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Un blog creato da a_tiv il 28/10/2006

Il Libero Pensiero

Il blog di Vito Schepisi

 
 
 

10 DICEMBRE: GIORNATA MONDIALE DEI DIRITTI UMANI

Il 10 dicembre del 1948 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclamava la Giornata Mondiale per i Diritti Umani

DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI


http://www.unhchr.ch/udhr/lang/itn.htm

 

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CONDANNA DEL COMUNISMO

Risoluzione del Consiglio di Europa  n.1481 del 25 gennaio 2006 - Condanna del Comunismo

Il 25 gennaio 2006 l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa approva la Risoluzione n. 1481, che condanna i crimini dei regimi comunisti

europei.http://www.democraticicristiani.it/europa/ris_1481.html

 

 

Punta Perotti e la distruzione della ricchezza

Post n°442 pubblicato il 14 Maggio 2012 da a_tiv
 
Foto di a_tiv

Esultare perché il Comune di Bari non deve nulla per la vicenda di “Punta Perotti”, non deve ritenersi eccessivo, se a farlo è il Sindaco di Bari Michele Emiliano.
E’ un modo con cui il personaggio, da sempre, esorcizza le sue responsabilità. E’ un suo tipico atteggiamento. Il Sindaco “pro tempore” di Bari, infatti, non sbaglia mai. E quando sembra che abbia sbagliato, è lì a rivoltare la frittata, arrivando persino a far credere d’essere un ingenuo, un “fesso”, come ha confessato in una conferenza stampa per la questione degli appalti di opere pubbliche del Comune di Bari.
Poco importa al primo cittadino del capoluogo pugliese, se da questa vicenda di Punta Perotti è emerso un danno arrecato a privati e se la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha stabilito, con sentenza definitiva, che la colpa sia dello Stato Italiano, solo perché la “giustizia” agisce in nome del popolo italiano, e non di un ente locale. Poco importa a Emiliano se a pagare sarà lo Stato, cioè i contribuenti italiani.
E’ piuttosto singolare, ma a Bari, a Palazzo di Città, si esulta anche per questo.
A Bari tutti lo ricordano con piglio vittorioso e visibilmente soddisfatto per l’abbattimento dell’ecomostro o della saracinesca di Bari, come sono stati definiti i palazzi abbattuti di Punta Perotti. Lo ricordano assieme a Vendola, anche lui esultante, mentre rilanciavano tra loro, in simbiosi, dichiarazioni intrise di retorica populista e strumentale.
Emiliano non stava nella pelle quando in forza di una sentenza penale di costruzione abusiva - con tutti gli imputati assolti - la cui interpretazione, come si è visto, contrastava con la Carta Europea dei Diritti dell’Uomo, ha confiscato l’area adibendola a parco pubblico e chiedendo persino alle ditte proprietarie (quelle assolte) di pagare i costi per l’abbattimento e per la rimozione delle macerie.
E tutti lo ricordano ancora del tutto sordo ai consigli di quanti lo ammonivano di avere prudenza, ed a quanti gli suggerivano che i diritti privati non potevano essere ignorati. Eppure a un ex magistrato la sentenza della Corte di Cassazione che aveva stabilito la mancanza di responsabilità delle ditte costruttrici o di qualsivoglia persona o amministrazione, e le azioni giudiziarie in corso a tutela degli interessi di terzi, dovevano pur consigliare prudenza.
Anche ai profani, del resto, appaiono strane queste colpe materiali, attribuite a non si sa chi, ma che hanno prodotto effetti economicamente dannosi a chi aveva costruito con le carte in regola. Perché le carte dovevano essere in regola, se la magistratura nei tre gradi di giudizio “assolve tutti gli imputati perché il fatto non costituisce reato”.
Le domande che si dovevano porre, e che sarebbe bene porsi tuttora, dovevano essere quelle che ora ci poniamo:
-chi ha rilasciato le concessioni edilizie l’ha fatto legittimamente osservando le leggi o no?
-chi erano?
-perché non sono stati chiamati a risponderne, se la Cassazione stessa (che non ha individuato responsabilità di persone) ha stabilito con sentenza che la lottizzazione era “abusiva” e che le opere erano “abusivamente costruite”?
-dov’è la logica di tutto questo?
La morale è che, anche questa volta, come per la gestione fallimentare della Fondazione Teatro Petruzzelli, e come per l’altra questione resa famosa dalle “cozze pelose”, il sindaco di Bari riversa le responsabilità sugli altri, distrugge ricchezza e si sottrae alle responsabilità politico-amministrative, visti i danni riversati sulla collettività.
La sua, al contrario, è divenuta un’abitudine all’infallibilità. Il Sindaco Emiliano ha sempre ragione. A futura memoria dovrebbero dedicargli, non una strada, come si fa generalmente per un Sindaco, ma erigergli una statua con l’aureola: simbolo d’infallibilità.
Il problema, semmai, sarebbe sempre degli altri. Tutti incapaci!
Vito Schepisi

 
 
 

La Democrazia in Italia non funziona

Post n°441 pubblicato il 11 Maggio 2012 da a_tiv
 
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C’è più di qualcosa che non va nell’organizzazione dello Stato.
Ciò che non funziona è certamente la gestione della democrazia.
In uno Stato che apre la sua Carta fondamentale con “L’Italia è una Repubblica democratica …” (“… fondata sul lavoro” è un pleonasmo privo di significato. Vorrei vedere, infatti, una democrazia fondata sull’ozio! Ndr.), dovrebbe essere garantita la certezza dei suoi atti.
La democrazia sicura, visibile e semplicemente fruibile dovrebbe essere la prima delle attenzioni dello Stato, con nessuno spazio per manipolazioni e brogli, con assenza di privilegi e con l’esclusione di interpretazioni e rigidità sospette o interessate. Eppure, per ogni cosa, ci sono carenze.
Le lamentele e le denunce alimentano i dubbi. C’è un contenzioso per tutto. Troppo per non destare inquietudine. Troppi diritti sono ignorati. La Costituzione italiana è sfacciatamente mortificata a iniziare dal suo presupposto iniziale. Prevale la sensazione che l’abuso paghi e che la pratica del malaffare - diffusa nella vita civile, amministrativa e politica - sia persino tollerata.
La democrazia in Italia non funziona a iniziare dai suoi atti più pertinenti: le consultazioni elettorali. Mentre negli altri paesi l’esito è quasi in tempo reale, in Italia si va sempre nel pallone. E le incertezze diventano dubbi e si aprono contenziosi i cui esiti non sempre garantiscono giustizia e certezze. La Giunta per le elezioni della Camera, ad esempio, nel 1995 (elezioni politiche 1994), ha preso atto di errori (4.614 schede arbitrariamente annullate nel collegio di Bitonto in Puglia), proponendo la rettifica. L’Assemblea della Camera, però, ha deliberato a maggioranza di lasciare a casa il candidato “eletto” (Trotti del Msi) e di confermare, invece, il seggio al “non eletto” (Nichi Vendola del Prc). Anche nel 2004 un cavillo giuridico impedì che i ricorsi innescassero la verifica dei voti per la Presidenza della Regione Puglia.
Si parla tanto di legge elettorale, di ‘par condicio’, di trasparenza, di ruolo dell’informazione, di un servizio pubblico che sia pluralista e non lottizzato, di finanziamenti ai fogli di partito che garantirebbero l’articolazione del confronto politico. Tutto però si traduce in uno spreco enorme di parole e di risorse. Non resta niente. Tutto è riversato in una grande macina in cui si triturano il buon senso e la fiducia dei cittadini.
In Italia si fa strada la convinzione che sia proprio la democrazia a far acqua. In questa realtà matura l’antipolitica e la furbizia di personaggi come Di Pietro e Grillo, o come Vendola e le sue “poesie”. Ci sono regole e ordinamenti da cambiare. Il Paese, dopo quasi 65 anni di Repubblica, resta nelle stesse condizioni in cui è nato.
Dall’1 gennaio del 48, da quando è entrata in vigore la Costituzione, in Italia, però, è cambiato tutto il resto. E’ cambiato il sentimento del popolo, sono cambiate le attese della gente, le speranze, le opportunità, le condizioni sociali, persino gli spettri del passato sono svaniti. E’ cambiata la tecnologia. E’ cambiato il quadro di riferimento internazionale ed il sistema monetario. E’ cambiata l’area geopolitica di riferimento, e l’Italia ha anche delegato all’Europa alcune delle sue autonomie. E’ cambiata l’informazione, l’alfabetizzazione, la scolarizzazione, la comunicazione, lo stile di vita, la cultura, le aspirazioni, i gusti e la coscienza nazionale. E’ cambiata la morfologia del territorio. L’idea del multiculturalismo ha modificato usi e costumi e posto questioni nuove. Anche il concetto di famiglia ha ora bisogno di conferme. E’ arrivata l’era del “tempo reale” e siamo ancora con la burocrazia asfissiante.
E’ cambiato tutto e noi siamo ancora con il bicameralismo e con i regolamenti arcaici di Camera e Senato. I governi devono ancora soddisfare i capricci dei piccoli partiti, anziché il mandato del popolo. Ed anche quel ruolo confuso del Capo dello Stato - che da garante del regolare svolgimento della democrazia, si trasforma in manipolatore politico - non trova la sua legittimità costituzionale.
E’ così che si disperdono i valori e l’identità nazionale. Così perde spessore anche il dovere morale della lealtà verso il Paese. Abbiamo visto persino le Istituzioni infangate, fuori dall’Italia, per meschini calcoli politici. Abbiamo visto gli sciacalli portati sugli scudi per calcolo e opportunismo.
Rischiamo così di vedere l’ideologia, il massimalismo e l’ingiuria diventare ancora una volta gli avamposti della violenza e dello sfascismo.
Vito Schepisi

 
 
 

Vendola non è più la più bella del reame

Post n°440 pubblicato il 03 Maggio 2012 da a_tiv
 
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E’ durata tanto, ma anche l’intesa politica di Vendola con la Puglia è entrata in crisi.
La classifica per indice di gradimento dei governatori delle Regioni italiane, diffusa dalla ‘Datamonitor’, infatti, vede quello pugliese fuori dai primi dieci.
La classifica non si sofferma sulle motivazioni. Non si conosce ciò che ha lasciato insoddisfatti i pugliesi, ma le motivazioni si possono intuire: la principale è che, in passato, i pugliesi siano rimasti affascinati dal modo di esprimersi del loro Governatore.
Vendola non è mai semplice e diretto. E’ bizantino e lezioso: gli hanno persino affibbiato l’appellativo di ‘poeta’. E’ facile che in Puglia chiamino poeta chi vagheggia e vive un po’ fuori dal mondo reale. Chi ha letto le sue poesie, però, è rimasto un po’ come basito. Passando alla prosa, i suoi concetti appaiono più barocchi: si arrotolano attorno ai pensieri, saturi di figure retoriche, fino a disperdere sostanza e diventare incomprensibili, ma non per questo meno affascinanti e apparentemente spessi e profondi.
Vendola, quando si esprime, appare come lo stereotipo satirico di se stesso, tanto da apparire, a sua volta, l’imitatore più fedele di Checco Zalone.
In Puglia, in passato, questa dote di leziosità lessicale è stata la sua carta vincente.
Per esprimere, ad esempio, contrarietà verso le scelte di altri, Vendola non illustra mai un pensiero diverso da contrapporre, ma esprime sdegno, piuttosto parla di sentimenti che sono stati sacrificati all’opportunismo politico dei suoi avversari. Mai, però, l’opportunismo della sua parte, benché nell’inchiesta giudiziaria sulla sanità sia emerso che la salute dei pugliesi sia stata usata per allargare, con l’uso delle nomine e degli appalti, il consenso politico della sua maggioranza.
E’ un garantista a intermittenza, ed è senza remore e riguardi per chi gli attraversa il cammino.
La sua è stata una vita rivoluzionaria, fatta di pensieri e di azioni in cui persino la violenza è apparsa come una variabile indipendente, giustificata dalla presunta violenza morale degli altri. Ogni vittoria politica, per Vendola è una sconfitta inferta alle forze reazionarie, impegnate, a far retrocedere le conquiste dei più indifesi, degli anziani, delle donne, dei bambini, dei diversi, dei diseredati, degli extracomunitari, piuttosto che le conquiste degli operai e dei braccianti sottratte all’egoismo e alla prepotenza padronale.
La Puglia è oramai una terra desertificata dal suo furore ideologico. Le imprese chiudono. I giovani scappano. Non cresce più niente, se non le pale eoliche e i pannelli fotovoltaici a spese dei consumatori e dei contribuenti. Per l’acqua bene comune si è battuto come un leone contro la presunta privatizzazione. I toni sono stati da crociata contro chi era accusato di voler affidare all’interesse privato un bene primario come l’acqua. Per il vero, era solo la partecipazione dei privati alle società di gestione, cosa che in altre regioni esiste da sempre. La legge abrogata, infatti, oltre a soddisfare una direttiva europea sulla gestione dei servizi pubblici, sarebbe servita agli investimenti, all’efficienza e a sottrarre alle derive clientelari, tipiche delle gestioni partitiche, un servizio prezioso come quello idrico.
L’Acquedotto Pugliese è così ritornato sotto il controllo della Regione e le tariffe, invece di diminuire del 7%, com’era stato promesso da Vendola, sono aumentate, mentre, per gli investimenti, tutto è fermo per mancanza di risorse economiche. Chi si è battuto con lui non l’ha mandata giù.
Le ipotesi per spiegare la parabola discendente di Vendola girano, così, tutte attorno alle delusioni e al fallimento della sua proposta politica. Hanno certamente influito anche gli scandali della malasanità, come l’inquietudine dei giovani e delle famiglie, presi in giro dalle troppe parole su una Puglia migliore, che invece non c’è mai stata.
La Puglia e Bari si stanno risvegliando da un incantesimo. I cittadini si rendono conto di aver perso anni a rincorrere illusioni: emerge ora un quadro d’insieme che riporta tutto alla realtà dei servizi costosi e inefficienti, del malcostume, della recrudescenza criminale e delle “cozze pelose”.
Vito Schepisi     per l’Occidentale

 
 
 

Tagliare i privilegi

Post n°439 pubblicato il 30 Aprile 2012 da a_tiv
 
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Fino ad ora il Governo ha messo i contribuenti con le spalle al muro e ha fatto pagare, ancora, ai soliti noti, il conto salato di uno Stato in cui c’è una nutrita parte di Ordinamenti, Istituti, burocrati e funzionari che vivono al di sopra delle possibilità del Paese.
Questo esercito di piccoli e grandi “fortunati”, furbi per avventura o per proprio ingegno, spesso adepti di caste e di cordate, gode di privilegi insopportabili, soprattutto se messi in confronto coi i disagi di tantissimi altri cittadini che ogni mese hanno difficoltà nel far quadrare il bilancio familiare. Chi ha più di ciò che sarebbe sufficiente per vivere bene, stride con il senso comune della giustizia sociale e diventa motivo di sfiducia per gli altri, soprattutto se commisurato alle inquietudini di tantissimi giovani in cerca di occupazione e d’intere famiglie che si disperano nel ritrovarseli in casa, senza uno sbocco lavorativo e senza intravedere speranze di trovarlo, nonostante i sacrifici fatti per mantenerli agli studi.
Col Presidente del Consiglio bisognerebbe poterci guardarci negli occhi e capire qualcosa di più. I suoi ministri sembrano un glossario del semplicismo ottimistico. Alcuni si rivelano persino beffardi verso chi ha seri problemi di vita, verso chi vorrebbe integrarsi nella società lavorando e producendo e verso chi vorrebbe metter su famiglia.
Ci sarebbe, ora, da essere contenti. Nell’agenda di Governo, finalmente, è entrata la parola ‘tagli’. A nostro avviso questo Governo avrebbe dovuto metterli al primo posto dell’agenda di lavoro, ma meglio tardi che mai! Abbiamo capito che si tratta di tagli, anche se, da ottimi tecnocrati, al Governo la chiamano “spending review”. Se la locuzione anglofonica, però, è la stessa cosa che molti semplicioni, come noi, intendono, sarebbe già un buon passo avanti!
Ogni cosa, però, senza entrare nello specifico del suo contenuto, può essere tanto o niente. Ci accontenteremmo che fosse abbastanza! Si diceva, pertanto, di guardarci negli occhi col Prof. Monti, per capire se la sua logica sia la stessa nostra.
Tagliare i soldi della benzina o delle riparazioni, ad esempio, per le auto delle forze dell’ordine, ovvero il salario a un precario, non è la stessa cosa che tagliare una lauta doppia o tripla pensione a chi non ha pagato in modo adeguato, anno per anno, tutti i contributi per averla. Chi percepisce pensioni per contributi figurativi, ad esempio, sta rubando soldi ai lavoratori italiani che i contributi li hanno pagati invece tutti, mese per mese, e sino all’ultimo centesimo.
C’é modo e modo di fare i tagli. Quelli necessari sono quelli che gridano vendetta perché sottraggono risorse al Paese e incidono, così, nella parte bassa della scala sociale tagliando redditi e posti di lavoro.
Si dice che il pesce puzza dalla testa. Allora si prendano ad esempio i Presidenti della Corte Costituzionale che con il meccanismo furbesco delle nomine a rotazione a fine mandato strappano vitalizi e privilegi, e mantengono auto blu, autista, ufficio e personale a vita. Ma a cosa serve, ad esempio, agli ex presidenti di Camera e Senato un ufficio lussuoso e ben attrezzato con tanto di personale nel Palazzi del Parlamento?
Il Senatore a vita Monti è un tecnico. Ci hanno detto che i tecnici possono essere impopolari perché non hanno l’occhio alle clientele e non tengono a mantenere buoni rapporti con la base elettorale, e quindi non dovrebbero essere restii a scontentare i possibili ‘grandi’ elettori. Ci hanno anche detto che la loro principale caratteristica sia quella di non guardare in faccia nessuno.
E’ arrivata l’ora di dimostrarlo! Non si tratta neppure di scontentare qualcuno, ci mancherebbe! Con tutto ciò che hanno accumulato in vantaggi ed abusi, dovrebbero restituire persino il maltolto. Si tratta, invece, di rendere giustizia ai cittadini onesti.
Se il Presidente Monti lo volesse gli potremmo anche fornire tutte le situazioni di abusi, di privilegi e di cose stomachevoli che il popolo italiano è stato costretto a subire. Ci sono anche tanti libri che sono andati a ruba sugli scaffali delle librerie che hanno descritto per filo e per segno metodi e cifre del saccheggio sistematico del Paese.
Tra tutto il personale di palazzo Chigi, Monti ne scelga uno che gli faccia un riassunto. L’unico imbarazzo sarebbe solo quello di scegliere da dove partire.
Vito Schepisi

 
 
 

Chi pensa di essere Napoleone. Grillo, invece, un politico

Post n°438 pubblicato il 28 Aprile 2012 da a_tiv
 
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Beppe Grillo, guru della neo deriva qualunquista, in coda al suo recente battibecco con il Capo dello Stato su qualunquismo, antipolitica, partiti e democrazia, ha dichiarato: «I partiti non sono fondamentali c'è democrazia anche senza i partiti».
E' vero che la partitocrazia sia una degenerazione della politica, e che la stessa possa avere effetti devastanti per la democrazia, ma è anche vero - al contrario di quanto sostiene Grillo - che non ci possa essere democrazia vera senza i partiti.
In un paese plurale e liberale, l'obiettivo più saggio sarebbe quello della semplificazione e della trasparenza della politica. Si vorrebbero chiari, ad esempio, i modelli di sviluppo che si intendano sviluppare.
In Italia, purtroppo, la confusione è totale.
I partiti si creano sui contrasti e sulle ambizioni personali, e si creano anche sulle opportunità di personaggi dal dubbio spessore morale e dalle scarse capacità intellettive. Abbiamo esempi eclatanti di incapaci e di opportunisti. Alcuni richiederebbero anche maggiore giustizia, innanzitutto terrena, prima o piuttosto che divina, per la somma della loro stupidità, della loro arroganza e della loro perfidia.
Converrebbe, per ovviare agli effetti perversi della partitocrazia, pensare di porre limiti alla convenienza (economica) nel creare appunto partiti o fazioni, piuttosto che creare un movimento politico per ogni opportunismo personale, o ancora per ogni personalità eclettica e populista, ovvero per ogni demagogo parolaio che calchi la scena in Italia e che intenda approfittare della notorietà acquisita in situazioni e circostanze diverse.
Ma non è vero che i partiti non sono fondamentali: non esiste democrazia senza partiti.
Anche il Movimento 5 Stelle di Grillo, nello stesso momento in cui deposita il suo simbolo elettorale, e quando richiama i suoi sostenitori a presentare le liste nei comuni, nelle province e nelle regioni, come quando intenda farlo per il Parlamento nazionale, si trasforma inevitabilmente in un partito. Ogni movimento politico potrà chiamarsi come si vuole, ma nella sua definizione essenziale si definisce semplicemente “partito”.
E' vero che un partito, per come è generalmente concepito in un contesto istituzionale civile (ma in Italia è così?), dovrebbe avere un progetto politico chiaro ed un programma con una sua finalità definita e compiuta.
E' vero che un movimento politico debba anche indicare una strategia complessiva, e con essa gli strumenti politico-sociali ed economico-finanziari con cui ottenere un ben chiaro e visibile modello di società da attuare.
E' vero, altresì, che tutto questo, con un Grillo che salta da una parte all'altra, senza un’idea complessiva, ma col solo qualunquismo comico di chi la spara più grossa, costruito a tavolino come per uno spettacolo teatrale, dà l'idea di tutto, meno di quella di un partito politico che concorra per la conferma del pluralismo indicato dalla democrazia come base della sua reale applicazione.
Ma se è tutto vero, non è vero che - perché il movimento grillino tutto appare, meno che un movimento che offra un’alternativa politica definita, con qualcosa di più concreto dei richiami all’indignazione o alle battute sui difetti fisici o caratteriali di uno o dell’altro dei politici - ci possa essere democrazia senza i partiti.
Non si può mortificare ancor più la voglia di cambiare degli italiani perché un guitto dall’aspetto folle, invece di andare a “La sai l’ultima?”, preferisce calcare le scene del confronto politico.
C’è chi si crede Napoleone, chi il giustiziere della notte, Grillo, tra i tanti comici, tra cui anche quelli che inconsapevolmente calcano le scene della politica, è probabile che si senta il comico migliore.
Ma, se è questo il suo sogno, in una gara tra comici, potremmo anche votarlo! 

Vito Schepisi

 
 
 
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UNDICI SETTEMBRE

Crono 911: tutto su l'11 set 2001  a  N.Y.

Storia, Documenti e perizie ufficiali

su

http://nuke.crono911.org/

 

LA GIORNATA DEL RICORDO

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Il ricordo dei martiri delle foibe e dell’esodo dei 350.000 italiani, giuliani, istriani e dalmati

 

GIORNATA DELLA MEMORIA

27 gennaio 2007 Il giorno della memoria

Per non dimenticare

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Dove eravamo?

Li ho rivisti ieri sera, in bianco e nero, anime tragiche, tragici volti stupiti, adunati come gregge sperduto, chiuso tra cani pastori con sembianze d'uomo.
Latrati incomprensibili davano tremito nascosto alle loro membra, al loro il cuore; la loro anima immobile di terrore, i loro pensieri mortificati da abusi su corpi e anime.
 

Era sempre inverno in quegli anni, anche in primavera e in autunno e in estate.
Dov'eravamo noi, allora?
 

Conducevamo quei treni, tragici forzieri d'umano carico, o li aspettavamo tra la neve, quei convogli? 

Li ho rivisti ieri sera, in bianco e nero, e un attimo eterno di disperazione mi ha investita.
Disarmata e impotente ho sparso inutili lacrime nel guardarli, e ho chiesto un inutile perdono alla vita, per me e per tutti coloro che, allora, calpestarono esistenze innocenti con gli occhi dell'anima bendati.

Ringrazio sentitamente una mia cara e sensibile amica, autrice delle parole. Parole che ho condiviso e chiesto di rendermele disponibili.

 

GRIDO DI LIBERTà

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"Signor Presidente, lei si vanta di aver dato al nostro paese una libertà della quale non ha mai goduto, mentre l'unica libertà che ancora non ci è stata tolta è quella di respirare e camminare, per il resto non abbiamo mai vissuto in una situazione peggiore per quanto concerne le libertà individuali e collettive.

Probabilmente non condividiamo il significato della parola libertà.

In una società libera gli studenti non sono cacciati dalle università in quanto dissidenti, non sono pestati regolarmente dai suoi sostenitori perché contrari al suo governo, non si vedono negare il diritto a organizzarsi in associazioni o a pubblicare riviste.

Lei ci ha accusato di essere agenti di potenze straniere, se riuscirà a dimostrare questa sua accusa ci autoimpiccheremo per aver tradito il nostro paese.

Quelle grida che lei ha ascoltato lunedì, non erano voci individuali, era la voce di un popolo che chiede libertà, democrazia e giustizia.

Impari ad ascoltarla."

Lettera scritta dagli studenti dell'Università di Teheran al Presidente Ahmanidenejad  - Teheran dicembre 2006

 

ICH BIN EIN BERLINER! (J. F. KENNEDY 26.6.1963)

Durante la sua visita a Berlino del 26 giugno 1963, il presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy pronunciò un discorso toccante. Il suo discorso sarebbe divenuto simbolo della Guerra Fredda:


«Ci sono molte persone al mondo
che non comprendono, o non sanno,
quale sia il grande problema tra
il mondo libero e il mondo comunista.
Lasciateli venire a Berlino!
Ci sono alcuni che dicono che
il comunismo è l'onda del futuro.
Lasciateli venire a Berlino!
Ci sono alcuni che dicono che,
in Europa e da altre parti,
possiamo lavorare con i comunisti.
Lasciateli venire a Berlino!
E ci sono anche quei pochi che
dicono che è vero che
il comunismo è un sistema maligno,
ma ci permette di fare progressi economici.
Lasst sie nach Berlin kommen!
Lasciateli venire a Berlino! [...]
Tutti gli uomini liberi,
ovunque essi vivano,
sono cittadini di Berlino,
e quindi, come uomo libero,
sono orgoglioso di dire,
Ich bin ein Berliner! (sono un Berlinese).»

* * *

A berlino ci sono andato nell'agosto del 1971.

Dopo 10 anni dalla realizzazione del "muro" nella notte tra il 12 ed il 13 agosto del 1961.

Il 12 ed il 13 agosto del 1971 ero a Berlino.

Mi sono recato nella parte est della città il giorno 12, con un permesso che mi scadeva a mezzanotte, ho rischiato la chiusura del varco per una sfilata militare che m'impediva l'accesso alla Friederich strasse, unico passaggio per turisti e stranieri.

Il 13 agosto la Berlino comunista celebrava la separazione della città con una parata militare oceanica: celebrava il muro.

Ero là anche il 13 agosto mattina ad assistere.

Honeker sul palco nella Under Der Linden che arringava la folla.

La sua voce severa, dura, autoritaria.

Non avevo mai visto e sentito niente di simile dal vero.

Non capivo le parole ma ne interpretavo la violenza.

Mi sono sentito berlinese anch'io.


Vito Schepisi
 

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