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« ...in the beginningIl mio primo libro »

Un esempio: il "cattivo capo"

Post n°2 pubblicato il 27 Settembre 2009 da lopa15
 
Foto di lopa15

Correva l’anno 1990, avevo 25 anni, e da un annetto lavoravo per una piccola azienda del settore IT, con sede centrale a Bologna e sede distaccata a Milano; ero un semplice tecnico che imparava le relazioni con i clienti, acquisiti dalla forza vendita aziendale ed alla quale dovevo poi fornire installazione di hardware e software, corsi, ed assistenza.

Chiamiamo l’azienda MS, venne a lavorarci il nostro soggetto, tale LL; ancora non lo sapevo, ma mi apprestavo ad avere il mio primo esempio di cattivo capo.

LL era la classica persona che arrivava dalla concorrenza (e quindi per definizione un fenomeno, non so se l’avete mai notato, ma tutti quelli che arrivano dalla concorrenza sono fenomeni e tutti quelli che si trovano in azienda sono indegni di crescita) e che si era venduta bene: poco più che tecnico, avvezzo a relazioni con i clienti, fu messo alla direzione commerciale della filiale di Milano, coperto da chi lo aveva assunto ed assistito.

LL era il classico capo convinto che dall’autorità derivasse l’autorevolezza, di conseguenza non erano ammissibili visioni diverse dalla sua; il tono di voce sempre alto nell’impartire ordini, assoluta indisponibilità nel valutare esigenze altrui, forte con le figure di calibro più piccolo della società (tra cui il sottoscritto), codardo ed accomodante con i tecnici più esperti e più anziani, con i quali assumeva un atteggiamento compiacente.

Il classico ruolo del capo che guida un gruppo non esisteva. Qualunque decisione veniva sempre presentata come desiderio del superiore collocato a Bologna, qualsiasi richiesta di spiegazioni non filtrava verso l’alto, qualsiasi merito venisse riconosciuto non arrivava mai al diretto interessato ma si fermava ad LL che lo esaltava come risultato positivo della “sua” gestione del gruppo, qualsiasi responsabilità veniva scaricata sull’inferiore fantozziano.

Venditore mediocre capace di grandi vendite solo a fronte di sconti del 50% (ovviamente autorizzati dal grande capo di Bologna; di suo non avrebbe mai avuto il coraggio di prendere simili decisioni), le sue principali preoccupazioni erano nell’ordine: avere come macchina aziendale la passat sw che la VW stava per lanciare, sedersi vicino ai capi nelle cene aziendali in modo da entrarne nelle grazie nella speranza di diventare abbastanza importante da essere portato all’estero in occasione dei meeting internazionali, scaricare qualunque responsabilità per accaparrarsi qualunque merito, diventare dirigente.

Assoluta incapacità di gestione e di motivare i collaboratori, il classico esempio del capo che ha l’obbedienza dei sottoposti, pomposo sbruffone che vantava la sua laurea e quando parlava diceva “quella cosa qua” o “quella cosa qui” e pseudo venditore che mentre parlava con i clienti si metteva con fugace indifferenza le dita nel naso.

Senza adeguata copertura multiennale da parte di Bologna sarebbe stato cacciato presto, ma è stato lascivo e supino a sufficienza per farsi tenere ed imparare strada facendo, mentre tutti coloro che hanno lavorato con lui e piano piano se ne sono andati, una volta fuori azienda gli davano dell’idiota. Un esempio fulgido di cattivo capo.

 
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