Omo mentale, mutazioni a metà (2)

 

Omo mentale. L’ambiente virtuale può tendenzialmente mostrare una dissidenza gender  come esplicata da chi trasforma il proprio corpo;  dalla retorica del genere alla politica d’identità  del post femminismo di Beatriz Preciado

..  il modus è identico, sottrarsi alle esperienze binarie, ai dualismi che portano sempre alla medesime conclusioni: controllo e repressione, tabù e silenti.

Rete, luogo non luogo,  in cui è facile, liberi dallo status quo visivo, sostituito dalla proiezione Avatar, superare  la ghettizzazione dei sessi con la Mobilità del genere.

Per scambismo di Avatar s’intende la possibilità di “scambiare” pensiero, dire con altra voce, altro da e di sè stesso: praticare amore/pornografia multimediale o ricalcare modelli di criminalizzazione di qualsiasi attività sessuale non riproduttiva o canonica di relazione, omomentale, cosiddetta promiscua (discriminazione di genere, sesso e credo).

Uno specchio percentuale della realtà.

Con ciò l’ambiente virtuale resta  una possibile dissidenza gender di tendenza come esplicata da chi trasforma il proprio corpo. Modus  identico: sottrarsi alle esperienze binarie, ai dualismi che portano sempre alla medesime conclusioni: controllo e repressione, tabù e silenti. I silenti sono quelli che non esprimono la loro condizione di diversità; Il controllo sociale, come fattoria e allevamento di capi “selezionati” da riproduzione, obbligati allo standard zigotico, da correggere.

L’Omosessualità e anche l’onanismo sono già sottrazione alla “riproduzione” tra sessi binari  e l’amore virtuale mobilità.[seguono conclusioni…]M^

Per gentile concessione, ringrazio

Omo mentale, mutazioni a metà (2)ultima modifica: 2017-07-13T07:53:19+02:00da misteropagano

Un pensiero riguardo “Omo mentale, mutazioni a metà (2)”

  1. Al di là dell’orientamento sessuale e quindi delle preferenze o dell’esclusiva attrazione fisica e sentimentale verso un genere piuttosto che un altro, il discorso sull’umanità “gender” fa riferimento ad una rielaborazione di fondamenta ideologiche marxiste-freudiane e poi riprese dalla rivoluzione femminista e si basa sulla distinzione tra il sesso e il genere di un individuo. Il sesso farebbe, quindi, esclusivamente parte del semplice corredo biologico e genetico che caratterizza i caratteri riproduttivi e sessuali maschili piuttosto che femminili, mentre il genere sarebbe tutto il resto, vale a dire l’insieme di fattori ambientali, culturali, socio-convenzionali che delineano i vari comportamenti, le condizioni sociali e i ruoli riferibili all’uomo oppure alla donna. La percezione della propria identità di genere, quindi, al di là dell’aspetto biologico, diventerebbe così puramente soggettiva, per nulla estensiva del fattore biologico e di sola pertinenza culturale. Questa considerazione “gender” che va ad annullare ogni paradigma di divergenza che contraddistingue la femminilità dalla mascolinità (e quindi anche ogni pre-definizione) per qualcuno è, però, vista come la morte dell’essere umano nell’annullamento di ogni categoria che lo contraddistingue, attraverso la negazione dell’esistenza di un binomio “maschio-femmina”. Per altri, invece, è un’auspicabile ipotesi di società che tenga totalmente ed effettivamente in conto una parità nei sessi oltre che la più autentica libertà d’espressione di ogni individuo manifestata attraverso l’assenza di definizioni precostituite di mascolinità e femminilità e che dichiara l’esistenza di soli esseri umani messi nella condizione di assegnarsi autonomamente il genere che meglio percepiscono al di là della loro natura biologica. Restano le domande su cosa sia questa ipotesi, almeno teorica, se un riscatto o una forma di nichilismo, se liberazione o anarchia alienante, se svincolo da strutture o addirittura maggiore controllabilità…

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