Arti maggiori – Imprimitura parte seconda

Torniamo alle Arti maggiori, e alla preparazione delle opere d’arte, è di fondamentale importanza preparare in maniera adeguata il supporto che farà da letto alla nostra pittura, lo splendore e la resistenza al tempo, dipende da questo.
Questa preparazione viene chiamata:

Imprimitura

Gia trattata nei primi post, ne approfondisco i contenuti con alcuni cenni storici.

Una tavola, un cartone o una tela grezza, come ho descritto in precedenza, risultano inadatte a ricevere il colore, gli artisti nei secoli hanno quindi sperimentato, procedure preparatorie atte a rendere questi supporti idonei alla ricezione dei pigmenti.

Per tradizione un’imprimitura è composta da tre elementi:
1 – Gessi.
2 – Leganti – quali colle e oli.
3 – Pigmenti

Gessi – Il gesso più comunemente usato per L’imprimitura è il cosiddetto gesso a oro o da doratore, importante nella preparazione non far bollire mai il gesso, il suo scopo è creare supporti assorbenti adeguati.

I leganti
La colla – i vari trattati consiglio di evitare le cosiddette colli forti, la tradizione consiglia l’uso di colle naturali, quali la colla di coniglio, o la colla di pesce, il Cennini, nel suo trattato sulle vite, cita la colla di pergamena, in commercio oggi esistono colle chimiche che possono sostituire le colle naturali, ma è sempre consigliabile l’uso delle citate, se si vuole ottenere un buon risultato.
Oli – per l’olio è molto più semplice la scelta, il classico olio di lino cotto o in mancanza quello crudo.
L’azione dei leganti è quella di regolare l’azione assorbente dei supporti oltre a legare gli elementi ed evitare screpolature e rigidità, la quantità di olio in particolare modera l’azione assorbente del gesso, e la plasticità del supporto.

I pigmenti – la scelta è totalmente a discrezione dell’artista, il colore ha lo scopo di creare uno sfondo colorato per la composizione, imprimiture bianche possono richiedere l’uso del bianco di zinco, altre colorazioni, possono essere create utilizzando le terre, si sa che ad esempio i fiamminghi, usassero colorare con toni grigi le imprimiture, come i Freraffaelliti, prediligevano imprimiture bianchissime mescolando il bianco con vernice d’ambra.

Per ricordare.
Dalle note del Vasari le prime innovazioni pittoriche, si sarebbe sviluppate a Firenze tra il 1200 e 1300, grazie a decoratore greci che insegnarono le loro tecniche a giovani artisti, fra cui il Cimabue, considerato da molti il padre della pittura italiana e precursore delle innovazioni che in seguito hanno poi reso il rinascimento l’epoca d’oro dell’arte italiana.

Leonardo Da Vinci - La scapigliata
Leonardo Da Vinci – La scapigliata

Da queste innovazioni derivano tutte le ricette di imprimitura che conosciamo e che ci sono state tramandata da artisti come il Vasari e il Cennini, attraverso i loro scritti, che oggi condivido con alcuni stralci.
Sulla pittura scriverà il Vasari così:
“Gli uomini per potere portare le pitture di paese in paese, hanno trovato la comodità delle tele dipinte, come quelle che pesano poco et avvolte sono agevoli a trasportarsi. Queste a olio, perch’elle siano arrendevoli, se non hanno a stare ferme non s’ingessano, atteso che il gesso vi crepa su arrotolandole, però si fa una pasta di farina con olio di noce et in quello si metteno due o tre macinate di biacca, e quando le tele hanno auto tre o quattro mani di colla che sia dolce, ch’abbia passato da una banda a l’altra, con un coltello si dà questa pasta, e tutti i buchi vengono con la mano dell’artefice a turarsi. Fatto ciò, se li dà una o due mani di colla dolce e da poi la mestica o imprimatura, et a dipignervi sopra si tiene il medesimo modo che agl’altri di sopra raconti.”

Sull’imprimitura il Cennini scriverà così.
“Fa una colla di pergamena diluita in modo che provata sulle palme delle mani senti che appiccica. Allora è buona e va colata due o tre volte. Poi abbi una mezza pignatta di questa colla a cui aggiungerai un terzo d’ acqua e falla bollire, poi danne una mano sulla tavola e lascio’ seccare. Poi da due mani della prima colla intera e lascia’ seccare l’una e l’altra volta. Dopo aver incollata così la tavola prendi dei pezzi di vecchia, ma pulitissima tela di lino, inzuppala della prima colla intera e spianali bene sulla tavola e lascia seccare per due giorni. Con coltellino molto tagliente asportazione tutte le asperità, poi con gesso grosso ben macinato insieme a della prima colla se ne dà sulla tela, a mezzo di stecca e asciutto che sia’ si rada bene col coltellino. Poi prendi gesso sottile e lascialo imbibire bene d’ acqua e senza usare altra acqua macinalo sulla pietra, indi messo in un pannolino spremilo fortemente, tritalo col coltello, e posto in un pignattino con della prima colla (ricordando che il gesso sottile deve essere meno incollato dell’altro) disfatto finchè diventi senza grumi, facendolo poi fondere a bagnomaria, ma non bollire che si guasterebbe. Quando è caldo con pennello di setole morbide ne distendi uno straterello su tutta la tavola aiutandoti con la mano per spianarlo in modo da incorporare il’ gesso grosso con quello sottile, poi danne altre tre mani senza fregare con la mano (l’ultima per l’altro verso) sempre tenendo il’ gesso caldo e non aspettando che gli strati siano proprio asciutti ma soltanto separati l’uno dall’altro da un certo riposo. Quando hai finito di ingessare (l’operazione deve essere completata in un giorno), lascia seccare almeno due giorni e due notti, indi con un sacchetto di tela ripieno di polvere di carbone tampona la tavola e poi con un mazzo di penne spazza via ed uguaglia questa polvere nera, cosi dovendo radere il gesso con un ferro piano dove è più bisogno da radere”.

Studi effettuati ad esempio, sulle opere del Caravaggio hanno evidenziato come egli usasse stendere più mani di imprimitura, conferendo alla stesure iniziali, una materia meno raffinata, mescondo nei primi strati sabbia o derivati granulosi.
Che utilizzasse come gesso il solfato di calcio o il carbonato di calcio, e che prediligesse le mezzetinte, usando ocre e terra, per la stesura finale.

Caravaggio -I musici - 1595 ca - Olio su tela - 92,1 × 118,4 cm - New York, Metropolitan Museum of Art.
Caravaggio -I musici – 1595 ca – Olio su tela – 92,1 × 118,4 cm – New York, Metropolitan Museum of Art.