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LETTERA IN FORMA DI POESIA AL PRESIDENTE di Antimo Ceparano

Post n°1110 pubblicato il 19 Settembre 2012 da terranuova0

LETTERA IN FORMA DI POESIA AL PRESIDENTE di Antimo Ceparano

 

Presidente, la mia Patria geme

Come nel 1945 quand’era distrutta

Dalle innocenti bombe

Ree loro malgrado

Perché gettate dalla scura ombra del male…

 

Oggi, nella fredda indifferenza

Di questo 2012 quando muore sotto bombe

Di ben altra natura

L’animo umano e nella pancia delle metropoli

Vi sono aborti di civiltà

Si rinnova il 1945 e la mia Patria

Di nuovo è una corolla di dolore

 

Presidente, l’ombra del saccheggio infuria

Maschera di orrenda attesa entrano nel capezzale

Di quella che fu la casa degli Italiani

E indifferenti al dramma dei giovani

Al dolore dei vecchi al sangue che scorre invisibile

Sui luoghi di lavoro predano ciò

Che dovrebbero cullare per dovere se non per amore

 

Presidente, io non odo la sua voce

Che dovrebbe infuriare come quella d’un padre

E spazzare questo vento terribile

Che ci tortura che ci vieta la speranza

E ci condanna alla lenta agonia

Dei vecchi continenti

Io non ho la speranza dei nonni miei

E del nonno dei padri dei nostri figli

Quando da macerie di cruda materia

Trassero lo Spirito di un tempo nuovo

 

Ora  i ladri sono baldanzosi e gli assassini delle camorre

Si dicono giustizieri e lei?

Lei affonda nel silenzio cercando

Di parlare con la lingua del solo denaro

E  su tutto ciò si eleva il desiderio

Di stracciare l’ultimo seme del diritto

E di fare del Lavoro il luogo dove sacrificare

L’Uomo per farne concime del padrone

 

Per questo le dico: Io ricomincio a ricostruire

Il giardino che mi circonda e la consegno

Al tribunale terribile della Storia.

 

Altro non dico … altro non ho.

 

 
 
 

Gli ammutinati della barca di Pietro

Post n°1109 pubblicato il 06 Luglio 2012 da terranuova0

Gli ammutinati della barca di Pietro

Con la fuga dei documenti riservati si è rotto il patto di lealtà che lega i membri della curia vaticana. Le consultazioni per un cambio di governo sono iniziate. Una lettera del papa al cardinale Bertone

di Sandro Magister

 


ROMA, 6 luglio 2012 – Il punto critico di questo pontificato non è la contestazione, anche aspra, che lo martella ininterrottamente su vari terreni. Ma è l'avvenuta rottura di quel patto di lealtà interno alla Chiesa che si manifesta nella fuga di documenti riservati, dai suoi uffici più alti.

Dalla contestazione, papa Joseph Ratzinger non si lascia intimidire. Non la subisce, anzi, sui casi cruciali la provoca, volutamente. E non arretra di un passo nemmeno quando la reazione si fa esasperata e feroce, al di là del previsto.

La memorabile lezione di Ratisbona ne è stata la prima dimostrazione. Benedetto XVI mise a nudo la carica di violenza presente nell'islam con una nettezza che stupì il mondo e scandalizzò nella Chiesa gli amanti dell'abbraccio tra le religioni. Invocò per i musulmani la rivoluzione illuminista che il cristianesimo ha già vissuto. Anni dopo, la primavera di libertà sbocciata e subito deperita nelle piazze arabe ha confermato che aveva visto giusto, che il futuro dell'islam si gioca davvero lì.

Gli abusi sessuali commessi da preti su bambini e ragazzi sono un altro terreno sul quale Benedetto XVI si è mosso controcorrente, già prima d'essere eletto papa. Ha introdotto nell'ordinamento della Chiesa procedure da stato di eccezione. Per suo volere, da una decina d'anni tre cause su quattro sono affrontate e risolte non per le vie del diritto canonico, ma per quelle più dirette del decreto extragiudiziario spiccato da un'autorità di maggior grado. Marcial Maciel, il diabolico fondatore dei Legionari di Cristo, fu sanzionato così, quando ancora era universalmente  riverito e osannato, mai colto in fallo, con tutti i numeri per uscire indenne da un regolare processo non solo canonico ma anche civile. Un'intera Chiesa nazionale, l'irlandese, è stata messa dal papa in stato di penitenza. Vari vescovi inetti sono stati destituiti. Sta di fatto che oggi al mondo non c'è alcun governo o istituzione o religione che sia più avanti della Chiesa di papa Benedetto nel contrastare questo scandalo e nel proteggere i minori dagli abusi.

E poi la revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani, con gli sforzi di riportarli all'ovile; la liberalizzazione della messa in rito antico; l'ammissione nella Chiesa delle comunità anglicane filocattoliche, con i loro vescovi, sacerdoti e fedeli: anche su questi terreni Benedetto XVI ha creato conflitti a ragion veduta, tuttora vivacissimi, tirandosi addosso valanghe di critiche. Non solo da sinistra ma anche da destra, come quando nel suo libro intervista "Luce del mondo" ha aperto uno spiraglio all'uso lecito del preservativo.

È un errore confondere la mitezza di questo papa con la sua remissività. O col suo estraniarsi dalle decisioni di governo. Anche la burrasca che sconvolge l'Istituto per le Opere di Religione, la "banca" vaticana, ha la sua prima origine proprio da lui, dal suo ordine di assicurare la massima trasparenza finanziaria.

Non c'è governo al mondo le cui decisioni non siano discusse e contrastate, prima e dopo che siano diventate legge, in pubblico o in via riservata. Papa Benedetto vuole che sia così anche per la Chiesa. I conflitti interni documentati dalle carte fuoriuscite dal Vaticano fanno parte della fisiologia di ogni istituzione chiamata a prendere decisioni.

Non il contenuto dei documenti, quindi, ma la loro fuga è la vera spina di questo pontificato. È tradimento di quel patto di lealtà che tiene insieme chi è parte di un'istituzione, a maggior ragione della Chiesa, dove l'inviolabilità del "foro interno" e ancor più del segreto della confessione ispira una generale riservatezza nelle procedure.

Gli ammutinati sostengono, anonimi, di farlo per il bene della Chiesa stessa. È una giustificazione ricorrente nella storia. Dallo scandalo dicono di voler ricavare una rigenerazione del cristianesimo. Ma a tanti loro sostenitori "laici" interessa che la Chiesa collassi. Non che sia rigenerata, ma umiliata.

I conflitti entro le istituzioni si governano. Ma il tradimento molto meno. Esso è il segnale, piuttosto, di un governo che non c'è, che ha lasciato crescere nella curia romana la ribellione occulta di alcuni suoi "civil servant" e non ha saputo fare nulla per neutralizzarla.

La segreteria di Stato vaticana, che da Paolo VI in poi è il primo attore del governo centrale della Chiesa, è inevitabilmente anche la prima responsabile di questa deriva.

Benedetto XVI ne è così consapevole che, per rimettere ordine nei Sacri Palazzi, non ha incaricato il suo primo ministro, il cardinale Tarcisio Bertone, ma ha chiamato a consulto un collegio di saggi tra i più lontani da lui: per cominciare, i cardinali Ruini, Ouellet, Tomko, Pell, Tauran.

Per un cambio di governo nella curia vaticana le pratiche sono già avviate.

__________


Questa nota è uscita su "L'Espresso" n. 28 del 2012, in edicola dal 6 luglio, nella pagina d'opinione dal titolo "Settimo cielo" affidata a Sandro Magister:

> L'Espresso

Le precedenti note pubblicate sul settimanale nella stessa rubrica:

> Esercizi di scuola su chi sarà il prossimo papa (10.6.2012)

> Dopo sette anni. Il segreto di papa Ratzinger (27.4.2012)

> Se Obama vuole un papa donna
(30.3.2012)

__________


Questa nota era già in stampa su "L'Espresso" quando la sala stampa vaticana ha reso pubblica la lettera che Benedetto XVI ha voluto scrivere il 2 luglio al cardinale Tarcisio Bertone, suo segretario di Stato, prima di partire per Castel Gandolfo, dove si tratterrà fino all'autunno.

La lettera così esordisce:

"Alla vigilia della partenza per il soggiorno estivo a Castel Gandolfo, desidero esprimerLe profonda riconoscenza per la Sua discreta vicinanza e per il Suo illuminato consiglio, che ho trovato di particolare aiuto in questi ultimi mesi.

"Avendo notato con rammarico le ingiuste critiche levatesi verso la Sua persona, intendo rinnovarLe l’attestazione della mia personale fiducia, che già ebbi modo di manifestarLe con la Lettera del 15 gennaio 2010, il cui contenuto rimane per me immutato".

La precedente lettera del 15 gennaio 2010 citata dal papa era stata anch'essa resa pubblica a suo tempo.

In essa, il papa prendeva atto delle dimissioni a lui presentate da Bertone al compimento dei 75 anni di età.

E proseguiva spiegando perché l'aveva voluto nominare segretario di Stato e perché intendeva mantenerlo al suo posto:

"Ho sempre ammirato il suo 'sensus fidei', la sua preparazione dottrinale e canonistica e la sua 'humanitas', che ci ha molto aiutato a vivere nella Congregazione per la Dottrina della Fede un clima di autentica familiarità, unita ad una decisa e determinata disciplina di lavoro. Tutte queste qualità sono state il motivo che mi ha portato alla decisione, nell'estate del 2006, di nominarLa mio Segretario di Stato e sono oggi la ragione per la quale, anche in futuro, non vorrei rinunciare a questa sua preziosa collaborazione".

Il "contenuto" di quella lettera del 2010, scrive oggi il papa: "rimane per me immutato".

Nel frattempo, però, le "qualità" che propiziarono a Bertone la nomina hanno avuto in lui dei cedimenti visibili a tutti, specie in questi ultimi tempi.

La "humanitas" è stata clamorosamente contraddetta, ad esempio, dall'inaudita brutalità con la quale lo scorso 24 maggio è stato cacciato Ettore Gotti Tedeschi dalla presidenza dell'Istituto per le Opere di Religione.

Quanto alla "disciplina di lavoro", la continua fuga di carte riservate dagli uffici vaticani ne è la perfetta smentita.

"Humanitas" e "disciplina" sono piuttosto le virtù di cui Benedetto XVI sta dando somma prova, in questo suo affettuoso accompagnamento del cardinale Bertone verso la messa a riposo.

__________


Sulla fuga di documenti riservati dagli uffici vaticani e dallo stesso appartamento del papa, la più acuta analisi sociologica finora apparsa è quella del professor Pietro De Marco sul quotidiano on line "l'Occidentale" del 25 giugno:

> I "vatileaks" ci dimostrano che un funzionario non è sempre fedele

A giudizio di De Marco. lo stato di crisi della curia romana che si manifesta nella fuga di documenti riservati "sembra dovuto, in sintesi, a forti disarmonie interne trasformate in tradimento dalla pressione e fascinazione di attori esterni".

La motivazione "per il bene della Chiesa" che viene data a questo atto di slealtà – spiega De Marco – "è la più insidiosa; copre la rottura del patto con l’invocazione di valori superiori e porta vantaggio alle diverse opposizioni antiromane, interne alla Chiesa ed esterne, che la stimolano. I piccoli 'Savonarola' laici e i teorici dei governi ‘sinodali’ della Chiesa, in sedi giornalistiche prestigiose e non, lavorano assieme in questa direzione".

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Tutti i servizi di www.chiesa riguardanti il governo centrale della Chiesa cattolica:

> Focus su VATICANO

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Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

3.7.2012
> Diario Vaticano / La congregazione con la porta girevole
È quella per il culto divino, con competenza sulla liturgia. I suoi ultimi segretari sono stati tutti sostituiti prima del tempo. E quasi mai sono andati d'accordo col loro prefetto e col papa. Sul nuovo arrivato, l'inglese Roche, sono aperte le scommesse

28.6.2012
> Diario Vaticano / Opus Dei e gendarmi vincono il primo round
La fuga dei documenti ha rafforzato in curia le loro posizioni. Ma avanza anche il partito americano. Mentre per la segreteria di Stato si consolida la candidatura di un non italiano

25.6.2012
> Analfabetismo religioso. I primi da rimandare a scuola sono gli adulti
Molti vescovi e preti pensano di risolvere il declino della fede scommettendo sui giovanissimi. È un grave errore, obietta il professor Pietro De Marco: saranno gli adulti a decidere la riuscita o no del prossimo Anno della Fede. Il caso dell'Italia

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Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

Obolo, IOR, Musei. Le uova d'oro del Vaticano

La cartolina d'estate del papa a Bertone

La mafia "idolatrica" che ha martirizzato don Puglisi

 



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6.7.2012 

 

 
 
 

un grande Papa

Post n°1108 pubblicato il 15 Giugno 2012 da terranuova0
Foto di terranuova0

Diario Vaticano / Il "chi è" dei vescovi dimissionati

Cioè costretti dal papa a lasciare la loro carica per atti immorali, o per colpe amministrative, o per altre gravi violazioni. Si contano a decine. I loro nomi sono spariti dall'Annuario Pontificio. Eccoli

di ***

 


CITTÀ DEL VATICANO, 15 giugno 2012 –  Tra gli anziani curiali si ricorda la battuta di un cardinale che amava ripetere: "Tra gli apostoli uno su dodici tradì, e oggi tra i successori degli apostoli la media non è certo migliore".

Oggi, senza contare le altre denominazioni cristiane, i vescovi cattolici eredi degli apostoli sono circa 5200 e quindi, applicando a loro questa proporzione “evangelica”, gli emuli di Giuda Iscariota nella Chiesa di Roma dovrebbero essere più di 400. Una cifra forse troppo ottimistica agli occhi dei lefebvriani o, da opposta prospettiva, della galassia ecclesiale progressista, ma certamente molto più alta del numero dei presuli che in vari modi sono stati puniti, negli ultimi anni, dall’unico che ha questa potestà, cioè il papa.

Al riguardo non esistono statistiche complete, anche perché aldilà dei casi più eclatanti, normalmente accade che il vescovo invitato a lasciare la guida di una diocesi per motivi dottrinali, morali, di malgoverno ecclesiastico o amministrativo, viene convinto a rassegnare le dimissioni al papa prima del compimento dell’età pensionabile di 75 anni in base al noto comma 2 del canone 401 del codice di diritto canonico che recita: "Il vescovo diocesano che per infermità o altra grave causa risultasse meno idoneo all'adempimento del suo ufficio, è vivamente invitato a presentare la rinuncia all'ufficio". E il papa accoglie le sue dimissioni molto rapidamente.

Normalmente questo comma 2 del canone 401 riguarda ecclesiastici colpiti appunto da "infermità" fisica o psichica, ma non mancano i casi di "altra grave causa".

Così, recentemente, il 7 giugno si sono registrate le dimissioni anticipate del vescovo ausiliare di Canberra in Australia, Patrick Percival Power, 70 anni, noto per le sue posizioni progressiste.

Mentre il 4 gennaio sono state annunciate quelle dell’ausiliare di Los Angeles, Gabino Zavala, 61 anni, perché padre di due figli. Non si sa se il prossimo anno il nome di quest’ultimo rimarrà ancora sull’Annuario Pontificio.

In passato infatti i nomi dei vescovi che hanno abbandonato l’incarico per sposarsi sono stati più o meno prontamente espunti dal librone rosso che riporta ogni anno tutto l’organigramma della Chiesa cattolica.

Senza rivangare i casi dell’argentino Jeronimo Podestà e dell’americano James Patrick Shannon, che riguardano il pontificato di Paolo VI, si possono ricordare alcuni casi relativamente più recenti, come quelli del vescovo irlandese di Galway, Eamon Casey, dimessosi a 65 anni nel 1992 e sparito dall’Annuario del 1997; del vescovo svizzero di Basilea, Hansjoerg Vogel, dimessosi a 44 anni nel 1995 e sparito dall’Annuario del 1997; del vescovo scozzese di Argill, Roderick Wright, dimessosi a 56 anni nel 1996 e sparito sempre nel 1997; del vescovo canadese di Gaspé, Raymond Dumais, dimessosi a 51 anni nel 2001 e sparito dall’Annuario del 2003.

Dall’Annuario Pontificio di quest’anno è inoltre sparito il nome del vescovo di Pointe-Noire in Congo, Jean-Claude Makaya Loembe, che il papa ha "sollevato" dall’incarico il 31 marzo 2011.

Nel caso infatti che un vescovo, seppur sollecitato, non accetti di presentare le dimissioni, è il papa stesso che lo “solleva” dall’incarico. Il che succede piuttosto di rado. Ma succede.

Lo scorso 19 maggio, ad esempio, è stato "sollevato" il vescovo italiano di Trapani, Francesco Micciché, 69 anni, per problemi amministrativi.

Mentre il 2 maggio 2011, per motivi dottrinali, era stato “sollevato” il vescovo australiano di Toowoomba, William M. Morris.

Nel 1995, invece, il vescovo francese di Evreux, Jacques Gaillot, 60 anni, sempre per motivi dottrinali non venne "sollevato" ma trasferito d’ufficio alla sede titolare di Partenia.

Morris e Gaillot sono stati rimossi perché sfrenatamente progressisti. Ma non mancano esempi sull’altro fronte.

Nel 2003, ad esempio, venne accolta la rinuncia del vescovo thailandese di Ratchaburi, John Bosco Manat Chuabsamai, 67 anni, dopo che si era avvicinato forse troppo al mondo lefebvriano.

Mentre nel marzo 2009 il papa ha "dispensato" monsignor Gerhard Wagner dall’accettare l’incarico di vescovo ausiliare di Linz al quale era stato nominato a fine gennaio. In Austria, Wagner era stato sottoposto a un martellante fuoco di fila da parte progressista, per le sue posizioni tradizionaliste.

Altri vescovi che sono stati cancellati dall’Annuario Pontificio sono poi quelli che sono stati ridotti allo stato laicale. D’autorità come nel caso del celebre Emmanuel Milingo nel 2009, o su richiesta dell’interessato, come è avvenuto nel 2008 con il presidente eletto del Paraguay ed ex vescovo di San Pedro, Fernando Lugo.

Prevedibilmente sparirà dall’Annuario anche il nome dell'ex vescovo canadese di Antigonish, Raymond Lahey, dimesso dallo stato clericale un mese fa dopo una condanna civile per possesso di materiale pedopornografico.

Indubbiamente la gran parte dei "gravi motivi" che portano alle dimissioni anticipate dei vescovi riguardano questioni morali.

L’elenco è piuttosto lungo. Oltre ai casi segnalati si ricordano quelli degli arcivescovi statunitensi di Atlanta nel 1990 e di Santa Fe nel 1993, dell’arcivescovo di La Serena in Cile nel 1997, di due vescovi di Palm Beach negli USA nel 1998 e nel 2002, del vescovo di Santa Rosa negli USA nel 1999, dell’arcivescovo polacco di Poznan nel 2002, dell’arcivescovo di Milwaukee negli USA nel 2002, di quello di Lexington sempre negli USA nel 2002, dell’arcivescovo argentino di Santa Fe nel 2002, del vescovo filippino di Novaliches nel 2003, del vescovo argentino di Santiago del Estero nel 2005, del vescovo di Zamora in Messico nel 2006, dell’ordinario militare ungherese nel 2007, dei vescovi centroafricani di Bangui e Bossangoa nel 2009, del vescovo brasiliano di Minas nel 2009, del vescovo olandese di Ngong in Kenya nel 2009, del vescovo irlandese di Benin City in Nigeria nel 2010.

Una particolare copertura mediatica hanno avuto poi i casi del vescovo belga di Bruges nel 2010 e del vescovo prelato, di nazionalità tedesca, di Trondheim in Norvegia nel 2009. Il cardinale di Vienna Hans Hermann Groer, accusato di molestie, rinunciò all’incarico dopo aver compiuto i 75 anni e senza mai ammettere la colpa.

Diverso è il caso dei vescovi che si sono dovuti dimettere in anticipo non per aver compiuto atti gravemente immorali ma con l’accusa di aver coperto le responsabilità dei propri sacerdoti.

Il più eclatante è il caso del cardinale di Boston Bernard Francis Law, dimessosi nel dicembre 2002 a 71 anni. Ma ci sono anche i casi dei vescovi irlandesi di Ferns nel 2002, di Limerick nel 2009, e di un ausiliare di Dublino nel 2010, nonché dell’ordinario di Maitland-Newcastle in Australia nel 2011.

Ma tra i "gravi motivi" che possono portare alle dimissioni di un vescovo non ci sono solo questioni di morale sessuale. Ci può essere l’omesso soccorso in un incidente (il vescovo di Phoenix negli Stati Uniti nel 2003), l’ubriachezza (il vescovo polacco di Elblag nel 2003), l’adozione di una ragazza (il vescovo indiano di Cochin nel 2009), il collaborazionismo con un regime dittatoriale (l’arcivescovo di Varsavia nel 2007), l’incapacità gestionale (il vescovo di Koudougou in Burkina Faso nel 2011).

Particolari infine sono i casi dei vescovi lefebvriani e cinesi.

Ai primi è stata tolta la scomunica ma verranno reinseriti nell’Annuario Pontificio solo se e quando entreranno in piena comunione con Roma.

I secondi sono al momento totalmente assenti nell’Annuario Pontificio, anche se riconosciuti dalla Santa Sede per vie traverse. I loro nomi potranno essere inseriti solo quando sarà possibile per la Santa Sede rapportarsi con loro secondo le regole valide per tutta la Chiesa.

Resta invece scritto nell’Annuario Pontificio il nome del vescovo di Pyongyang in Corea del Nord. Si tratta di Francis Hong Yong-ho, che oggi avrebbe circa 106 anni. E che in realtà è morto da decenni, vittima del regime comunista.

La Santa Sede ovviamente lo sa, ma imperterrita continua a inserire il suo nome nell’Annuario, dandolo come “disperso”.

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Tutti i servizi di www.chiesa riguardanti il governo centrale della Chiesa cattolica:

> Focus su VATICANO

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Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

12.6.2012
> Al timone della barca di Pietro, nella tempesta
A Benedetto XVI rimproverano la debolezza di comando. Ma non è così. Tutti i grandi conflitti di questo pontificato sono nati da sue decisioni di governo. Forti e controcorrente. I retroscena della cacciata di Ettore Gotti Tedeschi dallo IOR

10.6.2012
> Esercizi di scuola su chi sarà il prossimo papa
In una Chiesa che ha il suo "mercato" più promettente non in Europa ma in America latina, Africa, Asia e persino negli Stati Uniti, gli indicatori convergono su un solo candidato: il cardinale canadese Marc Ouellet

7.6.2012
> Diario Vaticano / Schiaffo doppio, a Sant'Egidio e ai gesuiti
Tra i documenti fuorusciti dal Vaticano, due mettono in imbarazzo la cosiddetta "ONU di Trastevere" e il generale della Compagnia di Gesù. A vantaggio di due cardinali: l'americano George e l'olandese Eijk

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Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

Per i lefebvriani che tornano a casa il vitello grasso è una prelatura

Cambio della guardia al conservatorio vaticano. Firmato Bertone

Per de Mattei la crisi di oggi ha origine dal Concilio

 



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15.6.2012

 
 
 

Al timone della barca di Pietro

Post n°1107 pubblicato il 12 Giugno 2012 da terranuova0

Al timone della barca di Pietro, nella tempesta

A Benedetto XVI rimproverano la debolezza di comando. Ma non è così. Tutti i grandi conflitti di questo pontificato sono nati da sue decisioni di governo. Forti e controcorrente. I retroscena della cacciata di Ettore Gotti Tedeschi dallo IOR

di Sandro Magister

 


ROMA, 12 giugno 2012 – È grande il disordine sotto il cielo, in una curia vaticana dilaniata dai conflitti.

Il conflitto più esplosivo è oggi combattuto nel campo della finanza. Combattuto senza carità né verità, a dispetto del titolo dell'enciclica di Benedetto XVI, la "Caritas in veritate".

Questo conflitto ha stupito il mondo per l'inaudita brutalità con cui il 24 maggio Ettore Gotti Tedeschi è stato estromesso dalla carica di presidente e membro dell'Istituto per le Opere di Religione, la banca vaticana.

Ma il carattere ancor più stupefacente di questo e di altri scontri in atto oggi nella curia e nella Chiesa è che Benedetto XVI ne è l'origine prima.

Non per una sua debolezza di comando, come universalmente si sostiene, sbagliando.

Ma al contrario: per chiari e forti atti di governo da lui compiuti. Con un'audacia consapevole delle opposizioni che suscita.


FINANZE VATICANE. IL "MANDATO" DEL PAPA


Le vere ragioni, infatti, per le quali il consiglio di sovrintendenza dello IOR ha estromesso Gotti Tedeschi non sono quelle elencate nell'atto di sfiducia. Sono tutt'altre. Sono le stesse che già nel dicembre di due anni fa avevano provocato il primo serio scontro tra il presidente dello IOR e il segretario di Stato Tarcisio Bertone.

Nel dicembre del 2010 erano pronte per essere promulgate in Vaticano nuove norme che avrebbero aperto la strada all'ammissione della Santa Sede nella "white list" degli Stati europei con i più alti standard di trasparenza finanziaria, e quindi di contrasto al riciclaggio di denari illeciti.

Per redigere queste norme e in particolare la legge poi contrassegnata con il numero 127, Gotti Tedeschi e il cardinale Attilio Nicora, all'epoca presidente dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica – un organismo vaticano che svolge anch'esso funzioni bancarie –, avevano chiamato i due più autorevoli esperti italiani in materia, Marcello Condemi e Francesco De Pasquale.

Ma subito, prima ancora che tali norme fossero promulgate e prima ancora che fosse istituita l'Autorità di Informazione Finanziaria da esse prevista, dotata di poteri illimitati di ispezione su ogni movimento di denari compiuto da qualsiasi ufficio interno o collegato con la Santa Sede, si scatenò contro entrambe queste novità un'opposizione durissima.

L'opposizione era forte soprattutto da parte del management dello IOR. E trovava sostegno nel cardinale Bertone.

Il direttore generale dello IOR, Paolo Cipriani, e gli altri componenti del management opponevano una strenua resistenza a che si togliesse il segreto sui conti depositati nella banca, cifrati e non, su alcuni dei quali la magistratura italiana ha aperto delle indagini, sospettandoli di malaffare. Secondo loro, la segretezza dello IOR era pilastro irrinunciabile dell'autonomia dello Stato della Città del Vaticano come Stato sovrano. Era loro convinzione che la segretezza e il suo carattere di banca "offshore" fossero anche ciò che rendeva lo IOR più attraente di altre banche, per la sua clientela internazionale. E che senza di ciò, sarebbe stato condannato a chiudere.

Ma il 30 dicembre 2010 Benedetto XVI in persona, con un motu proprio – cioè con un atto di governo da lui personalmente firmato – promulgò le nuove norme senza cambiare una virgola della stesura che aveva sollevato tanta opposizione. E istituì l'AIF con tutti i suoi poteri ispettivi, mettendole poi a capo il cardinale Nicora.

Con questo motu proprio e con l'enciclica "Caritas in veritate" Benedetto XVI ha tracciato una linea di marcia chiarissima. Per un definitivo passaggio delle attività finanziarie vaticane a un regime di trasparenza massima, internazionalmente controllata e riconosciuta.

Ma l'opposizione alle nuove norme e ai poteri dell'AIF non cessò affatto dopo la loro entrata in vigore decisa dal papa. Anzi, crebbe d'intensità.

Lo scorso autunno, la segreteria di Stato e il governatorato della Città del Vaticano, d'intesa col management dello IOR, riscrissero da capo la legge 127. E il 25 gennaio 2012, per decreto, fecero entrare in vigore la nuova versione, che limitava fortemente i poteri ispettivi dell'AIF.

Gotti Tedeschi e il cardinale Nicora hanno contestato duramente tale rovesciamento di linea, prima e dopo la sua messa in opera. A loro giudizio esso costerà la non ammissione della Santa Sede alla "white list", come ha già fatto presagire lo scorso marzo un'ispezione in Vaticano di Moneyval – il gruppo del Consiglio d'Europa che valuta i sistemi antiriciclaggio dei vari paesi – conclusasi con un giudizio sfavorevole sulla seconda versione della legge 127: otto note negative contro solo due positive, mentre per la precedente versione le note a favore erano state sei, e quattro le negative.

E siamo alla defenestrazione di Gotti Tedeschi. Concordata tra il board dello IOR e il cardinale Bertone, contrariamente a quanto asserito in pubblico da un membro dello stesso board, l'americano Carl Anderson, presidente dei Cavalieri di Colombo.

Quel 24 maggio, infatti, la riunione del consiglio di sovrintendenza dello IOR che ha sfiduciato Gotti Tedeschi – e il cui resoconto è stato reso pubblico dal consigliere Anderson – è stata preceduta alle 13.30, mezz'ora prima del suo inizio, da un incontro dei consiglieri col cardinale Bertone, un incontro da lui convocato, presente anche il direttore dello IOR Cipriani.

E nei giorni precedenti sia Anderson che un altro consigliere, il tedesco Ronaldo Hermann Schmitz, avevano riservatamente scritto al cardinale Bertone per annunciargli la loro intenzione di votare la sfiducia a Gotti Tedeschi, "certi di appoggiare la giusta indicazione di Sua Eminenza".

In queste stesse lettere al segretario di Stato – rese pubbliche il 9 giugno da "Il Fatto Quotidiano" –, Anderson e Schmitz rimarcavano la loro preoccupazione per il crescente isolamento internazionale dello IOR, in particolare per l'interruzione dei rapporti con esso da parte della grande banca americana JP Morgan. E incolpavano di ciò lo "stravagante" Gotti Tedeschi.

Ma, anche qui, è evidente che non è questa la vera ragione del calo del rating internazionale dello IOR. Lo è invece la sua anomalia, la sua perdurante mancanza di trasparenza.  

Gotti Tedeschi aveva sempre tenuto informato il segretario personale di Benedetto XVI, don Georg Gänswein, del suo operato alla presidenza dello IOR e delle opposizioni incontrate.

Dal papa in persona, in più di una occasione, aveva ricevuto il "mandato" esplicito a procedere verso la piena trasparenza.

E al papa Gotti Tedeschi, dopo la sua cacciata dallo IOR, voleva far giungere un memorandum completo sull'intera vicenda.

Ma oggi queste sue carte e la corrispondenza sono state requisite dalla magistratura italiana, nel corso di un'ispezione giudiziaria compiuta il 5 giugno nella sua casa di Piacenza e nel suo ufficio di Milano.

E subito stralci delle carte e dell'interrogatorio hanno cominciato ad uscire sui media, come avviene sistematicamente in Italia in spregio del segreto istruttorio.

E anche dagli uffici vaticani hanno ricominciato ad uscire carte riservate. Oltre alle due lettere di Anderson e Schmitz, è venuta alla luce anche una lettera scritta lo scorso marzo al direttore generale dello IOR, Paolo Cipriani, da uno psicoterapeuta di sua fiducia, Pietro Lasalvia, con una diagnosi disastrosa dello stato di salute psichica di Gotti Tedeschi, desunta da un'occasionale osservazione del medesimo durante un incontro con i dipendenti della banca vaticana per gli auguri dell'ultimo Natale.

*

Il conflitto scatenato in Vaticano dall'operazione trasparenza ha quindi avuto Benedetto XVI non come spettatore, ma come protagonista attivo.

Sua è la linea di marcia tracciata. Suo è il motu proprio del 30 dicembre 2010 che ha introdotto le innovazioni.

La rivincita presa oggi dagli oppositori non è infatti capace di cancellare l'orientamento impresso dal papa. Esso resta vivo, nonostante tutto. E resta vivo anche nell'opinione pubblica, convinta che Benedetto XVI sia per la trasparenza vera, mentre tanti altri personaggi vaticani non lo sono, anche se a parole la predicano.


GOVERNO MITE, MA FERMO


Naturalmente, quello finanziario non è l'unico terreno sul quale Benedetto XVI è intervenuto con atti di governo, nei suoi anni di pontificato.

Su altri e non meno importanti terreni questo papa ha preso decisioni forti, di carattere normativo, pur consapevole di creare con esse resistenze e divisioni.

Eccone una sommaria enumerazione:

- Nel 2007 Benedetto XVI, col motu proprio "Summorum pontificum", ha liberalizzato l'uso del messale romano di rito antico.

- Nel 2009 ha revocato la scomunica ai quattro vescovi consacrati illecitamente dall'arcivescovo Marcel Lefebvre e col motu proprio "Ecclesiæ unitatem" ha avviato il percorso per il ritorno dei lefebvriani nella piena comunione con la Chiesa.

- Ancora nel 2009, con la costituzione apostolica "Anglicanorum coetibus", ha normato il passaggio alla Chiesa cattolica di intere comunità anglicane con i loro vescovi, sacerdoti e fedeli.

- Nel 2010 ha promulgato nuove regole, molto severe, riguardanti i "delicta graviora" e in particolare gli abusi sessuali su minori.

- Ancora nel 2010 ha promulgato il citato motu proprio per la trasparenza finanziaria.

- Nel 2011, con l'istruzione "Universæ ecclesiæ" ha promulgato nuove norme ad integrazione di quelle sulla messa in rito antico.

Ebbene, non c'è nessuno di questi atti di governo compiuti da Benedetto XVI che non abbia suscitato controversie, contrapposizioni, conflitti.

Ma attenzione. Benedetto XVI non ha mai pensato di ricomporre queste divisioni a colpi di provvedimenti disciplinari, o con nomine o destituzioni spettacolari.

La sua arte di governo è da sempre quella di accompagnare le decisioni normative – come i motu proprio citati – con un'opera di convincimento sulle ragioni profonde di tali decisioni.

Così, ad esempio, le sue iniziative per sanare lo scisma con i lefebvriani sono state precedute e spiegate dal memorabile discorso alla curia del 22 dicembre 2005, sull'interpretazione del Concilio Vaticano II come "rinnovamento nella continuità dell'unico soggetto-Chiesa".

La sua liberalizzazione del rito antico della messa è accompagnata da una incessante illustrazione delle ricchezze di entrambi i riti, l'antico e il moderno, incoraggiati a fecondarsi reciprocamente, come già avviene sotto gli occhi di tutti nelle liturgie da lui celebrate.

La sua decisione di istituire per le comunità anglicane entrate nella Chiesa cattolica degli ordinariati con gerarchia e rito proprio si accompagna a una ridefinizione "sinfonica" del cammino ecumenico con le comunità cristiane separate da Roma.

La sua coraggiosa azione di guida nell'affrontare lo scandalo degli abusi sessuali si accompagna a uno sforzo instancabile di rigenerazione intellettuale e morale del clero, culminato nell'indizione di un anno sacerdotale, con la riaffermazione saldissima della legge del celibato. In più, Benedetto XVI ha messo in stato di penitenza intere Chiese nazionali, come l'irlandese.

Infine, le sue decisioni a favore di una trasparenza massima delle attività finanziarie della Santa Sede sono inscindibili dalla lettura teologica di questo campo dell'agire umano che egli ha fatto nell'enciclica "Caritas in veritate".

Chi ha orecchi per intendere intenda. È la mite fermezza di governo di questo papa.

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Per altri particolari sui conflitti in atto nella curia romana:

> Caccia al ladro in Vaticano (31.5.2012)

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Il comunicato della Santa Sede dell'8 giugno a proposito delle carte requisite a Gotti Tedeschi dalla magistratura italiana:

"La Santa Sede ha appreso con sorpresa e preoccupazione le recenti vicende in cui è stato coinvolto il Prof. Gotti Tedeschi. Ripone nell’autorità giudiziaria italiana la massima fiducia che le prerogative sovrane riconosciute alla Santa Sede dall’ordinamento internazionale siano adeguatamente vagliate e rispettate.

"La Santa Sede conferma inoltre la sua piena fiducia nelle persone che dedicano la loro opera con impegno e professionalità all’Istituto per le Opere di Religione e sta esaminando con la massima cura l’eventuale lesività delle circostanze, nei confronti dei diritti propri e dei suoi organi.

"Si ribadisce, infine, che la mozione di sfiducia adottata nei confronti del Prof. Gotti Tedeschi da parte del Consiglio di Sovrintendenza è stata fondata su motivi oggettivi, attinenti alla governance dell’Istituto, e non determinata da una presunta opposizione alla linea della trasparenza, che anzi sta a cuore alle Autorità della Santa Sede, come all’Istituto stesso".

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Le due lettere di Anderson e Schmitz al cardinale Bertone rese pubbliche il 9 giugno da "Il Fatto Quotidiano", e la diagnosi sullo stato di salute psichica di Gotti Tedeschi elaborata a sua insaputa dallo psicoterapeuta Pietro Lasalvia:

> IOR, le lettere a Bertone

E la replica del direttore generale dello IOR, Paolo Cipriani, alle accuse di non trasparenza, in un'intervista al "Corriere della Sera" del 10 giugno:

> Gotti disse: "Meglio non sapere"

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Quattro precedenti letture di questo pontificato, in www.chiesa:

> Dopo sette anni. Il segreto di papa Ratzinger (27.4.2012)

> Sei anni sulla cattedra di Pietro. Un'interpretazione
(1.7.2011)

> "Perché mi attaccano". Autobiografia di un pontificato
(3.9.2010)

> Come pilotare la Chiesa nella tempesta. Una lezione
(18.3.2010)

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Nella foto, il capitano Achab interpretato da Gregory Peck, nel film "Moby Dick" di John Huston, 1956.

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Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

10.6.2012
> Esercizi di scuola su chi sarà il prossimo papa
In una Chiesa che ha il suo "mercato" più promettente non in Europa ma in America latina, Africa, Asia e persino negli Stati Uniti, gli indicatori convergono su un solo candidato: il cardinale canadese Marc Ouellet

7.6.2012
> Diario Vaticano / Schiaffo doppio, a Sant'Egidio e ai gesuiti
Tra i documenti fuorusciti dal Vaticano, due mettono in imbarazzo la cosiddetta "ONU di Trastevere" e il generale della Compagnia di Gesù. A vantaggio di due cardinali: l'americano George e l'olandese Eijk

3.6.2012
> Il vino buono, il papa lo trova a Milano
Più è lontano dagli intrighi vaticani, più Benedetto XVI incontra stima ed affetto. I suoi tre giorni nella capitale economica italiana sono stati un Inno alla Gioia. Come nella Nona Sinfonia di Beethoven. Come nelle nozze di Cana

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Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

Per de Mattei la crisi di oggi ha origine dal Concilio

Gotti Tedeschi, la mina che fa tremare il Vaticano

Promossi e bocciati. Le pagelle degli ultimi arcivescovi di Milano

 



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12.6.2012 

 

 
 
 

chi sarà il prossimo papa

Post n°1106 pubblicato il 10 Giugno 2012 da terranuova0
Foto di terranuova0

Esercizi di scuola su chi sarà il prossimo papa

In una Chiesa che ha il suo "mercato" più promettente non in Europa ma in America latina, Africa, Asia e persino negli Stati Uniti, gli indicatori convergono su un solo candidato: il cardinale canadese Marc Ouellet

di Sandro Magister

 


ROMA, 10 giugno 2012 – La Chiesa cattolica è come la Fiat-Chrysler. Langue in Italia e in Europa, rivà forte negli Stati Uniti, ha il più promettente mercato nel resto del mondo. Con un pensierino a chi sarà il futuro papa.

La nazione che oggi ha il più alto numero di cattolici è il Brasile, con 134 milioni, più che l'Italia, la Francia e la Spagna messe assieme. Lì il cattolicesimo è riuscito a far fronte a una concorrenza agguerrita, che nei decenni passati gli ha inferto seri colpi. Perché quando tra le élite cattoliche neomarxiste era in voga la teologia della liberazione i fedeli non si convertirono in massa al suo verbo. Passarono a milioni alle nuove Chiese pentecostali, con le loro celebrazioni festose, la musica, il canto, le guarigioni, il linguaggio ispirato. Ma oggi questo esodo si è arrestato. Anche nella Chiesa cattolica i fedeli trovano quel calore di partecipazione e quella fermezza di dottrina che tre, quattro secoli fa fecero il successo delle Riduzioni, le missioni dei gesuiti tra gli indios. L'anno prossimo la giornata mondiale della gioventù sarà in Brasile. Papa Joseph Ratzinger ha promesso che ci sarà.

Poi ci sono le tigri asiatiche. La Corea del Sud ne è l'emblema. Lì i cattolici aumentano con ritmi stupefacenti, con ogni anno decine di migliaia di nuovi battezzati adulti. Sono stati l'anima del movimento popolare che pacificamente rovesciò le dittature militari. E sono parte attiva dei ceti produttivi che hanno fatto il miracolo economico coreano. Nella capitale Seul i cattolici sono oggi il 15 per cento, quando solo mezzo secolo fa neppure esistevano. E come in una grande azienda, la Chiesa cattolica coreana si è data l'obiettivo di convertire entro il 2020 il 20 per cento della popolazione: "Evangelizzazione Venti Venti" è il titolo del programma.

In Asia, le Filippine sono l'unica nazione nella quale i cattolici sono maggioranza, con 76 milioni di fedeli. Ma oltre che in Corea, il cattolicesimo è in crescita in vari altri paesi. Anche e più dove è perseguitato, come in Cina.

Lì le stime sul numero dei cristiani, cattolici e non, oscillano da un minimo di 16 milioni a un massimo di 200. Rodney Stark, studioso tra i più accreditati, individua in 70 milioni la cifra più realistica. Le donne si convertono in misura doppia degli uomini. E le conversioni sono più frequenti nelle città, soprattutto tra i ceti emergenti e più agiati. Chi visita le università cinesi resta sorpreso dal clima che vi si respira, più palpabilmente "cristiano" che in tante università occidentali.

Per non dire dell'Africa. Sotto il Sahara, nell'ultimo secolo, i cattolici sono passati da meno di 2 milioni a 130 milioni, con un impeto missionario che non ha precedenti nei duemila anni di vita della Chiesa. Il carattere più sorprendente di questa espansione è che essa è partita dall'Europa proprio mentre la Chiesa lì ansimava, sotto l'incalzare di una cultura e di poteri ostili al cristianesimo.

Ma le sorprese non sono finite. Negli Stati Uniti, la Chiesa cattolica ha resistito meglio delle Chiese protestanti storiche all'avanzata della secolarizzazione proprio dove ha rifiutato di allinearsi alle culture e ai modi di vita dominanti. E oggi appare molto più attiva sulla scena pubblica non solo grazie ai nuovi vescovi "affermativi" che la guidano, ma anche per la presenza tra i suoi fedeli di schiere sempre più numerose di immigrati dall'America latina. Per Benedetto XVI la Chiesa degli Stati Uniti è la prova che lo spegnimento della fede non è il destino ineluttabile dell'Occidente.

Insomma, la metamorfosi in atto nel cattolicesimo mondiale è tale che, a voler fare un esercizio di scuola, il candidato a papa che più vi corrisponde è oggi senza ombra di dubbio il cardinale Marc Ouellet, 68 anni, plurilingue, canadese, già arcivescovo del Québec, cioè di una regione delle più secolarizzate del pianeta, valente teologo di scuola ratzingeriana, oggi prefetto della congregazione vaticana che sceglie i nuovi vescovi, e soprattutto per molti anni missionario in America latina.

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Questa nota è uscita su "L'Espresso" n. 24 del 2012, in edicola dall'8 giugno, nella pagina d'opinione dal titolo "Settimo cielo" affidata a Sandro Magister:

> L'Espresso

Le precedenti note pubblicate sul settimanale nella stessa rubrica:

> Dopo sette anni. Il segreto di papa Ratzinger (27.4.2012)

> Se Obama vuole un papa donna (30.3.2012)

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Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

7.6.2012
> Diario Vaticano / Schiaffo doppio, a Sant'Egidio e ai gesuiti
Tra i documenti fuorusciti dal Vaticano, due mettono in imbarazzo la cosiddetta "ONU di Trastevere" e il generale della Compagnia di Gesù. A vantaggio di due cardinali: l'americano George e l'olandese Eijk

3.6.2012
> Il vino buono, il papa lo trova a Milano
Più è lontano dagli intrighi vaticani, più Benedetto XVI incontra stima ed affetto. I suoi tre giorni nella capitale economica italiana sono stati un Inno alla Gioia. Come nella Nona Sinfonia di Beethoven. Come nelle nozze di Cana

31.5.2012
> Caccia al ladro in Vaticano
Carte trafugate. Veleni. Arresti. Nella curia romana è guerra. Il licenziamento del presidente della banca. Le manovre del cardinale Bertone. I falsi amici del papa

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Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO


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Gotti Tedeschi, la mina che fa tremare il Vaticano

Promossi e bocciati. Le pagelle degli ultimi arcivescovi di Milano

Matrimonio. I due linguaggi del Sant'Uffizio e del papa

 



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10.6.2012 

 

 
 
 

Il vino buono, il papa lo trova a Milano

Post n°1105 pubblicato il 04 Giugno 2012 da terranuova0
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Il vino buono, il papa lo trova a Milano

Più è lontano dagli intrighi vaticani, più Benedetto XVI incontra stima ed affetto. I suoi tre giorni nella capitale economica italiana sono stati un Inno alla Gioia. Come nella Nona Sinfonia di Beethoven. Come nelle nozze di Cana

di Sandro Magister

 


ROMA, 3 giugno 2012 – Lontano dalla curia vaticana, di Benedetto XVI compare il profilo autentico. Niente gli fa da schermo opaco. Il suo colloquio con la folla è diretto. La sua parola arriva intatta a chi ascolta.

È avvenuto così a Milano, tra venerdì 1 e domenica 3 giugno, con la visita del papa all'arcidiocesi dei santi Ambrogio e Carlo e al VII incontro mondiale delle famiglie, nel tripudio di almeno un milione di fedeli convenuti da molte nazioni.

Ed è avvenuto così soprattutto al di fuori dei discorsi ufficiali.

Ad esempio, nei momenti in cui papa Joseph Ratzinger ha risposto a braccio alle domande di adulti e bambini.

Oppure nei momenti in cui ha aperto squarci autobiografici sul "paradiso" della sua infanzia e sulla sua passione per la grande musica.

*

La grande musica che a Milano Benedetto XVI ha avuto occasione di ascoltare e di meditare è stata, al Teatro alla Scala, la sera del 1 giugno, la Nona Sinfonia di Beethoven diretta da Daniel Barenboim.

Il papa ha associato la "terribile dissonanza" che introduce la parte finale della sinfonia al dolore e alla distruzione che colpiscono gli uomini, non ultimo il terremoto che tuttora sconvolge una zona dell'Emilia, non lontano da Milano.

È una dissonanza che fa pensare a un Dio cieco e lontano, tutto solo sopra il cielo stellato, incurante del male nel mondo.

Ma a questo pensiero il papa ha detto di non arrendersi. L'ha detto con le parole stesse di Beethoven, cantate dal baritono: "Amici, non questi toni! Intoniamone altri di più attraenti e gioiosi". L'ha detto con lo slancio fiducioso dell'Inno alla Gioia di Schiller, che corona la sinfonia.

Una gioia che per i cristiani è quella di sapere Dio vicino. Il Dio "che soffre con noi e per noi, e così ha reso gli uomini e le donne capaci di condividere la sofferenza dell’altro e di trasformarla in amore". Il Dio adorato nell'eucaristia (come poco dopo, in effetti, è avvenuto nella cattedrale di Milano).

*

Quanto ai suoi interventi a braccio, Benedetto XVI ha esordito la mattina di sabato 2 giugno, nello stadio di San Siro gremito di giovani nell'età della cresima:

"Cari amici, non credete a chi vi dice che non vale la pena di parlare di vocazione alla vostra età. Un futuro grande pittore dipinge già da bambino. State attenti alla presenza del Signore. Forse ci chiama".

*

Ma il papa ha riempito di sue parole spontanee soprattutto la veglia del VII incontro mondiale delle famiglie, la sera dello stesso giorno.

Benedetto XVI ha risposto a cinque domande di famiglie di diversi continenti.

Ad esempio, nel rispondere a una famiglia della Grecia, il papa ha detto come affrontare la crisi economica che pesa su molti, rivolgendo un'esortazione anche alle parti politiche:

"Mi sembra che dovrebbe crescere il senso della responsabilità in tutti i partiti, che non promettano cose che non possono realizzare, che non cerchino solo voti per sé, ma siano responsabili per il bene di tutti e che si capisca che politica è sempre anche responsabilità umana, morale, davanti a Dio e agli uomini".

Ma le cose più originali il papa le ha dette nelle tre risposte riportate qui di seguito, la prima delle quali a una bambina vietnamita.

Per il programma completo e i testi integrali del viaggio di Benedetto, vedi nel sito del Vaticano:

> Visita pastorale all'arcidiocesi di Milano, 1-3 giugno 2012

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LE FAMIGLIE CHIEDONO, IL PAPA RISPONDE

Intervista con Benedetto XVI



1. LA MIA INFANZIA? UN PARADISO


D. – Ciao, papa! Sono Cat Tien, vengo dal Vietnam. Ho sette anni e ti voglio presentare la mia famiglia. Lui è il mio papà Dan, e la mia mamma si chiama Tao, e lui è il mio fratellino Binh. Mi piacerebbe tanto sapere qualcosa della tua famiglia e di quando eri piccolo come me…

R. – Grazie, carissima, e ai genitori: grazie di cuore. Allora, hai chiesto come sono i ricordi della mia famiglia: sarebbero tanti! Volevo dire solo poche cose. Il punto essenziale per la famiglia era per noi sempre la domenica, ma la domenica cominciava già il sabato pomeriggio. Il padre ci diceva le letture, le letture della domenica, da un libro molto diffuso in quel tempo in Germania, dove erano anche spiegati i testi. Così cominciava la domenica: entravamo già nella liturgia, in atmosfera di gioia.

Il giorno dopo andavamo a Messa. Io sono di casa vicino a Salisburgo, quindi abbiamo avuto molta musica – Mozart, Schubert, Haydn – e quando cominciava il Kyrie era come se si aprisse il cielo.

E poi a casa era importante, naturalmente, il grande pranzo insieme. E poi abbiamo cantato molto: mio fratello è un grande musicista, ha fatto delle composizioni già da ragazzo per noi tutti, così tutta la famiglia cantava. Il papà suonava la cetra e cantava; sono momenti indimenticabili.

Poi, naturalmente, abbiamo fatto insieme viaggi, camminate; eravamo vicino ad un bosco e così camminare nei boschi era una cosa molto bella: avventure, giochi eccetera.

In una parola, eravamo un cuore e un’anima sola, con tante esperienze comuni, anche in tempi molto difficili, perché era il tempo della guerra, prima della dittatura, poi della povertà. Ma questo amore reciproco che c’era tra di noi, questa gioia anche per cose semplici era forte e così si potevano superare e sopportare anche queste cose.

Mi sembra che questo fosse molto importante: che anche cose piccole hanno dato gioia, perché così si esprimeva il cuore dell’altro. E così siamo cresciuti nella certezza che è buono essere un uomo, perché vedevamo che la bontà di Dio si rifletteva nei genitori e nei fratelli.

E, per dire la verità, se cerco di immaginare un po’ come sarà in paradiso, mi sembra sempre il tempo della mia giovinezza, della mia infanzia. Così, in questo contesto di fiducia, di gioia e di amore eravamo felici e penso che in paradiso dovrebbe essere simile a come era nella mia gioventù. In questo senso spero di andare "a casa", andando verso "l’altra parte del mondo".


2. SPOSI "PER SEMPRE", COME IL VINO BUONO DI CANA


D. – Santità, siamo Fara e Serge, e veniamo dal Madagascar. [...] I modelli famigliari che dominano l'Occidente non ci convincono, ma siamo consci che anche molti tradizionalismi della nostra Africa vadano in qualche modo superati. [...] Vogliamo sposarci e costruire un futuro insieme. Vogliamo anche che ogni aspetto della nostra vita sia orientato dai valori del Vangelo. Ma parlando di matrimonio, Santità, c'è una parola che più d'ogni altra ci attrae e allo stesso tempo ci spaventa: il "per sempre"...

R. – Cari amici, grazie per questa testimonianza. La mia preghiera vi accompagna in questo cammino di fidanzamento e spero che possiate creare, con i valori del Vangelo, una famiglia "per sempre". Lei ha accennato a diversi tipi di matrimonio: conosciamo il "mariage coutumier" dell’Africa e il matrimonio occidentale. Anche in Europa, per dire la verità, fino all’Ottocento, c’era un altro modello di matrimonio dominante, come adesso: spesso il matrimonio era in realtà un contratto tra clan, dove si cercava di conservare il clan, di aprire il futuro, di difendere le proprietà, eccetera. Si cercava l’uno per l’altro da parte del clan, sperando che fossero adatti l’uno all’altro. Così era in parte anche nei nostri paesi. Io mi ricordo che in un piccolo paese, nel quale sono andato a scuola, era in gran parte ancora così.

Ma poi, dall’Ottocento, segue l’emancipazione dell’individuo, la libertà della persona, e il matrimonio non è più basato sulla volontà di altri, ma sulla propria scelta. Precede l’innamoramento, diventa poi fidanzamento e quindi matrimonio. In quel tempo tutti eravamo convinti che questo fosse l’unico modello giusto e che l’amore di per sé garantisse il "sempre", perché l’amore è assoluto, vuole tutto e quindi anche la totalità del tempo: è "per sempre".

Purtroppo, la realtà non era così: si vede che l’innamoramento è bello, ma forse non sempre perpetuo, così come è il sentimento: non rimane per sempre. Quindi, si vede che il passaggio dall’innamoramento al fidanzamento e poi al matrimonio esige diverse decisioni, esperienze interiori. Come ho detto, è bello questo sentimento dell’amore, ma deve essere purificato, deve andare in un cammino di discernimento, cioè devono entrare anche la ragione e la volontà; devono unirsi ragione, sentimento e volontà.

Nel rito del matrimonio la Chiesa non dice: "Sei innamorato?", ma "Vuoi?", "Sei deciso?". Cioè: l’innamoramento deve divenire vero amore coinvolgendo la volontà e la ragione in un cammino, che è quello del fidanzamento, di purificazione, di più grande profondità, così che realmente tutto l’uomo, con tutte le sue capacità, con il discernimento della ragione, la forza di volontà, dice: "Sì, questa è la mia vita".

Io penso spesso alle nozze di Cana. Il primo vino è bellissimo: è l’innamoramento. Ma non dura fino alla fine: deve venire un secondo vino, cioè deve fermentare e crescere, maturare. Un amore definitivo che diventi realmente "secondo vino" è più bello, migliore del primo vino. E questo dobbiamo cercare.

E qui è importante anche che l’io non sia isolato, l’io e il tu, ma che sia coinvolta anche la comunità della parrocchia, la Chiesa, gli amici. Questo, tutta la personalizzazione giusta, la comunione di vita con altri, con famiglie che si appoggiano l’una all’altra, è molto importante e solo così, in questo coinvolgimento della comunità, degli amici, della Chiesa, della fede, di Dio stesso, cresce un vino che va per sempre. Auguri a voi!


3. DIVORZIATI E RISPOSATI, "PIENAMENTE NELLA CHIESA"


D. – Santità, come nel resto del mondo, anche nel nostro Brasile i fallimenti matrimoniali continuano ad aumentare. Mi chiamo Maria Marta, lui è Manoel Angelo. Siamo sposati da 34 anni e siamo già nonni. In qualità di medico e psicoterapeuta familiare incontriamo tante famiglie, notando nei conflitti di coppia una più marcata difficoltà a perdonare e ad accettare il perdono, ma in diversi casi abbiamo riscontrato il desiderio e la volontà di costruire una nuova unione, qualcosa di duraturo, anche per i figli che nascono dalla nuova unione.

Alcune di queste coppie di risposati vorrebbero riavvicinarsi alla Chiesa, ma quando si vedono rifiutare i sacramenti la loro delusione è grande. Si sentono esclusi, marchiati da un giudizio inappellabile. Queste grandi sofferenze feriscono nel profondo chi ne è coinvolto; lacerazioni che divengono anche parte del mondo, e sono ferite anche nostre, dell'umanità tutta. Santo Padre, sappiamo che queste situazioni e che queste persone stanno molto a cuore alla Chiesa: quali parole e quali segni di speranza possiamo dare loro?

R. – Cari amici, grazie per il vostro lavoro di psicoterapeuti per le famiglie, molto necessario. Grazie per tutto quello che fate per aiutare queste persone sofferenti. In realtà, questo problema dei divorziati risposati è una delle grandi sofferenze della Chiesa di oggi. E non abbiamo semplici ricette. La sofferenza è grande e possiamo solo aiutare le parrocchie, i singoli ad aiutare queste persone a sopportare la sofferenza di questo divorzio.

Io direi che molto importante sarebbe, naturalmente, la prevenzione, cioè approfondire fin dall’inizio l’innamoramento in una decisione profonda, maturata; inoltre, l’accompagnamento durante il matrimonio, affinché le famiglie non siano mai sole ma siano realmente accompagnate nel loro cammino.

E poi, quanto a queste persone, dobbiamo dire – come lei ha detto – che la Chiesa le ama, ma esse devono vedere e sentire questo amore. Mi sembra un grande compito di una parrocchia, di una comunità cattolica, di fare realmente il possibile perché esse sentano di essere amate, accettate, che non sono "fuori" anche se non possono ricevere l’assoluzione e l’eucaristia: devono vedere che anche così vivono pienamente nella Chiesa.

Forse, se non è possibile l’assoluzione nella confessione, tuttavia un contatto permanente con un sacerdote, con una guida dell’anima, è molto importante perché possano vedere che sono accompagnati, guidati.

Poi è anche molto importante che sentano che l’eucaristia è vera e partecipata se realmente entrano in comunione con il corpo di Cristo. Anche senza la ricezione "corporale" del sacramento, possiamo essere spiritualmente uniti a Cristo nel suo corpo.

E far capire questo è importante. Che realmente trovino la possibilità di vivere una vita di fede, con la Parola di Dio, con la comunione della Chiesa e possano vedere che la loro sofferenza è un dono per la Chiesa, perché servono così a tutti anche per difendere la stabilità dell’amore, del matrimonio; e che questa sofferenza non è solo un tormento fisico e psichico, ma è anche un soffrire nella comunità della Chiesa per i grandi valori della nostra fede. Penso che la loro sofferenza, se realmente interiormente accettata, sia un dono per la Chiesa. Devono saperlo, che proprio così servono la Chiesa, sono nel cuore della Chiesa. Grazie per il vostro impegno.

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Nell'illustrazione: Paolo Veronese, Le nozze di Cana, 1563, Parigi, Museo del Louvre.

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Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

31.5.2012
> Caccia al ladro in Vaticano
Carte trafugate. Veleni. Arresti. Nella curia romana è guerra. Il licenziamento del presidente della banca. Le manovre del cardinale Bertone. I falsi amici del papa

27.5.2012
> Pentecoste sul Monte Athos
Viaggio sulla santa montagna della Chiesa ortodossa. Compiuto e raccontato la prima volta nel 1997. Cioè ora, quest'anno. Perché sull'Athos i tempi della terra fanno tutt'uno con l'oggi eterno del cielo

25.5.2012
> Diario Vaticano / Nomine in vista, italiani in bilico
Ai vertici della curia dieci dirigenti stanno per essere sostituiti. Sette di loro provengono dall'Italia. Svanirà questo primato? O Benedetto XVI lo confermerà? Nomi, cifre e nazionalità del governo centrale della Chiesa

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Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

A Milano un sogno. Sant'Ambrogio premier

"Amici, non questi toni". A Milano il papa volta pagina

Cosa prova un papa, quando è derubato in casa

 



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3.6.2012 

 

 
 
 

il santo uffizio mette in castigo le suore americane parte I

Post n°1104 pubblicato il 30 Aprile 2012 da terranuova0
Foto di terranuova0

Diario Vaticano / Il Sant'Uffizio mette in castigo le suore americane

La laedership "liberal" delle religiose degli Stati Uniti è stata di fatto esautorata. Per ordine del papa. Ecco il documento della congregazione per la dottrina della fede che spiega come e perché

di Sandro Magister

 


CITTÀ DEL VATICANO, 30 aprile 2012 – La congregazione per la dottrina della fede ha dato incarico all'arcivescovo di Seattle, James Peter Sartain, di riportare sulla retta via la "Leadership Conference of Women Religious", la conferenza delle superiore religiose degli Stati Uniti d'America, in sigla LCWR, il cartello che collega la gran parte delle comunità di suore del paese.

Lo assisteranno nell'impresa i vescovi Leonard P. Blair di Toledo, Ohio, e Thomas J. Paprocki di Springfield, Illinois. Il primo è stato anche l'autore dell'indagine durata due anni, nel 2009 e nel 2010, che ha portato a questa decisione.

Lo stesso giorno della nomina di Sartain a "commissario", il 18 aprile, la congregazione per la dottrina della fede ha anche reso pubblico un proprio documento di otto pagine, in inglese, che ricostruisce i precedenti della decisione e soprattutto ne espone i motivi.

Il principale motivo addotto è che la conferenza delle superiore religiose degli Stati Uniti ha dato libero corso a tesi e a indirizzi giudicati da Roma incompatibili con la retta dottrina e particolarmente pericolosi per "l'influenza che la LCWR esercita sulle congregazioni religiose in altre parti per mondo".

Il documento della congregazione per la dottrina della fede è tradotto integralmente più sotto.

Tra le accuse che la Santa Sede rivolge alla conferenza delle superiore religiose americane c'è l'assecondamento della tendenza ad andare "oltre la Chiesa" e persino "oltre Gesù", come teorizzato in un discorso del 2007 della suora domenicana Laurie Brink.

Un'altra accusa riguarda la resistenza di alcuni gruppi di suore ad accettare che al centro della loro vita comunitaria ci sia la messa, in quanto celebrata da un sacerdote maschio.

Un'altra ancora ricorda l'opposizione della LCWR, nel 1977, alla dichiarazione "Inter insigniores" approvata l'anno precedente da Paolo VI, che ribadiva la riserva agli uomini dell'ordinazione sacerdotale. Un "pubblico rifiuto" – rimarca il documento della congregazione per la dottrina della fede – che in seguito "non è stato mai ritrattato".

Sulla base di queste e di altre imputazioni – tra cui il silenzio sull'aborto e l'eutanasia – il 12 gennaio 2011 la congregazione per la dottrina della fede deliberò che lo sbandamento dottrinale e disciplinare della LCWR doveva essere fermato.

E due giorni dopo, il 14 gennaio, Benedetto XVI in persona ordinò al prefetto della congregazione per la dottrina della fede, l'americano William J. Levada, di procedere a mettere in pratica la delibera.

*

Nel frattempo, anche la congregazione vaticana per i religiosi aveva in corso dal 2008 una visita apostolica tra le comunità religiose femminili degli Stati Uniti.

A sollecitare l'ispezione erano stati soprattutto alcuni cardinali degli Stati Uniti, sia di curia che residenziali, con una conoscenza diretta degli orientamenti "problematici" della LCWR.

Il cardinale Franc Rodé, prefetto della congregazione per i religiosi fino a tutto il 2010, aveva dato il via a una visita apostolica piuttosto arcigna nei confronti della LCWR. Ma da quando, il 4 gennaio 2011, subentrò a lui il cardinale brasiliano João Braz de Aviz, focolarino, e, prima ancora, da quando diventò segretario della medesima congregazione il redentorista americano Joseph W. Tobin, la visita apostolica proseguì e si concluse in forma molto più conciliante.

Questo cambio della guardia al vertice della congregazione per i religiosi non era piaciuto affatto ai cardinali degli Stati Uniti allora residenti a Roma – Levada, Raymond L. Burke, James F. Stafford, Bernard F. Law, John P. Foley –, tant'è vero che nessuno di loro assistette all'ordinazione episcopale di Tobin nella basilica di San Pietro, il 9 ottobre 2010.

Ha destato poi sorpresa, e non solo tra i cardinali americani, la successiva  nomina a sottosegretario della congregazione per i religiosi di suor Nicla Spezzati, che non usa vestire l'abito da suora, come abitualmente non lo vestono le suore del gruppo dirigente della LCWR (vedi foto).

Sta di fatto che la visita apostolica promossa dalla congregazione vaticana per i religiosi è finita su un binario morto.

Mentre al contrario procede con effetto dirompente la parallela iniziativa della congregazione per la dottrina della fede, che in più ha avuto l'approvazione esplicita del papa ed è ora, di fatto, l'unica effettiva iniziativa condotta dalla Santa Sede per invertire la rotta della LCWR.

*

A proposito della LCWR va tenuto presente che – caso più unico che raro – negli Stati Uniti le superiore delle congregazioni religiose femminili non sono collegate in un'unica associazione, come ad esempio accade in Italia.

All’inizio degli anni Novanta, infatti, proprio per la deriva "liberal" che caratterizzava già allora i vertici della LCWR e che induceva varie comunità di suore ad allontanarsene, la Santa Sede autorizzò la nascita negli Stati Uniti di una associazione parallela, il "Council of Major Superiors of Women Religious", in sigla CMSWR, più fedele al magistero. A questa associazione aderisce suor Mary Clare Millea, sorella del cerimoniere pontificio William Millea, la quale ha guidato la visita apostolica promossa dalla congregazione per i religiosi.

Al CMSWR fanno riferimento circa il 20 per cento delle 57 mila suore degli Stati Uniti. In base a una ricerca del 2009 della Georgetown University, la loro età media è di 60 anni, mentre quella delle suore della LCWR è molto più avanzata, è di 74 anni.

Inoltre, secondo la stessa ricerca, mentre il 43 per cento delle comunità di suore collegate al CMSWR avevano ciascuna, nel 2009, cinque o più novizie in formazione, solo il 9 per cento di quelle facenti capo alla LCWR potevano vantare lo stesso numero di nuove vocazioni. Moderne e "liberal", le seconde, ma visibilmente sterili e in via di estinzione.

 
 
 

Il Sant'Uffizio mette in castigo le suore americane parte II

Post n°1103 pubblicato il 30 Aprile 2012 da terranuova0

Congregatio Pro Doctrina Fidei

VALUTAZIONE DOTTRINALE DELLA "
LEADERSHIP CONFERENCE OF WOMEN RELIGIOUS"

I. Introduzione

Il contesto nel quale meglio si colloca questa valutazione dottrinale della "Leadership Conference of Women Religious", la conferenza delle superiore religiose degli Stati Uniti d'America, è espresso da papa Giovanni Paolo II nell'esortazione apostolica postsinodale "Vita consecrata" del 1996. Riflettendo sul genio e sul carisma della vita religiosa nella Chiesa, papa Giovanni Paolo II dice: "Nei fondatori e nelle fondatrici appare sempre vivo il senso della Chiesa, che si manifesta nella loro partecipazione piena alla vita ecclesiale in tutte le sue dimensioni e nella pronta obbedienza ai pastori, specialmente al romano pontefice. In questo orizzonte di amore verso la santa Chiesa, 'colonna e sostegno della verità' (1 Tm 3, 15), ben si comprendono... la piena comunione ecclesiale che santi e sante, fondatori e fondatrici, hanno condiviso in epoche e circostanze fra loro diverse e spesso molto difficili. Sono esempi ai quali le persone consacrate devono fare costante riferimento, per resistere alle spinte centrifughe e disgregatrici, oggi particolarmente attive. Un aspetto qualificante di questa comunione ecclesiale è l'adesione di mente e di cuore al magistero dei vescovi, che va vissuta con lealtà e testimoniata con chiarezza davanti al popolo di Dio da parte di tutte le persone consacrate, particolarmente da quelle impegnate nella ricerca teologica e nell'insegnamento, nelle pubblicazioni, nella catechesi, nell'uso dei mezzi di comunicazione sociale. Poiché le persone consacrate occupano un posto speciale nella Chiesa, il loro atteggiamento a questo proposito ha grande rilievo per l'intero popolo di Dio" (n. 46).

La Santa Sede riconosce con gratitudine il grande contributo delle religiose alla Chiesa negli Stati Uniti, come si vede in particolare in molte scuole, cliniche e istituzioni di aiuto ai poveri che sono state create e gestite da religiose negli anni. Papa Giovanni Paolo II ha ben espresso questa gratitudine nel suo incontro con religiose degli Stati Uniti a San Francisco il 17 settembre 1987, quando disse: "Gioisco per il vostro amore profondo nei confronti della Chiesa e per il vostro generoso servizio al popolo di Dio... La validità dei sistemi sanitari e educativi cattolici e la rete altamente progredita dei servizi sociali nella Chiesa non esisterebbero oggi, se non fosse per la dedizione più che giustificata e per l’abnegazione di coloro che ci hanno preceduto. Il vigore spirituale di tanti cattolici testimonia gli sforzi di generazioni di religiosi in questo paese. La storia della Chiesa di questo paese si identifica per la maggior parte con la vostra storia al servizio al popolo di Dio". Il rinnovamento della "Leadership Conference of Women Religious" che è lo scopo di questa valutazione dottrinale è a sostegno di questo essenziale carisma delle religiose, che è così naturale nella vita e nella crescita della Chiesa cattolica negli Stati Uniti.

Pur riconoscendo che questa valutazione dottrinale riguarda una particolare conferenza di superiore religiose e quindi non intende formulare un giudizio sulla fede e la vita delle religiose nelle singole congregazioni che fanno parte di tale conferenza, tuttavia la valutazione mette in luce seri problemi dottrinali che segnano molte vite consacrate. A livello dottrinale, questa crisi è caratterizzata da una perdita di vista del centro focale cristologico che fa da fondamento alla consacrazione religiosa, che porta a sua volta alla perdita di un "costante e vivo senso della Chiesa" in alcune religiose. Questa valutazione dottrinale muove da una sincera preoccupazione per la vita di fede in alcuni istituti di vita consacrata e società di vita apostolica. Essa muove anche dalla convinzione che l'opera di ogni conferenza di superiore religiose può e deve essere un mezzo fruttuoso per affrontare la situazione contemporanea e per sostenere la vita religiosa nel suo senso più "radicale", cioè nella fede nella quale è radicata. Secondo la legge canonica, le conferenze delle superiore sono un'espressione della collaborazione tra la Santa Sede, le superiore generali e le locali conferenze episcopali, a sostegno della vita consacrata. La finalità complessiva della valutazione dottrinale è, di conseguenza, quella di assistere la "Leadership Conference of Women Religious" degli Stati Uniti nell'attuare un'ecclesiologia di comunione fondata sulla fede in Gesù Cristo e nella Chiesa, come fondamento essenziale per il suo importante servizio alle comunità religiose e a tutte coloro che sono nella vita consacrata.


II. La valutazione dottrinale


La decisione della congregazione per la dottrina della fede (CDF) di impegnarsi in una valutazione dottrinale della "Leadership Conference of Women Religious" (LCWR) fu comunicata alla presidenza della LCWR nel corso del suo incontro con il cardinale William Levada a Roma l'8 aprile 2008. In quell'incontro, tre principali aree di preoccupazione furono indicate come motivo della decisione della CDF di dar corso alla valutazione:

A) Discorsi alle assemblee della LCWR – Vari discorsi tenuti durante le assemblee annuali della LCWR contengono affermazioni problematiche e seri errori teologici ed anche dottrinali. Il cardinale ha portato come esempio specifici passaggi di una riflessione di suor Laurie Brink su alcune religiose "che si muovono oltre la Chiesa" o anche oltre Gesù. Questo è un affronto non solo a fondamentali credenze cattoliche; un simile rifiuto della fede è anche un serio motivo di scandalo ed è incompatibile con la vita religiosa. Simili inaccettabili posizioni corrono abitualmente senza essere criticate nella LCWR, che dovrebbe fornire alle congregazioni che ne fanno parte gli strumenti per formare una visione ecclesiale della vita religiosa, e quindi aiutarle a correggere una visione erronea della fede cattolica, come importante esercizio di carità. Alcuni potrebbero vedere nelle tesi di suor Brink un ritratto fenomenologico della vita religiosa oggi. Ma i pastori della Chiesa dovrebbero vedervi anche un'invocazione d'aiuto.

B) Strategie di dissenso organizzato – Il cardinale ha parlato di questo aspetto facendo riferimento alle lettere che la CDF ha ricevuto da "gruppi dirigenti" di varie congregazioni, tra cui responsabili della LCWR, di contestazione delle direttive della Santa Sede riguardo alla questione dell'ordinazione delle donne e di un corretto approccio pastorale al ministero di persone omosessuali, in particolare lettere riguardanti le conferenze di "New Ways Ministry". I contenuti delle lettere fanno pensare che queste suore prendano collettivamente una posizione non in accordo con l'insegnamento della Chiesa sulla sessualità umana. Il problema si fa serio quando tali "gruppi dirigenti" non danno una guida effettiva e un esempio alle loro comunità, ma si pongono essi stessi al di fuori dell'insegnamento della Chiesa.

C) Femminismo radicale – Il cardinale ha fatto notare una prevalenza di certi temi femministi radicali incompatibili con la fede cattolica in alcuni dei programmi e delle presentazioni patrocinate dalla LCWR, incluse interpretazioni teologiche che rischiano di distorcere la fede in Gesù e nel suo Padre amorevole che inviò il Figlio suo per la salvezza del mondo. Per di più, alcune argomentazioni sul "patriarcato" distorcono la forma in cui Gesù ha strutturato la vita sacramentale nella Chiesa; altre addirittura minano le dottrine rivelate della Santa Trinità, la divinità di Cristo e l'ispirazione delle Sacre Scritture.

Di conseguenza, in una lettera datata 18 febbraio 2009, la CDF confermò la sua decisione di effettuare una valutazione dottrinale della LCWR e nominò monsignor Leonard Blair, vescovo di Toledo, Ohio, come delegato della CDF per la valutazione. Questa decisione fu ulteriormente discussa con le dirigenti della LCWR durante la loro visita alla CDF il 22 aprile 2009. Durante questo incontro, il cardinale Levada confermò che la valutazione dottrinale arrivava come risultato di vari anni di esame del contenuto dottrinale di affermazioni da parte della LCWR e delle sue conferenze annuali. L'interesse primario della valutazione è la dottrina della fede che è stata rivelata da Dio in Gesù Cristo, presentata in forma scritta nelle Scritture divinamente ispirate, e consegnata alla Tradizione apostolica sotto la guida del magistero della Chiesa. È questo insegnamento apostolico, così riccamente e pienamente insegnato dal Concilio Vaticano II, che deve sostenere l'opera di una conferenza di superiore religiose la quale, per sua natura, ha un legame canonico con la Santa Sede e comprende molte congregazioni che sono di diritto pontificio.

Monsignor Leonard Blair trasmise una serie di "Osservazioni" dottrinali alla LCWR in una lettera datata 11 maggio 2009 e successivamente incontrò la sua presidenza il 27 maggio 2009. La presidenza della LCWR rispose alle "Osservazioni" in una lettera datata 20 ottobre 2009. Sulla base di questa risposta e della successiva corrispondenza tra la presidenza della LCWR e il delegato, il vescovo Blair sottopose le sue risultanze alla CDF il 22 dicembre 2009.

Il 25 giugno 2010 il vescovo Blair presentò un'ulteriore documentazione sul contenuto del "Manuale per la guida alla leadership" edito dalla LCWR, così come sulle organizzazioni associate alla LCWR, in particolare  "Network" e "The Resource Center for Religious Institutes". La documentazione mette in luce che, mentre c'è un grande impegno da parte della LCWR nel promuovere obiettivi di giustizia sociale in armonia con la dottrina sociale della Chiesa, essa tace sul diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale, una questione che pure è al centro del vivace dibattito pubblico sull'aborto e l'eutanasia negli Stati Uniti. Inoltre, materie di cruciale importanza per la vita della Chiesa e della società, come la visione  d'ispirazione biblica della Chiesa circa la vita di famiglia e la sessualità umana non hanno spazio nell'agenda della LCWR nel modo promosso dall'insegnamento della Chiesa. Per di più, occasionali dichiarazioni pubbliche da parte della LCWR che si distaccano o confliggono con le posizioni prese dai vescovi, che sono gli autentici maestri della Chiesa nella fede e nella morale, sono incompatibili con le sue finalità.

L'intera documentazione della valutazione dottrinale, incluse le risposte della LCWR, è stata presentata alla sessione ordinaria dei cardinali e dei vescovi membri della CDF il 12 gennaio 2011. Le decisioni di questa sessione ordinaria sono state:

1) L'attuale situazione dottrinale e pastorale della LCWR è grave ed è oggetto di seria preoccupazione, data anche l'influenza che la LCWR esercita sulle congregazioni religiose in altre parti per mondo;

2) Dopo che la visita in corso delle comunità religiose femminili negli Stati Uniti sarà giunta a una conclusione, la Santa Sede dovrà intervenire con i prudenti passi necessari ad effettuare una riforma della LCWR;

3) La congregazione per la dottrina della fede esaminerà la varie forme di intervento canonico praticabili per la soluzione degli aspetti problematici presenti nella LCWR.

Il Santo Padre, papa Benedetto XVI, in un'udienza concessa il 14 gennaio 2011 al prefetto della congregazione per la dottrina della fede, cardinale William Joseph Levada, ha approvato le decisioni della sessione ordinaria della congregazione e ha ordinato la loro messa in pratica. Questo atto del Santo Padre deve essere compreso in virtù del mandato dato dal Signore a Simon Pietro come alla roccia sulla quale è fondata la sua Chiesa (cfr. Luca 22, 32): "Ho pregato per te, Pietro, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta tornato a me, conferma la fede dei tuoi fratelli e sorelle". Questo passo della Scrittura è stato applicato al ruolo del successore di Pietro come capo del collegio apostolico dei vescovi; ma si applica anche al ruolo del papa come pastore supremo e pastore della Chiesa universale. Non ultime, nel gregge al quale la cura pastorale del papa è diretta, vi sono le religiose di vita apostolica, che nei secoli passati sono state così determinanti nell'edificare la fede e la vita della santa Chiesa di Dio e nel testimoniare l'amore di Dio per l'umanità in così numerose opere di cairtà e di apostolato.

Da quando il rapporto finale della visita apostolica delle religiose negli Stati Uniti è stato consegnato alla Santa Sede (nel dicembre 2011), la CDF si dedica all'attuazione delle sopra dette decisioni approvate dal Santo Padre in quanto sviluppo del suo impegno a sostegno della Chiesa negli Stati Uniti. Al fine di questa attuazione, e consultandosi con la congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica (CICLSAL) e con la congregazione per i vescovi, la congregazione per la dottrina della fede ha deciso di eseguire il mandato di coadiuvare la necessaria riforma della "Leadership Conference of Women Religious" tramite la nomina di un arcivescovo delegato, il quale – con l'assistenza di un gruppo di consulenti (vescovi, preti e religiose) – si metterà al lavoro con la dirigenza della LCWR per attuare gli obiettivi necessari ad affrontare i problemi messi in evidenza da questo documento. Il mandato dato al delegato assicura le strutture e la flessibilità per il delicato lavoro di tale attuazione.

L'avvio di un simile sforzo comune sembra più che mai opportuno in vista di un'attuazione delle raccomandazioni della recente visita apostolica delle religiose negli Stati Uniti e in vista quest'anno del 50mo anniversario dell'inizio del Concilio Vaticano II, la cui visione teologica e le cui raccomandazioni pratiche per la vita consacrata possono servire come un provvidenziale inquadramento per la revisione e il rinnovamento della vita religiosa negli Stati Uniti, come pure a motivo del mandato della legge della Chiesa per l'opera di questa conferenza delle superiore maggiori, alla quale appartiene la grande maggioranza delle congregazioni religiose femminili negli Stati.Uniti.


III. Attuazione: Conclusioni della valutazione dottrinale e del mandato


1) Principali risultanze della valutazione dottrinale


– Assemblee generali della LCWR, discorsi e testi occasionali

Uno dei mezzi principali con cui la LCWR promuove la sua particolare visione della vita religiosa sono le assemblee annuali che organizza. Mentre era in corso la valutazione, il vescovo Blair, nella sua lettera dell'11 maggio 2009, tracciò un profilo della presidenza della LCWR sulla base di uno studio e di una valutazione dottrinale di relazioni introduttive, di discorsi della presidenza e di discorsi di assegnazione dei ruoli dirigenti, su un periodo di 10 anni. Questo studio scoprì che i discorsi, sebbene di per sé non teologici dal punto di vista accademico, hanno significato dottrinale e contenuto e implicazioni morali che spesso contraddicono o ignorano l'insegnamento del magistero.

Nella sua replica, la presidenza della LCWR ha sostenuto che essa non invita consapevolmente oratori che hanno posizioni contrarie all'insegnamento della Chiesa "quando questo è stato proclamato come insegnamento dotato di autorità". Inoltre, la presidenza sostiene che le asserzioni fatte dagli oratori appartengono a loro e non implicano adesione da parte della LCWR. Dati i fatti esaminati, tuttavia, questa replica è inadeguata. Il Concilio Vaticano II indica chiaramente che un autentico insegnamento della Chiesa richiede la religiosa sottomissione dell'intelletto e della volontà, e non è limitato alle definizioni dogmatichei o alle dichiarazioni "ex cathedra" (cfr. "Lumen gentium", 25). Ad esempio, la LCWR espresse pubblicamente nel 1977 il suo rifiuto di assentire all'insegnamento di "Inter insigniores" sulla riserva dell'ordinazione sacerdotale ai soli uomini. Questo pubblico rifiuto non è mai stato ritrattato. Oltre a questo, la CDF sa che gli oratori alle conferenze o alle assemblee generali non sottopongono i loro testi a un previo controllo della presidenza della LCWR. E, come la valutazione ha dimostrato, la somma di questi discorsi negli anni è una materia di seria preoccupazione.

Parecchi dei discorsi alle conferenze della LCWR delineano una visione o fanno una descrizione della vita religiosa che non è conforme alla fede e alla prassi della Chiesa. Dal momento che la dirigenza della LCWR non ha offerto nessun chiarimento circa queste asserzioni, alcuni potrebbero ricavare che simili posizioni siano condivise da essa. In quanto ente approvato dalla Santa Sede per il coordinamento e il sostegno delle comunità religiose negli Stati Uniti, la LCWR ha anche un'effettiva responsabilità per la promozione della fede e per fornire alle comunità che ne fanno parte e al più vasto pubblico cattolico chiare e persuasive posizioni a sostegno della visione della Chiesa della vita religiosa.

Alcuni oratori sostengono che dissentire dalla dottrina della Chiesa è giustificato come esercizio dell'ufficio profetico. Ma ciò è basato su un'errata comprensione della dinamica della profezia nella Chiesa: significa giustificare il dissenso postulando la possibilità di una divergenza tra il magistero della Chiesa e una "legittima" intuizione teologica di qualcuno dei fedeli. La "profezia", come principio metodologico, è qui diretta contro il magistero dei pastori della Chiesa, quando invece la vera profezia è una grazia che accompagna l'esercizio delle responsabilità della vita cristiana e dei ministeri dentro la Chiesa, regolato e verificato dalla fede e dall'ufficio d'insegnamento della Chiesa.

L'analisi delle assemblee generali, dei discorsi della presidenza e dei testi occasionali rivela, quindi, un duplice problema. Il primo consiste in un errore esplicito (cioè le affermazioni dottrinalmente problematiche o il formale rifiuto dell'insegnamento della Chiesa rinvenuti in discorsi pronunciati alle assemblee generali o alle conferenze organizzate dalla LCWR). Il secondo livello del problema concerne il silenzio e l'inazione della LCWR di fronte a simili errori, posta la sua responsabilità di sostenere una visione della vita religiosa in armonia con quella della Chiesa e di promuovere una solida base dottrinale per la vita religiosa. Con questa valutazione, la CDF intende assistere la LCWR nel collocare la sua attività dentro un più ampio contesto di vita religiosa nella Chiesa universale, al fine di promuovere una visione della vita consacrata coerente con l'insegnamento della Chiesa. In questo più ampio contesto, la CDF nota l'assenza di iniziative da parte della LCWR finalizzate a promuovere l'accoglimento dell'insegnamento della Chiesa, specialmente su questioni difficili come quelle della lettera apostolica "Ordinatio sacerdotalis" di papa Giovanni Paolo II e dell'insegnamento della Chiesa sull'omosessualità.


– Il ruolo della LCWR nella formazione dottrinale delle superiore religiose e delle formatrici

Gli indirizzi programmatici per le nuove superiore e formatrici delle comunità membro e altri materiali forniti a queste comunità sono un campo in cui la LCWR esercita la sua influenza. La valutazione dottrinale ha scoperto che molti dei materiali preparati dalla LCWR con questo scopo (testi occasionali, il manuale dal titolo "Systems Thinking Handbook") non hanno una sufficiente fondazione dottrinale. Questi materiali raccomandano percorsi di dialogo, per esempio quando delle suore dissentono su materie fondamentali della fede cattolica o della pratica morale, ma non è chiaro se questo dialogo è finalizzato all'accettazione dell'insegnamento della Chiesa. A questo proposito, il "Systems Thinking Handbook" presenta una situazione in cui delle suore discutono se l'Eucaristia debba essere al centro di una speciale celebrazione della comunità, dal momento che la celebrazione della messa richiede un prete ordinato, cosa che alcune suore trovano "contestabile". Secondo il "Systems Thinking Handbook" questa difficoltà è radicata in diversità a livello di credenze, ma anche in diversi modelli cognitivi (il "modo di pensare occidentale" in quanto opposto a un "modello mentale organico"). Questi modelli, invece che l'insegnamento della Chiesa, sono offerti come strumenti per la soluzione della controversia se celebrare o no la messa. Quindi il "Systems Thinking Handbook" presenta un modello neutro di leadership delle congregazioni che non dà la dovuta attenzione alla responsabilità che le superiore sono chiamate ad esercitare, in particolare quella di guidare le suore verso un più grande apprezzamento o assimilazione della verità della fede cattolica.

Il rapporto finale della visita apostolica delle comunità religiose femminili negli Stati Uniti (luglio 2011) ha rilevato che i programmi di formazione di numerose comunità che fanno parte della LCWR non avevano un significativo contenuto dottrinale ma piuttosto erano orientati verso una formazione professionale riguardante particolari aspetti della cura ministeriale dell'istituto. Di altri programmi si è riscontrato che insistevano sul loro carisma e sulla loro storia, e/o sull'insegnamento sociale della Chiesa o sulla giustizia sociale in generale, con scarsa attenzione alla dottrina cattolica di base, come quella contenuta nell'autorevole testo del Catechismo della Chiesa cattolica. Sebbene questi programmi di formazione non siano direttamente oggetto di questa valutazione dottrinale, si può comunque ricavare che questa confusione sull'autentica dottrina di fede della Chiesa è ingigantita, invece che corretta, dalla mancanza di contenuto dottrinale negli strumenti forniti dalla LCWR alle superiore e alle formatrici. La confusione dottrinale che per anni ha minato una solida catechesi dimostra il bisogno di una corretta formazione dottrinale – sia iniziale che permanente – per le religiose e le novizie così come per i preti, i seminaristi e i laici impegnati nei ministeri e nella vita apostolica. In questo modo, possiamo sperare che l'attuale cultura secolarizzata, con il suo impatto negativo sulla vera identità delle religiose come cristiane e membra della Chiesa, sulla loro pratica religiosa, sulla vita comune e sulla loro autentica spiritualità cristiana, vita morale, pratica liturgica, possa essere più facilmente superata.


2) Il mandato per l'attuazione della valutazione dottrinale


Nella legge universale della Chiesa (per la Chiesa latina il codice di diritto canonico, CIC), i canoni 708 e 709 riguardano l'istituzione e l'operato di conferenze di superiore maggiori:

Can. 708: "I Superiori maggiori possono utilmente associarsi in conferenze o consigli per conseguire più agevolmente, nell'unione delle forze, il fine proprio dei singoli istituti, salvi sempre l'autonomia, l'indole e lo spirito proprio di ognuno, sia per trattare affari di comune interesse, sia per instaurare un opportuno coordinamento e cooperazione con le conferenze dei Vescovi ed anche con i singoli Vescovi".

Can. 709: "Le conferenze dei Superiori maggiori abbiano i propri statuti approvati dalla Santa Sede, dalla quale unicamente possono essere erette, anche in persone giuridiche, e sotto la cui suprema direzione esse rimangono".

Alla luce di questi canoni e a seguito delle rilevazioni della valutazione dottrinale, è chiaro che va posta la più grande enfasi sia sulle relazioni della LCWR con le conferenze episcopali, sia sul bisogno di fornire una corretta fondazione dottrinale nella fede della Chiesa, "per conseguire più agevolmente, nell'unione delle forze, il fine proprio dei singoli istituti".

Di conseguenza, allo scopo di attuare un processo di revisione e di conformazione agli insegnamenti e alla disciplina della Chiesa, la Santa sede, tramite la congregazione per la dottrina della fede, nominerà un arcivescovo delegato, assistito da due vescovi, per la revisione, la guida e l'approvazione, ove necessario, dell'operato della LCWR. Il delegato riferirà alla CDF, la quale informerà e consulterà la congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica e la congregazione per i vescovi.

Il mandato del delegato include i seguenti compiti:

1) Rivedere gli statuti della LCWR per assicurare una più grande chiarezza circa la finalità della missione e le responsabilità di questa conferenza di superiore maggiori. Gli statuti revisionati saranno sottoposti alla Santa Sede per l'approvazione da parte della CICLSAL.

2) Rivedere i piani e i programmi della LCWR, incluse le assemblee generali e le pubblicazioni, per assicurare che la finalità della missione della LCWR sia adempiuta in accordo con gli insegnamenti e la disciplina della Chiesa. In particolare:

– Il "Systems Thinking Handbook" sarà ritirato dalla circolazione durante il periodo di revisione;
– I programmi della LCWR per le (future) superiore e formatrici saranno riformati;
– Gli oratori e conduttori dei principali programmi saranno soggetti all'approvazione del delegato.

3) Creare nuovi programmi della LCWR per le congregazioni che ne fanno parte, per lo sviluppo di materiali di formazione iniziale e permanente che forniscano una comprensione approfondita della dottrina di fede della Chiesa.

4) Rivedere e far da guida all'osservanza di norme e testi liturgici. Per esempio:

– L'Eucaristia e la Liturgia delle Ore avranno un posto prioritario negli eventi e nei programmi della LCWR.

5) Rivedere i legami della LCWR con le organizzazioni affiliate, ad esempio "Network" e "Resource Center for Religious Life".

Il mandato del delegato sarà fino a cinque anni, come si riterrà necessario. Al fine di assicurare il necessario collegamento con la conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (a norma del Can. 708), alla conferenza episcopale sarà richiesto di stabilire un collegamento formale (ad esempio in forma di commissione) con il delegato e i vescovi che l'assistono. Al fine di facilitare il conseguimento di questi obiettivi, il delegato è autorizzato a formare un gruppo di consulenti (preti, religiose, esperti) che lo assista nel lavoro di attuazione.

Sarà compito dell'arcivescovo delegato lavorare in modo collaborativo con le responsabili della LCWR per conseguire gli obiettivi delineati in questo documento, e di riferire alla Santa Sede sui progressi del suo lavoro. Tali rapporti saranno esaminati con il delegato in regolari incontri interdicasteriali della CDF e della CICLSAL. In questo modo, la Santa Sede spera di offrire un importante contributo al futuro della vita religiosa nella Chiesa negli Stati Uniti.

__________


Il commento del cardinale Levada, pubblicato sul sito web della conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti:

> Statement of Cardinal William Levada on the Docrinal Assesment of the LCWR

30.4.2012 

 

 
 
 

LA CARNE E LO SPIRITO di Antimo Ceparano

Post n°1102 pubblicato il 25 Aprile 2012 da terranuova0
Foto di terranuova0

E’ difficile cercare di comprendere le cose che sfuggono. Non sono matto. E’ dalle cose che sfuggono che possiamo ricavare delle verità. Le cose che sono ovvie anche se nascondono delle verità spesso non ci dicono niente perché sono ovvie!!! L’acqua nasconde tanti segreti ma viene considerata non degna di riflessioni proprio perché ci è nota, o almeno così crediamo che sia.

Vedi quando ero un bambino vivevo in un quartiere popolare dove chi esercitava il mestiere di usciere presso un qualsiasi ente era considerato un privilegiato. Una persona importante. Non esistevano personaggi al di sopra di un usciere. Viveva, però, tra di noi, nello stesso quartiere, un ragioniere che lavorava presso un’importante società assicuratrice: costui era per noi una sorte di re. Di sovrano benevole da ammirare e da ossequiare. Era un brav’uomo, preoccupato di manifestare la propria simpatia verso i clerico-fascisti ed onorato a tal punto, anche da me, che ignorava la diffusa simpatia degli abitanti del rione verso i partiti di estrazione popolare. Ho scoperto, anni dopo  che le cose e gli uomini che mi circondavano in quel periodo hanno segnato la mia carne. E’ la materia che segna la materia. Di quel periodo la mia carne ha conservato il segno di chi crede nel senso dell’onore. Ha ereditato il rifiuto di rifugiarsi nei propri malanni (la mia condizione di poliomielitico è da me rifiutata e non ne beneficio in termini di agevolazione sociale). Credo che il mio Spirito ha seguito quello che la carne gli ha indicato. Vi è un’alleanza tra la carne e lo Spirito che rivela l’equilibrio o l’instabilità che le cose e gli uomini hanno prodotto nell’uomo attraverso la loro testimonianza. Vedi, amico mio, credo che ciò che viene oggi considerato devianza nei comportamenti, sia sessuali che più in generale sociale, sia da attribuire, in gran parte, alle cose e agli uomini che abbiamo incontrato, così come ciò che di buono c’è in noi ha la stessa origine.

Non vi è quindi libertà? Il peccato indica la schiavitù incolpevole dell’uomo? No. Io non dico che l’uomo manchi di libertà o che il peccato sia una via verso la giustificazione. Affermo solo che ciò che ci è dato è uno strumento e come tale indirizza la persona verso un pensiero. E’ chiaramente una prima fase che avviene nella crescita umana a cui seguirà la riflessione e l’accettazione o meno (questa volta senza la mediazione della carne)  di ciò che la materia ha indicato al nostro percorso spirituale.

E’ una traccia di riflessione. Se vuoi accoglierla te ne sarò grato

 
 
 

LA VOCAZIONE DELLA COPPIA

Post n°1101 pubblicato il 22 Aprile 2012 da terranuova0
Foto di terranuova0

 
 
 

OMELIA DI DON GIORGIO

Post n°1100 pubblicato il 14 Aprile 2012 da terranuova0
Foto di terranuova0

 
 
 

"Con la risurrezione di Gesù, Dio ha detto nuovamente: Sia la luce!".

Post n°1099 pubblicato il 08 Aprile 2012 da terranuova0

Il Big Bang della nuova creazione, raccontato dal papa

"Con la risurrezione di Gesù, Dio ha detto nuovamente: Sia la luce!". L'omelia della veglia di Pasqua, nella notte del 7 aprile 2012, nella basilica di San Pietro

di Benedetto XVI

 


Cari fratelli e sorelle!

Pasqua è la festa della nuova creazione. Gesù è risorto e non muore più. Ha sfondato la porta verso una nuova vita che non conosce più né malattia né morte. Ha assunto l’uomo in Dio stesso. "Carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio", aveva detto Paolo nella prima lettera ai Corinzi (15, 50). Lo scrittore ecclesiastico Tertulliano, nel secolo III, in riferimento alla risurrezione di Cristo e alla nostra risurrezione aveva l’audacia di scrivere: "Abbiate fiducia, carne e sangue, grazie a Cristo avete acquistato un posto nel Cielo e nel regno di Dio" (CCL II 994). Si è aperta una nuova dimensione per l’uomo. La creazione è diventata più grande e più vasta. La Pasqua è il giorno di una nuova creazione, ma proprio per questo la Chiesa comincia in tale giorno la liturgia con l’antica creazione, affinché impariamo a capire bene quella nuova. Perciò all’inizio della Liturgia della Parola nella Veglia pasquale c’è il racconto della creazione del mondo.

In relazione a questo, due cose sono particolarmente importanti nel contesto della liturgia di questo giorno. In primo luogo, la creazione viene presentata come una totalità della quale fa parte il fenomeno del tempo. I sette giorni sono un’immagine di una totalità che si sviluppa nel tempo. Sono ordinati in vista del settimo giorno, il giorno della libertà di tutte le creature per Dio e delle une per le altre. La creazione è quindi orientata verso la comunione tra Dio e creatura; essa esiste affinché ci sia uno spazio di risposta alla grande gloria di Dio, un incontro di amore e di libertà. In secondo luogo, del racconto della creazione la Chiesa, nella Veglia pasquale, ascolta soprattutto la prima frase: "Dio disse: Sia la luce!" (Gen 1, 3). Il racconto della creazione, in modo simbolico, inizia con la creazione della luce. Il sole e la luna vengono creati solo nel quarto giorno. Il racconto della creazione li chiama fonti di luce, che Dio ha posto nel firmamento del cielo. Con ciò toglie consapevolmente ad esse il carattere divino che le grandi religioni avevano loro attribuito. No, non sono affatto dei. Sono corpi luminosi, creati dall’unico Dio. Sono però preceduti dalla luce, mediante la quale la gloria di Dio si riflette nella natura dell’essere che è creato.

Che cosa intende dire con ciò il racconto della creazione? La luce rende possibile la vita. Rende possibile l’incontro. Rende possibile la comunicazione. Rende possibile la conoscenza, l’accesso alla realtà, alla verità. E rendendo possibile la conoscenza, rende possibile la libertà e il progresso. Il male si nasconde. La luce pertanto è anche espressione del bene che è luminosità e crea luminosità. È giorno in cui possiamo operare. Il fatto che Dio abbia creato la luce significa che Dio ha creato il mondo come spazio di conoscenza e di verità, spazio di incontro e di libertà, spazio del bene e dell’amore. La materia prima del mondo è buona, l’essere stesso è buono. E il male non proviene dall’essere che è creato da Dio, ma esiste in virtù della negazione. È il "no".

A Pasqua, al mattino del primo giorno della settimana, Dio ha detto nuovamente: "Sia la luce!". Prima erano venute la notte del Monte degli Ulivi, l’eclissi solare della passione e morte di Gesù, la notte del sepolcro. Ma ora è di nuovo il primo giorno, la creazione ricomincia tutta nuova. "Sia la luce!", dice Dio, "e la luce fu". Gesù risorge dal sepolcro. La vita è più forte della morte. Il bene è più forte del male. L’amore è più forte dell’odio. La verità è più forte della menzogna. Il buio dei giorni passati è dissipato nel momento in cui Gesù risorge dal sepolcro e diventa, egli stesso, pura luce di Dio. Questo, però, non si riferisce soltanto a Lui e non si riferisce solo al buio di quei giorni. Con la risurrezione di Gesù, la luce stessa è creata nuovamente. Egli ci attira tutti dietro di sé nella nuova vita della risurrezione e vince ogni forma di buio. Egli è il nuovo giorno di Dio, che vale per tutti noi.

Ma come può avvenire questo? Come può tutto questo giungere fino a noi così che non rimanga solo parola, ma diventi una realtà in cui siamo coinvolti? Mediante il Sacramento del battesimo e la professione della fede, il Signore ha costruito un ponte verso di noi, attraverso il quale il nuovo giorno viene a noi. Nel Battesimo, il Signore dice a colui che lo riceve: "Fiat lux", sia la luce. Il nuovo giorno, il giorno della vita indistruttibile viene anche a noi. Cristo ti prende per mano. D’ora in poi sarai sostenuto da Lui e entrerai così nella luce, nella vita vera. Per questo, la Chiesa antica ha chiamato il Battesimo "photismos", illuminazione.

Perché? Il buio veramente minaccioso per l’uomo è il fatto che egli, in verità, è capace di vedere ed indagare le cose tangibili, materiali, ma non vede dove vada il mondo e da dove venga. Dove vada la stessa nostra vita. Che cosa sia il bene e che cosa sia il male. Il buio su Dio e il buio sui valori sono la vera minaccia per la nostra esistenza e per il mondo in generale. Se Dio e i valori, la differenza tra il bene e il male restano nel buio, allora tutte le altre illuminazioni, che ci danno un potere così incredibile, non sono solo progressi, ma al contempo sono anche minacce che mettono in pericolo noi e il mondo. Oggi possiamo illuminare le nostre città in modo così abbagliante che le stelle del cielo non sono più visibili. Non è questa forse un’immagine della problematica del nostro essere illuminati? Nelle cose materiali sappiamo e possiamo incredibilmente tanto, ma ciò che va al di là di questo, Dio e il bene, non lo riusciamo più ad individuare. Per questo è la fede, che ci mostra la luce di Dio, la vera illuminazione, essa è un’irruzione della luce di Dio nel nostro mondo, un’apertura dei nostri occhi per la vera luce.

Cari amici, vorrei aggiungere, infine, ancora un pensiero sulla luce e sull’illuminazione. Nella Veglia pasquale, la notte della nuova creazione, la Chiesa presenta il mistero della luce con un simbolo del tutto particolare e molto umile: con il cero pasquale. Questa è una luce che vive in virtù del sacrificio. La candela illumina consumando se stessa. Dà luce dando se stessa. Così rappresenta in modo meraviglioso il mistero pasquale di Cristo che dona se stesso e così dona la grande luce. Come seconda cosa possiamo riflettere sul fatto che la luce della candela è fuoco. Il fuoco è forza che plasma il mondo, potere che trasforma. E il fuoco dona calore. Anche qui si rende nuovamente visibile il mistero di Cristo. Cristo, la luce, è fuoco, è fiamma che brucia il male trasformando così il mondo e noi stessi. "Chi è vicino a me è vicino al fuoco", suona una parola di Gesù trasmessa a noi da Origene. E questo fuoco è al tempo stesso calore, non una luce fredda, ma una luce in cui ci vengono incontro il calore e la bontà di Dio.

Il grande inno dell’Exsultet, che il diacono canta all’inizio della liturgia pasquale, ci fa notare in modo molto sommesso un altro aspetto ancora. Richiama alla memoria che questo prodotto, il cero, è dovuto in primo luogo al lavoro delle api. Così entra in gioco l’intera creazione. Nel cero, la creazione diventa portatrice di luce. Ma, secondo il pensiero dei Padri, c’è anche un implicito accenno alla Chiesa. La cooperazione della comunità viva dei fedeli nella Chiesa è quasi come l’operare delle api. Costruisce la comunità della luce. Possiamo così vedere nel cero anche un richiamo a noi stessi e alla nostra comunione nella comunità della Chiesa, che esiste affinché la luce di Cristo possa illuminare il mondo.

Preghiamo il Signore in quest’ora di farci sperimentare la gioia della sua luce, e preghiamolo, affinché noi stessi diventiamo portatori della sua luce, affinché attraverso la Chiesa lo splendore del volto di Cristo entri nel mondo. Amen.

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Piero della Francesca, Risurrezione, 1450-1463, Sansepolcro, Museo Civico.

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Sono onnipresenti. Hanno due cardinali e un buon numero di arcivescovi in ruoli di peso, specie nella diplomazia. Il segretario di Stato è il loro patrono

2.4.2012
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Basta un clic per accedere a tutti i documenti della congregazione per la dottrina della fede, dal 1965 a oggi. Il più vecchio della serie, del cardinale Ottaviani, sembra scritto su misura per l'odierna disputa con i lefebvriani

30.3.2012
> Non sacra musica, ma rumori d'assalto
Dopo il coro della Cappella Sistina, anche il conservatorio della Santa Sede sta per essere conquistato dai responsabili della deriva musicale di questi ultimi decenni. Nel silenzio del papa

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Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

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Il papa insiste, vuole tutti in ginocchio

Il prete modello? Con i santi in cielo e con il catechismo in mano

Se Obama vuole un papa donna

 



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7.4.2012 

 

 
 
 

L'America di Obama, ovvero della libertà perduta

Post n°1098 pubblicato il 05 Marzo 2012 da terranuova0
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L'America di Obama, ovvero della libertà perduta

Anche nella patria del diritto e della democrazia la libertà di coscienza è in pericolo. È l'accusa senza precedenti che i vescovi scagliano contro il presidente degli Stati Uniti. Ecco la lettera confidenziale in cui spiegano perché

di Sandro Magister

 


ROMA, 5 marzo 2012 – La Radio Vaticana e "L'Osservatore Romano" ne hanno dato notizia. Ma nel sito web della conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, USCCB, la lettera non compare.

La lettera ha la doppia firma del cardinale Timothy M. Dolan, arcivescovo di New York e presidente della USCCB (nella foto), e del vescovo di Bridgeport William E. Lori, presidente del comitato per la libertà religiosa.

I due l'hanno inviata lo scorso 22 febbraio a tutti i vescovi degli Stati Uniti. In via riservata. Ma con la preghiera di parteciparne i contenuti a tutti i fedeli.

Il suo testo integrale è riprodotto più sotto.

La lettera prende spunto dalle direttive emesse in gennaio dal ministero della sanità che obbligano tutte le istituzioni, comprese le cattoliche, a coperture assicurative per i propri dipendenti estese anche ai farmaci abortivi, alla sterilizzazione e alla contraccezione.

Non è questa la prima volta che i vescovi si scontrano con l'amministrazione Obama per decisioni riguardanti il ministero della sanità, retto dalla cattolica "liberal" Kathleen Sebelius.

Ma questa volta la portata dello scontro è molto maggiore. A giudizio dei vescovi è oggi in pericolo, negli Stati Uniti, nientemeno che la libertà religiosa.

Dire libertà religiosa, negli Stati Uniti, significa toccare le fondamenta stesse della nazione. Gli Stati Uniti sono nati proprio in nome della difesa integrale della libertà religiosa dei singoli e delle comunità da ogni potere mondano, a cominciare dallo Stato.

La lettera può quindi stupire i lettori europei, i quali vivono in Stati che si sono invece costituiti per difendere la loro "laicità" dalle "ingerenze" delle Chiese, continuamente sospettate e accusate di invadere il campo.

Di qui la cautela con cui in genere la gerarchia cattolica europea si confronta con le autorità civili. Una cautela tanto più evidente se paragonata alla franchezza con cui nella società americana le comunità religiose si esprimono in campo pubblico e criticano il potere politico.

Il cardinale Dolan e il vescovo Lori – non per nulla proprio quello che per la USCCB ha responsabilità in materia di libertà religiosa – nella lettera spiegano con chiarezza come vedono la drammatica posta in gioco.

E danno indicazioni su come procedere per difendere concretamente la libertà di coscienza sotto minaccia. Nel sito della USCCB c'è una sezione con le linee d'azione della campagna:

> Conscience Protection

"Non ci fermeremo fino a quando la tutela del diritto di coscienza non sarà ripristinata", ha detto il vescovo Lori dopo che in senato è stato respinto, il 2 marzo, con 51 voti contro 48, un emendamento denominato "Respect for Right of Conscience Act" presentato dal senatore repubblicano del Missouri Roy Blunt.

Tradizionalmente, nei vari paesi, sono i nunzi apostolici che fanno passi riservati presso le autorità politiche, per dirimere i contrasti.

Ma negli Stati Uniti, più che altrove, sono i vescovi che intervengono in prima persona e in pubblico.

E questo tanto più vale con i vescovi molto "affermativi" che sono oggi l'ala trainante dell'episcopato americano, a cominciare dall'arcivescovo di New York.

Dolan è un cardinale sul quale lo stesso Benedetto XVI fa molto affidamento. È a lui che ha assegnato il compito di introdurre il 17 febbraio la giornata "di riflessione e di preghiera" di tutti i cardinali attorno al papa, alla vigilia dell'ultimo concistoro.

Basta leggere quel suo discorso, per capirne la tempra:

> "La Chiesa è fondamentalmente un sì, non un no!"

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"FINO A CHE LA LIBERTÀ RELIGIOSA SARÀ RIPRISTINATA..."


22 febbraio 2012

Cari fratelli vescovi,

da quando vi abbiamo scritto riguardo ai seri tentativi che stiamo compiendo assieme per difendere la libertà religiosa nel nostro amato paese, molti di voi ci hanno chiesto di scrivere ancora, per aggiornarvi sulla situazione e per chiedere nuovamente l'aiuto di tutti i fedeli in quest'opera così importante. Siamo lieti di farlo ora.

Anzitutto, vogliamo esprimere il nostro accorato apprezzamento a voi e a tutti i nostri sorelle e fratelli in Cristo, per la notevolissima testimonianza della nostra unità nella fede e forza di convinzione, in questi mesi passati. Abbiamo fatto udire le nostre voci e non smetteremo di farlo fino a che la libertà religiosa sarà ripristinata.

Come sappiamo, il 20 gennaio il Dipartimento della salute e dei servizi umani annunciò la decisione di stabilire delle regole definitive che avrebbero praticamente costretto tutti i datori di lavoro, incluse molte istituzioni religiose, a pagare per farmaci abortivi, sterilizzazioni e contraccezione. Le regole non avrebbero fornito alcuna protezione per le nostre maggiori istituzioni – come opere caritative cattoliche, ospedali, università – o per il singolo fedele in gioco. Le regole hanno colpito il cuore del nostro fondamentale diritto alla libertà religiosa, che riguarda la nostra capacità di servire quelli che sono al di fuori della nostra comunità di fede.

Dal 20 gennaio, la reazione è stata immediata e incessante. Ci siamo messi assieme, con persone di ogni credo e opinione politica, per fare una sola cosa di lampante chiarezza: stare uniti contro ogni tentativo di negare o indebolire quel diritto alla libertà religiosa sul quale il nostro paese è stato fondato.

Il 10 febbraio, venerdì, l'Amministrazione ha emesso le regole definitive. Letteralmente, le regole sono state riconfermate "senza modifiche". L'obbligo a fornire le prestazioni illecite rimane. L'estremamente ristretta esenzione per le chiese rimane. Nonostante le proteste, tutte le minacce alla libertà religiosa poste dalle regole iniziali rimangono.

La libertà religiosa è un diritto fondamentale di tutti. Questo diritto non dipende dalla decisione di un governo di concederlo: è dato da Dio e le società giuste lo riconoscono e lo rispettano nel suo libero esercizio. Il libero esercizio della religione si estende molto al di là della libertà di culto. Vieta anche al governo di costringere persone o gruppi a violare le loro più profonde convinzioni religiose e di interferire negli affari interni delle organizzazioni religiose.

Recenti atti dell'Amministrazione hanno tentato di ridurre questo libero esercizio a un "privilegio" arbitrariamente concesso dal governo, come una semplice esenzione da un'onnicomprensiva, estrema forma di secolarismo. L'esenzione è troppo minuziosamente delimitata, poiché non esenta la maggior parte dei datori di lavoro religiosi non-profit, gli assicuratori affiliati a enti religiosi, i datori di lavoro assicurati per conto proprio, o altre imprese private possedute e gestite da persone che giustamente rifiutano di pagare per farmaci abortivi, sterilizzazione e contraccezione. E poiché è istituita solo da un capriccio dell'esecutivo, anche questa eccessivamente ristretta esenzione può essere tolta via facilmente.

Negli Stati Uniti, la libertà religiosa non dipende dalla benevolenza di chi ci governa. È la nostra "libertà prima" e il rispetto di essa deve essere largo e inclusivo, non stretto ed esclusivo. I cattolici e le altre persone di fede e di buona volontà non sono cittadini di seconda classe. E non spetta al governo decidere quale dei nostri ministeri è "abbastanza religioso" per giustificare la protezione della libertà religiosa.

Questo non riguarda solo la contraccezione, i farmaci abortivi e la sterilizzazione, sebbene tutti debbano riconoscere le ingiustizie implicate nell'includerli in un programma di protezione sanitaria obbligatorio per tutti. Non c'entra con i repubblicani o i democratici, i conservatori o i "liberal". Riguarda le persone di fede. È per prima cosa una questione di libertà religiosa per tutti. Se il governo può, per esempio, dire ai cattolici che essi non possono agire in campo assicurativo senza violare le loro convinzioni religiose, dove si va a finire? Ciò viola i limiti costituzionali posti al nostro governo e i diritti basilari sui quali il nostro paese è stato fondato.

Molto rimane da fare. Non possiamo star fermi, di fronte a una minaccia così grave alla libertà religiosa per la quale i nostri padri hanno combattuto. In questo momento della storia dobbiamo lavorare con impegno per difendere la libertà religiosa e per rimuovere tutte le minacce alla pratica della nostra fede sulla pubblica piazza. Questo è il nostro patrimonio come americani. Il presidente Obama deve ritirare le norme, o almeno provvedere misure consistenti ed efficaci per proteggere la libertà religiosa e la coscienza.

Soprattutto, cari fratelli, facciamo affidamento sull'aiuto del Signore in questa importante battaglia. Abbiamo tutti il dovere di agire, ora, contattando i nostri legislatori a sostegno della legge per il rispetto dei diritti di coscienza, che può essere sostenuta tramite il nostro appello in www.usccb.org/conscience

Vi invitiamo a partecipare i contenuti di questa lettera ai fedeli della vostra diocesi, nelle forme o con i mezzi che riterrete più efficaci. Continuiamo a pregare per uno rapido e pieno superamento di questa e di tutte le minacce alla libertà religiosa e alla pratica della nostra fede nel nostro grande paese.

Timothy Cardinale Dolan
Arcivescovo di New York
Presidente della conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti

William E. Lori
Vescovo di Bridgeport
Presidente del comitato "ad hoc" per la libertà religiosa

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A proposito dei vescovi "affermativi" che sono oggi l'ala trainante dell'episcopato degli Stati Uniti, e del modo con cui vedono la religione nella società, uno di essi è l'arcivescovo di Los Angeles José H. Gómez:

> Gli Stati Uniti riscoprono la lingua madre: il latino (13.9.2011)

E un altro è l'arcivescovo di Filadelfia (in precedenza vescovo di Denver) Charles J. Chaput:

> La dottrina del cattolico Kennedy? Da dimenticare (2.3.2010)

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Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

2.3.2012
> "Concilium" critica il papa: sta con i capitalisti
A sostenere questa tesi sulla celebre rivista di teologia è Johan Verstraeten, dell'Università Cattolica di Lovanio. Da Roma il professor Stefano Ceccanti rovescia l'accusa: i veri conservatori sono gli statalisti, ragionano come Lefebvre

25.2.2012
> La Quaresima della Chiesa: o il dominio o la croce
Un messaggio, una catechesi, un'omelia, una doppia "lectio divina". Sono le istruzioni di Benedetto XVI per traversare il deserto del mondo e vincere le tentazioni del potere e del successo. Sarà ascoltato?

23.2.2012
> Legionari. Il giovane vicario e le vergini inquiete
Un uomo nuovo al vertice della congregazione: il tedesco Heereman. Intanto però molte consacrate se ne vanno. Il tormento della loro leader, Malén Oriol. La rivoluzione silenziosa del cardinale De Paolis

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"Lux in arcana". La bolla di Federico II e quella del cardinale Bertone

Scuole non profit. Le ragioni del presidente

ICI e Chiesa. I chiaroscuri dell'emendamento Monti

 



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5.3.2012 

 

 
 
 

Concilium" critica il papa: sta con i capitalisti

Post n°1097 pubblicato il 03 Marzo 2012 da terranuova0
Foto di terranuova0

"Concilium" critica il papa: sta con i capitalisti

A sostenere questa tesi sulla celebre rivista di teologia è Johan Verstraeten, dell'Università Cattolica di Lovanio. Da Roma il professor Stefano Ceccanti rovescia l'accusa: i veri conservatori sono gli statalisti, ragionano come Lefebvre

di Sandro Magister

 


ROMA, 2 marzo 2012 – La rivista internazionale di teologia "Concilium" ha dedicato il suo ultimo numero a un tema più che mai attuale: "Economia e religione".

I due curatori del numero, il brasiliano Luiz Carlos Susin e l'olandese Erik Borgman, nel loro editoriale introduttivo si danno un obiettivo ambiziosissimo. Dopo l'"economia della salvezza" disegnata da Eusebio di Cesarea e l'"economia come salvezza" teorizzata da Max Weber, è oggi necessaria – scrivono – una "salvezza dell'economia".

Ma si chiedono: "È questa la forma di economia che deve essere salvata?", intendendo con ciò il capitalismo.

Tra i nove saggi di altrettanti autori che compongono questo numero di "Concilium" ce n'è uno che analizza la dottrina sociale della Chiesa contenuta nei suoi documenti più autorevoli.

L'autore, Johan Verstraeten, belga, insegna all'Università Cattolica di Lovanio ed è membro del consiglio editoriale di "Business Ethics" e del "Journal of Catholic Social Thought".

Ha intitolato così il suo saggio: "Ripensare l'economia: una questione di amore o di giustizia? Il caso del 'Compendio della dottrina sociale della Chiesa' e l'enciclica 'Caritas in veritate'".

Il giudizio dell'autore sui due documenti citati nel titolo è negativo. Mentre in passato – esordisce – la Chiesa aveva mantenuto un certo equilibrio tra gli apprezzamenti e le critiche al sistema capitalista, fino a mostrare "una simpatia per un'economia di mercato socialmente corretta, con una preferenza per il modello tedesco della Renania sul capitalismo di tipo anglosassone", oggi questo equilibrio si è rotto. E la svolta esageratamente pro mercato è imputata all'attuale pontefice, che nella sua ultima enciclica "sottovaluta gli aspetti strutturali e istituzionali della povertà e del sottosviluppo".

Ma è così? Qui di seguito interviene, a commento dell'articolo di Verstraeten su "Concilium", il professor Stefano Ceccanti, senatore del Partito democratico e ordinario di diritto pubblico comparato all'Università "La Sapienza" di Roma.

Ceccanti è stato presidente nazionale della FUCI, l'associazione degli studenti universitari cattolici italiani. Il suo ultimo libro, edito da Borla, ha per titolo: "Al cattolico perplesso. Chiesa e politica all'epoca del bipolarismo e del pluralismo religioso".

Nei mesi scorsi è intervenuto più volte in www.chiesa nella discussione sull'interpretazione del Concilio Vaticano II e sulla libertà religiosa.

Una prima versione di questo suo intervento è apparsa su QdR Magazine, il webzine dei riformisti italiani.

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STATALISTI CONTRO RATZINGER

di Stefano Ceccanti



Tra gli esperti che nella Chiesa cattolica si occupano di dottrina sociale c'è Johan Verstraeten che insegna etica all'Università cattolica di Lovanio e che ha spiegato per filo e per segno le sue posizioni sul numero 5/2011 della prestigiosa rivista internazionale di teologia "Concilium".

Verstraeten attacca il magistero della Chiesa e, specificamente, il "Compendio della dottrina sociale della Chiesa" del 2006 e l'enciclica di Benedetto XVI "Caritas in veritate" del 2009 a motivo, spiega, del pieno appoggio che danno al capitalismo.

L'autore ritiene che il punto di caduta sia individuabile proprio nel "Compendio", e in particolare nei suoi capitoli 4 e 7, dove "l'approvazione del libero mercato e della concorrenza" sarebbe "fatta nei termini più espliciti fin qui usati nella storia del pensiero sociale cattolico".

Ciò fermo restando che anche in precedenza la posizione della Chiesa non soddisfaceva Verstraeten, dato che il magistero, pur criticando di più l'economia di mercato, era comunque a suo giudizio contraddistinto dal "tentare quasi convulsamente di evitare qualsiasi identificazione del pensiero sociale cattolico con la socialdemocrazia o con lo Stato che fornisce assistenza sociale".

Per Verstraeten già l'enciclica di Giovanni Paolo II "Centesimus annus" del 1991 concedeva troppo al capitalismo. Ma nel "Compendio" vi sarebbe ancor di più "un'interpretazione sorprendentemente positiva della concorrenza" e della "situazione ideale" del "vero mercato concorrenziale".

Il "Compendio" avrebbe la colpa di aver ripreso l'impostazione dell'istruzione "Libertatis conscientia" del 1986 sulla teologia della liberazione, dell'allora cardinale Joseph Ratzinger, con la sua affermazione del primato della carità sulla giustizia, reinterpretata quest'ultima come "carità sociale e politica", cosa che appare a Verstraeten riduttiva.

Che cosa esprimerebbe infatti quell'impostazione? Una mentalità secondo la quale "l'etica sociale cattolica, per quanto riguarda le questioni economiche", è ridotta a "una materia di azioni individuali o intersoggettive", mentre la necessità del cambiamento delle "strutture ingiuste" sarebbe relegata ai margini.

In altri termini – usando il lessico dei dibattiti seguiti alla "Caritas in veritate", lessico che però Vestraten non usa esplicitamente – l'autore accusa Benedetto XVI di essere "poliarchico", di attribuire cioè solo un ruolo parziale alla politica, accanto ad altri poteri.

Dal "Compendio", Verstraten passa infatti a criticare l'enciclica di Benedetto XVI, la cui "preoccupazione suprema non è la giustizia, ma l'amore, non il cambiamento strutturale o istituzionale, ma una nuova prassi basata su valori quali la relazionalità, la gratuità e la fraternità". Ovvero non la politica come centro della società ma come sottosistema parziale.

Qua e là nella "Caritas in veritate" – concede Verstraeten – c'è qualche apertura maggiore alle "politiche sociali dello Stato", rispetto al "Compendio", ma nonostante ciò – accusa – l'enciclica "resta piuttosto critica per quanto riguarda lo Stato", puntando invece di più sul principio di sussidiarietà.

La strategia del filone critico impersonato da Verstraeten è sempre la stessa e opera in due momenti.

Il primo passo consiste nel prendere le distanze da una lettura dinamica del processo di differenziazione sociale in atto, che vede la politica come una tra le sfere sociali, senza primati e gerarchie, sullo stesso piano dell'economia.

Il secondo consiste nel prendere le distanze dall'evoluzione del magistero sociale della Chiesa, o nella forma della critica esplicita o in quella più sottile che consiste nell'ignorarne l'evidente sviluppo, magari fermandosi a una lettura schematica che unisce la "Quadragesimo anno" (1931) alla "Populorum progressio" (1967).

La conclusione logica di Verstraeten è che "sia il 'Compendio' sia la 'Caritas in veritate' hanno bisogno di essere riviste" ricentrando il tutto su "istituzioni giuste", perno di "un'economia basta sulla 'iustitia in veritate'".

Finché questa revisione non ci sarà – ammesso ma non concesso che ci sia – le posizioni di Verstraeten e altri come lui potranno e dovranno presentarsi onestamente come radicalmente critiche della dottrina sociale della Chiesa, a differenza di quanto fa in questi giorni, in Italia, un autorevole esponente della segreteria del Partito democratico, Stefano Fassina, che espone idee stataliste identiche a quelle di Verstraeten, ma pretende di attribuirle allo stesso Benedetto XVI e alla "Caritas in veritate".

Le idee di Fassina sono sostenute da vari interventi su "L'Unità", anche da parte di esponenti cattolici in sintonia col direttore Claudio Sardo che proviene dalle ACLI, come l'ex-Presidente delle stesse ACLI Domenico Rosati. Mentre viceversa l'altro quotidiano del PD, "Europa", ha dato maggiormente spazio alle opinioni anti-stataliste, in particolare con gli interventi di Flavio Felice, presidente del Centro Studi Tocqueville-Acton e professore di dottrine economiche alla Pontificia Università Lateranense, e di Edoardo Patriarca, segretario del comitato delle settimane sociali della conferenza episcopale italiana. 

A dir la verità, però, le posizioni di Verstraeten e altri come lui appaiono teologicamente segnate da un "conservatorismo di sinistra" che non ha ancora tenuto conto del crollo del Muro di Berlino e della sua lezione anti-monarchica, contro il prepotere dello Stato e della politica.

Queste correnti criticano il magistero proprio perché, invece, ha tenuto conto di quella lezione. Ma, facendo ciò, esse riproducono in campo sociale quello che è il rifiuto tradizionalista della libertà religiosa: rifiuto anch'esso rigorosamente statalista, motivato in difesa della "iustitia in veritate" contro la libera scelta della coscienza erronea in buona fede.

Insomma, Verstraeten e... Lefebvre hanno teologicamente più elementi in comune tra loro di quanto non si possa credere ragionando solo sull'asse politico destra-sinistra.

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La rivista "Concilium" che ha pubblicato l'articolo di Verstraeten:

> "Concilium"

I due documenti da lui sottoposti a critica:

> Compendio della dottrina sociale della Chiesa

> "Caritas in veritate"

"Concilium" ha tra i suoi fondatori viventi Hans Küng.

Erik Borgman, curatore del numero 5/2011 della rivista dedicato a "Economia e religione" e vicepresidente del comitato internazionale di direzione, appartiene come laico all'ordine domenicano.

Nel 2005 ha pubblicato su "Concilium" un articolo nel quale faceva l'apologia del terrorismo islamista in Iraq e in Palestina, definendolo "guerra legittima" contro l'oppressore:

> Apologia del terrorismo islamista. Firmata da...


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Flavio Felice, presidente del Centro Studi Tocqueville-Acton e professore di dottrine economiche alla Pontificia Università Lateranense, ha reagito a chi recluta Benedetto XVI tra gli statalisti con questa nota pubblicata sul sito dell'American Enterprise Insitute:

> Is Benedict the new "social democratic" hero?

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In Vaticano, l'ultima precedente polemica in materia di economia e finanza è nata dalla pubblicazione di un testo del pontificio consiglio della giustizia e della pace:

> Troppa confusione. Bertone chiude la curia a chiave (10.11.2011)

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La sera del 29 febbraio, invitato a Londra dalla Italian Society, il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della conferenza episcopale italiana, ha tenuto una conferenza alla London School of Economics, nella quale ha sostenuto la centralità della questione antropologica anche nella sfera dell'economia.

Ecco il link al testo integrale della conferenza:

> Un'economia per l'uomo e per la società

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Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

25.2.2012
> La Quaresima della Chiesa: o il dominio o la croce
Un messaggio, una catechesi, un'omelia, una doppia "lectio divina". Sono le istruzioni di Benedetto XVI per traversare il deserto del mondo e vincere le tentazioni del potere e del successo. Sarà ascoltato?

23.2.2012
> Legionari. Il giovane vicario e le vergini inquiete
Un uomo nuovo al vertice della congregazione: il tedesco Heereman. Intanto però molte consacrate se ne vanno. Il tormento della loro leader, Malén Oriol. La rivoluzione silenziosa del cardinale De Paolis

20.2.2012
> Premio o punizione. Come Pechino sanziona i vescovi
Premio per chi obbedisce al regime, punizione per chi è fedele al papa. Il vescovo invitato a Monaco dalla Comunità di Sant'Egidio appartiene alla prima categoria. Eccone il ritratto, messo a confronto con quello di un vescovo che invece è stato punito

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Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

"Lux in arcana". La bolla di Federico II e quella del cardinale Bertone

Scuole non profit. Le ragioni del presidente

ICI e Chiesa. I chiaroscuri dell'emendamento Monti

 



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2.3.2012 

 

 
 
 

La Quaresima della Chiesa: o il dominio o la croce

Post n°1096 pubblicato il 25 Febbraio 2012 da terranuova0
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La Quaresima della Chiesa: o il dominio o la croce

Un messaggio, una catechesi, un'omelia, una doppia "lectio divina". Sono le istruzioni di Benedetto XVI per traversare il deserto del mondo e vincere le tentazioni del potere e del successo. Sarà ascoltato?

di Sandro Magister

 


ROMA, 25 febbraio 2012 – Da domani sarà per tutti Quaresima. Secondo il rito romano essa ha già avuto inizio con il mercoledì delle ceneri, mentre secondo il rito ambrosiano in uso nell'arcidiocesi di Milano, che osserva un calendario più antico, questo periodo forte dell'anno liturgico comincia dalla sesta domenica antecedente la Pasqua.

Periodo forte? Nella mentalità diffusa dell'Occidente, la Quaresima si è molto sbiadita. Fa più notizia il Ramadan musulmano.

Ma a Benedetto XVI, visibilmente, preme ridare significato e vigore a questo tempo di preparazione alla Pasqua.

Quest'anno, come già nei due anni precedenti, oltre che con il tradizionale messaggio ai fedeli:

> "La Quaresima ci offre..."

oltre che con l'udienza generale del mercoledì delle ceneri:

> "In questa catechesi vorrei soffermarmi..."


oltre che con l'omelia nella messa dello stesso giorno:

> "Con questo giorno di penitenza e di digiuno..."

papa Joseph Ratzinger ha voluto introdurre la Quaresima anche con una doppia "lectio divina". La prima l'ha tenuta ai seminaristi di Roma:

> "Cari Seminaristi..."

La seconda ai preti della sua diocesi:

> "È per me una grande gioia..."

La "lectio divina" è una riflessione sulle Sacre Scritture fatta scegliendo un passo biblico e commentandolo. Papa Benedetto usa dettarla a braccio, con lo stile degli antichi Padri della Chiesa e dei grandi maestri teologi del Medioevo, sempre con lo sguardo attento ai fatti e alla cultura di oggi.

Lo spirito di fondo della "lectio divina" è quello espresso da Gesù quando fu tentato dal demonio nella sua "Quaresima" nel deserto: "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio".

Dei cinque testi citati, i più suggestivi sono sicuramente le due "lectio", di cui sono disponibili le trascrizioni integrali nel sito del Vaticano, in corso di traduzione nelle varie lingue.

Ma qui di seguito è riprodotto quello che, dei cinque testi, è il più didascalico. In esso Benedetto XVI spiega con parole semplici che cos'è la Quaresima e insegna come viverla.

È la catechesi che il papa ha tenuto alle migliaia di pellegrini che gremivano l'aula delle udienze la mattina del 22 febbraio, mercoledì delle ceneri.

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"LA CHIESA IN CAMMINO NEL DESERTO DEL MONDO..."

di Benedetto XVI



Cari fratelli e sorelle, in questa catechesi vorrei soffermarmi brevemente sul tempo della Quaresima. Si tratta di un itinerario di quaranta giorni che ci condurrà al triduo pasquale, memoria della passione, morte e risurrezione del Signore, il cuore del mistero della nostra salvezza.

Nei primi secoli di vita della Chiesa questo era il tempo in cui coloro che avevano udito e accolto l’annuncio di Cristo iniziavano, passo dopo passo, il loro cammino di fede e di conversione per giungere a ricevere il sacramento del Battesimo. Si trattava di un avvicinamento al Dio vivo e di una iniziazione alla fede da compiersi gradualmente, mediante un cambiamento interiore da parte dei catecumeni, cioè di quanti desideravano diventare cristiani ed essere incorporati a Cristo e alla Chiesa.

Successivamente, anche i penitenti e poi tutti i fedeli furono invitati a vivere questo itinerario di rinnovamento spirituale, per conformare sempre più la propria esistenza a quella di Cristo.

La partecipazione dell’intera comunità ai diversi passaggi del percorso quaresimale sottolinea una dimensione importante della spiritualità cristiana: è la redenzione non di alcuni, ma di tutti, ad essere disponibile grazie alla morte e risurrezione di Cristo. Pertanto, sia coloro che percorrevano un cammino di fede come catecumeni per ricevere il battesimo, sia coloro che si erano allontanati da Dio e dalla comunità della fede e cercavano la riconciliazione, sia coloro che vivevano la fede in piena comunione con la Chiesa, tutti insieme sapevano che il tempo che precede la Pasqua è un tempo di "metanoia", cioè del cambiamento interiore, del pentimento; il tempo che identifica la nostra vita umana e tutta la nostra storia come un processo di conversione che si mette in movimento ora per incontrare il Signore alla fine dei tempi.

Con una espressione diventata tipica nella liturgia, la Chiesa denomina il periodo nel quale siamo entrati oggi "Quadragesima", cioè tempo di quaranta giorni e, con un chiaro riferimento alla Sacra Scrittura ci introduce così in un preciso contesto spirituale.

Quaranta è infatti il numero simbolico con cui l’Antico e il Nuovo Testamento rappresentano i momenti salienti dell’esperienza della fede del Popolo di Dio. È una cifra che esprime il tempo dell’attesa, della purificazione, del ritorno al Signore, della consapevolezza che Dio è fedele alle sue promesse.

Questo numero non rappresenta un tempo cronologico esatto, scandito dalla somma dei giorni. Indica piuttosto una paziente perseveranza, una lunga prova, un periodo sufficiente per vedere le opere di Dio, un tempo entro cui occorre decidersi ad assumere le proprie responsabilità senza ulteriori rimandi. È il tempo delle decisioni mature.

Il numero quaranta appare anzitutto nella storia di Noè. Quest’uomo giusto, a causa del diluvio trascorre quaranta giorni e quaranta notti nell’arca, insieme alla sua famiglia e agli animali che Dio gli aveva detto di portare con sé. E attende altri quaranta giorni, dopo il diluvio, prima di toccare la terraferma, salvata dalla distruzione.

Poi, la prossima tappa: Mosè rimane sul monte Sinai, alla presenza del Signore, quaranta giorni e quaranta notti, per accogliere la legge. In tutto questo tempo digiuna.

Quaranta sono gli anni di viaggio del popolo ebraico dall’Egitto alla Terra promessa, tempo adatto per sperimentare la fedeltà di Dio. "Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni… Il tuo mantello non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant’anni", dice Mosè nel Deuteronomio alla fine di questi quarant'anni di migrazione.

Gli anni di pace di cui gode Israele sotto i Giudici sono quaranta, ma, trascorso questo tempo, inizia la dimenticanza dei doni di Dio e il ritorno al peccato.

Il profeta Elia impiega quaranta giorni per raggiungere l’Oreb, il monte dove incontra Dio.

Quaranta sono i giorni durante i quali i cittadini di Ninive fanno penitenza per ottenere il perdono di Dio.

Quaranta sono anche gli anni dei regni di Saul, di Davide e di Salomone, i tre primi re d’Israele.

Anche i salmi riflettono sul significato biblico dei quaranta anni, come ad esempio il salmo 95: "Se ascoltaste oggi la sua voce! Non indurite il cuore come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere. Per quarant'anni mi disgustò quella generazione e dissi: sono un popolo dal cuore traviato, non conoscono le mie vie".

Nel Nuovo Testamento Gesù, prima di iniziare la vita pubblica, si ritira nel deserto per quaranta giorni, senza mangiare né bere: si nutre della Parola di Dio, che usa come arma per vincere il diavolo. Le tentazioni di Gesù richiamano quelle che il popolo ebraico affrontò nel deserto, ma che non seppe vincere.

Quaranta sono i giorni durante i quali Gesù risorto istruisce i suoi, prima di ascendere al Cielo e inviare lo Spirito Santo.

Con questo ricorrente numero di quaranta è descritto un contesto spirituale che resta attuale e valido, e la Chiesa, proprio mediante i giorni del periodo quaresimale, intende mantenerne il perdurante valore e renderne a noi presente l’efficacia.

La liturgia cristiana della Quaresima ha lo scopo di favorire un cammino di rinnovamento spirituale, alla luce di questa lunga esperienza biblica e soprattutto per imparare ad imitare Gesù, che nei quaranta giorni trascorsi nel deserto insegnò a vincere la tentazione con la Parola di Dio.

I quarant’anni della peregrinazione di Israele nel deserto presentano atteggiamenti e situazioni ambivalenti. Da una parte essi sono la stagione del primo amore con Dio e tra Dio e il suo popolo, quando egli parlava al suo cuore, indicandogli continuamente la strada da percorrere. Dio aveva preso, per così dire, dimora in mezzo a Israele, lo precedeva dentro una nube o una colonna di fuoco, provvedeva ogni giorno al suo nutrimento facendo scendere la manna e facendo sgorgare l’acqua dalla roccia. Pertanto, gli anni trascorsi da Israele nel deserto si possono vedere come il tempo della speciale elezione di Dio e della adesione a lui da parte del popolo: tempo del primo amore.

D’altro canto, la Bibbia mostra anche un’altra immagine della peregrinazione di Israele nel deserto: è anche il tempo delle tentazioni e dei pericoli più grandi, quando Israele mormora contro il suo Dio e vorrebbe tornare al paganesimo e si costruisce i propri idoli, poiché avverte l’esigenza di venerare un Dio più vicino e tangibile. È anche il tempo della ribellione contro il Dio grande e invisibile.

Questa ambivalenza, tempo della speciale vicinanza di Dio – tempo del primo amore –, e tempo della tentazione – tentazione del ritorno al paganesimo –, la ritroviamo in modo sorprendente nel cammino terreno di Gesù, naturalmente senza alcun compromesso col peccato.

Dopo il battesimo di penitenza al Giordano, nel quale assume su di sé il destino del servo di Dio che rinuncia a se stesso e vive per gli altri e si pone tra i peccatori per prendere su di sé il peccato del mondo, Gesù si reca nel deserto per stare quaranta giorni in profonda unione con il Padre, ripetendo così la storia di Israele, tutti quei ritmi di quaranta giorni o anni a cui ho accennato. Questa dinamica è una costante nella vita terrena di Gesù, che ricerca sempre momenti di solitudine per pregare il Padre suo e rimanere in intima comunione, in intima solitudine con lui, in esclusiva comunione con lui, e poi ritornare in mezzo alla gente.

Ma in questo tempo di “deserto” e di incontro speciale col Padre, Gesù si trova esposto al pericolo ed è assalito dalla tentazione e dalla seduzione del Maligno, il quale gli propone una via messianica altra, lontana dal progetto di Dio, perché passa attraverso il potere, il successo, il dominio e non attraverso il dono totale sulla croce. Questa è l'alternativa: un messianesimo di potere, di successo, o un messianesimo di amore, di dono di sé.

Questa situazione di ambivalenza descrive anche la condizione della Chiesa in cammino nel deserto del mondo e della storia.

In questo deserto noi credenti abbiamo certamente l’opportunità di fare una profonda esperienza di Dio che rende forte lo spirito, conferma la fede, nutre la speranza, anima la carità; un’esperienza che ci fa partecipi della vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte mediante il sacrificio d’amore sulla croce.

Ma il deserto è anche l’aspetto negativo della realtà che ci circonda: l’aridità, la povertà di parole di vita e di valori, il secolarismo e la cultura materialista, che rinchiudono la persona nell’orizzonte mondano dell’esistere sottraendolo ad ogni riferimento alla trascendenza. È questo anche l’ambiente in cui il cielo sopra di noi è oscuro, perché coperto dalle nubi dell’egoismo, dell’incomprensione e dell’inganno.

Nonostante questo, anche per la Chiesa di oggi il tempo del deserto può trasformarsi in tempo di grazia, poiché abbiamo la certezza che anche dalla roccia più dura Dio può far scaturire l’acqua viva che disseta e ristora.

Cari fratelli e sorelle, in questi quaranta giorni che ci condurranno alla Pasqua di risurrezione possiamo ritrovare nuovo coraggio per accettare con pazienza e con fede ogni situazione di difficoltà, di afflizione e di prova, nella consapevolezza che dalle tenebre il Signore farà sorgere il giorno nuovo.

E se saremo stati fedeli a Gesù seguendolo sulla via della croce, il chiaro mondo di Dio, il mondo della luce, della verità e della gioia ci sarà come ridonato: sarà l’alba nuova creata da Dio stesso.

Buon cammino di Quaresima a voi tutti!

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Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

23.2.2012
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Un uomo nuovo al vertice della congregazione: il tedesco Heereman. Intanto però molte consacrate se ne vanno. Il tormento della loro leader, Malén Oriol. La rivoluzione silenziosa del cardinale De Paolis

20.2.2012
> Premio o punizione. Come Pechino sanziona i vescovi
Premio per chi obbedisce al regime, punizione per chi è fedele al papa. Il vescovo invitato a Monaco dalla Comunità di Sant'Egidio appartiene alla prima categoria. Eccone il ritratto, messo a confronto con quello di un vescovo che invece è stato punito

19.2.2012
> "La Chiesa non esiste per se stessa, ma deve rinviare oltre sé, verso l’alto..."
L'omelia del papa nella Basilica Vaticana, con i nuovi cardinali, nella festa della Cattedra di San Pietro

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Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

Dimenticare Todi. Meglio Magna Carta e i "postmarxisti ratzingeriani"

Due erroracci più uno. Della prima diplomazia del mondo

"Si parla molto della Chiesa, ma speriamo che si parli anche della nostra fede..."

 



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25.2.2012 

 

 
 
 

La Chiesa non esiste per se stessa

Post n°1095 pubblicato il 19 Febbraio 2012 da terranuova0
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"La Chiesa non esiste per se stessa, ma deve rinviare oltre sé, verso l’alto..."

L'omelia del papa nella Basilica Vaticana, con i nuovi cardinali, nella festa della Cattedra di San Pietro

di Benedetto XVI

 


Cari fratelli e sorelle, [...] il brano evangelico odierno presenta Pietro che, mosso da un’ispirazione divina, esprime la propria salda fede in Gesù, il Figlio di Dio ed il Messia promesso. In risposta a questa limpida professione di fede, fatta da Pietro anche a nome degli altri apostoli, Cristo gli rivela la missione che intende affidargli, quella cioè di essere la "pietra", la "roccia", il fondamento visibile su cui è costruito l’intero edificio spirituale della Chiesa (cfr. Mt 16, 16-19).

Tale denominazione di "roccia-pietra" non fa riferimento al carattere della persona, ma va compresa solo a partire da un aspetto più profondo, dal mistero: attraverso l’incarico che Gesù gli conferisce, Simon Pietro diventerà ciò che egli non è attraverso "la carne e il sangue". L’esegeta Joachim Jeremias ha mostrato che sullo sfondo è presente il linguaggio simbolico della "roccia santa". Al riguardo può aiutarci un testo rabbinico in cui si afferma: "Il Signore disse: 'Come posso creare il mondo, quando sorgeranno questi senza-Dio e mi si rivolteranno contro?'. Ma quando Dio vide che doveva nascere Abramo, disse: 'Guarda, ho trovato una roccia, sulla quale posso costruire e fondare il mondo'. Perciò egli chiamò Abramo una roccia". Il profeta Isaia vi fa riferimento quando ricorda al popolo "guardate alla roccia da cui siete stati tagliati… ad Abramo vostro padre" (51, 1-2). Abramo, il padre dei credenti, con la sua fede viene visto come la roccia che sostiene la creazione. Simone, che per primo ha confessato Gesù come il Cristo ed è stato il primo testimone della risurrezione, diventa ora, con la sua fede rinnovata, la roccia che si oppone alle forze distruttive del male.

Cari fratelli e sorelle! Questo episodio evangelico che abbiamo ascoltato trova una ulteriore e più eloquente spiegazione in un conosciutissimo elemento artistico che impreziosisce questa Basilica Vaticana: l’altare della cattedra. Quando si percorre la grandiosa navata centrale e, oltrepassato il transetto, si giunge all’abside, ci si trova davanti a un enorme trono di bronzo, che sembra librarsi, ma che in realtà è sostenuto dalle quattro statue di grandi Padri della Chiesa d’Oriente e d’Occidente. E sopra il trono, circondata da un trionfo di angeli sospesi nell’aria, risplende nella finestra ovale la gloria dello Spirito Santo.

Che cosa ci dice questo complesso scultoreo, dovuto al genio del Bernini? Esso rappresenta una visione dell’essenza della Chiesa e, all’interno di essa, del magistero petrino.

La finestra dell’abside apre la Chiesa verso l’esterno, verso l’intera creazione, mentre l’immagine della colomba dello Spirito Santo mostra Dio come la fonte della luce. Ma c’è anche un altro aspetto da evidenziare: la Chiesa stessa è, infatti, come una finestra, il luogo in cui Dio si fa vicino, si fa incontro al nostro mondo. La Chiesa non esiste per se stessa, non è il punto d’arrivo, ma deve rinviare oltre sé, verso l’alto, al di sopra di noi. La Chiesa è veramente se stessa nella misura in cui lascia trasparire l’Altro – con la "A" maiuscola – da cui proviene e a cui conduce. La Chiesa è il luogo dove Dio "arriva" a noi, e dove noi "partiamo" verso di Lui; essa ha il compito di aprire oltre se stesso quel mondo che tende a chiudersi in se stesso e portargli la luce che viene dall’alto, senza la quale diventerebbe inabitabile.

La grande cattedra di bronzo racchiude un seggio ligneo del IX secolo, che fu a lungo ritenuto la cattedra dell’apostolo Pietro e fu collocato proprio su questo altare monumentale a motivo del suo alto valore simbolico. Esso, infatti, esprime la presenza permanente dell’apostolo nel magistero dei suoi successori. Il seggio di san Pietro, possiamo dire, è il trono della verità, che trae origine dal mandato di Cristo dopo la confessione a Cesarea di Filippo. Il seggio magisteriale rinnova in noi anche la memoria delle parole rivolte dal Signore a Pietro nel Cenacolo: "Io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli" (Lc 22, 32).

La cattedra di Pietro evoca un altro ricordo: la celebre espressione di sant’Ignazio di Antiochia, che nella sua lettera ai Romani chiama la Chiesa di Roma "quella che presiede nella carità" (PG 5, 801). In effetti, il presiedere nella fede è inscindibilmente legato al presiedere nell’amore. Una fede senza amore non sarebbe più un’autentica fede cristiana.

Ma le parole di sant’Ignazio hanno anche un altro risvolto, molto più concreto: il termine "carità", infatti, veniva utilizzato dalla Chiesa delle origini per indicare anche l’eucaristia. L’eucaristia, infatti, è "sacramentum caritatis Christi", mediante il quale egli continua ad attirarci tutti a sé, come fece dall’alto della croce (cfr Gv 12, 32). Pertanto, "presiedere nella carità" significa attirare gli uomini in un abbraccio eucaristico – l’abbraccio di Cristo –, che supera ogni barriera e ogni estraneità, e crea la comunione dalle molteplici differenze. Il ministero petrino è dunque primato nell’amore in senso eucaristico, ovvero sollecitudine per la comunione universale della Chiesa in Cristo. E l’eucaristia è forma e misura di questa comunione, e garanzia che essa si mantenga fedele al criterio della tradizione della fede.

La grande cattedra è sostenuta dai Padri della Chiesa. I due maestri dell’Oriente, san Giovanni Crisostomo e sant’Atanasio, insieme con i latini, sant’Ambrogio e sant’Agostino, rappresentano la totalità della tradizione e, quindi, la ricchezza dell’espressione della vera fede nella santa e unica Chiesa.

Questo elemento dell’altare ci dice che l’amore poggia sulla fede. Esso si sgretola se l’uomo non confida più in Dio e non obbedisce a Lui. Tutto nella Chiesa poggia sulla fede: i sacramenti, la liturgia, l’evangelizzazione, la carità. Anche il diritto, anche l’autorità nella Chiesa poggiano sulla fede. La Chiesa non si auto-regola, non dà a se stessa il proprio ordine, ma lo riceve dalla Parola di Dio, che ascolta nella fede e cerca di comprendere e di vivere. I Padri della Chiesa hanno nella comunità ecclesiale la funzione di garanti della fedeltà alla Sacra Scrittura. Essi assicurano un’esegesi affidabile, solida, capace di formare con la cattedra di Pietro un complesso stabile e unitario. Le Sacre Scritture, interpretate autorevolmente dal Magistero alla luce dei Padri, illuminano il cammino della Chiesa nel tempo, assicurandole un fondamento stabile in mezzo ai mutamenti storici.

Dopo aver considerato i diversi elementi dell’altare della cattedra, rivolgiamo ad esso uno sguardo d’insieme. E vediamo che è attraversato da un duplice movimento: di ascesa e di discesa. È la reciprocità tra la fede e l’amore. La cattedra è posta in grande risalto in questo luogo, poiché qui vi è la tomba dell’apostolo Pietro, ma anch’essa tende verso l’amore di Dio.

In effetti, la fede è orientata all’amore. Una fede egoistica sarebbe una fede non vera. Chi crede in Gesù Cristo ed entra nel dinamismo d’amore che nell’eucaristia trova la sorgente, scopre la vera gioia e diventa a sua volta capace di vivere secondo la logica di questo dono. La vera fede è illuminata dall’amore e conduce all’amore, verso l’alto, come l’altare della cattedra eleva verso la finestra luminosa, la gloria dello Spirito Santo, che costituisce il vero punto focale per lo sguardo del pellegrino quando varca la soglia della Basilica Vaticana.

A quella finestra il trionfo degli angeli e le grandi raggiere dorate danno il massimo risalto, con un senso di pienezza traboccante che esprime la ricchezza della comunione con Dio. Dio non è solitudine, ma amore glorioso e gioioso, diffusivo e luminoso. [...]

19 febbraio 2012

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Il discorso di Benedetto XVI nel concistoro del 18 febbraio 2012:

> "Servire la Chiesa con amore e vigore"

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Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

17.2.2012
> Diario Vaticano / A Lourdes riappare il rito antico
Nella diocesi vetrina della Chiesa di Francia il nuovo vescovo è un amante della tradizione ed è un discepolo del teologo von Balthasar. L'ha scelto personalmente il papa, assieme al cardinale Ouellet

16.2.2012
> Le buone notizie oscurate dagli intrighi
Fughe di documenti, complotti, lotte di potere: le cronache vaticane parlano solo di questo. E così non vedono che nel frattempo accadono altre cose. Non cattive ma buone. Proprio quelle volute dal papa

11.2.2012
> La prima volta di Marie Collins
È stata abusata da un sacerdote a tredici anni. È la prima vittima ad aver reso testimonianza della sua tragedia in un congresso ufficiale della Chiesa. Inaugurato a Monaco un Centro internazionale per la protezione dei bambini

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Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

"Si parla molto della Chiesa, ma speriamo che si parli anche della nostra fede..."

Leaks vaticani. Padre Lombardi spiega perché

ICI. Ecco dove il governo Monti aggiusterà le esenzioni

 



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19.2.2012 

 

 
 
 

COMPRENDERE

Post n°1094 pubblicato il 13 Febbraio 2012 da terranuova0
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L'ABITUDINE AL MALE?

Post n°1093 pubblicato il 11 Febbraio 2012 da terranuova0
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La prima volta di Marie Collins

È stata abusata da un sacerdote a tredici anni. È la prima vittima ad aver reso testimonianza della sua tragedia in un congresso ufficiale della Chiesa. Inaugurato a Monaco un Centro internazionale per la protezione dei bambini

di Sandro Magister

 


ROMA, 11 febbraio 2012 – Per la prima volta in un consesso ufficiale della Chiesa cattolica ha preso la parola una vittima dello scandalo, la irlandese Marie Collins, abusata sessualmente da un sacerdote quando aveva tredici anni d'età.

Una "prima volta" ancor più significativa in quanto legata a quella che è diventata per la Chiesa la priorità assoluta nell'azione di contrasto a questo scandalo: la prossimità alle vittime.

Marie Collins ha raccontato la sua vita, segnata da quella ferita, il 6 febbraio, giorno d'apertura del simposio internazionale intitolato "Verso la guarigione e il rinnovamento", promosso dalla Pontificia Università Gregoriana con la partecipazione di alte autorità vaticane e dei rappresentati di 110 conferenze episcopali e di oltre 30 ordini religiosi.

L'obiettivo del simposio non era di approntare nuove norme per reprimere gli abusi. Queste già ci sono e sono state rese ancor più stringenti in questi ultimi anni, grazie soprattutto all'impulso di Joseph Ratzinger prima e dopo la sua elezione a papa.

L'obiettivo era di passare dalle norme giuridiche alla pratica diffusa. Portare cioè la Chiesa cattolica di tutto il mondo a mettere in atto tutti quei comportamenti concreti che sono necessari per "guarire" e "rinnovare" nel profondo e con preveggenza, anche là dove lo scandalo non è ancora esploso in tutta la sua virulenza ma cova sotto la cenere, come in Asia, in Africa, in America latina.

Per questo il simposio non si è concluso semplicemente con l'indicazione di linee guida. Queste, piuttosto, dovranno approntarle, paese per paese, le conferenze episcopali, come loro richiesto un anno fa dalla congregazione per la dottrina della fede, con termine di consegna il 31 maggio prossimo.

Ciò che il simposio ha prodotto è stato piuttosto un "Centro per la protezione dei bambini", la cui sede è Monaco di Baviera ma il cui raggio d'attività è il mondo intero.

Il Centro funzionerà infatti come una fonte di apprendimento a distanza, via internet e multilingue, di tutte quelle competenze che sono necessarie per affrontare e prevenire gli abusi sessuali sui minori.

Per saperne di più sui promotori e dirigenti del Centro, sulla sua missione e visione, sulla sua struttura, sui suoi contenuti formativi, sui suoi destinatari, questa è la sua carta d'identità diffusa il giorno dell'inaugurazione, il 9 febbraio:

> Centro per la protezione dei bambini

Questo è invece il link agli atti, in più lingue, del simposio tenuto alla Pontificia Università Gregoriana:

> Verso la guarigione e il rinnovamento

Di grande interesse sono soprattutto i discorsi del cardinale William J. Levada, prefetto della congregazione per la dottrina della fede, di monsignor Charles J. Scicluna, promotore di giustizia della stessa congregazione, del cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera. Così come i testi della liturgia penitenziale tenuta la sera dell'8 febbraio nella chiesa romana di Sant'Ignazio, con l'omelia del cardinale Marc Ouellet, prefetto della congregazione per in vescovi.

Qui di seguito è riprodotta la testimonianza di Marie Collins, il cui intervento è comunque rinvenibile all'indirizzo web del simposio, assieme a quello della baronessa Sheila Hollins, la psichiatra che ha parlato assieme a lei.

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"QUELLE DITA CHE VOLEVANO ABUSARE DEL MIO CORPO ERANO LE STESSE CHE IL MATTINO SUCCESSIVO MI OFFRIVANO LA SACRA OSTIA..."

di Marie Collins



Sono una vittima di abusi sessuali su bambini da parte del clero. Avevo appena compiuto tredici anni, ed ero nella posizione più vulnerabile di bambina malata in ospedale, quando un prete abusò sessualmente di me. Sebbene sia avvenuto oltre
cinquant’anni fa, è impossibile da dimenticare e non posso mai sfuggire ai suoi effetti.

Come era comune per i bambini dell’epoca, non avevo conoscenze in materia di sesso, e questa innocenza si aggiunse alla mia vulnerabilità. Prendevo molto sul serio la mia religione cattolica ed avevo appena fatto la cresima. Ero malata, ansiosa e per la prima volta lontana da casa e dalla famiglia. Mi sentii molto sicura quando il cappellano cattolico dell’ospedale mi si fece amico: mi visitava e mi leggeva qualcosa la sera. Sfortunatamente queste visite serali alla mia stanza avrebbero cambiato la mia vita.

Questo cappellano era uscito solo da un paio di anni dal seminario, ma era già un provetto molestatore di bambini. Ma questo non potevo saperlo. Avevo imparato che un prete era il rappresentante di Dio sulla terra e così automaticamente aveva la mia fiducia e rispetto. Quando cominciò ad armeggiare sessualmente con me, affermando all’inizio che era per gioco, fui scioccata e resistetti, dicendogli di fermarsi. Ma lui non si fermò. Aggredendomi, avrebbe risposto alla mia resistenza dicendomi che era un prete e che non poteva fare qualcosa di male. Fece delle fotografie delle parti più intime del mio corpo e mi disse che ero una stupida se pensavo che fosse un male. Egli aveva potere su di me. Ero disgustata. Sentivo che tutto quello che stava facendo era male, ma non riuscivo a fermare la cosa; non chiamai aiuto, non ne parlai a nessuno. Non sapevo come parlarne a qualcuno. Semplicemente pregavo che non lo facesse più… Ma lo fece.

Il fatto che colui che abusava di me fosse un prete, aumentò la grande confusione che avevo in testa.

Quelle dita che volevano abusare del mio corpo la notte precedente erano le stesse che il mattino successivo tenevano e mi offrivano la sacra ostia. Le mani che tenevano la macchina fotografica per riprendere il mio corpo denudato, alla luce del giorno reggevano un libro di preghiere quando veniva ad ascoltare la mia confessione. L’affermazione fatta da chi abusava di me di essere un prete e che quindi non poteva fare nulla di male mi sembrava vera, poiché mi avevano insegnato che i preti erano al di sopra degli uomini normali. Questo non faceva che aumentare il mio senso di colpa e la convinzione che quanto era avvenuto era colpa mia, non sua. Quando lasciai l’ospedale non ero più la stessa bambina che vi era entrata. Non ero più una bambina fiduciosa, spensierata e felice. Ora mi ero convinta di essere una persona cattiva e di aver bisogno di nasconderlo a tutti.
Non mi rivoltai contro la mia religione, ma contro me stessa.

Le parole usate da quel prete per trasferire la sua colpa su di me, mi tolsero ogni senso di adeguatezza. Mi ritirai in me stessa, allontanandomi dalla mia famiglia e dai miei amici, e evitai il contatto con gli altri. Gli anni della mia giovinezza passarono da sola, mantenendo tutti a distanza per evitare che scoprissero che persona cattiva e sporca fossi. Questo costante senso di colpa e di inadeguatezza, mi portarono ad una profonda depressione e problemi di ansietà che divennero abbastanza seri tanto da richiedere un trattamento medico quando avevo diciassette anni. Seguirono lunghi ricoveri in ospedale con depressione e ciò mi rese inadatta a seguire una carriera.

A ventinove anni incontrai un uomo meraviglioso, mi sposai ed ebbi un figlio. Ma non riuscivo ancora a fronteggiare la vita: la depressione, un’ansia profonda e i
sensi di inadeguatezza continuarono. Sviluppai l’agorafobia, vale a dire che non potevo lasciare casa senza soffrire di forti attacchi di panico. Ero incapace di dare a mio figlio tutte le attenzioni richieste ad una madre e non potetti godere appieno della sua fanciullezza. Sentivo di essere un fallimento di moglie e madre. Sentivo che mio marito e mio figlio sarebbero stati molto più felici se li avessi lasciati o fossi morta.

Avevo quarantasette anni quando parlai del mio abuso per la prima volta; si trattava di un medico che mi aveva in cura. Mi consigliò di mettere in guardia la Chiesa su questo prete. Fissai un incontro con un vicario nella mia parrocchia. Ero molto nervosa. Sarebbe stata solo la seconda volta che parlavo a qualcuno di quanto mi era accaduto. Questo prete rifiutò di prendere il nome di colui che aveva abusato di me e disse di non vedere la necessità di segnalare il cappellano. Mi disse che quanto era avvenuto era probabilmente colpa mia. Questa risposta mi distrusse.

Grazie all’aiuto del mio medico, avevo appena iniziato ad accettare il fatto che non avevo fatto niente per causare il mio abuso. Ora, sentirmi dire dal mio prete che era "probabilmente colpa mia", fece riaffiorare tutti i miei vecchi sensi di colpa e vergogna. Non potevo sopportare di parlarne di nuovo, così smisi di vedere il mio medico. Questa risposta del vicario servì a tenermi in silenzio per altri dieci anni, i più passati in ospedale, cure mediche e disperazione. In seguito lui disse alla polizia di non aver preso il nome di chi aveva abusato di me, perché era quello che gli avevano insegnato in seminario.

Dieci anni dopo, la nostra stampa aveva dato ampia risonanza alla faccenda degli abusi sessuali abituali da parte di un prete cattolico. Per la prima volta cominciai a comprendere che l’uomo che aveva abusato di me poteva averlo fatto ad altri. Pensando che in qualche modo ero stata io a causare quello che mi era avvenuto, non avevo mai considerato il fatto che il mio aggressore poteva aver fatto del male anche ad altri. Ora, quanto più venivo a sapere, tanto più comprendevo di avere il dovere di tentare nuovamente di fare sapere alla gente quello che era avvenuto, perché altri bambini potessero essere protetti. Questa volta decisi di rivolgermi ai vertici, con la certezza interiore che, una volta che i suoi superiori avessero saputo del possibile pericolo per i bambini rappresentato da questo prete, la sicurezza di questi sarebbe venuta per prima e che sarebbe stato intrapreso ogni passo per assicurarsi che non sarebbe stato fatto del male ad altri. Scrissi al mio Arcivescovo, dando poi dettagli del mio abuso al suo cancelliere, un monsignore e avvocato canonico.

Così ebbero inizio i due anni più difficili della mia vita. I superiori del prete che mi aveva aggredito sessualmente lo protessero dall’incriminazione. Venne lasciato per mesi nel suo ministero parrocchiale, nel quale tra l’altro faceva da guida ai bambini che si preparavano per la cresima: la sicurezza di quei bambini fu ignorata dai suoi superiori. Tutto ciò andava contro le linee guida dell’epoca della Chiesa cattolica irlandese sulla protezione dei bambini, le quali furono ignorate. Successivamente è venuto alla luce che queste linee guida furono messe in dubbio dall’opinione del Vaticano, secondo cui potevano non essere conformi alla legge canonica. Il mio Arcivescovo mi disse di non averle seguite, nonostante fosse stato detto alla gente che erano state seguite alla lettera.

Fui trattata come se avessi architettato un piano contro la Chiesa, l’investigazione della polizia fu intralciata e il laicato ingannato. Ero disperata. Non riuscivo a credere che i capi della mia Chiesa ritenessero moralmente giusto lasciare nel rischio i bambini.

Il prete accusato aveva ammesso la sua colpa alla diocesi, ma durante un incontro col mio Arcivescovo appresi che la sua priorità era la protezione del buon nome del mio aggressore. Gli chiesi come poteva lasciare una persona nota per i suoi abusi in una posizione di fiducia con dei bambini. Invece di rispondere alla domanda mi ammonì a non riferirmi a questo prete definendolo “un autore di abusi”, insistendo sul fatto che era passato tanto tempo e che quindi non potevo chiamarlo così. L’Arcivescovo considerava il mio abuso “storico” così che ora sarebbe stato scorretto infangare il “buon nome” del prete. Ho sentito questo argomento anche da altri ai vertici della Chiesa cattolica, che così manifestavano di non vedere il rischio attuale che i bambini corrono da parte di questi uomini. Perché?

Quando rivelai il mio abuso alle autorità dell’ospedale dove aveva avuto luogo, ricevetti una risposta ben diversa. Erano interessati al mio benessere, mi offrirono accompagnamento e cure, riferendo immediatamente il fatto alla polizia e cooperando con le loro indagini.

Dopo una lunga battaglia, il mio aggressore fu assicurato alla giustizia ed imprigionato per i suoi crimini contro di me. Il mio caso è un esempio di come i cosiddetti resoconti “storici” devono essere trattati in modo serio, esattamente come quelli attuali. Il mio assalitore è stato imprigionato nuovamente l’anno scorso per ripetute aggressioni sessuali ai danni di un’altra ragazza. Queste aggressioni ebbero luogo un quarto di secolo dopo aver abusato di me e mentre era ancora un prete di fiducia nella parrocchia di lei. Minacciava la sua vittima dicendole che la sua famiglia cattolica sarebbe stata cacciata dalla Chiesa, se avesse detto a qualcuno quello che le stava facendo.

Questi uomini possono commettere abusi per tutta la loro vita, lasciando dietro di loro una scia di vite distrutte.

La cattiva gestione del mio caso da parte dei vertici della Chiesa ha portato ad un crollo totale della mia fiducia e rispetto per loro e per la mia Chiesa, che fino ad allora erano sopravissuti intatti, nonostante le azioni del mio aggressore. Quello che avevano fatto era contrario a tutto ciò che avevo di caro. Avevo creduto che la giustizia e la centralità della legge morale fossero incarnate nella mia Chiesa cattolica.

La morte finale di ogni rispetto verso i miei capi religiosi che poteva essere sopravissuto in me venne dopo la sentenza di condanna del mio aggressore. Appresi che la diocesi aveva scoperto, alcuni mesi dopo il mio abuso, che questo prete commetteva abusi sui bambini dell’ospedale, ma non aveva fatto altro che spostarlo in una nuova parrocchia. Questo era sulla sua scheda d’archivio quando feci la mia relazione, ma nonostante ne fossero a conoscenza avevano continuato a proteggerlo.

Dopo il processo, l’Arcivescovo diffuse un comunicato stampa per rassicurare il laicato che la "diocesi aveva cooperato con le autorità civili" nel mio caso. Messo alle strette su questa evidente menzogna, il rappresentante della diocesi ammise che l’affermazione era esatta, in quanto il comunicato non diceva di aver cooperato “pienamente”. Come avrei potuto credere in ciò che i capi della mia Chiesa potevano dire nel futuro, sapendo che erano capaci di questo tipo di ginnastica mentale, altrimenti conosciuta nella Chiesa come “riserva mentale”?

Per oltre trent’anni ho vissuto una vita in cui era una battaglia la semplice sopravvivenza da un giorno all’altro. Sentivo che questi erano anni sprecati, una vita sprecata. Ho fatto molte cure per i miei problemi di salute mentale, alcune delle quali sono state utili, ma nessuna ha risolto i miei problemi. L’inizio della guarigione per me è stato il giorno in cui il mio aggressore in tribunale ha riconosciuto la propria responsabilità per le sue azioni ed ha ammesso la sua colpa.

Questa ammissione ha prodotto un effetto profondo su di me. Il tempo mi ha permesso di perdonare ciò che aveva fatto e di non sentire più lui come una presenza nella mia vita. Ho seguito una terapia per quasi due anni e per suo mezzo sono arrivato a comprendere come costui abbia distorto la visione di me stesso. La mia ansia profonda ha portato alla depressione. La maggiore comprensione di tutte queste zone mi ha aiutato a credere che le cose potevano cambiare. Potevo prendere il controllo della mia vita, senza che il mio passato avesse il controllo di me. Ero capace di lasciarmi alle spalle gli anni sprecati. Da allora non sono più stata ricoverata in ospedale per motivi di salute mentale.

Il mio unico dispiacere è che raramente riesco a praticare la mia religione cattolica. La mia fede in Dio non è stata intaccata. Posso perdonare al mio aggressore le sue azioni, lui ha ammesso la sua colpa. Ma come posso riprendere ad avere rispetto per i vertici della mia Chiesa? Chiedere scusa per le azioni dei preti autori di abusi non è sufficiente. Ci deve essere il riconoscimento e l’ammissione di responsabilità per il male e la distruzione che è stata fatta nella vita delle vittime e le loro famiglie a causa della copertura spesso deliberata e per la cattiva gestione dei casi da parte dei loro superiori. E prima che io o altre vittime possiamo trovare una vera pace e guarigione.

Il tentativo di salvare l’istituzione dallo scandalo ha prodotto il maggiore di tutti gli scandali, ha perpetuato il male degli abusi e distrutto la fede di molte vittime.
Sento che il meglio della mia vita è iniziato quindici anni fa, quando il mio aggressore fu assicurato alla giustizia. Durante questi anni ho lavorato con la mia diocesi e più in generale con la Chiesa cattolica irlandese per migliorare le loro politiche di protezione dei bambini. La mia vita non è più una terra sterile. Sento che ciò ha significato e valore.

È questo il motivo per cui oggi parlo insieme alla baronessa Hollins. Spero che quanto abbiamo detto vi sia di aiuto nella comprensione delle vittime di questo orrendo crimine. Grazie per aver prestato sincero ascolto alla nostra presentazione di oggi.

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Nel sito del Vaticano, la pagina web con i link ai principali testi e documenti sul tema:

> Abuso sui minori. La risposta della Chiesa

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Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

9.2.2012
> Cina. Il cardinale Zen contro Sant'Egidio
E anche contro una rivista di Comunione e Liberazione. "Con il buon cuore si possono fare cose cattive", scrive. E spiega perché le diplomazie parallele dei due movimenti recano più danno che aiuto ai cattolici cinesi

7.2.2012
> Diario Vaticano / Mario Monti, il prediletto
"La Civiltà Cattolica" lo incensa. "L'Osservatore Romano" lo osanna. Benedetto XVI gli dà udienza. Ma il record di velocità di Berlusconi nell'essere ricevuto dal papa resta imbattuto. Quanto a Prodi, per lui furono dolori

6.2.2012
> Gesù nostro contemporaneo
È il titolo dell'evento internazionale che si terrà a Roma nei prossimi giorni. Ideato dal cardinale Ruini in accordo con la "priorità suprema" assegnata da Benedetto XVI al suo pontificato

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Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

Riciclaggio di denari? No, di accuse, dicono in Vaticano

Wikileaks in Vaticano. La replica del governatorato

La gerarchia ha fatto un sogno: non un'altra DC, ma un'altra "Cosa"

 



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11.2.2012 

 

 
 
 

AFRAGOLAWEB

Post n°1092 pubblicato il 03 Febbraio 2012 da terranuova0

 
 
 

IL LAVORO A TEMPO INDETERMINATO ANNOIA?

Post n°1091 pubblicato il 03 Febbraio 2012 da terranuova0
Foto di terranuova0

Gentile sen pres. Monti, 

Mi permetta (avrei voluto scrivere consenta ma avrei evocato specchi del passato prossimo ancora in grado di scuotere le coscienze provate dal malcostume ed attivarle verso un Mondo a dimensione più cristiana, ed è meglio che ciò non avvenga per i Molti che ci governano). Dicevo, dunque, che mi permetta di considerare la sua battuta sul lavoro a tempo indeterminato  inteso come un fatto noioso. Credo che Lei abbia come riferimento un mondo che per gli Italiani è irreale, semplicemente  non esiste. Un solo esempio e che non Le dovrei fare è per la concessione del classico mutuo bancario  per accedere alla comproprietà (perché di questo si tratta) di una casa almeno per trent’anni con una delle Banche di cui Lei è fedele osservatore e studioso attento. Pensarci è sicura pazzia. Nel caso di affittare un appartamentino ( quindi negando la possibilità di accedere, pur se nel tempo ad una casa dove investire una vita di lavoro)  la questione si pone lo stesso: pochissimi fitterebbero le loro case a meridionali, neri, precari o comunque a persone non rigidamente inquadrate nella scala sociale.  Pensi poi! chi guadagna circa  mille euro al mese con un lavoro a tempo indeterminato se ha il tempo di annoiarsi! con tasse (lei ha fatto in modo da farci annoiare molto di meno magari facendoci trovare il tempo di bestemmiare per dare a Lei il modo la domenica di pregare per tutti noi) dicevo con le tasse, le bollette, il cibo, il costo della casa, i figli, il costo della scuola, le medicine, il condominio, le spese non previste, equi italia…Le basta? E questo quando si è fortunati…se si è sfortunati allora due sono le soluzioni: o suicidarsi o suicidarsi . Le persone come Lei non hanno di questi problemi…riescono a non sorridere nonostante siano ricche mentre a noi fanno crepare dal ridere…

Gentile senatore, io non conosco in quale mondo Lei vive ( ne ci tengo a conoscerlo) ma la invito a venire a casa mia, dove la ospiterò, gratis, per il tempo in cui lei potrà rendersi conto di come viva un ‘ ex famiglia che fino a qualche tempo fa viveva in modo molto dignitoso. La porterò a fare un giro per Napoli e dintorni, magari a casa di qualche persona a cui nonostante i nostri disagi offriamo l’aiuto che possiamo permetterci. Forse proverebbe vergogna e penserebbe di più prima di dire cose inesatte. Un’ultima cosa: cosa c’entra l’art. 18 con l’economia? Spero non voglia intendere quello che da pessimo e cattivo soggetto  io penso: che più ricattabilità significhi più instabilità e più instabilità va a braccetto con più ricchezza per chi sfrutta i poveri cristi

 Forse ho detto sciocchezze: non me ne voglia. Da un cristiano come Lei  Gesù dovrebbe prendere lezioni di vita e forse piangere come ha fatto la Signora Ministro. 

Suo.

Antimo Ceparano

 
 
 
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