Arti maggiori – Identità

Ogni nazione ha tradizioni e nelle sue vie una filosofia di vita e di spirito. Ha una sua arte che modella i colori e le forme di ogni spazio urbano.

L’Africa, ha avuto una straordinaria produzione artistica, intessuta nella tribale quotidianità del suo popolo, pitture e scultura modellate dei gesti quotidiani e dei riti della vita spirituale. Arte che non si è perduta nelle conquiste, ma si è tramandata per generazioni, influenzando in maniera determinante le arti occidentali e le avanguardie di ogni ribellione artistica del novecento.
Ma quanti artisti di quel meraviglioso continente conoscete?
Il mercato dell’arte non è immune dalle logiche che guidano l’occidente e per secoli ha discriminato, arte e artisti.
Fino ad un certo decennio non era buona cosa essere neri in occidente, per molti non lo è neanche oggi.
Ma c’è qualcosa ancora di più discriminante che essere neri, essere donne.

Esther Mahlangu

Esther Mahlangu - 1936 -
Esther Mahlangu – 1936 –

Esther é una delle poche artiste africane la cui arte è riuscita a varcare il suo continente e a conquistare le scene dell’arte internazionale.
Appartenente alla tribù Ndebele vive la sua cultura e il suo retaggio in armonia con la sua etnia, non ha abbandonato nonostante il successo il suo villaggio, ha dedicato la sua vita e i suoi pensieri all’arte e all’amore per la sua terra. E alle donne di essa.
La sua arte è legata profondamente con le tradizione del suo popolo, ella infatti si rifà ad un’antica tradizione della sua tribù, che richiamava l’usanza da parte delle donne in occasione del rito di passaggio dei figli maschi, di decorare con figure geometriche di vivace e complesso valore gli interni ed esterni della abitazione.
Esther porta nel mondo queste forme e questi colori, come simbolo della sua tradizione e dell’arte delle donne africane.
Questo però non vuol dire che Esther e la sua arte siano fermi nel tempo, legate ad un passato che si evolve e muta nel presente, ella vive il futuro e i problemi del suo popolo. Sensibile alle problematiche femminili, dirige una scuola dove insegna alla giovani donne a dipingere.
Artista coraggiosa e caparbia che rivendica il diritto alla libertà d’espressione e al riconoscimento di un’arte nata e sviluppata in una situazione politica discriminante per ogni donna libera.

Esther Mahlangu - Opera - 2010
Esther Mahlangu – Opera – 2010

Arte – Riflessione

Sapevo che navigare in questo oceano, non sarebbe stato un viaggio mistico, ma speravo questa volta di vivere, l’arte come un viaggio di emigranti che fuggono dalla fame e dall’ignoranza…

Ma come accede nel nostro mare fame e ignoranza si imbarcano sulle navi che sfidano il mare.

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Tanti post uno dopo l’altro buttati nell’etere, ed io cerco tra questi fogli digitali, le parole che sanno di colore, le rime che risuonano nelle miei orecchie come poetica evocazione, ma su decine e decine solo sei, su centinaia e centinaia poco più di poche decine, è questa l’arte del web? E non mi riferisco solo a libero.

Dopo tanti post, tante osservazioni, dopo tanti sbarchi in Isole sconosciute chiamate Blog, il mio diario di bordo, registra tristemente ciò che annotai più di un lustro fa, “l’arte è osservata, a volte commentata, ma non è seguita, non è capita, ne cercata“.

Ovviamente ho incontrato l’arte, nelle sue rare apparizioni.

Non cito nessuna eccellenza, non è mia intenzione fare elenchi. Tra le oniricità e i misteri dell’evocazioni, ho incontrato chi con eccelsa virtù divulga l’arte o chi ne compone come collage le parole e i suoni.
Ma sono pochi rispetto alla ricchezza di pensieri che proliferano nelle comunità.

Pablo Picasso disse:
“L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni.”

L’arte è l’unica vera fede dell’uomo. Si sono accettate le divinità per un’infinita varietà di motivi, la salvezza, la paura, il controllo, si cerca nel luogo più lontano, la fonte per salvare o elevare la più vicina delle nostre virtù, l’anima. Se c’è eresia è nel affidare i nostri fallimenti e i nostri peccati in figure che sono solo capro espiatorio delle nostre paure.

Dio è la scelta di essere migliori e si è migliori, se si vive in virtù della bellezza della vita, nel rispetto della creazione.

E nella creazione vi è la nostra salvezza, come esseri umani, nella preghiera della poesia, nei sermoni della filosofia, nelle prediche delle pittura o della scultura e nei salmi della commedia teatrale della vita.

E per questi motivi continuerò a scrivere di arte.

Nato dalla tempesta - MLK in preghiera
Nato dalla tempesta – MLK in preghiera

Battaglie civili

In un recente commento questa frase mi è stata lasciata dell’amica Mistero:
“lo pseudo classicista che nega la valenza dell’arte femminile contemporanea come denuncia di stati emotivi forti, in relazione ai tabù, al sesso e a un proprio ruolo espressivo nel mondo [….] come dire che l’intero etablishment culturale dovrebbe riconoscere, per esempio, in Carol Rama, solo una donna malata e non l’artista…”.
Alcune battaglie sono pronto a combatterle con tutta la dedizione che la mia anima sa esprimere, battaglie di posizione, erette sui pilastri della logica e dell’etica.
L’Arte è un aspetto nel pensiero espresso marginale, non è in essa la violazione del dogma, ma nella pura espressione del dominio animale, il maschio domina e la femmina viene dominata, qualunque pretesa di conquista di un dominio maschile è un offesa alla verità acquisita. Se la stupidità fosse premiata sarei felice di incoronare questo ideale pseudo primitivo con la palma dell’ingloriosità.
Iniziamo con lo sfatare il mito che l’arte sia un mondo maschile, nata dalla mano maschile, è vero che la storia ha tramandato più artisti uomini, ma ciò non è legata alla sessualità della virtù, ma alla reggenza di potere che ha caratterizzato l’epoche storiche, tralasciando per il momento la natura dei disegni rupestri preistorici, la comparsa dell’arte come artificio di ingegno e decorazione a sostegno di strutture e oggetti d’uso comune è femminile, le prime pitture su materiale sono da far risalire alla prima era del ferro, quando le donne iniziarono a dipingere gli indumenti, e a creare oggetti per la pettinatura, persino le prime reti intrecciate per la pesca, hanno le mani delle donna come arte. Quindi è errato pensare che sia l’uomo l’ingegno di ogni artificio creato lungo la storia, di fatto prima dell’avvento delle religioni monoteiste, l’arte era una creazione di armonia tra il fare femminile e il fare maschile, che collaboravano alla prosperità comune della comunità.
Fisiologia vuole che la donne sia creatrice di vita e l’uomo per struttura e resistenza custode della fragilità della creazione, ma l’uomo ha trasformato il dono che la natura gli ha conferito, custodire la vita, in sottomissione.
Togliendo alla storia, all’arte, alla filosofia, alla scienza, quella parte di potere che rendeva il dualismo mistico l’esaltazione dell’evoluzione.

È stata citata Carol Rama, grande artista e grande donna.
Sarò un onore renderle omaggio nel prossimo post.
Come simbolo dell’arte, come prima di lei ho fatto per Salomon, per Pane, per Frida, per Cassett.

Carol Rama
Carol Rama

Misteri

La Pasqua è indiscindibilmente legata alla resurrezione di Gesù Cristo e l’arte nel suo percorso ha rappresentato in modi e stili diversi questo evento della cristianità. Da Giotto a Piero della Francesca, da Tiziano a Tiepolo, ogni artista si è per commissione o fede, cimentato con la trasposizione di questa scena mistica di fede.
Metto a confronto due opere.
La celebra Resurrezione di Piero della Francesca e la non meno conosciuta Resurrezione di Pericle Fazzini.

L’affresco di Piero della Francesca custodito su una parate della Pinacoteca Comunale di Sansepolcro rappresenta un Cristo solenne, che emerge dal santo sepolcro, la figura troneggia (con in mano lo stemma di Sansepolcro città natale di Piero) sulla vita e la morte, la grandiosità del momento è fissato dalla storia e dalla natura che alla spalle del Cristo sembra dividersi in due, a simbolo del prima e del dopo, a simbolo del miracolo che la natura percepisce, una parte arida e abbandonata e un’altra fiorente e viva. A dispetto invece dei soldati in primo piano che non riconoscono il miracolo e restano dormienti a perenne ignoranza e lontananza dalla luce.

Piero della Francesca, Resurrezione, 1450-63. Affresco, Museo Civico, Sansepolcro
Piero della Francesca, Resurrezione, 1450-63. Affresco, Museo Civico, Sansepolcro

L’altra opera commissione da Papa Paolo VI per essere collocata in un’aula del Vaticano, è una spettacolare scultura che si espande nello spazio, il Fazzini ribadisce il valore universale di salvezza del Cristo, che con la sua morte non conclude il suo compito in terra ma inizia il suo destino di salvatore e figlio dell’uomo, proteggendo chi vivi in suo nome dal caos e dal disordine morale che l’oscurità insinua nei nostri cuori.

Pericle Fazzini, Resurrezione, 1970-75. Scultura in bronzo, Aula Nervi, Stato della Città del Vaticano, Roma
Pericle Fazzini, Resurrezione, 1970-75. Scultura in bronzo, Aula Nervi, Stato della Città del Vaticano, Roma

Pasqua – Tradizioni

Uova artistiche, realizzata dal pasticciere Walter Musco, in onore della Pasqua
Uova artistiche, realizzata dal pasticciere Walter Musco, in onore della Pasqua

Uovo, simbolo della santa Pasqua.
Ha avuto fin dai tempi più remoti, significati mistici e spirituali, i pagani ritenevo che fosse simbolo della struttura dell’universo, cielo e pianeti racchiusi in un uovo. Dionisio dio dell’ebbrezza sovente si presentava all’uomo con un uovo in mano a simbolo della rinascita della vita.

Il cristianesimo rielaboro il significato pagano e ne riprese il valore di rinascita per adeguarlo al nuovo culto e alla sconfitta da parte del Cristo della morta, diventando simbolo della resurrezione.
Dall’uovo apparentemente senza vita, si forma per sbocciare nella rottura che infrange l’inanimato guscio, una nuova vita, così come il Cristo, dal suo freddo sepolcro senza vita, riemerge nella resurrezione di carne e spirito.
Diventa usanza quindi tra i cristiani cattolici scambiarsi un uovo, in molti casi decorato, dopo ovvia bollitura e rivestimento, come documentano cronache medievali.

Uova liberamente decorate
Uova liberamente decorate

Di questo periodo la comparsa delle uova Fabergé, uova create ad arte in materiale prezioso.
Oggi il mercato inonda le tavole di uova di cioccolato per la delizia e il divertimento dei più piccoli, che possono avere l’illusione persino del dono o sorpresa tipica delle uova Fabergé, dal cuore prezioso e inestimabile. Sembra che la tradizione delle uova di cioccolato sia da attribuire ad un’usanza nata alla corte di Luigi XIV.

Non dimentichiamo la pacifica colomba che accompagna l’uovo della santa Pasqua e ne simboleggia la Pace e il ritrovato perdono e favore di Dio.

AUGURI

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Arti maggiori – Vite

Una mostra in atto a Milano mi ha dato lo spunto per questo nuovo post.
Dopo l’esaltazione dell’ideale del bello, la crudeltà fa da sfondo all’opera pura e poetica di questa pittrice. E mai la sua lezione è più viva che in questi giorni, ricchi di propaganda al fallo guerriero, mente e cervello d’un corpo privo di sensibilità e arte.

Charlotte Salomon

Charlotte mentre dipinge - 1939
Charlotte mentre dipinge – 1939

Ebrea tedesca in un mondo in conflitto, affrontò demoni e mostri attraverso l’arte, liberando il suo grido di silenziosa libertà, trasformando la sua vita in un mezzo per abbattere il vittimismo e la vergogna.
Nella sua grande produzione artistica ella rivive la sua vita, realizza oltre 1300 dipinti usando la tecnica del guazzo, che intitolerà “Vita? o Teatro?“. Perché la sua produzione è la trasposizione teatrale degli eventi principali della sua vita, dagli studi, al suicidio della madre, fino all’arresto. In alcune opere aggiungerà persino un’accompagnamento musicale.
La sua opera è più di una semplice trasposizione storica, è il testamento di un’artista, che affida all’arte il valore della memoria e l’importanza del messaggio.
Muore all’età di 26 anni nel campo di concentramento di Auschwitz.

Charlotte Salomon - Dalla seria Vita o Teatro
Charlotte Salomon – Dalla seria Vita? o Teatro?

Di lei Carlo Levi scriverà:
“Charlotte Salomon è stata una di quelle persone che hanno sentito la necessità di ripensare l’esistenza e di affidarla a qualcosa che, per il solo fatto di essere espresso, fosse libero dal comune destino di morte”.

Charlotte Salomon - Dalla seria Vita? o Teatro?
Charlotte Salomon – Dalla seria Vita? o Teatro?

Vi dono un sorriso

Oggi creo questo post, per donare un sorriso, ad alcune amiche di questo mio cerchio artistico.

Le loro anima vivono al momento l’inquietudine.
Chi per le evocazioni, che dall’arte ispirano infinite strada, così tante che a volte si perde la virtù della scelta, chi per le sofferenze degli eventi che non lasciano possibilità alla sensibilità di voltarsi dall’altra parte.

E per sopire un pochino questa legittima inquietudine, condivido un’illusione, che nasce dall’arte con l’unico scopo di creare un atto d’amore, il dono di un sorriso.

 

Arti moderne – Maltese

Da fanciulli se si hanno guide sensibili all’arte, si avrà la fortuna di respirare fin dai primo passi, la magia evocativa dei musei e dei maestri che dimorano in questi veri templi del sapere.
Se ciò non accade, un adolescente che sente l’arte dentro di sé, trova il primo ponte verso di essa, in quella che molti considerato un’arte per ragazzi.
Lui la definiva letteratura disegnata.

Hugo Pratt e Corto Maltese.

Armin Linke, Hugo Pratt, Grand Vaux (Lausanne) Switzerland, 1994
Armin Linke, Hugo Pratt, Grand Vaux (Lausanne) Switzerland, 1994

Chi è Corto Maltese?

“l mio nome è Corto, Corto Maltese.
Sono nato a Malta, il 10 luglio del 1887, almeno così mi dicono.
Della mia prima infanzia ricordo una bandiera piena di croci e una barba rossa, quella di mio padre. Mia madre? Una gitana di Siviglia. Era talmente bella che il pittore Ingres se ne innamorò follemente, non so se sia vero, lei non mi parlava mai di queste cose.
Ricordo una casa bellissima con un patio pieno di fiori vicino alla moschea di Cordoba, e ricordo bene il giorno in cui un’amica di mia madre mi prese la mano sinistra e la guardò inorridita, non avevo la linea della fortuna. Non ci pensai molto, presi un rasoio di mio padre e me ne tracciai una da solo, lunga e profonda. Non credo di aver aumentato la mia dose di fortuna, ma sono sempre stato libero e questo basta. [….].
In ogni caso, quello che ricordo meglio fu il giorno in cui partii da Malta e m’imbarcai sul Vanità Dorata, un magnifico tre alberi, da allora ho sempre navigato in giro per il mondo.
Conobbi Rasputin, Jack London e tanti altri, imparai a ballare il tango a Buenos Aires, nelle Antille e in Brasile conobbi Esmeralda e i riti vudù. E poi ci furono le Indie, la Cina, le isole dei Caraibi fra pigre verande e sparatorie e quelle del Pacifico, con Escondida, la più strana fra tutte, fra monaci e corsari.
Ho visto un treno carico d’oro precipitare in un lago ghiacciato in Mongolia, ho condiviso i silenzi del deserto con un guerriero, il verde e le lacrime con una bellissima fata irlandese, ho cercato gioielli e sogni impossibili lungo i canali e sopra i tetti di Venezia.
Non sono un eroe, mi piace viaggiare e non amo le regole, ma ne rispetto una soltanto, quella di non tradire mai gli amici.
Ho cercato tanti tesori senza mai trovarne uno, ma continuerò sempre, potete contarci, ancora un po’ più in là…”

Fonte: sito ufficiale.

La prima storia in cui appare Corto Maltese è Ballata del mare salato, un racconto epico e ancora lontano dal tratto personale e identificativo che Pratt raggiungere con la maturità della produzione.
Con il passare degli anni infatti il disegno cambia, cambiano i toni e le sfumature, gli ambienti, perdono definizione, così come i personaggi, per un tratto più leggero e sognante, la luce della realtà viene sostituita dalle ombre oniriche del colore.

Corto Maltese è più di una semplice graphic novel, è profondità, è narrazione poetica, è conoscenza. Nelle storie vissute da Maltese, vi è la filosofia, l’avventura dell’essere se stessi, contro la conformità. Perché questa era la politica di Pratt, essere l’antieroe, lo scrittore che desiderava essere inutile, per essere nell’inutilità dello scopo;
contro il successo cannibale,
contro il consumismo imperiale,
contro la morale della competizione.
Non a caso Pratt, rende le sue migliore raffigurazioni del marinaio, nel riposo e nell’ozio, in uno stato di riflessione poetica e sublime estesi artistica.

Hugo Pratt - Corto Maltese
Hugo Pratt – Corto Maltese

Pratt ci dona con la sua letteratura una lunga e meravigliosa esplorazione sulla natura umana, sul destino e le forze che conducono il viaggio dell’uomo al successo o al fallimento, un’opera poetica e pittorica a mio parere bellissima.

“Nella letteratura quello che mi tocca maggiormente è la poesia perché la poesia è sintetica e procede per immagini. Quando leggo, vedo le immagini, le percepisco a livello epidermico. Dietro alla poesia si nasconde una profondità che riesco a percepire immediatamente e, come nella poesia, il fumetto è un mondo d’immagini, si è obbligati a coniugare due codici e, conseguentemente, due mondi. Un universo immediato attraverso l’immagine e un mondo mediato attraverso la parola.”
Hugo Pratt

Hugo Pratt - Corto Maltese
Hugo Pratt – Corto Maltese

Arte moderna – Nudo

Storicamente le arti tradizionali hanno fondato i loro impianti percettivi su generi tecnicamente ed eticamente più adeguati alla morale delle società che si sono susseguite. Paesaggio e ritratto, sono stati alla base della produzione artistica dell’arte fino al Novecento.
Scrivendo di Stieglitz e della sua fotografia è nata l’ispirazione per questo post, puntando la mia attenzione su un genere che si sviluppa nella sua esaltazione proprio con la fotografia, liberando la sua percezione, dalla sottomissione ai canoni estetici imperante nel mondo della pittura.

Il Nudo fotografico.

L’avvento del nuovo mezzo tecnologico, permette di eliminare le difficoltà tecniche nel riprodurre il corpo umano, permettendo agli artisti di esprimersi nella più totale libertà di composizione.
Tra i primi a esplorare queste nuove applicazioni e ad approfondire i canoni estetici del nudo con risultati totalmente nuovi per le arti tradizionali dell’epoca, vi è Edward Weston.
Il suo modo di evocare gli scatti, anche se rimane tecnicamente monumentale, le sue stampa ricordano una certa statuaria solennità, hanno la capacità di esprimere attraverso la potenza plastica della forma umana, un’interiorità che va ben oltre la rappresentazione dinamica di un movimento, conferendo un’anima che brilla di luce, la luce che ogni artista cerca di cogliere dalla sua opera.

Edward Weston - Nude (1936)
Edward Weston – Nude (1936)

E da lui si sviluppano diverse filosofie, che tra gli anni quaranta del secolo scorso, portano alla nascite di diverse scuole, liberando definitivamente il fotografo da ogni condizionamento, per esplorare ogni aspetto ed effetto di luce, forma e percezione.

George Platt Lynes - Salvador Dalí / Stampa ai sali d'argento - 1939
George Platt Lynes – Salvador Dalí – 1939

Una esaltazione del nudo, dall’ottica e da un accuratissimo processo di sviluppo e stampa, che porta l’opera artistica a raggiungere a volte una percezione quasi mistica della visione.

Ruth Bernhard - Two Forms, 1963
Ruth Bernhard – Two Forms, 1963

Arti moderne – Maestri

Torno a parlare delle fotografia, dopo Brassai e i suoi scatti notturni, punto l’obiettivo su uno dei padri della fotografia moderna:

Alfred Stieglitz.

Nato a Hoboken nel New Jersey nel 1864, si trasferisce in Germania dove studia Ingegneria, ed è lì che per la prima volta Alfred prende in mano una macchina fotografica.
Tornato negli Stati Uniti nel 1902 fonda la Camera Work, rivista fotografica voluta da Stieglitz per portare il livello d’importanza della fotografia americana alla pari con l’allora élite europea…
Stieglitz inizia la sua carriera quindi in un periodo in cui la fotografia, inizio a imporre la sua presenza, entrando inevitabilmente in competizione con quella che fino ad allora era stata l’arte per eccellenza nella riproduzione, la pittura, che vede inesorabilmente perdere il suo posto nel mercato delle riproduzioni, incapace di superare la fedeltà che il nuovo mezzo tecnologico riusciva a realizzare con i suoi scatti.
Pittorialisti, ecco come veniva definita questa nuova generazioni di artisti. Non volevano essere definiti professionisti della fotografia, che nel mercato avevano trovato una nicchia nella trasposizione di immagini documentariste e di archiviazione scientifica ed editoriale. Ma fotografi che cercavano di dimostrare che la loro fotografia era Arte, quindi, disinteressati alla produzione di mercato, si potevano come pittori, fotografando, paesaggi, ritratti e nature morte, dove il processo di stampa veniva manipolato per rendere la foto, un’unico e originale scatto artistico.

Tra i temi preferiti di Stieglitz i grattacieli.
Scatti isolati, quasi sempre notturni, una poetica sulla condizione umana espressa attraverso, luci e ombre, acciaio e cemento, istanti di realtà sublime, resi immortali dal tempo e dall’occhio di un’esule del tempo.
Tra le sue immagini più famose, uno scatto del 1907 The Steerage, che immortale la moglie e la figlia durante una traversata oceanica, dirà:
“Vedevo le forme legate l’una all’altra – un’immagine di forme, e ad essa sottesa, una nuova prospettiva che mi prendeva: le persone semplici, la sensazione delle nave, l’oceano, il cielo. Un senso di liberazione dalla folla dei ricchi. Mi venne alla mente Rembrandt e mi domandavo se si sarebbe sentito come mi sentivo io.”

Alfred Stieglitz, The Steerage, 1907
Alfred Stieglitz, The Steerage, 1907

Nel 1916 incontra Georgia O’Keeffe grande pittrice, diventerà la sua seconda moglie.
Saranno oltre 500 gli scatti che Stieglitz dedicherà a Georgia. Come per i grattacieli Stieglitz, vuole ritrarre la parte intima e strutturale della figura umana, immortalare nelle parte, come nell’insieme gli aspetti nascosti dell’animo umano nello spazio visivo, ricercando l’identità oltre l’aspetto, oltre i particolari, oltre il corpo.

Alfred Stieglitz, Georgia O'Keeffe, 1918
Alfred Stieglitz, Georgia O’Keeffe, 1918

Non saranno gli unici ritratti, e proprio da essi, Stieglitz prende consapevolezza di cosa sia l’arte e la fotografia. Esperienze di vita, così definirà i suoi scatti, “equivalents“, l’equivalente delle esperienze, dei ricordi e delle emozioni. La sua fotografia cambia, nelle inquadrature, nella scelta delle composizioni, nasceva la fotografia moderna. La fotografa e critica Doroty Norman dirà:
“Ha visto, e sentito, i momenti più fugaci della più fragile e angelica delicatezza, fusi perfettamente con i vertici più profondi, eterni e senza tempo del rapporto che l’uomo ha con tutte le cose dell’universo.”

In ultimo è da ricordare la sua attività come gallerista. Con la galleria 291, mostrò agli americani l’arte europea nascente, ispirando generazioni di artisti americani, che per la prima volta poterono vedere l’arte di Paul Cezanne, Pablo Picasso e Henri Matisse.

Alfred Stieglitz – Grand Central Terminal, 1929
Alfred Stieglitz – Grand Central Terminal, 1929