Poesia – Scontri all’arma parlata.

Poesia unica e bella, quando in rima canta di amori e contese.
Quando le parole offendono con la grazie dell’eleganza.
Leggete come un tempo si dialogava prima che la rete la mente fiaccava.

Dal CYRANO DE BERGERAC di EDMOND ROSTAND

Il Duello

IL VISCONTE: Ah……avete un naso troppo grande.

CIRANO: Grave. Infatti!

IL VISCONTE: Ridendo. Ah!

CIRANO: Imperturbabile. Questo è tutto?….

IL VISCONTE: Ma…

CIRANO: È assai ben poca cosa!
Se ne potevan dire…. ma ce n’erano a josa,
variando di tono. — Si potea, putacaso,
dirmi, in tono aggressivo: «Se avessi un cotal naso,
immediatamente me lo farei tagliare!»
Amichevole: «Quando bevete, dée pescare
nel bicchiere: fornitevi di
un qualche vaso adatto!»
Descrittivo: «È una rocca!…
È un picco!.. Un capo affatto!
Ma che! l’è una penisola, in parola d’onore!»
Curioso: «A che serve quest’affare, o signore?
forse da scrivania, o da portagiojelli?»
Vezzoso: «Amate dunque a tal punto gli uccelli,
che vi preoccupaste con amore paterno
di offrire alle lor piccole zampe un sì degno perno?»
Truculento: «Ehi, messere,
quando nello starnuto
il vapor del tabacco v’esce da un tale imbuto,
non gridano i vicini al fuoco nella cappa?
Cortese: «State attento, che di cotesta chiappa
il peso non vi mandi per terra, a capo chino!»
Tenero: «Provvedetelo di un piccolo ombrellino,
perchè il suo bel colore non
se se vada al sole!»
Pedante: «L’animale che Aristofane vuole
si chiami ippocampelofantocamaleonte
tante ossa e tanta carne
ebbe sotto la fronte!»
Arrogante: «Ohi, compare, è in moda quel puntello?
Si può infatti benissimo
sospendervi il cappello!»
Enfatico: «Alcun vento, o naso magistrale,
non può tutto infreddarti, eccetto il Maestrale!»
Drammatico: «È il Mar Rosso, quando ha l’emorragia!»
Ammirativo: «Oh, insegna da gran profumeria!»
Lirico: «È una conca? Siete un genio del mare?»
Semplice: «Il monumento si potrà visitare?»
Rispettoso: «Soffrite vi si ossequii, messere:
questo sì che vuol dire qu
alcosa al sole avere!»
Rustico: «Ohè, corbezzole!
Dàgli, dàgli al nasino!
È un cavolo gigante o un popon piccolino?»
Militare: — «Puntate contro cavalleria!»
Pratico: «Lo vorreste mettere in lotteria?
Sarebbe il primo lotto!» O in fin, parodiando
Piramo, tra i singhiozzi: «Eccolo, l’esecrando
naso che la bellezza del suo gentil signore
distrusse! Or ne arrossisce,
guardate, il traditore!»
Ecco, ecco, a un di presso, ciò che detto mi avreste
se qualche po’ di spirito e di lettere aveste.
Ma di spirito, voi, miserrimo furfante,
mai non ne aveste un’oncia, e di lettere tante
quante occorrono a fare
la parola: cretino!

Aveste avuto, altronde, l’ingegno così fino
da potermi al cospetto dell’inclita brigata
servirmi tutti i punti di questa cicalata,
non ne avreste nemmeno la metà proferito
del quarto d’una sillaba, chè, come avete udito,
ho vena da servirmeli senz’alcuna riserva,
ma non permetto affatto che un altro si permetta.

IL DUELLO

 

CIRANO: Chiudendo un poco gli occhi.

Aspettate… che scelga le mie rime… Ci sono!

 

Ecco, ed io gitto con grazia il cappello,

poscia comodamente, pian pianino,

mi libero del mio vasto mantello

che mi attabarra, e lo spadon sguaìno.

Di Celandone più gentil, più fino

di Scaramuccia al gioco dello stocco,

vi prevengo, mio caro paladino,

che giusto in fin della licenza io tocco.

Meglio v’era tacer, signor mio bello!

Dove t’infilzerò, dimmi, tacchino?

Sotto il giubbetto, al fianco, ti sbudello?

nel cuor, sotto l’azzurro cordoncino?

— Volteggia la mia punta: un moscerino!

Tintinnano le cocce, odi che schiocco!

Sì, certamente… in mezzo del pancino,

giusto alla fin della licenza io tocco!

Mentre io vò in cerca

di una rima in ello….

tu rompi, bianco come un pannolino!

Vuoi forse darmi la parola: agnello?

— Tac! e la punta io paro onde il festino

ti pensavi di farmi, o malandrino! —

Ecco: t’apro la via,

— chiudo lo sbocco…

Su, reggi bene, guattero, l’uncino!

Giusto alla fin della licenza io tocco.

LICENZA

Raccomàndati a Dio, bel principino!

Ecco: io m’inquarto, io par

o, io fingo, io scocco…

Eh, là! prendi, piccino!

Giusto alla fin della licenza, io tocco.

Chicago Shakespeare Theater: Cyrano de Bergerac
Chicago Shakespeare Theater: Cyrano de Bergerac

 

Arti moderne – Censure

Un tema molto caro e di delicata attenzione per l’artista è:

La Censura.

La libertà d’espressione è sempre stata oggetto delle lussuriose avance di questa signora immoralmente austera.

Mi piace tristemente definirla come una catena che ci incatena.

Con il primo anello è già formata la catena! Il primo discorso censurato…Il primo pensiero proibito…La prima libertà negata…ci incatena tutti irrevocabilmente. [… ] La prima volta che la libertà di un qualsiasi uomo venisse calpestata, ne subiremmo tutti il danno!
Cit. Serie: Star Trek The Next Generation. (Onore come Trakeriano citarla)


Testimonianze moderne di disordini silenziosi.

NUOVO CINEMA AQUILA:
DOPO LA CENSURA, LA CHIUSURA?
LETTERA APERTA ALL’ASSESSORE ALLA CULTURA E VICESINDACO LUCA BERGAMO

Gentile Vicesindaco Luca Bergamo,
È inammissibile il silenzio delle istituzioni in merito alle ultime vicende al Cinema Aquila. Ancor più assordante se messo a confronto con la risonanza mediatica che ha sollevato la questione della censura di alcune pellicole, oggetto di uno strano rifiuto che ha visto un insolita convergenza tra M5S e PD: è su questa inammissibile censura che l’intero percorso partecipativo ha subito un maldestro tentativo di arresto da parte dell’amministrazione.

In una città alla deriva, che va assumendo connotati che ci preoccupano alquanto e le cui innumerevoli emergenze immaginiamo la tengano molto occupato, per essere proprio sicuri che l’informazione sia arrivata anche a Lei, lo ribadiamo ancora una volta: la scorsa settimana al Cinema Aquila sono state censurate tre pellicole ed uno spettacolo teatrale! E ci interessano il giusto i balbettii dell’amministrazione municipale sul mancato rispetto di un fantomatico regolamento: la rete BDS si è affacciata al cinema Aquila dopo diversi episodi di censura palese e sulla cancellazione della presentazione di Piccolo Mondo Cane si era già chiaramente espressa l’assessore Brunetti.

Ci aspettavamo di dipanare le ragioni della censura e del silenzio delle istituzioni nell’assemblea di giovedì scorso. L’assenza del Municipio al tavolo aperto di programmazione partecipata (annunciato intempestivamente sul sito del municipio il giorno prima per poi essere disdetto a poche ore dal suo svolgimento) ci induce a rivolgerci direttamente all’amministrazione capitolina e specificamente all’assessorato alla Cultura da Lei rappresentato per conoscere la posizione del Comune in merito alla censura attuata sulle pellicole programmate ed all’inaccettabile tentativo di sospensione del processo di programmazione partecipata in corso da tre mesi.

Per la gravità di quest’atto e per dissipare il dubbio che in Italia si possa, ancora oggi, applicare censure, venerdì siamo venuti nel suo assessorato ed in segno di decisa disobbedienza civile siamo entrati nel corridoio antistante il suo ufficio.
Dopo pochi minuti, siamo stati ricevuti con disponibilità nella sala riunioni dal suo capo staff Emiliano Paoletti, al quale abbiamo puntualmente riportato i tanti punti di criticità riguardo il cinema Aquila e chiesto delle immediate e concrete prese di posizione da parte del Comune. Ad oggi stiamo ancora aspettando che rompiate questo imbarazzante silenzio. Pertanto, ancora una volta, reclamiamo una risposta concreta alle seguenti questioni:

– chiediamo che il Comune di Roma dissipi ogni dubbio su una censura inaccettabile, che ha leso un diritto costituzionalmente garantito, quale è la libertà di pensiero e di espressione, e ci manifesti che abbiamo frainteso ciò che è avvenuto: riprogrammare “ufficialmente” i film e lo spettacolo teatrale previsti per la scorsa settimana già nella settimana entrante sarebbe un buon segnale;

– chiediamo che il Comune riavvii il tavolo di programmazione partecipata previsto ogni giovedì nel foyer del Nuovo Cinema Aquila, che ne garantisca la riapertura già da domani per proiettare le pellicole previste dalla programmazione di marzo e che il periodo di apertura temporanea prosegua fino alla futura assegnazione;

– chiediamo che, nell’avviso pubblico, la partecipazione, tanto rivendicata nel percorso “Co-Roma” (cui abbiamo preso parte anche come singoli cittadini) non rimanga un aspetto solo esteriore ma che sia una pratica tangibile e riconoscibile. Uno spazio di partecipazione e di co-progettazione, anche, ma non solo, fisico, deve essere presente e mantenuto aperto nel cinema, riservato alle proposte della cittadinanza e garantito dal contratto di concessione con il prossimo soggetto assegnatario. Questo è indispensabile per un’autentica fruizione collettiva e sociale del bene, e ci auspichiamo possa divenire un modello innovativo e replicabile, senza dimenticare che è al tempo stesso congruente con quanto previsto dalla legge 109/96 sul riutilizzo dei beni confiscati alla mafia.

In ultimo vorremmo invitarla a riflettere sul fatto che chi si siede ad un tavolo aperto, lavora alla sua organizzazione, ne garantisce la massima trasparenza ed accessibilità pubblica, mantiene con impegno volontario un cinema aperto gratuitamente e struttura una programmazione fruita da migliaia di persone, non può essere tacciato di settarismo e sopratutto non può essere il responsabile dell’assenza o inefficienza altrui. Siamo davvero al paradosso: i cittadini che partecipano al tavolo sono settari, mentre le istituzioni che non vi partecipano sono più rappresentative del territorio. La critica che ci avete rivolto ingiustamente oggi ve la rivolgiamo noi.: Assessore non sia settario e di parte, prenda una posizione netta contro la censura ed a favore della partecipazione democratica e popolare diffusa, lo faccia prima che non abbia più senso! Non eravamo noi gli assenti a quel tavolo, la censura e le scelte unilaterali sono state imposte dall’alto, e quell’alto questa volta è anche lei.

Invece di mettere a valore un’esperienza innovativa di partecipazione cittadina ad un bene collettivo, che ha visto tante e tanti contribuirvi a titolo volontario, offrendo una programmazione culturale di qualità, aperta e gratuita per tutta la città, l’amministrazione risponde con la censura, ostacolando e disconoscendo questo percorso. Questa che le stiamo offrendo, noi, come tantissimi altri in questa città, è un importante opportunità politica: un amministrazione minimamente lungimirante dovrebbe riconoscere ed incentivare questo tipo di impegno, sarebbe una miopia imperdonabile non farlo, ed ancora peggio non farlo ora.

Le vostre scelte non stanno producendo altro che un brutto film, il cinema è vuoto (Nella foto la sala come si presentava ieri 19 marzo….).

Vuole scrivere un soggetto migliore? Le suggeriamo di partire dai territori, dalle donne e uomini che ci vivono quotidianamente e da decenni mettono in atto forme spontanee, e mai inconsapevoli, di democrazia diretta e partecipata, a partire dai propri desideri e bisogni, di fronte amministrazioni colpevoli al meglio di totale incapacità: forme creative, inclusive, gioiose e libertarie che hanno difeso questa città e resa meno invivibile.


La Censura non è un argomento di scuola di tempi è regimi passati, ma è una realtà che si fonde con le azioni quotidiane.

Dalla prima volta che si vieta ad un bambino di credere alla fantasia, alla prima volta che si fa silenzio quando un uomo ruba il diritto ad una donna d’esser pari dinanzi all’arte e alla cultura, alla prima volta che ci si volta dall’altra parte quando violata è la libertà alla parola.

Nato dalla tempesta - Censura
Nato dalla tempesta – Censura
Nato dalla tempesta - Censura
Nato dalla tempesta – Censura

L’opera della vignetta è la meravigliosa Maja nella versione desnuda e vestida, di Francisco Goya.

Canti di battaglia

Per molti una canzone è solo una canzone, ma alcune sono canti di battaglia che ci ricordano che siamo combattenti all’ascolto, che il silenzio e l’indifferenza è l’arma migliore per essere sottomessi all’odio e alla violenza.

FRANCESCO GUCCINI – AUSCHWITZ

Guccini scrive questo toccante brano dopo aver letto il romanzo autobiografico di Vincenzo Pappalettera Tu passerai per il camino, dove l’autore racconta le sue memorie durante la sua prigionia nel campo di concentramento di Mauthausen.

Il testo di “Auschwitz” è stato scritto da Guccini in modo che risultasse a due voci: la prima la più toccante e struggente, è quella di un bambino “morto con altri cento, passato per un camino e adesso è nel vento”. La seconda è quella dello stesso Guccini che si pone alcune domande a cui ancora oggi dopo anni di distanza non è facile dare risposta.

TESTO

Son morto con altri cento, son morto ch’ero bambino,
passato per il camino e adesso sono nel vento e adesso sono nel vento….
Ad Auschwitz c’era la neve, il fumo saliva lento
nel freddo giorno d’ inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento…
Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio:
è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento, a sorridere qui nel vento…
Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento…
Ancora tuona il cannone, ancora non è contento
di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento…
Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà…
Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà e il vento si poserà…


Ho condiviso questa canzone per ricordare quello che i libri e le parole dei miei nonni mi hanno insegnato. Che la guerra fa schifo e non vi è nessuna ragione logica o illogica, morale o immorale che la giustifichi.

Oggi leggo sulle testate di informazione, come i leader al potere dei nostri paesi, giochino a braccio di ferro, sfidandosi con presunti attacchi di guerra, giustificando azione e parole con la scusa della prevenzione. Prevenire per la salvezza comune.

È cosi difficile coesistere in pace. Sembra proprio di si. Il passato non riesce a scavare nei cuori il ricordo del dolore. Io sono solo uno sconosciuto come tanti, l’ultimo che forse potrà dire la sua.

Ma cara amici e nemici, cari Donald Trump, cari Kim Jong-un, cari Angela Merkel e tutti quelli che vi seguono.

SIETE TESTE DI CAZZO

 

Arti moderne – Mostre

Nel condividere i prossimi Post, per un piccolo e non grave incidente ad una mano, sarò costretto a limitare i miei post o come in questo caso limitarmi a riportare citazione o estratti d’interesse artistico questo per ovvia rapidità. Non mancherò ovviamente di esporre nella rapidità delle mia attuali possibilità miei pensieri o opinioni d’arte.


“Frida Kahlo. Oltre il mito”: al MUDEC la grande mostra dedicata all’artista messicana

Frida Kahlo
Frida Kahlo

Frida Kahlo. Oltre il mito”. Questo il titolo della mostra che sarà ospitata al MUDEC, Museo delle Culture di Milano, dal 1 febbraio al 3 giugno 2018. In esposizione oltre 100 opere dell’artista messicana, di cui alcune mai viste in Italia e in Europa. L’obiettivo, palese nelle parole del curatore Diego Sileo, è quello di conoscere una Frida inedita. “Nel migliore dei casi – spiega Sileo – la sua pittura è stata interpretata come semplice riflesso delle sue vicissitudini personali o, nell’ambito di una sorta di psicoanalisi amatoriale, come un sintomo dei suoi conflitti e disequilibri interni”. Così “l’opera si è vista rimpiazzata dalla vita e l’artista ingoiata dal mito”. 

Questa mostra è il frutto di un progetto durato ben sei anni e realizzato grazie alla possibilità di accesso, per il curatore, all’archivio ritrovato nel 2007 a “Casa Azul”, la dimora di Frida, situata a sud di Città del Messico.

L’esposizione si suddivide nei seguenti temi: Politica, Donna, Violenza, Natura e Morte. Sarà possibile ammirare anche alcune foto scattate direttamente dall’artista.

Le opere provengono dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e dalla Jacques and Natasha Gelman Collection.

Antonella Criscuolo

I 10 COMANDAMENTI 2.0


Come ripetuto e come ripeto ancora il mio spazio è Arte.

E di arte discuto, condividendo i maestri, le tecnica e la passione per le virtù creatrici dell’essere umano.

Ma come ho scritto è civico ed etico porsi a difesa dei valori più semplici della vita o comunque prendere posizione verso di essi. Perché nel prendere posizione si difende la vita e i valori di essa. Io difendo l’Arte e con essa il suo più grande valore la libertà d’espressione. In ogni post scritto, in ogni maestro presentato, vi era un messaggio di libertà, perché ogni opera che un artista (nelle sue piene facoltà mentali) dona, vuole liberare il cuore e la mente da un pregiudizio.

Oggi sono in questa comunità è condivido i miei pensieri. È dovere mio esser rispettoso di ogni opinione condividendola o rifiutando con dignità verso la lingua italiana e l’integrità di ogni individuo.

Ma è anche mio diritto far battaglia con la stessa dignità, la stessa reverenza per la lingua italiana e integrità verso ogni individuo che condivide un pensiero. Perché quel che desidero è un web LIBERO d’azioni volgari e d’odio. Dove il dibattito sia nel valore della classicità dei maestri oratori che furono padri della nostra cultura.

Quindi con IRONIA e con pacifica e non violenta azione do BATTAGLIA alla morale dell’odio.

I DIECI COMANDAMENTI

by Nato dalla Tempesta

1 – Io sono il WEB, World Wide Web,  puoi avere altri Luoghi dove rompere i coglione oltre me.

2 – Puoi farti nickname con immagini in tutti i social che vuoi, ma non usare foto di attori e fotomodelli, le donne non sono fesse, NON CI CASCANO. Mentre gli uomini sono fessi… SVEGLIATI.

3 – Osserva un giorno per riposarti se non il Sabato, la Domenica non è un male staccarsi dalla rete e dalle onde elettromagnetiche che ti friggono le cellule del cervello. Esci per le strade e forse ti accorgerai che puoi avere ancora una speranza.

4 – Quando costruisce il tuo pensiero, prenditi tutto il tempo possibile, documentati, ci sono luoghi magici piene di fatate parole ed incantesimi che aprono le porte della verità, si chiamo biblioteca e contengono libri, consultali prima di scrivere un tuo pensiero. Non confutare quella che può essere solo un’idea, che sei un idiota.

5 – Non condividere Post senza averli letti e compreso bene. Perché è responsabilità tua ogni conseguenza, nel bene o nel male, ricorda che un click può uccidere. Se oggi sei tu il carnefice un giorno potresti essere la vittima. La saggezza ti può salvare la vita.

6 – Lo so che le prostitute o emerito testa di ca&&o non son più bianche e a te oh notturno depravato della destra radicata piacciano solo se son ariane. Ma lascia il web libero dai tuoi profili cacciatori, cosi che i poveri blogger gossippari possono condividere culi e tette in pace. Cosi anche voi oh sociali imbavagliati della sinistra picchiatrice che del colore non fate caso, giocate alla Playstation e lontani state dal web che vuole amare, non scopare.

7 – Non usate il web per chiedere soldi, ricattando con virus crittografici o catena di sant’Antonio che si è già rotto di portarla sta catena. Dovrete morire un giorno e i conti con il santo saran pesanti da incassare.

8  E se capita che giungi ad un dibattito tieni accanto a te oh combattivo avatar un VOCABOLARIO della lingua italiana, gli insulti, le parolacce i luoghi comuni non sono argomenti di risposta.

9 – E se hai oh sempre combattivo avatar comprato il VOCABOLARIO cerca la definizione di ANONIMO, perché questo sei. Un’immagine senza nome, quindi non è necessario moltiplicare i tuoi avatar, ne basta uno per nascondere le tue azioni.

10 – E se capita che un dialogo o una relazione virtuale non giunge a conclusione pacifica. Non rompere i coglioni camuffandoti con altro avatar (sei già anonimo coglione), per perseguire vendette all’onor tuo dileggiato e nell’oscurità della rete perseguitare chi in bene o male ti ha offeso. Si Chiama STALKING ed è perseguibile per legge.

Nato dalla tempesta - Il silenzio è d'oro
Nato dalla tempesta – Il silenzio è d’oro

Arti moderne – Maestri

Ruth Bernhard

14 ottobre 1905, Berlino, Germania - 18 dicembre 2006, San Francisco, California, Stati Uniti
14 ottobre 1905, Berlino, Germania – 18 dicembre 2006, San Francisco, California, Stati Uniti

Ruth Bernhard nasce a Berlino nel 1905.

Dopo due anni presso l’Accademia d’Arte di Berlino, nel 1927 si trasferisce a New York dove ha iniziato la sua carriera fotografica, che la porterà a diventare una della più grandi interpreti femminili dell’erotismo fotografico.

A portare Ruth ad una consapevolezza della fotografia oltre il suo status di mezzo meccanico di riproduzione è stato l’incontro nel 1935 con Edward Weston su una spiaggia della California a Santa Monica. Un incontro che avrebbe inevitabilmente trasformato ed elevato tutta la sua percezione della fotografia.

“Ero impreparata… vedere le sue foto per la prima volta è stato travolgente È stato un fulmine nel buio… qui davanti a me era la prova inconfutabile di quello che avevo pensato possibile. Un’artista intensamente vitale il cui mezzo è stato fotografia.”

La consapevolezza che la fotografia potesse essere Arte per Ruth è stato illuminante.

Ruth Bernhard - Dentro il cerchio - 1934
Ruth Bernhard – Dentro il cerchio – 1934

E si dedico con energia e devozione all’arte cercando di trasformare i suoi scatti in un porte verso la creativa e l’eternità. Rendendo ferme nel tempo la bellezza e la forma della vita.

“La luce è la mia ispirazione, la mia vernice e il mio pennello. È di vitale importanza come il modello stesso. Profondamente significativo, accarezza le curve superlative essenziali e le linee. Riconosco la luce come l’energia da cui dipende ogni forma di vita su questo pianeta”. Ruth Bernhard

Ruth Bernhard - Star shell, 1943
Ruth Bernhard – Star shell, 1943

“Per me, la creazione di una fotografia è vissuta come una risposta emotiva intensificata, più affine alla poesia e musica, ogni immagine è il culmine di un impulso irresistibile che non può negare. Sia che si lavori con una figura umana o una natura morta, Io sono profondamente consapevole della mia connessione spirituale con essa. Nella mia vita, come nel mio lavoro, sono motivata da un grande desiderio di equilibrio e armonia al di là del regno della esperienza umana, raggiungendo l’essenza di unità con l’universo”. Ruth Bernhard

Ruth Bernhard - Doll's head, 1936
Ruth Bernhard – Doll’s head, 1936

Arti maggiori – Maestri dell’espressione

La natura umana sconvolge al margine degli avamposti dello spirito. Nel suo viaggio tra luce e ombre scandalizza l’innocente pensiero della vita. ferendo con la spada dell’inutilità l’onesta virtù che concede la scelta. 


“Camminavo lungo la strada con due amici
quando il sole tramontò
il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue
mi fermai, mi appoggiai stanco morto a un recinto
sul fiordo nerazzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco
i miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura
e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura.”

Dal Diario di Edvard Munch.

Edvard Munch - L'Urlo - 1893 - olio, tempera, pastello su cartone - 91×73,5 cm - Museo Munch, Oslo
Edvard Munch – L’Urlo – 1893 – olio, tempera, pastello su cartone – 91×73,5 cm – Museo Munch, Oslo

Altre 22 vite urlano il sacrilegio all’infranta vita, giunge l’urlo dell’emerito viandante che nel pianto si piega all’infamia della morale della guerra.

NO ALLA VIOLENZA

Liberi di essere.

La natura del mio Blog è e sarà divulgare l’arte e la bellezza della conoscenza. Ma come è spesso capitato in altre circostanza è civico ed etico porsi a difesa dei valori più semplici della vita o comunque prendere posizione verso chi è contro oppure no, o più semplicemente dire la propria in libertà.

LA LIBERTÀ

La libertà è il pilastro della nostra trascendenza, va difesa, ma non è semplice scegliere il modo giusto, per combattere chi la incatena, chi inizia con le parole, gli sguardi a costruire i primi anelli, per poi rinforzarla con bastoni e violenza, si contribuisce a volte credendosi nel giusto è il pericolo di chi scegli la difesa.

La realtà è fatta di carne e ossa, sangue e sudore, ed è nei campi si battaglia della realtà che gli scontri hanno valore, perché da li si costruisce la vita che si vive.

Questo non implica non difendere pero gli spazi della cultura, gli spazi intellettuali che nascono dalla fantasia e immaginazione, anche quelli della rete che sono ancor più simbolo del nostro modo di agire perché tutti insieme arricchiamo o infamiamo questo spazio.

Dell’avvento di Anonymous, l’anonimato non è stato mai così ambiguo e deviato, gli individui sotto la protezione delle false identità. Predano, attaccano, dileggiano, insultano e uccidono (per chi ha figli la balena blu è un esempio di atroce e ignobile atto di guerra alla vita).

Perché è facile e forse divertente.

La storia insegna che colpire a volto coperto è più facile, come si potrebbe sennò sopportare gli occhi della giustizia, della compassione, della pietà, del disgusto e infamia.

Questa realtà è un luogo protetto per gli ignoranti, gli infami, i bulli, i razzisti, i violenti, i depravati, perché nell’ombra e nel disonore attaccano credendosi nel giusto di una crociata da combattere al prezzo dalla dignità, quanti di questi signori e signore nella realtà della loro casa, nei loro abiti forse firmati, nelle loro cerchie di amicizia mostrerebbero questo volto.

Ipocrisia del web.

La lotta va perseguita con l’esempio della dignità della bellezza a volte con la provocazione che fa riflettere e isolando chi in nome di bandiere, di ideali o semplicemente per degradazione e depravazione propaganda violenza e odio.

I crimini che macchiano la realtà stanno insinuandosi sempre più profondamente nella rete è un dato di fatto triste ma reale.

E in certo senso, tutto questo è il prezzo della libertà. La vera libertà non è forse questa non censurare nulla. Persino la violenza e l’odio.

La scelta della comunità fa la sua natura.

Non si può impedire che l’odio venga pubblicato a priori, nessuno dev’essere censurato per le intenzione. Quello che fa la differenza è la posizione personale e generale.

Definire la posizione Personale è semplice seppur le conseguenze che ne derivano possono essere fastidiose.

Sensibilizzare la comunità al proprio ideale è invece molto più complicato.

Il silenzio è più facile, l’isolamento è più facile.

Ma chi ha le armi, l’intelligenza, il talento, l’integrità per essere d’esempio, per tutto e dare luce a chi non può vedere da solo.

Lo cito è citerò sempre.

“Sii il cambiamento che vorresti vedere avvenire nel mondo.”

Mahatma Gandhi.

Mahatma Gandhi
Mahatma Gandhi