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Un blog creato da a_tiv il 28/10/2006

Il Libero Pensiero

Il blog di Vito Schepisi

 
 
 

10 DICEMBRE: GIORNATA MONDIALE DEI DIRITTI UMANI

Il 10 dicembre del 1948 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclamava la Giornata Mondiale per i Diritti Umani

DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI


http://www.unhchr.ch/udhr/lang/itn.htm

 

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CONDANNA DEL COMUNISMO

Risoluzione del Consiglio di Europa  n.1481 del 25 gennaio 2006 - Condanna del Comunismo

Il 25 gennaio 2006 l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa approva la Risoluzione n. 1481, che condanna i crimini dei regimi comunisti

europei.http://www.democraticicristiani.it/europa/ris_1481.html

 

 

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Il disagio e la libertà

Post n°326 pubblicato il 17 Marzo 2010 da a_tiv
 
Foto di a_tiv

Sono in grande disagio. Non so se posso telefonare, se posso scrivere, se posso parlare con qualcuno. Vorrei farlo per sfogarmi, per poter dire ciò che un qualsiasi cittadino sereno, libero, rispettoso, amante della democrazia direbbe in questo momento. Vorrei poter esprimere in modo composto, ma con forza e indignazione, tutto ciò che mi passa per il cervello. In un Paese libero tutto questo dovrebbe essere consentito, anzi dovrebbe essere garantito, soprattutto quando lo si fa in modo civile.

Mi chiedo, pertanto, se in Italia ci possa essere qualche potere che abbia la facoltà di limitare questa libertà.  Più che una domanda, però, la mia è la conferma di un dubbio che mi assale da tempo. Il quesito è divenuto dubbio perché, con la modifica, sulla scia di un disagio politico, intervenuta nel 1993 all’art 68 della Costituzione e con l’interpretazione estensiva dei ruoli assunti dalla magistratura e dal suo organo di autogoverno, su questa domanda,  trasformatasi in ragionevole dubbio, ruota tutta la kermesse dell’inganno.

Chiediamoci, dapprima, che cosa sia la libertà. E, per non divagare, limitiamoci, in uno sforzo di sintesi, alla definizione costituzionale. La libertà di un Paese, in primo luogo, consiste nella libertà dei cittadini di potersi esprimere, e non solo in modo formale, come con la libertà di comunicare,  con la libertà di parola, con la libertà di scrivere, ma anche in modo sostanziale attraverso le scelte. Tra quest’ultime la più importante è quella elettorale. Tutti i cittadini italiani, tranne i pochi condannati alla interdizione perpetua o temporanea dai pubblici uffici, hanno diritto di esprimersi col voto e sono eleggibili.

Per l’articolo 13 della Costituzione, inoltre, “la libertà personale è inviolabile”. L’ipotesi contraria è consentita solo “per atto motivato dell’autorità giudiziaria”. Mentre per l’art.15 della Carta Costituzionale anche “la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili”. L’ipotesi contraria “può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria”.

Solo l’autorità giudiziaria, pertanto, può limitare la nostra libertà. Tutto sarebbe, così, lecito, anche se non abbiamo ancora dissipato i molti dubbi nel merito. Ma ciò che la Costituzione sancisce serve senz’altro ad affermare che l’unico ordinamento che abbia il potere di limitare le libertà nel paese è quello giudiziario. E, siccome in Italia non mi sembra che ci sia stato un colpo di stato e che, per effetto di questo “golpe”,  i poteri, compresi quelli giurisdizionali, siano stati assunti dal Capo del Governo, l’unico pericolo per la nostra libertà, e penso anche per la nostra democrazia, può arrivare solo dalla politicizzazione della magistratura.

Nel merito, infatti, ci sarebbe da chiedersi se la magistratura esercita correttamente i suoi poteri. Se lo facessimo, però, entreremmo in un’area che in questi giorni si manifesta molto pericolosa: quella del dubbio circa la correttezza nell’esercizio del mestiere di alcuni magistrati. Ma se entrassi in quest’area siamo certi che ne uscirei indenne? Non ho soldi da dare alla casta! Ecco dunque i motivi, accennati in apertura, del mio “grande disagio”. Un disagio come cittadino, come soggetto pensante e come comunicatore.

Non credo che chi ha scritto la Costituzione Italiana, scegliendo la separazione dei poteri, abbia proprio voluto attribuire ad un ordinamento burocratico, privo della legittimità democratica, il potere di intervenire significativamente sulla libertà del Paese.

Non penso che i Padri Costituenti abbiano voluto attribuire all’Ordinamento Giurisdizionale il primato del rispetto delle regole della democrazia ed il controllo del suo ordinato esercizio.

Non penso, ancora, che ci si debba arrivare a sentirsi a disagio nell’esprimersi in privato, nell’esternare il proprio disappunto, nell’assumere la difesa della propria dignità personale, nell’osservare d’essere vittima di una puntuale e metodica aggressione mediatica, com’è capitato al Presidente del Consiglio Berlusconi, e d’essere per questo sottoposto ad indagini giudiziarie.

Dicono, ad esempio, che il premier manovri l’informazione, che abbia un controllo mediatico quasi totalitario, che intimidisca e che eserciti un potere incontrollato. I più analfabeti, soprattutto per ignoranza della Costituzione Italiana, dicono anche che sia un dittatore. Ma se è così, perché c’è un’informazione invadente che riempie le pagine dei giornali e le tante trasmissioni televisive Rai contro il premier?

Non è che in Italia ci sia una parte che può dire, e l’altra che debba tacere? Ed il mio disagio riviene proprio dalla consapevolezza che possa trovarmi dalla parte di chi debba essere indotto a tacere.

Vito Schepisi

 
 
 
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UNDICI SETTEMBRE

Crono 911: tutto su l'11 set 2001  a  N.Y.

Storia, Documenti e perizie ufficiali

su

http://nuke.crono911.org/

 

LA GIORNATA DEL RICORDO

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Il ricordo dei martiri delle foibe e dell’esodo dei 350.000 italiani, giuliani, istriani e dalmati

 

GIORNATA DELLA MEMORIA

27 gennaio 2007 Il giorno della memoria

Per non dimenticare

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Dove eravamo?

Li ho rivisti ieri sera, in bianco e nero, anime tragiche, tragici volti stupiti, adunati come gregge sperduto, chiuso tra cani pastori con sembianze d'uomo.
Latrati incomprensibili davano tremito nascosto alle loro membra, al loro il cuore; la loro anima immobile di terrore, i loro pensieri mortificati da abusi su corpi e anime.
 

Era sempre inverno in quegli anni, anche in primavera e in autunno e in estate.
Dov'eravamo noi, allora?
 

Conducevamo quei treni, tragici forzieri d'umano carico, o li aspettavamo tra la neve, quei convogli? 

Li ho rivisti ieri sera, in bianco e nero, e un attimo eterno di disperazione mi ha investita.
Disarmata e impotente ho sparso inutili lacrime nel guardarli, e ho chiesto un inutile perdono alla vita, per me e per tutti coloro che, allora, calpestarono esistenze innocenti con gli occhi dell'anima bendati.

Ringrazio sentitamente una mia cara e sensibile amica, autrice delle parole. Parole che ho condiviso e chiesto di rendermele disponibili.

 

GRIDO DI LIBERTà

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"Signor Presidente, lei si vanta di aver dato al nostro paese una libertà della quale non ha mai goduto, mentre l'unica libertà che ancora non ci è stata tolta è quella di respirare e camminare, per il resto non abbiamo mai vissuto in una situazione peggiore per quanto concerne le libertà individuali e collettive.

Probabilmente non condividiamo il significato della parola libertà.

In una società libera gli studenti non sono cacciati dalle università in quanto dissidenti, non sono pestati regolarmente dai suoi sostenitori perché contrari al suo governo, non si vedono negare il diritto a organizzarsi in associazioni o a pubblicare riviste.

Lei ci ha accusato di essere agenti di potenze straniere, se riuscirà a dimostrare questa sua accusa ci autoimpiccheremo per aver tradito il nostro paese.

Quelle grida che lei ha ascoltato lunedì, non erano voci individuali, era la voce di un popolo che chiede libertà, democrazia e giustizia.

Impari ad ascoltarla."

Lettera scritta dagli studenti dell'Università di Teheran al Presidente Ahmanidenejad  - Teheran dicembre 2006

 

ICH BIN EIN BERLINER! (J. F. KENNEDY 26.6.1963)

Durante la sua visita a Berlino del 26 giugno 1963, il presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy pronunciò un discorso toccante. Il suo discorso sarebbe divenuto simbolo della Guerra Fredda:


«Ci sono molte persone al mondo
che non comprendono, o non sanno,
quale sia il grande problema tra
il mondo libero e il mondo comunista.
Lasciateli venire a Berlino!
Ci sono alcuni che dicono che
il comunismo è l'onda del futuro.
Lasciateli venire a Berlino!
Ci sono alcuni che dicono che,
in Europa e da altre parti,
possiamo lavorare con i comunisti.
Lasciateli venire a Berlino!
E ci sono anche quei pochi che
dicono che è vero che
il comunismo è un sistema maligno,
ma ci permette di fare progressi economici.
Lasst sie nach Berlin kommen!
Lasciateli venire a Berlino! [...]
Tutti gli uomini liberi,
ovunque essi vivano,
sono cittadini di Berlino,
e quindi, come uomo libero,
sono orgoglioso di dire,
Ich bin ein Berliner! (sono un Berlinese).»

* * *

A berlino ci sono andato nell'agosto del 1971.

Dopo 10 anni dalla realizzazione del "muro" nella notte tra il 12 ed il 13 agosto del 1961.

Il 12 ed il 13 agosto del 1971 ero a Berlino.

Mi sono recato nella parte est della città il giorno 12, con un permesso che mi scadeva a mezzanotte, ho rischiato la chiusura del varco per una sfilata militare che m'impediva l'accesso alla Friederich strasse, unico passaggio per turisti e stranieri.

Il 13 agosto la Berlino comunista celebrava la separazione della città con una parata militare oceanica: celebrava il muro.

Ero là anche il 13 agosto mattina ad assistere.

Honeker sul palco nella Under Der Linden che arringava la folla.

La sua voce severa, dura, autoritaria.

Non avevo mai visto e sentito niente di simile dal vero.

Non capivo le parole ma ne interpretavo la violenza.

Mi sono sentito berlinese anch'io.


Vito Schepisi
 

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