Arti moderne – Maestri

Torno a parlare delle fotografia, dopo Brassai e i suoi scatti notturni, punto l’obiettivo su uno dei padri della fotografia moderna:

Alfred Stieglitz.

Nato a Hoboken nel New Jersey nel 1864, si trasferisce in Germania dove studia Ingegneria, ed è lì che per la prima volta Alfred prende in mano una macchina fotografica.
Tornato negli Stati Uniti nel 1902 fonda la Camera Work, rivista fotografica voluta da Stieglitz per portare il livello d’importanza della fotografia americana alla pari con l’allora élite europea…
Stieglitz inizia la sua carriera quindi in un periodo in cui la fotografia, inizio a imporre la sua presenza, entrando inevitabilmente in competizione con quella che fino ad allora era stata l’arte per eccellenza nella riproduzione, la pittura, che vede inesorabilmente perdere il suo posto nel mercato delle riproduzioni, incapace di superare la fedeltà che il nuovo mezzo tecnologico riusciva a realizzare con i suoi scatti.
Pittorialisti, ecco come veniva definita questa nuova generazioni di artisti. Non volevano essere definiti professionisti della fotografia, che nel mercato avevano trovato una nicchia nella trasposizione di immagini documentariste e di archiviazione scientifica ed editoriale. Ma fotografi che cercavano di dimostrare che la loro fotografia era Arte, quindi, disinteressati alla produzione di mercato, si potevano come pittori, fotografando, paesaggi, ritratti e nature morte, dove il processo di stampa veniva manipolato per rendere la foto, un’unico e originale scatto artistico.

Tra i temi preferiti di Stieglitz i grattacieli.
Scatti isolati, quasi sempre notturni, una poetica sulla condizione umana espressa attraverso, luci e ombre, acciaio e cemento, istanti di realtà sublime, resi immortali dal tempo e dall’occhio di un’esule del tempo.
Tra le sue immagini più famose, uno scatto del 1907 The Steerage, che immortale la moglie e la figlia durante una traversata oceanica, dirà:
“Vedevo le forme legate l’una all’altra – un’immagine di forme, e ad essa sottesa, una nuova prospettiva che mi prendeva: le persone semplici, la sensazione delle nave, l’oceano, il cielo. Un senso di liberazione dalla folla dei ricchi. Mi venne alla mente Rembrandt e mi domandavo se si sarebbe sentito come mi sentivo io.”

Alfred Stieglitz, The Steerage, 1907
Alfred Stieglitz, The Steerage, 1907

Nel 1916 incontra Georgia O’Keeffe grande pittrice, diventerà la sua seconda moglie.
Saranno oltre 500 gli scatti che Stieglitz dedicherà a Georgia. Come per i grattacieli Stieglitz, vuole ritrarre la parte intima e strutturale della figura umana, immortalare nelle parte, come nell’insieme gli aspetti nascosti dell’animo umano nello spazio visivo, ricercando l’identità oltre l’aspetto, oltre i particolari, oltre il corpo.

Alfred Stieglitz, Georgia O'Keeffe, 1918
Alfred Stieglitz, Georgia O’Keeffe, 1918

Non saranno gli unici ritratti, e proprio da essi, Stieglitz prende consapevolezza di cosa sia l’arte e la fotografia. Esperienze di vita, così definirà i suoi scatti, “equivalents“, l’equivalente delle esperienze, dei ricordi e delle emozioni. La sua fotografia cambia, nelle inquadrature, nella scelta delle composizioni, nasceva la fotografia moderna. La fotografa e critica Doroty Norman dirà:
“Ha visto, e sentito, i momenti più fugaci della più fragile e angelica delicatezza, fusi perfettamente con i vertici più profondi, eterni e senza tempo del rapporto che l’uomo ha con tutte le cose dell’universo.”

In ultimo è da ricordare la sua attività come gallerista. Con la galleria 291, mostrò agli americani l’arte europea nascente, ispirando generazioni di artisti americani, che per la prima volta poterono vedere l’arte di Paul Cezanne, Pablo Picasso e Henri Matisse.

Alfred Stieglitz – Grand Central Terminal, 1929
Alfred Stieglitz – Grand Central Terminal, 1929