blair.

Ma è difficile pensare che l'Irlanda possa ritornare sui propri passi, visto il modo aggressivo con cui lo scorso 20 luglio il premier Enda Kenny ha trattato il Vaticano e il papa nel suo discorso in parlamento dopo la pubblicazione del Report sugli abusi sessuali del clero nella diocesi di Cloyne.

Il vaticanista americano John Allen legge in questo episodio irlandese uno dei segni del declino della influenza internazionale della Santa Sede, declino teorizzato nel libro di Massimo Franco "C’era una volta il Vaticano".

Sta di fatto che con Benedetto XVI – un papa che pure non sembra avere in cima alle sue priorità la diplomazia pontificia – la Santa Sede ha allacciato pieni rapporti diplomatici con cinque nuovi stati: col Montenegro nel 2006; con gli Emirati Arabi Uniti nel 2007, dopo la lezione di Ratisbona; con il Botswana nel 2008; con la Russia nel 2009; con la Malaysia quest’anno.

Senza contare che, sempre con Joseph Ratzinger papa, quattro nuovi paesi hanno deciso di stabilire la residenza a Roma dei loro ambasciatori presso il Vaticano. E sono l’Australia, il Camerun, Timor Est e il Benin: il paese africano, quest'ultimo,  che il papa si recherà a visitare tra pochi giorni.

__________


Tutti i servizi riguardanti il governo centrale della Chiesa:

> Focus su VATICANO

__________


Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

3.11.2011
> Africa. Quella religione che immola i bambini
Ad Assisi in forma generale, e ai vescovi dell'Angola con una denuncia diretta, Benedetto XVI ha criticato le religioni tradizionali africane. Che arrivano ad uccidere vecchi e bambini come in una moderna caccia alle streghe

31.10.2011
> Diario Vaticano / Lo "spirito di Assisi" di cui il papa diffida
La formula ha grande fortuna sui media ed è il mantra dei francescani e della Comunità di Sant'Egidio. Ma le autorità vaticane non la ripetono più. E Benedetto XVI ancor meno

27.10.2011
> Il comandamento di Assisi: "Purificare la propria fede"
È la via affinché "il vero Dio diventi accessibile". Il discorso di papa Joseph Ratzinger ai trecento "pellegrini della verità" convocati nella città di san Francesco

__________


Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

Assisi. La scappatella del primate e del patriarca, con la regia di Bose

Il nuovo Evangeliario milanese illustrato. Sant'Ambrogio che ne dirà?

Rinnovamento nello Spirito? No, "potere e profitto"

 



__________

5.11.2011 

 

 
 
 

Diario Vaticano

Post n°1077 pubblicato il 31 Ottobre 2011 da terranuova0

Diario Vaticano / Lo "spirito di Assisi" di cui il papa diffida

La formula ha grande fortuna sui media ed è il mantra dei francescani e della Comunità di Sant'Egidio. Ma le autorità vaticane non la ripetono più. E Benedetto XVI ancor meno

di ***

 


CITTÀ DEL VATICANO, 31 ottobre 2011 – Ha scritto  sul quotidiano "Europa" Aldo Maria Valli, vaticanista della televisione di Stato italiana: con il primo incontro di Assisi del 1986 "nacque lo 'spirito di Assisi', che poi divenne una formula: bellissima per alcuni, devastante per altri".

In occasione del "pellegrinaggio" con cui Benedetto XVI ha voluto celebrare il venticinquesimo anniversario di quell’evento, la formula "spirito di Assisi" è stata ripetutamente ed enfaticamente evocata nel circuito dei media.

Lo hanno fatto in molti. Per esemplificare: il priore del monastero di Bose Enzo Bianchi su "La Stampa"; il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo in un editoriale di prima pagina sul quotidiano dei vescovi italiani "Avvenire"; il fondatore della stessa comunità Andrea Riccardi sul "Corriere della Sera" e su "Famiglia Cristiana", il più diffuso settimanale cattolico d'Italia; il sottosegretario del pontificio consiglio delle comunicazioni sociali Angelo Scelzo sul "Mattino"; il cardinale Roger Etchegaray, principale organizzatore dell'incontro del 1986, patrocinando un volume scritto da Sant’Egidio intitolato proprio "Lo spirito di Assisi”; i frati francescani e il vescovo di Assisi; il quotidiano cattolico francese "La Croix"; il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I nel corso dell’evento stesso...

Dal tripudio mediatico sullo “spirito di Assisi” sono risultate contagiate anche le cronache de "L'Osservatore Romano" e della Radio Vaticana. Ma non gli editoriali dei direttori dei due media della Santa Sede, Giovanni Maria Vian e padre Federico Lombardi.

Il loro silenzio è stato un caso oppure è frutto di una precisa volontà?

Nel preparare il venticinquesimo anniversario di Assisi, lo scorso mese di luglio "L’Osservatore Romano" ha pubblicato una serie di articoli che avevano l’obiettivo di spiegare bene l’evento, raccolti poi in un libro.

Gli articoli erano firmati da tutti i capi degli uffici vaticani implicati nell’organizzazione dell’evento, e cioè dai cardinali Tarcisio Bertone, Jean-Louis Tauran, William J. Levada, Kurt Koch, Peter K. A. Turkson e Gianfranco Ravasi.

Ebbene, in nessuno di questi loro scritti ricorre una sola volta la formula “spirito di Assisi”. Che invece compare in tre degli altri quattro articoli della serie pubblicata da "L'Osservatore Romano", affidati a persone esterne alla curia.

La formula compare, cioè, nell'articolo del vescovo di Assisi Domenico Sorrentino, in quello di Riccardi e in quello della presidente del movimento dei Focolari Maria Voce. Ma non in quello del leader di Comunione e Liberazione, don Julián Carrón.

E Benedetto XVI? Lui che da cardinale è stato uno dei pochi porporati curiali a non aver mai partecipato agli annuali, frequentatissimi meeting interreligiosi di Sant’Egidio intitolati proprio allo “spirito di Assisi”, ha usato la formula non più di un paio di volte.

Una di queste due citazioni di papa Joseph Ratzinger – la seconda – è stata inserita nel filmato commemorativo che è stato mostrato ai partecipanti al pellegrinaggio di Assisi e allo stesso papa lo scorso 27 ottobre, durante l'evento.

Il filmato è stato prodotto dalla televisione di Stato italiana e curato dal vaticanista don Filippo Di Giacomo e da Giuseppe Corigliano, già portavoce dell'Opus Dei. Sulla sua confezione non sembra che la Santa Sede abbia avuto voce in capitolo.

Ma va notato che la prima e più importante volta in cui Benedetto XVI ha usato la formula "spirito di Assisi", nel settembre del 2006, è stato proprio per spiegare come intenderla correttamente, affinché "non si prestasse ad interpretazioni sincretistiche, fondate su una concezione relativista".

In ogni caso, da quando Benedetto XVI ha annunciato di voler celebrare il venticinquesimo anniversario di Assisi, non ne ha mai evocato una sola volta lo “spirito”.

Non l’ha fatto all’Angelus del 1° gennaio 2011 quando rivelò a sorpresa la sua intenzione.

Non l’ha fatto in nessuno dei suoi successivi interventi e saluti pronunciati su Assisi e in Assisi.

Non l'ha fatto neppure all'Angelus della domenica successiva al pellegrinaggio del 27 ottobre.

Insomma, per riprendere le categorie di Valli, per Benedetto XVI la formula “spirito di Assisi” non sarà forse “devastante” come pensano i lefebvriani. Ma gli appare talmente carica di ambiguità – come d’altronde quella dello “spirito del Concilio” – da far di tutto per evitarla.

__________


I tre servizi dedicati da www.chiesa all'evento di Assisi:

27.10.2011
> Il comandamento di Assisi: "Purificare la propria fede"
È la via affinché "il vero Dio diventi accessibile". Il discorso di papa Joseph Ratzinger ai trecento "pellegrini della verità" convocati nella città di san Francesco

26.10.2011
> La verità su Assisi. Un inedito di Benedetto XVI
"Farò di tutto affinché sia impossibile un'interpretazione sincretista o relativista dell’evento". In una lettera del papa a un pastore luterano il vero perché della convocazione dell'incontro

26.10.2011
> Assisi dà il bis. Ma riveduto e corretto
L'invito esteso ai non credenti e la preghiera nel chiuso delle camere. Sono le due novità della nuova edizione del meeting. Sullo sfondo: l'anno della fede e il martirio dei cristiani nel mondo

__________


Tutti i servizi riguardanti il governo centrale della Chiesa:

> Focus su VATICANO

__________


Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

Dialogo sì, purché questi atei non siano troppo ratzingeriani

Il professor Forte boccia il temino timbrato Bertone

Grande musica nelle basiliche di Roma. Con Bruckner spiegato da Ratzinger
"Troppi pastori scappano all’arrivo del lupo". Cavalcoli replica a Cottier

 



__________

31.10.2011 

 

 
 
 

Purificare la propria fede

Post n°1076 pubblicato il 28 Ottobre 2011 da terranuova0

Il comandamento di Assisi: "Purificare la propria fede"

È la via affinché "il vero Dio diventi accessibile". Il discorso di papa Joseph Ratzinger ai trecento "pellegrini della verità" convocati nella città di san Francesco

di Benedetto XVI

 


Cari fratelli e sorelle,
distinti capi e rappresentanti delle Chiese e comunità ecclesiali e delle religioni del mondo,
cari amici,

sono passati venticinque anni da quando il beato papa Giovanni Paolo II invitò per la prima volta rappresentanti delle religioni del mondo ad Assisi per una preghiera per la pace. Che cosa è avvenuto da allora? A che punto è oggi la causa della pace?

Allora la grande minaccia per la pace nel mondo derivava dalla divisione del pianeta in due blocchi contrastanti tra loro. Il simbolo vistoso di questa divisione era il muro di Berlino che, passando in mezzo alla città, tracciava il confine tra due mondi.

Nel 1989, tre anni dopo Assisi, il muro cadde – senza spargimento di sangue. All’improvviso, gli enormi arsenali, che stavano dietro al muro, non avevano più alcun significato. Avevano perso la loro capacità di terrorizzare. La volontà dei popoli di essere liberi era più forte degli arsenali della violenza. La questione delle cause di tale rovesciamento è complessa e non può trovare una risposta in semplici formule. Ma accanto ai fattori economici e politici, la causa più profonda di tale evento è di carattere spirituale: dietro il potere materiale non c’era più alcuna convinzione spirituale.

La volontà di essere liberi fu alla fine più forte della paura di fronte alla violenza che non aveva più alcuna copertura spirituale. Siamo riconoscenti per questa vittoria della libertà, che fu soprattutto anche una vittoria della pace. E bisogna aggiungere che in questo contesto si trattava non solamente, e forse neppure primariamente, della libertà di credere, ma anche di essa. Per questo possiamo collegare tutto ciò in qualche modo anche con la preghiera per la pace.

Ma che cosa è avvenuto in seguito? Purtroppo non possiamo dire che da allora la situazione sia caratterizzata da libertà e pace. Anche se la minaccia della grande guerra non è in vista, tuttavia il mondo, purtroppo, è pieno di discordia. Non è soltanto il fatto che qua e là ripetutamente si combattono guerre, la violenza come tale è potenzialmente sempre presente e caratterizza la condizione del nostro mondo. La libertà è un grande bene. Ma il mondo della libertà si è rivelato in gran parte senza orientamento, e da non pochi la libertà viene fraintesa anche come libertà per la violenza. La discordia assume nuovi e spaventosi volti e la lotta per la pace deve stimolare in modo nuovo tutti noi.

Cerchiamo di identificare un po’ più da vicino i nuovi volti della violenza e della discordia. A grandi linee – a mio parere – si possono individuare due differenti tipologie di nuove forme di violenza che sono diametralmente opposte nella loro motivazione e manifestano poi nei particolari molte varianti.

*

Anzitutto c’è il terrorismo, nel quale, al posto di una grande guerra, vi sono attacchi ben mirati che devono colpire in punti importanti l’avversario in modo distruttivo, senza alcun riguardo per le vite umane innocenti che con ciò vengono crudelmente uccise o ferite. Agli occhi dei responsabili, la grande causa del danneggiamento del nemico giustifica ogni forma di crudeltà. Viene messo fuori gioco tutto ciò che nel diritto internazionale era comunemente riconosciuto e sanzionato come limite alla violenza. Sappiamo che spesso il terrorismo è motivato religiosamente e che proprio il carattere religioso degli attacchi serve come giustificazione per la crudeltà spietata, che crede di poter accantonare le regole del diritto a motivo del "bene" perseguito. La religione qui non è a servizio della pace, ma della giustificazione della violenza.

La critica della religione, a partire dall’illuminismo, ha ripetutamente sostenuto che la religione fosse causa di violenza, e con ciò ha fomentato l’ostilità contro le religioni. Che qui la religione motivi di fatto la violenza è cosa che, in quanto persone religiose, ci deve preoccupare profondamente. In un modo più sottile, ma sempre crudele, vediamo la religione come causa di violenza anche là dove la violenza viene esercitata da difensori di una religione contro gli altri. I rappresentanti delle religioni convenuti nel 1986 ad Assisi intendevano dire – e noi lo ripetiamo con forza e grande fermezza: questa non è la vera natura della religione. È invece il suo travisamento e contribuisce alla sua distruzione.

Contro ciò si obietta: ma da dove sapete quale sia la vera natura della religione? La vostra pretesa non deriva forse dal fatto che tra voi la forza della religione si è spenta? Ed altri obietteranno: ma esiste veramente una natura comune della religione, che si esprime in tutte le religioni ed è pertanto valida per tutte?

Queste domande le dobbiamo affrontare se vogliamo contrastare in modo realistico e credibile il ricorso alla violenza per motivi religiosi. Qui si colloca un compito fondamentale del dialogo interreligioso, un compito che da questo incontro deve essere nuovamente sottolineato.

Come cristiano, vorrei dire a questo punto: sì, nella storia anche in nome della fede cristiana si è fatto ricorso alla violenza. Lo riconosciamo, pieni di vergogna. Ma è assolutamente chiaro che questo è stato un utilizzo abusivo della fede cristiana, in evidente contrasto con la sua vera natura. Il Dio in cui noi cristiani crediamo è il Creatore e Padre di tutti gli uomini, a partire dal quale tutte le persone sono tra loro fratelli e sorelle e costituiscono un’unica famiglia. La Croce di Cristo è per noi il segno del Dio che, al posto della violenza, pone il soffrire con l’altro e l’amare con l’altro. Il suo nome è "Dio dell’amore e della pace" (2 Corinzi 13, 11). È compito di tutti coloro che portano una qualche responsabilità per la fede cristiana purificare continuamente la religione dei cristiani a partire dal suo centro interiore, affinché – nonostante la debolezza dell’uomo – sia veramente strumento della pace di Dio nel mondo.

*

Se una tipologia fondamentale di violenza viene oggi motivata religiosamente, ponendo con ciò le religioni di fronte alla questione circa la loro natura e costringendo tutti noi ad una purificazione, una seconda tipologia di violenza dall’aspetto multiforme ha una motivazione esattamente opposta: è la conseguenza dell’assenza di Dio, della sua negazione e della perdita di umanità che va di pari passo con ciò.

I nemici della religione – come abbiamo detto – vedono in questa una fonte primaria di violenza nella storia dell’umanità e pretendono quindi la scomparsa della religione. Ma il "no" a Dio ha prodotto crudeltà e una violenza senza misura, che è stata possibile solo perché l’uomo non riconosceva più alcuna norma e alcun giudice al di sopra di sé, ma prendeva come norma soltanto se stesso. Gli orrori dei campi di concentramento mostrano in tutta chiarezza le conseguenze dell’assenza di Dio.

Qui non vorrei però soffermarmi sull’ateismo prescritto dallo Stato; vorrei piuttosto parlare della "decadenza" dell’uomo, in conseguenza della quale si realizza in modo silenzioso, e quindi più pericoloso, un cambiamento del clima spirituale. L’adorazione di Mammona, dell’avere e del potere, si rivela una contro-religione, in cui non conta più l’uomo, ma solo il vantaggio personale. Il desiderio di felicità degenera, ad esempio, in una brama sfrenata e disumana quale si manifesta nel dominio della droga con le sue diverse forme. Vi sono i grandi, che con essa fanno i loro affari, e poi i tanti che da essa vengono sedotti e rovinati sia nel corpo che nell’animo. La violenza diventa una cosa normale e minaccia di distruggere in alcune parti del mondo la nostra gioventù. Poiché la violenza diventa cosa normale, la pace è distrutta e in questa mancanza di pace l’uomo distrugge se stesso.

L’assenza di Dio porta al decadimento dell’uomo e dell’umanesimo. Ma dov’è Dio? Lo conosciamo e possiamo mostrarlo nuovamente all’umanità per fondare una vera pace? Riassumiamo anzitutto brevemente le nostre riflessioni fatte finora. Ho detto che esiste una concezione e un uso della religione attraverso il quale essa diventa fonte di violenza, mentre l’orientamento dell’uomo verso Dio, vissuto rettamente, è una forza di pace. In tale contesto ho rimandato alla necessità del dialogo, e parlato della purificazione, sempre necessaria, della religione vissuta. Dall’altra parte, ho affermato che la negazione di Dio corrompe l’uomo, lo priva di misure e lo conduce alla violenza.

*

Accanto alle due realtà di religione e anti-religione esiste, nel mondo in espansione dell’agnosticismo, anche un altro orientamento di fondo: persone alle quali non è stato dato il dono del poter credere e che tuttavia cercano la verità, sono alla ricerca di Dio.

Persone del genere non affermano semplicemente: "Non esiste alcun Dio". Esse soffrono a motivo della sua assenza e, cercando il vero e il buono, sono interiormente in cammino verso di lui.

Sono "pellegrini della verità, pellegrini della pace". Pongono domande sia all’una che all’altra parte. Tolgono agli atei combattivi la loro falsa certezza, con la quale pretendono di sapere che non c’è un Dio, e li invitano a diventare, invece che polemici, persone in ricerca, che non perdono la speranza che la verità esista e che noi possiamo e dobbiamo vivere in funzione di essa. Ma chiamano in causa anche gli aderenti alle religioni, perché non considerino Dio come una proprietà che appartiene a loro così da sentirsi autorizzati alla violenza nei confronti degli altri.

Queste persone cercano la verità, cercano il vero Dio, la cui immagine nelle religioni, a causa del modo nel quale non di rado sono praticate, è non raramente nascosta. Che essi non riescano a trovare Dio dipende anche dai credenti con la loro immagine ridotta o anche travisata di Dio. Così la loro lotta interiore e il loro interrogarsi è anche un richiamo per i credenti a purificare la propria fede, affinché Dio – il vero Dio – diventi accessibile.

Per questo ho appositamente invitato rappresentanti di questo terzo gruppo al nostro incontro ad Assisi, che non raduna solamente rappresentanti di istituzioni religiose. Si tratta piuttosto del ritrovarsi insieme in questo essere in cammino verso la verità, dell’impegno deciso per la dignità dell’uomo e del farsi carico insieme della causa della pace contro ogni specie di violenza distruttrice del diritto.

In conclusione, vorrei assicurarvi che la Chiesa cattolica non desisterà dalla lotta contro la violenza, dal suo impegno per la pace nel mondo. Siamo animati dal comune desiderio di essere "pellegrini della verità, pellegrini della pace".


Assisi, basilica di Santa Maria degli Angeli, 27 ottobre 2011


__________


Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

26.10.2011
> La verità su Assisi. Un inedito di Benedetto XVI
"Farò di tutto affinché sia impossibile un'interpretazione sincretista o relativista dell’evento". In una lettera del papa a un pastore luterano il vero perché della convocazione dell'incontro

26.10.2011
> Assisi dà il bis. Ma riveduto e corretto
L'invito esteso ai non credenti e la preghiera nel chiuso delle camere. Sono le due novità della nuova edizione del meeting. Sullo sfondo: l'anno della fede e il martirio dei cristiani nel mondo

24.10.2011
> "Occupare Wall Street". Il Vaticano sulle barricate
Alla vigilia del G-20 la Santa Sede invoca un'autorità politica universale che governi l'economia. Per cominciare, chiede che sia introdotta una tassa sulle transazioni finanziarie

__________


Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

Il professor Forte boccia il temino timbrato Bertone

Grande musica nelle basiliche di Roma. Con Bruckner spiegato da Ratzinger

"Troppi pastori scappano all’arrivo del lupo". Cavalcoli replica a Cottier

 



__________

27.10.2011 

 

 
 
 

Occupare Wall Street

Post n°1075 pubblicato il 24 Ottobre 2011 da terranuova0

"Occupare Wall Street". Il Vaticano sulle barricate

Alla vigilia del G-20 la Santa Sede invoca un'autorità politica universale che governi l'economia. Per cominciare, chiede che sia introdotta una tassa sulle transazioni finanziarie

di Sandro Magister

 


ROMA, 24 ottobre 2011 – A sentire padre Thomas J. Reese, professore alla Georgetown University di Washington e già direttore del settimanale dei gesuiti di New York, "America", il documento rilasciato oggi dalla Santa Sede "è non solo più a sinistra di Obama: è più a sinistra anche dei democratici liberal ed è più vicino alle vedute del movimento 'Occupare Wall Street' che di qualsiasi membro del congresso americano".

In effetti, il documento diffuso lunedì 24 ottobre dal pontificio consiglio della giustizia e della pace invoca niente meno che l'avvento di un "mondo nuovo" che dovrebbe avere il suo cardine in una autorità politica universale.

L'idea non è inedita. Era già stata evocata nell'enciclica "Pacem in terris" di Giovanni XXIII, del 1963, ed è stata rilanciata da Benedetto XVI nell'enciclica "Caritas in veritate" del 2009, al paragrafo 67.

La "Caritas in veritate", però, diceva molto altro e molto di più e l'auspicio di un governo mondiale della politica e dell'economia non ne era sicuramente il centro.

Qui invece, l'intero documento ruota attorno a questa idea, richiamata fin dal titolo:

> "Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un'autorità pubblica a competenza universale"

Quanto di utopico e quanto di realistico ci sia, nell'invocazione di tale governo supremo del mondo, è fatto intravedere dal generale disordine che le cronache dell'attuale crisi economica e finanziaria ci descrivono ogni giorno.

All'ambito del realistico e del praticabile appartiene però uno specifico elemento di innovazione auspicato dal documento: la tassazione delle transazioni finanziarie, altrimenti detta "Tobin tax".

Il documento dedica ad essa poche righe. E si sa che la proposta è contrastata da forti e argomentate obiezioni. Come pure si sa che la sostengono economisti famosi, quali Joseph Stiglitz e Jeffrey Sachs.

Ma nel presentare il documento alla stampa, la Santa Sede ha deciso di schierarsi con grande risolutezza a favore della "Tobin tax". Non solo chiedendo di "riflettervi", come si legge nel documento, ma rispondendo punto per punto alle obiezioni e mostrandone la praticabilità e l'utilità già nell'immediato.

Questa apologia della "Tobin tax" è stata affidata all'economista Leonardo Becchetti, professore all'Università di Roma "Tor Vergata". Ed egli ha svolto il suo compito con precisione e con ricchezza di dati:

> "L'aspetto positivo delle crisi..."

Sul tavolo dei capi di governo del G-20, che si riuniranno a Cannes, in Francia, il 3 e 4 novembre prossimi, ci sarà dunque questa netta presa di posizione della Santa Sede a favore dell'introduzione della "Tobin tax", il cui gettito "potrebbe contribuire alla costituzione di una riserva mondiale per sostenere le economie del paesi colpiti dalle crisi".

__________


Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

21.10.2011
> Diario Vaticano / Quattro i biglietti per Venezia, ma uno solo è valido
Chi sarà il nuovo patriarca al posto del cardinale Scola? Nome per nome, i candidati e i loro sostenitori. Le ambizioni della Comunità di Sant'Egidio. Il preferito del segretario di Stato Bertone

17.10.2011
> Concilio, cantiere aperto. Ma c'è chi incrocia le braccia
Il cardinale Cottier, il giurista Ceccanti, il teologo Cantoni difendono le novità del Vaticano II. Ma i lefebvriani non cedono e i tradizionalisti accentuano le critiche. Gli ultimi sviluppi di una disputa infuocata

12.10.2011
> Diario Vaticano / La fabbrica dei vescovi non parla più la lingua di Dante
I dirigenti di questa importantissima congregazione curiale erano tutti italiani con Giovanni Paolo II. Con l'attuale papa sono tutti stranieri. Nome per nome, ecco come sono cambiati

__________


Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

"Troppi pastori scappano all’arrivo del lupo". Cavalcoli replica a Cottier

I contraccolpi a vuoto di Todi. E intanto, in casa PdL e PD...

A Todi Bagnasco mette al tappeto il "Corriere"

 



__________

24.10.2011 

 

 
 
 

Diario Vaticano / Quattro i biglietti per Venezia, ma uno solo è valido

Post n°1074 pubblicato il 21 Ottobre 2011 da terranuova0

Diario Vaticano / Quattro i biglietti per Venezia, ma uno solo è valido

Chi sarà il nuovo patriarca al posto del cardinale Scola? Nome per nome, i candidati e i loro sostenitori. Le ambizioni della Comunità di Sant'Egidio. Il preferito del segretario di Stato Bertone

di ***

 


CITTÀ DEL VATICANO, 21 ottobre 2011 – Il patriarcato di Venezia è la più piccola tra le diocesi italiane al cui titolare viene tradizionalmente assegnata la berretta cardinalizia (le altre sono, in ordine di grandezza, Milano, Torino, Napoli, Bologna, Palermo, Firenze e Genova, cui va aggiunta Roma che ha la figura del cardinal vicario).

La diocesi che ha per patrono san Marco conta infatti appena 376 mila abitanti e poche centinaia di preti (232 secolari e 161 religiosi), superata in Italia da oltre trenta diocesi più consistenti, tra cui ben quattro delle nove sedi vescovili sue suffraganee, e cioè Padova, Verona, Treviso e Vicenza.

Ma questo non vuol dire che Venezia sia la Cenerentola delle sedi cardinalizie italiane. Intanto perché ha il rango, anche se ormai solo onorifico, di patriarcato, privilegio che nella Chiesa latina conserva ancora solo Lisbona. E poi perché degli ultimi sette pontefici italiani ben tre (san Pio X, il beato Giovanni XXIII e il servo di Dio Giovanni Paolo I) sono stati eletti in conclavi in cui erano entrati come cardinali patriarchi di Venezia.

Questo spiega l’attenzione con cui i media, particolarmente in Italia ma non solo, scrutano quello che si muove nelle sacre stanze vaticane, per quanto riguarda il processo decisionale che porterà alla nomina del successore sulla cattedra di san Marco del cardinale Angelo Scola, chiamato da Benedetto XVI a guidare l’arcidiocesi di Milano (che è la più grande al mondo per numero di parrocchie, oltre 1100, e per abbondanza di clero secolare diocesano, più di duemila preti; nonché la sede da cui sono arrivati altri due degli ultimi sette papi italiani, e cioè Pio XI e il servo di Dio Paolo VI).

Non è ancora chiaro se per la nomina del nuovo patriarca di Venezia si seguirà, come si è fatto per Milano, la procedura ordinaria che prevede anche di ascoltare le valutazioni dei cardinali e vescovi membri della congregazione vaticana per i vescovi o se invece, come avviene di solito per le sedi cardinalizie italiane, ci sarà una riunione più ristretta comprendente i vertici della suddetta congregazione e quelli della segreteria di Stato. Sarà il papa con il cardinale prefetto Marc Ouellet a decidere come procedere.

Ma veniamo ai nomi che si sentono circolare come candidati alla nomina.

Cominciamo con monsignor VINCENZO PAGLIA, 66 anni, dal 2000 vescovo di Terni. È stato assistente ecclesiastico della Comunità di Sant’Egidio e il movimento ecclesiale fondato dal professor Andrea Riccardi è mobilitato a suo sostegno. Riccardi ha incontrato l'uno dopo l'altro tutti i vescovi del Veneto per raccomandare il suo pupillo. Ma si sa che la Comunità di Sant’Egidio, per il suo attivismo diplomatico, non è ben vista nella segreteria di Stato vaticana fin dai tempi in cui era ministro degli esteri l’arcivescovo, oggi cardinale, Jean-Louis Tauran.

Paglia è originario del Lazio (precisamente della Ciociaria) e in passato solo una volta un patriarca di Venezia è arrivato da questa regione: è accaduto nel 1915 con Pietro La Fontaine nato a Viterbo da madre del luogo e da padre svizzero.

All’interno dell’episcopato italiano monsignor Paglia gode di un discreto sostegno (nel 2004 fu eletto presidente della commissione episcopale per l’ecumenismo, superando al ballottaggio con 105 voti contro 100 il vescovo di Albano Marcello Semeraro, e l’anno dopo venne confermato nell’incarico al primo turno con 140 voti su 217) ma non abbastanza per essere eletto vicepresidente della conferenza episcopale per l’Italia centrale. Nel novembre 2009, infatti, in questa carica gli è stato preferito l’arcivescovo di Perugia Gualtiero Bassetti. E non ci fu bisogno del ballottaggio. Dopo una prima votazione in cui Bassetti raccolse 56 voti e Paglia 46, al secondo turno il primo risultò eletto con 102 suffragi su 194 votanti, mentre Paglia si fermò a 49.

In questa votazione per la vicepresidenza della CEI ebbe il ruolo di terzo incomodo, con 35 voti al primo turno e 24 al secondo, anche un altro dei nomi di cui si parla per Venezia. Si tratta del teologo napoletano BRUNO FORTE, 62 anni, dal 2004 arcivescovo di Chieti.

A favore della sua nomina si è pubblicamente espresso un suo vecchio amico, Massimo Cacciari, filosofo ed ex sindaco progressista di Venezia. Anche Forte è considerato progressista, come teologo. Suo fratello fu per breve tempo sindaco di Napoli (con la Democrazia cristiana), e tra i suoi nipoti di parte materna c’è il magistrato John Henry Woodcock, divenuto celebre in Italia per aver preso a bersaglio nelle sue inchieste giudiziarie, molto rumorose ma per lo più inconcludenti, personaggi di spicco come da ultimo il premier Silvio Berlusconi. Nel passato è accaduto solo una volta che un napoletano diventasse patriarca di Venezia: avvenne nel 1807 con Nicolò Saverio Gamboni.

Ma le candidature che sembrano più solide per Venezia riguardano due ecclesiastici che godono di minore visibilità mediatica.

Uno è monsignor ALDO GIORDANO, 57 anni, dal 2008 rappresentante pontificio a Strasburgo. Non appartiene al servizio diplomatico vaticano, ed è vicino al movimento dei Focolari (come altre due ecclesiastici promossi recentemente in Vaticano: il prefetto della congregazione dei religiosi Joao Braz de Aviz e il sostituto della segreteria di stato Giovanni Angelo Becciu). Tra i sostenitori della sua nomina a Venezia c'è il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. E questa volta il parere di Bertone potrebbe pesare di più che nelle nomine di altri sedi cardinalizie avvenute durante il suo mandato, come quelle di Firenze, Torino e Milano. In passato non c’è mai stato un piemontese patriarca di Venezia; e risale al 1741, con Luigi Foscari, l'ultima nomina a patriarca di un ecclesiastico non ancora vescovo.

Ultimo ma non meno importante, c’è infine monsignor FRANCESCO MORAGLIA, 58 anni, di Genova, dal 2007 vescovo di La Spezia. É molto stimato dai due cardinali genovesi Angelo Bagnasco e Mauro Piacenza, che lo consacrarono vescovo. Bagnasco, presidente della conferenza episcopale italiana, lo ha anche chiamato a presiedere il consiglio d'amministrazione di TV 2000, l'emittente televisiva di proprietà dei vescovi.

Tra tutti i candidati, Moraglia è certamente quello che ha la visione teologica e liturgica più in sintonia con il pontificato di Joseph Ratzinger. Potrebbe essere per lui un punto debole il fatto che sono già numerosi i porporati originari della Liguria e che recentemente un altro ligure, Domenico Calcagno, è stato promosso a un incarico cardinalizio in curia.

Non è mai successo, poi, che un ligure diventasse patriarca di Venezia. Ma, raccontano i vecchi curiali, e questo vale anche per il piemontese Giordano, nella Chiesa cattolica c’è sempre qualcosa che accade almeno per una volta.

__________


Tutti i servizi riguardanti il governo centrale della Chiesa:

> Focus su VATICANO

__________


Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

17.10.2011
> Concilio, cantiere aperto. Ma c'è chi incrocia le braccia
Il cardinale Cottier, il giurista Ceccanti, il teologo Cantoni difendono le novità del Vaticano II. Ma i lefebvriani non cedono e i tradizionalisti accentuano le critiche. Gli ultimi sviluppi di una disputa infuocata

12.10.2011
> Diario Vaticano / La fabbrica dei vescovi non parla più la lingua di Dante
I dirigenti di questa importantissima congregazione curiale erano tutti italiani con Giovanni Paolo II. Con l'attuale papa sono tutti stranieri. Nome per nome, ecco come sono cambiati

10.10.2011
> Il film che il papa predilige: "Mission"
Nell'Ottocento la Chiesa cattolica reagì all'offensiva laicista in Europa con una spettacolare espansione missionaria negli altri continenti. Benedetto XVI vuole che il miracolo si rinnovi oggi. Il suo prossimo viaggio: in Africa

__________


Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

I contraccolpi a vuoto di Todi. E intanto, in casa PdL e PD...

A Todi Bagnasco mette al tappeto il "Corriere"

Da Marx a Benedetto XVI. Il manifesto che fa tremare il PD, e non solo

 



__________

21.10.2011 

 

 
 
 

I SEGNI DI UN’ESIGENZA DI UNA NUOVA SPIRITUALITA’ CI SONO di Antimo Ceparano

Post n°1073 pubblicato il 16 Ottobre 2011 da terranuova0

I SEGNI DI UN’ESIGENZA DI UNA NUOVA SPIRITUALITA’ CI SONO di Antimo Ceparano

 

 

Quando le chiese chiudono alle 9,00, riaprono per qualche cerimonia, se c’è; chiudono fino alla messa vespertina per richiudere di nuovo le loro porte fino al mattino dopo, dietro le quali dovrebbe esserci Gesù …hai voglia di parlare di Dio! Mio figlio a Milano, dove lavora, fatica a trovare preti disposti ad ascoltare…io in provincia di Napoli (per serietà non dico dove) se ho voglia di pregare devo chiudermi nella mia stanzetta o fare, come minimo, circa due chilometri per trovare la  chiesa più vicina aperta . La verità è che i preti sono burocrati, stipendiati e preoccupati solo di amministrare le parrocchie. Le eccezioni, meno male, ci sono! Non bastano…

A loro volta i preti si dividono in anti comunisti (il loro campione è  padre Livio) in comunisti ( ultimamente abbiamo schierato don Giorgio de Capitani) in affaristi ( il non compianto don Verzè) e sporadicamente troviamo qualche prete doc

Fino a poco tempo fa ero un Cattolico convinto ora sono un Cattolico da convincere…e i giovani? In fondo tranne qualche raduno della gioventù che diventa un evento particolare da portare nell’anima come una medaglia da esibire nel tempo cosa resta loro? La solitudine o al massimo un corteo ora di rossi, poi di arancioni, poi di indignati, domani di…

Mi domando: la Religione è mero potere? Vorrei che la risposta fosse: no!  Vorrei…

 
 
 
Successivi »