Creato da lavocecelata il 28/06/2007
nel confessionale delle nuvole

 

capodanno

Post n°43 pubblicato il 30 Dicembre 2014 da lavocecelata

 

Mestamente abbasso la saracinesca cercando di fare meno rumore possibile, meno mi sentono e meglio è. Meno ci sono e meglio è. Forse non vorrei proprio esserci, non so se mi spiego, vi è capitato mai di sperare di avere il dono dell'invisibilità? Insomma di non esser visto da nessuno e nemmeno di vedere nessuno. Lo so che è strano, ma è come mi sento da qualche anno a questa parte, a parte alcune piacevoli e rare, rarissime occasioni. A rendere tutto ancora più spiacevole, amaro, bilioso, le luci di Natale colorano come un Luna Park la strada principale, rendendo ancora più buia quella dove muovo i miei passi lenti e circospetti. Non ho un gran spirito natalizio, ma sono sempre abbastanza ragionevole nel restituire gli auguri se me li fanno, anche se so che è solo un luogo stracomune e che tutto il mondo si è dato e si da' un gran daffare per rovinare il più possibile certi eventi e certe tradizioni. Così siamo al precoce tramonto invernale ed è quasi del tutto buio in meno d'un quarto d'ora, mentre una tramontana gelida si è alzata e nessuno è già più in giro, in questa strada deserta. Me ne vado da qui, vorrei non doverci tornare più, c'è solo lei che mi trattiene. Ora è vecchia e nessuno credo che sappia da quanto tempo abita in questa strada. La sua pelliccia grigia striata, quasi color dell'asfalto, la rende invisibile nel buio ma so con certezza che il rumore della serranda l'ha fatta nascondere e che è qui intorno da qualche parte. Sente i miei passi ed ha di sicuro la sua testa rivolta verso di me. Mi fermo.
«Dove sei, vecchietta?»
Passo sui possibili pertugi con lo sguardo e la vedo.
E' cieca, o quasi ed ha girato la testa in direzione della mia voce, ne vedo il cristallino totalmente bianco in un occhio e l'opacità nell'altro. Ci siamo visti in giro per un sacco di tempo, ho sempre riempito la ciotola fuori di bottega, ma solo da poco tempo ha cominciato a mostrarsi con meno timore, si vede che s'è accorta che stanno per cambiare le cose nei miei dintorni. Esitante fa un piccolo passetto verso di me. Mi riconosce, certo, come riconosce la serranda quando la chiudo, ma mai che si sia fatta toccare da me, cosa che farei molto volentieri anche se dopo dovrei tuffare le mie mani in un bagno purificatore, tanto è il grasso e la morchia d'auto che la ricoprono. Mi metto a sedere sul bordo del marciapiede e che mi frega se qualcuno mi vede come uno sciagurato.
«Allora dolcezza, vieni?» gli sussurro e lei fa ancora un lentissimo piccolo passo verso di me e tanto mi basta per arrivare a sfiorare la sua testa. Le do una piccola e lieve grattatina, tanto per farle capire che non deve temere niente. Fermo le mie dita un attimo e lei ha già capito come funziona la cosa. Si avvicina ancora di più e sento il suo ron-ron, il che mi stupisce alquanto, visto come è sempre stata lontana dalle mie mani. Comincio ad allungare le mie carezze e mi rendo conto che si deve sforzare e concentrare per poter restare in piedi. E' proprio vecchia.
«E' una vita dura, piccolina, vero?» le chiedo nella mia più gentile voce da gatto. Lei alza la testa e mi guarda coi suoi occhi bianchi.
«Sì. E' dura,» mi risponde « Ma guardami, sono pur sempre viva» la sua voce è una specie di cinguettio d'un uccello fioco. Non voglio discutere con lei sui metodi di sopravvivenza.
«Bene, è magnifico» la mia voce è un rauco mormorìo « dove dormirai stanotte?»
«Dove sempre» mi risponde, mentre una pulce le corre sulla schiena. Delicatamente pone una sua zampa sul mio grembo.
« Ti preoccupa dove dormo?» I miei calzoni hanno già bisogno della lavanderia.
«No che non mi preoccupo, sali su.» Ha bisogno del mio aiuto per venirmi in grembo del tutto e di un po' di assistenza per sistemarsi ma adesso è sdraiata e tranquilla anche se esausta dallo sforzo.
« Tu lo sai» mi dice, «io sono stata un po' strana».
«Veramente non ne so niente» le dico, « in che senso, strana? » le chiedo. Lei sospira. «Per tutto questo tempo ho avuto paura. Mi nascondevo. Ero sospettosa».
«Beh, non è mica una cosa strana, è comprensibile, tu sei un felino ed i cristiani non hanno una buona reputazione ».
«No.Ho sbagliato, dovevo pensarci, quando trovavo il cibo nella ciotola e il latte e l'acqua da bere ed ancora ci vedevo bene. Ora mi è più difficile, sono vecchia e sono quasi cieca.» Tossisce e starnuta.
«Io penso che tu sia sempre molto carina, ti confesso che non vedevo l'ora di metterti le mani addosso. Sono contento, ora.» Tossisce ancora per qualche minuto, prima che possa rispondermi.
«Non prendertela per me, una femmina certe cose le dovrebbe sentire. Te l'ho detto, sono un po' strana.» La stringo un po', giusto per darle un po' di calore.
«Grazie per avermi accarezzato,» mi dice , « era davvero la cosa che volevo da sempre. Cose da pazzi. Tutto questo tempo che ho passato a correre ed a nascondermi. Ne ho avuto abbastanza. E grazie per il cibo, apprezzo molto quello che fai per me.» Scende faticosamente dal mio grembo e si incammina lentamente lungo il bordo delle case.
« Buon Anno!» le dico dietro e per la prima o seconda volta nella vita son sincero. Lei si ferma e si volta verso di me.
«Auguri a te, vai a casa e stai tranquillo. Tutto si aggiusterà, vedrai.»
Sparisce dietro l'angolo del palazzo. La tramontana suona la sua musica sui fili della corrente sospesi in alto. Le mie mani sono sporche ed unte. Guardo i mie calzoni e sono coperti d'una grigia peluria. Una perfetta mezzaluna si è levata, limpida nell'aria fredda e pulita al disopra dei palazzi nella strada ormai veramente deserta. Il traffico sulla via principale illuminata a giorno dai festoni di luce è un rombo continuo.
Buon Anno Nuovo.

 
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