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il santo uffizio mette in castigo le suore americane parte I

Post n°1104 pubblicato il 30 Aprile 2012 da terranuova0
Foto di terranuova0

Diario Vaticano / Il Sant'Uffizio mette in castigo le suore americane

La laedership "liberal" delle religiose degli Stati Uniti è stata di fatto esautorata. Per ordine del papa. Ecco il documento della congregazione per la dottrina della fede che spiega come e perché

di Sandro Magister

 


CITTÀ DEL VATICANO, 30 aprile 2012 – La congregazione per la dottrina della fede ha dato incarico all'arcivescovo di Seattle, James Peter Sartain, di riportare sulla retta via la "Leadership Conference of Women Religious", la conferenza delle superiore religiose degli Stati Uniti d'America, in sigla LCWR, il cartello che collega la gran parte delle comunità di suore del paese.

Lo assisteranno nell'impresa i vescovi Leonard P. Blair di Toledo, Ohio, e Thomas J. Paprocki di Springfield, Illinois. Il primo è stato anche l'autore dell'indagine durata due anni, nel 2009 e nel 2010, che ha portato a questa decisione.

Lo stesso giorno della nomina di Sartain a "commissario", il 18 aprile, la congregazione per la dottrina della fede ha anche reso pubblico un proprio documento di otto pagine, in inglese, che ricostruisce i precedenti della decisione e soprattutto ne espone i motivi.

Il principale motivo addotto è che la conferenza delle superiore religiose degli Stati Uniti ha dato libero corso a tesi e a indirizzi giudicati da Roma incompatibili con la retta dottrina e particolarmente pericolosi per "l'influenza che la LCWR esercita sulle congregazioni religiose in altre parti per mondo".

Il documento della congregazione per la dottrina della fede è tradotto integralmente più sotto.

Tra le accuse che la Santa Sede rivolge alla conferenza delle superiore religiose americane c'è l'assecondamento della tendenza ad andare "oltre la Chiesa" e persino "oltre Gesù", come teorizzato in un discorso del 2007 della suora domenicana Laurie Brink.

Un'altra accusa riguarda la resistenza di alcuni gruppi di suore ad accettare che al centro della loro vita comunitaria ci sia la messa, in quanto celebrata da un sacerdote maschio.

Un'altra ancora ricorda l'opposizione della LCWR, nel 1977, alla dichiarazione "Inter insigniores" approvata l'anno precedente da Paolo VI, che ribadiva la riserva agli uomini dell'ordinazione sacerdotale. Un "pubblico rifiuto" – rimarca il documento della congregazione per la dottrina della fede – che in seguito "non è stato mai ritrattato".

Sulla base di queste e di altre imputazioni – tra cui il silenzio sull'aborto e l'eutanasia – il 12 gennaio 2011 la congregazione per la dottrina della fede deliberò che lo sbandamento dottrinale e disciplinare della LCWR doveva essere fermato.

E due giorni dopo, il 14 gennaio, Benedetto XVI in persona ordinò al prefetto della congregazione per la dottrina della fede, l'americano William J. Levada, di procedere a mettere in pratica la delibera.

*

Nel frattempo, anche la congregazione vaticana per i religiosi aveva in corso dal 2008 una visita apostolica tra le comunità religiose femminili degli Stati Uniti.

A sollecitare l'ispezione erano stati soprattutto alcuni cardinali degli Stati Uniti, sia di curia che residenziali, con una conoscenza diretta degli orientamenti "problematici" della LCWR.

Il cardinale Franc Rodé, prefetto della congregazione per i religiosi fino a tutto il 2010, aveva dato il via a una visita apostolica piuttosto arcigna nei confronti della LCWR. Ma da quando, il 4 gennaio 2011, subentrò a lui il cardinale brasiliano João Braz de Aviz, focolarino, e, prima ancora, da quando diventò segretario della medesima congregazione il redentorista americano Joseph W. Tobin, la visita apostolica proseguì e si concluse in forma molto più conciliante.

Questo cambio della guardia al vertice della congregazione per i religiosi non era piaciuto affatto ai cardinali degli Stati Uniti allora residenti a Roma – Levada, Raymond L. Burke, James F. Stafford, Bernard F. Law, John P. Foley –, tant'è vero che nessuno di loro assistette all'ordinazione episcopale di Tobin nella basilica di San Pietro, il 9 ottobre 2010.

Ha destato poi sorpresa, e non solo tra i cardinali americani, la successiva  nomina a sottosegretario della congregazione per i religiosi di suor Nicla Spezzati, che non usa vestire l'abito da suora, come abitualmente non lo vestono le suore del gruppo dirigente della LCWR (vedi foto).

Sta di fatto che la visita apostolica promossa dalla congregazione vaticana per i religiosi è finita su un binario morto.

Mentre al contrario procede con effetto dirompente la parallela iniziativa della congregazione per la dottrina della fede, che in più ha avuto l'approvazione esplicita del papa ed è ora, di fatto, l'unica effettiva iniziativa condotta dalla Santa Sede per invertire la rotta della LCWR.

*

A proposito della LCWR va tenuto presente che – caso più unico che raro – negli Stati Uniti le superiore delle congregazioni religiose femminili non sono collegate in un'unica associazione, come ad esempio accade in Italia.

All’inizio degli anni Novanta, infatti, proprio per la deriva "liberal" che caratterizzava già allora i vertici della LCWR e che induceva varie comunità di suore ad allontanarsene, la Santa Sede autorizzò la nascita negli Stati Uniti di una associazione parallela, il "Council of Major Superiors of Women Religious", in sigla CMSWR, più fedele al magistero. A questa associazione aderisce suor Mary Clare Millea, sorella del cerimoniere pontificio William Millea, la quale ha guidato la visita apostolica promossa dalla congregazione per i religiosi.

Al CMSWR fanno riferimento circa il 20 per cento delle 57 mila suore degli Stati Uniti. In base a una ricerca del 2009 della Georgetown University, la loro età media è di 60 anni, mentre quella delle suore della LCWR è molto più avanzata, è di 74 anni.

Inoltre, secondo la stessa ricerca, mentre il 43 per cento delle comunità di suore collegate al CMSWR avevano ciascuna, nel 2009, cinque o più novizie in formazione, solo il 9 per cento di quelle facenti capo alla LCWR potevano vantare lo stesso numero di nuove vocazioni. Moderne e "liberal", le seconde, ma visibilmente sterili e in via di estinzione.

 
 
 

Il Sant'Uffizio mette in castigo le suore americane parte II

Post n°1103 pubblicato il 30 Aprile 2012 da terranuova0

Congregatio Pro Doctrina Fidei

VALUTAZIONE DOTTRINALE DELLA "
LEADERSHIP CONFERENCE OF WOMEN RELIGIOUS"

I. Introduzione

Il contesto nel quale meglio si colloca questa valutazione dottrinale della "Leadership Conference of Women Religious", la conferenza delle superiore religiose degli Stati Uniti d'America, è espresso da papa Giovanni Paolo II nell'esortazione apostolica postsinodale "Vita consecrata" del 1996. Riflettendo sul genio e sul carisma della vita religiosa nella Chiesa, papa Giovanni Paolo II dice: "Nei fondatori e nelle fondatrici appare sempre vivo il senso della Chiesa, che si manifesta nella loro partecipazione piena alla vita ecclesiale in tutte le sue dimensioni e nella pronta obbedienza ai pastori, specialmente al romano pontefice. In questo orizzonte di amore verso la santa Chiesa, 'colonna e sostegno della verità' (1 Tm 3, 15), ben si comprendono... la piena comunione ecclesiale che santi e sante, fondatori e fondatrici, hanno condiviso in epoche e circostanze fra loro diverse e spesso molto difficili. Sono esempi ai quali le persone consacrate devono fare costante riferimento, per resistere alle spinte centrifughe e disgregatrici, oggi particolarmente attive. Un aspetto qualificante di questa comunione ecclesiale è l'adesione di mente e di cuore al magistero dei vescovi, che va vissuta con lealtà e testimoniata con chiarezza davanti al popolo di Dio da parte di tutte le persone consacrate, particolarmente da quelle impegnate nella ricerca teologica e nell'insegnamento, nelle pubblicazioni, nella catechesi, nell'uso dei mezzi di comunicazione sociale. Poiché le persone consacrate occupano un posto speciale nella Chiesa, il loro atteggiamento a questo proposito ha grande rilievo per l'intero popolo di Dio" (n. 46).

La Santa Sede riconosce con gratitudine il grande contributo delle religiose alla Chiesa negli Stati Uniti, come si vede in particolare in molte scuole, cliniche e istituzioni di aiuto ai poveri che sono state create e gestite da religiose negli anni. Papa Giovanni Paolo II ha ben espresso questa gratitudine nel suo incontro con religiose degli Stati Uniti a San Francisco il 17 settembre 1987, quando disse: "Gioisco per il vostro amore profondo nei confronti della Chiesa e per il vostro generoso servizio al popolo di Dio... La validità dei sistemi sanitari e educativi cattolici e la rete altamente progredita dei servizi sociali nella Chiesa non esisterebbero oggi, se non fosse per la dedizione più che giustificata e per l’abnegazione di coloro che ci hanno preceduto. Il vigore spirituale di tanti cattolici testimonia gli sforzi di generazioni di religiosi in questo paese. La storia della Chiesa di questo paese si identifica per la maggior parte con la vostra storia al servizio al popolo di Dio". Il rinnovamento della "Leadership Conference of Women Religious" che è lo scopo di questa valutazione dottrinale è a sostegno di questo essenziale carisma delle religiose, che è così naturale nella vita e nella crescita della Chiesa cattolica negli Stati Uniti.

Pur riconoscendo che questa valutazione dottrinale riguarda una particolare conferenza di superiore religiose e quindi non intende formulare un giudizio sulla fede e la vita delle religiose nelle singole congregazioni che fanno parte di tale conferenza, tuttavia la valutazione mette in luce seri problemi dottrinali che segnano molte vite consacrate. A livello dottrinale, questa crisi è caratterizzata da una perdita di vista del centro focale cristologico che fa da fondamento alla consacrazione religiosa, che porta a sua volta alla perdita di un "costante e vivo senso della Chiesa" in alcune religiose. Questa valutazione dottrinale muove da una sincera preoccupazione per la vita di fede in alcuni istituti di vita consacrata e società di vita apostolica. Essa muove anche dalla convinzione che l'opera di ogni conferenza di superiore religiose può e deve essere un mezzo fruttuoso per affrontare la situazione contemporanea e per sostenere la vita religiosa nel suo senso più "radicale", cioè nella fede nella quale è radicata. Secondo la legge canonica, le conferenze delle superiore sono un'espressione della collaborazione tra la Santa Sede, le superiore generali e le locali conferenze episcopali, a sostegno della vita consacrata. La finalità complessiva della valutazione dottrinale è, di conseguenza, quella di assistere la "Leadership Conference of Women Religious" degli Stati Uniti nell'attuare un'ecclesiologia di comunione fondata sulla fede in Gesù Cristo e nella Chiesa, come fondamento essenziale per il suo importante servizio alle comunità religiose e a tutte coloro che sono nella vita consacrata.


II. La valutazione dottrinale


La decisione della congregazione per la dottrina della fede (CDF) di impegnarsi in una valutazione dottrinale della "Leadership Conference of Women Religious" (LCWR) fu comunicata alla presidenza della LCWR nel corso del suo incontro con il cardinale William Levada a Roma l'8 aprile 2008. In quell'incontro, tre principali aree di preoccupazione furono indicate come motivo della decisione della CDF di dar corso alla valutazione:

A) Discorsi alle assemblee della LCWR – Vari discorsi tenuti durante le assemblee annuali della LCWR contengono affermazioni problematiche e seri errori teologici ed anche dottrinali. Il cardinale ha portato come esempio specifici passaggi di una riflessione di suor Laurie Brink su alcune religiose "che si muovono oltre la Chiesa" o anche oltre Gesù. Questo è un affronto non solo a fondamentali credenze cattoliche; un simile rifiuto della fede è anche un serio motivo di scandalo ed è incompatibile con la vita religiosa. Simili inaccettabili posizioni corrono abitualmente senza essere criticate nella LCWR, che dovrebbe fornire alle congregazioni che ne fanno parte gli strumenti per formare una visione ecclesiale della vita religiosa, e quindi aiutarle a correggere una visione erronea della fede cattolica, come importante esercizio di carità. Alcuni potrebbero vedere nelle tesi di suor Brink un ritratto fenomenologico della vita religiosa oggi. Ma i pastori della Chiesa dovrebbero vedervi anche un'invocazione d'aiuto.

B) Strategie di dissenso organizzato – Il cardinale ha parlato di questo aspetto facendo riferimento alle lettere che la CDF ha ricevuto da "gruppi dirigenti" di varie congregazioni, tra cui responsabili della LCWR, di contestazione delle direttive della Santa Sede riguardo alla questione dell'ordinazione delle donne e di un corretto approccio pastorale al ministero di persone omosessuali, in particolare lettere riguardanti le conferenze di "New Ways Ministry". I contenuti delle lettere fanno pensare che queste suore prendano collettivamente una posizione non in accordo con l'insegnamento della Chiesa sulla sessualità umana. Il problema si fa serio quando tali "gruppi dirigenti" non danno una guida effettiva e un esempio alle loro comunità, ma si pongono essi stessi al di fuori dell'insegnamento della Chiesa.

C) Femminismo radicale – Il cardinale ha fatto notare una prevalenza di certi temi femministi radicali incompatibili con la fede cattolica in alcuni dei programmi e delle presentazioni patrocinate dalla LCWR, incluse interpretazioni teologiche che rischiano di distorcere la fede in Gesù e nel suo Padre amorevole che inviò il Figlio suo per la salvezza del mondo. Per di più, alcune argomentazioni sul "patriarcato" distorcono la forma in cui Gesù ha strutturato la vita sacramentale nella Chiesa; altre addirittura minano le dottrine rivelate della Santa Trinità, la divinità di Cristo e l'ispirazione delle Sacre Scritture.

Di conseguenza, in una lettera datata 18 febbraio 2009, la CDF confermò la sua decisione di effettuare una valutazione dottrinale della LCWR e nominò monsignor Leonard Blair, vescovo di Toledo, Ohio, come delegato della CDF per la valutazione. Questa decisione fu ulteriormente discussa con le dirigenti della LCWR durante la loro visita alla CDF il 22 aprile 2009. Durante questo incontro, il cardinale Levada confermò che la valutazione dottrinale arrivava come risultato di vari anni di esame del contenuto dottrinale di affermazioni da parte della LCWR e delle sue conferenze annuali. L'interesse primario della valutazione è la dottrina della fede che è stata rivelata da Dio in Gesù Cristo, presentata in forma scritta nelle Scritture divinamente ispirate, e consegnata alla Tradizione apostolica sotto la guida del magistero della Chiesa. È questo insegnamento apostolico, così riccamente e pienamente insegnato dal Concilio Vaticano II, che deve sostenere l'opera di una conferenza di superiore religiose la quale, per sua natura, ha un legame canonico con la Santa Sede e comprende molte congregazioni che sono di diritto pontificio.

Monsignor Leonard Blair trasmise una serie di "Osservazioni" dottrinali alla LCWR in una lettera datata 11 maggio 2009 e successivamente incontrò la sua presidenza il 27 maggio 2009. La presidenza della LCWR rispose alle "Osservazioni" in una lettera datata 20 ottobre 2009. Sulla base di questa risposta e della successiva corrispondenza tra la presidenza della LCWR e il delegato, il vescovo Blair sottopose le sue risultanze alla CDF il 22 dicembre 2009.

Il 25 giugno 2010 il vescovo Blair presentò un'ulteriore documentazione sul contenuto del "Manuale per la guida alla leadership" edito dalla LCWR, così come sulle organizzazioni associate alla LCWR, in particolare  "Network" e "The Resource Center for Religious Institutes". La documentazione mette in luce che, mentre c'è un grande impegno da parte della LCWR nel promuovere obiettivi di giustizia sociale in armonia con la dottrina sociale della Chiesa, essa tace sul diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale, una questione che pure è al centro del vivace dibattito pubblico sull'aborto e l'eutanasia negli Stati Uniti. Inoltre, materie di cruciale importanza per la vita della Chiesa e della società, come la visione  d'ispirazione biblica della Chiesa circa la vita di famiglia e la sessualità umana non hanno spazio nell'agenda della LCWR nel modo promosso dall'insegnamento della Chiesa. Per di più, occasionali dichiarazioni pubbliche da parte della LCWR che si distaccano o confliggono con le posizioni prese dai vescovi, che sono gli autentici maestri della Chiesa nella fede e nella morale, sono incompatibili con le sue finalità.

L'intera documentazione della valutazione dottrinale, incluse le risposte della LCWR, è stata presentata alla sessione ordinaria dei cardinali e dei vescovi membri della CDF il 12 gennaio 2011. Le decisioni di questa sessione ordinaria sono state:

1) L'attuale situazione dottrinale e pastorale della LCWR è grave ed è oggetto di seria preoccupazione, data anche l'influenza che la LCWR esercita sulle congregazioni religiose in altre parti per mondo;

2) Dopo che la visita in corso delle comunità religiose femminili negli Stati Uniti sarà giunta a una conclusione, la Santa Sede dovrà intervenire con i prudenti passi necessari ad effettuare una riforma della LCWR;

3) La congregazione per la dottrina della fede esaminerà la varie forme di intervento canonico praticabili per la soluzione degli aspetti problematici presenti nella LCWR.

Il Santo Padre, papa Benedetto XVI, in un'udienza concessa il 14 gennaio 2011 al prefetto della congregazione per la dottrina della fede, cardinale William Joseph Levada, ha approvato le decisioni della sessione ordinaria della congregazione e ha ordinato la loro messa in pratica. Questo atto del Santo Padre deve essere compreso in virtù del mandato dato dal Signore a Simon Pietro come alla roccia sulla quale è fondata la sua Chiesa (cfr. Luca 22, 32): "Ho pregato per te, Pietro, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta tornato a me, conferma la fede dei tuoi fratelli e sorelle". Questo passo della Scrittura è stato applicato al ruolo del successore di Pietro come capo del collegio apostolico dei vescovi; ma si applica anche al ruolo del papa come pastore supremo e pastore della Chiesa universale. Non ultime, nel gregge al quale la cura pastorale del papa è diretta, vi sono le religiose di vita apostolica, che nei secoli passati sono state così determinanti nell'edificare la fede e la vita della santa Chiesa di Dio e nel testimoniare l'amore di Dio per l'umanità in così numerose opere di cairtà e di apostolato.

Da quando il rapporto finale della visita apostolica delle religiose negli Stati Uniti è stato consegnato alla Santa Sede (nel dicembre 2011), la CDF si dedica all'attuazione delle sopra dette decisioni approvate dal Santo Padre in quanto sviluppo del suo impegno a sostegno della Chiesa negli Stati Uniti. Al fine di questa attuazione, e consultandosi con la congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica (CICLSAL) e con la congregazione per i vescovi, la congregazione per la dottrina della fede ha deciso di eseguire il mandato di coadiuvare la necessaria riforma della "Leadership Conference of Women Religious" tramite la nomina di un arcivescovo delegato, il quale – con l'assistenza di un gruppo di consulenti (vescovi, preti e religiose) – si metterà al lavoro con la dirigenza della LCWR per attuare gli obiettivi necessari ad affrontare i problemi messi in evidenza da questo documento. Il mandato dato al delegato assicura le strutture e la flessibilità per il delicato lavoro di tale attuazione.

L'avvio di un simile sforzo comune sembra più che mai opportuno in vista di un'attuazione delle raccomandazioni della recente visita apostolica delle religiose negli Stati Uniti e in vista quest'anno del 50mo anniversario dell'inizio del Concilio Vaticano II, la cui visione teologica e le cui raccomandazioni pratiche per la vita consacrata possono servire come un provvidenziale inquadramento per la revisione e il rinnovamento della vita religiosa negli Stati Uniti, come pure a motivo del mandato della legge della Chiesa per l'opera di questa conferenza delle superiore maggiori, alla quale appartiene la grande maggioranza delle congregazioni religiose femminili negli Stati.Uniti.


III. Attuazione: Conclusioni della valutazione dottrinale e del mandato


1) Principali risultanze della valutazione dottrinale


– Assemblee generali della LCWR, discorsi e testi occasionali

Uno dei mezzi principali con cui la LCWR promuove la sua particolare visione della vita religiosa sono le assemblee annuali che organizza. Mentre era in corso la valutazione, il vescovo Blair, nella sua lettera dell'11 maggio 2009, tracciò un profilo della presidenza della LCWR sulla base di uno studio e di una valutazione dottrinale di relazioni introduttive, di discorsi della presidenza e di discorsi di assegnazione dei ruoli dirigenti, su un periodo di 10 anni. Questo studio scoprì che i discorsi, sebbene di per sé non teologici dal punto di vista accademico, hanno significato dottrinale e contenuto e implicazioni morali che spesso contraddicono o ignorano l'insegnamento del magistero.

Nella sua replica, la presidenza della LCWR ha sostenuto che essa non invita consapevolmente oratori che hanno posizioni contrarie all'insegnamento della Chiesa "quando questo è stato proclamato come insegnamento dotato di autorità". Inoltre, la presidenza sostiene che le asserzioni fatte dagli oratori appartengono a loro e non implicano adesione da parte della LCWR. Dati i fatti esaminati, tuttavia, questa replica è inadeguata. Il Concilio Vaticano II indica chiaramente che un autentico insegnamento della Chiesa richiede la religiosa sottomissione dell'intelletto e della volontà, e non è limitato alle definizioni dogmatichei o alle dichiarazioni "ex cathedra" (cfr. "Lumen gentium", 25). Ad esempio, la LCWR espresse pubblicamente nel 1977 il suo rifiuto di assentire all'insegnamento di "Inter insigniores" sulla riserva dell'ordinazione sacerdotale ai soli uomini. Questo pubblico rifiuto non è mai stato ritrattato. Oltre a questo, la CDF sa che gli oratori alle conferenze o alle assemblee generali non sottopongono i loro testi a un previo controllo della presidenza della LCWR. E, come la valutazione ha dimostrato, la somma di questi discorsi negli anni è una materia di seria preoccupazione.

Parecchi dei discorsi alle conferenze della LCWR delineano una visione o fanno una descrizione della vita religiosa che non è conforme alla fede e alla prassi della Chiesa. Dal momento che la dirigenza della LCWR non ha offerto nessun chiarimento circa queste asserzioni, alcuni potrebbero ricavare che simili posizioni siano condivise da essa. In quanto ente approvato dalla Santa Sede per il coordinamento e il sostegno delle comunità religiose negli Stati Uniti, la LCWR ha anche un'effettiva responsabilità per la promozione della fede e per fornire alle comunità che ne fanno parte e al più vasto pubblico cattolico chiare e persuasive posizioni a sostegno della visione della Chiesa della vita religiosa.

Alcuni oratori sostengono che dissentire dalla dottrina della Chiesa è giustificato come esercizio dell'ufficio profetico. Ma ciò è basato su un'errata comprensione della dinamica della profezia nella Chiesa: significa giustificare il dissenso postulando la possibilità di una divergenza tra il magistero della Chiesa e una "legittima" intuizione teologica di qualcuno dei fedeli. La "profezia", come principio metodologico, è qui diretta contro il magistero dei pastori della Chiesa, quando invece la vera profezia è una grazia che accompagna l'esercizio delle responsabilità della vita cristiana e dei ministeri dentro la Chiesa, regolato e verificato dalla fede e dall'ufficio d'insegnamento della Chiesa.

L'analisi delle assemblee generali, dei discorsi della presidenza e dei testi occasionali rivela, quindi, un duplice problema. Il primo consiste in un errore esplicito (cioè le affermazioni dottrinalmente problematiche o il formale rifiuto dell'insegnamento della Chiesa rinvenuti in discorsi pronunciati alle assemblee generali o alle conferenze organizzate dalla LCWR). Il secondo livello del problema concerne il silenzio e l'inazione della LCWR di fronte a simili errori, posta la sua responsabilità di sostenere una visione della vita religiosa in armonia con quella della Chiesa e di promuovere una solida base dottrinale per la vita religiosa. Con questa valutazione, la CDF intende assistere la LCWR nel collocare la sua attività dentro un più ampio contesto di vita religiosa nella Chiesa universale, al fine di promuovere una visione della vita consacrata coerente con l'insegnamento della Chiesa. In questo più ampio contesto, la CDF nota l'assenza di iniziative da parte della LCWR finalizzate a promuovere l'accoglimento dell'insegnamento della Chiesa, specialmente su questioni difficili come quelle della lettera apostolica "Ordinatio sacerdotalis" di papa Giovanni Paolo II e dell'insegnamento della Chiesa sull'omosessualità.


– Il ruolo della LCWR nella formazione dottrinale delle superiore religiose e delle formatrici

Gli indirizzi programmatici per le nuove superiore e formatrici delle comunità membro e altri materiali forniti a queste comunità sono un campo in cui la LCWR esercita la sua influenza. La valutazione dottrinale ha scoperto che molti dei materiali preparati dalla LCWR con questo scopo (testi occasionali, il manuale dal titolo "Systems Thinking Handbook") non hanno una sufficiente fondazione dottrinale. Questi materiali raccomandano percorsi di dialogo, per esempio quando delle suore dissentono su materie fondamentali della fede cattolica o della pratica morale, ma non è chiaro se questo dialogo è finalizzato all'accettazione dell'insegnamento della Chiesa. A questo proposito, il "Systems Thinking Handbook" presenta una situazione in cui delle suore discutono se l'Eucaristia debba essere al centro di una speciale celebrazione della comunità, dal momento che la celebrazione della messa richiede un prete ordinato, cosa che alcune suore trovano "contestabile". Secondo il "Systems Thinking Handbook" questa difficoltà è radicata in diversità a livello di credenze, ma anche in diversi modelli cognitivi (il "modo di pensare occidentale" in quanto opposto a un "modello mentale organico"). Questi modelli, invece che l'insegnamento della Chiesa, sono offerti come strumenti per la soluzione della controversia se celebrare o no la messa. Quindi il "Systems Thinking Handbook" presenta un modello neutro di leadership delle congregazioni che non dà la dovuta attenzione alla responsabilità che le superiore sono chiamate ad esercitare, in particolare quella di guidare le suore verso un più grande apprezzamento o assimilazione della verità della fede cattolica.

Il rapporto finale della visita apostolica delle comunità religiose femminili negli Stati Uniti (luglio 2011) ha rilevato che i programmi di formazione di numerose comunità che fanno parte della LCWR non avevano un significativo contenuto dottrinale ma piuttosto erano orientati verso una formazione professionale riguardante particolari aspetti della cura ministeriale dell'istituto. Di altri programmi si è riscontrato che insistevano sul loro carisma e sulla loro storia, e/o sull'insegnamento sociale della Chiesa o sulla giustizia sociale in generale, con scarsa attenzione alla dottrina cattolica di base, come quella contenuta nell'autorevole testo del Catechismo della Chiesa cattolica. Sebbene questi programmi di formazione non siano direttamente oggetto di questa valutazione dottrinale, si può comunque ricavare che questa confusione sull'autentica dottrina di fede della Chiesa è ingigantita, invece che corretta, dalla mancanza di contenuto dottrinale negli strumenti forniti dalla LCWR alle superiore e alle formatrici. La confusione dottrinale che per anni ha minato una solida catechesi dimostra il bisogno di una corretta formazione dottrinale – sia iniziale che permanente – per le religiose e le novizie così come per i preti, i seminaristi e i laici impegnati nei ministeri e nella vita apostolica. In questo modo, possiamo sperare che l'attuale cultura secolarizzata, con il suo impatto negativo sulla vera identità delle religiose come cristiane e membra della Chiesa, sulla loro pratica religiosa, sulla vita comune e sulla loro autentica spiritualità cristiana, vita morale, pratica liturgica, possa essere più facilmente superata.


2) Il mandato per l'attuazione della valutazione dottrinale


Nella legge universale della Chiesa (per la Chiesa latina il codice di diritto canonico, CIC), i canoni 708 e 709 riguardano l'istituzione e l'operato di conferenze di superiore maggiori:

Can. 708: "I Superiori maggiori possono utilmente associarsi in conferenze o consigli per conseguire più agevolmente, nell'unione delle forze, il fine proprio dei singoli istituti, salvi sempre l'autonomia, l'indole e lo spirito proprio di ognuno, sia per trattare affari di comune interesse, sia per instaurare un opportuno coordinamento e cooperazione con le conferenze dei Vescovi ed anche con i singoli Vescovi".

Can. 709: "Le conferenze dei Superiori maggiori abbiano i propri statuti approvati dalla Santa Sede, dalla quale unicamente possono essere erette, anche in persone giuridiche, e sotto la cui suprema direzione esse rimangono".

Alla luce di questi canoni e a seguito delle rilevazioni della valutazione dottrinale, è chiaro che va posta la più grande enfasi sia sulle relazioni della LCWR con le conferenze episcopali, sia sul bisogno di fornire una corretta fondazione dottrinale nella fede della Chiesa, "per conseguire più agevolmente, nell'unione delle forze, il fine proprio dei singoli istituti".

Di conseguenza, allo scopo di attuare un processo di revisione e di conformazione agli insegnamenti e alla disciplina della Chiesa, la Santa sede, tramite la congregazione per la dottrina della fede, nominerà un arcivescovo delegato, assistito da due vescovi, per la revisione, la guida e l'approvazione, ove necessario, dell'operato della LCWR. Il delegato riferirà alla CDF, la quale informerà e consulterà la congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica e la congregazione per i vescovi.

Il mandato del delegato include i seguenti compiti:

1) Rivedere gli statuti della LCWR per assicurare una più grande chiarezza circa la finalità della missione e le responsabilità di questa conferenza di superiore maggiori. Gli statuti revisionati saranno sottoposti alla Santa Sede per l'approvazione da parte della CICLSAL.

2) Rivedere i piani e i programmi della LCWR, incluse le assemblee generali e le pubblicazioni, per assicurare che la finalità della missione della LCWR sia adempiuta in accordo con gli insegnamenti e la disciplina della Chiesa. In particolare:

– Il "Systems Thinking Handbook" sarà ritirato dalla circolazione durante il periodo di revisione;
– I programmi della LCWR per le (future) superiore e formatrici saranno riformati;
– Gli oratori e conduttori dei principali programmi saranno soggetti all'approvazione del delegato.

3) Creare nuovi programmi della LCWR per le congregazioni che ne fanno parte, per lo sviluppo di materiali di formazione iniziale e permanente che forniscano una comprensione approfondita della dottrina di fede della Chiesa.

4) Rivedere e far da guida all'osservanza di norme e testi liturgici. Per esempio:

– L'Eucaristia e la Liturgia delle Ore avranno un posto prioritario negli eventi e nei programmi della LCWR.

5) Rivedere i legami della LCWR con le organizzazioni affiliate, ad esempio "Network" e "Resource Center for Religious Life".

Il mandato del delegato sarà fino a cinque anni, come si riterrà necessario. Al fine di assicurare il necessario collegamento con la conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (a norma del Can. 708), alla conferenza episcopale sarà richiesto di stabilire un collegamento formale (ad esempio in forma di commissione) con il delegato e i vescovi che l'assistono. Al fine di facilitare il conseguimento di questi obiettivi, il delegato è autorizzato a formare un gruppo di consulenti (preti, religiose, esperti) che lo assista nel lavoro di attuazione.

Sarà compito dell'arcivescovo delegato lavorare in modo collaborativo con le responsabili della LCWR per conseguire gli obiettivi delineati in questo documento, e di riferire alla Santa Sede sui progressi del suo lavoro. Tali rapporti saranno esaminati con il delegato in regolari incontri interdicasteriali della CDF e della CICLSAL. In questo modo, la Santa Sede spera di offrire un importante contributo al futuro della vita religiosa nella Chiesa negli Stati Uniti.

__________


Il commento del cardinale Levada, pubblicato sul sito web della conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti:

> Statement of Cardinal William Levada on the Docrinal Assesment of the LCWR

30.4.2012 

 

 
 
 

LA CARNE E LO SPIRITO di Antimo Ceparano

Post n°1102 pubblicato il 25 Aprile 2012 da terranuova0
Foto di terranuova0

E’ difficile cercare di comprendere le cose che sfuggono. Non sono matto. E’ dalle cose che sfuggono che possiamo ricavare delle verità. Le cose che sono ovvie anche se nascondono delle verità spesso non ci dicono niente perché sono ovvie!!! L’acqua nasconde tanti segreti ma viene considerata non degna di riflessioni proprio perché ci è nota, o almeno così crediamo che sia.

Vedi quando ero un bambino vivevo in un quartiere popolare dove chi esercitava il mestiere di usciere presso un qualsiasi ente era considerato un privilegiato. Una persona importante. Non esistevano personaggi al di sopra di un usciere. Viveva, però, tra di noi, nello stesso quartiere, un ragioniere che lavorava presso un’importante società assicuratrice: costui era per noi una sorte di re. Di sovrano benevole da ammirare e da ossequiare. Era un brav’uomo, preoccupato di manifestare la propria simpatia verso i clerico-fascisti ed onorato a tal punto, anche da me, che ignorava la diffusa simpatia degli abitanti del rione verso i partiti di estrazione popolare. Ho scoperto, anni dopo  che le cose e gli uomini che mi circondavano in quel periodo hanno segnato la mia carne. E’ la materia che segna la materia. Di quel periodo la mia carne ha conservato il segno di chi crede nel senso dell’onore. Ha ereditato il rifiuto di rifugiarsi nei propri malanni (la mia condizione di poliomielitico è da me rifiutata e non ne beneficio in termini di agevolazione sociale). Credo che il mio Spirito ha seguito quello che la carne gli ha indicato. Vi è un’alleanza tra la carne e lo Spirito che rivela l’equilibrio o l’instabilità che le cose e gli uomini hanno prodotto nell’uomo attraverso la loro testimonianza. Vedi, amico mio, credo che ciò che viene oggi considerato devianza nei comportamenti, sia sessuali che più in generale sociale, sia da attribuire, in gran parte, alle cose e agli uomini che abbiamo incontrato, così come ciò che di buono c’è in noi ha la stessa origine.

Non vi è quindi libertà? Il peccato indica la schiavitù incolpevole dell’uomo? No. Io non dico che l’uomo manchi di libertà o che il peccato sia una via verso la giustificazione. Affermo solo che ciò che ci è dato è uno strumento e come tale indirizza la persona verso un pensiero. E’ chiaramente una prima fase che avviene nella crescita umana a cui seguirà la riflessione e l’accettazione o meno (questa volta senza la mediazione della carne)  di ciò che la materia ha indicato al nostro percorso spirituale.

E’ una traccia di riflessione. Se vuoi accoglierla te ne sarò grato

 
 
 

LA VOCAZIONE DELLA COPPIA

Post n°1101 pubblicato il 22 Aprile 2012 da terranuova0
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OMELIA DI DON GIORGIO

Post n°1100 pubblicato il 14 Aprile 2012 da terranuova0
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"Con la risurrezione di Gesù, Dio ha detto nuovamente: Sia la luce!".

Post n°1099 pubblicato il 08 Aprile 2012 da terranuova0

Il Big Bang della nuova creazione, raccontato dal papa

"Con la risurrezione di Gesù, Dio ha detto nuovamente: Sia la luce!". L'omelia della veglia di Pasqua, nella notte del 7 aprile 2012, nella basilica di San Pietro

di Benedetto XVI

 


Cari fratelli e sorelle!

Pasqua è la festa della nuova creazione. Gesù è risorto e non muore più. Ha sfondato la porta verso una nuova vita che non conosce più né malattia né morte. Ha assunto l’uomo in Dio stesso. "Carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio", aveva detto Paolo nella prima lettera ai Corinzi (15, 50). Lo scrittore ecclesiastico Tertulliano, nel secolo III, in riferimento alla risurrezione di Cristo e alla nostra risurrezione aveva l’audacia di scrivere: "Abbiate fiducia, carne e sangue, grazie a Cristo avete acquistato un posto nel Cielo e nel regno di Dio" (CCL II 994). Si è aperta una nuova dimensione per l’uomo. La creazione è diventata più grande e più vasta. La Pasqua è il giorno di una nuova creazione, ma proprio per questo la Chiesa comincia in tale giorno la liturgia con l’antica creazione, affinché impariamo a capire bene quella nuova. Perciò all’inizio della Liturgia della Parola nella Veglia pasquale c’è il racconto della creazione del mondo.

In relazione a questo, due cose sono particolarmente importanti nel contesto della liturgia di questo giorno. In primo luogo, la creazione viene presentata come una totalità della quale fa parte il fenomeno del tempo. I sette giorni sono un’immagine di una totalità che si sviluppa nel tempo. Sono ordinati in vista del settimo giorno, il giorno della libertà di tutte le creature per Dio e delle une per le altre. La creazione è quindi orientata verso la comunione tra Dio e creatura; essa esiste affinché ci sia uno spazio di risposta alla grande gloria di Dio, un incontro di amore e di libertà. In secondo luogo, del racconto della creazione la Chiesa, nella Veglia pasquale, ascolta soprattutto la prima frase: "Dio disse: Sia la luce!" (Gen 1, 3). Il racconto della creazione, in modo simbolico, inizia con la creazione della luce. Il sole e la luna vengono creati solo nel quarto giorno. Il racconto della creazione li chiama fonti di luce, che Dio ha posto nel firmamento del cielo. Con ciò toglie consapevolmente ad esse il carattere divino che le grandi religioni avevano loro attribuito. No, non sono affatto dei. Sono corpi luminosi, creati dall’unico Dio. Sono però preceduti dalla luce, mediante la quale la gloria di Dio si riflette nella natura dell’essere che è creato.

Che cosa intende dire con ciò il racconto della creazione? La luce rende possibile la vita. Rende possibile l’incontro. Rende possibile la comunicazione. Rende possibile la conoscenza, l’accesso alla realtà, alla verità. E rendendo possibile la conoscenza, rende possibile la libertà e il progresso. Il male si nasconde. La luce pertanto è anche espressione del bene che è luminosità e crea luminosità. È giorno in cui possiamo operare. Il fatto che Dio abbia creato la luce significa che Dio ha creato il mondo come spazio di conoscenza e di verità, spazio di incontro e di libertà, spazio del bene e dell’amore. La materia prima del mondo è buona, l’essere stesso è buono. E il male non proviene dall’essere che è creato da Dio, ma esiste in virtù della negazione. È il "no".

A Pasqua, al mattino del primo giorno della settimana, Dio ha detto nuovamente: "Sia la luce!". Prima erano venute la notte del Monte degli Ulivi, l’eclissi solare della passione e morte di Gesù, la notte del sepolcro. Ma ora è di nuovo il primo giorno, la creazione ricomincia tutta nuova. "Sia la luce!", dice Dio, "e la luce fu". Gesù risorge dal sepolcro. La vita è più forte della morte. Il bene è più forte del male. L’amore è più forte dell’odio. La verità è più forte della menzogna. Il buio dei giorni passati è dissipato nel momento in cui Gesù risorge dal sepolcro e diventa, egli stesso, pura luce di Dio. Questo, però, non si riferisce soltanto a Lui e non si riferisce solo al buio di quei giorni. Con la risurrezione di Gesù, la luce stessa è creata nuovamente. Egli ci attira tutti dietro di sé nella nuova vita della risurrezione e vince ogni forma di buio. Egli è il nuovo giorno di Dio, che vale per tutti noi.

Ma come può avvenire questo? Come può tutto questo giungere fino a noi così che non rimanga solo parola, ma diventi una realtà in cui siamo coinvolti? Mediante il Sacramento del battesimo e la professione della fede, il Signore ha costruito un ponte verso di noi, attraverso il quale il nuovo giorno viene a noi. Nel Battesimo, il Signore dice a colui che lo riceve: "Fiat lux", sia la luce. Il nuovo giorno, il giorno della vita indistruttibile viene anche a noi. Cristo ti prende per mano. D’ora in poi sarai sostenuto da Lui e entrerai così nella luce, nella vita vera. Per questo, la Chiesa antica ha chiamato il Battesimo "photismos", illuminazione.

Perché? Il buio veramente minaccioso per l’uomo è il fatto che egli, in verità, è capace di vedere ed indagare le cose tangibili, materiali, ma non vede dove vada il mondo e da dove venga. Dove vada la stessa nostra vita. Che cosa sia il bene e che cosa sia il male. Il buio su Dio e il buio sui valori sono la vera minaccia per la nostra esistenza e per il mondo in generale. Se Dio e i valori, la differenza tra il bene e il male restano nel buio, allora tutte le altre illuminazioni, che ci danno un potere così incredibile, non sono solo progressi, ma al contempo sono anche minacce che mettono in pericolo noi e il mondo. Oggi possiamo illuminare le nostre città in modo così abbagliante che le stelle del cielo non sono più visibili. Non è questa forse un’immagine della problematica del nostro essere illuminati? Nelle cose materiali sappiamo e possiamo incredibilmente tanto, ma ciò che va al di là di questo, Dio e il bene, non lo riusciamo più ad individuare. Per questo è la fede, che ci mostra la luce di Dio, la vera illuminazione, essa è un’irruzione della luce di Dio nel nostro mondo, un’apertura dei nostri occhi per la vera luce.

Cari amici, vorrei aggiungere, infine, ancora un pensiero sulla luce e sull’illuminazione. Nella Veglia pasquale, la notte della nuova creazione, la Chiesa presenta il mistero della luce con un simbolo del tutto particolare e molto umile: con il cero pasquale. Questa è una luce che vive in virtù del sacrificio. La candela illumina consumando se stessa. Dà luce dando se stessa. Così rappresenta in modo meraviglioso il mistero pasquale di Cristo che dona se stesso e così dona la grande luce. Come seconda cosa possiamo riflettere sul fatto che la luce della candela è fuoco. Il fuoco è forza che plasma il mondo, potere che trasforma. E il fuoco dona calore. Anche qui si rende nuovamente visibile il mistero di Cristo. Cristo, la luce, è fuoco, è fiamma che brucia il male trasformando così il mondo e noi stessi. "Chi è vicino a me è vicino al fuoco", suona una parola di Gesù trasmessa a noi da Origene. E questo fuoco è al tempo stesso calore, non una luce fredda, ma una luce in cui ci vengono incontro il calore e la bontà di Dio.

Il grande inno dell’Exsultet, che il diacono canta all’inizio della liturgia pasquale, ci fa notare in modo molto sommesso un altro aspetto ancora. Richiama alla memoria che questo prodotto, il cero, è dovuto in primo luogo al lavoro delle api. Così entra in gioco l’intera creazione. Nel cero, la creazione diventa portatrice di luce. Ma, secondo il pensiero dei Padri, c’è anche un implicito accenno alla Chiesa. La cooperazione della comunità viva dei fedeli nella Chiesa è quasi come l’operare delle api. Costruisce la comunità della luce. Possiamo così vedere nel cero anche un richiamo a noi stessi e alla nostra comunione nella comunità della Chiesa, che esiste affinché la luce di Cristo possa illuminare il mondo.

Preghiamo il Signore in quest’ora di farci sperimentare la gioia della sua luce, e preghiamolo, affinché noi stessi diventiamo portatori della sua luce, affinché attraverso la Chiesa lo splendore del volto di Cristo entri nel mondo. Amen.

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Piero della Francesca, Risurrezione, 1450-1463, Sansepolcro, Museo Civico.

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Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

6.4.2012
> Diario Vaticano / I focolarini alla conquista della curia
Sono onnipresenti. Hanno due cardinali e un buon numero di arcivescovi in ruoli di peso, specie nella diplomazia. Il segretario di Stato è il loro patrono

2.4.2012
> Diario Vaticano / Il Sant'Uffizio a portata di mouse
Basta un clic per accedere a tutti i documenti della congregazione per la dottrina della fede, dal 1965 a oggi. Il più vecchio della serie, del cardinale Ottaviani, sembra scritto su misura per l'odierna disputa con i lefebvriani

30.3.2012
> Non sacra musica, ma rumori d'assalto
Dopo il coro della Cappella Sistina, anche il conservatorio della Santa Sede sta per essere conquistato dai responsabili della deriva musicale di questi ultimi decenni. Nel silenzio del papa

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Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

Il papa insiste, vuole tutti in ginocchio

Il prete modello? Con i santi in cielo e con il catechismo in mano

Se Obama vuole un papa donna

 



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7.4.2012 

 

 
 
 

L'America di Obama, ovvero della libertà perduta

Post n°1098 pubblicato il 05 Marzo 2012 da terranuova0
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L'America di Obama, ovvero della libertà perduta

Anche nella patria del diritto e della democrazia la libertà di coscienza è in pericolo. È l'accusa senza precedenti che i vescovi scagliano contro il presidente degli Stati Uniti. Ecco la lettera confidenziale in cui spiegano perché

di Sandro Magister

 


ROMA, 5 marzo 2012 – La Radio Vaticana e "L'Osservatore Romano" ne hanno dato notizia. Ma nel sito web della conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, USCCB, la lettera non compare.

La lettera ha la doppia firma del cardinale Timothy M. Dolan, arcivescovo di New York e presidente della USCCB (nella foto), e del vescovo di Bridgeport William E. Lori, presidente del comitato per la libertà religiosa.

I due l'hanno inviata lo scorso 22 febbraio a tutti i vescovi degli Stati Uniti. In via riservata. Ma con la preghiera di parteciparne i contenuti a tutti i fedeli.

Il suo testo integrale è riprodotto più sotto.

La lettera prende spunto dalle direttive emesse in gennaio dal ministero della sanità che obbligano tutte le istituzioni, comprese le cattoliche, a coperture assicurative per i propri dipendenti estese anche ai farmaci abortivi, alla sterilizzazione e alla contraccezione.

Non è questa la prima volta che i vescovi si scontrano con l'amministrazione Obama per decisioni riguardanti il ministero della sanità, retto dalla cattolica "liberal" Kathleen Sebelius.

Ma questa volta la portata dello scontro è molto maggiore. A giudizio dei vescovi è oggi in pericolo, negli Stati Uniti, nientemeno che la libertà religiosa.

Dire libertà religiosa, negli Stati Uniti, significa toccare le fondamenta stesse della nazione. Gli Stati Uniti sono nati proprio in nome della difesa integrale della libertà religiosa dei singoli e delle comunità da ogni potere mondano, a cominciare dallo Stato.

La lettera può quindi stupire i lettori europei, i quali vivono in Stati che si sono invece costituiti per difendere la loro "laicità" dalle "ingerenze" delle Chiese, continuamente sospettate e accusate di invadere il campo.

Di qui la cautela con cui in genere la gerarchia cattolica europea si confronta con le autorità civili. Una cautela tanto più evidente se paragonata alla franchezza con cui nella società americana le comunità religiose si esprimono in campo pubblico e criticano il potere politico.

Il cardinale Dolan e il vescovo Lori – non per nulla proprio quello che per la USCCB ha responsabilità in materia di libertà religiosa – nella lettera spiegano con chiarezza come vedono la drammatica posta in gioco.

E danno indicazioni su come procedere per difendere concretamente la libertà di coscienza sotto minaccia. Nel sito della USCCB c'è una sezione con le linee d'azione della campagna:

> Conscience Protection

"Non ci fermeremo fino a quando la tutela del diritto di coscienza non sarà ripristinata", ha detto il vescovo Lori dopo che in senato è stato respinto, il 2 marzo, con 51 voti contro 48, un emendamento denominato "Respect for Right of Conscience Act" presentato dal senatore repubblicano del Missouri Roy Blunt.

Tradizionalmente, nei vari paesi, sono i nunzi apostolici che fanno passi riservati presso le autorità politiche, per dirimere i contrasti.

Ma negli Stati Uniti, più che altrove, sono i vescovi che intervengono in prima persona e in pubblico.

E questo tanto più vale con i vescovi molto "affermativi" che sono oggi l'ala trainante dell'episcopato americano, a cominciare dall'arcivescovo di New York.

Dolan è un cardinale sul quale lo stesso Benedetto XVI fa molto affidamento. È a lui che ha assegnato il compito di introdurre il 17 febbraio la giornata "di riflessione e di preghiera" di tutti i cardinali attorno al papa, alla vigilia dell'ultimo concistoro.

Basta leggere quel suo discorso, per capirne la tempra:

> "La Chiesa è fondamentalmente un sì, non un no!"

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"FINO A CHE LA LIBERTÀ RELIGIOSA SARÀ RIPRISTINATA..."


22 febbraio 2012

Cari fratelli vescovi,

da quando vi abbiamo scritto riguardo ai seri tentativi che stiamo compiendo assieme per difendere la libertà religiosa nel nostro amato paese, molti di voi ci hanno chiesto di scrivere ancora, per aggiornarvi sulla situazione e per chiedere nuovamente l'aiuto di tutti i fedeli in quest'opera così importante. Siamo lieti di farlo ora.

Anzitutto, vogliamo esprimere il nostro accorato apprezzamento a voi e a tutti i nostri sorelle e fratelli in Cristo, per la notevolissima testimonianza della nostra unità nella fede e forza di convinzione, in questi mesi passati. Abbiamo fatto udire le nostre voci e non smetteremo di farlo fino a che la libertà religiosa sarà ripristinata.

Come sappiamo, il 20 gennaio il Dipartimento della salute e dei servizi umani annunciò la decisione di stabilire delle regole definitive che avrebbero praticamente costretto tutti i datori di lavoro, incluse molte istituzioni religiose, a pagare per farmaci abortivi, sterilizzazioni e contraccezione. Le regole non avrebbero fornito alcuna protezione per le nostre maggiori istituzioni – come opere caritative cattoliche, ospedali, università – o per il singolo fedele in gioco. Le regole hanno colpito il cuore del nostro fondamentale diritto alla libertà religiosa, che riguarda la nostra capacità di servire quelli che sono al di fuori della nostra comunità di fede.

Dal 20 gennaio, la reazione è stata immediata e incessante. Ci siamo messi assieme, con persone di ogni credo e opinione politica, per fare una sola cosa di lampante chiarezza: stare uniti contro ogni tentativo di negare o indebolire quel diritto alla libertà religiosa sul quale il nostro paese è stato fondato.

Il 10 febbraio, venerdì, l'Amministrazione ha emesso le regole definitive. Letteralmente, le regole sono state riconfermate "senza modifiche". L'obbligo a fornire le prestazioni illecite rimane. L'estremamente ristretta esenzione per le chiese rimane. Nonostante le proteste, tutte le minacce alla libertà religiosa poste dalle regole iniziali rimangono.

La libertà religiosa è un diritto fondamentale di tutti. Questo diritto non dipende dalla decisione di un governo di concederlo: è dato da Dio e le società giuste lo riconoscono e lo rispettano nel suo libero esercizio. Il libero esercizio della religione si estende molto al di là della libertà di culto. Vieta anche al governo di costringere persone o gruppi a violare le loro più profonde convinzioni religiose e di interferire negli affari interni delle organizzazioni religiose.

Recenti atti dell'Amministrazione hanno tentato di ridurre questo libero esercizio a un "privilegio" arbitrariamente concesso dal governo, come una semplice esenzione da un'onnicomprensiva, estrema forma di secolarismo. L'esenzione è troppo minuziosamente delimitata, poiché non esenta la maggior parte dei datori di lavoro religiosi non-profit, gli assicuratori affiliati a enti religiosi, i datori di lavoro assicurati per conto proprio, o altre imprese private possedute e gestite da persone che giustamente rifiutano di pagare per farmaci abortivi, sterilizzazione e contraccezione. E poiché è istituita solo da un capriccio dell'esecutivo, anche questa eccessivamente ristretta esenzione può essere tolta via facilmente.

Negli Stati Uniti, la libertà religiosa non dipende dalla benevolenza di chi ci governa. È la nostra "libertà prima" e il rispetto di essa deve essere largo e inclusivo, non stretto ed esclusivo. I cattolici e le altre persone di fede e di buona volontà non sono cittadini di seconda classe. E non spetta al governo decidere quale dei nostri ministeri è "abbastanza religioso" per giustificare la protezione della libertà religiosa.

Questo non riguarda solo la contraccezione, i farmaci abortivi e la sterilizzazione, sebbene tutti debbano riconoscere le ingiustizie implicate nell'includerli in un programma di protezione sanitaria obbligatorio per tutti. Non c'entra con i repubblicani o i democratici, i conservatori o i "liberal". Riguarda le persone di fede. È per prima cosa una questione di libertà religiosa per tutti. Se il governo può, per esempio, dire ai cattolici che essi non possono agire in campo assicurativo senza violare le loro convinzioni religiose, dove si va a finire? Ciò viola i limiti costituzionali posti al nostro governo e i diritti basilari sui quali il nostro paese è stato fondato.

Molto rimane da fare. Non possiamo star fermi, di fronte a una minaccia così grave alla libertà religiosa per la quale i nostri padri hanno combattuto. In questo momento della storia dobbiamo lavorare con impegno per difendere la libertà religiosa e per rimuovere tutte le minacce alla pratica della nostra fede sulla pubblica piazza. Questo è il nostro patrimonio come americani. Il presidente Obama deve ritirare le norme, o almeno provvedere misure consistenti ed efficaci per proteggere la libertà religiosa e la coscienza.

Soprattutto, cari fratelli, facciamo affidamento sull'aiuto del Signore in questa importante battaglia. Abbiamo tutti il dovere di agire, ora, contattando i nostri legislatori a sostegno della legge per il rispetto dei diritti di coscienza, che può essere sostenuta tramite il nostro appello in www.usccb.org/conscience

Vi invitiamo a partecipare i contenuti di questa lettera ai fedeli della vostra diocesi, nelle forme o con i mezzi che riterrete più efficaci. Continuiamo a pregare per uno rapido e pieno superamento di questa e di tutte le minacce alla libertà religiosa e alla pratica della nostra fede nel nostro grande paese.

Timothy Cardinale Dolan
Arcivescovo di New York
Presidente della conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti

William E. Lori
Vescovo di Bridgeport
Presidente del comitato "ad hoc" per la libertà religiosa

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A proposito dei vescovi "affermativi" che sono oggi l'ala trainante dell'episcopato degli Stati Uniti, e del modo con cui vedono la religione nella società, uno di essi è l'arcivescovo di Los Angeles José H. Gómez:

> Gli Stati Uniti riscoprono la lingua madre: il latino (13.9.2011)

E un altro è l'arcivescovo di Filadelfia (in precedenza vescovo di Denver) Charles J. Chaput:

> La dottrina del cattolico Kennedy? Da dimenticare (2.3.2010)

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Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

2.3.2012
> "Concilium" critica il papa: sta con i capitalisti
A sostenere questa tesi sulla celebre rivista di teologia è Johan Verstraeten, dell'Università Cattolica di Lovanio. Da Roma il professor Stefano Ceccanti rovescia l'accusa: i veri conservatori sono gli statalisti, ragionano come Lefebvre

25.2.2012
> La Quaresima della Chiesa: o il dominio o la croce
Un messaggio, una catechesi, un'omelia, una doppia "lectio divina". Sono le istruzioni di Benedetto XVI per traversare il deserto del mondo e vincere le tentazioni del potere e del successo. Sarà ascoltato?

23.2.2012
> Legionari. Il giovane vicario e le vergini inquiete
Un uomo nuovo al vertice della congregazione: il tedesco Heereman. Intanto però molte consacrate se ne vanno. Il tormento della loro leader, Malén Oriol. La rivoluzione silenziosa del cardinale De Paolis

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Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

"Lux in arcana". La bolla di Federico II e quella del cardinale Bertone

Scuole non profit. Le ragioni del presidente

ICI e Chiesa. I chiaroscuri dell'emendamento Monti

 



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5.3.2012 

 

 
 
 

Concilium" critica il papa: sta con i capitalisti

Post n°1097 pubblicato il 03 Marzo 2012 da terranuova0
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"Concilium" critica il papa: sta con i capitalisti

A sostenere questa tesi sulla celebre rivista di teologia è Johan Verstraeten, dell'Università Cattolica di Lovanio. Da Roma il professor Stefano Ceccanti rovescia l'accusa: i veri conservatori sono gli statalisti, ragionano come Lefebvre

di Sandro Magister

 


ROMA, 2 marzo 2012 – La rivista internazionale di teologia "Concilium" ha dedicato il suo ultimo numero a un tema più che mai attuale: "Economia e religione".

I due curatori del numero, il brasiliano Luiz Carlos Susin e l'olandese Erik Borgman, nel loro editoriale introduttivo si danno un obiettivo ambiziosissimo. Dopo l'"economia della salvezza" disegnata da Eusebio di Cesarea e l'"economia come salvezza" teorizzata da Max Weber, è oggi necessaria – scrivono – una "salvezza dell'economia".

Ma si chiedono: "È questa la forma di economia che deve essere salvata?", intendendo con ciò il capitalismo.

Tra i nove saggi di altrettanti autori che compongono questo numero di "Concilium" ce n'è uno che analizza la dottrina sociale della Chiesa contenuta nei suoi documenti più autorevoli.

L'autore, Johan Verstraeten, belga, insegna all'Università Cattolica di Lovanio ed è membro del consiglio editoriale di "Business Ethics" e del "Journal of Catholic Social Thought".

Ha intitolato così il suo saggio: "Ripensare l'economia: una questione di amore o di giustizia? Il caso del 'Compendio della dottrina sociale della Chiesa' e l'enciclica 'Caritas in veritate'".

Il giudizio dell'autore sui due documenti citati nel titolo è negativo. Mentre in passato – esordisce – la Chiesa aveva mantenuto un certo equilibrio tra gli apprezzamenti e le critiche al sistema capitalista, fino a mostrare "una simpatia per un'economia di mercato socialmente corretta, con una preferenza per il modello tedesco della Renania sul capitalismo di tipo anglosassone", oggi questo equilibrio si è rotto. E la svolta esageratamente pro mercato è imputata all'attuale pontefice, che nella sua ultima enciclica "sottovaluta gli aspetti strutturali e istituzionali della povertà e del sottosviluppo".

Ma è così? Qui di seguito interviene, a commento dell'articolo di Verstraeten su "Concilium", il professor Stefano Ceccanti, senatore del Partito democratico e ordinario di diritto pubblico comparato all'Università "La Sapienza" di Roma.

Ceccanti è stato presidente nazionale della FUCI, l'associazione degli studenti universitari cattolici italiani. Il suo ultimo libro, edito da Borla, ha per titolo: "Al cattolico perplesso. Chiesa e politica all'epoca del bipolarismo e del pluralismo religioso".

Nei mesi scorsi è intervenuto più volte in www.chiesa nella discussione sull'interpretazione del Concilio Vaticano II e sulla libertà religiosa.

Una prima versione di questo suo intervento è apparsa su QdR Magazine, il webzine dei riformisti italiani.

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STATALISTI CONTRO RATZINGER

di Stefano Ceccanti



Tra gli esperti che nella Chiesa cattolica si occupano di dottrina sociale c'è Johan Verstraeten che insegna etica all'Università cattolica di Lovanio e che ha spiegato per filo e per segno le sue posizioni sul numero 5/2011 della prestigiosa rivista internazionale di teologia "Concilium".

Verstraeten attacca il magistero della Chiesa e, specificamente, il "Compendio della dottrina sociale della Chiesa" del 2006 e l'enciclica di Benedetto XVI "Caritas in veritate" del 2009 a motivo, spiega, del pieno appoggio che danno al capitalismo.

L'autore ritiene che il punto di caduta sia individuabile proprio nel "Compendio", e in particolare nei suoi capitoli 4 e 7, dove "l'approvazione del libero mercato e della concorrenza" sarebbe "fatta nei termini più espliciti fin qui usati nella storia del pensiero sociale cattolico".

Ciò fermo restando che anche in precedenza la posizione della Chiesa non soddisfaceva Verstraeten, dato che il magistero, pur criticando di più l'economia di mercato, era comunque a suo giudizio contraddistinto dal "tentare quasi convulsamente di evitare qualsiasi identificazione del pensiero sociale cattolico con la socialdemocrazia o con lo Stato che fornisce assistenza sociale".

Per Verstraeten già l'enciclica di Giovanni Paolo II "Centesimus annus" del 1991 concedeva troppo al capitalismo. Ma nel "Compendio" vi sarebbe ancor di più "un'interpretazione sorprendentemente positiva della concorrenza" e della "situazione ideale" del "vero mercato concorrenziale".

Il "Compendio" avrebbe la colpa di aver ripreso l'impostazione dell'istruzione "Libertatis conscientia" del 1986 sulla teologia della liberazione, dell'allora cardinale Joseph Ratzinger, con la sua affermazione del primato della carità sulla giustizia, reinterpretata quest'ultima come "carità sociale e politica", cosa che appare a Verstraeten riduttiva.

Che cosa esprimerebbe infatti quell'impostazione? Una mentalità secondo la quale "l'etica sociale cattolica, per quanto riguarda le questioni economiche", è ridotta a "una materia di azioni individuali o intersoggettive", mentre la necessità del cambiamento delle "strutture ingiuste" sarebbe relegata ai margini.

In altri termini – usando il lessico dei dibattiti seguiti alla "Caritas in veritate", lessico che però Vestraten non usa esplicitamente – l'autore accusa Benedetto XVI di essere "poliarchico", di attribuire cioè solo un ruolo parziale alla politica, accanto ad altri poteri.

Dal "Compendio", Verstraten passa infatti a criticare l'enciclica di Benedetto XVI, la cui "preoccupazione suprema non è la giustizia, ma l'amore, non il cambiamento strutturale o istituzionale, ma una nuova prassi basata su valori quali la relazionalità, la gratuità e la fraternità". Ovvero non la politica come centro della società ma come sottosistema parziale.

Qua e là nella "Caritas in veritate" – concede Verstraeten – c'è qualche apertura maggiore alle "politiche sociali dello Stato", rispetto al "Compendio", ma nonostante ciò – accusa – l'enciclica "resta piuttosto critica per quanto riguarda lo Stato", puntando invece di più sul principio di sussidiarietà.

La strategia del filone critico impersonato da Verstraeten è sempre la stessa e opera in due momenti.

Il primo passo consiste nel prendere le distanze da una lettura dinamica del processo di differenziazione sociale in atto, che vede la politica come una tra le sfere sociali, senza primati e gerarchie, sullo stesso piano dell'economia.

Il secondo consiste nel prendere le distanze dall'evoluzione del magistero sociale della Chiesa, o nella forma della critica esplicita o in quella più sottile che consiste nell'ignorarne l'evidente sviluppo, magari fermandosi a una lettura schematica che unisce la "Quadragesimo anno" (1931) alla "Populorum progressio" (1967).

La conclusione logica di Verstraeten è che "sia il 'Compendio' sia la 'Caritas in veritate' hanno bisogno di essere riviste" ricentrando il tutto su "istituzioni giuste", perno di "un'economia basta sulla 'iustitia in veritate'".

Finché questa revisione non ci sarà – ammesso ma non concesso che ci sia – le posizioni di Verstraeten e altri come lui potranno e dovranno presentarsi onestamente come radicalmente critiche della dottrina sociale della Chiesa, a differenza di quanto fa in questi giorni, in Italia, un autorevole esponente della segreteria del Partito democratico, Stefano Fassina, che espone idee stataliste identiche a quelle di Verstraeten, ma pretende di attribuirle allo stesso Benedetto XVI e alla "Caritas in veritate".

Le idee di Fassina sono sostenute da vari interventi su "L'Unità", anche da parte di esponenti cattolici in sintonia col direttore Claudio Sardo che proviene dalle ACLI, come l'ex-Presidente delle stesse ACLI Domenico Rosati. Mentre viceversa l'altro quotidiano del PD, "Europa", ha dato maggiormente spazio alle opinioni anti-stataliste, in particolare con gli interventi di Flavio Felice, presidente del Centro Studi Tocqueville-Acton e professore di dottrine economiche alla Pontificia Università Lateranense, e di Edoardo Patriarca, segretario del comitato delle settimane sociali della conferenza episcopale italiana. 

A dir la verità, però, le posizioni di Verstraeten e altri come lui appaiono teologicamente segnate da un "conservatorismo di sinistra" che non ha ancora tenuto conto del crollo del Muro di Berlino e della sua lezione anti-monarchica, contro il prepotere dello Stato e della politica.

Queste correnti criticano il magistero proprio perché, invece, ha tenuto conto di quella lezione. Ma, facendo ciò, esse riproducono in campo sociale quello che è il rifiuto tradizionalista della libertà religiosa: rifiuto anch'esso rigorosamente statalista, motivato in difesa della "iustitia in veritate" contro la libera scelta della coscienza erronea in buona fede.

Insomma, Verstraeten e... Lefebvre hanno teologicamente più elementi in comune tra loro di quanto non si possa credere ragionando solo sull'asse politico destra-sinistra.

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La rivista "Concilium" che ha pubblicato l'articolo di Verstraeten:

> "Concilium"

I due documenti da lui sottoposti a critica:

> Compendio della dottrina sociale della Chiesa

> "Caritas in veritate"

"Concilium" ha tra i suoi fondatori viventi Hans Küng.

Erik Borgman, curatore del numero 5/2011 della rivista dedicato a "Economia e religione" e vicepresidente del comitato internazionale di direzione, appartiene come laico all'ordine domenicano.

Nel 2005 ha pubblicato su "Concilium" un articolo nel quale faceva l'apologia del terrorismo islamista in Iraq e in Palestina, definendolo "guerra legittima" contro l'oppressore:

> Apologia del terrorismo islamista. Firmata da...


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Flavio Felice, presidente del Centro Studi Tocqueville-Acton e professore di dottrine economiche alla Pontificia Università Lateranense, ha reagito a chi recluta Benedetto XVI tra gli statalisti con questa nota pubblicata sul sito dell'American Enterprise Insitute:

> Is Benedict the new "social democratic" hero?

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In Vaticano, l'ultima precedente polemica in materia di economia e finanza è nata dalla pubblicazione di un testo del pontificio consiglio della giustizia e della pace:

> Troppa confusione. Bertone chiude la curia a chiave (10.11.2011)

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La sera del 29 febbraio, invitato a Londra dalla Italian Society, il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della conferenza episcopale italiana, ha tenuto una conferenza alla London School of Economics, nella quale ha sostenuto la centralità della questione antropologica anche nella sfera dell'economia.

Ecco il link al testo integrale della conferenza:

> Un'economia per l'uomo e per la società

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Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

25.2.2012
> La Quaresima della Chiesa: o il dominio o la croce
Un messaggio, una catechesi, un'omelia, una doppia "lectio divina". Sono le istruzioni di Benedetto XVI per traversare il deserto del mondo e vincere le tentazioni del potere e del successo. Sarà ascoltato?

23.2.2012
> Legionari. Il giovane vicario e le vergini inquiete
Un uomo nuovo al vertice della congregazione: il tedesco Heereman. Intanto però molte consacrate se ne vanno. Il tormento della loro leader, Malén Oriol. La rivoluzione silenziosa del cardinale De Paolis

20.2.2012
> Premio o punizione. Come Pechino sanziona i vescovi
Premio per chi obbedisce al regime, punizione per chi è fedele al papa. Il vescovo invitato a Monaco dalla Comunità di Sant'Egidio appartiene alla prima categoria. Eccone il ritratto, messo a confronto con quello di un vescovo che invece è stato punito

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Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

"Lux in arcana". La bolla di Federico II e quella del cardinale Bertone

Scuole non profit. Le ragioni del presidente

ICI e Chiesa. I chiaroscuri dell'emendamento Monti

 



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2.3.2012 

 

 
 
 

La Quaresima della Chiesa: o il dominio o la croce

Post n°1096 pubblicato il 25 Febbraio 2012 da terranuova0
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La Quaresima della Chiesa: o il dominio o la croce

Un messaggio, una catechesi, un'omelia, una doppia "lectio divina". Sono le istruzioni di Benedetto XVI per traversare il deserto del mondo e vincere le tentazioni del potere e del successo. Sarà ascoltato?

di Sandro Magister

 


ROMA, 25 febbraio 2012 – Da domani sarà per tutti Quaresima. Secondo il rito romano essa ha già avuto inizio con il mercoledì delle ceneri, mentre secondo il rito ambrosiano in uso nell'arcidiocesi di Milano, che osserva un calendario più antico, questo periodo forte dell'anno liturgico comincia dalla sesta domenica antecedente la Pasqua.

Periodo forte? Nella mentalità diffusa dell'Occidente, la Quaresima si è molto sbiadita. Fa più notizia il Ramadan musulmano.

Ma a Benedetto XVI, visibilmente, preme ridare significato e vigore a questo tempo di preparazione alla Pasqua.

Quest'anno, come già nei due anni precedenti, oltre che con il tradizionale messaggio ai fedeli:

> "La Quaresima ci offre..."

oltre che con l'udienza generale del mercoledì delle ceneri:

> "In questa catechesi vorrei soffermarmi..."


oltre che con l'omelia nella messa dello stesso giorno:

> "Con questo giorno di penitenza e di digiuno..."

papa Joseph Ratzinger ha voluto introdurre la Quaresima anche con una doppia "lectio divina". La prima l'ha tenuta ai seminaristi di Roma:

> "Cari Seminaristi..."

La seconda ai preti della sua diocesi:

> "È per me una grande gioia..."

La "lectio divina" è una riflessione sulle Sacre Scritture fatta scegliendo un passo biblico e commentandolo. Papa Benedetto usa dettarla a braccio, con lo stile degli antichi Padri della Chiesa e dei grandi maestri teologi del Medioevo, sempre con lo sguardo attento ai fatti e alla cultura di oggi.

Lo spirito di fondo della "lectio divina" è quello espresso da Gesù quando fu tentato dal demonio nella sua "Quaresima" nel deserto: "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio".

Dei cinque testi citati, i più suggestivi sono sicuramente le due "lectio", di cui sono disponibili le trascrizioni integrali nel sito del Vaticano, in corso di traduzione nelle varie lingue.

Ma qui di seguito è riprodotto quello che, dei cinque testi, è il più didascalico. In esso Benedetto XVI spiega con parole semplici che cos'è la Quaresima e insegna come viverla.

È la catechesi che il papa ha tenuto alle migliaia di pellegrini che gremivano l'aula delle udienze la mattina del 22 febbraio, mercoledì delle ceneri.

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"LA CHIESA IN CAMMINO NEL DESERTO DEL MONDO..."

di Benedetto XVI



Cari fratelli e sorelle, in questa catechesi vorrei soffermarmi brevemente sul tempo della Quaresima. Si tratta di un itinerario di quaranta giorni che ci condurrà al triduo pasquale, memoria della passione, morte e risurrezione del Signore, il cuore del mistero della nostra salvezza.

Nei primi secoli di vita della Chiesa questo era il tempo in cui coloro che avevano udito e accolto l’annuncio di Cristo iniziavano, passo dopo passo, il loro cammino di fede e di conversione per giungere a ricevere il sacramento del Battesimo. Si trattava di un avvicinamento al Dio vivo e di una iniziazione alla fede da compiersi gradualmente, mediante un cambiamento interiore da parte dei catecumeni, cioè di quanti desideravano diventare cristiani ed essere incorporati a Cristo e alla Chiesa.

Successivamente, anche i penitenti e poi tutti i fedeli furono invitati a vivere questo itinerario di rinnovamento spirituale, per conformare sempre più la propria esistenza a quella di Cristo.

La partecipazione dell’intera comunità ai diversi passaggi del percorso quaresimale sottolinea una dimensione importante della spiritualità cristiana: è la redenzione non di alcuni, ma di tutti, ad essere disponibile grazie alla morte e risurrezione di Cristo. Pertanto, sia coloro che percorrevano un cammino di fede come catecumeni per ricevere il battesimo, sia coloro che si erano allontanati da Dio e dalla comunità della fede e cercavano la riconciliazione, sia coloro che vivevano la fede in piena comunione con la Chiesa, tutti insieme sapevano che il tempo che precede la Pasqua è un tempo di "metanoia", cioè del cambiamento interiore, del pentimento; il tempo che identifica la nostra vita umana e tutta la nostra storia come un processo di conversione che si mette in movimento ora per incontrare il Signore alla fine dei tempi.

Con una espressione diventata tipica nella liturgia, la Chiesa denomina il periodo nel quale siamo entrati oggi "Quadragesima", cioè tempo di quaranta giorni e, con un chiaro riferimento alla Sacra Scrittura ci introduce così in un preciso contesto spirituale.

Quaranta è infatti il numero simbolico con cui l’Antico e il Nuovo Testamento rappresentano i momenti salienti dell’esperienza della fede del Popolo di Dio. È una cifra che esprime il tempo dell’attesa, della purificazione, del ritorno al Signore, della consapevolezza che Dio è fedele alle sue promesse.

Questo numero non rappresenta un tempo cronologico esatto, scandito dalla somma dei giorni. Indica piuttosto una paziente perseveranza, una lunga prova, un periodo sufficiente per vedere le opere di Dio, un tempo entro cui occorre decidersi ad assumere le proprie responsabilità senza ulteriori rimandi. È il tempo delle decisioni mature.

Il numero quaranta appare anzitutto nella storia di Noè. Quest’uomo giusto, a causa del diluvio trascorre quaranta giorni e quaranta notti nell’arca, insieme alla sua famiglia e agli animali che Dio gli aveva detto di portare con sé. E attende altri quaranta giorni, dopo il diluvio, prima di toccare la terraferma, salvata dalla distruzione.

Poi, la prossima tappa: Mosè rimane sul monte Sinai, alla presenza del Signore, quaranta giorni e quaranta notti, per accogliere la legge. In tutto questo tempo digiuna.

Quaranta sono gli anni di viaggio del popolo ebraico dall’Egitto alla Terra promessa, tempo adatto per sperimentare la fedeltà di Dio. "Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni… Il tuo mantello non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant’anni", dice Mosè nel Deuteronomio alla fine di questi quarant'anni di migrazione.

Gli anni di pace di cui gode Israele sotto i Giudici sono quaranta, ma, trascorso questo tempo, inizia la dimenticanza dei doni di Dio e il ritorno al peccato.

Il profeta Elia impiega quaranta giorni per raggiungere l’Oreb, il monte dove incontra Dio.

Quaranta sono i giorni durante i quali i cittadini di Ninive fanno penitenza per ottenere il perdono di Dio.

Quaranta sono anche gli anni dei regni di Saul, di Davide e di Salomone, i tre primi re d’Israele.

Anche i salmi riflettono sul significato biblico dei quaranta anni, come ad esempio il salmo 95: "Se ascoltaste oggi la sua voce! Non indurite il cuore come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere. Per quarant'anni mi disgustò quella generazione e dissi: sono un popolo dal cuore traviato, non conoscono le mie vie".

Nel Nuovo Testamento Gesù, prima di iniziare la vita pubblica, si ritira nel deserto per quaranta giorni, senza mangiare né bere: si nutre della Parola di Dio, che usa come arma per vincere il diavolo. Le tentazioni di Gesù richiamano quelle che il popolo ebraico affrontò nel deserto, ma che non seppe vincere.

Quaranta sono i giorni durante i quali Gesù risorto istruisce i suoi, prima di ascendere al Cielo e inviare lo Spirito Santo.

Con questo ricorrente numero di quaranta è descritto un contesto spirituale che resta attuale e valido, e la Chiesa, proprio mediante i giorni del periodo quaresimale, intende mantenerne il perdurante valore e renderne a noi presente l’efficacia.

La liturgia cristiana della Quaresima ha lo scopo di favorire un cammino di rinnovamento spirituale, alla luce di questa lunga esperienza biblica e soprattutto per imparare ad imitare Gesù, che nei quaranta giorni trascorsi nel deserto insegnò a vincere la tentazione con la Parola di Dio.

I quarant’anni della peregrinazione di Israele nel deserto presentano atteggiamenti e situazioni ambivalenti. Da una parte essi sono la stagione del primo amore con Dio e tra Dio e il suo popolo, quando egli parlava al suo cuore, indicandogli continuamente la strada da percorrere. Dio aveva preso, per così dire, dimora in mezzo a Israele, lo precedeva dentro una nube o una colonna di fuoco, provvedeva ogni giorno al suo nutrimento facendo scendere la manna e facendo sgorgare l’acqua dalla roccia. Pertanto, gli anni trascorsi da Israele nel deserto si possono vedere come il tempo della speciale elezione di Dio e della adesione a lui da parte del popolo: tempo del primo amore.

D’altro canto, la Bibbia mostra anche un’altra immagine della peregrinazione di Israele nel deserto: è anche il tempo delle tentazioni e dei pericoli più grandi, quando Israele mormora contro il suo Dio e vorrebbe tornare al paganesimo e si costruisce i propri idoli, poiché avverte l’esigenza di venerare un Dio più vicino e tangibile. È anche il tempo della ribellione contro il Dio grande e invisibile.

Questa ambivalenza, tempo della speciale vicinanza di Dio – tempo del primo amore –, e tempo della tentazione – tentazione del ritorno al paganesimo –, la ritroviamo in modo sorprendente nel cammino terreno di Gesù, naturalmente senza alcun compromesso col peccato.

Dopo il battesimo di penitenza al Giordano, nel quale assume su di sé il destino del servo di Dio che rinuncia a se stesso e vive per gli altri e si pone tra i peccatori per prendere su di sé il peccato del mondo, Gesù si reca nel deserto per stare quaranta giorni in profonda unione con il Padre, ripetendo così la storia di Israele, tutti quei ritmi di quaranta giorni o anni a cui ho accennato. Questa dinamica è una costante nella vita terrena di Gesù, che ricerca sempre momenti di solitudine per pregare il Padre suo e rimanere in intima comunione, in intima solitudine con lui, in esclusiva comunione con lui, e poi ritornare in mezzo alla gente.

Ma in questo tempo di “deserto” e di incontro speciale col Padre, Gesù si trova esposto al pericolo ed è assalito dalla tentazione e dalla seduzione del Maligno, il quale gli propone una via messianica altra, lontana dal progetto di Dio, perché passa attraverso il potere, il successo, il dominio e non attraverso il dono totale sulla croce. Questa è l'alternativa: un messianesimo di potere, di successo, o un messianesimo di amore, di dono di sé.

Questa situazione di ambivalenza descrive anche la condizione della Chiesa in cammino nel deserto del mondo e della storia.

In questo deserto noi credenti abbiamo certamente l’opportunità di fare una profonda esperienza di Dio che rende forte lo spirito, conferma la fede, nutre la speranza, anima la carità; un’esperienza che ci fa partecipi della vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte mediante il sacrificio d’amore sulla croce.

Ma il deserto è anche l’aspetto negativo della realtà che ci circonda: l’aridità, la povertà di parole di vita e di valori, il secolarismo e la cultura materialista, che rinchiudono la persona nell’orizzonte mondano dell’esistere sottraendolo ad ogni riferimento alla trascendenza. È questo anche l’ambiente in cui il cielo sopra di noi è oscuro, perché coperto dalle nubi dell’egoismo, dell’incomprensione e dell’inganno.

Nonostante questo, anche per la Chiesa di oggi il tempo del deserto può trasformarsi in tempo di grazia, poiché abbiamo la certezza che anche dalla roccia più dura Dio può far scaturire l’acqua viva che disseta e ristora.

Cari fratelli e sorelle, in questi quaranta giorni che ci condurranno alla Pasqua di risurrezione possiamo ritrovare nuovo coraggio per accettare con pazienza e con fede ogni situazione di difficoltà, di afflizione e di prova, nella consapevolezza che dalle tenebre il Signore farà sorgere il giorno nuovo.

E se saremo stati fedeli a Gesù seguendolo sulla via della croce, il chiaro mondo di Dio, il mondo della luce, della verità e della gioia ci sarà come ridonato: sarà l’alba nuova creata da Dio stesso.

Buon cammino di Quaresima a voi tutti!

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Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

23.2.2012
> Legionari. Il giovane vicario e le vergini inquiete
Un uomo nuovo al vertice della congregazione: il tedesco Heereman. Intanto però molte consacrate se ne vanno. Il tormento della loro leader, Malén Oriol. La rivoluzione silenziosa del cardinale De Paolis

20.2.2012
> Premio o punizione. Come Pechino sanziona i vescovi
Premio per chi obbedisce al regime, punizione per chi è fedele al papa. Il vescovo invitato a Monaco dalla Comunità di Sant'Egidio appartiene alla prima categoria. Eccone il ritratto, messo a confronto con quello di un vescovo che invece è stato punito

19.2.2012
> "La Chiesa non esiste per se stessa, ma deve rinviare oltre sé, verso l’alto..."
L'omelia del papa nella Basilica Vaticana, con i nuovi cardinali, nella festa della Cattedra di San Pietro

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Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

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Dimenticare Todi. Meglio Magna Carta e i "postmarxisti ratzingeriani"

Due erroracci più uno. Della prima diplomazia del mondo

"Si parla molto della Chiesa, ma speriamo che si parli anche della nostra fede..."

 



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25.2.2012 

 

 
 
 

La Chiesa non esiste per se stessa

Post n°1095 pubblicato il 19 Febbraio 2012 da terranuova0
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"La Chiesa non esiste per se stessa, ma deve rinviare oltre sé, verso l’alto..."

L'omelia del papa nella Basilica Vaticana, con i nuovi cardinali, nella festa della Cattedra di San Pietro

di Benedetto XVI

 


Cari fratelli e sorelle, [...] il brano evangelico odierno presenta Pietro che, mosso da un’ispirazione divina, esprime la propria salda fede in Gesù, il Figlio di Dio ed il Messia promesso. In risposta a questa limpida professione di fede, fatta da Pietro anche a nome degli altri apostoli, Cristo gli rivela la missione che intende affidargli, quella cioè di essere la "pietra", la "roccia", il fondamento visibile su cui è costruito l’intero edificio spirituale della Chiesa (cfr. Mt 16, 16-19).

Tale denominazione di "roccia-pietra" non fa riferimento al carattere della persona, ma va compresa solo a partire da un aspetto più profondo, dal mistero: attraverso l’incarico che Gesù gli conferisce, Simon Pietro diventerà ciò che egli non è attraverso "la carne e il sangue". L’esegeta Joachim Jeremias ha mostrato che sullo sfondo è presente il linguaggio simbolico della "roccia santa". Al riguardo può aiutarci un testo rabbinico in cui si afferma: "Il Signore disse: 'Come posso creare il mondo, quando sorgeranno questi senza-Dio e mi si rivolteranno contro?'. Ma quando Dio vide che doveva nascere Abramo, disse: 'Guarda, ho trovato una roccia, sulla quale posso costruire e fondare il mondo'. Perciò egli chiamò Abramo una roccia". Il profeta Isaia vi fa riferimento quando ricorda al popolo "guardate alla roccia da cui siete stati tagliati… ad Abramo vostro padre" (51, 1-2). Abramo, il padre dei credenti, con la sua fede viene visto come la roccia che sostiene la creazione. Simone, che per primo ha confessato Gesù come il Cristo ed è stato il primo testimone della risurrezione, diventa ora, con la sua fede rinnovata, la roccia che si oppone alle forze distruttive del male.

Cari fratelli e sorelle! Questo episodio evangelico che abbiamo ascoltato trova una ulteriore e più eloquente spiegazione in un conosciutissimo elemento artistico che impreziosisce questa Basilica Vaticana: l’altare della cattedra. Quando si percorre la grandiosa navata centrale e, oltrepassato il transetto, si giunge all’abside, ci si trova davanti a un enorme trono di bronzo, che sembra librarsi, ma che in realtà è sostenuto dalle quattro statue di grandi Padri della Chiesa d’Oriente e d’Occidente. E sopra il trono, circondata da un trionfo di angeli sospesi nell’aria, risplende nella finestra ovale la gloria dello Spirito Santo.

Che cosa ci dice questo complesso scultoreo, dovuto al genio del Bernini? Esso rappresenta una visione dell’essenza della Chiesa e, all’interno di essa, del magistero petrino.

La finestra dell’abside apre la Chiesa verso l’esterno, verso l’intera creazione, mentre l’immagine della colomba dello Spirito Santo mostra Dio come la fonte della luce. Ma c’è anche un altro aspetto da evidenziare: la Chiesa stessa è, infatti, come una finestra, il luogo in cui Dio si fa vicino, si fa incontro al nostro mondo. La Chiesa non esiste per se stessa, non è il punto d’arrivo, ma deve rinviare oltre sé, verso l’alto, al di sopra di noi. La Chiesa è veramente se stessa nella misura in cui lascia trasparire l’Altro – con la "A" maiuscola – da cui proviene e a cui conduce. La Chiesa è il luogo dove Dio "arriva" a noi, e dove noi "partiamo" verso di Lui; essa ha il compito di aprire oltre se stesso quel mondo che tende a chiudersi in se stesso e portargli la luce che viene dall’alto, senza la quale diventerebbe inabitabile.

La grande cattedra di bronzo racchiude un seggio ligneo del IX secolo, che fu a lungo ritenuto la cattedra dell’apostolo Pietro e fu collocato proprio su questo altare monumentale a motivo del suo alto valore simbolico. Esso, infatti, esprime la presenza permanente dell’apostolo nel magistero dei suoi successori. Il seggio di san Pietro, possiamo dire, è il trono della verità, che trae origine dal mandato di Cristo dopo la confessione a Cesarea di Filippo. Il seggio magisteriale rinnova in noi anche la memoria delle parole rivolte dal Signore a Pietro nel Cenacolo: "Io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli" (Lc 22, 32).

La cattedra di Pietro evoca un altro ricordo: la celebre espressione di sant’Ignazio di Antiochia, che nella sua lettera ai Romani chiama la Chiesa di Roma "quella che presiede nella carità" (PG 5, 801). In effetti, il presiedere nella fede è inscindibilmente legato al presiedere nell’amore. Una fede senza amore non sarebbe più un’autentica fede cristiana.

Ma le parole di sant’Ignazio hanno anche un altro risvolto, molto più concreto: il termine "carità", infatti, veniva utilizzato dalla Chiesa delle origini per indicare anche l’eucaristia. L’eucaristia, infatti, è "sacramentum caritatis Christi", mediante il quale egli continua ad attirarci tutti a sé, come fece dall’alto della croce (cfr Gv 12, 32). Pertanto, "presiedere nella carità" significa attirare gli uomini in un abbraccio eucaristico – l’abbraccio di Cristo –, che supera ogni barriera e ogni estraneità, e crea la comunione dalle molteplici differenze. Il ministero petrino è dunque primato nell’amore in senso eucaristico, ovvero sollecitudine per la comunione universale della Chiesa in Cristo. E l’eucaristia è forma e misura di questa comunione, e garanzia che essa si mantenga fedele al criterio della tradizione della fede.

La grande cattedra è sostenuta dai Padri della Chiesa. I due maestri dell’Oriente, san Giovanni Crisostomo e sant’Atanasio, insieme con i latini, sant’Ambrogio e sant’Agostino, rappresentano la totalità della tradizione e, quindi, la ricchezza dell’espressione della vera fede nella santa e unica Chiesa.

Questo elemento dell’altare ci dice che l’amore poggia sulla fede. Esso si sgretola se l’uomo non confida più in Dio e non obbedisce a Lui. Tutto nella Chiesa poggia sulla fede: i sacramenti, la liturgia, l’evangelizzazione, la carità. Anche il diritto, anche l’autorità nella Chiesa poggiano sulla fede. La Chiesa non si auto-regola, non dà a se stessa il proprio ordine, ma lo riceve dalla Parola di Dio, che ascolta nella fede e cerca di comprendere e di vivere. I Padri della Chiesa hanno nella comunità ecclesiale la funzione di garanti della fedeltà alla Sacra Scrittura. Essi assicurano un’esegesi affidabile, solida, capace di formare con la cattedra di Pietro un complesso stabile e unitario. Le Sacre Scritture, interpretate autorevolmente dal Magistero alla luce dei Padri, illuminano il cammino della Chiesa nel tempo, assicurandole un fondamento stabile in mezzo ai mutamenti storici.

Dopo aver considerato i diversi elementi dell’altare della cattedra, rivolgiamo ad esso uno sguardo d’insieme. E vediamo che è attraversato da un duplice movimento: di ascesa e di discesa. È la reciprocità tra la fede e l’amore. La cattedra è posta in grande risalto in questo luogo, poiché qui vi è la tomba dell’apostolo Pietro, ma anch’essa tende verso l’amore di Dio.

In effetti, la fede è orientata all’amore. Una fede egoistica sarebbe una fede non vera. Chi crede in Gesù Cristo ed entra nel dinamismo d’amore che nell’eucaristia trova la sorgente, scopre la vera gioia e diventa a sua volta capace di vivere secondo la logica di questo dono. La vera fede è illuminata dall’amore e conduce all’amore, verso l’alto, come l’altare della cattedra eleva verso la finestra luminosa, la gloria dello Spirito Santo, che costituisce il vero punto focale per lo sguardo del pellegrino quando varca la soglia della Basilica Vaticana.

A quella finestra il trionfo degli angeli e le grandi raggiere dorate danno il massimo risalto, con un senso di pienezza traboccante che esprime la ricchezza della comunione con Dio. Dio non è solitudine, ma amore glorioso e gioioso, diffusivo e luminoso. [...]

19 febbraio 2012

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Il discorso di Benedetto XVI nel concistoro del 18 febbraio 2012:

> "Servire la Chiesa con amore e vigore"

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Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

17.2.2012
> Diario Vaticano / A Lourdes riappare il rito antico
Nella diocesi vetrina della Chiesa di Francia il nuovo vescovo è un amante della tradizione ed è un discepolo del teologo von Balthasar. L'ha scelto personalmente il papa, assieme al cardinale Ouellet

16.2.2012
> Le buone notizie oscurate dagli intrighi
Fughe di documenti, complotti, lotte di potere: le cronache vaticane parlano solo di questo. E così non vedono che nel frattempo accadono altre cose. Non cattive ma buone. Proprio quelle volute dal papa

11.2.2012
> La prima volta di Marie Collins
È stata abusata da un sacerdote a tredici anni. È la prima vittima ad aver reso testimonianza della sua tragedia in un congresso ufficiale della Chiesa. Inaugurato a Monaco un Centro internazionale per la protezione dei bambini

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Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

"Si parla molto della Chiesa, ma speriamo che si parli anche della nostra fede..."

Leaks vaticani. Padre Lombardi spiega perché

ICI. Ecco dove il governo Monti aggiusterà le esenzioni

 



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19.2.2012 

 

 
 
 

COMPRENDERE

Post n°1094 pubblicato il 13 Febbraio 2012 da terranuova0
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L'ABITUDINE AL MALE?

Post n°1093 pubblicato il 11 Febbraio 2012 da terranuova0
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La prima volta di Marie Collins

È stata abusata da un sacerdote a tredici anni. È la prima vittima ad aver reso testimonianza della sua tragedia in un congresso ufficiale della Chiesa. Inaugurato a Monaco un Centro internazionale per la protezione dei bambini

di Sandro Magister

 


ROMA, 11 febbraio 2012 – Per la prima volta in un consesso ufficiale della Chiesa cattolica ha preso la parola una vittima dello scandalo, la irlandese Marie Collins, abusata sessualmente da un sacerdote quando aveva tredici anni d'età.

Una "prima volta" ancor più significativa in quanto legata a quella che è diventata per la Chiesa la priorità assoluta nell'azione di contrasto a questo scandalo: la prossimità alle vittime.

Marie Collins ha raccontato la sua vita, segnata da quella ferita, il 6 febbraio, giorno d'apertura del simposio internazionale intitolato "Verso la guarigione e il rinnovamento", promosso dalla Pontificia Università Gregoriana con la partecipazione di alte autorità vaticane e dei rappresentati di 110 conferenze episcopali e di oltre 30 ordini religiosi.

L'obiettivo del simposio non era di approntare nuove norme per reprimere gli abusi. Queste già ci sono e sono state rese ancor più stringenti in questi ultimi anni, grazie soprattutto all'impulso di Joseph Ratzinger prima e dopo la sua elezione a papa.

L'obiettivo era di passare dalle norme giuridiche alla pratica diffusa. Portare cioè la Chiesa cattolica di tutto il mondo a mettere in atto tutti quei comportamenti concreti che sono necessari per "guarire" e "rinnovare" nel profondo e con preveggenza, anche là dove lo scandalo non è ancora esploso in tutta la sua virulenza ma cova sotto la cenere, come in Asia, in Africa, in America latina.

Per questo il simposio non si è concluso semplicemente con l'indicazione di linee guida. Queste, piuttosto, dovranno approntarle, paese per paese, le conferenze episcopali, come loro richiesto un anno fa dalla congregazione per la dottrina della fede, con termine di consegna il 31 maggio prossimo.

Ciò che il simposio ha prodotto è stato piuttosto un "Centro per la protezione dei bambini", la cui sede è Monaco di Baviera ma il cui raggio d'attività è il mondo intero.

Il Centro funzionerà infatti come una fonte di apprendimento a distanza, via internet e multilingue, di tutte quelle competenze che sono necessarie per affrontare e prevenire gli abusi sessuali sui minori.

Per saperne di più sui promotori e dirigenti del Centro, sulla sua missione e visione, sulla sua struttura, sui suoi contenuti formativi, sui suoi destinatari, questa è la sua carta d'identità diffusa il giorno dell'inaugurazione, il 9 febbraio:

> Centro per la protezione dei bambini

Questo è invece il link agli atti, in più lingue, del simposio tenuto alla Pontificia Università Gregoriana:

> Verso la guarigione e il rinnovamento

Di grande interesse sono soprattutto i discorsi del cardinale William J. Levada, prefetto della congregazione per la dottrina della fede, di monsignor Charles J. Scicluna, promotore di giustizia della stessa congregazione, del cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera. Così come i testi della liturgia penitenziale tenuta la sera dell'8 febbraio nella chiesa romana di Sant'Ignazio, con l'omelia del cardinale Marc Ouellet, prefetto della congregazione per in vescovi.

Qui di seguito è riprodotta la testimonianza di Marie Collins, il cui intervento è comunque rinvenibile all'indirizzo web del simposio, assieme a quello della baronessa Sheila Hollins, la psichiatra che ha parlato assieme a lei.

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"QUELLE DITA CHE VOLEVANO ABUSARE DEL MIO CORPO ERANO LE STESSE CHE IL MATTINO SUCCESSIVO MI OFFRIVANO LA SACRA OSTIA..."

di Marie Collins



Sono una vittima di abusi sessuali su bambini da parte del clero. Avevo appena compiuto tredici anni, ed ero nella posizione più vulnerabile di bambina malata in ospedale, quando un prete abusò sessualmente di me. Sebbene sia avvenuto oltre
cinquant’anni fa, è impossibile da dimenticare e non posso mai sfuggire ai suoi effetti.

Come era comune per i bambini dell’epoca, non avevo conoscenze in materia di sesso, e questa innocenza si aggiunse alla mia vulnerabilità. Prendevo molto sul serio la mia religione cattolica ed avevo appena fatto la cresima. Ero malata, ansiosa e per la prima volta lontana da casa e dalla famiglia. Mi sentii molto sicura quando il cappellano cattolico dell’ospedale mi si fece amico: mi visitava e mi leggeva qualcosa la sera. Sfortunatamente queste visite serali alla mia stanza avrebbero cambiato la mia vita.

Questo cappellano era uscito solo da un paio di anni dal seminario, ma era già un provetto molestatore di bambini. Ma questo non potevo saperlo. Avevo imparato che un prete era il rappresentante di Dio sulla terra e così automaticamente aveva la mia fiducia e rispetto. Quando cominciò ad armeggiare sessualmente con me, affermando all’inizio che era per gioco, fui scioccata e resistetti, dicendogli di fermarsi. Ma lui non si fermò. Aggredendomi, avrebbe risposto alla mia resistenza dicendomi che era un prete e che non poteva fare qualcosa di male. Fece delle fotografie delle parti più intime del mio corpo e mi disse che ero una stupida se pensavo che fosse un male. Egli aveva potere su di me. Ero disgustata. Sentivo che tutto quello che stava facendo era male, ma non riuscivo a fermare la cosa; non chiamai aiuto, non ne parlai a nessuno. Non sapevo come parlarne a qualcuno. Semplicemente pregavo che non lo facesse più… Ma lo fece.

Il fatto che colui che abusava di me fosse un prete, aumentò la grande confusione che avevo in testa.

Quelle dita che volevano abusare del mio corpo la notte precedente erano le stesse che il mattino successivo tenevano e mi offrivano la sacra ostia. Le mani che tenevano la macchina fotografica per riprendere il mio corpo denudato, alla luce del giorno reggevano un libro di preghiere quando veniva ad ascoltare la mia confessione. L’affermazione fatta da chi abusava di me di essere un prete e che quindi non poteva fare nulla di male mi sembrava vera, poiché mi avevano insegnato che i preti erano al di sopra degli uomini normali. Questo non faceva che aumentare il mio senso di colpa e la convinzione che quanto era avvenuto era colpa mia, non sua. Quando lasciai l’ospedale non ero più la stessa bambina che vi era entrata. Non ero più una bambina fiduciosa, spensierata e felice. Ora mi ero convinta di essere una persona cattiva e di aver bisogno di nasconderlo a tutti.
Non mi rivoltai contro la mia religione, ma contro me stessa.

Le parole usate da quel prete per trasferire la sua colpa su di me, mi tolsero ogni senso di adeguatezza. Mi ritirai in me stessa, allontanandomi dalla mia famiglia e dai miei amici, e evitai il contatto con gli altri. Gli anni della mia giovinezza passarono da sola, mantenendo tutti a distanza per evitare che scoprissero che persona cattiva e sporca fossi. Questo costante senso di colpa e di inadeguatezza, mi portarono ad una profonda depressione e problemi di ansietà che divennero abbastanza seri tanto da richiedere un trattamento medico quando avevo diciassette anni. Seguirono lunghi ricoveri in ospedale con depressione e ciò mi rese inadatta a seguire una carriera.

A ventinove anni incontrai un uomo meraviglioso, mi sposai ed ebbi un figlio. Ma non riuscivo ancora a fronteggiare la vita: la depressione, un’ansia profonda e i
sensi di inadeguatezza continuarono. Sviluppai l’agorafobia, vale a dire che non potevo lasciare casa senza soffrire di forti attacchi di panico. Ero incapace di dare a mio figlio tutte le attenzioni richieste ad una madre e non potetti godere appieno della sua fanciullezza. Sentivo di essere un fallimento di moglie e madre. Sentivo che mio marito e mio figlio sarebbero stati molto più felici se li avessi lasciati o fossi morta.

Avevo quarantasette anni quando parlai del mio abuso per la prima volta; si trattava di un medico che mi aveva in cura. Mi consigliò di mettere in guardia la Chiesa su questo prete. Fissai un incontro con un vicario nella mia parrocchia. Ero molto nervosa. Sarebbe stata solo la seconda volta che parlavo a qualcuno di quanto mi era accaduto. Questo prete rifiutò di prendere il nome di colui che aveva abusato di me e disse di non vedere la necessità di segnalare il cappellano. Mi disse che quanto era avvenuto era probabilmente colpa mia. Questa risposta mi distrusse.

Grazie all’aiuto del mio medico, avevo appena iniziato ad accettare il fatto che non avevo fatto niente per causare il mio abuso. Ora, sentirmi dire dal mio prete che era "probabilmente colpa mia", fece riaffiorare tutti i miei vecchi sensi di colpa e vergogna. Non potevo sopportare di parlarne di nuovo, così smisi di vedere il mio medico. Questa risposta del vicario servì a tenermi in silenzio per altri dieci anni, i più passati in ospedale, cure mediche e disperazione. In seguito lui disse alla polizia di non aver preso il nome di chi aveva abusato di me, perché era quello che gli avevano insegnato in seminario.

Dieci anni dopo, la nostra stampa aveva dato ampia risonanza alla faccenda degli abusi sessuali abituali da parte di un prete cattolico. Per la prima volta cominciai a comprendere che l’uomo che aveva abusato di me poteva averlo fatto ad altri. Pensando che in qualche modo ero stata io a causare quello che mi era avvenuto, non avevo mai considerato il fatto che il mio aggressore poteva aver fatto del male anche ad altri. Ora, quanto più venivo a sapere, tanto più comprendevo di avere il dovere di tentare nuovamente di fare sapere alla gente quello che era avvenuto, perché altri bambini potessero essere protetti. Questa volta decisi di rivolgermi ai vertici, con la certezza interiore che, una volta che i suoi superiori avessero saputo del possibile pericolo per i bambini rappresentato da questo prete, la sicurezza di questi sarebbe venuta per prima e che sarebbe stato intrapreso ogni passo per assicurarsi che non sarebbe stato fatto del male ad altri. Scrissi al mio Arcivescovo, dando poi dettagli del mio abuso al suo cancelliere, un monsignore e avvocato canonico.

Così ebbero inizio i due anni più difficili della mia vita. I superiori del prete che mi aveva aggredito sessualmente lo protessero dall’incriminazione. Venne lasciato per mesi nel suo ministero parrocchiale, nel quale tra l’altro faceva da guida ai bambini che si preparavano per la cresima: la sicurezza di quei bambini fu ignorata dai suoi superiori. Tutto ciò andava contro le linee guida dell’epoca della Chiesa cattolica irlandese sulla protezione dei bambini, le quali furono ignorate. Successivamente è venuto alla luce che queste linee guida furono messe in dubbio dall’opinione del Vaticano, secondo cui potevano non essere conformi alla legge canonica. Il mio Arcivescovo mi disse di non averle seguite, nonostante fosse stato detto alla gente che erano state seguite alla lettera.

Fui trattata come se avessi architettato un piano contro la Chiesa, l’investigazione della polizia fu intralciata e il laicato ingannato. Ero disperata. Non riuscivo a credere che i capi della mia Chiesa ritenessero moralmente giusto lasciare nel rischio i bambini.

Il prete accusato aveva ammesso la sua colpa alla diocesi, ma durante un incontro col mio Arcivescovo appresi che la sua priorità era la protezione del buon nome del mio aggressore. Gli chiesi come poteva lasciare una persona nota per i suoi abusi in una posizione di fiducia con dei bambini. Invece di rispondere alla domanda mi ammonì a non riferirmi a questo prete definendolo “un autore di abusi”, insistendo sul fatto che era passato tanto tempo e che quindi non potevo chiamarlo così. L’Arcivescovo considerava il mio abuso “storico” così che ora sarebbe stato scorretto infangare il “buon nome” del prete. Ho sentito questo argomento anche da altri ai vertici della Chiesa cattolica, che così manifestavano di non vedere il rischio attuale che i bambini corrono da parte di questi uomini. Perché?

Quando rivelai il mio abuso alle autorità dell’ospedale dove aveva avuto luogo, ricevetti una risposta ben diversa. Erano interessati al mio benessere, mi offrirono accompagnamento e cure, riferendo immediatamente il fatto alla polizia e cooperando con le loro indagini.

Dopo una lunga battaglia, il mio aggressore fu assicurato alla giustizia ed imprigionato per i suoi crimini contro di me. Il mio caso è un esempio di come i cosiddetti resoconti “storici” devono essere trattati in modo serio, esattamente come quelli attuali. Il mio assalitore è stato imprigionato nuovamente l’anno scorso per ripetute aggressioni sessuali ai danni di un’altra ragazza. Queste aggressioni ebbero luogo un quarto di secolo dopo aver abusato di me e mentre era ancora un prete di fiducia nella parrocchia di lei. Minacciava la sua vittima dicendole che la sua famiglia cattolica sarebbe stata cacciata dalla Chiesa, se avesse detto a qualcuno quello che le stava facendo.

Questi uomini possono commettere abusi per tutta la loro vita, lasciando dietro di loro una scia di vite distrutte.

La cattiva gestione del mio caso da parte dei vertici della Chiesa ha portato ad un crollo totale della mia fiducia e rispetto per loro e per la mia Chiesa, che fino ad allora erano sopravissuti intatti, nonostante le azioni del mio aggressore. Quello che avevano fatto era contrario a tutto ciò che avevo di caro. Avevo creduto che la giustizia e la centralità della legge morale fossero incarnate nella mia Chiesa cattolica.

La morte finale di ogni rispetto verso i miei capi religiosi che poteva essere sopravissuto in me venne dopo la sentenza di condanna del mio aggressore. Appresi che la diocesi aveva scoperto, alcuni mesi dopo il mio abuso, che questo prete commetteva abusi sui bambini dell’ospedale, ma non aveva fatto altro che spostarlo in una nuova parrocchia. Questo era sulla sua scheda d’archivio quando feci la mia relazione, ma nonostante ne fossero a conoscenza avevano continuato a proteggerlo.

Dopo il processo, l’Arcivescovo diffuse un comunicato stampa per rassicurare il laicato che la "diocesi aveva cooperato con le autorità civili" nel mio caso. Messo alle strette su questa evidente menzogna, il rappresentante della diocesi ammise che l’affermazione era esatta, in quanto il comunicato non diceva di aver cooperato “pienamente”. Come avrei potuto credere in ciò che i capi della mia Chiesa potevano dire nel futuro, sapendo che erano capaci di questo tipo di ginnastica mentale, altrimenti conosciuta nella Chiesa come “riserva mentale”?

Per oltre trent’anni ho vissuto una vita in cui era una battaglia la semplice sopravvivenza da un giorno all’altro. Sentivo che questi erano anni sprecati, una vita sprecata. Ho fatto molte cure per i miei problemi di salute mentale, alcune delle quali sono state utili, ma nessuna ha risolto i miei problemi. L’inizio della guarigione per me è stato il giorno in cui il mio aggressore in tribunale ha riconosciuto la propria responsabilità per le sue azioni ed ha ammesso la sua colpa.

Questa ammissione ha prodotto un effetto profondo su di me. Il tempo mi ha permesso di perdonare ciò che aveva fatto e di non sentire più lui come una presenza nella mia vita. Ho seguito una terapia per quasi due anni e per suo mezzo sono arrivato a comprendere come costui abbia distorto la visione di me stesso. La mia ansia profonda ha portato alla depressione. La maggiore comprensione di tutte queste zone mi ha aiutato a credere che le cose potevano cambiare. Potevo prendere il controllo della mia vita, senza che il mio passato avesse il controllo di me. Ero capace di lasciarmi alle spalle gli anni sprecati. Da allora non sono più stata ricoverata in ospedale per motivi di salute mentale.

Il mio unico dispiacere è che raramente riesco a praticare la mia religione cattolica. La mia fede in Dio non è stata intaccata. Posso perdonare al mio aggressore le sue azioni, lui ha ammesso la sua colpa. Ma come posso riprendere ad avere rispetto per i vertici della mia Chiesa? Chiedere scusa per le azioni dei preti autori di abusi non è sufficiente. Ci deve essere il riconoscimento e l’ammissione di responsabilità per il male e la distruzione che è stata fatta nella vita delle vittime e le loro famiglie a causa della copertura spesso deliberata e per la cattiva gestione dei casi da parte dei loro superiori. E prima che io o altre vittime possiamo trovare una vera pace e guarigione.

Il tentativo di salvare l’istituzione dallo scandalo ha prodotto il maggiore di tutti gli scandali, ha perpetuato il male degli abusi e distrutto la fede di molte vittime.
Sento che il meglio della mia vita è iniziato quindici anni fa, quando il mio aggressore fu assicurato alla giustizia. Durante questi anni ho lavorato con la mia diocesi e più in generale con la Chiesa cattolica irlandese per migliorare le loro politiche di protezione dei bambini. La mia vita non è più una terra sterile. Sento che ciò ha significato e valore.

È questo il motivo per cui oggi parlo insieme alla baronessa Hollins. Spero che quanto abbiamo detto vi sia di aiuto nella comprensione delle vittime di questo orrendo crimine. Grazie per aver prestato sincero ascolto alla nostra presentazione di oggi.

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Nel sito del Vaticano, la pagina web con i link ai principali testi e documenti sul tema:

> Abuso sui minori. La risposta della Chiesa

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Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

9.2.2012
> Cina. Il cardinale Zen contro Sant'Egidio
E anche contro una rivista di Comunione e Liberazione. "Con il buon cuore si possono fare cose cattive", scrive. E spiega perché le diplomazie parallele dei due movimenti recano più danno che aiuto ai cattolici cinesi

7.2.2012
> Diario Vaticano / Mario Monti, il prediletto
"La Civiltà Cattolica" lo incensa. "L'Osservatore Romano" lo osanna. Benedetto XVI gli dà udienza. Ma il record di velocità di Berlusconi nell'essere ricevuto dal papa resta imbattuto. Quanto a Prodi, per lui furono dolori

6.2.2012
> Gesù nostro contemporaneo
È il titolo dell'evento internazionale che si terrà a Roma nei prossimi giorni. Ideato dal cardinale Ruini in accordo con la "priorità suprema" assegnata da Benedetto XVI al suo pontificato

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Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

Riciclaggio di denari? No, di accuse, dicono in Vaticano

Wikileaks in Vaticano. La replica del governatorato

La gerarchia ha fatto un sogno: non un'altra DC, ma un'altra "Cosa"

 



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11.2.2012 

 

 
 
 

AFRAGOLAWEB

Post n°1092 pubblicato il 03 Febbraio 2012 da terranuova0

 
 
 

IL LAVORO A TEMPO INDETERMINATO ANNOIA?

Post n°1091 pubblicato il 03 Febbraio 2012 da terranuova0
Foto di terranuova0

Gentile sen pres. Monti, 

Mi permetta (avrei voluto scrivere consenta ma avrei evocato specchi del passato prossimo ancora in grado di scuotere le coscienze provate dal malcostume ed attivarle verso un Mondo a dimensione più cristiana, ed è meglio che ciò non avvenga per i Molti che ci governano). Dicevo, dunque, che mi permetta di considerare la sua battuta sul lavoro a tempo indeterminato  inteso come un fatto noioso. Credo che Lei abbia come riferimento un mondo che per gli Italiani è irreale, semplicemente  non esiste. Un solo esempio e che non Le dovrei fare è per la concessione del classico mutuo bancario  per accedere alla comproprietà (perché di questo si tratta) di una casa almeno per trent’anni con una delle Banche di cui Lei è fedele osservatore e studioso attento. Pensarci è sicura pazzia. Nel caso di affittare un appartamentino ( quindi negando la possibilità di accedere, pur se nel tempo ad una casa dove investire una vita di lavoro)  la questione si pone lo stesso: pochissimi fitterebbero le loro case a meridionali, neri, precari o comunque a persone non rigidamente inquadrate nella scala sociale.  Pensi poi! chi guadagna circa  mille euro al mese con un lavoro a tempo indeterminato se ha il tempo di annoiarsi! con tasse (lei ha fatto in modo da farci annoiare molto di meno magari facendoci trovare il tempo di bestemmiare per dare a Lei il modo la domenica di pregare per tutti noi) dicevo con le tasse, le bollette, il cibo, il costo della casa, i figli, il costo della scuola, le medicine, il condominio, le spese non previste, equi italia…Le basta? E questo quando si è fortunati…se si è sfortunati allora due sono le soluzioni: o suicidarsi o suicidarsi . Le persone come Lei non hanno di questi problemi…riescono a non sorridere nonostante siano ricche mentre a noi fanno crepare dal ridere…

Gentile senatore, io non conosco in quale mondo Lei vive ( ne ci tengo a conoscerlo) ma la invito a venire a casa mia, dove la ospiterò, gratis, per il tempo in cui lei potrà rendersi conto di come viva un ‘ ex famiglia che fino a qualche tempo fa viveva in modo molto dignitoso. La porterò a fare un giro per Napoli e dintorni, magari a casa di qualche persona a cui nonostante i nostri disagi offriamo l’aiuto che possiamo permetterci. Forse proverebbe vergogna e penserebbe di più prima di dire cose inesatte. Un’ultima cosa: cosa c’entra l’art. 18 con l’economia? Spero non voglia intendere quello che da pessimo e cattivo soggetto  io penso: che più ricattabilità significhi più instabilità e più instabilità va a braccetto con più ricchezza per chi sfrutta i poveri cristi

 Forse ho detto sciocchezze: non me ne voglia. Da un cristiano come Lei  Gesù dovrebbe prendere lezioni di vita e forse piangere come ha fatto la Signora Ministro. 

Suo.

Antimo Ceparano

 
 
 

Card. Scola: COME DISTINGUERE IL VERO DAL VEROSIMILE

Post n°1090 pubblicato il 02 Febbraio 2012 da terranuova0
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Tramonto senza gloria per il cardinale Bertone

Post n°1089 pubblicato il 02 Febbraio 2012 da terranuova0
Foto di terranuova0

Tramonto senza gloria per il cardinale Bertone

La fuga di lettere d'accusa. La fallita operazione del San Raffaele. Il segretario di Stato è sempre più solo, in una curia che non governa e con un papa a cui non è d'aiuto

di Sandro Magister

 


[Da "L'Espresso" n. 6 del 2012, in edicola da venerdì 3 febbraio]


ROMA, 2 febbraio 2012 – In Vaticano non ci si combatte con camion e forconi, ma a colpi di carte. Sabato 28 gennaio il consiglio dei ministri della curia romana, presente il papa, ha dedicato parte della sua riunione a studiare come mettere un argine alle fughe dei documenti. Ed erano passati solo tre giorni dall'ultima clamorosa fuga: un blocco di lettere confidenziali scritte a Benedetto XVI e al cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone dall'allora segretario del governatorato della Città del Vaticano, oggi nunzio a Washington, l'arcivescovo Carlo Maria Viganò.

Queste lettere – più altre carte scottanti che minacciano anch'esse di uscire allo scoperto sulla stampa o in tv – sono un atto d'accusa contro una persona su tutte: quel cardinale Bertone, 78 anni il prossimo 2 dicembre, che ha introdotto la citata riunione dei capi dicastero spiegando come elaborare e pubblicare i documenti della Santa Sede senza più gli infortuni che ne hanno costellato la storia recente. Ci vogliono, ha detto, più competenza, più collaborazione, più fiducia reciproca, più riservatezza.

Benedetto XVI ascoltava in silenzio. Gli veniva in mente la peggior prova di malgoverno curiale da lui patita da quando è papa: la valanga di proteste che lo investì non per colpa sua all'inizio del 2009 dopo la revoca della scomunica a quattro vescovi lefebvriani tra i quali uno che negava la Shoah. Poco dopo quell'incidente, in una lettera aperta ai vescovi di tutto il mondo, papa Ratzinger non esitò a scrivere che gli era venuto più sostegno da "amici ebrei" che da tanti uomini di Chiesa e di curia più interessati a far terra bruciata attorno al papa. E nel finale citò questo terribile monito dell'apostolo Paolo: "Se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri".

Di morsi, nelle lettere di Viganò ce ne sono in abbondanza. Prima come direttore del personale della curia vaticana, poi come segretario del governatorato, questo settantenne prelato lombardo ha aggredito molte cose che non funzionavano e si è fatto un gran numero di nemici. Quando, per cominciare, impose a tutti in curia una tessera elettronica di identificazione e localizzazione, la rivolta in difesa della vita privata si levò universale, ma lui tenne duro. Bertone stava allora dalla sua parte. Anzi, assicurò a Viganò, passato al governatorato, la vicina promozione a governatore dello Stato della Città del Vaticano e a cardinale.

Sono nomine che solo il papa può fare, ma che Bertone usa dispensare in proprio con disinvoltura, come fossero cosa sua. Una volta, ad esempio, garantì con tale granitica sicurezza a monsignor Rino Fisichella la sua promozione a numero due della congregazione per la dottrina della fede che questi preparò il trasloco e congedò il proprio segretario, salvo poi scoprire che il nominato dal papa era un altro.

L'invasione di campo è una nota costante dell'operato del cardinale Bertone, gran tifoso di calcio.

Nell'autunno del 2006, da poco nominato segretario di Stato, si mise subito in azione per rifare a suo piacimento il vertice della conferenza episcopale italiana. Pur di impedire al cardinale Angelo Scola di succedere al presidente uscente Camillo Ruini, Bertone candidò a nuovo presidente un uomo di secondo piano a lui docile, l'allora arcivescovo di Taranto, il cappuccino Benigno Papa. E tanto martellò la cosa che la stampa nazionale in coro la diede per fatta. Mancava solo il "placet" di Benedetto XVI, al quale soltanto spettava la nomina e che invece designò l'arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco.

Ma Bertone non rientrò affatto nei ranghi. Il giorno dell'insediamento del nuovo presidente della CEI, il 25 marzo 2007, indirizzò a Bagnasco un messaggio di saluto – scritto tutto di testa sua, di nascosto anche dal papa – nel quale rivendicava alla propria persona, in quanto segretario di Stato, la "guida" della Chiesa italiana per quanto concerne i rapporti con le istituzioni politiche. Tra i vescovi fu una sollevazione. E da allora non li ha più abbandonati il sospetto che Bertone riprovi ogni volta ad invadere il loro campo. Il contrasto tra la segreteria di Stato e la CEI è ormai il ritornello obbligato di ogni analisi dell'azione politica della Chiesa in Italia.

Ma anche con Benedetto XVI Bertone oltrepassa di frequente la linea. Ratzinger ne sperimentò le doti quando entrambi erano nella congregazione per la dottrina della fede. Al dinamico salesiano dava da sbrogliare le matasse più intricate: dal segreto di Fatima alle bizzarrie del vescovo africano Emmanuel Milingo. E in entrambi i casi Bertone sembrò cavarsela con successo, anche se poi alla lunga entrambi gli riesplosero in mano: nel caso di Fatima con l'accusa mai sopita di aver tenuta nascosta una parte del segreto e nel caso di Milingo con la fuga rocambolesca del personaggio dal confino in cui Bertone l'aveva relegato.

Sta di fatto che, nominando Bertone segretario di Stato, Benedetto XVI pensò di avvalersi della sua sincera devozione e del suo instancabile attivismo per fargli svolgere quei compiti pratici di gestione da cui lui, il papa teologo e dottore, voleva tenersi lontano. Bertone accettò entusiasta, ma interpretò il compito a modo suo. Il papa viaggiava poco? E lui si mise a girare il mondo al suo posto. Il papa se ne stava chino sui libri? E lui si mise freneticamente a tagliar nastri, a incontrare ministri, a benedire folle, a tener discorsi ogni dove e su tutto.

Col risultato che la segreteria di Stato lavora più per l'agenda di Bertone che per il papa. E nella sua agenda il cardinale infila, sempre di testa sua, operazioni anche molto ambiziose e azzardate.

L'ultima ha avuto per obiettivo la conquista del San Raffaele, il polo ospedaliero d'eccellenza creato a Milano dal discusso sacerdote Luigi Verzé e schiacciato da un miliardo e mezzo di euro di debiti.

Per salvarlo ed annetterlo alle proprietà della Santa Sede, Bertone ha compiuto all'inizio della scorsa estate una mossa fulminea. Ha lanciato un'offerta di 250 milioni di euro, messi a disposizione dall'Istituto per le Opere di Religione, la banca vaticana, e da un industriale di Genova suo amico, Vittorio Malacalza. E per molti mesi l'offerta è rimasta l'unica sul campo, senza contendenti, impegnando il Vaticano a tenervi fede.

Ma in Vaticano, al vertice, il papa non era affatto d'accordo. Il San Raffaele è un ospedale nel quale si praticano e si progettano biotecnologie contrarie al magistero della Chiesa. Per non dire dell'annessa Università Vita-Salute, nella quale tengono cattedra dei docenti in plateale contrasto con la visione cattolica, da Roberta De Monticelli a Vito Mancuso, da Emanuele Severino a Massimo Cacciari, da Edoardo Boncinelli a Luica Cavalli-Sforza, tutti già sul piede di guerra per difendere la loro libertà d'insegnamento.

L'ordine di Benedetto XVI fu quindi da subito: non comprare. Ma era come se parlasse a dei sordi. Bertone lasciava fare al suo fiduciario, il manager ospedaliero Giuseppe Profiti, vero stratega dell'operazione, che tutto voleva tranne che rinunciare al San Raffaele. Provvidenzialmente, a fine anno arrivò un'altra offerta, più alta, di 405 milioni di euro, da parte di un gruppo ospedaliero concorrente, quello di Giuseppe Rotelli, e il Vaticano potè ritirarsi dal gioco.

Con quante macerie, però, attorno a Bertone. Anche alcuni che gli sono stati vicinissimi non lo seguono più. Malacalza è infuriato per quello che considera un voltafaccia ai suoi danni. Ettore Gotti Tedeschi, il banchiere che proprio Bertone aveva voluto a capo dello IOR, dopo l'iniziale disponibilità ha fatto muro contro l'acquisto del San Raffaele, sposando in pieno le ragioni del papa.

Sul versante amministrativo e finanziario, in Vaticano si ridisegnano i poteri. Ed è l'esperto e taciturno cardinale Attilio Nicora la nuova stella, nella sua qualità di presidente dell'Autorità di Informazione Finanziaria creata in curia un anno fa per consentire l'ingresso del Vaticano nella "white list" degli Stati con i più alti standard di correttezza e trasparenza nelle operazioni.

Lo scorso novembre in Vaticano c'è stata la visita di sette ispettori di Moneyval, l'organismo internazionale di controllo delle misure antiriciclaggio. E l'esame ha imposto modifiche ancor più restrittive alle leggi vaticane, che il cardinale Nicora ha immediatamente introdotto ma che ancora non sono state rese pubbliche. Tra queste c'è la facoltà per l'AIF non solo di ispezionare ogni operazione di qualsiasi ente collegato con la Santa Sede, compresi lo IOR e il governatorato, ma anche di punire ogni singola violazione con multe fino a 2 milioni di euro.

Bertone fece di tutto perché alla testa dell'AIF fosse nominato dal papa non Nicora ma un suo fiduciario, uno dei pochissimi che gli sono rimasti vicini, il professor Giovanni Maria Flick. Nemmeno questa gli è riuscita. La sua parabola è al tramonto.

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Il comunicato vaticano emesso il 26 novembre 2011 a seguito dell'ispezione di Moneyval:

"Si sono tenuti dal 21 al 26 novembre 2011 gli incontri degli esperti di Moneyval (il gruppo del Consiglio d’Europa che si occupa della valutazione dei sistemi antiriciclaggio dei Paesi membri) con i rappresentanti delle Autorità vaticane competenti nella materia della prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.

"La visita in loco degli esaminatori costituisce un passo nella procedura di valutazione Moneyval, promossa su richiesta della Santa Sede dopo l’emanazione della Legge n. CXXVII del 30 dicembre 2010 e iniziata con l’invio il 14 settembre 2011 di un documento preliminare illustrativo del quadro giuridico della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano, nonché delle iniziative assunte per l’adeguamento agli standard internazionali in materia ( 40+9 Raccomandazioni del GAFI/FATF e metodologia di valutazione concordate con FMI e Banca Mondiale).

"Il gruppo di esperti legali, finanziari e di 'law enforcement' – provenienti da diversi paesi (Federazione Russa, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Liechtenstein) e coordinati dal Segretariato di Moneyval – ha incontrato rappresentanti della Segreteria di Stato, del Governatorato, degli Uffici Giudiziari, del Corpo della Gendarmeria, della Prefettura degli Affari Economici, dello IOR, dell’APSA, e della neoistituita Autorità di Informazione Finanziaria.

"L’esito di questa procedura sfocerà nel rapporto finale di valutazione che sarà sottoposto alla discussione dell’assemblea plenaria Moneyval, presumibilmente a metà del prossimo anno 2012".

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Il motu proprio di Benedetto XVI del 30 dicembre 2010 "per la prevenzione e il contrasto delle attività illegali in campo finanziario e monetario", con l'istituzione in Vaticano dell'Autorità di Informazione Finanziaria, e le relative leggi:

> "Trasparenza, onestà e responsabilità"

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Il 25 gennaio 2012 la Santa Sede ha aderito ad altre tre convenzioni internazionali contro la criminalità commerciale e finanziaria.

Nel presentare questo atto su "L'Osservatore Romano" del 27 gennaio, l'arcivescovo Dominique Mamberti, ministro degli esteri della Santa Sede, ha reso noto l'avvenuto "ulteriore adeguamento della normativa dello Stato della Città del Vaticano", al fine di "adeguare l’ordinamento interno ai più rigorosi parametri normativi concordati a livello internazionale".

"Questi cambiamenti – ha proseguito Mamberti – rendono la legge n. CXXVII, già rigorosa, ancora più dettagliata, prevedendo, tra l’altro, strumenti di cooperazione internazionale più trasparenti e sanzioni più elevate per la violazione della legge. Queste innovazioni, insieme con i nuovi strumenti giuridici offerti dalle tre convenzioni, che mirano a favorire un elevato livello di collaborazione tra i tribunali dello Stato della Città del Vaticano e quelli di altri Stati, rendono la lotta contro il terrorismo, il riciclaggio, il narcotraffico nonché la criminalità organizzata transnazionale ancora più determinata".

Il nuovo testo della legge CXXVII non è stato ancora reso pubblico. Ma alcune delle modifiche apportate sono state anticipate dall'Associated Press il 28 gennaio:

> AP Exclusive: Vatican rewrites anti-money laundering, terror finance law to comply

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Circa la riunione del 28 gennaio dei capi dicastero della curia romana, presieduta da Benedetto XVI e intitolata "Processo di elaborazione, pubblicazione e recezione dei documenti della Santa Sede", ampi stralci del discorso introduttivo del cardinale Tarcisio Bertone sono stati anticipati da Andrea Gagliarducci su korazym.org del 26 gennaio:

> Bertone mette ordine in curia

Circa la fuga di lettere riservate avvenuta pochi giorni prima della riunione dei capi dicastero, vedi in www.chiesa:

> Diario Vaticano / Viganò, l'intoccabile

Quanto all'indagine disciplinare compiuta in Vaticano a seguito delle denunce di monsignor Carlo Maria Viganò, vedi di Andrea Tornielli:

> Le accuse di Viganò e le verifiche del Vaticano

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Tutti i servizi di www.chiesa riguardanti il governo centrale della Chiesa cattolica:

> Focus su VATICANO

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Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

31.1.2012
> Diario Vaticano / Per Venezia il papa ha fatto tutto da solo
Il nuovo patriarca è stato scelto personalmente da Benedetto XVI. Viene da Genova ed è discepolo del cardinale Siri. È un sicuro ratzingeriano, sia in teologia che in liturgia

26.1.2012
> Diario Vaticano / Viganò, l'intoccabile
L'attuale nunzio a Washington non sopporta d'essere stato cacciato da Roma. E reagisce contro il suo arcinemico, il cardinale Bertone. In curia ha molti sostenitori. E lo scontro lambisce il papa

25.1.2012
> Brasile. La Pentecoste di padre Marcelo
Cambia volto il cattolicesimo del più popoloso paese dell'America latina. I carismatici si propagano a milioni. E hanno una star in un sacerdote che riempie gli stadi predicando l'amore di Dio

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Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

La gerarchia ha fatto un sogno: non un'altra DC, ma un'altra "Cosa"

Papa teologo e giurisperito. Perché anche Obama intenda

Crisi economica. Il Vaticano guarda oltre Atlantico

 



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2.2.2012 

 

 
 
 

LETTERA APERTA ALLE COMUNITA’ CRISTIANE

Post n°1088 pubblicato il 01 Febbraio 2012 da terranuova0
Foto di terranuova0

Dopo la riflessione scaturita dalla
“LETTERA APERTA ALLE COMUNITA’ CRISTIANE”

il gruppo di cristiani di Scampia, promotori di quel documento, continua a chiedersi quale debba essere il proprio ruolo in questo momento di notevole difficoltà economica, sociale e   valoriale.

 

Con questo spirito vorrebbe allargare la riflessione ad un numero maggiore di persone coinvolgendo figure che possano aiutare l’analisi e la ricerca di nuove proposte.
In quest’ottica si è pensato di indire per il giorno


7 febbraio alle ore 17:30
presso la
Scuola Statale Virgilio IV
Via Labriola Lotto 10/H
un convegno dal titolo:
CRISI: OPPORTUNITA’ O FALLIMENTO

La crisi che investe ancora oggi l’occidente sarebbe potuta diventare l’opportunità di ripensare un sistema economico, finanziario e sociale ormai alla frutta.

Invece, al contrario, sta diventando motivo di cancellazione di quei diritti storici, che hanno dato dignità al lavoro, allo stato sociale e alle persone.

Come cristiani, alla luce del messaggio di giustizia, eguaglianza e attenzione agli ultimi della Scrittura, davanti all’evidenza del fallimento di tale modello e all’urgenza di porre un qualche rimedio, ci chiediamo in quale prospettiva collocarci, quali strade decidere di percorrere, che alternative proporre.

Ci interroghiamo inoltre sulle posizioni che la nostra madre Chiesa prende su tali problemi.


partecipa
il prof. RENATO BRIGANTI

Docente di “Istituzioni di Diritto Pubblico” alla facoltà di Economia (Federico II di Napoli), tra i partecipanti ai Comitati sull’acqua e sui rifiuti, coordinatore dell’Associazione “Mani Tese Campania”giovane maestro di tanti futuri volontari e cooperanti allo sviluppo.

 

Saranno inoltre invitati a partecipare rappresentanti di alcune realtà produttive esempio di una economia diversa da quella propinata dai grandi apparati economico-finanziari.


VI ASPETTIAMO NUMEROSI
Quei cristiani di cui sopra…

 
 
 

Musica nuova e antica, dalla selva del Paraguay

Post n°1087 pubblicato il 04 Gennaio 2012 da terranuova0
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Musica nuova e antica, dalla selva del Paraguay

Il meglio del barocco europeo sposato alle tradizioni popolari dei guaranì sudamericani. Un capolavoro di "inculturazione" del Vangelo, ideato dai gesuiti del Seicento e riproposto oggi da musicisti del luogo. Una lezione per le Chiese della vecchia Europa

di Sandro Magister

 


ROMA, 4 gennaio 2012 – Gli angeli musicanti dell'illustrazione qui sopra sono scolpiti sulle mura absidali di una chiesa in rovina, in una località sperduta del Paraguay.

È la chiesa di quella che fu una delle più straordinarie Riduzioni edificate dai gesuiti nei secoli XVII e XVIII in un vastissimo territorio che appartiene oggi a Paraguay, Argentina, Brasile e Bolivia: la Riduzione di Trinidad.

Lì gli angeli musicanti non erano pura decorazione. La musica – anzitutto la musica sacra – era parte costitutiva della missione dei gesuiti e della vita della popolazione del luogo, convertita al cattolicesimo.

Ed era musica di altissima qualità. Al pari delle splendide architetture barocche delle chiese delle Riduzioni. Quella di Trinidad fu opera di Gian Battista Primoli, il maggior architetto gesuita operante nel sud dell'America, nella prima metà del Settecento.

I guaranì che abitavano quelle terre erano un popolo semiprimitivo. Ma i gesuiti non abbassarono affatto il messaggio evangelizzatore a un livello rozzo ed elementare, presumendo con ciò di adattarlo ai loro ascoltatori. Fecero l'opposto. Offrirono a quel popolo quanto di più elevato e bello c'era nel cristianesimo, sia nei contenuti che nelle forme. Avevano intravisto nei guaranì un innato talento musicale e una straordinaria attrattiva per il bello. E quindi coniugarono il meglio delle arti e della musica del barocco europeo con la sensibilità e le tradizioni musicali ed artistiche di quelle terre fin lì inesplorate.

E ne venne uno dei più impressionanti esempi di "inculturazione" del Vangelo che l'espansione del cristianesimo abbia mai prodotto in due millenni.

Di questa straordinaria creatività musicale si sapeva. Gli angeli musicanti dei bassorilievi di Trinidad ne erano un indizio. Ma è solo dal 1972, grazie a un fortunato ritrovamento di antichi spartiti in un luogo remoto della Bolivia, che quella musica non è più un mistero.

Il gesuita Domenico Zipoli fu forse, nel Seicento, il più geniale creatore di questo genere musicale nuovo, che fuse il più raffinato barocco europeo con le risonanze della tradizione vocale e strumentale guaranì, a livelli di qualità che stavano alla pari o persino superavano la musica sacra che si cantava nelle cattedrali d'Europa.

Il film "Mission" diretto da Roland Joffé e interpretato da Robert De Niro e Jeremy Irons, Palma d'Oro a Cannes nel 1986, ha fatto ascoltare da un largo pubblico alcune meraviglie sonore delle Riduzioni. Ma oggi questa musica sta conoscendo una rifioritura soprattutto grazie a musicisti del luogo che tornano ad eseguirla, non solo in America latina, ma anche in altre parti del mondo. Il maestro paraguayano Luis Szarán è il più impegnato in quest'opera. Si reca di frequente anche in Italia, dove collabora con vari cori ed ensemble concertistici.

Ma per sapere di più di questa affascinante avventura, non c'è che da leggere l'articolo che segue, uscito su "L'Osservatore Romano" del 28 dicembre 2011.

Ne è autore Giampaolo Romanato, professore di storia della Chiesa all'Università di Padova e membro del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, ma anche autore di importanti studi sulle Riduzioni, di cui ha spesso visitato le impressionanti rovine. Sono sue le foto dell'illustrazione.

La riscoperta di questa magnifica stagione musicale non vale solo per diletto, o per gusto esotico. Da essa si ricava la lezione che il professor Romanato dice nella riga conclusiva del suo scritto:

"Una lezione che può insegnare qualcosa anche alla povera e stanca musica liturgica delle nostre antiche chiese d’Europa".

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MUSICA SACRA NELLE "RIDUZIONI" DEI GESUITI

di Gianpaolo Romanato



Quando ho visitato per la prima volta le rovine delle Riduzioni – le missioni pensate quattro secoli fa dai gesuiti per la popolazione guaranì in Paraguay, Argentina, Brasile e Bolivia, oggi dichiarate dall’UNESCO patrimonio dell’umanità – sono rimasto stupefatto dalla grandiosità degli edifici, dall’imponenza dell’impianto urbanistico, dalla cura artistica delle chiese, ancora ben visibili nonostante le distruzioni avvenute nell’Ottocento, dopo l’indipendenza dei paesi sudamericani.

Perché tanta attenzione per l’effetto scenografico, per l’impatto visivo, in un ambiente semiprimitivo com’era quello in cui vivevano i guaranì? "Perché – mi spiega Luis Szarán – questo era lo strumento per conquistare i guaranì, il cui universo culturale era molto ridondante, con riti simili a quelli barocchi".

Szarán è oggi il più noto musicista del Paraguay, direttore dell’Orchestra sinfonica della città di Asunción. Con il progetto dei "Sonidos de la Tierra" porta la musica nei più remoti villaggi paraguayani con l’obiettivo di elevare la cultura e la sensibilità dei giovani attraverso l’arte. Un progetto grandioso, che attualmente coinvolge 150 villaggi e 12 mila giovani.

Ma è anche uno studioso appassionato delle Riduzioni. "Sono nato a Encarnación – dice – dove sorgeva la Riduzione di Itapuá, ho giocato da bambino fra le rovine di Trinidad, la Riduzione più grandiosa e impressionante. Questi villaggi fanno parte della mia vita prima che della mia professione. D’altronde il Paraguay è impensabile senza le Riduzioni e l’opera dei gesuiti. La lingua guaranì si è salvata grazie a loro e oggi è lingua ufficiale come lo spagnolo, sebbene i guaranì non siano più del 2 per cento della popolazione del paese. È un caso unico in tutta l’America latina".

È quindi un omaggio alle sue stesse origini la splendida colonna sonora che ha composto per accompagnare lo spettacolo di suoni e luci allestito tra le rovine di Trinidad dopo il restauro del complesso compiuto dall’architetto genovese Ettore Piras e aperto al pubblico nel 2009 alla presenza del presidente della repubblica. Le musiche sono disponibili in un cd pubblicato dalla Missionsprokur della Compagnia di Gesù di Norimberga.

Luis Szarán ha studiato in Italia, a Roma e a Siena, e qui torna spesso. Lo incontro a Bassano del Grappa, nella sontuosa cornice barocca della Pieve di Santa Maria in Colle, dove ha appena concluso un concerto.

"Le Riduzioni uniscono molte esigenze. I gesuiti – spiega – dovevano controllare i guaranì, questi dovevano vivere in forme che non snaturassero la loro cultura, i villaggi dovevano armonizzarsi con l’ambiente ed essere difendibili, raggiungibili, integrati, gestibili economicamente. L’idea ha impiegato un secolo e mezzo a concretizzarsi. Quando i gesuiti furono espulsi ed iniziò la loro decadenza, nella seconda metà del Settecento, le Riduzioni avevano appena raggiunto la forma definitiva, tanto che Jesús, in Paraguay, quella oggi meglio conservata, non era ancora stata ultimata e presenta alcune caratteristiche nuove, a conferma che il progetto era in continua evoluzione. Il modello si allargò a nord, in Bolivia, dove fra i chiquitos sorsero molti villaggi analoghi, costruiti in legno e non in muratura. Questi si sono salvati, protetti dal loro isolamento. Sono ancora abitati, la gente ci vive quasi come allora. Bisogna andare in questa regione, oggi anch'essa dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, per capire davvero cos’è stato, e cos’è ancora, il 'sacro esperimento'. Qui si suona ancora la stessa musica di tre secoli fa, si fabbricano violini con la tecnica insegnata dai gesuiti".

Ed è appunto in Bolivia, dove ritmi e modi di vita sono simili a quelli di allora, che Szarán ha trovato il tassello mancante della storia delle Riduzioni: la musica.

Era ben nota agli storici la straordinaria perizia musicale raggiunta dai guaranì. Ne scrisse Benedetto XIV in un’enciclica del 1749. Ed era ben noto che in ciascuna Riduzione esisteva una scuola musicale – un vero e proprio conservatorio – contornato da un florido artigianato che produceva ogni genere di strumenti, dai violini agli organi, dalle arpe alle trombe. Ciò che si ignorava era il genere di musica che suonavano i guaranì sotto la guida dei gesuiti.

L’ignoranza è durata fino a una quarantina d’anni fa. Fu nel 1972, infatti, che l’architetto svizzero Hans Roth, responsabile del restauro delle Riduzioni boliviane, nella provincia di Chiquitos, trovò per caso in un cassone abbandonato un’innumerevole quantità di spartiti musicali. Erano le musiche composte per le Riduzioni dai musicisti gesuiti – soprattutto Domenico Zipoli (Prato 1688-Cordoba 1726) e Martin Schmid (Zurigo 1694-Lucerna 1772) – e da sconosciuti artisti guaranì, portati a un livello tale di raffinatezza da diventare essi stessi ottimi compositori. Considerati carta straccia, gli spartiti giacevano nell’incuria più totale.

Quel ritrovamento, cui poi se ne aggiunsero altri, avvenuti in chiquitania e anche nel centro-nord del paese, nella provincia di Moxos, rappresentò il maggior evento della musicologia latino-americana. Migliaia di pagine di composizioni che ci hanno restituito la straordinaria esperienza di multiculturalismo musicale – probabilmente unica nella storia – avvenuta in queste terre tre secoli fa: la fusione del più raffinato barocco europeo con le risonanze della tradizione vocale e strumentale locale.

Il Festival Internacional de Música Renacentista y Barroca Americana, ormai la principale manifestazione musicale della Bolivia, è stato una conseguenza della scoperta di Roth. La prossima edizione si terrà dal 26 aprile al 6 maggio 2012 e coinvolgerà tutte le sei Riduzioni della chiquitania, partendo da Santa Cruz de la Sierra.

Fra i musicologi che si sono dedicati alla trascrizione di quegli spartiti, un’opera difficile e complessa dato lo stato di degrado della carta, bisogna ricordare il polacco Piotr Nawrot dell’Università di Poznan e, appunto, Luis Szarán.

Da allora il maestro paraguayano ha potuto aggiungere queste musiche al suo repertorio. Musiche che egli sa interpretare con il vigore e la passione che solo un artista nato nella stessa terra dei guaranì, che ne conosce l’anima e ne parla la lingua, è in grado di offrire. Poi l’incontro con due gruppi musicali italiani, il coro "Academia Ars Canendi" guidato dal soprano Manuela Meneghello e il Gruppo d’Archi Veneto condotto dalla violinista Fiorella Foti, entrambi con sede a Treviso, ha aperto a questo repertorio le porte delle chiese e delle sale da concerto europee. I due complessi hanno posto infatti le musiche di Zipoli, Martin Schmid e degli anonimi autori guaranì al centro dell’interesse, facendone il perno della loro proposta concertistica.

È dopo uno di questi concerti che incontro il maestro Szarán. "La musica – spiega – entrò subito nelle Riduzioni, ma divenne una pratica generalizzata e istituzionalizzata con l’arrivo di Anton Sepp, un gesuita sudtirolese, di Caldaro, che era un provetto musicista e aveva fatto parte, prima di venire in Paraguay, alla fine del Seicento, del coro della corte imperiale di Vienna. Fu Sepp che specializzò gli indios nella fabbricazione di ogni tipo di strumenti musicali. La musica divenne il cemento delle Riduzioni, come ha mostrato con grande efficacia il film 'Mission', e come mostrano gli straordinari bassorilievi scolpiti sulle pareti dell’abside della chiesa di Trinidad, raffiguranti angeli con i tratti dei guaranì che suonano vari strumenti: violini, violoncelli, trombe, cembali e un organo".

Si deve a Sepp la costruzione del primo organo interamente fabbricato in America latina, destinato alla riduzione di Yapeyú. Poi arrivò in Sudamerica Zipoli, che perfezionò questa musica portandola al livello della migliore arte europea. Le lettere e le cronache dei gesuiti che operarono nelle Riduzioni non mancano mai di parlare dell’incredibile perfezione raggiunta dai musicisti guaranì. Nelle chiese del Paraguay, scrive uno di loro, José Cardiel, "si ascolta una musica migliore di quella che si può sentire nelle più celebri cattedrali d’Europa".

Con la fine delle missioni e l’espulsione dei gesuiti, nel 1774, questo patrimonio fu in gran parte disperso. Le Riduzioni del Paraguay furono semidistrutte, con tutti gli arredi che le impreziosivano, mentre sopravvissero, protette dal loro isolamento, quelle della Bolivia, dove è avvenuto il ritrovamento degli spartiti originali. Si salvò in parte la musica, che è diventata tutt’uno con la cultura popolare tanto in Paraguay quanto in Bolivia. Nelle Riduzioni della chiquitania si continua a fabbricare violini e a suonare musica barocca come si faceva allora.

Nei concerti che eseguono Szarán con il Coro "Academia Ars Canendi" e il Gruppo d’Archi Veneto vengono proposti tra l'altro due esempi, che non è esagerato definire folgoranti, dell’incredibile mescolanza di generi musicali avvenuta in quest’angolo appartato del Sudamerica grazie alla paziente pedagogia dei gesuiti delle Riduzioni.

Il primo è la Misa Guarayo. I guarayo sono una popolazione di ceppo guaranì che vive nel sud della Bolivia. Questa messa, di composizione ottocentesca, fonde un impianto armonico europeo con canti popolari locali in lingua guaranì e sottofondo di percussioni. L’effetto, anche per la fragorosa esecuzione che propongono gli esecutori, è di straordinaria efficacia.

Il secondo è costituito da un motivo popolare della Settimana Santa, i canti "de los Estacioneros", anch’essi in lingua guaranì, risalenti alla fine del Settecento. Sono litanie guidate da un "cantador" a ogni stazione di un percorso teoricamente infinito tra un villaggio e l’altro. Un pezzo che alterna il coro a voci soliste con effetti di rara suggestione.
 
La fine delle Riduzioni non è stata, insomma, la fine di quella "nazione musicale" che era e continua a essere il Paraguay. Da questo paese americano, che celebra quest’anno il bicentenario della propria indipendenza, giunge una lezione che può insegnare qualcosa anche alla povera e stanca musica liturgica delle nostre antiche chiese d’Europa.

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Il quotidiano della Santa Sede che ha pubblicato l'articolo di Gianpaolo Romanato:

> L'Osservatore Romano

E un precedente articolo dello stesso giornale sullo stesso tema:

> Nella musica delle "reducciones" gesuitiche il vero multiculturalismo

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Sulle Riduzioni il professor Romanato ha pubblicato questo saggio, tradotto anche in spagnolo:

Gianpaolo Romanato, "Gesuiti, guaranì ed emigranti nelle Riduzioni del Paraguay", Longo Editore, Ravenna, 2008, pp.104, euro 13,00.

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Il sito in più lingue del maestro Luis Szarán, il maggior cultore mondiale della musica delle Riduzioni:

> luisszaran.org

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Gruppi vocali e strumentali italiani che eseguono musica delle Riduzioni, con la direzione artistica di Luis Szarán:

> Academia Ars Canendi

> Gruppo d’Archi Veneto

> Domenico Zipoli Ensemble

Un complesso vocale e strumentale del Regno Unito che ha inciso musica di Zipoli e di altri autori delle Riduzioni:

> Ex Cathedra Choir & Baroque Ensemble

Nei siti del maestro Luis Szarán e della Academia Ars Canendi si trova anche la relativa discografia.

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Tutti gli articoli di www.chiesa su questi temi:

> Focus su ARTE E MUSICA

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Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

2.1.2012
> Natale in carcere, sul Monte Athos
Agli arresti in Grecia l'abate del più importante monastero della santa montagna. Il patriarca di Mosca ne reclama il rilascio. Il patriarca di Costantinopoli tace. La rivalità tra i due rinfocolata dal viaggio in Russia di una reliquia della Madonna

29.12.2011
> Diario Vaticano / Sant'Egidio in libertà vigilata
La segreteria di Stato autorizza "La Civiltà Cattolica" a pubblicare un articolo elogiativo della Comunità. Ma con numerosi tagli al testo originale, sui punti di disaccordo. Eccoli a uno a uno. Quanto al fondatore Riccardi...

28.12.2011
> Diario Vaticano / I prossimi cardinali, nome per nome
Il concistoro è previsto per il 19 febbraio. Con sette nuove porpore in curia. E poi a Berlino, Toronto, Utrecht, Hong Kong, Praga, New York, Libano, India... In un successivo conclave, gli elettori nominati da Benedetto XVI avranno la maggioranza

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Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

Quiz d'inizio anno. Quale dei tre Riccardi è l'originale?

Nigeria. Bombe al posto dei libri di scuola

Come uscire dal labirinto. Le istruzioni "urbi et orbi" del papa

 



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4.1.2012 

 

 
 
 

Natale in carcere, sul Monte Athos

Post n°1086 pubblicato il 02 Gennaio 2012 da terranuova0
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Natale in carcere, sul Monte Athos

Agli arresti in Grecia l'abate del più importante monastero della santa montagna. Il patriarca di Mosca ne reclama il rilascio. Il patriarca di Costantinopoli tace. La rivalità tra i due rinfocolata dal viaggio in Russia di una reliquia della Madonna

di Sandro Magister

 


ROMA, 2 gennaio 2012 – Natale amaro sul Monte Athos. I lettori assidui di www.chiesa conoscono bene la santa montagna, da quando ogni anno, nel giorno di Pentecoste, questo sito ne ripropone il racconto:

> Pentecoste sul Monte Athos

Sanno che sul Monte Athos, nella Grande Lavra, è custodita la reliquia della cintura della Vergine.

Sanno che a Vatopedi, il più insigne dei venti monasteri, c'è un igumeno, un abate, di nome Efrem, che è da anni la personalità più forte e autorevole dell'intero Athos.

L'igumeno Efrem è stato in Russia, lo scorso dicembre, portando con sé proprio la reliquia della cintura della Vergine. E i fedeli sono accorsi per venerarla non a migliaia ma a milioni, chi dice tre, chi cinque, nelle diverse città in cui la reliquia ha sostato.

Ma di ritorno sull'Athos, il 24 dicembre – vigilia di Natale nel calendario latino che precede di 13 giorni il calendario della santa montagna –, la polizia greca ha bussato al monastero di Vatopedi, ha chiesto dell'igumeno Efrem e lo ha messo agli arresti.

Da martedì 27 dicembre l'igumeno Efrem è in un carcere della Grecia, nonostante l'età avanzata e la salute precaria. La magistratura lo accusa di essere implicato in una compravendita illecita di terreni, da parte del suo monastero, a danno dello Stato ellenico.

L'indagine era in corso dal 2008 e sembrava di routine. Ma nei giorni scorsi si è improvvisamente concretizzata con questo arresto senza precedenti, in uno Stato nel quale la religione cristiana ortodossa ha uno statuto privilegiato, con un'autonomia ancor più marcata per il Monte Athos.

Da Mosca il metropolita Hilarion di Volokolamsk, numero due del patriarcato della Chiesa ortodossa russa e suo ministro degli esteri, ha reagito con una tagliente intervista all'agenzia Interfax.

La personalità dell'igumeno Efrem – ha detto Hilarion – è così alta e rispettata in tutto il mondo, il suo zelo nel dare vitalità al monachesimo dell'Athos è così impressionante e riconosciuto da tutti, che il suo arresto non può che essere "un attacco ostile ai monaci dell'Athos e all'intera Chiesa ortodossa":

> Metropolitan Hilarion: "A hostile attack against Athonite monks and Orthodoxy"


Ancora da Mosca, il patriarca Kirill ha inviato un messaggio al presidente della repubblica greca Karolos Papoulias per esprimere la pena di "milioni di credenti della Russia, della Bielorussia, dell'Ucraina, della Moldavia e di altri paesi" alla notizia dell'arresto di un monaco così insigne, "proprio nei giorni in cui la Chiesa ortodossa greca celebra la Natività di Cristo", e per chiederne la liberazione:

> "To His Excellency Mr. Karolos Papoulias..."

Il Monte Athos con i suoi monasteri è sotto la giurisdizione ecclesiastica del patriarcato ecumenico di Costantinopoli. A fronte però delle immediate e vivaci proteste della Chiesa russa, colpisce il silenzio di Bartolomeo I, che da Istanbul non ha diramato alcun commento all'arresto dell'igumeno Efrem.

Il quotidiano di Atene "Ekathimerini" ha dato una particolare evidenza a questo contrasto. E l'ha attribuito alla rivalità tra i patriarcati di Mosca e di Costantinopoli, il primo dei quali è da tempo molto attivo nell'attrarre l'Athos nella propria orbita. Il pellegrinaggio dell'igumeno Efrem in Russia con la reliquia della cintura della Vergine sarebbe parte di questo disegno, naturalmente inviso a Bartolomeo I:

> What the Ephraim case tells us

Sta di fatto che il silenzio del patriarca di Costantinopoli sull'arresto del numero uno dei monaci del Monte Athos appare ancor più fragoroso delle proteste del patriarcato di Mosca.

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> Focus su CHIESE ORIENTALI

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Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:

29.12.2011
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28.12.2011
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25.12.2011
> "Dio è apparso. Come bambino"
"Dio è diventato povero. Il suo Figlio è nato nella povertà della stalla. Nel bambino nella stalla di Betlemme, si può toccare Dio e accarezzarlo". L'omelia del papa nella notte di Natale

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Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:

> SETTIMO CIELO

Ultimi tre titoli:

Nigeria. Bombe al posto dei libri di scuola

Come uscire dal labirinto. Le istruzioni "urbi et orbi" del papa

Nella partita della pace vanno in meta i gesuiti

 



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2.1.2012 

 

 
 
 

AUGURI AL SUD PER CAPODANNO: RIPRENDIAMOCI LA NOSTRA DIGNITA'

Post n°1085 pubblicato il 31 Dicembre 2011 da terranuova0
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Oggi si parla tanto di spazzatura, di riciclare i rifiuti, ma uno dei tanti primati che abbiamo avuto a sud, prima dell'unità italiana è stato anche quello della raccolta differenziata. L'argomento lo affrontò, già qualche anno fa il quindicinale "Panorama", con l'articolo: "NAPOLI PULITISSIMA (era il 1832)" del 07/02/2008, dove si riporta l'editto di Ferdinando II Re delle Due Sicilie del 03/05/1832 Regio Decreto n. 21 emesso da "Gennaro Piscopo" Prefetto di Napoli, un ordinanza dove si obbligava la popolazione a raccogliere separatamente i rifiuti. ordinò quanto segue: «Tutt’i possessori, o fittuarj di case, di botteghe, di giardini, di cortili, e di posti fissi, o volanti, avranno l’obbligo di far ispazzare la estensione di strada corrispondente al davanti della rispettiva abitazione, bottega, cortile, e per lo sporto non minore di palmi dieci di stanza dal muro, o dal posto rispettivo». Il prefetto diede disposizioni in merito alla differenziazione dei rifiuti aggiungendo che «questo spazzamento dovrà essere eseguito in ciascuna mattina prima dello spuntar del sole, usando l’avvertenza di ammonticchiarsi le immondezze al lato delle rispettive abitazioni, e di separarne tutt’i frantumi di cristallo, o di vetro che si troveranno, riponendoli in un cumulo a parte». Le “immondezze” dovevano essere prelevate nelle ore mattutine e trasportate fuori città «ne’ siti che verranno destinati». Piscopo presentò un documento in dodici articoli che descrivevano le modalità della raccolta e le relative responsabilità e sanzioni. La pena era severa e poteva arrivare persino alla detenzione. Era tutta la questione igienica ad essere trattata; vigeva dunque il divieto di gettare a qualsiasi ora dai balconi «alcun materiale di qualunque siasi natura», comprese «le acque servite per i bagni». Fa specie e non poco che era assolutamente vietato «lavare o di spandere panni lungo le strade abitate». Come si legge, le autorità si ponevano il problema della spazzatura, obbligando la popolazione alla raccolta differenziata, in particolare quella del vetro. Insomma, durante il periodo borbonico si faceva già un'importante riflessione sul problema dell’accumulo di immondizia, e come evitare di far confluire i rifiuti in un unica discarica. Val la pena ricordare che anche Goethe, nel suo viaggio in Italia, aveva avuto modo di ammirare già nel 1787 il riciclo degli alimenti in eccesso che si attuava tra Napoli e le campagne tutt’intorno. Di tale evento se ne sono occupati divulgandolo, “in primis” , i movimenti Duosiciliani in risposta ai pesanti e offensivi attacchi antinapoletani provenienti dai “fratelli” del nord e successivamente, quotidiani e settimanali nazionali ne hanno riportato la notizia a fronte di articoli dedicati alla difficile situazione della rimozione della spazzatura nel napoletano. Non solo a noi è toccato il per nulla invidiabile primato di pagare la TARSU più cara d’Italia per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, per quanto di essere additati all’Europa e al mondo come una sorta di incivili atavici senza speranza. Al danno… anche la beffa. Ora che la trasmissione di Rai 3 “Vieni via con me”, grazie a Roberto Saviano ha fatto chiarezza una volta e per tutte sul problema, si è capito che da noi non si riesce a scaricare perché le ecomafie, la malapolitica e il malaffare hanno fatto da veicolo ai veleni tossici e altre simili ”amenità”, provenienti dalle lavorazioni dei nostri ‘compatrioti’ settentrionali: che per anni sono stati scaricati ovunque, in quella che i Romani definirono Campania Felix, con grave nocumento per la salute, il territorio e l’economia del napoletano.Ci è sembrato doveroso associare il nostro sentire – repetita juvant – a quanto già riportato da altri siti Web e pubblicazioni Duosiciliane, affinchè si creasse un’ulteriore opportunità di lettura, per la divulgazione della verità. Per questa ed altre similitudini di malgoverno che rendono Napoli una città dolente, la speranza è che quanto prima si coaguli un grande movimento unito Identitario che: forte della propria tradizione, della propria cultura e della propria millenaria storia di popolo, riprenda in mano il suo destino e il governo della sua gente.

 
 
 
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