Omo mentale, una mutazione a metà (1)

Il “bacio di una donna” può soggettivizzare una trasformazione  (leggi intervista a Beatriz-Paul Preciado, filosofo allievo di Derrida vs Virginie Despentes), uomini e donne scoprono sé stessi, oltre sé stessi. Come il padre che riconosce il suo aspetto materno e viceversa una madre, un ruolo di conduzione anzichè di mediazione e infinite altre rivelazioni che il mondo intellettuale offre, basta davvero una ricerca on line a volte, o l’appunto di un internauta, o un bacio, per rendere la coscienza di genere da definibile a definita…

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Riflessione

Forse l’ultimo post che pubblico in questa comunità…

Troppi i disagi del sistema, e oggi il tempo è tutto. E poi non condivido l’inutilità presente in chi pubblica i Post in questa comunità, seppure la libertà è sacra… il diritto alle idee non è negoziabile.

Un paio di giorni fa ho letto una notizia che mi ha reso il cuore triste e allo stesso tempo furente…

Dal FATTO QUOTIDIANO:

Giovanni Falcone
Giovanni Falcone

“Prima hanno distrutto la statua di Giovanni Falcone. Poi hanno bruciato un cartellone che raffigurava lo stesso giudice assassinato a Capaci il 23 maggio del 1992. E in entrambi i casi  hanno colpito immagini posizionate all’entrata di due diversi istituti scolastici. A pochi giorni del venticinquesimo anniversario della strage di via d’Amelio Palermo vanno in scena segnali inquietanti. Se siano messaggi mandati direttamente da Cosa nostra o meno, saranno le indagini a stabilirlo. Di sicuro c’è solo che due atti vandalici distinti – entrambi diretti contro il giudice simbolo della lotta alla mafia – rischiano di non essere frutto della casualità. […].

“Un atto da parte di chi tenta selvaggiamente di opporsi all’irreversibile cambiamento culturale e alla sempre più efficace opera di repressione ai quali non si rassegna Palermo dove il cambiamento è stato forte ed irreversibile. Questi comportamenti confermano che c’è ancora molto fare ma che siamo davanti a un fenomeno che dimostra il nervosismo di ambienti arroganti e mafiosi che non si rassegnano all’inevitabile sconfitta”, è il commento del sindaco Leoluca Orlando, che ha dato notizia del secondo atto vandalico della giornata. Il primo risale al mattino quando sono stati trovati i resti della statua di Falcone che si trovava davanti alla scuola intitolata allo stesso magistrato in via Pensabene nel quartiere Zen.  […].

Ha subito parlato di matrice mafiosa dell’atto vandalico, invece, Rosy Bindi. “A 25 anni della strage di Capaci questo scempio ci ricorda che a Palermo la mafia c’è e si sente ancora forte. A questa esibizione di mafiosità occorre reagire e non permettere che l’indifferenza calpesti la memoria del sacrificio del giudice Falcone. La città faccia sentire la sua ribellione e la sua vicinanza ai martiri della lotta alla mafia”, dice la presidente della Commissione Antimafia. E infatti, anche per la preside dell’istituto, Daniela Lo Verde, la distruzione del busto di Falcone non è un atto di vandalismo come tutti gli altri.  “Non è una ragazzata. Non so fino a che punto possano essere stati ragazzi. Dopo avere rotto il portone e fracassato il vetro se avessero voluto sarebbero potuti entrare“, dice la dirigente dell’istituto colpito più volte da danneggiamenti. […].

Questa volta, però, il doppio raid vandalico arriva tra l’altro nell’anno in cui si celebrano i 25 anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio  Ed è forse anche per questo se già in giornata  i fatti della scuola dello Zen avevano scatenato molteplici commenti. “Non ci arrenderemo mai e la statua risorgerà più bella di prima ma chiedo alla autorità di pubblica sicurezza di garantire per il futuro un presidio adeguato a un monumento simbolo della nostra città”, dice Maria Falcone, sorella del giudice ucciso nella strage di Capaci. “Di notte, contro la statua di Giovanni, dentro una scuola. È difficile immaginare qualcosa di più vile e squallido. Se è un’avvertimento mafioso sarebbe una prova di debolezza, non di forza; se invece si trattasse del gesto di una banda di vandali sarebbe l’ulteriore conferma che dobbiamo ripartire dalla scuola, grazie all’impegno dei docenti che ogni giorno educano i cittadini di domani, e da un maggior controllo del territorio, per prevenire questo tipo di comportamenti”, è il messaggio del presidente del Senato, Piero Grasso.

La preside della scuola, però, chiede interventi precisi. “Noi cerchiamo – spiega Lo Verde –  di fare qualsiasi cosa per gli alunni, ma manca la costanza progettuale che ci consenta di rimanere aperti anche di pomeriggio, quando sarebbe necessario anche questo. A fare questo noi ci proviamo, ma servono finanziamenti non indifferenti. Quello che ci viene consentito lo portiamo avanti, ma ancora non sono sufficienti i mezzi a disposizione per un’ampia attività progettuale come la vorremmo”.  “La mafia sarà sconfitta da un esercito di maestre elementari”, diceva anni fa lo scrittore Gesualdo Bufalino. Il fatto che oggi vengano colpite proprio i simboli antimafia posti nelle scuole non è forse una coincidenza.”

GESTO

VIGLIACCO

e

SENZA ONORE.

Se di onore si più parlare, ma dubito che chi ha commesso questo gesto, sa cosa vuol dire onore:

Rispettabilità, rettitudine; senso della propria dignità che impone di comportarsi con onestà e coerenza morale. Merito che procura stima.

Queste persone non hanno la mia stima, ma il mio DISPREZZO.


Nelle mura di casa, nella privacy dei nostri pensieri, la libertà è sacra, e non si può intervenire, sacro è il diritto a preservare il proprio comportamento e le proprie ideologie. Ma tutto cambia quando condividiamo lo spazio vitale, intellettuale e spirituale, confezioniamo un idea, la digitalizziamo e vendiamo come fonte di energia. Ma diamo noi la polarità a questa fonte, che diventa di dominio pubblico. Ciò significa che è disponibile al libero impossessamento ed uso da parte di chiunque.

Questa impossessamento ci da un potere, il potere di non essere solo una voce che sta in silenzio.

Posizioni, alla fine la vita è un’idea e una posizione.

Nient’altro da dichiarare

Sarà forse il caldo… ma l’inquietudine rigenerare pensieri perduti.

Tre Post riposano nelle bozze, pronti ad esser pubblicata, ma ogni giorno l’azione non giunge.

Per quanto provi a evocare voci di passata ispirazione, si stanno spegnendo.

LIBERO

Inutile

e

Deludente

Comunità

Non basterà l’Arte o la nobile comunicazione dei pochi blogger a salvarla.

Ne ho visti decine, ma troppo pochi per educare.

CITO per tutti.

MISTEROPAGANO

SEVERAL1

e

la scoperta recente, merita una menzione perché si distingue:

ELETTRIKAPSIKE

Nato dalla tempesta - Digital Art
Nato dalla tempesta – Digital Art

Arti moderne – Il segno del cambiamento

Un gesto che diventò ARTE.

Forse il più significativo contributo che la pittura Americana dona all’arte del XX secolo.

Jackson Pollock

Jackson Pollock mentre lavora
Jackson Pollock mentre lavora

“Per me l’arte modera non é altro che l’espressione degli ideali dell’epoca in cui viviamo.
Tutte le culture hanno avuto mezzi e tecniche per esprimere i loro ideali. I cinesi, il Rinascimento, tutte le culture. Quello che mi interessa é che i pittori oggi non sono più obbligati a cercare un soggetto al di fuori di loro stessi. La maggior parte dei pittori moderni hanno un’ispirazione diversa. Lavorano dal di dentro.
Penso che nuove esigenze richiedano nuove tecniche. E gli artisti moderni hanno trovato nuovi modi e nuovi mezzi per affermare le loro idee. Mi sembra che un pittore moderno non possa esprimere la nostra epoca, l’aviazione, l’atomica, la radio, con le forme del Rinascimento o di un’altra Cultura passata. Ogni epoca ha la propria tecnica.
L’inconscio e un elemento importante dell’arte moderna e penso che le pulsioni dell’inconscio abbiano grande significato per chi guarda un quadro.
Il colore che uso quasi sempre é liquido e molto fluido. Utilizzo i pennelli più come bastoni che come veri pennelli. Il pennello non tocca la superficie della tela, resta al di sopra. Ciò mi permette di essere più libero, di avere maggior libertà di movimento intorno alla tela, di essere più a mio agio.
Oggi la pittura é certamente molto vibrante, molto viva, molto eccitante. Ci sono cinquecento miei coetanei a New York che fanno un lavoro importante, e la tendenza sembra quella di allontanarsi dal cavalletto per arrivare a una specie di pittura murale.
Alcune tele hanno una misura poco pratica, circa cinque metri per due metri. Ma mi piace lavorare su grandi formati e… lo faccio appena posso, che sia pratico o no.”

Intervista rilasciata da Jackson Pollock a William Wright

Jackson Pollock - Autumn rhythm - 200 x 538 cm - The Metropolitan Museum of Art, New York
Jackson Pollock – Autumn rhythm – 200 x 538 cm – The Metropolitan Museum of Art, New York

Una delle opere più grandi realizzata dell’artista americano. Stendendo la tela di oltre 5 metri sul pavimento Pollock poté lavorarci facendo sgocciolare il colore dall’altro e dai lati. Un esempio unico di controllo spontaneo della creazione, evocazione e coesione mentale determinano un interazione unica con l’immaginazione dell’osservatore.

Arti maggiori – Maestri al femminile

Per molti aspetti le nuove frontiere dell’espressione hanno negli anni, ridefinito la pittura, facendole perdere quel primato che per due secoli, la insignita come espressione massima di provocazione e deviazione sensoriale.

Troppo stretta la sua bidimensionali per tenere ai confini l’immensa carica critica e il feroce disappunto sociale. L’arte ha rotto quella bidimensionali trasformando lo spazio e il corpo in performance socio artistici e installazioni tecno culturali.

Ma la pittura non è ancora un reperto d’archiviare.

Nel mondo dell’arte un’artista personalmente apprezzata, continua ha tramandare quel senso di crudeltà formale e lacerante disillusione.

Nata nel 1953 a Città del Capo, in Sudafrica, si trasferisce nel 1976 in Olanda dove ancora oggi vive e lavora.

MARLENE DUMAS

Marlene Dumas PHOTO by Peter Cox
Marlene Dumas PHOTO by Peter Cox

Rappresenta quella continuità pungente che ha caratterizzato l’arte della pittura nel secolo scorso. Dipinge utilizzando le tecniche pittoriche tradizionali, e forse per questo che mi è tanto cara la sua produzione, di solito inchiostro di china su carta oppure olio su tela.

Nel suo studio si prodiga con grande cura e passione a volte inginocchiata a terra, ad applicare la china, su grandi fogli di carta dove poi guidata dal colore aggiunge linee e tinte per creare quell’espressione che sottomette l’emozione alla volontà del messaggio evocativo.

Delicata ma al tempo stesso potente.

Marlene Dumas - Naomi - 1995 - Private Collection - Stedelijk Museum Amsterdam
Marlene Dumas – Naomi – 1995 – Private Collection – Stedelijk Museum Amsterdam

Ogni  strumento d’informazione può rivelarci qualcosa dell’essere umano. Nei quotidiani puoi vedere come la gente fa la guerra e uccide. In una rivista di moda si può invece scoprire come si veste, cosa mangia e dove va in vacanza. Non ho mai voluto persone che posassero per me: i giornali sono i miei unici modelli. “
Marlene Dumas

Marlene Dumas - Child Waving - 2010
Marlene Dumas – Child Waving – 2010

Arti moderne – Futuro digitale

Con l’evoluzione della comunicazione e l’avvento dell’era dell’immagine, figlia delle tecnologie che hanno dato vita alla diffusione di dispositivi elettronici di generazione sociale (smartphone, tablet e computer), anche l’arte ha modificato la sua immagine, mutato la sua veste divina, diventando digitale e assumendo nella ricerca quotidiana di ispirazione un ruolo sempre più interattivo e dinamico nei confronti dell’osservatore.

Galleria e Musei, hanno intrapreso la via dei pionieri dell’interazione visiva, iniziando un processo per usare un termine caro a Bauman di liquefazione. Il mondo vive un momento LIQUIDO, ciò che fu costruito nella solidità sta perdendo la sua rigidità di fondamenta.

Le nuove frontiera della comunicazione cercano nuovi accessi.

Ed io ho immaginato quel futuro.

Nato dalla tempesta -  Digital Art - No Connect
Nato dalla tempesta –
Digital Art – No Connect

Letteratura – Inquietudini

Oggi ho letto un’altra triste storia di dignità perduta.

Nel quartiere popolare di Barriera Milano a Torino: una donna di 46 anni, si è data fuoco davanti agli sportelli dell’ufficio Inps. “Mi hanno licenziata, sono esasperata, non ce la faccio più” ha urlato la donna prima di cospargersi il corpo di alcol e darsi fuoco.

Oggi un licenziamento non è più una notizia, ne una rarità, è una eredità dell’inquietudine sociale. ARTE, SCIENZA, ECONOMIA, COMUNICAZIONE, sono diventate maschere di una traslazione, un trasferimento ovidiano da uno stato emotivo ad uno stato di turbe razionali. Teorizziamo le nostre paure, inquietudine di una coscienza che costruisce cattedrali di carta.

Si vive e gioca all’ombra del fuoco emotivo. E giocando con il fuoco, mi son giunte in mente le parole scritte del Pessoa di nuovo.

Alcuni stralci per tornare a riflettere… da Il libro dell’inquietudine.

“Il mondo in cui nasciamo soffre da un secolo e mezzo di rinuncia e di violenza – soffre della rinuncia dei superiori e della violenza degli inferiori, che è la loro vittoria.

Nessuna qualità superiore si può affermare modernamente, tanto nell’azione come nel pensiero; nella sfera politica, come in quella speculativa.

La fine dell’influenza aristocratica ha creato un’atmosfera di brutalità e di indifferenza per le arti, dove la sensibilità acuta non ha un rifugio. Fa più male, fa sempre più male, il contatto dell’anima con la vita. Lo sforzo è sempre più doloroso, perché sono sempre più odiose le condizioni esterne dello sforzo.

La fine degli ideali classici ha reso tutti dei possibili artisti e, dunque, cattivi artisti. Quando il criterio dell’arte era la solida costruzione, l’attenta osservanza delle regole – pochi potevano tentare di essere artisti, e la maggior parte di costoro sono molto buoni. Ma quando si è iniziato a considerare l’arte da espressione di creazione a espressione di sentimenti, ognuno poteva essere artista, perché tutti hanno dei sentimenti.

L’unica vera arte è quella della costruzione. Ma l’ambiente moderno rende impossibile la comparsa di qualità di costruzione nello spirito.

Per questo si è sviluppata la scienza. L’unica cosa in cui oggi c’è costruzione, è una macchina; l’unico argomento in cui esiste una concatenazione è quello di una dimostrazione matematica.

La capacità di creare necessita di un punto di appoggio, della stampella della realtà.

L’arte è una scienza…
Soffre ritmicamente.
Non posso leggere, perché la mia critica iperaccesa vede solo difetti,

imperfezioni, possibilità di cose migliori. Non posso sognare, perché sento così vivamente il sogno da compararlo con la realtà, cosicché sento subito che non è reale; e in tal modo il suo valore viene meno. Non posso intrattenermi nella contemplazione innocente delle cose e degli uomini, perché l’ansia di approfondire è inevitabile e, dal momento che il mio interesse non può esistere senza di essa, o morirà per mano di essa, o si prosciugherà […].

Non posso impegnarmi nella speculazione metafisica perché so molto bene e attraverso me stesso, che tutti i sistemi sono difendibili e intellettualmente possibili; e, per assaporare l’arte intellettuale di costruire sistemi, mi manca la possibilità di dimenticare che il fine della speculazione metafisica è la ricerca della verità.

Un passato felice nel cui ricordo torni ad essere felice; senza nulla nel presente che mi rallegri o mi interessi, in sogno o ipotesi di futuro che sia diverso da questo presente o possa avere un altro passato diverso da quel passato – giaccio la mia vita, spettro cosciente di un paradiso dove non sono mai stato, cadavere-nato per le mie speranze da realizzare.

Felici coloro che soffrono nell’unità! Coloro che l’angustia altera ma non divide, coloro che credono, sebbene nella miscredenza, e possono sedersi al sole senza un pensiero nascosto.

Anche se volessi creare, […].

Anche così, pensare è agire. Solo nel vaneggiamento assoluto, dove non interviene niente di attivo, dove alla fine persino la coscienza di noi stessi si impantana nel fango – solo allora, in quel caldo e umido non essere, si raggiunge sapientemente l’abdicazione dall’azione.

Non voler comprendere, non analizzare… Vedersi come la natura; guardare le sue impressioni come si guarda un campo – questa è la sapienza

…il sacro istinto di non avere teorie…”

Ferdinando Pessoa

Nato dalla tempesta - Inquietudini
Nato dalla tempesta – Inquietudini