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    <title>Il Libero Pensiero</title>
    <subtitle>Il blog di Vito Schepisi</subtitle>
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        <title type="text">Le Foibe e gli esuli dimenticati per anni</title>
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        <published>2012-02-10T09:28:10+01:00</published>
        <updated>2012-02-10T09:28:10+01:00</updated>
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        <summary type="text">Il Giorno del Ricordo &amp;egrave; stato istituito solo 8 anni fa. Cosa &amp;egrave; stato prima? Perch&amp;eacu...</summary>
        <content type="html">&lt;IMG width=&quot;120&quot; height=&quot;90&quot; SRC=&quot;http://blog.libero.it/vitoschepisi/getmedia.php?Qre.jgm%7DKghugJw%7De%7C%60%3B%259%3D660511%3A%278a30k%25laae-oycxapgibg%7Ba%7C%7Cc%3A%2573%27z%05kgonmghom-%3FY&quot; border=&quot;1&quot; align=&quot;left&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Il Giorno del Ricordo &amp;egrave; stato istituito solo 8 anni fa. Cosa &amp;egrave; stato prima? Perch&amp;eacute; nessuno ne parlava?&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-family: mceinline;&quot;&gt;Per una scrittura pi&amp;ugrave; onesta della storia d&amp;rsquo;Italia, bisogna pur dire che c&amp;rsquo;&amp;egrave; stata l&amp;rsquo;azione di chi si &amp;egrave; mostrato abile solo ad usarla. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E&amp;rsquo; solo l&amp;rsquo;ottavo anno che l&amp;rsquo;Italia celebra il Giorno del Ricordo. E&amp;rsquo; stato istituito con Legge n.92 del 30 marzo 2004. Al Governo c&amp;rsquo;era Berlusconi. La sinistra era all&amp;rsquo;opposizione. L&amp;rsquo;apertura della pagina della storia sulle Foibe, e sull&amp;rsquo;esodo degli italiani dalle loro terre nei territori della Venezia Giulia, della Dalmazia e dell&amp;rsquo;Istria, rispetto al silenzio omertoso e colpevole sulle vicende che avevano coinvolto le popolazioni italiane a Trieste e nei territori limitrofi, ha rappresentato per l&amp;rsquo;Italia repubblicana e democratica il segnale del cambiamento di un&amp;rsquo;epoca. E&amp;rsquo; stato un primo passo verso una scrittura pi&amp;ugrave; onesta dei primi anni dell&amp;rsquo;Italia che chiudeva con il passato fascista.  &lt;br /&gt;L&amp;rsquo;Italia libera che apriva il suo libro di storia, affrancato dalla penna rossa che fino a quel momento aveva cancellato interi periodi e tante vicende scabrose consumate a danno di tante famiglie. La storia di terre italiane e soprattutto di donne, di uomini, di anziani e di bambini, con gli stessi diritti di tutti gli altri, trattati come oggetti scomodi da nascondere, perch&amp;eacute; erano individui che facevano paura per i loro ricordi e per le loro testimonianze.&lt;br /&gt;Erano state accuratamente tenute nascoste in Italia, anche le violenze e la pulizia etnica compiuta dalle milizie comuniste di Tito a danno della popolazione italiana. L&amp;rsquo;informazione popolare, la Rai, la scuola, i convegni, la cultura aveva accuratamente occultato, per compiacere il partito comunista italiano, la cacciata delle famiglie dalle case e dalla loro terra in Istria, a Fiume, a Pola, in Dalmazia. I nostri fratelli erano stati uccisi o cacciati, allontanati dai loro interessi, dalle loro radici, dai loro affetti, dalla loro vita e nessuno ne parlava, nessuno protestava, nessuno sollevava problemi, nessuno manifestava, nessuno intonava inni, nessuno indossava magliette con le foto dei simboli di quella tragedia. Nessuno sapeva della nave Toscana che nel 1947 sbarcava a Venezia proveniente da Pola, con a bordo gli esuli italiani e le loro modeste masserizie con le quali speravano di ricostruirsi un futuro. Nessuno sapeva del treno di esuli in transito per Bologna a cui i sindacalisti della Camera del Lavoro (Cgil) impedirono di avere acqua e cibo e di scendere dai convogli. &lt;br /&gt; Era stata tenuta nascosta la confisca dei loro beni, sottratti con la forza dalla milizia titina, sopprimendo e cacciando questa povera gente: vittime per cose pi&amp;ugrave; grandi di loro, di cui non avevano colpa. I loro piccoli averi facevano cos&amp;igrave; da bottino di guerra dei vincitori che si vendicavano sulla gente inerme. Sui vinti. E questi poveri uomini che, mortificati, minacciati, depredati, decimati e scacciati, guardavano all&amp;rsquo;Italia per un giusto riscatto umano, per la comprensione, per il bisogno, per i sentimenti di fratellanza, ne ricevettero invece indifferenza, anzi fastidio. Era l&amp;rsquo;Italia dove la violenza politica che &amp;egrave; fatta di radicamento ideologico, di condizionamento psicologico, di luoghi comuni, d&amp;rsquo;immagini, di propaganda, di parole d&amp;rsquo;ordine, si era sostituita a quella autoritaria del regime abbattuto, alla guerra, ai lutti, alle sofferenze della popolazione civile.  &lt;br /&gt;Scriveva l&amp;rsquo;Unit&amp;agrave;: &amp;ldquo;Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi citt&amp;agrave;. Non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall'alito di libert&amp;agrave; che precedeva o coincideva con l'avanzata degli eserciti liberatori&amp;rdquo;. (L&amp;rsquo;esercito liberatore era quello di Tito e gli esuli erano gli italiani scacciati da Fiume, dall&amp;rsquo;Istria, dalla Dalmazia e dalla Venezia Giulia). &lt;br /&gt;Gli esuli sono stati sparsi, tenuti nascosti, poco tollerati e senza che alcuno si mostrasse disposto a riprendere e mettere ordine nei loro ricordi, n&amp;eacute; di raccogliere le denunce e le testimonianze. Nessuno sapeva, poi, delle foibe. Nessuno delle tragedie che facevano da cornice alla cacciata della popolazione italiana ed alla cancellazione di tutto ci&amp;ograve; che era italiano, n&amp;eacute; di ci&amp;ograve; che era accaduto nelle terre italiane, sottratte ai civili come bottino di guerra. Nessuno che prestasse attenzione alle tante storie di uomini scomparsi nel nulla. Scomparire costituiva l&amp;rsquo;alternativa che era stata lasciata a questa povera gente che aveva scelto di scappare e di rifarsi una vita in Italia.  &lt;br /&gt;Con il primo governo di alternativa alla sinistra, dopo la beve parentesi del 1994, nei primi anni del terzo millennio, anche sulla Tv di Stato, cadeva finalmente il silenzio. L&amp;rsquo;informazione e gli approfondimenti avevano cos&amp;igrave; dovuto cedere alla Storia, alle testimonianze, ai ricordi di chi era sopravvissuto anche alla congiura del silenzio. Non &amp;egrave; stato pi&amp;ugrave; possibile nascondere la vilt&amp;agrave; e le complicit&amp;agrave; di alcuni protagonisti cinici e scellerati di quella tragedia. E&amp;rsquo; stata diradata quella coltre di nebbia che nascondeva la storia e che aveva mortificato le sofferenze dei protagonisti di quelle tristi vicende. Gli italiani hanno potuto sapere del terrore che aveva spinto gli italiani a fuggire dalle terre occupate da Tito. Hanno potuto conoscere quella parte della storia che era rimasta saldamente cucita, come una divisa, sulle sagome dell&amp;rsquo;opportunismo e dell&amp;rsquo;ipocrisia della sinistra italiana.  &lt;br /&gt;Le Foibe. Solo da pochi anni gli italiani hanno iniziato a sentir pronunciare questo nome, alcuni senza saperne il significato, senza saperne cogliere la sostanza, senza abbinarlo ai fatti drammatici che avevano collegato queste fessure nelle rocce carsiche di quei territori con la pulizia etnica, con le sparizioni, con l&amp;rsquo;uccisione di migliaia di uomini colpevoli di essere italiani.  &lt;br /&gt;Ancora oggi in molte scuole non si dice niente agli studenti di cosa siano state le foibe e quanto siano menzognere quelle storie che parlano di liberazione dal nazifascismo, nascondendo tutte le vilt&amp;agrave; che si sono celate dietro l&amp;rsquo;abbattimento di una dittatura sanguinaria e feroce.  &lt;br /&gt;Quante vilt&amp;agrave; ci sono state nel nascondere le ipocrisie di chi provava a costruire per l&amp;rsquo;Italia un altro regime con altri sanguinari protagonisti ed altre vittime.  &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-family: mceinline;&quot;&gt;La storia fatta di silenzi, di falsificazioni, di mistificazioni, non &amp;egrave; maestra di vita. Ma nascondere la storia delle vilt&amp;agrave; &amp;egrave; come esser vili due volte! &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Vito Schepisi&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">Nell'acqua di Puglia annega l'inganno</title>
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        <published>2012-01-27T13:25:42+01:00</published>
        <updated>2012-01-27T13:25:42+01:00</updated>
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E&amp;rsquo; difficile da capire, con le sue narrazioni che spaziano dai toni poetici, con cui tratteggia la sua immagine della Puglia migliore - quella del bene comune, dell&amp;rsquo;attenzione all&amp;rsquo;emarginazione sociale, delle diversit&amp;agrave;, dell&amp;rsquo;integrazione - per passare poi ai soliti sistemi della politica, costituiti da promesse non mantenute, dalla pratica delle clientele, dai privilegi, dai lussi, dai disservizi e dagli sprechi.&lt;br /&gt; Vendola &amp;egrave; un Giano bifronte. Da un lato &amp;egrave; il cantore d&amp;rsquo;immagini d&amp;rsquo;intensa armonia cromatica, sebbene appesantito da una prosa ermetica, artefatta, involuta. Dall&amp;rsquo;altro &amp;egrave; l&amp;rsquo;uomo di governo appesantito, invece, dalla cattiva amministrazione. E&amp;rsquo; impresa impossibile separare l&amp;rsquo;uomo delle plurime battaglie, vinte appellandosi all&amp;rsquo;impegno etico dei suoi corregionali, da quello del politico che le stesse battaglie le fa perdere ai suoi corregionali, nella mancanza di soluzioni concrete. &lt;br /&gt;Non si pu&amp;ograve;, per&amp;ograve;, non denunciare il degrado in cui versa la Regione Puglia: con il paesaggio deturpato dall&amp;rsquo;invasione delle pale eoliche, spettrali, devastanti come orde di barbari; con i pannelli solari che sostituiscono i vigneti, gli uliveti, gli orti e gli alberi da frutta; con i giovani senza lavoro; con le fabbriche chiuse; con l&amp;rsquo;agricoltura abbandonata. &lt;br /&gt;A simbolo del degrado della Puglia vendoliana c&amp;rsquo;&amp;egrave; poi l&amp;rsquo;Acquedotto Pugliese, gi&amp;agrave; rifugio per politici trombati e fucina di pratiche clientelari.  La rete idrica &amp;egrave; piena di buchi, taglia intere comunit&amp;agrave; dall&amp;rsquo;erogazione dell&amp;rsquo;acqua potabile, perde acqua come uno scolapasta, disperdendo quel &amp;ldquo;bene comune&amp;rdquo; che i cittadini pugliesi pagano, a metro cubo, quanto la benzina verde.&lt;br /&gt; Vendola &amp;egrave; un &amp;ldquo;green&amp;rdquo; a tutto campo: si &amp;egrave; battuto per difendere l&amp;rsquo;acqua pubblica come bene di tutti e si vanta di aver portato la Puglia ai primi posti tra le regioni d&amp;rsquo;Italia per la produzione delle energie alternative. La Puglia, per&amp;ograve;, &amp;egrave; anche tra le regioni in cui le tariffe dell&amp;rsquo;acqua e dell&amp;rsquo;Energia elettrica sono tra le pi&amp;ugrave; care d&amp;rsquo;Italia. Tra i pi&amp;ugrave; cari d&amp;rsquo;Italia, gravati da accise regionali, sono anche i costi degli idrocarburi per trazione e per riscaldamento. Anche l&amp;rsquo;addizionale regionale sull&amp;rsquo;Irpef &amp;egrave; da record. Solo gli extracomunitari, poi, non pagano il ticket sanitario, gli altri, anche con patologie invalidanti, lo pagano tutti. &lt;br /&gt;E se &amp;ldquo;green&amp;rdquo; &amp;egrave; salute, ammalarsi in Puglia &amp;egrave; diventato un dramma per intere famiglie.  I pugliesi, per&amp;ograve;, pagano tutto in silenzio: sono contenti di sentirsi tanto fortunati da avere un Governatore cos&amp;igrave; sensibile! &lt;br /&gt;Ferma nell&amp;rsquo;acqua, la Puglia &amp;egrave; come la Costa Concordia. Ha fatto l&amp;rsquo;inchino a Vendola, ed ora galleggia, quasi affonda.  &lt;br /&gt;Annaspa anche sul costo del &amp;ldquo;bene comune&amp;rdquo;. Le tariffe aumentano, sebbene la vittoria del &amp;ldquo;si&amp;rdquo; al referendum dello scorso anno, abbia abrogato la norma &amp;ndash; valida per tutti, pubblici e privati - che consentiva &amp;laquo;al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio&amp;raquo;. &lt;br /&gt; I costi a carico degli utenti pugliesi con Vendola aumentano sempre, e senza che quel 7%, gi&amp;agrave; messo in tariffa dalla Aqp Spa, con la ripubblicazione dell&amp;rsquo;Ente sia stato scorporato dalla bolletta dell&amp;rsquo;acqua. La politica e chi governa e governer&amp;agrave; la Puglia, per&amp;ograve;, ora avr&amp;agrave; mano libera nel gestire l&amp;rsquo;ente pubblico Acquedotto Pugliese, tornato per somma di beffe alla gestione dei partiti.  &lt;br /&gt;A muovere le acque ci ha pensato, per&amp;ograve;, il movimento &amp;ldquo;Acqua Bene Comune&amp;rdquo;. In una conferenza, a Bari lo scorso 20 gennaio, &amp;egrave; stato invitato Riccardo Petrella, gi&amp;agrave; Presidente dell&amp;rsquo;Aqp dimessosi in polemica con il Governatore. Petrella &amp;egrave; un economista impegnato nella ricerca delle &amp;ldquo;soluzioni alternative alla mondializzazione dell&amp;rsquo;economia capitalistica di mercato&amp;rdquo; (bont&amp;agrave; sua!) ed &amp;egrave; stato l&amp;rsquo;animatore della campagna sull&amp;rsquo;acqua &amp;ldquo;bene comune, patrimonio dell&amp;rsquo;umanit&amp;agrave;&amp;rdquo;.  Alla conferenza Petrella non ha risparmiato nessuno. &lt;br /&gt;Da Monti, in modo duro: &amp;ldquo;ci&amp;ograve; che sta accadendo con il decreto legge che il governo Monti &amp;egrave; pronto ad approvare &amp;egrave; un attacco frontale ai referendum sull&amp;rsquo;acqua e alla democrazia. Anche voi giornalisti dovreste ribellarvi. Scendere nelle piazze&amp;rdquo;. &lt;br /&gt; A Vendola, in modo pi&amp;ugrave; soft: &amp;laquo;voglia o no abbassare le tariffe per le fasce pi&amp;ugrave; deboli della popolazione, ha per adesso disatteso le dichiarazioni della sua stessa giunta sulla ripubblicizzazione dell&amp;rsquo;Acquedotto Pugliese, che di fatto non ha finalit&amp;agrave; pubbliche, se prevede la remunerazione del 7% del capitale&amp;raquo;. &lt;br /&gt;La conclusione &amp;egrave; che quel 7% resta l&amp;agrave; sulle bollette a carico dei cittadini pugliesi, salvo lo studio in corso per uno sconto per le famiglie con reddito (Isee) inferiore a 7.500 Euro l&amp;rsquo;anno, che passa a 10.000 con la presenza di portatori di handicap, d&amp;rsquo;invalidi, di anziani ultra sessantacinquenni e di malati che necessitano di maggiori quantit&amp;agrave; di acqua. Uno sconto &amp;egrave; previsto anche per le famiglie con un reddito Isee inferiore 20.000 Euro l&amp;rsquo;anno, ma con almeno 4 figli a carico. &lt;br /&gt; E meno male &amp;hellip; &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Vito Schepisi&lt;/strong&gt; su &lt;span style=&quot;font-family: mceinline;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.loccidentale.it/node/113111&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;l&lt;strong&gt;'Occidentale&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">Il Giorno della Memoria</title>
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        <published>2012-01-27T11:42:58+01:00</published>
        <updated>2012-01-27T11:42:58+01:00</updated>
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E, come ogni anno, prevale quella forza interiore che ci spinge a non lasciarlo trascorrere senza soffermarci nella meditazione, e senza sentire di dover rendere omaggio alla memoria di coloro che subirono la pi&amp;ugrave; atroce delle sofferenze: quella di essere marchiati per via di una colpa che non avevano, per stupidit&amp;agrave;, per orrore, per follia, per vilt&amp;agrave;.&lt;br /&gt;Donne e uomini, vecchi e bambini marchiati con un numero, violati nell&amp;rsquo;intimit&amp;agrave;, nella dignit&amp;agrave;, negli affetti, ghettizzati, arrestati, rinchiusi, deportati, schiavizzati, uccisi, dispersi. &lt;br /&gt;E la memoria dei sopravissuti che hanno portato negli occhi e nel cuore il dolore, le urla, i pianti, il terrore, il lutto.&lt;br /&gt;Il 27 gennaio &amp;egrave; la nostra coscienza che deve spingerci ad esprimerci e ciascuno di noi lo deve fare come meglio sa fare. Anche con un pensiero semplice, purch&amp;eacute; sentito, con una preghiera, con una lacrima, con un atto di amore, con una gentilezza, con un sorriso verso le persone care. Ci&amp;ograve; che deve spingere a farlo &amp;egrave; ci&amp;ograve; che nello stesso tempo ci deve inquietare, &amp;egrave; nell&amp;rsquo;insicurezza che ancora oggi abbiamo che ci&amp;ograve; che &amp;egrave; accaduto non possa ancora accadere.&lt;br /&gt;Mi sono ricordato d&amp;rsquo;aver scritto un pezzo, lo scorso anno, dal titolo &amp;ldquo;Occorre di pi&amp;ugrave;&amp;rdquo;, in cui mi sono fatto trascinare dal dubbio e dall&amp;rsquo;insoddisfazione. &lt;br /&gt;L&amp;rsquo;ho recuperato perch&amp;eacute; &amp;egrave; vero che occorre di pi&amp;ugrave;.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Occorre di pi&amp;ugrave;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non bastano le parole di circostanza pronunciate ogni anno, dal 2000 - da quando, con Legge, la Repubblica Italiana ha riconosciuto il 27 gennaio come &amp;ldquo;Giorno della Memoria&amp;rdquo; - per respingere l&amp;rsquo;orrore di una mattanza contro il genere umano per questioni di odio e di razza.&lt;br /&gt;Non basta una data, un giorno, una circostanza per scollegare la storia contemporanea dall&amp;rsquo;odioso passato e per esorcizzare il pericolo di un nuovo tragico futuro.&lt;br /&gt;La storia si ripete sempre, inesorabile come il destino di ognuno. Si ripete con la sua retorica e con i suoi lutti. Ritornano anche gli errori, le distrazioni, le tragedie, i tradimenti, le vilt&amp;agrave; collettive. La storia si ripete con le sue follie. Si ripete sempre, con o senza preavvisi.&lt;br /&gt;La storia, per&amp;ograve;, &amp;egrave; parte di tutti noi e si riflette, prima che nel sentimento, nelle nostre azioni e nelle nostre scelte. L&amp;rsquo;odio &amp;egrave; sintesi d&amp;rsquo;istinto e di perversione. E&amp;rsquo; una malevolenza irrazionale, sentimento spesso latente negli uomini. E, come per ogni attivit&amp;agrave; fisica o intellettuale, anche l&amp;rsquo;odio si perfeziona con la sua pratica.&lt;br /&gt;L&amp;rsquo;equilibrio dell&amp;rsquo;uomo, quando &amp;egrave; offuscato dall&amp;rsquo;odio e dall&amp;rsquo;intolleranza, si ritorce contro la sua stessa specie e annulla d'un colpo tutte le conquiste di civilt&amp;agrave;. Mai si deve abbassare la guardia!&lt;br /&gt;Ogni anno si ripetono le stesse parole, si ricordano le stesse immagini, gli stessi racconti, si leggono le stesse poesie, con l&amp;rsquo;impegno condiviso di non consentire che crimini contro l&amp;rsquo;umanit&amp;agrave;, come l&amp;rsquo;Olocausto del popolo ebraico, abbiano pi&amp;ugrave; compimento.&lt;br /&gt;Ma basta tutto questo? E&amp;rsquo; sufficiente ogni anno ricordare e riscrivere gli stessi concetti? Possiamo pensare che la follia nazista sia stata solo una parentesi superata della storia dell&amp;rsquo;umanit&amp;agrave;? E&amp;rsquo; giusto cancellare ci&amp;ograve; che &amp;egrave; accaduto come un&amp;rsquo;idea del passato e ritrovare i motivi di una stessa origine umana che supera gli steccati della razza, della religione e delle diverse culture?&lt;br /&gt;Quando i sopravvissuti all&amp;rsquo;orrore non ci saranno pi&amp;ugrave;, quando la storia e la memoria si mescoleranno con altre storie e altre memorie, chi impedir&amp;agrave; ai carnefici di passare per vittime e a quest&amp;rsquo;ultime di essere due volte massacrati?&lt;br /&gt;Come non accorgersi dell&amp;rsquo;antisemitismo latente che &amp;egrave; nella nostra cultura? Come non ricordare che non esiste solo la vigilia del 27 gennaio per assumere comportamenti che segnino le differenze tra chi ha memoria e chi ancora non riesce a liberarsi dalle ideologie?&lt;br /&gt;Come non ricordarsi, ad esempio, che la memoria della Shoah non &amp;egrave; solo rifiuto del nazifascismo, ma &amp;egrave; anche quello di ogni ideologia che non riconosca l&amp;rsquo;individuo e la sua libert&amp;agrave; di essere?&lt;br /&gt;Il clima che si vive in Italia, ad esempio, ha del paradossale. C&amp;rsquo;&amp;egrave; ancora chi prova a creare profili antropologici in base alle scelte. Anche la cultura prova a chiudersi, a escludere e ad imporre i principi assoluti.&lt;br /&gt;Non basta solo una data per la memoria. Occorre di pi&amp;ugrave;!&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Vito Schepisi&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">Le &amp;quot;tasse occulte&amp;quot;</title>
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        <published>2012-01-21T12:58:32+01:00</published>
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        <summary type="text">RAGIONIAMO UN PO&amp;rsquo;!  Monti rivolto agli italiani ha detto: &amp;ldquo;Vi tolgo le tasse occulte&amp;rdq...</summary>
        <content type="html">&lt;IMG width=&quot;120&quot; height=&quot;90&quot; SRC=&quot;http://blog.libero.it/vitoschepisi/getmedia.php?%5Dre.jgm%7DKghugJw%7De%7C%60%3E%27%3C5679910%3B%258a30k%25laae-oycxapgibg%7Ba%7C%7Cc%3A%2573%27z%05kgonmghom-%3FY&quot; border=&quot;1&quot; align=&quot;left&quot;&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;RAGIONIAMO UN PO&amp;rsquo;! &lt;br /&gt; Monti rivolto agli italiani ha detto: &amp;ldquo;Vi tolgo le tasse occulte&amp;rdquo;. &lt;br /&gt; Cacchio, ho pensato! &amp;hellip; ma ora ci vuole l&amp;rsquo;applauso? &lt;br /&gt;Sono un tipo difficile, per&amp;ograve;! Qualcuno direbbe un rompimaroni!  Non mi accontento mai!&lt;br /&gt;Subito prendo biro e carta e provo a fare due conti.  &lt;br /&gt;Da dove cominciamo? &lt;br /&gt;Dalle banche? Dai servizi? Dai taxi? Dai giornalai? Dalle tariffe? Dai crediti delle imprese verso lo Stato? Dalle medicine? Dal provvedimento per lanciare le ferrovie di Montezemolo? Dai benzinai? (il costo del carburante &amp;egrave; determinato da: accise per il 52%; costo del greggio per il 38%; lavorazione, trasporto, spese di distribuzione, aggio per i benzinai per il restante 10%, cio&amp;egrave; circa 17 centesimi) Dai notai? Dalla scatola nera da montare sulla mia autovettura? Dall&amp;rsquo;abolizione delle tariffe minime e massime dei professionisti? Dalla separazione di Snam da Eni per la fornitura del gas? Dai giovani che mettono su una srl senza capitali di rischio? (con quali soldi?) Dal tentativo estorsivo verso chi ci fornisce 3 canali televisivi gratuiti? &lt;br /&gt;Sono ancora con questa benedetta biro in mano e con il foglio ancora bianco. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;MA DOVE CAZZO SONO QUESTE &amp;ldquo;TASSE OCCULTE&amp;rdquo; CHE MONTI MI HA TOLTO? &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Le liberalizzazioni vanno anche bene. E&amp;rsquo; importante stabilire per principio che si possano sciogliere quei vincoli che impediscono le iniziative dei privati e l&amp;rsquo;elasticit&amp;agrave; delle gestioni. &lt;br /&gt;Si &amp;egrave; aperta una breccia nel circuito chiuso della burocrazia e delle caste. Per ora, per&amp;ograve;, il profilo &amp;egrave; rimasto molto basso. Sembrano pi&amp;ugrave; favori ad alcuni e vendette per altri. Ci vorrebbe sempre maggior coraggio e pi&amp;ugrave; equit&amp;agrave;. &lt;br /&gt; Liberalizzazione vuol dire anche elasticizzare il mercato del lavoro e tagliare il fardello burocratico che mozza le gambe alle piccole imprese, tartassate e oberate da migliaia d&amp;rsquo;incombenze. La normativa (con le scadenze quasi sempre collegate ai pagamenti) cambia giorno per giorno, rendendo necessario un aggiornamento costante. Un impegno che per i piccoli imprenditori &amp;egrave; impossibile da seguire, senza dover abbandonare il lavoro d&amp;rsquo;impresa. E, gi&amp;agrave; in sofferenza per la crisi finanziaria, con la cassa a rosso per il calo della domanda e per la riduzione del fatturato, le piccole imprese devono anche sobbarcarsi i costi dei consulenti.  Ma per queste cose non ci sono liberalizzazioni!?&lt;br /&gt;E non ci sono liberalizzazioni per le aziende gestite dalla politica, soprattutto negli enti locali.&lt;br /&gt;Monti ha tenuto ad informarci, per&amp;ograve;, che ora si passer&amp;agrave; (ma Passera si scrive con l&amp;rsquo;accento sulla &amp;ldquo;a&amp;rdquo; o no?) alla terza fase &amp;hellip; quella dei tagli!  &lt;br /&gt;Pu&amp;ograve; apparir strano &amp;hellip; ma l'opzione tagli resta per ultima. Come quelli che dicono sempre ... da domani!&lt;br /&gt;Chiss&amp;agrave; perch&amp;eacute;?&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">Volevano solo vivere insieme, onestamente e con dignitą</title>
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        <published>2012-01-13T09:02:42+01:00</published>
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Sono episodi presenti nella cronaca quotidiana dei media, come accade per i delitti pi&amp;ugrave; efferati, come per tutti quegli episodi di disagio sociale e di disperazione ai quali non sar&amp;agrave; mai possibile fare l&amp;rsquo;abitudine. &lt;br /&gt;Destano inquietudine perch&amp;eacute; le vittime sono persone normali, come tutti, come i signori della porta accanto, come la gente che incontriamo ogni giorno per strada, nei negozi, al mercato a fare la spesa, alla fermata dell&amp;rsquo;autobus, seduti sulle panchine dei giardini pubblici.&lt;br /&gt; Anche per la cronaca ci sono le strisce di episodi che si susseguono, spesso simili, come se fossero collegati tra loro, o come se la stessa cronaca si attrezzi per autoalimentarsi e per garantire la sua continuit&amp;agrave;. &lt;br /&gt;Ora gli operai sui tetti per difendere il posto di lavoro, ora i pacchi con materiale esplosivo a &amp;ldquo;Equitalia&amp;rdquo;, ora le buste contenenti proiettili o, come &amp;egrave; capitato al Senatore Luigi D&amp;rsquo;Ambrosio Lettieri , una busta contenente una siringa legata ad un libro di fumetti di &amp;ldquo;Lupo Alberto&amp;rdquo;. &lt;br /&gt;Quanta stranezza c&amp;rsquo;&amp;egrave; nella disperazione, quanta nell&amp;rsquo;orrore e quanta nella stupidit&amp;agrave; degli uomini! Disperazione? Fantasia? Orrore? Intimidazione? Violenza? Vendetta? Follia? Protesta? Stupidit&amp;agrave;? Un solo motivo? Tutti insieme? Oppure passioni e pregiudizi ideologici? Di vero c'&amp;egrave; che esiste una societ&amp;agrave; che non conosciamo fino in fondo e che scegliamo di non comprendere per debolezza, per pigrizia, per rassegnazione, qualche volta per incapacit&amp;agrave;, spesso per egoismo. &lt;br /&gt;Ne avvertiamo, per&amp;ograve;, la presenza e ci sorprende per le lezioni di vita che a volte ci d&amp;agrave;. Quando, infatti, i protagonisti oltrepassano la fase del modo sensazionale con cui ci fanno avvertire il loro disagio e, per un impulso della disperazione portano a compimento i drammi annunciati, ci sorprendiamo. A quel punto, per&amp;ograve;, &amp;egrave; gi&amp;agrave; dramma e tutti ne parliamo come di un fatto che addolora e colpisce. E, naturalmente, la responsabilit&amp;agrave; &amp;egrave; sempre di altri. &lt;br /&gt;E&amp;rsquo; accaduto a Bari, ad esempio, per i coniugi Di Salvo, vittime della loro disperazione, ma anche di un sistema che non si &amp;egrave; mostrato indifferente, ma in un modo, purtroppo, che &amp;egrave; ancor peggiore dell&amp;rsquo;indifferenza. Accade quando anche le istituzioni, oltre ai tanti furbi che ci sono in Italia, s&amp;rsquo;impegnano a trovare soluzioni non lineari per risolvere le questioni. &lt;br /&gt;Il Signor De Salvo, per&amp;ograve;, chiedeva trasparenza e linearit&amp;agrave;. Non voleva togliere niente a nessuno. Un epilogo annunciato con lucidit&amp;agrave;, come lucida e coerente &amp;egrave; stata la vicenda che si &amp;egrave; trascinata dal 2004 in poi, da quando il signor De Salvo, rappresentante di commercio, ha perso il suo lavoro e si &amp;egrave; trovato in difficolt&amp;agrave; economiche. &lt;br /&gt;Video, lettere, denunce, richieste di aiuto, e persino un passaggio televisivo sulle reti nazionali, per lanciare il suo appello disperato alla societ&amp;agrave;, non hanno sortito che pacche sulle spalle ed impegni puntualmente disattesi. Il signor De Salvo non era un fannullone, n&amp;eacute; aveva disagi mentali, come qualcuno voleva far apparire, ma era un uomo lucido e capace, con buone capacit&amp;agrave; relazionali. Chiedeva di rendersi utile, non di vivere alle spalle della comunit&amp;agrave;. &lt;br /&gt;Il Comune di Bari per quattro anni ha speso per lui e per la moglie 110 euro al giorno per la collocazione in una casa di accoglienza, dove hanno vissuto separati in due stanze diverse, a dispetto di una vita trascorsa sempre insieme, mano nella mano, nel bene e nel male. Due stanze umide, in un contesto degradato. Chiedevano, invece, di poter rinunciare a ci&amp;ograve; che costava al Comune di Bari quasi 40 mila euro l&amp;rsquo;anno, in cambio di un lavoro da soli mille euro al mese. &lt;br /&gt;Il dramma dei coniugi De Salvo &amp;egrave; ricco di tanti episodi, c&amp;rsquo;&amp;egrave; un carteggio di lettere ed esposti e di circostanze tutte puntualmente e pubblicamente denunciate. Persino con un esposto alla Procura della Repubblica di Bari nell&amp;rsquo;ottobre del 2007, una settimana dopo un servizio sulla Gazzetta del Mezzogiorno in cui venivano pubblicate le frasi (registrate) di un colloquio in cui al signor De Salvo era stata offerta &amp;ldquo;la disponibilit&amp;agrave; a &amp;laquo;costruirgli&amp;raquo; una pratica d&amp;rsquo;invalidit&amp;agrave; psichica falsa&amp;rdquo;, per accedere, da invalido, ad una graduatoria riservata. &lt;br /&gt;Il signor De Salvo, per&amp;ograve;, assieme alla moglie era &amp;ldquo;determinato a conservare la sua onest&amp;agrave; e a non defraudare i veri disabili&amp;rdquo;. Non si sa che fine abbia fatto l&amp;rsquo;esposto. Magari alla Procura di Bari, in un clima di faide, sar&amp;agrave; stato ritenuto secondario rispetto a ben altre questioni. &lt;br /&gt;De Salvo e sua moglie, per&amp;ograve;, non ci sono pi&amp;ugrave;. Si sono suicidati dopo le Feste di Natale. In silenzio. In un Hotel della periferia di Bari, per non turbare il clima di gioia.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Vito Schepisi su &lt;a href=&quot;http://www.loccidentale.it/node/112737&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;l'Occidentale&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</content>
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