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Creato da votattilio2008 il 28/03/2008

A.T.T.I.L.I.O.

Attivisti Territoriali Terribilmente Incazzati Lievemente Inconsapevoli a Oltranza

 

 

Perché dico: finalmente le primarie

Post n°262 pubblicato il 01 Ottobre 2009 da votattilio2008
 

1) Cuius regio, eius religio

Questa espressione latina sintetizza, di fatto, il concetto di religione di stato. Ebbe grande rilevanza ai tempi della riforma protestante: vuol dire in sintesi che il popolo doveva avere la stessa religione del signore locale. E che c’entra con il Pd, il congresso e via dicendo? C’entra perché siamo un partito organizzato in questo modo. E lo dico senza dare un giudizio di merito, di valore. E’ un dato di fatto. E questo succede sia nei circoli veri che in quelli finti. Il posizionamento di questo o quell’esponente che all’interno di un circolo viene ritenuto autorevole condiziona il comportamento di una parte considerevole degli iscritti. Si tratta di quegli esponenti capaci di produrre consenso.

Questa non è la degenerazione, è la regola nel Pd. Le persone che sono state convinte dai dibattiti congressuali si contano sulla punta delle dita. Abbiamo perso il gusto e la capacità di confrontarci pubblicamente. Questa è la mia esperienza, limitata a pochi circoli. Ma non credo che sia così differente in generale. Certo, ci sono circoli più “condizionati” e circoli più “liberi”, ma si tratta soltanto di gradi differenti del medesimo fenomeno.

La conseguenza è che ormai i congressi, si tratta di una tendenza che viene da lontano, non sono altro che scontri fra eserciti organizzati. E non vince chi è più convincente ma chi ha l’esercito meglio organizzato. Sono semplici fenomeni di conta.In questo periodo, tutto questo, è andato verso la degenerazione del modello basato sul consenso personale. Lo abbiamo visto in Calabria, a Napoli, e anche a Roma. Quello a cui ho assistito personalmente a Osteria del Curato e che mi hanno raccontato tanti compagni attendibili in varie zone di Roma, è vergognoso.

E chi vota omaggiando il capobastone locale non è una persona libera. E’ un servo. Vi potrete scandalizzare per la durezza del tema, ma, come si dice, nun me ne po’ frega’ di meno. I benpensanti che fanno i giornalisti seguendo solo le conferenze stampa dei big farebbero bene a immergersi nella “fanga” come la chiama Zoro, che in questo caso assume le caratteristiche ben più inquietanti dell’escremento umano rispetto a quelle del semplice fango.

Ieri 13 persone volevano votare pur non risultando iscritte in quel circolo (si tratta del 5 per cento del totale dei votanti, non di bazzecole). Uno di questi mi ha fatto vedere la tessera e risultava iscritto a Dragona, Ostia. Una ventina di chilometri più in là. Non sapeva neanche dove fosse, Dragona. E dire che, a termini di regolamento, avrebbe dovuto andare al circolo a iscriversi. Ho visto un dipendente dell’ufficio tecnico del X Municipio premurarsi di controllare chi avesse votato. Ho visto il coordinatore del circolo andare a verificare di persona come stessero votando alcuni iscritti. Ho visto un anziano signore che non riusciva a camminare, a parlare, non era in condizione davvero di esprimere liberamente il proprio voto. L’hanno portato a braccia nella stanza dove si votava e hanno fatto la croce sulle schede al suo posto.

Ho visto un circolo fra i più piccoli d'Italia (cinque sezioni elettorali) in cui gli iscritti sono diventati 362 e all'ultimo giorno prima del congresso ne sono stati aggiunti altri 90 arrivando addirittura a 453. Hanno spedito qua tutta la monnezza avanzata a Roma, è evidente.Ho visto troppe cose che mi fanno vergognare di essere iscritto a questo partito. Mi fermo qui non senza aver detto che autorevoli consiglieri regionali presenti, autorevoli giornalisti rai altrettanto presenti, non hanno sentito la stessa vergogna. Mi vergogno un po’ anche per loro.Io non credo che questa sia la regola, questa è la degenerazione di un sistema di gestione del potere. Un sistema che a me non sta bene.

2) Il respiro delle primarie

Perché abbiamo deciso di far eleggere il nostro segretario con le primarie? Perché era l’unico modo di scardinare questo sistema. Penati, persona stimabilissima, coordinatore della mozione Bersani, ieri ha detto, in sostanza che Dario Franceschini si dovrebbe dimettere. Perché i due terzi degli iscritti al partito di cui è segretario non l’hanno votato. E’ un ragionamento che merita attenzione, si badi bene e che non trovo giusto liquidare con semplici battute. Perché prefigura una conclusione che la mozione Bersani, con grande sagacia sta cercando di introdurre nel dibattito già da tempo.

Più o meno suona così: visto che uno dei tre sfidanti ha raggiunto la maggioranza assoluta del voto fra gli iscritti, a che servono le primarie? E se i risultati fossero diversi da quelli dei congressi si tradurrebbero in una umiliazione degli iscritti.E’ un ragionamento insidioso perché tende a svuotare di significato le primarie stesse e a far diminuire la partecipazione. Se si diffondesse questo messaggio, infatti, gli elettori potrebbero dire: ma se hanno già deciso che c’andiamo a fare il 25 ottobre?Io credo che questo tentativo sia pericoloso, ma sia arginabile per due ordini di motivi.Il primo: gli iscritti sapevano benissimo che non votavano il segretario, ma selezionavano i candidati che poi sarebbero stati votati dagli elettori tutti.

Questo sta scritto nello statuto del Pd, votato da tutti, Bersani e Penati compresi. Non altro.Il secondo: se il risultato delle primarie fosse radicalmente diverso da quello dei congressi, come è del tutto legittimo, di chi sarebbe il problema? Degli elettori che non c’hanno capito nulla o di un sistema di gestione del consenso che è andato in crisi?Mi spiego meglio: io sono convinto che il Pd, i Ds prima, abbia perso il tradizionale rapporto con il suo popolo. Un tempo parlavamo solo a un pezzo di società, quando eravamo il Pci avevamo un blocco sociale di riferimento, ben definito. E c’era un’identità forte fra partito e blocco sociale. Perché il partito era presente nelle scuole, nelle fabbriche. Per cui le indicazioni date dal partito, ad esempio sulle preferenze alle elezioni, erano legge.

Qualcuno dei più anziani si ricorderà il significato della parola “bloccato” riferito alle elezioni. Chi era bloccato, cioè sostenuto in un certo numero di sezione di partito era sicuro al 95 per cento dell’elezione. E quando questo non succedeva, non era di certo causale, ma era sintomo di lotta politica.Poi, l’evoluzione della società ecc. ecc., non a rifare tutta la storia, ha portato ad avere un partito che ha basato sempre più il consenso sulla catena di comando delle correnti. Un sistema di gestione del consenso basato sul favore, sulla clientela, sull’occupazione sistematica di tutte le poltrone, poltroncine, strapuntini. Un sistema che dalle aule parlamentari si dirama nei consigli regionali, poi arriva nei comuni, nei municipi, nei consigli di amministrazione delle società dipendenti dalla pubblica amministrazione, si rafforzano con i posti di lavoro assegnati ai clienti, con i favori fatti ai fedeli. Altro che diritti, in Italia le cose le ottieni solo per favore.

Ma si tratta di un sistema, questo è quello che già Enrico Berlinguer e Aldo Moro avevano intuito negli anni ’70, che non è assolutamente sintomo di forza della politica. Tutt’altro. E’ il sintomo più evidente di una crisi profonda dei partiti che non sono più i blocchi ideologici di una volta, e che non riescono più ad orientare il consenso con la proposta, con le idee.

E’ un sistema debole perché genera preferenze per questo o quel candidato ma non genera voti.Quando potrà incidere sulle primarie e quanto incideranno, invece, tutti quelli che contestano questo sistema. Io credo sia questa la domanda a cui avremo una risposta il 25 ottobre.

Se, come spero, i risultati delle primarie saranno differenti, anche magari non in maniera radicale, da quelli dei congressi, questo non vorrà dire mettere in discussione il voto degli iscritti, ma, al contrario, vorrà dire che il nostro partito e quel sistema di gestione del consenso, è sempre più distaccato dalla società italiana che ha voglia di contare, di dire la propria, non accetta più di essere parte di un castelletto feudale, quel castelletto che ci sta portando al disastro.

Per questo dico: le primarie, finalmente.

 
 
 

Vogliamo il confronto fra i candidati

Post n°261 pubblicato il 09 Settembre 2009 da votattilio2008
 

 
 
 

Confrontarsi fa male, Berlusconi docet

Post n°260 pubblicato il 09 Settembre 2009 da votattilio2008
 
Foto di votattilio2008

Franceschini prima e Bersani poi hanno rfiutato il confronto chiesto a gran voce da Ignazio Marino. E' una tecnica consolidata. Chi sta davanti, o meglio, chi è convinto di essere in testa, cerca di schiacciare chi sta sta dietro.E in questo congresso del PD è chiaro che gli apparati stanno tutti dalla parte di Franceschini e Bersani. Cosa del tutto legittima, per carità. Del resto non sono davvero uno che parla con disprezzo degli apparati. Sono essenziale per un partito. Gente che fatica e, molto spesso, fa un lavoro grigio, chi si prende la ribalta sono i big.Del resto anche i giornali, o almeno la maggior parte di loro, sembra aver già deciso che il confronto è a due. Marino, per loro, è marginale, inutile nascondersi la verità.Dobbiamo avere la forza di dire le cose come stanno. Il tentativo è di non farci raggiungere il fatidico 5 per cento nei congressi del Pd, perché allora i due "pesi massimi" avrebbe campo libero.Se lo possono scordare.Noi ci saremo alle primarie. Ce lo dicono i dibattiti pieni, in tutta Italia. Ce lo dicono persino i primi dati che arrivano dai congressi del PD, che danno Marino sotto il 4 per cento. Tutti posti, però, dove pensavamo di non prendere neanche un voto.Rifiutare il confronto serve a questo: a nascondere le proprie debolezze da un lato, ed evitare di dare a chi rincorre la chanche di metterle in evidenza. Di fare domande imbarazzanti. Di parlare a tutto il popolo del Pd.Del resto è lo stesso schema usato da Berlusconi nel 2001 e nel 2008. Quando i sondaggi lo davano davanti rifiutò il confronto con Rutelli prima e con Veltroni poi. Al contrario i confronti ci furono con Prodi, perché in quel caso tutti gli analisti davano per certa una vittoria del centrosinistra.Si potrebbe dire che accusare Berlusconi di violare una delle regole base della democrazia e poi fare lo stesso non è un grande biglietto da visita per Bersani e Franceschini.Lasciamo perdere, lasciamoli cuocere nel loro brodo sempre più autoreferenziale.Dobbiamo avere la forza di parlare al Paese, a tutto il popolo del Pd.E se saremo capaci di farlo, un pezzo alla volta, come le formiche, riusciremo a dare una bella sorpresa a chi crede che tutto sia già deciso.Cari compagni (scusate ma non riesco e non voglio perdere il vizio) al lavoro e alla lotta. Con il nostro stile chiaro e diretto. Senza strillare, ma senza mai rinunciare a dire le cose come stanno

 
 
 

Marino: rifiuto confronto, sabotaggio della democrazia

Post n°259 pubblicato il 09 Settembre 2009 da votattilio2008
Foto di votattilio2008

 "Sono molto arrabbiato, preoccupato. Vedo aprirsi uno scenario che e' il contrario di quello che ho in mente quando penso al futuro del Pd". E' questo il commento di Ignazio Marino alla proposta di organizzare un dibattito tra i candidati alla segreteria dopo l'11 ottobre."Il rifiuto da parte di Bersani e Franceschini di partecipare ad un confronto alla pari, di fronte agli elettori, non e' altro che il sabotaggio della democrazia interna e un insulto nei confronti dei nostri iscritti. In ogni piazza d'Italia dove vado -continua Marino- incontro migliaia di persone, gli stessi organizzatori ne sono stupiti e le cronache dei giornali regionali riportano fedelmente l'interessesuscitato dalla mozione Marino. Sono gli stessi iscritti che chiedono il confronto. La stampa nazionale, invece, pare non accorgersi della novita' della nostra presenza al congresso, quasi ci fosse unacongiura del silenzio"."Io mi batto per la democrazia sempre, dentro e fuori il partito, per questo mi pare che l'unico modo per dare ai nostri iscritti, ai molti che sono ancora indecisi, la possibilita' di capire quali siano le molte e sostanziali differenze tra le tre proposte sia quello di un confronto a tre. Il partito non puo' essere democratico solo di nome, deve esserlo nei fatti e mi pare ci sia molta strada da fare in questa direzione. Anche in Francia dove il congresso del Partito Socialista era aperto solo agli iscritti, la campagnacongressuale si e' svolta sostanzialmente attraverso il confronto diretto tra i candidati alla segreteria", conclude Marino.

 
 
 

Reddito minimo: le domande vanno presentate a settembre

Post n°258 pubblicato il 07 Agosto 2009 da votattilio2008

"Dal 1 al 30 settembre si potranno presentare le richieste per ottenere il reddito minimo garantito. I moduli da compilare si potranno trovare negli 800 uffici postali della Regione, nei 60 Comuni capofila di Distretto Socio Sanitario e nei 20 Municipi del Comune di Roma. Anche le Province potranno distribuirli tramite i Centri per l'Impiego e le altre strutture accreditate". E' quanto ha dichiarato, in una nota, l'assessore al Lavoro, Pari opportunità e Politiche giovanili della regione Lazio Alessandra Tibaldi."Le domande - ha continuato - potranno essere consegnate presso i Comuni capofila e i Municipi, oppure essere inviate mediante raccomandata con ricevuta di ritorno. Una volta raccolte tutte le domande pervenute le Province stileranno le graduatorie degli aventi diritto, secondo i criteri stabiliti dalla Regione. Contiamo che i beneficiari del reddito minimo possano ricevere il primo assegno a novembre". "Con Poste Italiane abbiamo sottoscritto un accordo - ha detto ancora Tibaldi - per l'utilizzo degli uffici postali, presenti in modo capillare sul territorio compreso i piccoli comuni, per distribuire i moduli e la guida per la compilazione, ritirare le domande inoltrate ai comuni capofila e ai municipi romani, effettuare la prima lettura elettronica dei moduli e successivamente trasmetterli alle Province. Infine, dopo la compilazione delle graduatorie dei beneficiari da parte delle Province, gli uffici postali provvederanno anche ad erogare l'assegno del Reddito Minimo Garantito. A giorni saranno disponibili sul sito www.portalavoro.regione.lazio.it il facsimile del modulo di presentazione delle domande e la guida alla compilazione"."Procede così a tappe forzate - ha concluso Tibaldi - il percorso della legge sul Reddito Minimo Garantito che riguarda, nella sua prima fase sperimentale, donne e uomini di età compresa tra i 30 e i 44 anni e con un reddito personale imponibile non superiore a 8.000 euro nell'anno precedente. Con questo strumento e con gli interventi di politiche attive per il lavoro la Regione ha voluto dare una risposta concreta ai bisogni delle fasce più deboli del mercato del lavoro, particolarmente colpite in questo periodo di crisi economica".

 
 
 

Due propostine operative per la mozione Marino

Post n°257 pubblicato il 03 Agosto 2009 da votattilio2008

1)      Il partito orizzontale.

L’idea di partito come si è sviluppata nel corso del ‘900, prevedeva una forte verticalità della struttura. La stessa concezione del classico “attivo” di sezione era di per sé fortemente improntata al verticismo: introduzione del segretario di sezione, dibattito, conclusioni del funzionario inviato dalla federazione. Indiscutibili e definitive.

Questa idea funzionava in una società che non aveva gli strumenti di comunicazione di cui disponiamo oggi, non aveva la complessità che oggi tutti viviamo. Era improntata sullo schema “lavoro-famiglia-chiesa”. Per cui anche gli organismi sociali che si sono sviluppati erano incasellati in quello schema. Sindacati, partiti, organizzazioni parallele della chiesa, tutti i cosiddetti corpi intermedi rispondono a questa trilogia che comincia a crollare negli anni ’70, vive una profonda crisi dai ’90 in poi. E adesso viene completamente travolta nella cosiddetta società della comunicazione. Da qui la crisi del partito verticale e di massa e il passaggio al “partito del leader”, una risposta di destra che abbiamo provato di tanto in tanto a scimmiottare. Con scarsissimi risultati a dire il vero.

 

Perdonate l’analisi sociologica da bar, ma non mi voglio dilungare troppo.

 

Serve una risposta di sinistra e mi trovo d’accordo con quello che Enzo Puro definisce il “partito open source”, un modello di partito, cioè, in cui i livelli di direzione e la circolazione di idee e di proposte assume direzioni diverse da quella classica “vertice-base”. A me piace definirlo partito orizzontale, ma il concetto è molto simile. Si tratta di un partito dove il vertice non è più il terminale assoluto, ma dove la base, nel nostro caso i circoli, creano modalità di comunicazione e di organizzazione assolutamente orizzontali. Lo abbiamo fatto, molto a fatica, nel Pd, quando abbiamo creato siti, gruppi su fb, che hanno permesso lo scambio di informazioni, di opinioni, di documenti, in modalità assolutamente autogestita. A Roma questo è successo anche per l’assoluta latitanza del livello federale del Pd. Quello che dovrebbe essere il tramite fra vertici nazionali e circoli ha clamorosamente fallito il suo compito. E il vuoto in politica tende sempre ad essere riempito.

Si tratta di un fenomeno assolutamente caotico, che si scontra contro l’unica forma di organizzazione vera esistente: quella delle correnti. Eppure si tratta anche dell’unico vero antidoto a questa. Nel senso che soltanto creando dei luoghi in cui ci si ritrova al di là della famiglia di appartenenza, si riesce ad unire quello che, apparentemente, tenderebbe a restare separato.

 

Ora si tratta di dare sistematicità e legittimità a questa organizzazione orizzontale. Si potrebbe pensare intanto a una sorta di “portale dei circoli”, ma anche questa è una forma embrionale: servono luoghi e sedi stabili, non la semplice assemblea dei segretari dei circoli che, al massimo, diventa luogo per mettersi sotto le luci dei riflettori e non luogo di elaborazione collettiva.

 

2)      Le liste del “passo indietro”

A ottobre avremo le primarie. Anche questa volta su collegi molto grandi, con liste bloccate. Sempre meglio delle preferenze che le trasformerebbero in una competizione selvaggia fra consiglieri municipali, ma anche molto lontano dall’idea di democrazia che ho. Trattandosi di fenomeno, molto mediatico, infatti, tutte le mozioni tenderanno a mettere ai primi posti delle liste personaggi altrettanto mediatici. Lo hanno già fatto Franceschini, Bersani e, in misura minore, anche Marino, nella partita dei segretari regionali. Ci fosse un candidato che è cresciuto in questi anni sul territorio, che magari ha fatto il responsabile dell’organizzazione in federazione. Tutti deputati, consiglieri, addirittura vertici istituzionali come sindaci o presidenti di Provincia.

Premesso che non chiederò di essere candidato, e così mettiamo preventivamente a tacere le malilingue...

La mia proposta è semplice: almeno per quanto riguarda le liste alle primarie, i “soliti noti” facciano un passo indietro. Mettiamo nei primi posti delle liste, a tutti i livelli, persone che siano espressione del territorio, di quelli che danno il fritto giorno dopo giorno, ma non se li incula mai nessuno. I deputati, i consiglieri regionali, provinciali, comunali, municipali, possono anche stare, per una volta nelle posizioni di lista immediatamente successive. Possono aiutare nuove leve, non tanto in senso anagrafico quanto in senso mentale, a emergere, a essere protagonisti, a vivere – per davvero – il Partito Democratico. In questa maniera, facendo un passo indietro, forse il passo in avanti lo farebbe il Pd.

 
 
 

Incontro con Ignazio Marino al Circolo degli artisti

Post n°256 pubblicato il 27 Luglio 2009 da votattilio2008

 
 
 

Marino: «Sul tesseramento caos inquietante, penalizzano chi attira nuovi iscritti»

Post n°255 pubblicato il 17 Luglio 2009 da votattilio2008
 

Intervista  a Ignazio Marino, da L'unità di oggi

Il terzo uomo gira per l’Italia: ieri Venezia, Treviso, stasera al Gay Village di Roma con Paola Concia. E giovedì Ignazio Marino presenterà a Milano il programma da candidato segretario del Pd.
Professore, la sua proposta di prolungare di 10 giorni il tesseramento è stata bocciata perché «non si cambiano le regole a partita iniziata». Deluso?
«Intanto dovremmo avere certezza delle regole. Sono sempre più a disagio in una situazione dove continuo a ricevere mail, post sul mio blog, messaggi che denunciano grandi difficoltà per iscriversi in alcune aree del Paese. A Milano è come un gioco dell’oca trovare un circolo aperto e imbroccare l’orario. Alcuni chiedono 50 o 100 euro. Non voglio dare interpretazioni ma...».
Ma qual è la sua lettura della vicenda?
«Dal Sud arrivano notizie di tesseramenti che superano il normale, altrove professionisti del mondo della sanità e del lavoro attratti dal mio nome non riescono a iscriversi. Circoli chiusi, lavori in corso, centralini che non rispondono. Una situazione che richiederebbe un intervento netto, trasparente e chiaro del segretario per risolverla».
Il Nazareno replica che anche i volontari vanno in ferie. Lei vede disattenzione o dolo?
«Sembra esserci un meccanismo che sfavorisce chi vuole attrarre nuovi iscritti al Pd. Ma se ci fosse una logica del tipo “meglio meno iscritti più controllati dai dirigenti nazionali”, bé, sarebbe l’opposto dello spirito con cui è nato il Pd. Quello di un partito aperto alla gente, che trae forza dai circoli e nel dinamismo straordinario di 3 milioni di votanti alle primarie».
Porterà comunque in direzione la proposta di tesseramento prolungato?
«Rilancio l’appello alla gente: iscrivetevi, fate pressioni per allungare i termini. Non capisco le obiezioni di alcuni, a meno che dicano con chiarezza di volere un partito piccolo, chiuso nelle stanze, organico al potere di piccoli gruppi, fatto di correnti che detengono pacchetti di azioni, dove non contano gli azionisti semplici ma solo i membri del cda. Sarebbe una visione di nomenclatura opposta alla mia. Se non è così rispondano: chi può rimetterci da un partito più grande e più forte?».
Ha notizia di persone riuscite a tesserarsi per votarla?
«Sì, c’è un effetto positivo straordinario. Migliaia di nuovi iscritti. Troppi per rispondere a tutti, per ora, in una campagna elettorale con pochi mezzi e senza sostegno economico dal partito».
D’Alema l’aveva sconsigliata di candidarsi. Lo ha convinto?
«Ci siamo incontrati per caso a Red Tv e scambiati le opinioni. Lui resta convinto che io abbia fatto un errore, ma tra persone intelligenti l’aver condiviso anni di lavoro efficace su ricerca, sanità e bioetica lascia un solido rapporto personale di stima e rispetto».
Le ha fatto gli auguri?
«Lo aveva fatto subito, il primo giorno».
Englaro, Veronesi, Odifreddi. Non teme di essere inchiodato alla battaglia per la laicità, importante ma non esaustiva?
«No, alla nostra mozione si avvicinano tanti di estrazione diversa. Cattolici, scout, i sindaci di Forlì Balzani e di Genova Vincenzi, Casson. Abbiamo nominato responsabile comunicazione politica l’ex collaboratore di Prodi, Sandro Gozi».
Ha sentito il Professore?
«Non ancora. Lo chiamerò».
Tanti militanti si sono risentiti per la sua denuncia di una questione morale su Bianchini, coordinatore di circolo e presunto stupratore. Pentito?
«Ammetto che la forma non era delle migliori. Intendevo mettere al centro la questione della legalità. Vorrei parlamentari incensurati».
Grillino anche lei?
«No, semplice buon senso».

 
 
 

Aiutiamo Ignazio Marino a cambiare il PD e l'Italia

Post n°254 pubblicato il 16 Luglio 2009 da votattilio2008

 

E' arrivato un altro momento decisivo, per chi, come noi, crede ancora possibile produrre un cambio di direzione nel nostro amato paese.

Ci avviciniamo a grandi passi al prossimo Congresso di ottobre, in cui il Partito Democratico dovrà impostare il proprio futuro, comunicare il proprio disegno di domani, illustrare la strada da percorrere per tornare a far vincere i nostri ideali.
Ancora una volta quello che tutti noi possiamo fare è PARTECIPARE!
Partecipare affinchè le idee di rinnovamento non muoiano.


Ora o (forse) mai più.
Per questo e molti altri motivi, noi scegliamo IGNAZIO MARINO come candidato alla segreteria del Pd.
Marino è il candidato ideale, per storia personale e piattaforma politica, di chi fa dei temi del merito, del rinnovamento e della laicità la propria bandiera.
Non ci sono correnti eterogenee dietro Marino, ma solo la forza e il coraggio delle idee di un gruppo di persone da tempo impegnato a cercare di dare una prospettiva moderna al Partito democratico.

Non ci sono compromessi al ribasso nelle proposte di questo candidato, ma solo la forza di chi ritiene che il Pd debba essere non il fine, ma lo strumento per cambiare il Paese.

Ignazio Marino può fare di questo Pd un partito inclusivo, coraggioso, contemporaneo e vincente!

Partecipa anche tu e coinvolgi le persone accanto a te, innanzitutto facendoli iscrivere al Partito Democratico entro il 21 luglio (termine ultimo per votare per il congresso, dove bisogna superare almeno il 5% dei voti per arrivare alle primarie) e, soprattutto, aiutandoci nella campagna a sostegno della sua candidatura.

 

Roma X per Ignazio Marino segretario del Pd

 

I Circolo del Pd aperti nel X Municipio

Circolo Subaugusta
Via G. Chiovenda,64
Tel: 06-7217709
Sezioni elettorali: da 1046 a 1073; da 1106 a 1111
Coordinatore: Valeria Vitrotti

Circolo Cinecittà
Via Flavio Stilicone, 178
Tel: 06/768793 06/76988306
Sezioni elettorali: da 1024 a 1041; da 1043 a 1045; da 1091 a 1105
Coordinatore: Daniele Marciano
pdcinecitta@gmail.com

Circolo Cinecittà est
c/o via Chiovenda, 64 (Circolo Subaugusta)
Sezioni elettorali: da 1136 a 1151; 2525; 2526
Coordinatore: Giuseppina Pellico

Circolo Anagnina
Largo A. Berardi, 18
Tel: 06-7235643
Sezioni elettorali: 0844; 0848; 0931; da 1152 a 1161; d a1165 a 1171; da 1186 a 1188; da 1191 a 1193; 2527; 2543
Coordinatore: Arianna Vannozzi

Circolo Osteria del Curato
Via San Giorgio Morgeto,147
Tel: 06-72902569 - 067220094
Sezioni elettorali: da 1162 a 1164; 2544; 2545
Coordinatore: Luciano Paiella

Circolo Capannelle
Via Cariati, 6
06-7183703
Sezioni elettorali: da 1112 a 1126; 2565
Coordinatore: Valter Avellini
pdcapannelle@libero.it

 

Il circolo Morena, coordinatore Antonello Chiappetta, non avendo sede, effettua il tesseramento presso il circolo di Anagnina.

 

Per altre info: www.pdroma.net

Oppure scrivi a scelgo marino.roma10@gmail .com

Siamo anche su Facebook: http://www.facebook.com/home.php?ref=home#/group.php?gid=103353950381&ref=ts

 
 
 

Si parte: Lunedì 13 luglio nasce il comitato per Ignazio Marino in X Municipio

Post n°253 pubblicato il 10 Luglio 2009 da votattilio2008
Foto di votattilio2008

Scusate il silenzio e la scarsa presenza su questo Blog, a cui rimango sempre molto affezionato, ma le ultime giornate sono state vorticose.

Stiamo lavorando per sostenere la candidatura di Ignazio Marino a segretario nazionale del Partito democratico. Per quale motivo? I motivi sono tanti e li diremo tutti

lunedì 13 luglio alle ore 18 al circolo del Pd di Anagnina,

in largo A. Berardi alle 18

 

In quell'occasione costituiteremo il comitato per Marino del X Municipio, sempre in quell'occasione saranno raccolte le firme per la candidatura di Marino.

Servono un documento di identificazione e il numero di tessera elettorale.

Vi aspetto numerosi.

 

 
 
 

IO CI SONO E VOI? L'appello di IGNAZIO MARINO

Post n°252 pubblicato il 05 Luglio 2009 da votattilio2008
 

È arrivato il momento. Siamo in molti, moltissimi. 

Sogniamo un'Italia diversa, 
crediamo nella cultura del merito, nella laicità della Stato, nella solidarietà, nel rispetto delle regole, nei diritti uguali per tutti.
Vogliamo liberare le energie migliori di questo Paese e creare una squadra di persone che diano voce, forza, concretezza alle nostre idee.

Siamo decisi a contrastare democraticamente chi governa l'Italia in maniera ottusa e maldestra:

per un Paese curato, sicuro, sereno, moderno 
per un Paese che conti, in cui si faccia strada il coraggio, la capacità, la speranza
per un lavoro con un salario degno che valorizzi ogni individuo
per una scuola come principale strumento per la formazione e l'integrazione dei nostri figli 
per uno sviluppo economico, responsabile, che rispetti l'ambiente 

Vogliamo che ognuno possa costruire con fiducia il futuro, realizzare il proprio sogno e vogliamo essere liberi di scegliere.
Non sono slogan, sono i valori in cui crediamo e che ci uniscono. Ma affinché questi valori diventino azioni positive, ognuno di noi deve fare un passo avanti e assumersi un impegno.

IO CI SONO

Sono pronto a fare il primo passo per assumermi la responsabilità di dare voce e concretezza a ciò in cui crediamo. 
Sulla stessa strada siamo in tanti, a partire da un gruppo di democratici liberi nello spirito e visionari, che hanno scelto di impegnarsi e condividere la sfida. 
Non siamo spinti né sostenuti da correnti, siamo un ruscello ma possiamo diventare un fiume se ognuno di noi è disposto a contribuire con la propria goccia d'acqua.
Il fiume deve scorrere dentro gli argini e ogni persona per contare si deve iscrivere al Partito Democratico e partecipare con il proprio voto alla fase congressuale, per scegliere il candidato. 
Facciamoci vedere. Facciamo sentire quanto è forte la nostra voglia di cambiare.
Entro l'11 luglio iscriviamoci tutti al PD. 
E tra una settimana, se saremo in tanti, il fiume seguirà un nuovo corso. 
Di speranza e fiducia.

Ignazio Marino

Per iscriversi al PD basta presentarsi con un documento al circolo più vicino al luogo in cui abiti (http://www.partitodemocratico.it/circoli/cerca.aspx).
Una volta iscritto invia un'email all'indirizzo ignazio.marino@gmail.com

 
 
 

Con Ignazio Marino, per un partito davvero democratico

Post n°251 pubblicato il 03 Luglio 2009 da mik154

Il 'manifesto'
di Ignazio Marino

Come molti ragazzi della mia generazione preparavo gli esami di medicina in compagnia di un mito, un medico anche lui, Che Guevara, il cui sguardo spiccava sul poster appeso nella mia camera. Crescendo ho affiancato a quella immagine la foto di Enrico Berlinguer con i capelli scompigliati dal vento, pubblicata sulla prima pagina de l’Unità quando morì. In quegli stessi anni in cui si formava la mia coscienza di adulto, attraverso l’educazione familiare e lo scoutismo consolidavo le mie convinzioni di credente su principi che non escludevano la partecipazione al fermento sociale degli anni Settanta. Tempo dopo, vivendo e lavorando negli Stati Uniti, mi sono ritrovato a curare con il trapianto il fegato decine di veterani del Vietnam che si erano ammalati di epatite durante la guerra. Dai drammatici racconti di quei soldati contro i quali avevo manifestato da ragazzo, e dalle loro sofferenze di uomini, ho compreso meglio le responsabilità della politica, le colpe di governi che non esitano a manipolare la realtà e a privare della felicità le persone che, in genere, aspirano ad una vita serena e onesta.

Il mondo è cambiato negli ultimi quarant’anni con una rapidità sconosciuta in precedenza: nel 1969 esistevano solo quattro computer collegati in una rete tra altrettante università americane. Oggi le persone che accedono a Internet sono più di un miliardo e gli studenti forse non sanno nemmeno cosa sia un poster perché scaricano le immagini dei loro miti dalla rete e le condividono con gli amici su Facebook. Però non è cambiata la loro aspirazione a costruire insieme un mondo migliore.

Mi sono entusiasmato due anni fa quando milioni di persone, studenti e pensionati, lavoratori e casalinghe, in un clima festoso sono scesi nelle piazze italiane per partecipare in prima persona, con il loro voto, alla fondazione del Partito democratico. Fu un’esperienza straordinaria perché nasceva da una sentita esigenza di dare vita ad una grande forza democratica che avesse l’ambizione di governare il paese per modernizzarlo, strapparlo all’assenza di meritocrazia, alla corruzione dilagante, alla paura della diversità, eliminando l’abitudine a spacciare la furfanteria per competitività, ma soprattutto restituendo la speranza, la cui perdita in particolare tra i giovani, è l’elemento di disgregazione sociale più distruttivo che si conosca.

L’originalità dell’idea e la sua audacia risiedevano nella convinzione di voler edificare un partito non funzionale a se stesso e alla propria classe dirigente ma costruito da persone di diversa estrazione e orientato ad ascoltare tutti sui grandi temi della nostra epoca. Un partito in grado di ricreare luoghi di incontro e di discussione, anche accesa: luoghi non per pochi che si riuniscono per parlare del paese ma per molti che vogliono parlare con il paese. Oggi spiace constatare con amarezza che la politica spinge il dibattito pubblico a imputridire su argomenti che nulla hanno a che vedere con le esigenze della società, mentre buona parte della classe dirigente eletta si balocca intervenendo a proposito di vicende irrilevanti o semplicemente fastidiose, chiusi in palazzi dove non giunge l’eco della vita quotidiana.

Dove sono finiti i temi che riguardano la vita di ognuno? Il diritto al lavoro, ad un salario dignitoso, alla casa, la gestione dei rifiuti nelle grandi aree metropolitane, i treni per i pendolari, i cinquecento ospedali a rischio sismico, il milione di persone che ogni anno emigra dal sud per curarsi in un ospedale del nord, gli oltre 200 mila precari di una scuola sempre più povera, la giustizia senza risorse che costringe le persone nel limbo dell’incertezza? In Italia esiste una maggioranza che non vota centro-destra, che non frequenta le feste alla panna montata nei palazzi lussuosi, che si riconosce nei principi della solidarietà e dell’uguaglianza, ma che oggi si sente orfana e disunita in assenza di un interlocutore credibile, di un partito politico che si assuma delle responsabilità e sappia creare le alleanze essenziali per proporsi credibilmente al governo del paese. Non è un ragionamento scontato per me che, sino al 2009, non ho mai posseduto una tessera di partito anche per il disgusto che provavo, e provo, quando apprendo che qualcuno è diventato primario o impiegato all’aeroporto perché il politico giusto ha fatto la telefonata giusta. Eppure, mi sono convinto che la forza organizzata di un grande partito politico possa contribuire a raddrizzare le sorti di un paese zoppicante anche per quel che riguarda il rispetto delle regole democratiche.

Purtroppo, dopo la campagna elettorale del 2008, l’intuizione iniziale si è arrestata di fronte ai limiti o ai timori di un gruppo dirigente che non ha saputo gestire la forza del cambiamento. La reazione è stata la chiusura, l’autoconservazione più che la sfida, in pieno stile gattopardesco, uno stile che oggi mostra tutta la sua debolezza e che rischia di ferire mortalmente quel che resta del progetto. La vicenda del testamento biologico è stata esemplare: la posta in gioco non era solo consegnare una legge laica al paese, attraverso la quale ognuno potesse fare una scelta in base alle proprie convinzioni o alla propria fede. Significava affermare il principio secondo cui uno stato laico deve sempre proteggere i diritti civili con norme che siano davvero rispettose degli orientamenti e della libertà di ciascuno. Non “diritti speciali”, ma diritti uguali per tutti, siano essi gli ammalati, le donne, le coppie di fatto, gli omosessuali o chiunque altro.

Per questo il testamento biologico è stato la cartina di tornasole che ha dimostrato come la maggioranza della nomenclatura ha preferito una falsa unità, solo di facciata, piuttosto che dare una risposta chiara ad uno dei mille interrogativi che la modernità ci pone. E lo stesso accade per molti altri temi. Il Partito democratico ha mai discusso e poi stabilito una linea sull’opportunità o meno di tornare all’energia nucleare quando anche il Nobel per la fisica Carlo Rubbia ci ricorda che non esistono metodi sicuri per smaltire le scorie radioattive? E come si pone nei confronti di un paese nei fatti multietnico ma dove la cultura dell’integrazione è ancora un miraggio? Perché non si parla quasi mai del controllo che la criminalità organizzata esercita su parte delle attività produttive e dunque sull’influenza che ha sull’economia del paese? La mia risposta è netta: l’intuizione è stata giusta ma il percorso è sbagliato e perseverare nell’errore porta al fallimento.

E’ necessario, non per il Partito democratico che io concepisco come strumento, ma per il paese ascoltare le persone, raccogliere le idee migliori, offrire opportunità a chi è pronto ad impegnarsi, favorire meccanismi che diano la certezza che pagare le tasse non significa sovvenzionare lo sperpero del denaro pubblico ma affidare a chi accetta di sottoporsi al pubblico scrutinio le risorse per migliorare la vita di tutti. Le persone che incontro nelle piazze, negli ospedali, nelle scuole, nelle aziende continuano a credere in questi valori, ma vogliono il confronto, chiedono di essere ascoltati perché non si fidano più di un progetto a scatola chiusa proposto da chi ha dimostrato di non essere più al passo con i tempi. I sostenitori del Partito democratico sono stufi, delusi, nauseati dalle incertezze e chiedono posizioni nette e trasparenti dove, come si legge nel Vangelo di Matteo, il sì è sì, il no è no, tutto il resto è del maligno. E se non si trova un accordo, o se vogliamo chiamarla una “mediazione alta”, su un tema specifico, io penso che tutto il partito debba esprimersi liberamente e poi esigere fedeltà alla linea decisa democraticamente dalla maggioranza: è un diritto che gli iscritti dovrebbero rivendicare e poi sarà compito dei dirigenti dirigere e conciliare. Perché se manca questo, manca l’efficacia dell’azione. E tutti sappiamo di quanto sia necessario in Italia abbandonare gli annunci e agire, agire, agire.

Condivido questi sentimenti con moltissimi sostenitori del Partito democratico che in questo momento non si sentono pienamente rappresentati dai leader attualmente in campo e che mi chiedono di impegnarmi in prima persona. Per questo credo che il congresso debba servire soprattutto a fare chiarezza, a raccogliere una sfida e a dimostrare che è possibile cambiare, costruire attraverso il lavoro di persone giovani di spirito e solide negli ideali, appassionate, libere, visionarie ma determinate a far uscire dal tunnel della crisi economica e della mediocrità informe di chi lo governa, un paese conosciuto in tutto il pianeta per la generosità e l’intelligenza del suo popolo.

Prof. Ignazio Marino
chirurgo, senatore Pd

 
 
 

Un saluto e arrivederci al 29 giugno

Post n°250 pubblicato il 18 Giugno 2009 da votattilio2008
 

Prima di andare in vacanza, parto domani e torno il 29, in esclusiva per Attilio, il nuovo inno del Pdl

 
 
 

Per non morire soffocati dal solito scontro Veltroni-D’Alema: il manifesto degli "Incoscienti"

Adesso che il dibattito congressuale l’hanno ufficialmente aperto quelli che dicevano che bisognava attendere l’esito dei ballottaggi, vorrei provare a ragionare sugli schieramenti in campo. E soprattutto vorrei spiegare per quale motivo non solo non mi ci riconosco, ma perché, a mio modesto avviso, serve un lavoro, faticoso e indispensabile al tempo stesso, per provare a sfondare questa cappa che opprime il Pd. Andiamo con ordine.

 

1) La situazione attuale

La situazione è chiara. Tornano in campo gli eterni duellanti. D’Alema da un lato e Veltroni d’altro. Questa volta lo fanno per interposta persona. Tramite due volti “nuovi” che poi nuovi non sono.

Franceschini è stato quello che ha preso in mano il partito dicendo “Ora basta litigare, da oggi in poi decido io”. Ha nominato una segreteria nuova, che era talmente nuova che non è mai (o quasi) stata riunita. E’ nuova, fosse che si rovina, meglio lasciarla incartata.
Le decisioni vere le ha prese ancora una volta con i capicorrente. I soliti Fioroni, D’Alema, Rutelli, Bersani e via dicendo.

Adesso riceve questo soffocante abbraccio di Veltroni, che dopo il silenzio assordante degli ultimi mesi (campagna elettorale compresa, salvo rarissime eccezioni) scopre che deve scendere in campo per salvare il progetto del Lingotto. Si mette la calzamaglia di superuolter e si presenta come la divina provvidenza, convocando le masse per il 2 luglio a Roma. Spero che spiegherà anche per quale motivo, invece di dare la battaglia che pur aveva annunciato contro correnti e capobastone, abbia preferito dimettersi.

Ma superuolter non è un ingenuo, capisce che deve darsi un manto nuovo e allora che ti combina, nel frattempo? Si inventa la Serracchiani. E’ inutile che ci prendiamo in giro. E’ una sua creazione – questa volta discreta, non sfacciata come la Madia – in veste di talent scout. Altrimenti qualcuno mi dovrebbe spiegare perché una che ti fa un discorso sentito mille volte in altrettante riunioni, letto duemila volte su internet, all’improvviso diventa una star mediatica. Il suo discorso esce su youdem, lo riprende Repubblica, spopola in rete, il video su youtube diventa uno dei più cliccati sulla rete. Sarà anche dietrologia, ma poi te la ritrovi in prima fila al revival uolteriano del 2 luglio.

 

Bersani è quello che è, un D’Alema con in più quell’aria bonaria romagnola che fa tanto dirigente paesano del Pci anni ’50. Per darsi una presentabilità dice nel ’94 aveva scritto un documento intitolato Progetto Democratico. In realtà non può e non vuole rappresentare il nuovo, perché la sua “mission” è quella di rassicurare il confuso popolo della sinistra. Tranquilli ci penso io, faccio il segretario, se ne vanno questi fastidiosi rutellidi, ci riprendiamo Vendola e compagna. Ognuno a casa sua, poi magari si fa una bella alleanza con il centro di Rutelli e Casini. Sicuramente più presentabile dell’attuale Udc di Totò Cuffaro (per chi non lo ricordasse condannato per affari attinenti alla mafia). E mi fermo qua senza parlare dell’inquietante intreccio tra affari e politica che caratteri il sistema di potere dalemiano.

Intanto si intrupperà con Letta. E anche qui che c'entrano? Quali sono i programmi comuni?

 

2) L’ennesima sconfitta dei quarantenni

Loro ci hanno provato, poverini, a convincere Nicola Zingaretti che lui poteva rappresentare una novità importante, non il nuovismo finto delle deboreserracchiani, ma un nuovo vero, cresciuto e forgiato sul territorio, impreziosito dalla vittoria alla Provincia di Roma nello stesso giorno in cui Rutelli veniva battuto da Alemanno proprio nella Capitale. Zinga ha detto no. Pubblicamente e ripetutamente. Fino ad arrivare a smentire la sua possibile candidatura con una piccata replica spedita a Repubblica a stretto giro di mail. “Si apra una discussione programmatica”, ha scritto Zingaretti. Salvo poi scoprire, dicono i bene informati, che aveva già chiuso un accordo con Bersani e che alle primarie, nel Lazio, troveremo qualcosa del tipo “Lista Zingaretti per Bersani segretario”.

(A proposito, off topic: che ne dite di scrivere a Nicola per fargli capire che chi lo ha sempre sostenuto questa volta non ci sta? Il titolo, provocatorio, potrebbe essere “Con i talebani mai”. Fatemi sapere).
Quale sia l’affinità programmatica tra chi ha sempre sostenuto che bisogna andare oltre le categorie del Novecento e chi ha non solo le radici, ma anche lo sguardo rivolto proprio a quelle categorie, non è dato saperlo).

Fatto sta che, al momento dei quarantenni si sono perse le tracce, spacchettati, come al solito, fra i due sfidanti che se ne faranno vanto e li useranno, come al solito, per appuntarsi qualche spilletta sulle loro consunte giacchette. Un pezzo di loro farà la sua comparsa il 27 giugno al Lingotto di Torino, ma temo sia soltanto l’occasione per dare fiato e patina alla candidatura di Franceschini. Spero che i cosiddetti Piombini democratici mi smentiscano fragorosamente. Ma ci credo poco.

 

Niente da fare, questa generazione, della quale purtroppo ho la sfortuna di far parte, non ha l’autonomia di pensiero e di azione necessarie per la conquista del Palazzo d’inverno, in sintesi soffre di una cronica mancanza di attributi, le donne come gli uomini, che li porta a elemosinare posizioni e visibilità dal papà di turno. Una sorta di mammismo politico. Non c’è niente da fare è una tara genetica che tende a peggiorare con il diminuire degli anni. In sintesi, quelli nati dalla metà degli anni sessanta in poi… sono senza palle.

 

3) L’urgenza di rompere gli schemi

Lo schemino per il congresso e le successive primarie, insomma, sembra drammaticamente scritto. Franceschini-Veltroni da un lato, D’Alema-Bersani dall’altro. Con buona pace di Marini, Fioroni e tutto l’armamentario ex Dc che credevano di aver vinto un terno al lotto e invece si vedono sfilare sotto il naso il loro candidato. Una bella quota di posti li farà stare più tranquilli.
Questo schemino è del tutto insoddisfacente. Perché tradisce nelle premesse la “ragione sociale” per cui abbiamo dato vita al Partito democratico, cioè fare un partito nuovo che rompesse i recinti angusti di due partiti agonizzanti, per dare una risposta innovativa a questo disastrato Paese. Risposta nuova voleva dire, e c’abbiamo creduto, spazio per i talenti, per le intelligenze, per le competenze. E ci siamo ritrovati i soliti capi e capetti che dettano legge grazie ai loro pacchetti di tessere e di preferenze.

Risposta nuova voleva dire un partito che desse risposte nuove ai nuovi bisogni. E ci siamo ritrovati la Binetti.

Risposta nuova voleva dire un partito che ritrovasse la sua ragion d’essere sul territorio. E ci siamo ritrovati i circoli finti, creati ad arte per dare libero sfogo alle correnti.

Risposta nuova voleva dire un’attenzione nuova al mondo del lavoro. E ci siamo ritrovati la faccina per bene di Colaninno (figlio) e quella cattiva di Marcenaro.
Risposta nuova voleva dire attenzione alle nuove tecnologie per coinvolgere e far partecipare gli iscritti, referendum, spazi di dibattito e di decisione diversi dai tradizioni. E ci siamo ritrovati caminetti, stufe e scaldini. Volevamo un partito che discutesse del futuro del campo progressista, quanto meno a livello europee, ci siamo ritrovati un partito che discute soltanto di come spartire le poltrone fra i soliti noti. E quando le poltrone non bastano ce ne inventiamo sempre delle nuove.

Di questo stato di cose, mi dispiace dirlo, è responsabile anche Veltroni. Non basta dire "non mi hanno fatto fare il partito che volevo". Ed è (più) responsabile anche Massimo D'Alema. Anche qui mi dispiace dirlo: ormai è troppo preso dalle trame quotidiane per poter fare il leader.

Al di là delle frasi di rito, insomma, riproporre questa partita vuol dire  rassegnarsi a un futuro grigio, lontano dai bisogni veri di questo Paese, lontano da quello che sognavamo. Abbiamo bisogno di un pensiero lungo, non di una baruffa per vedere chi fra Uolter e Max conta di più.

 

3) E allora serve il TRE

Serve una candidatura forte, autorevole, che sia nuova davvero e che al tempo stesso dia un segnale forte nella direzione di un’apertura vera alla società civile. Non a quella finta, fatta dalle associazioni create ad arte, dai professionisti della preferenza che si nascondono fattezze vecchie con un abito appena rattoppato.

E al tempo stesso serve un po’ di coraggio, anzi serve un po’ di sana incoscienza, per buttarsi davvero “pancia a terra” in una sfida che potrebbe sembrare impossibile.

Avete letto nei giorni scorsi chi potrebbe essere quello che io chiamo il TRE. Una figura autorevole che ha deciso di aspettare i ballottaggi e che, essendo persona seria e coerente, lo farà davvero. Per questo lo chiamo il TRE e per rispetto non lo nomino.

Conosco le obiezioni: è poco conosciuto, non ha una storia di partito, gli mancano le stellette del generale. Non arriva al 15 cento del voto degli iscritti necessario a superare lo scoglio del finto congresso per arrivare alle primarie.

Intanto: non possiamo chiedere l’innovazione e poi dire che non ha una storia di partito alle spalle. Non serve l’ennesima figura compromessa con un passato costellato di errori e sconfitte. Non serve uno di quelli che ha regalato l’Italia a Berlusconi, né uno della sua personale corte.

E soprattutto non serve il 15 per cento del voto degli iscritti per arrivare alle primarie. Lo statuto parla di 1500 firme e del 5 per cento dei voti. Un obiettivo che, in maniera scaramantica, definirei non irraggiungibile.

 

Quello che serve, lo ribadisco, è il nostro coraggio. Alziamo la testa, per una volta non facciamoci spacchettare. Non cediamo alle sirene che in questi giorni si fanno sentire.

 

Vogliamo il partito della partecipazione, vogliamo il partito dei nuovi diritti. Vogliamo il Partito Democratico. Ce la faremo? Non lo so, ma questa è una di quelle battaglie che vanno combattute comunque. Anche se sarà dura, se useranno contro di noi tutte le armi della vecchia politica.

 

Se quelli di Rutelli si chiamano i Coraggiosi, insomma, noi potremmo chiamarci, senza poter essere smentiti, gli “Incoscienti”. Ma serve anche un pizzico di follia per creare un futuro diverso per la sinistra nel nostro Paese.

 
 
 

Dedicato alle anime belle che girano armate di calcolatrice

 

Come promesso, ecco la seconda nota. buon fine settimana a tutti.

 

Girano nel nostro partito tante anime belle, che fanno gli unitari in pubblico e poi lanciano i macigni e minacciano in privato. E siccome sono notoriamente brutto, sporco e cattivo, a me, invece, le questioni piace dirle in maniera chiara, trasparente. Ai critici che sostengono che dire le cose come stanno danneggia il partito rispondo, come sempre, che il lavare i panni sporchi in famiglia, intanto fa parte di una metalità mafiosa che non mi appartiene, poi diventa del tutto ridicolo nella società della comunicazione. Chi ci fa perdere credibilità e consensi è chi si comporta in un determinato modo, non di chi denuncia quel comportamento.

 

Ma questo è un altro tema.

 

Molti di voi, e molti in maniera anche del tutto sincera, mi hanno criticato nei giorni scorsi come in passato per la mia eccessiva vis polemica (per i talebani, vuol dire che mi incazzo troppo). Vi informo che il tutto deriva da un dato genetico aggravato dalla provenienza geografica (Toscana) e quindi non può essere corretto (chi conosce mio padre non avrà difficoltà a capire). Rivendico però di aver sempre svolto nella mia attività politica una forte azione propositiva. Quando nei mesi scorsi mi sono candidato come coordinatore del Pd in X Municipio, tanto per fare un esempio recente, ho legato la mia candidatura a un preciso programma politico. Scritto nero su bianco e distribuito in assemblee pubbliche. E credo di essere stato uno dei pochi a farlo, in tutta Roma. Che nessuno, o quasi, l’abbia letto prima di votare è un altro dei sintomi del degrado del nostro Partito.

 

L’altra cosa a cui ho sempre tenuto è la libertà di pensiero. Anche qui un esempio chiarisce meglio cosa intendo. Correva l’anno 2001, ero responsabile dell’ufficio stampa del gruppo Ds alla Regione Lazio, capogruppo era Michele Meta. All’epoca anche coordinatore regionale della mozione Fassino insieme a Giraldi. A quel combattutissimo congresso io votai la mozione Berlinguer. Senza tra l’altro, e vorrei attribuirgli pubblicamente questo merito e questa correttezza, che Michele Meta pensasse a farmi qualsiasi forma di pressione. Una cosa è il lavoro, che credo di aver sempre svolto con la dovuta riservatezza e professionalità, un’altra è l’impegno politico che va svolto senza tener conto né di quello che pensa il tuo capo, né, tanto meno, dei possibili benefici che potresti avere da questo o quel comportamento.

 

Terzo punto, la campagna elettorale. Io, come molti altri, ho fatto campagna elettorale per il partito. Faccio notare alle anime belle che nel nostro territorio sono state organizzate quattro iniziative di questo tipo. La prima, al tennis club Garden, organizzata dai circoli di Capannelle, Anagnina, Cinecittà Est e Morena. Altre tre (in piazza per la miseria, riprendiamoci le piazze e i mercati come luogo della nostra iniziativa) organizzate dai circoli Capannelle e Anagnina che hanno messo in piedi una sorta di piccola festa de L’Unità itinerante. A queste iniziative sono stati invitati tutti i candidati del Pd ed è stata fatta propaganda per il voto al Pd. La quarta organizzata dal coordinatore e dalla segreteria del Pd del X Municipio, a largo Appio Claudio, c’erano quattro gatti e si distribuivano i santini dei candidati del coordinatore, ma questo fa parte delle miserie umane.

Per chi non lo sapesse sono iscritto al circolo del Pd di Capannelle.

 

Per organizzare queste iniziative mi sono preso le ferie, ho rinunciato a ore di straordinario, ho fatto ore in meno che dovrò recuperare pena la decurtazione dello stipendio. Vorrei sapere se chi ha fatto il galoppino elettorale di questo o quel candidato lo ha fatto con lo stesso metodo oppure ha potuto usufruire di permessi, servizi esterni e via dicendo, grazie alla benevolenza del suo datore di lavoro. Ricordo che chi lavora nelle segreterie di assessori, presidenti del consiglio provinciale e via dicendo è un dipendente pubblico a tutti gli effetti e viene pagato dalla collettività al pari mio, dipendente pubblico in seguito a un concorso vinto (chi fa commenti su questo sappia che sarà denunciato).

 

Detto questo, per la parte relativa alle preferenze, ho sostenuto – e sfido chiunque a dire il contrario – i candidati democraticamente decisi dal direttivo del mio circolo: Cioffredi, De Angelis, Milana. Abbiamo fatto (da soli) il materiale con le tre preferenze e queste abbiamo sostenuto. Provocando, a quanto mi dicono, anche parecchie proteste. Perché gli accordi presi a livello centrale erano rigidamente a coppia (Cioffredi De Angelis da un lato Gualtieri Milana dall’altro) e non era possibile fare cose diverse. Che volete, noi a Capannelle siamo parecchio strani. C’è stato addirittura chi, ma in questo caso trattasi di sottospecie talebana non dotata di intelletto, ha sostenuto che noi non potessimo sostenere la candidatura di Guido Milana. Come se fosse di un altro partito.

 

In campagna elettorale ho difeso questa scelta. Prima il partito, poi, in seconda battuta, queste tre preferenze. Ho polemizzato – e lo rivendico – con chi presentava programmi di un candidato prima di quello del partito e soprattutto con chi vedeva nelle elezioni europee una maniera per regolare i conti interni a suon di preferenze. Il motivo non lo ripeto, perché chiunque dotato di intelligenza minima dovrebbe capire che la cosa importante sono i voti presi dal Pd e non le preferenze. Il dato evidente a tutti l’8 giugno è stato il 26,1 per cento e non certo quanti voti aveva tizio rispetto a caio.

 

Dopo le elezioni, a chi mi aveva lanciato fini messaggi del tipo: “Bella rega’, tanto poi famo i conti l’8 giugno”, ho fatto notare che mi interessava di più parlare della disfatta del Pd che del successo di questo o quel candidato. E che se, malgrado questo, si volevano fare i conti, i conti si fanno sulle cifre. Le cifre, nel Lazio sono chiare. L’ordine di arrivo è Sassoli, Costa, De Angelis, Milana, Gualtieri. Punto. Altre valutazioni hanno la precarietà tipica di chi si arrampica su specchi unti abbondantemente di sugna.

 

Mi sono incazzato, e non poco, quando ho letto della marronata del capobanda romano dei talebani che, sui giornali, ha dichiarato che il voto romano indica una ripresa del Pd. Se il dieci per cento in meno è una ripresa, quando perdiamo il 5 cento cos’è, un trionfo inaspettato?

 

Di fronte a questo, diverse anime belle mi hanno detto che non sono costruttivo, che così non si fa il bene del partito. E poi in privato mi hanno spiegato che adesso andavano riaperti i conti sul regionale, mentre, per rimanere al territorio, nel X Municipio i conti erano stati chiusi dalle preferenze e che al congresso di ottobre ci avrebbero spazzati via. La natura del “ci”, visto lo stato attuale di confusione è del tutto misteriosa.

 

C’è stato perfino chi ha difeso il presidente del consiglio municipale del X Municipio (dicono iscritto al Pd) che ha fatto il rappresentante di lista (in quindici seggi) per il centro destra. Quelli più idioti si dichiarano addirittura conniventi di questi fatti. Una sorta di associazione a delinquere.

 

Tutte costruttive, le anime belle, mi hanno invitato al confronto delle idee. E io ci sono pure cascato, mi sono giustificato. Mi sono detto “avranno ragione, probabilmente sbaglio io”. Anche perché lo hanno fatto anche persone come Roberto Ceccarelli e Claudio Poverini che, al contrario degli altri, sono in buona fede.

 

Poi leggo che sei consiglieri del XIII Municipio, il giorno dopo le elezioni, hanno chiesto le dimissioni di Paolo Orneli da capogruppo. Motivo: le preferenze prese dalla coppia da lui sostenuta (Cioffredi De Angelis) non sarebbero proporzionate al peso che la componente Bettini Zingaretti ha in XIII Municipio

 

C’è di più, l’ex segretario regionale della sinistra giovanile, Giorgio Fano, su Facebook scrive: “Ora diamo una bella pulita anche al partito romano e regionale, anche se gia` una bella passata gliel`abbiamo data il 6 e 7 giugno!”. C’è chi, come il buon Quattrocchi, parla di buldozer da usare per asfaltare la corrente avversaria nel Pd. Occhio che l’asfalto è parecchio caldo.

Il tutto unito a giudizi sommari e offensivi verso Nicola Zingaretti e Roberto Morassut. Il quale Morassut, magari non mi starà neanche particolarmente simpatico, ma è l’unico che a Roma e nel Lazio abbia provato se non altro a sentire i circoli, a fare l’opposizione ad Alemanno, a far produrre materiale del partito da distribuire ai circoli. Del coordinatore provvisorio della Federazione di Roma nessuno parla. Scusate, scordavo che a Roma abbiamo vinto.

 

Salendo di livello si rivendicano assessorati regionali, presidenze del consiglio regionale, presidenze di società pubbliche. Ovviamente, siccome loro sono costruttivi, di tutto ciò si dovrà discutere, in base alle preferenze, soltanto dopo i ballottaggi. Intanto però lo diciamo sui giornali. Così, di sfuggita, tanto per dire qualche cazzata.

Altro che doppia morale. La morale vera è: voi dovete stare zitti, noi possiamo dire quello che ci pare perché siamo intoccabili.

 

Me cojoni, mi sono detto.

 

Allora mi sono messo a fare i conti. Nelle elezioni del coordinamento municipale del X ho preso il 38 cento dei voti. Dopo, negli incontri con il coordinatore municipale, il talebano Giulio Bugarini (segreteria assessore Mancini) non ho chiesto né posti in municipio né nella segretaria del Pd. Ho chiesto un luogo dove poter condividere la linea del partito. Ovviamente questo luogo non esiste, la linea del partito manco. Decide tutto il vero leader locale del Pd, il presidente Sandro Medici.

 

Poi ho ragionato sulle preferenze. Questo sono, a quanto risulta al Comune di Roma l’inappellabile responso dei seggi sui candidati del Pd, i principali, nel X Municipio: Sassoli 10737, Costa 3271, Milana 3187, Gualtieri 3146,  Cioffredi 1444, Mori 1312, Laurelli 1291, De Angelis 1291.

 

Posto che da noi c’erano due assi contrapposti uno fra popolari lato Costa, lettini, talebani e rutellidi (reggerà quest’asse? Mah?) l’altro costituito da sinistra (Cioffredi) e bettinidi (Cioffredi De Angelis) anche se si tratta di operazione da cui perdiamo qualcosa (io ho sostenuto e votato Cioffredi De Angelis Milana, lo ricordo) per calcolare il peso di ciascun asse basta sommare il numero delle preferenze e fare le percentuali. Facciamo pure che tutte le preferenze prese dalla Costa abbiano valenza locale e tutti sappiamo che non è proprio così. Ma ci metto tutti. Spero che siamo tutti d’accordo nel non attribuire ad alcuno le preferenze del capolista.

 

Allora il totale è questo:

Costa-Milana-Gualtieri: 9604

Cioffredi-De Angelis-Laurelli: 4026

Mori: 1312

 

Le percentuali relative sono:

Popolari lato Costa+rutellidi+talebani = 64%

Bettinidi+Sinistra= 26%

Popolari lato Mori= 8%

 

Ore nel nostro Municipio la situazione è questa:

assessori: due talebani, un popolare lato Costa. Capogruppo: talebano (dice di essere super partes ma non ci crede manco lui), presidente del consiglio municipale: rutellide (dice lui, ma fra qualche mese tornerà a casa Battaglia), vice presidente: neo talebano. Commissioni consiliari: 1 rutellide, una talebana, una sinistra, 1 lettino, 1 Udc (che volete fare essendo stravaganti abbiamo cercato di comprare un pezzo dell’opposizione, ma l’operazione non è un granché riuscita. Vota a favore solo quando sono cose proposte da lui).

 

Pd: coordinatore talebanissimo, vice coordinatore popolari lato Costa, segreteria: tutta fra loro, saranno una decina abbondante.

Bisognerebbe aggiungere che il presidente del Municipio, a parole di estrema sinistra, più a sinistra di Fidel Castro e dei centri sociali di tutta Italia messa insieme, è in realtà più talebano di Mancini, Marroni e Latino sommati fra loro.

 

Insomma le percentuali delle cariche, facendo il semplice conto all’ingrosso senza attribuire nessun peso, è questa: talebani+rutellidi+popolari lato Costa+lettini = 11 pari al 91.66 per cento

Resto del mondo= 1 tendente allo zero. E quell’uno è rappresentato dalla prsidenza di una commissione consiliare. Per di più sempre scavalcata quando si tratta di questioni “riservate” a pochi sodali come l’assegnazione di spazi pubblici nel X Municipio.

 

Depurando i dati dai voti personali si può dire, realisticamente che nel Pd del X Municipio circa il 35 per cento è rappresentato da bettinidi+sinistra, 25 per cento talebani, 30 per cento rutellidi, 8 per cento popolari lato Costa, 5 per cento popolari lato Mori, 2 per cento lettini. E’ una valutazione personale ma credo si avvicini molto alla realtà. Basta considerare i voti personali della Costa e la scarsa attitudine a chi viene da una cultura “vecchio Pci” a chiedere il voto di preferenza. Eccetto i talebani che ormai possono dare ripetizioni a tutti gli altri. E c’è da ribadire che l’asse con i rutellidi non si sa quanto possa tenere in futuro perché da noi, potrà sembrare strano, sono brave persone.

 

Stando così le cose, come “rappresentante” della minoranza uscita dall’elezione del coordinatore municipale dovrei chiedere un riequilibrio immediato. Come minimo a noi tocca: un assessore, il vicepresidente del consiglio, il vice coordinatore municipale. Come minimo.

 

Questa è la logica delle anime belle che fanno discorsi costruttivi in pubblico e si presentano con la calcolatrice di ultima generazione alle riunioni a porte chiuse.

 

Dovrei farlo, ripeto, anche per rispetto alle tante persone che hanno seguito un percorso insieme a me dalla nascita del Pd e che hanno il diritto di essere rappresentate.

 

Dovrei farlo, ma non lo faccio, perché io con questa immondizia che sta affossando il progetto del Pd non ci voglio entrare manco di striscio. Ci tengo all’etica, alla questione morale, alle idee. Ho bisogno di guardarmi allo specchio senza vomitare nel lavandino. Sarò strano, ma i miei genitori prima, Enrico Berlinguer poi, mi hanno insegnato a essere così.

 

 
 
 
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INTERVENTO ALL'ASSEMBLEA DEI CIRCOLI DEL PD

 

 

 

ATTENZIONE ATTENZIONE!!!
I lettori più avvertiti l'hanno già capito da tempo, ma quelli che rivestono cariche pubbliche, si sa, tendono ad avere più difficoltà: questo non è un blog del Partito democratico o di un suo circolo, ma uno spazio libero che ospita gli sproloqui di un pericoloso criminale:  Michele Cardulli, 40 anni, giornalista, militante del Pd, libero sproloquiatore, nonché teppista della parola.
Tal figuro, ed esclusivamente lui, è responsabile politicamente e penalme
nte del contenuto dei suo scritti. Per prenderlo a testate, lo potete incontrare nei corridoio del consiglio regionale, oppure al circolo Pd di Capannelle


 

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