Arti maggiori – News dalla laguna

COMUNICATO STAMPA

Nasce a Venezia la Fondazione delle Arti – Venezia, fondazione culturale che sostiene e promuove gli eventi culturali veneziani di elevata qualità, legati alla salvaguardia dell’identità della città, del suo patrimonio artistico e storico e della qualità della sua offerta culturale. La presentazione ufficiale della Fondazione delle Arti avrà luogo sabato 24 e domenica 25 giugno, con una serie di appuntamenti di livello internazionale a Venezia.

La Fondazione inaugurerà sabato 24 giugno, con una presentazione ufficiale alle ore 18.30 (su invito), presso lo storico Palazzetto Pisani, sede della Fondazione. Presiederanno la presentazione Olivier Lexa, Presidente e Direttore Artistico, Viola Romoli, Co-direttrice Artistica, Alice Tibaldi Chiesa, Presidente del Comitato Consultivo. Alla presentazione farà seguito un buffet nei suggestivi spazi del Palazzetto.

Gli appuntamenti organizzati dalla Fondazione proseguiranno domenica 25 giugno con una programmazione gratuita per presentarsi alla città con un grande appuntamento aperto al pubblico su prenotazione sino ad esaurimento posti, a partire dalle ore 10.30 con la visita guidata della mostra Vitel Tonnè, a cura di THE POOL NYC, presso Palazzo Cesari Marchesi. Il fine settimana inaugurale terminerà dalle 12.30 con un brunch su prenotazione a info@artivenezia.com e una tavola rotonda dal titolo A che ora apre Venezia? presso i giardini del Palazzo Nani Bernardo.

La Fondazione delle Arti – Venezia si propone come un punto d’incontro privilegiato per un pubblico di alto profilo locale e internazionale, un nuovo protagonista a sostegno delle arti e della cultura, la cui identità sposa i principi di eccellenza, invenzione, creatività e dialogo con culture e tradizioni di tutto il mondo che da sempre hanno contraddistinto lo spirito della Serenissima.

Il progetto, concepito appositamente per la città di Venezia, nasce dalla volontà di creare un canale di comunicazione di riferimento per il sostegno e la valorizzazione di eventi artistici di eccellenza. Una sorta di hub informativo, sino a oggi assente, ma sempre più necessario, a causa di un turismo di massa “aggressivo”, che rende difficoltoso l’accesso all’informazione culturale a vantaggio di iniziative commerciali.

La Fondazione delle Arti – Venezia supera le logiche commerciali per intervenire con un approccio sartoriale, facendo della condivisione e dell’impegno nel fare arte e cultura il punto focale attorno cui ripensare valori antichi, senso identitario e costruire un nuovo futuro per la città e il territorio.

Con l’obiettivo di dare una risposta efficace ai principi fondanti della Fondazione delle Arti, in parallelo al programma di comunicazione, nasce con il sostegno della Fondazione il Club delle Arti, circolo internazionale che offre e seleziona eventi culturali per ospitare e accompagnare i soci al centro della vita della Serenissima, alla scoperta dell’anima di Venezia.

Il Club delle Arti, con sede a Palazzetto Pisani, edificio storico nel cuore pulsante della città, in una posizione esclusiva sul Canal Grande, propone una nuova e dedicata forma di accoglienza per vivere la città, tra il fascino della sua cultura millenaria, arte contemporanea e bellezza senza tempo, con la volontà di costruire una rete capace di mettere in comunicazione tra loro soggetti diversi, dai produttori di cultura ai fruitori stessi, per creare relazione, valore e portare nuova linfa al mondo della cultura.

Il programma esclusivo di servizi e agevolazioni dedicato agli associati del Club delle Arti, insieme al percorso di valorizzazione della vita culturale veneziana promosso dalla Fondazione delle Arti, sono un punto di incontro e condivisione privilegiato, costruito per dare vita a una nuova ricercata esperienza di fruizione e comunicazione delle arti e della cultura di Venezia, in linea con lo spirito della città, da sempre finestra spalancata sul mondo.

Canal Grande - Venezia
Canal Grande – Venezia

Interessante iniziativa della Serenissima, osservo il territorio e riconosco la grandezza che cerca di sfuggire ai meccanismi e ai giochi economici dei palazzi del potere, dopo il Mose e i suoi disonori, la signora della laguna prova ad alzarsi per riprendere il suo legittimo posto tra le Regine della cultura.

Che possa ripetersi per tutte le Regine e Re che il potere ha esiliato dallo scenario della cultura.

Metamorfosi – parte terza

Con il passare dei secoli la Metamorfosi si allontana sempre di più dal modello classico, seppur mantenendo una sorta d’ispirazione latente. La sua semantica, muta radicalmente, distaccandosi dalla valenza descrittiva di eventi e fenomeni, declinando sempre più la sua origine divina per diventare una rappresentazione di illusioni e fantasie, in contrapposizione con i misteri del reale. Dal rinascimento fino alle soglie dell’ottocento l’arte, la letteratura, la musica, vivono questa transizione. La letteratura in particolare rimodella la metamorfosi creando un nuovo genere che farà la fortuna di novelli scritturi di talento. Nasce la letteratura per ragazzi.

LETTERATURA PER RAGAZZI

Dalla Fiabe di Hans Cristian Andersen a quelle dei fratelli Grimm la metamorfosi diventa, contemplazione di maledizione, di transizioni, di ascensioni e punizioni, come nel caso del nostro Pinocchio:

Dalle Avventure di Pinocchio di Carlo Collodi

Estratto dal capitolo XXXII – Trasformazione in Somaro.

E allora avvenne una scena, che parrebbe incredibile, se non fosse vera. Avvenne, cioè, che Pinocchio e Lucignolo, quando si videro colpiti tutt’e due dalla medesima disgrazia, invece di restar mortificati e dolenti, cominciarono ad ammiccarsi i loro orecchi smisuratamente cresciuti, e dopo mille sguaiataggini finirono col dare una bella risata. 

E risero, risero, risero da doversi reggere il corpo: se non che, sul più bello del ridere, Lucignolo tutt’a un tratto si chetò, e barcollando e cambiando di colore, disse all’amico:

— Aiuto, aiuto, Pinocchio!

— Che cos’hai?

— Ohimè! non mi riesce più di star ritto sulle gambe. 

— Non mi riesce più neanche a me — gridò Pinocchio, piangendo e traballando.

E mentre dicevano così, si piegarono tutt’e due carponi a terra e, camminando colle mani e coi piedi, cominciarono a girare e a correre per la stanza. E intanto che correvano, i loro bracci diventarono zampe, i loro visi si allungarono e diventarono musi, e le loro schiene si coprirono di un pelame grigiolino chiaro, brizzolato di nero. 

Ma il momento più brutto per que’due sciagurati sapete quando fu? Il momento più brutto e più umiliante fu quello quando sentirono spuntarsi di dietro la coda. Vinti allora dalla vergogna e dal dolore, si provarono a piangere e a lamentarsi del loro destino.

Non l’avessero mai fatto! Invece di gemiti e di lamenti, mandavano fuori dei ragli asinini: e ragliando sonoramente, facevano tutt’e due in coro: j-a, j-a, j-a.

In quel frattempo fu bussato alla porta, e una voce di fuori disse:

— Aprite! Sono l’omino, sono il conduttore del carro che vi portò in questo paese. Aprite subito, guai a voi! 

Illustrations from "Le avventure di Pinocchio, storia di un burattino", Carlo Collodi, Bemporad & figlio, Firenze 1902 (Drawings and engravings by Carlo Chiostri, and A. Bongini)
Illustrations from “Le avventure di Pinocchio, storia di un burattino”, Carlo Collodi, Bemporad & figlio, Firenze 1902 (Drawings and engravings by Carlo Chiostri, and A. Bongini)

Cosi come la letteratura, anche l’arte in virtù delle rivoluzioni visive e la caduta degli accademismi, vede infrangere il muro della fantasia, nella opera appiano le prima mutazioni di forma, fra tutti ricordo i surrealisti e le opere di Max Ernst e Rene Magritte.

René Magritte - Les merveilles de la nature - 1953 - Oil on canvas - Collection Museum of Contemporary Art Chicago.
René Magritte – Les merveilles de la nature – 1953 – Oil on canvas – Collection Museum of Contemporary Art Chicago.

L’era moderna porta con se le scoperte scientifiche. Le rivoluzioni trasformano le società segnando l’inizio di un nuovo modo di comunicare.

La metamorfosi segue queste rivoluzione e abbandona definitivamente la sua vestigia classica, per rinascere nel segno di un nuovo enigma, che avvolge il sovrannaturale, di un nuovo significato.

La sperimentazione scientifica diventa la nuova frontiera della metamorfosi.

L’esempio più celebre è: Lo strano caso del Dr. Jeckyll e Mr Hyde di Stevenson.

Un medico nel tentativo di trovare un modo per separare la parte maligna dell’animo umano, crea un siero che provoca una metamorfosi di personalità, trasformandolo in un essere deforme e ripugnante, incarnazione del male assoluto, che egli chiama Hyde.

Jeckyll riesce a mettere a punto un antidoto, che gli consente di tornare alla sua consueta identità. Ma gli effetti del siero piano piano seducono Jeckyll, gli effetti psicologici del nuovo stato sfuggono al suo controllo, nelle vesti di Hyde non più capace di controllo, commette il più terribile dei crimini, scoperto muore ucciso durante una sparatoria.


Le elaborazione pero non si concludono e alle scoperte scientifica si accompagnano le evoluzioni sociali e le innovazioni psicologiche, il novecento vede la metamorfosi di nuovo rielaborarsi in un inedita analisi dell’umanità, l’erotismo e la diversità creano nuove frontiere.

Frank Kafka scrivi la sua Metamorfosi.

Considerando l’importanza dell’opera la tratterò in un successivo Post.

Arti maggiori – News dal tempo

Messina – Avrà finalmente la sua degna collocazione la preziosa rosa di capolavori del patrimonio artistico di Messina, recuperati a fatica dalle macerie del disastroso terremoto del 1908, e inscatolati per decenni tra musei, depositi e magazzini.
Dopo anni di attese, infatti, il 17 giugno verrà consegnata alla città la nuova sede del Museo Interdisciplinare Regionale (MuMe), finalmente ultimata.
A risplendere in tutto il loro fascino nelle sale dell’edificio – destinato a diventare parte integrante del grande parco museale dell’antica Zancle, uno dei più grandi dell’Italia meridionale con i suoi 17mila metri quadrati – ci saranno anche due grandi tele di Caravaggio – Resurrezione di Lazzaro e Adorazione dei Pastori – realizzate dal Merisi durante la sua fuga in Sicilia, alcuni lavori di Antonello da Messina, come il Polittico di San Gregorio, prima opera datata e firmata del catalogo dell’artista, e la tavoletta bifronte acquistata nel 2006 da Christie’s.

A dire il vero una parte della collezione, incluse le opere di Antonello e Caravaggio, è sempre stata fruibile dai visitatori, esposta nella sede dell’ex Filanda Mellinghoff, storico opificio ottocentesco risparmiato dal sisma.
Quella del MuMe, infatti, è una lunga storia, iniziata nel 1984. Ed è per questo che la consegna dei nuovi spazi, a distanza di oltre 30 anni, dopo la parziale apertura avvenuta nel 2016, acquista per la città del Peloro, ma anche per il panorama artistico nazionale, un significato da non sottovalutare.
La struttura architettonica che avrebbe dovuto accogliere i beni storico-artistici messi in sicurezza dopo il sisma, iniziata nel 1984 e consegnata nel 1995, non era risultata idonea ad ospitare le collezioni, e i fondi erano al tempo insufficienti per riparare al solito pasticheall’italiana che aveva partorito una delle tanti grandi incompiute.
E così, una selezione di opere, insieme a molti oggetti provenienti da numerose chiese della città sfiancate dal terremoto, era stata destinata ad essere esposta nelle sale dell’ex Filanda.

L’ostinato impegno del direttore del museo, Caterina Di Giacomo, che, definendo, negli anni, interventi di adeguamento tecnologico e completamento dei percorsi espositivi, si è adoperato per consegnare la struttura completa alla comunità, inaugurando un nuovo capitolo nella storia artistica della città dello Stretto, aveva raccolto i suoi primi frutti già a dicembre dello scorso anno. Nel 2016, infatti, erano stati aperti il settore archeologico e l’ala nord del MuMe, con la grande produzione Manierista, i due Caravaggio, la sala dei caravaggeschi e il monumentale complesso statuario del Montorsoli.
Collezione alla quale, tra pochi giorni, andranno ad aggiungersi i restanti capolavori, molti dei quali finora sottratti al pubblico per motivi di spazio.

È sempre un’emozione quando un museo accresce le sue illustri viscere che, nel caso del MuMe, raccontano una storia millenaria che dal III secolo a.C corre ai primi del Novecento. Ne sono testimoni alcuni gioielli, come il rostro romano d’età imperiale di Capo Rasocolmo, pezzo forte della sezione Archeologia, gli idoletti cicladici, già simbolo della millenaria centralità dell’area dello Stretto, ma anche i capolavori del Seicento e Settecento, espositi al secondo piano.

«Un museo – spiega l’architetto Gianfranco Anastasio, responsabile dei lavori di completamento della struttura – non è un luogo della memoria, ma una macchina urbana destinata alla comunità locale e ai visitatori, costruita per rappresentare il futuro oltre che per racchiudere un’identità forte».
E infatti il MuMe, ancor prima di vedere completati i suoi spazi, questa identità l’aveva difesa e conservata, proiettandola nel futuro – come quando aveva ospitato, nel 2015, la mostra sul Futurismo e, nel 2016, quella sul Mediterraneo, in regime di art-sharing con il Mart di Rovereto.
Identità che adesso ha anche trovato la sua definitiva sede.

SAMANTHA DE MARTIN – ARTE IN

MuMe - Messina
MuMe – Messina

Meglio tardi che mai.
Molte le opere perse nel tempo della burocrazia, spero che come il MuMe, presto si possa godere delle infinite opere chiude nei depositi, o smarrite lungo gli iter di assegnazione fondi e contributi. Oggi più che mai serve la virtù a dare esempio di meraviglie.

Arti maggiori – Lezioni di percezione

Estratto da ARTE e PERCEZIONE VISIVA di Rudolf Arnheim.

Post nato per una mia personale continuità. Non necessariamente per tutti, liberi di andare oltre. 🙂

Arte e percezione visiva, l’opera di Rudolf Arnheim che vogliamo
discutere e celebrare è, senza esagerazione, un libro epocale. Se consideriamo che quando è uscito si pensava ancora che l’arte è apparire sensibile dell’idea, come voleva Hegel e come ripetevano i neoidealisti – il che, in parole povere, significa che chi visita un museo contempla i promemoria dei concetti degli artisti – portare l’attenzione sulla percezione, era un gesto di una novità dirompente. E, per quanto può valere la mia piccola storia personale, non c’è dubbio che la mia proposta di concepire l’estetica anzitutto come aisthesis non sarebbe stata concepibile senza il movimento di cui Arnheim è un esponente insigne.

In Estetica razionale, il mio riferimento privilegiato andava a Il pensiero visivo, libro più direttamente utile per i miei scopi, visto che in Arte e percezione visiva, come spiega Arnheim chiudendo la prefazione alla nuova, e interamente riscritta, edizione del 1974, l’auspicio è «che questo libro continui a giacere, con qualche “orecchia” alle pagine, annotato, sporco di colori e di gesso, sul tavolo e sulla scrivania di chi si occupa attivamente di teoria e pratica dell’arte».

Mi intrigava, tra l’altro, la splendida ambiguità del titolo, “Pensiero visivo”. Significa che il pensiero entra nella visione, come sostengono tutti i filosofi, da Cartesio a Hume a Kant ecc., oppure che la visione ha una sua autonomia rispetto al pensiero, come sostiene la scuola gestaltista in cui si è formato Arnheim, e che sottolinea come – seguendo l’icastica formulazione di Kanizsa – «l’occhio, se proprio si vuole che ragioni, ragiona comunque a modo suo»?

Probabilmente, entrambe le cose. Rivendicare il valore del visibile, dello strato percettivo, suggerisce, contemporaneamente, il tentativo di nobilitare quello strato, mostrando quanto conti per il pensiero, quanto sia pensiero esso stesso. È un fenomeno molto comune tra gli psicologi della percezione, così come tra i filosofi, anche tra i più sensibili alla questione: in fondo è stato proprio un grande fenomenologo sperimentale avantilettera come Berkeley a sostenere che quando guardo un ritratto di Giulio Cesare non vedo solo colori, ma colgo contemporaneamente una idea, riconosco una persona.

Dunque, è vero che la visione è importante, però lo è in quanto il pensiero interferisce nella visione, al punto che senza pensiero la visione non ci sarebbe, o sarebbe pochissima cosa.
Ancora un passo, e siamo a Gregory, che ci fa un esempio […] argomentando che un analfabeta (e forse uno che non sa l’inglese) non decifrerebbe la scritta e, di conseguenza, non riconoscerebbe nemmeno le ombre.
A maggior ragione questo discorso dovrebbe valere per una attività sofisticata come l’arte, ricordiamo gli esempi di Gombrich: Castel Sant’Angelo, in una xilografia tedesca del 1540, manifesta dei tratti gotici; Notre Dame, riprodotta nel Seicento da Matthäus Merian, presenta degli elementi di architettura barocca; il rinoceronte raffigurato da Dürer è uno strano mostro che ha poco da spartire con quelli che vediamo allo zoo. Ancora un passo, e siamo al memorabile dialogo tra Amleto e Polonio:
Amleto: Lassù, vedete quella nuvola? Non ha quasi la forma di un cammello? Polonio: Per la santa messa, pare proprio un cammello.
Amleto: O piuttosto una donnola.
Polonio: Ha la gobba come una donnola.
Amleto. O una balena. Polonio: Una vera balena.
E Arnheim? Da una parte, come gestaltista, rivendica l’autonomia del visivo. Dall’altra, come studioso dell’arte, è sensibile agli argomenti, diciamo così, di Gregory e di Gombrich (ma potremmo dire anche di Cartesio e di Hume, di Kant e di Nietzsche). Questo proprio perché nell’arte abbiamo a che fare con una prestazione estremamente sofisticata, e non con un puro vedere. Con una creazione, come recita il sottotitolo del libro che, stranamente, non compare nella traduzione italiana: “Una psicologia dell’occhio creativo”.
Proprio così: dell’occhio creativo. Bene, ma quest’occhio creativo è paradigmatico, nel senso che crea sempre, o lo è solo nell’arte? Secondo me, lo è ovviamente nell’arte, o persino nella lettura, ma in tanti altri casi, no, e se non lo ammettiamo finiamo per mortificare la percezione, la sua splendida indifferenza al pensiero.
In altri termini, e venendo al dunque, i casi sono due, almeno idealmente: o la visione interferisce nel pensiero, o il pensiero interferisce nella visione. Non è lo stesso, e se si fa valere la seconda, allora cadiamo nel logocentrismo, cioè nella subordinazione del vedere (come simbolo dell’esperienza in generale) al pensare.

Percezioni
Percezioni

Arti maggiori – Maestri

Per molto tempo la critica ha considerato l’arte sotto un premeditato e osceno attacco. Da quando per esser precisi gli impressionisti trasformarono la linea in un indefinito groviglio di colori.

Ci fu un artista che decise di Assassinare la Pittura.

JOAN MIRÒ

20 aprile 1893, Barcellona, Spagna - 25 dicembre 1983, Palma di Maiorca, Spagna
20 aprile 1893, Barcellona, Spagna – 25 dicembre 1983, Palma di Maiorca, Spagna

Joan presa questa decisione 1923, indubbiamente con questa metafora voleva non uccidere, ma liberare la pittura da un sepolcro che stava piano piano seppellendo il colore e la forma in un austero accademismo senza ispirazione, ma dettato solo da regole schematiche di composizione.

Joan Mirò - Nudo - 1926 - Filadelfia. Museum of Art
Joan Mirò – Nudo – 1926 – Filadelfia. Museum of Art

L’azione aggressiva di Mirò giunse in un periodo di rinnovamento e forte turbolenza, ed egli forse più di altri nella sua pittura voleva esprimere questo senso di rinnovamento violento. Audace sperimentatore capace di correre rischi straordinari in ogni opere che realizzava.

Moderno, libero ha assassinato volutamente la sua volontà prigioniera dei precetti artistici d’un epoca per essere inizio d’un pensiero libero.

E questa libertà si materializza e prende una forma, tante forme, le forme di Joan Mirò.

Joan Mirò - Donna e cane - 1936 - Barcellona, Fundaciò Joan Mirò
Joan Mirò – Donna e cane – 1936 – Barcellona, Fundaciò Joan Mirò

Se c’è qualcosa di divertente nei miei dipinti, è qualcosa che io non ho cercato consapevolmente. Questo umorismo viene forse dalla necessità di sfuggire al lato tragico del mio temperamento. È una reazione, ma una reazione volontaria. La cosa che in me è volontaria è la tensione mentale.
[…] L’atmosfera che favorisce questa tensione è qualcosa che trovo nella poesia, nella musica, nell’architettura.
Lo spettacolo del cielo mi sopraffà. Sono sopraffatto quando vedo la luna crescente o il sole in un cielo immenso. Nei miei quadri si trovano spesso forme minuscole in spazi vuoti.  Spazi vuoti, orizzonti vuoti, pianure vuote: ogni cosa che è stata spogliata fino a che fosse del tutto nuda mi ha sempre procurato una forte impressione. […]
Le cose semplici mi danno delle idee.
[…] L’immobilità mi colpisce. Questa bottiglia, questo bicchiere, una grossa pietra su una spiaggia deserta, queste sono cose immobili, ma scatenano un movimento tremendo nel mio animo. […] Nella mia pittura c’è una specie di sistema circolatorio. Se anche una sola forma è fuori posto, la circolazione si interrompe; l’equilibrio è spezzato. Quando un quadro non mi soddisfa, mi sento fisicamente a disagio, come se il mio cuore non stesse lavorando come si deve, non riuscissi più a respirare, stessi soffocando.
Lavoro in uno stato di passione e di eccitamento. Quando inizio a dipingere obbedisco a un impulso fisico, a un’esigenza di iniziare. È come ricevere uno shock fisico.
[…] Lavoro come un giardiniere o un vignaiolo. Ogni cosa ha bisogno di tempo. Le cose seguono il loro corso naturale. Esse crescono, maturano. […] Le cose maturano nel mio animo. Inoltre, lavoro sempre a un gran numero di cose contemporaneamente.  E anche in campi differenti: pittura, acquaforte, litografia, scultura, ceramica. […] Mi piace il surrealismo perché i surrealisti non considerano la pittura come un fine in se stesso. Non ci si deve preoccupare se un quadro durerà, ma se ha piantato semi che daranno vita ad altre cose.”

Estratto da Je travaille comme un jardinier.

 

I 10 COMANDAMENTI 2.0


Come ripetuto e come ripeto ancora il mio spazio è Arte.

E di arte discuto, condividendo i maestri, le tecnica e la passione per le virtù creatrici dell’essere umano.

Ma come ho scritto è civico ed etico porsi a difesa dei valori più semplici della vita o comunque prendere posizione verso di essi. Perché nel prendere posizione si difende la vita e i valori di essa. Io difendo l’Arte e con essa il suo più grande valore la libertà d’espressione. In ogni post scritto, in ogni maestro presentato, vi era un messaggio di libertà, perché ogni opera che un artista (nelle sue piene facoltà mentali) dona, vuole liberare il cuore e la mente da un pregiudizio.

Oggi sono in questa comunità è condivido i miei pensieri. È dovere mio esser rispettoso di ogni opinione condividendola o rifiutando con dignità verso la lingua italiana e l’integrità di ogni individuo.

Ma è anche mio diritto far battaglia con la stessa dignità, la stessa reverenza per la lingua italiana e integrità verso ogni individuo che condivide un pensiero. Perché quel che desidero è un web LIBERO d’azioni volgari e d’odio. Dove il dibattito sia nel valore della classicità dei maestri oratori che furono padri della nostra cultura.

Quindi con IRONIA e con pacifica e non violenta azione do BATTAGLIA alla morale dell’odio.

I DIECI COMANDAMENTI

by Nato dalla Tempesta

1 – Io sono il WEB, World Wide Web,  puoi avere altri Luoghi dove rompere i coglione oltre me.

2 – Puoi farti nickname con immagini in tutti i social che vuoi, ma non usare foto di attori e fotomodelli, le donne non sono fesse, NON CI CASCANO. Mentre gli uomini sono fessi… SVEGLIATI.

3 – Osserva un giorno per riposarti se non il Sabato, la Domenica non è un male staccarsi dalla rete e dalle onde elettromagnetiche che ti friggono le cellule del cervello. Esci per le strade e forse ti accorgerai che puoi avere ancora una speranza.

4 – Quando costruisce il tuo pensiero, prenditi tutto il tempo possibile, documentati, ci sono luoghi magici piene di fatate parole ed incantesimi che aprono le porte della verità, si chiamo biblioteca e contengono libri, consultali prima di scrivere un tuo pensiero. Non confutare quella che può essere solo un’idea, che sei un idiota.

5 – Non condividere Post senza averli letti e compreso bene. Perché è responsabilità tua ogni conseguenza, nel bene o nel male, ricorda che un click può uccidere. Se oggi sei tu il carnefice un giorno potresti essere la vittima. La saggezza ti può salvare la vita.

6 – Lo so che le prostitute o emerito testa di ca&&o non son più bianche e a te oh notturno depravato della destra radicata piacciano solo se son ariane. Ma lascia il web libero dai tuoi profili cacciatori, cosi che i poveri blogger gossippari possono condividere culi e tette in pace. Cosi anche voi oh sociali imbavagliati della sinistra picchiatrice che del colore non fate caso, giocate alla Playstation e lontani state dal web che vuole amare, non scopare.

7 – Non usate il web per chiedere soldi, ricattando con virus crittografici o catena di sant’Antonio che si è già rotto di portarla sta catena. Dovrete morire un giorno e i conti con il santo saran pesanti da incassare.

8  E se capita che giungi ad un dibattito tieni accanto a te oh combattivo avatar un VOCABOLARIO della lingua italiana, gli insulti, le parolacce i luoghi comuni non sono argomenti di risposta.

9 – E se hai oh sempre combattivo avatar comprato il VOCABOLARIO cerca la definizione di ANONIMO, perché questo sei. Un’immagine senza nome, quindi non è necessario moltiplicare i tuoi avatar, ne basta uno per nascondere le tue azioni.

10 – E se capita che un dialogo o una relazione virtuale non giunge a conclusione pacifica. Non rompere i coglioni camuffandoti con altro avatar (sei già anonimo coglione), per perseguire vendette all’onor tuo dileggiato e nell’oscurità della rete perseguitare chi in bene o male ti ha offeso. Si Chiama STALKING ed è perseguibile per legge.

Nato dalla tempesta - Il silenzio è d'oro
Nato dalla tempesta – Il silenzio è d’oro

Arti maggiori – Maestri dell’espressione

La natura umana sconvolge al margine degli avamposti dello spirito. Nel suo viaggio tra luce e ombre scandalizza l’innocente pensiero della vita. ferendo con la spada dell’inutilità l’onesta virtù che concede la scelta. 


“Camminavo lungo la strada con due amici
quando il sole tramontò
il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue
mi fermai, mi appoggiai stanco morto a un recinto
sul fiordo nerazzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco
i miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura
e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura.”

Dal Diario di Edvard Munch.

Edvard Munch - L'Urlo - 1893 - olio, tempera, pastello su cartone - 91×73,5 cm - Museo Munch, Oslo
Edvard Munch – L’Urlo – 1893 – olio, tempera, pastello su cartone – 91×73,5 cm – Museo Munch, Oslo

Altre 22 vite urlano il sacrilegio all’infranta vita, giunge l’urlo dell’emerito viandante che nel pianto si piega all’infamia della morale della guerra.

NO ALLA VIOLENZA

Arti maggiori – Maestri della realtà

Torno a parlare di un artista con una delle sue opere più celebri.

Renato Guttuso – Vucciria 

Renato Guttuso - 1974 - olio su tela - 300×300 cm - Palazzo Steri, Palermo
Renato Guttuso – 1974 – olio su tela – 300×300 cm – Palazzo Steri, Palermo

La Vucciria è uno degli esempi più straordinari di pittura sociale, molti artisti hanno raccontato, narrato la strada e i suoi personaggi, ma pochi hanno saputo caratterizzare l’essenza folkloristica che intinge le vie di una città.

Renato non sarà forse il più grande artista del Novecento, ma è stato un grande artista, capace di sensibilizzare le forme immateriali di una tela.
Realistico, violento in alcuni tratti nell’uso del colore, anche se in quest’opera ancora non ha totalmente liberato l’energia esplosiva del suo segno che caratterizzerà altre sue produzioni.

Sincero non tradisce la sua natura ne la natura della sua terra, evoca la realtà cosi com’è, ricca, colorata, grottesca e fondamentalmente triste, lo sguardo di Guttuso è senza riserve, immerso in una realtà che lo affascina e provoca per l’inerzia di una società che tutto sommato sopravvive alla vita.

Arti maggiori – Maestri

Un altro grande artista che meravigliosamente plasma la realtà.

Mario Sironi

La sua opera nasce dalla ripresa dei valori del Rinascimento italiano. E facile evocare nelle sue sfumature nei suoi chiaroscuri, gli insegnamenti di maestri del lontano passato.

Raffaello cosi come il Perugino rivivono nella modernità evocativa delle forme del Sironi. Adopera i loro chiaroscuri le loro velature, ma nella modernità della società con la sua cruda realtà e violenta percezione.

Ed è questa crudezza resa rinascimentale che riviva nella produzione di Mario Sironi.

Mario Sironi - Nudo con specchio - Olio su tela - 1924
Mario Sironi – Nudo con specchio – Olio su tela – 1924

Arti maggiori – Maestri

Renato Guttuso

Tra il 1949 e il 1950, Renato iniziò un ciclo di opere dedicate alla faticosa realtà dei pescatori siciliani.

In queste opere Renato si mostra poeticamente mediterraneo, potente nel colore e nella forma, quasi violento dell’evocazione emotiva. La narrazione sintetica e monumentale si discosta della precedente produzione.

Personalmente sento profondamente il legame genetico con le suggestioni evocative che Renato ha saputo trasfigurare, meravigliosamente siciliano.

Renato Guttuso - Uscita per la pesca - 1949
Renato Guttuso – Uscita per la pesca – Olio su tela – 1949