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Un blog creato da a_tiv il 28/10/2006

Il Libero Pensiero

Il blog di Vito Schepisi

 
 
 

10 DICEMBRE: GIORNATA MONDIALE DEI DIRITTI UMANI

Il 10 dicembre del 1948 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclamava la Giornata Mondiale per i Diritti Umani

DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI

http://www.unhchr.ch/udhr/lang/itn.htm

 

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CONDANNA DEL COMUNISMO

immagineRisoluzione del Consiglio di Europa  n.1481 del 25 gennaio 2006 - Condanna del Comunismo

1. L'Assemblea parlamentare fa riferimento alla sua Risoluzione 1096 (1996) sulle misure per smantellare l'eredità dei sistemi totalitari comunisti. 

2. I regimi totalitari comunisti che governarono nell'Europa Centrale ed Orientale nel secolo passato, e che sono tuttora al potere in molti Paesi del mondo, sono stati, senza eccezioni, caratterizzati da massicce violazioni dei diritti umani. Le violazioni hanno differito in funzione della cultura, del Paese e del periodo storico e hanno incluso assassini ed esecuzioni individuali e collettive, morti in campi di concentramento, fame, deportazioni, torture, lavoro in schiavitù e altre forme di terrore fisico di massa, persecuzioni su base religiosa o etnica, violazioni della libertà di coscienza, pensiero e parola, della libertà di stampa, e mancanza del pluralismo politico.

3. I crimini sono stati giustificati in nome della teoria della lotta di classe e del principio della dittatura del proletariato. L'interpretazione di entrambi i principi hanno legittimato la "eliminazione" di popoli considerati nocivi alla costruzione di una nuova società e, come tali, nemici dei regimi totalitari comunisti. Un vasto numero di vittime in ogni Paese coinvolto furono propri connazionali. Fu il caso particolarmente dei popoli dell'ex URSS che di gran lunga superarono altri popoli in termini di numero di vittime.

4.  L'Assemblea riconosce che, nonostante i crimini dei regimi totalitari comunisti, alcuni partiti comunisti europei hanno contribuito a conseguire la democrazia.

5. La caduta dei regimi totalitari comunisti nell'Europa Centrale ed Orientale non è stata seguita in tutti i casi da una inchiesta internazionale sui crimini da loro commessi. Inoltre, gli autori di questi crimini non sono stati portati in giudizio dalla comunità internazionale, come fu il caso dei crimini orribili commessi dal nazionalsocialismo.

6.Conseguentemente, la coscienza pubblica dei crimini commessi dai regimi totalitari comunisti è molto povera. I partiti comunisti sono legali e attivi in vari Paesi, anche se in molti casi non si sono distanziati dai crimini commessi nel passato dai regimi totalitari comunisti.

 continua nel box successivo

 

7. L'Assemblea è convinta che la coscienza della storia sia una delle precondizioni per evitare simili crimini nel futuro. Inoltre, la denuncia e la condanna morale dei crimini commessi svolge un importante ruolo nell'educazione delle giovani generazioni. La chiara posizione della comunità internazionale sul passato può essere un riferimento per le sue azioni future.

8. Inoltre, l'Assemblea ritiene che quelle vittime dei crimini commessi dai regimi totalitari comunisti che sono ancora vive e le loro famiglie, meritino simpatia, comprensione e riconoscenza per le loro sofferenze.

9. I regimi totalitari comunisti sono tuttora attivi in vari Paesi del mondo ed i crimini continuano ad essere commessi. La percezione dell'interesse nazionale non dovrebbe prevenire i Paesi da una adeguata critica agli attuali regimi totalitari comunisti. L'Assemblea condanna con forza tutte quelle violazioni dei diritti umani.

10. I dibattiti e le condanne che hanno avuto luogo da tempo a livello nazionale in vari stati membri del Consiglio d'Europa non possono dispensare la comunità internazionale da prendere una chiara posizione sui crimini commessi dai regimi totalitari comunisti. C'è un obbligo morale a farlo senza ogni ulteriore ritardo.

11. Il Consiglio d'Europa è nella posizione per tale dibattito a livello internazionale. Tutti i Paesi europei ex comunisti, con l'eccezione della Bielorussia, sono oggi suoi membri e la protezione dei diritti umani e lo stato di diritto sono i valori fondamentali su cui si basano.

continua nel box successivo

 

12. Inoltre, l'Assemblea parlamentare condanna con forza le massicce violazioni dei diritti umani commesse dai regimi totalitari comunisti ed esprime simpatia, comprensione e riconoscenza alle vittime di tali crimini.

13. Inoltre, richiama tutti i partiti comunisti o post-comunisti nei suoi Stati membri che non lo hanno già fatto di valutare di nuovo la storia del comunismo e del proprio passato, di prendere chiaramente le distanze dai crimini commessi dai regimi totalitari comunisti e di condannarli senza alcuna ambiguità.

14. L'Assemblea ritiene che questa chiara posizione della comunità internazionale aprirà la via alla riconciliazione. Inoltre, incoraggerà con fiducia gli storici di tutto il mondo a continuare le loro ricerche finalizzate a determinare ed a verificare oggettivamente quanto avvenuto.

( testo intitolato "Necessità di una condanna internazionale dei crimini dei regimi comunisti totalitari" approvato il 25 gennaio 2006 dal Parlamento Europeo con 99 voti a favore e 42 voti contrari espressi dalla sinistra che si richiama al neo comunismo.)

 

 

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Vendola ha vinto le primarie, ma non ha vinto la Puglia

Post n°314 pubblicato il 25 Gennaio 2010 da a_tiv
 
Foto di a_tiv

Per i pugliesi la vittoria straripante di Vendola alle primarie non è una sorpresa. E’ più sorprendente l’indicazione venuta dai vertici del Pdl di Rocco Palese, chiamato a battersi con il candidato orgogliosamente comunista e leader  nazionale di Sinistra, Ecologia e Libertà. C’è chi, non a torto, ha pensato che una candidatura più prestigiosa, come quella del magistrato Dambruoso, ad esempio, sarebbe stata più opportuna.

Il governatore pugliese uscente ha lavorato cinque anni in Puglia per rafforzare, come è stato  rilevato nelle indagini della magistratura, la “cupola” di controllo politico del territorio. Assieme a lui però hanno lavorato ampi pezzi del PD, soprattutto quei  settori che, contraddicendo le indicazioni del partito che puntava invece su Boccia (ex Margherita), hanno sostenuto la candidatura di Nikita.

C’è stata una partecipazione trasversale a favore dell’ex leader di Rifondazione Comunista. Oltre allo zoccolo duro ex comunista del PD, hanno votato per lui migliaia di cittadini che sul territorio pugliese, dal Salento alla Capitanata, sono entrati a far parte della sua rete di controllo territoriale, della sua macchina elettorale, della sua organizzazione. Il 73% dei voti alle primarie è un risultato che ha superato ogni previsione: lascia intendere quante buone ragioni avesse il Presidente uscente a chiedere con caparbia ostinazione la celebrazione delle primarie.  

La rivoluzione pugliese, come l’ha chiamata Vendola, è stata solo una rappresentazione teatrale dove l’effimero, la scenografia, gli effetti speciali hanno prevalso sui bisogni e sulle carenze. Un maniacale tentativo di saccheggiare la libertà e l’iniziativa del territorio, riempiendolo di romantiche immagini poetiche, ma condannandolo all’immobilismo, senza che nulla fosse modificato. Tanti buoni propositi e parole come solidarietà, assistenza, accoglienza, recupero di tradizioni e culture, per distribuire risorse ad una rete che rispondesse appunto al principio del controllo politico del territorio, come è stato rilevato dai magistrati per la sanità. Una indifferenza colpevole e cinica mostrata con protervia ed arroganza. I progetti e le ambizioni nazionali del piccolo imperatore con l’orecchino che andavano oltre il destino della Regione.

Non sembrava un suo problema la Puglia in difficoltà, né le carenze nell’assistenza sanitaria, nello smaltimento rifiuti, nella erogazione dei servizi. Lui non sapeva, poteva non sapere, di sprechi ed abusi e di squallide vicende boccaccesche locali. Troppo interessato a diversi sviluppi futuri!

Il Governatore più pagato d’Italia ha saputo distinguersi solo nello spreco delle risorse. Ha taglieggiato i pugliesi con addizionali sui carburanti e sul prelievo fiscale, con le aliquote al massimo consentito. Ha regalato uno scempio ambientale senza precedenti con le coste del Salento, le Murge ed il Gargano invase di  pale eoliche. Ha costretto i giovani ad emigrare per le carenze di occupazione, mentre si sprecavano risorse in spettacoli da strada, nel retribuire guitti di ogni specie, in viaggi in allegra comitiva e missioni impossibili.

Anche il fenomeno dell’immigrazione clandestina è stato fronteggiato con interventi di facciata, senza un coordinamento che facesse primeggiare la legalità e la sicurezza. La presenza continua di uno stato conflittuale con il Governo nazionale ha avuto, infine, più il gusto del contrasto politico che il sapore della fermezza nelle scelte, nei programmi e nelle opportunità.

Vendola è ora un uomo da battere nell’interesse della Puglia e del Mezzogiorno. E’ il vecchio che mortifica l’innovazione, lo sviluppo, l’impresa, le capacità ed il rilancio produttivo della regione più intraprendente del mezzogiorno. E’ l’uomo che frena la Puglia protesa coi suoi mercati protesi verso i Balcani ed il Mediterraneo, con le sue università fucine di cultura, competenze e nuove tecnologie. La Puglia, bagnata da un mare magnifico, titolare di un patrimonio paesaggistico, storico e culturale di grande valore, terra di sapori e di prodotti tipici, terra di sole e di colori, di accoglienza e di umanità, merita diversa attenzione.

Non un piccolo re, circondato dalla corte dei miracoli, ma un grande pensiero di crescita, un’idea nuova per pensare alle nuove conquiste, per puntare al recupero della fiducia, alla riqualificazione del territorio, al rilancio, alla legalità, all’efficienza. Tocca allora al Pdl stringersi attorno al suo candidato, per battersi per la vera rivoluzione liberale pugliese. Non può perdere il Pdl questa occasione per estromettere colui che si è definito “un uomo solo al potere”, e che è apparso solo un uomo in corsa per le sue ambizioni e per il prevalere di un suo modello politico, già sconfitto dalla storia e dai fatti.

Vito Schepisi

 
 
 
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UNDICI SETTEMBRE

Crono 911: tutto su l'11 set 2001  a  N.Y.

Storia, Documenti e perizie ufficiali

su

http://nuke.crono911.org/

 

LA GIORNATA DEL RICORDO

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Il ricordo dei martiri delle foibe e dell’esodo dei 350.000 italiani, giuliani, istriani e dalmati

 

GIORNATA DELLA MEMORIA

27 gennaio 2007 Il giorno della memoria

Per non dimenticare

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Dove eravamo?

Li ho rivisti ieri sera, in bianco e nero, anime tragiche, tragici volti stupiti, adunati come gregge sperduto, chiuso tra cani pastori con sembianze d'uomo.
Latrati incomprensibili davano tremito nascosto alle loro membra, al loro il cuore; la loro anima immobile di terrore, i loro pensieri mortificati da abusi su corpi e anime.
 

Era sempre inverno in quegli anni, anche in primavera e in autunno e in estate.
Dov'eravamo noi, allora?
 

Conducevamo quei treni, tragici forzieri d'umano carico, o li aspettavamo tra la neve, quei convogli? 

Li ho rivisti ieri sera, in bianco e nero, e un attimo eterno di disperazione mi ha investita.
Disarmata e impotente ho sparso inutili lacrime nel guardarli, e ho chiesto un inutile perdono alla vita, per me e per tutti coloro che, allora, calpestarono esistenze innocenti con gli occhi dell'anima bendati.

Ringrazio sentitamente una mia cara e sensibile amica, autrice delle parole. Parole che ho condiviso e chiesto di rendermele disponibili.

 

GRIDO DI LIBERTà

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"Signor Presidente, lei si vanta di aver dato al nostro paese una libertà della quale non ha mai goduto, mentre l'unica libertà che ancora non ci è stata tolta è quella di respirare e camminare, per il resto non abbiamo mai vissuto in una situazione peggiore per quanto concerne le libertà individuali e collettive.

Probabilmente non condividiamo il significato della parola libertà.

In una società libera gli studenti non sono cacciati dalle università in quanto dissidenti, non sono pestati regolarmente dai suoi sostenitori perché contrari al suo governo, non si vedono negare il diritto a organizzarsi in associazioni o a pubblicare riviste.

Lei ci ha accusato di essere agenti di potenze straniere, se riuscirà a dimostrare questa sua accusa ci autoimpiccheremo per aver tradito il nostro paese.

Quelle grida che lei ha ascoltato lunedì, non erano voci individuali, era la voce di un popolo che chiede libertà, democrazia e giustizia.

Impari ad ascoltarla."

Lettera scritta dagli studenti dell'Università di Teheran al Presidente Ahmanidenejad  - Teheran dicembre 2006

 

ICH BIN EIN BERLINER! (J. F. KENNEDY 26.6.1963)

Durante la sua visita a Berlino del 26 giugno 1963, il presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy pronunciò un discorso toccante. Il suo discorso sarebbe divenuto simbolo della Guerra Fredda:


«Ci sono molte persone al mondo
che non comprendono, o non sanno,
quale sia il grande problema tra
il mondo libero e il mondo comunista.
Lasciateli venire a Berlino!
Ci sono alcuni che dicono che
il comunismo è l'onda del futuro.
Lasciateli venire a Berlino!
Ci sono alcuni che dicono che,
in Europa e da altre parti,
possiamo lavorare con i comunisti.
Lasciateli venire a Berlino!
E ci sono anche quei pochi che
dicono che è vero che
il comunismo è un sistema maligno,
ma ci permette di fare progressi economici.
Lasst sie nach Berlin kommen!
Lasciateli venire a Berlino! [...]
Tutti gli uomini liberi,
ovunque essi vivano,
sono cittadini di Berlino,
e quindi, come uomo libero,
sono orgoglioso di dire,
Ich bin ein Berliner! (sono un Berlinese).»

* * *

A berlino ci sono andato nell'agosto del 1971.

Dopo 10 anni dalla realizzazione del "muro" nella notte tra il 12 ed il 13 agosto del 1961.

Il 12 ed il 13 agosto del 1971 ero a Berlino.

Mi sono recato nella parte est della città il giorno 12, con un permesso che mi scadeva a mezzanotte, ho rischiato la chiusura del varco per una sfilata militare che m'impediva l'accesso alla Friederich strasse, unico passaggio per turisti e stranieri.

Il 13 agosto la Berlino comunista celebrava la separazione della città con una parata militare oceanica: celebrava il muro.

Ero là anche il 13 agosto mattina ad assistere.

Honeker sul palco nella Under Der Linden che arringava la folla.

La sua voce severa, dura, autoritaria.

Non avevo mai visto e sentito niente di simile dal vero.

Non capivo le parole ma ne interpretavo la violenza.

Mi sono sentito berlinese anch'io.


Vito Schepisi
 

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