Arti moderne – Bianco

Tre colori – Film Bianco di Krzysztof Kieślowski.

Il secondo della trilogia che Kieślowski dedico ai colori della bandiera francese. Rappresenta la l’Égalité.
La storia racconta il rapporto tra Karol parrucchiere polacco e Dominique anch’essa parrucchiera e moglie di Karol. Il film inizia con il divorzio dei due protagonisti, evento che porterà Karol a perdere tutto, ad essere deriso e umiliato da Dominique. Nel suo sprofondare nella miseria, egli però trova la forza per combattere, ed ecco che riemerge uno dei temi tipici di Kieślowski, tema che affrontò anche nel precedente film Blu, il valore del riscatto contro un’esistenza crudele e spietata.
Ed è questa crudeltà che emerge dal bianco che domina il film, pura e fredda crudeltà, ironica per certi aspetti, nel giudizio che emette verso i protagonisti, ma per Kieślowski, questo è il prezzo che si paga per l’uguaglianza. Un film che racconta si, di sentimenti, di amore, ma al tempo stesso velato da un’ombra pessimista che è specchio dei conflitti e delle diffidenza che la società viveva.
A mio parare personale il film non è il migliore dei tre, anche se rimane tecnicamente straordinario.

Arti moderne – Blu

L’apprendimento può avere molte facce. Una delle lezioni più difficile d’apprendere è la capacità di giudicare e comprendere le opere dell’arte. Una di queste facce è la scuola.
In uno dei corsi più formativi che ho frequentato, la prof. ci proietto una serie di films, molti li apprezzai come opera assolute solo dopo… Gli anni che mi insegnarono ad apprezzare l’estetica.

Tre colori – Film Blu di Krzysztof Kieślowski.

Il primo della trilogia che Krzysztof Kieślowski dedico ai tre colori della bandiera francese. Esso rappresenta la Liberté.
Straordinario registra Kieślowski fa di più che rappresentare il valore che guido la rivoluzione francese, egli da una visione meravigliosa dell’animo femminile, indagando attraverso il mezzo visivo, il dolore intimo di una donna davanti alla mortalità dell’esistenza. Più di qualunque altro film, la macchina da ripresa si trasforma in un canale diretto alla mente della protagonista, simulando stesso persino il distacco mentale del vuoto che a volte ci avvince e blocca.
Il blu che richiama il primo colore della bandiera francese, è predominante nelle pellicola, le atmosfere, gli oggetti, le luci, richiamato questo colore, per l’intera proiezione, in un certo modo accentuando l’impatto emotivo.

Kieślowski con questo film da un suo personale significato alla libertà come valore di riscatto e rinascita, contro una sconfitta inesplicabile. Tipica di Kieślowski è questa rappresentazione dell’esistenza, come una lotta continua di rinascita verso una natura ostile.

Arti maggiori – Lettere

Come spesso mi piace fare, condivido le parole vive di un maestro, da esse è possibile cogliere quegli aspetti che una tela a volte nasconde, le quotidianità, le disillusioni, i rapporti con le persone più care.

Tahiti, marzo 1892.
Alla moglie.

“Sono un grande artista e lo so. Proprio perche’ lo sono, ho sopportato tante sofferenze: per seguire la mia vita, se no mi considererei un bandito. Che è quello che sono, del resto, per molte persone. In fondo, che importa? Ciò che mi tormenta di più non è tanto la miseria quanto gli intralci continui alla mia arte, che non posso realizzare come la sento, e come potrei fare senza la miseria che mi lega le mani. Tu mi dici che ho torto a voler restare lontano dal centro dell’arte. No, ho ragione: da un pezzo so che cosa faccio e perche’ lo faccio. Il mio centro artistico è nel mio cervello e non altrove, e io sono grande perche’ non mi lascio frastornare dagli altri e perche’ faccio quello che è in me. Beethoven era sordo e cieco, isolato da tutti, e perciò le sue opere rivelano l’artista che vive su un suo pianeta. Guarda che cosa è successo a Pissarro a forza di voler sempre essere all’avanguardia, al corrente di tutto: ha perduto ogni originalità e la sua opera è priva di unità. Segue sempre la corrente, da Courbet e Millet fino a quei giovanottelli chimici che accumulano puntini. No, io ho un fine e continuo a perseguirlo, accumulando documenti. Ogni anno vi sono trasformazioni, è vero, ma sempre nella medesima direzione. Sono il solo a essere logico: per questo trovo ben poche persone che mi seguano a lungo. Povero Schufl‘enecker, che mi rimprovera di essere rigido nelle mie determinazioni! Ma se non agissi così potrei sopportare anche soltanto per un anno la lotta a oltranza che ho intrapreso? Le mie azioni, la mia pittura, eccetera, sul momento sono sempre contraddette e poi finalmente mi dànno ragione. Io devo sempre ricominciare. Sono persuaso di fare il mio dovere e, forte di ciò, non accetto ne’ consigli ne’ rimproveri. Le condizioni in cui lavoro sono sfavorevoli e bisogna essere un colosso per fare quello che faccio in queste condizioni.”

Paul Gauguin

Paul Gauguin - 1891
Paul Gauguin – 1891

AMATRICE – Arte perduta

Continuano le scosse di Terremoto… nelle aree già pesantemente colpite… notizie di secondo piano naturalmente… rispetto a Trump, agli eventi seppur importanti che affliggono la Russia… o al referendum in Turchia, ma noi lo sappiamo bene, i referendum sono mediatici… come il ciuffo del neo ospite della casa bianca a strisce e sbarre…

E mentre le voci di sindaci e cittadini rimangono tra le montagne e le valli ferite…. si perdono per sempre monumenti di valore planetario… storia della nostra cultura che non potrà più esser rievocata con gli occhi…

AMATRICE:
Basilica di San Francesco: Crollata
Basilica Sant’Agostino: Crollata
Arco San Francesco: Distrutto
Chiesa San Giovanni: Crollata
Chiesa Sant’Agnese: Crollata
Chiesa Santa Maria del Suffragio: Crollata
Chiesa San Giuseppe: Crollata
Chiesa Sant’Emidio: Crollata
Museo Civico: Crollato
Archivio Comunale: Crollato
Biblioteca Comunale: Crollata
Chiesa del Crocifisso: Crollata
Porta Romana: Danneggiata gravemente
Torre Civica: Danneggiata gravemente
Porta Ascolana: Danneggiata gravemente
URBINO:
Duomo, lievi lesioni alle mura
ARQUATA DEL TRONTO:
Chiesa Santissima Annunziata, Lesione importante del Campanile e dei muri (non raggiungibile)
Chiesa Santissimo Salvatore, Lesione muri e tetto (non raggiungibile)
Chiesa Santa Croce, Completamente distrutta
Torre Medioevale, Lesioni e caduta della merlatura (non raggiungibile)
ASCOLI PICENO:
Museo Statale archeologico, Chiuso per lesioni interne alla struttura
MONTEGALLO (AP):
Chiesa Santa Maria in Pantano, Crollo parziale del campanile con caduta e rottura della campana cinquecentesca
MONTEMONACO(FM):
Chiesa San Benedetto, Lesioni interne alla struttura
TOLENTINO(MC):
Chiesa Santissimo Crocifisso, Crollo parte di una volta
SAN GINESIO(MC):
Chiesa della Collegiata, Crollo parte del soffitto interno
Chiesa San Ginesio, Lesioni interne importanti
Convento Benedettine, Lesioni interne importanti alla Chiesa
GUALDO(MC):
Chieesa San Savino Lesioni interne importanti: spostata e messa in sicurezza tela del Crivelli di concerto con la Soprintendenza
VALLE CASTELLANA(TE):
Chiesa della Frazione Pietralta, Lesione del campanile
Chiesa della Frazione Pascellata, Lesioni mura interne
Chiesa della Frazione Ceraso, Crollo parziale della Chiesa e del Campanile
Chiesa della Santissima Annunziata, Lesioni interne importanti
ROCCA SANTA MARIA (TE):
Chiesa Santa Maria, Lesione campanile
CAMPLI(TE):
Chiesa Santa Maria Venales, Chiesa già inagibile caduta porzione copertura
TORIANO NUOVO (TE):
Chiesa Madre, Varie importanti lesioni interne
TERAMO:
Chiesa Santa Maria Delle Grazie, Caduta calcinacci navata centrale con danneggiamento affreschi
ISOLA DEL GRAN SASSO(TE):
Chiesa San Michele, Crollo del campanile della Chiesa, già inagibile
NORCIA:
Monastero San Benedetto, Lesioni evidenti alla guglia di destra e lesioni di rilievo sul porticato lato destro del plesso
Le mura perimetrali della Città vecchia, Lesionate su tre punti con crolli parziali in prossimità di Porta Sabina, Porta Romana e Porta Orientale.
Frazione Castelluccio di Norcia:
Il campanile della Chiesa Centrale risulta gravemente lesionato e pericolante (non è possibile l’accesso alla frazione causa interruzione del plesso stradale per caduta massi, come segnalato dai Vigili del Fuoco)
Frazione San Pellegrino:
Lesionato il campanile della Chiesa di S. Pellegrino
Frazione Preci:
Chiesa Santa Maria della Pietà e Chiesa Sant’Eutizio, Lesioni evidenti
Frazione Campi di Norcia:
Chiesa San Salvatore, Lesionata.
SELLANO(PG):
Chiesa Montesanto , Caduta calcinacci e lievi crepe sulle mura
Borgo Storico di Sellano:
Arco Medioevale e le mura storiche di cinta Transennate dai Vigili del Fuoco, poiché pericolose per caduta calcinacci
Località Casale:
Chiesa San Rocco, Lesioni e caduta calcinacci
CERRETO DI SPOLETO – Località Colle:
Chiesa Madonna di Costantinopoli, Lesioni infrastrutturali di notevole importanza
Località Borgo Cerreto:
Chiesa Borgo San Lorenzo Lesioni infrastrutturali gravi sul rosone centrale e alle mura sottostanti
Frazione Ponte Cerreto:
Chiesa Santa Maria Assunta, Presenti evidenti crepe all’interno della sola sagrestia
Località Nortosce:
Chiesa di San Pietro Greta, Danni strutturali evidenti (non è possibile accedere al sito per l’alto rischio di crollo)
Eremo della Madonna della Stella, (ubicato in alta montagna su scoscesa parete di roccia, Il Sindaco di Cerreto di Spoleto segnala probabili danni strutturali.

Amatrice - 2017
Amatrice – 2017

Arti maggiori – Opere

LA DANZA

Commissionata, insieme all’altro grande pannello, Musica, da Sergej Ščukin, nel 1909, l’opera ebbe subito giudizi negativi giudicata dalla critica dell’epoca una “cacofonia demoniaca”.
La danza di cui esistono uno studio preparatorio del 1909 e un acquerello del 1910 è una delle opere più rappresentative di Matisse.
È rispecchia la filosofia estetica e morale del suo modo di vivere la pittura, come simbolo della gioia e del vivere.
Matisse dichiarerà:
“Riusciamo a raggiungere una pacata serenità grazie alla semplificazione delle idee e dei mezzi plastici. Il nostro unico ideale è la loro omogeneità.” e aggiungerà “Il primo elemento della costruzione fu il ritmo, il secondo una vasta superficie blu scuro; il terzo un verde scuro. Partendo da questi elementi, i personaggi non potevano che essere rossi, per ottenere un accordo luminoso… Tre colori per un vasto pannello di danza: l’azzurro del cielo, il rosa dei corpi, il verde della collina.”

La Danza (seconda versione) - 1909-1910 - olio su tela - 260×391 cm - Museo dell'Ermitage, San Pietroburgo
La Danza (seconda versione) – 1909-1910 – olio su tela – 260×391 cm – Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo

Matisse con questo pannello ribadisce il suo ideale di vitalità di primordiale emozione, nell’origine dei corpi nudi, in un mondo semplice, negli elementi essenziali della creazione, terra e cielo, esprime la continuità della vita nel suo eterno e circolare movimento. Una composizione armoniosa che amalgama ogni elemento del pannello in una ideale rappresentazione della vita.

La Danda (studio preparatorio) -1909 - olio su tela - 259.7×390.1 cm - Museum of Modern Art, New York
La Danza (studio preparatorio) -1909 – olio su tela – 259.7×390.1 cm – Museum of Modern Art, New York

Arti maggiori – Maestri

L’arte ė eredità, ogni nostra ispirazione è costruita su ogni parola scritta, su ogni gesto che ha unito, modellato, composto, su ogni pensiero tramandato.

La mia ricerca ha tante ispirazioni, ma un’eredita è nel mio cuore più di altre, nella parole, nel gesto, nel pensiero.

Di Henri Matisse.

Come per molti altri grandi maestri, tanto si è scritto su Matisse, ne io posso aggiungere altro, questo è un mio omaggio all’artista contemporaneo che amo di più.

Fondamentale protagonista dell’arte del Novecento, egli si discosta dalla figura che la storia ha tramandato dell’artista d’avanguardia, provocatorio, disperato, scandaloso e irrequieto. Nella sua mite figura di uomo barbuto, con sul naso occhialini ad accentuare ancor più un’indole intellettuale ed elegante, si cela un’artista che nella serenità della conoscenza e della logica, ha creato un modo intimo di percepire la realtà, con lo scopo di rinnovare la visione dei valori di libertà e morale.

A Henri Matisse, non importava provocare, non ha mai quindi raggiunto quella sofferenza nel dipingere, che per molti artisti ha significato deformare la propria arte per mostrare il sangue di guerre e ingiustizie, Henri amava visceralmente il colore e amava dipingere, ed è questo sentimento che primeggia nel suo spirito. Non il godimento e il piacere della materia, ma l’estesi sublime del vivere. Ogni oggetto che egli immortale nel suo colore, non è un mezzo quotidiano di interazione, un mero ornamento d’una composizione, ma un modo di renderli vitali, festosi compagni d’un vivere gioioso.

Ed egli libera oggetti, corpi, nella libertà del colore, che non è più asservito a nessuna regola, il colore diventa emanazione della vita e della luce del mondo, un’armonia musicale dove ogni tono di colore è una nota che Henri suona per noi.

“Tutta la disposizione della mia pittura è espressiva. Il posto occupato dalle figure o dagli oggetti, gli spazi vuoti intorno a essi, le proporzioni, tutto ha una parte da sostenere.” Henri Matisse.

Natura morta con melanzane - 1911-12 - tempera su tela - 210 X 245 - Grenoble, Musèe de Peinture et de Sculpure
Natura morta con melanzane – 1911-12 – tempera su tela – 210 X 245 – Grenoble, Musèe de Peinture et de Sculpure

“Io sogno un’arte equilibrata, pura, tranquilla, senza soggetto inquietante o preoccupante, che sia per ogni lavoratore intellettuale, per l’uomo d’affari come per l’artista di lettere, per esempio, un lenitivo, un calmante cerebrale, qualcosa di analogo a una buona poltrona che lo riposi delle sue fatiche fisiche.” Henri Matisse.

Odalisca appoggiata a una poltrona turca - 1928 - Olio su tela - 60x74 - Musèe National d'Art Moderne, Parigi
Odalisca appoggiata a una poltrona turca – 1928 – Olio su tela – 60×74 – Musèe National d’Art Moderne, Parigi

“E’ con timore che io mi accingo ad iniziare un saggio su un artista in cui si fondono le più squisite qualità francesi: forza e semplicità, dolcezza e limpidezza. Non vi è rapporto fra pittura e letteratura, e riguardo a ciò mi sono sforzato di non creare confusioni. Il fatto è che, per Henri Matisse, l’espressione plastica è uno sfogo, come per il poeta l’espressione lirica. 

Quando mi avvicinai a voi, Matisse, la folla vi stava guardando, e poiché rideva, voi avete sorriso. Essa vedeva una cosa mostruosa, dove era esposta una meraviglia. Vi interrogai, e le vostre risposte mi rivelarono i principi equilibratori della vostra arte, che è frutto della ragione.

Ho lavorato – mi diceste – per arricchire la mia intelligenza, per soddisfare le differenti esigenze del mio spirito, sforzando tutto il mio essere alla comprensione delle diverse interpretazioni dell’arte plastica date dagli antichi maestri e dai moderni. Questo lavoro, d’altronde, è stato anche materiale allo stesso tempo, perché ho cercato di comprendere le loro tecniche.

Poi, versatomi del vino invecchiato, portato da Collioure, cominciaste a espormi le peripezie del vostro cammino irto di pericoli, alla scoperta della vostra personalità. Questo cammino parte dalla conoscenza e va verso la coscienza, cioè all’oblio completo di tutto ciò che non è in voi stesso. Quale impresa! Il tatto e il gusto sono le sole cose capaci di allontanare per sempre quello che non si deve più incontrare sul proprio cammino. L’istinto non può fare da guida; è sviato. Si va infatti alla sua ricerca.

In seguito – continuaste – mi sono studiato, considerando anzitutto le mie opere prime. Esse ingannano raramente. Vi ritrovai un motivo costante, che credetti, a prima vista, una ripetizione che portasse monotonia nei nostri quadri. Era invece la manifestazione della mia personalità, apparsa spontaneamente, qualunque fosse lo stato d’animo per il quale era passata.

L’istinto era stato ritrovato. Finalmente potevate sottomettere la vostra coscienza umana all’incoscienza naturale. Tutto avveniva a tempo opportuno. Mi diceste: mi sono sforzato di sviluppare questa personalità, basandomi soprattutto sull’istinto e ritornando sovente ai principi base; mi dicevo, quando nel corso di un lavoro mi arrestavo di fronte a determinate difficoltà: “Ho dei colori, una tela e devo esprimermi con purezza, posando per esempio quattro o cinque macchie di colore, tracciando quattro o cinque linee che diano un’espressione plastica.
Vi hanno sovente rimproverato questo tipo di espressione sommaria, mio caro Matisse, senza pensare che così voi avete portato a compimento un’impresa estremamente difficile: donare un’esistenza plastica ai vostri quadri con il concorso degli oggetti, solo per suscitare determinate sensazioni.

L’eloquenza dei vostri quadri sorge dalla combinazione dei colori e delle linee. È questo che costituisce l’arte del pittore e non, come credono certi spiriti superficiali, la semplice riproduzione dell’oggetto.

Henri Matisse amalgama i risultati delle sue ricerche e costruisce i suoi quadri mediante colori e linee che diano l’immagine della vita che egli si rappresenta, che siano logiche e formino una composizione serrata, da cui non si possa togliere né un colore né una linea senza ridurre l’insieme a un incontro rischioso di linee e di colori. Mettere ordine nel caos, ecco la creazione! E se lo scopo dell’artista è di creare, occorre anche un ordine di cui l’istinto sarà la misura. Per chi lavora in questo modo l’influenza delle altre personalità non può nuocere. Le sue certezze sono tutte interiori. Provengono dalla sua sincerità e i dubbi che l’angosceranno diverranno la ragione dei suoi intenti.

Non ho mai evitato l’influenza degli altri – diceva Matisse. L’avrei considerata una viltà e una mancanza di sincerità anche nei confronti di me stesso. Sono fermamente convinto che la personalità dell’artista si sviluppi e si affermi proprio per le lotte che essa deve affrontare a confronto con altre personalità. Se il combattimento le è fatale è chiaro che questa era la sua sorte.

Di conseguenza tutti gli stili plastici: l’Egiziano ieratico, il Greco raffinato, il Cambogiano voluttuoso, la produzione dell’antico Perù, le statuette dei negri dall’Africa, proporzionate alle passioni che le hanno ispirate, possono interessare un artista ed aiutarlo a sviluppare la sua personalità. È confrontando ininterrottamente la sua arte con le altre concezioni artistiche e non soffermando più il suo interesse sulle arti affini alle arti plastiche, che Henri Matisse, la cui personalità già così ricca aveva in potenza la capacità di svilupparsi isolatamente, ha raggiunto tale grandezza e tale fierezza.
Ma, pur interessato a conoscere le capacità artistiche di tutte le razze umane, Henri Matisse resta principalmente devoto alla bellezza dell’Europa. 
Come Europei, il nostro patrimonio va dai giardini lambiti dal Mediterraneo ai tormentati mari del Nord. Là noi troviamo l’ispirazione di cui abbiamo bisogno e le bellezze delle altre parti del mondo possono tutt’al più servire da corollario. Così Henri Matisse soprattutto preso in considerazione Giotto, Piero della Francesca, i primitivi Senesi, Duccio, meno potente nel volume, ma più nello spirito. In seguito ha meditato su Rembrandt. Posto a una svolta nella pittura, ha guardato in se stesso per riconoscere la strada che seguiva con piena fiducia il suo istinto trionfatore.

Non siamo in presenza di un tentativo estremista; la caratteristica fondamentale dell’arte di Matisse è di essere razionale. Questa razionalità, sia pure volta a volta appassionata o tenera, si esprime con tale purezza, che ognuno può comprenderla. La coscienza del pittore è il risultato della sua conoscenza delle altre coscienze artistiche. Egli deve l’innovazione plastica al suo istinto o meglio alla conoscenza di se stesso. Quando noi parliamo di natura, non dobbiamo dimenticare che ne facciamo parte e che dobbiamo fare uno studio introspettivo di noi stessi con la medesima curiosità e sincerità con cui studiamo un albero, un cielo o un’idea. Poiché vi è un rapporto tra noi e il resto dell’universo, possiamo scoprirlo e poi non cercare più di superarlo.”

Guillaume Apollinaire

Saggio intervista su Hanri Matisse, pubblicato nel 1907, sulla rivista francese di letteratura e arte La Phalange.

Henri Émile Benoît Matisse - Le Cateau-Cambrésis, 31 dicembre 1869 – Nizza, 3 novembre 1954
Henri Émile Benoît Matisse – Le Cateau-Cambrésis, 31 dicembre 1869 – Nizza, 3 novembre 1954

Le Beatitudini secondo me

Beati i poveri d’ignoranza, perché di essi è la comprensione di ogni libro.
Beati i pittori, perché saranno dagli osservatori capiti e finalmente pagati prima di morire.
Beati gli scultori, perché saranno circondati da fanciulli che ameranno l’arte e non più imbratteranno con cazzate volgari, il marmo bianco dalle loro creazioni.
Beati i poeti, perché erediteranno la voce satirica di ogni editoria, e ogni persona in Terra saprà la vera verità in poesia.
Beati quelli che hanno fame e sete di conoscenza, perché saranno dai saggi saziati, senza l’ausilio più dì Wikipedia ma della grande inclopedia del sapere.
Beati i musicisti, perché troveranno le note della misericordiosa partitura.
Beati quelli che osserveranno un’opera con la saggezza del cuore, perché vedranno la forma e il messaggio della creazione.
Beati quelli che opereranno per educare all’arte, perché saranno chiamati figli del futuro.
Beati i perseguitati a causa della censura e della morale, perché di essi sarà la società che spezzerà le catena e libererà i musei.
Beati voi artisti quando vi diranno che non avete arte, quando vi perseguiteranno perché disegnerete un murale e vi diranno ogni sorta di turpiloquio, per causa mia, Arte.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa per aver debellato gli ottusi i censori e gli ultimi seguici della morale che copre un David perché è volgare, perché avrete portato il regno del colore e delle forme tra noi…

Parola di nato dalla tempesta

Guercino – Allegoria della pittura e scultura – 1637 – Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini
Guercino – Allegoria della pittura e scultura – 1637 – Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini

Arti maggiori – Africa

Lo studio dell’arte, consente di arricchire i codice, che permettono la codifica e la rappresentazione di visioni ed evocazione.

E questo studio è un viaggio che inizia nel momento che posi gli occhi su una forma e non si ferma, cresce con il crescere dei sensi e la percezione del tempo… allora vai indietro fino alle origine della vita e scopri che il viaggio è stato intrapreso già da tempo… e che il diario di questa navigazione è impresso nell’arte delle culture che hanno preceduto e poi seguito il nostro cammino…

L’origine della forma.

ARTE AFRICANA.

L’arte africana è sostanzialmente per comprendere i codici di elaborazione delle diverse culture arcaiche, che nelle loro immagini mentali e negli schemi ideologici sono di riferimento per la comprensione di ogni società umana. L’arte africana è un’arte fondamentalmente concettuale, il cui spirito si basa, sulla trasformazione di strutture cognitive e simboliche in schemi convenzionali, il cui valore rituale impresso, determina la validità dell’opera, essa acquista forma e significato nel rispetto di un messaggio che ha una valenza spirituale o intellettuale….

La forma diventa espressione comunicativa e sostituisce il verbo, la parola. L’opera deve infatti essere comprensibile affinché la comunità né condivida l’idea. La simbologia espressa dall’opera è quindi in piena armonia con il concetto oggettivo di realtà… Le maschere ad esempio sono un esempio di questa comunicazione tra mondo reale e l’idea che in questo contesto risiede nel mondo sovraumano, degli spiriti…

Maschere lignea dei Kwele - Repubblica popolare del Congo
Maschere lignea dei Kwele – Repubblica popolare del Congo

L’estetica diventa quindi basilare nella produzione artistica africana e si esprime attraverso pochi schemi ideologici di riferimento… che nella loro interpretazione conducono a modelli plastici iconografici ben precisi a visualizzare le strutture cognitive in cui si concretizzano le evocazioni spirituali… La bellezza estetica dell’arte africana quindi scaturisce da una linea che dal bello giunge all’efficace.

Statua di Fang del Gabon - Metá del XX Secolo - Legno
Statua di Fang del Gabon – Metá del XX Secolo – Legno

L’influenza delle arti africane, sulla cultura europea avviene a partire dal Novecento, correnti come il Cubismo, il Dadaismo o i Fauves, si ispirarono alle opere che piano, piano i vari gruppi esplorativi saccheggiavano, per rifornire i tanti musei e collezionisti europei… La plasticità delle sculture diede nuovi spunti prospettivi, come l’espressione emotiva delle maschere permise, la sperimentazione di forme espressionistiche alternative ai canoni accademici fin ad allora adottati…

Pablo Picasso - Testa con scarificature - olio e sabbia su tavola - 1907
Pablo Picasso – Testa con scarificature – olio e sabbia su tavola – 1907

Interiorità – Acqua

ACQUA

Senza di essa la vita non è possibile….
Anche questo vitale elemento, ha avuto nei secoli l’attenzione del pensiero umano… che nelle sue mistiche riflessioni lo ha reso elemento costruttivo dello spirito…

Elemento acqua…

Adattabile, capace di cambiare in forma, mutare in stato, dare mistero nell’essere vita…

Nel suo significato simbolico, freschezza, freddezza.
Ed ecco emergere una delle sue caratteristiche fondamentali, la capacita di raffreddare… che nel trasposizione energetica delle forze vitali… rappresenta lo scambio, l’interazione tra il corpo e la mente nella sua connessione con l’esterno… riportando all’Interno, calma e tranquillità…acqua per calmare, attenuare…
Acqua fisicità equilibrata alla centralità delle energie basse…scorrere, flessibilità…
gravità, morbidezza, l’acqua tende sempre verso il basso… e nel basso profondo trova il suo punto di massimo equilibrio..

Acqua e corpo…. acqua della vita…
Nella sua funzione spirituale l’acqua è il medium che purifica… immergersi in essa, significa ritualizzare l’essenza della cose e dei corpi… ritornando all’origine dalla vita, alla nascita, rievocando la regressione e la rigenerazione.
Ma poiché è simbolo della vitalità della terra, essa scorre nelle profondità per riemergere nella ricchezza della fecondità, essa può essere anche letale e fangosa… intrappolando la forma… che in essa veicola la vita… acqua come energia divina, come sangue…

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Arte moderna – I rinati

È morto Tomás Quintín Rodríguez Milián, conosciuto nel mondo con il nome d’arte di Tomas Milian.

Un cigno travestito da falco…

Ecco quello che era Tomas… un artista, elegante, esteticamente sensuale nel suo recitare, che il duro mercato della settima arte, trasforma nel simbolo del grottesco, del romano de Roma… trucido e spaccane…

Un artista rinato in un mondo, che non concedeva attese…

Lo voglio ricordare con un’immagine… estratta dal film Il tormento e l’estasi, del 1965… in cui da il volto al sublime Raffaello Sanzio…

Tomas Milian e Charlton Heston in "Il tormento e l'estasi" - Carol Reed, 1965
Tomas Milian e Charlton Heston in “Il tormento e l’estasi” – Carol Reed, 1965