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Creato da walter.ego0 il 31/12/2009

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arte e immagini

 

 

Ho pensato, stamattina... 204 pregnancy

Post n°118 pubblicato il 25 Maggio 2012 da walter.ego0

C' è chi va a cavallo perchè lo ama e ci si identifica e chi ci sale in groppa solamente perchè vuole arrivare da qualche parte, ma per chi non ambisce nè all' una , nè all' altra cosa, di questa esperienza rimarrebbero soltanto i calli sul culo. Ecco, così è anche il lavoro che tutti i giorni ci consuma...

quindi, come ho testè consigliato ad una cara amica, se vuoi procedere senza dolore dovrai infilare alcuni cuscini tra sella e culo.. oppure tentare di scendere dal cavallo ed andare sulle tue gambe.. 

Ammesso che tu non sia il cavallo e che qualche villano non ti abbia attaccato alle terga un carretto pieno di letame... Amen

 
 
 

che casino trovarsi.. tenersi.. mandarsi affanc... : 204 experiences of shit

Post n°117 pubblicato il 16 Maggio 2012 da walter.ego0

“volevi la mia vita per te”.

Ti ho risposto: “ ti darei una pistola con le mie impronte ben impresse, un guanto di gomma ed un biglietto con queste parole: è l’unico modo che ho per darti la vita!”

Giovanna mi rubava ogni giorno qualcosa.

Pezzi di me diventavano suoi.

La morsa di pietra di una coppia che si ergeva granitica tra le rovine di tante altre che non resistevano.

Un mare oscuro nascosto in una parola. Un mare che ogni giorno portava via un lembo della mia terra.

Mio.

Giovanna era uno specchio d’amore che inghiottiva la mia immagine.

Riflessi rubati e mai restituiti, immagini sprofondate: come lo specchio del bagno.

Che mi fa vedere come sono.

Ella era una trappola di sentimenti che oramai mi trascendevano.

Un doppio orizzonte, che mi confondeva, confuso nell’intreccio di una coppia.: io-lei.

Come un corso d’acqua mi ci stavo riversando dentro.

Come un affluente sarei scomparso.

L’ho sentita parlare con le mie parole.

Sorridere col mio sorriso.

Guardare col mio sguardo.

Così si è presa quello che era mio.

Qualcosa dovevo riprendermi.

Giovanna era la strada dritta nella mia vita ed io ci ho fatto un lungo giro intorno.

Non l’ho ritrovata.

Neppure l’accenno di un chiarore segna il respiro nero e gelato della notte e il taglio netto delle ombre che mi lascio dietro, quando chiudo la porta.

 
 
 

le belle favole di una volta: 204 poltergeist

Post n°116 pubblicato il 24 Aprile 2012 da walter.ego0

Tuttoro e Tuttiro si perdono nel bosco.

Tuttoro prende una via e Tuttiro un' altra.

Tuttoro trova una caverna, ma lì dentro c' è un orso che se lo mangia.

Tuttiro sente urlare e si precipita nella caverna:

vedendo luccicare qualcosa nel buio, e credendo che sia Tuttoro,

gli si avvicina ma,.. invece era l'orso e se lo mangia!

La bella storiella a lieto fine era semplicemente un mezzo per introdurre alla morale che:

non è Tuttoro quel che luccica!

 
 
 

"l unica possibilità i rinchiudere gli uomini è dargli l illusione del libero arbitrio, di scegliere": da matrix...

Post n°115 pubblicato il 18 Aprile 2012 da walter.ego0

Un uomo va dal suo re che ha grande fama di saggezza e gli chiede: "sire, dimmi, esiste la libertà nella vita?".

"Certo", gli risponde quello, "quante gambe hai?"

L'uomo si guarda sorpreso della domanda "due mio signore!".

"E tu, sei capace di stare su una sola gamba?"

"Certo".

"Prova allora, decidi su quale stare"

L'uomo pensa un pò, poi tira su la sinistra, appoggiando tutto il proprio peso sulla gamba destra.

"Bene", dice il re, "ed ora tira su anche quell'altra!".

"Come? E' impossibile, mio Signore!"

"Vedi?" ribatte il re, "Questa è la tua libertà. Sei libero, ma di prendere solo la prima decisione. Poi non più!"

 
 
 

Ma quanto scrivevo... Guarire dalla logorrea... Chiacchieroni alla 204

Post n°114 pubblicato il 14 Aprile 2012 da walter.ego0

C’era il sole, oggi

E questo basta a tracciare un percorso  che arrivi al domani,

già basta a scagliare una linea che possa seguire, che sappia annusare,

allineando i miei piedi su questa ragnatela di luce

sospesa tra l’ore.

E’ bastato un dardo di sole

A svegliare le foglie, a sommuovere i rami e

 Districare grovigli di radici dai fusti,

così ora sospinte lontano a cercare

dell’acqua da bere, entro terre più ricche

di questa.

Aspetto che il sole si sciolga,

seduto su un ceppo,

e con esso il mio cuore,

così sgocciolante tra il rosso costato

dell’orizzonte, severo e temuto

 ed un cielo sospeso alla gola, che urla

di rabbia.

Saprò rientrare in me solo a tarda serata,

quando la luna sparirà tra i capelli ed un campo

da arare, per velare i miei occhi di vetro.

Non esiste sostanza

Che formi parole, né musica,

né pensiero.

Io sasso, cosa morta

Tra le altre,

a sgretolarmi in una sabbia di minuti

sotto la frusta dei venti,

rotolando per le sferzate della pioggia

e crepare dentro al sole cocente.

Diverrò muro di casa

O un inciampo per chi mi prova a saltare.

Conservo memoria della terra,

dentro al mio corpo, così ostile,

memoria che comunque si sfalda

per tornare anima e rendere terra

al pianeta.

Arriva l’ora della rinuncia,

dove, ancor prima di entrare,

 la pelle si appende alla porta,

come fosse un cappotto sgualcito…

così attraversi la soglia leggero.

Ciò che eri ti scruta,

stando appeso a quel chiodo:

uno straccio di carne consunta

che non sai riconoscere ora.

Non hai occhi per vegliare i tuoi passi,

fors’anch’essi appesi alla porta,

non hai mani da tendere al vuoto

o da unire in preghiera,

non hai cuore che sprema un anelito d’ansia,

non hai mente che intrappoli sogni…

Procedi, sei la spina nel piede del tempo,

e il tuo moto ferisce lo spazio ed in esso sprofondi,

lasciando una traccia di sangue.

Ignori caparbio che ad ogni tuo passo,

rechi con te l’infezione,

che avvelena il futuro,

nonostante il passaggio ti renda da carne a profumo.

L’essere appeso alla porta si sbriciola svelto,

in minuscole parti che devote formiche

faranno sparire, ammucchiando in un buco

i frammenti a poi riassemblare in chissà quali forme.

Conosceremo di nuovo solo se dimentichiamo

Ciò che  si conosciamo ora,

così per esistere nuovamente bisognerà

smettere di esistere,

sublimando come ghiaccio,

in forma gassosa, leggera,

permeabile, incarcerabile,

abbordando con questa nuova esistenza

ogni futuro sistema,

permeando ogni forma e divenendo

essenza .


 
 
 
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