Tradizioni – Statue parlanti

Un tempo a Roma quando il potere sbagliava o nel senno disordinato al passante veniva provocata silente ilarità, dal bianco marmo secolare giungeva la satira beffarda.
Era il tempo in cui le statue parlavano.

Pasquino

Statua di Pasquino
Statua di Pasquino

Si racconta che aveva bottega vicino una piazzetta un certo Pasquino sarto, famoso tra le vie di Roma del 1500 per le battute satire di straordinaria arguzia, egli era abile nel taglio quanto nel far ridere e riflettere, i potenti erano il suo passatempo, che derideva mostrandone con parole le smodate azioni. Grande popolarità avevano le sue satire, tanto che persino paura suscitata il punirlo.
Finché morte non venne, sospiro di sollievo per nobili e clero, era finito il canto del cigno satiro.

Nel corso di lavori di demolizione nell’area dove il sarto aveva bottega, venne rinvenuto un antico busto marmoreo, collocato proprio nella piazzetta dove si dice aveva la sua bottega.
La statua inizio a parlare attraverso epigrammi satirici, Pasquino sembrò esser resuscitato per tornare nelle di via di Roma a schernire nuovamente i potenti.
Nei secoli la voce di Pasquino non si silenzio mai, ad ogni evento di tragica ilarità la statua lasciava le sue “pasquinate”.
In realtà il popolo o spesso illustri letterati, erano gli artefici dei componimenti che, in segreto e in modo anonimo, venivano pubblicati, affiggendole sopra la statua di Pasquino.
Tra le più famose e recenti pasquinate, una è quella che fu scritta contro la visita di Hitler a Roma del 1938:
Roma fu allestita con grandiose scenografie di cartongesso, per onorare il talento del dittatore per la pittura, Pasquino scrisse:
“Povera Roma mia de travertino
te sei vestita tutta de cartone
pe’ fatte rimira’ da ‘n imbianchino”.

Tradizioni – Racconti dal passato

Sarà la Notte Nera…

Saranno le favole che oniriche imperversano nel cielo di questa rete.

Sarà il sole e la terra che han dato scena ai poemi…

Ma son evocato ed evocare battaglie e assedi, amori e tradimenti. Scene che nella mente ricreano suoni e colori. Le corde governano, la vita della storia che voce racconta.

Boom Boom, il legno risuona al battere degli stivali. La spada è sguainata lo scudo attende, il mantello manifesta il potere.

Signori e signore.

I Pupi siciliani 

 

25 Aprile

Oggi si festeggia la liberazione dal male sociale, dai regimi che rubano la libertà, ma si onorano anche le vittime della guerra, i partigiani e tutte le anime coraggiose cadute per la libertà.

Immaginate d’esser in una piazza d’un piccolo paese della nostra Italia, attorno gente, tanta gente, che urla, sorride, corre, ti tocca ma solo per abbracciarti e tra le grida una parole emerge fra tutte “é finita“.

Aprile 1945

Ecco, la guerra è finita.
Si è fatto silenzio sull’Europa.
E sui mari intorno ricominciano di notte a navigare i lumi.
Dal letto dove sono disteso posso finalmente guardare le stelle.
Come siamo felici.
A metà del pranzo la mamma si è messa improvvisamente a piangere per la gioia,
nessuno era più capace di andare avanti a parlare.
Che da stasera la gente ricominci a essere buona?
Spari di gioia per le vie, finestre accese a sterminio,
tutti sono diventati pazzi, ridono, si abbracciano,
i più duri tipi dicono strane parole dimenticate.
Felicità su tutto il mondo è pace!
Infatti quante cose orribili passate per sempre.
Non udremo più misteriosi schianti nella notte
che gelano il sangue e al rombo ansimante dei motori
le case non saranno mai più cosi ‘ immobili e nere.
Non arriveranno più piccoli biglietti colorati con sentenze fatali,
Non più al davanzale per ore, mesi, anni, aspettando lui che ritorni.
Non più le Moire lanciate sul mondo a prendere uno
qua uno là senza preavviso, e sentirle perennemente nell’aria,
notte e dì, capricciose tiranne.
Non più, non più, ecco tutto;
Dio come siamo felici

D. Buzzati

Come mia consuetudine nessuna immagini verrà inserita, esiste già Dino l’ha descritta voi immaginatela.

Arte – Riflessione

Sapevo che navigare in questo oceano, non sarebbe stato un viaggio mistico, ma speravo questa volta di vivere, l’arte come un viaggio di emigranti che fuggono dalla fame e dall’ignoranza…

Ma come accede nel nostro mare fame e ignoranza si imbarcano sulle navi che sfidano il mare.

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Tanti post uno dopo l’altro buttati nell’etere, ed io cerco tra questi fogli digitali, le parole che sanno di colore, le rime che risuonano nelle miei orecchie come poetica evocazione, ma su decine e decine solo sei, su centinaia e centinaia poco più di poche decine, è questa l’arte del web? E non mi riferisco solo a libero.

Dopo tanti post, tante osservazioni, dopo tanti sbarchi in Isole sconosciute chiamate Blog, il mio diario di bordo, registra tristemente ciò che annotai più di un lustro fa, “l’arte è osservata, a volte commentata, ma non è seguita, non è capita, ne cercata“.

Ovviamente ho incontrato l’arte, nelle sue rare apparizioni.

Non cito nessuna eccellenza, non è mia intenzione fare elenchi. Tra le oniricità e i misteri dell’evocazioni, ho incontrato chi con eccelsa virtù divulga l’arte o chi ne compone come collage le parole e i suoni.
Ma sono pochi rispetto alla ricchezza di pensieri che proliferano nelle comunità.

Pablo Picasso disse:
“L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni.”

L’arte è l’unica vera fede dell’uomo. Si sono accettate le divinità per un’infinita varietà di motivi, la salvezza, la paura, il controllo, si cerca nel luogo più lontano, la fonte per salvare o elevare la più vicina delle nostre virtù, l’anima. Se c’è eresia è nel affidare i nostri fallimenti e i nostri peccati in figure che sono solo capro espiatorio delle nostre paure.

Dio è la scelta di essere migliori e si è migliori, se si vive in virtù della bellezza della vita, nel rispetto della creazione.

E nella creazione vi è la nostra salvezza, come esseri umani, nella preghiera della poesia, nei sermoni della filosofia, nelle prediche delle pittura o della scultura e nei salmi della commedia teatrale della vita.

E per questi motivi continuerò a scrivere di arte.

Nato dalla tempesta - MLK in preghiera
Nato dalla tempesta – MLK in preghiera

Le Beatitudini secondo me

Beati i poveri d’ignoranza, perché di essi è la comprensione di ogni libro.
Beati i pittori, perché saranno dagli osservatori capiti e finalmente pagati prima di morire.
Beati gli scultori, perché saranno circondati da fanciulli che ameranno l’arte e non più imbratteranno con cazzate volgari, il marmo bianco dalle loro creazioni.
Beati i poeti, perché erediteranno la voce satirica di ogni editoria, e ogni persona in Terra saprà la vera verità in poesia.
Beati quelli che hanno fame e sete di conoscenza, perché saranno dai saggi saziati, senza l’ausilio più dì Wikipedia ma della grande inclopedia del sapere.
Beati i musicisti, perché troveranno le note della misericordiosa partitura.
Beati quelli che osserveranno un’opera con la saggezza del cuore, perché vedranno la forma e il messaggio della creazione.
Beati quelli che opereranno per educare all’arte, perché saranno chiamati figli del futuro.
Beati i perseguitati a causa della censura e della morale, perché di essi sarà la società che spezzerà le catena e libererà i musei.
Beati voi artisti quando vi diranno che non avete arte, quando vi perseguiteranno perché disegnerete un murale e vi diranno ogni sorta di turpiloquio, per causa mia, Arte.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa per aver debellato gli ottusi i censori e gli ultimi seguici della morale che copre un David perché è volgare, perché avrete portato il regno del colore e delle forme tra noi…

Parola di nato dalla tempesta

Guercino – Allegoria della pittura e scultura – 1637 – Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini
Guercino – Allegoria della pittura e scultura – 1637 – Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini

Poesia – Ricordi

Da ragazzo avevo l’abitudine di stampare o fotocopiare poesie che poi conservavo, di solito in mezzo ai libri… Un abitudine nata con la scuola… Quando si cercare di risparmiare sui costosi testi che il sistema imponeva… A volte, mi capitava anche di copiarle dai libri esposti negli scaffali delle librerie…

Ho trovato un foglio con riportata una poesia… Di solito vi invito ad immaginare un luogo, e a vivere con la mente un gesto… immaginate voi stessi… seduti su un luogo che vi è caro… perché avevate detto ti amo…

Non dimenticate mai questi momenti… se potete scriveteli a memoria… del vostro sentimento… perché vi ricorda che avete un motivo per essere felice…

L’ALLODOLA

Dopo il bacio – dall’ombra degli olmi
sulla strada uscivamo
per ritornare:
sorridevamo al domani
come bimbi tranquilli.
Le nostre mani
congiunte
componevano una tenace
conchiglia
che custodiva
la pace.
Ed io ero piana
quasi tu fossi un santo
che placa la vana
tempesta e cammina sul lago.
Io ero un immenso
cielo d’estate
all’alba
su sconfinate
distese di grano.
E il mio cuore
una trillante allodola
che misurava
la serenità.

Antonia Pozzi

Nessuna foto accompagnerà queste parole.
Perché l’immagine già esiste:
Antonia l’ha descritta voi immaginatela.

Poesia – Rosso

Un artista per necessità e desiderio, spoglia la materia dei sui segreti, per giungere al l’essenza di essa… e il colore è la materia che più di tutte vien sedotta…

Un volta per un colore scrisse delle parole…


Rosso

Rosso vermiglione… rosso che incarna…
Rosso che brilla… rosso che ferma…
Rosso carminio fondente delirio…
Rosso scarlatto… rosso imperiale…
Rosso purpureo… rosso papale…
Rosso natura… rosso che punge…
Rosso che brinda… cin cin alla vita…
Rosso che divampa… vita che nasce…
Rosso di Achille… rosso che infuria…
Rosso del toro… rosso che acceca…
Rosso rovente… rosso battente…
Rosso senz’occhio che conquista…
Rosso che scozia tramanda…
Rosso che terrà ubriaca…
Rosso che vizia…
Rosso che pizzica…
Rosso che prega… in mani il rosso che frega…
Rosso che tramonta…
Rosso che monta…
Rosso che oleee… che sangue…
Rosso che avverte…
Rosso che spia…
Rosso che fotte di notte e via…
Rosso Tiziano… rosso pregiato…
Rosso magenta… rosso stonato…
Rosso relativo del Ferro intonato…
Rosso del ferro trapassato…
Rosso di Capri… rosso di luna….
Rosso prima del bacio…
Rosso dopo il bianco… 
Rosso che veste… rosso che sfila…
Rosso che balla… rosso tentatore…
Rosso maritato… arancione quasi rosso…
Rosso amante… rosso nascosto…
Rosso oooh che paura… violetto quasi rosso….
Rosso veloce… rosso che sgomma…
Rosso che ops… rosso fermato.

Nato dalla tempesta

Poesia

Immaginate di esser in una stanza in mano una vecchia candela a olio… ad illuminare lo sfondo…
Nell’angolo tra intarsi e velluti… una culla… e dietro la finestra ombre di gente che tra urla s’ammazza… immaginate accanto a voi un vecchio grammofono che accendete per coprire li lamenti… e al pupo che dorme risparmiare li incubi per una ninna nanna che li porta gli angeli…
E ora immaginate…

Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vò la zinna:
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello,
Farfarello e Gujermone,
che se mette a pecorone,
Gujermone e Ceccopeppe,
che se regge co le zeppe,
co le zeppe dun impero
mezzo giallo e mezzo nero.

Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucili
de li popoli civili
Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;

che se scanna e che s’ammazza
a vantaggio de la razza
o a vantaggio d’una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.
Ché quer covo dassassini
che c’insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe li ladri de le Borse.

Fa la ninna, cocco bello,
finché dura sto macello:
fa la ninna, ché domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.
So cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.

E riuniti fra de loro
senza l’ombra d’un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!
Trilussa – 1914

Nessuna foto accompagnerà queste parole.
Perché l’immagine già esiste:
Trilussa l’ha descritta voi immaginatela.

Poesia

Quel giorno del mese di settembre,
nella strada due ombre vedo passare.
Nell’angolo un uomo urlava,
granita gelata, granita gelata,
ma nessuna sentiva quella voce che sfumava.
Rumori di mare, uaaa, uaaa,
riempivano l’aria,
e i gabbiani in alto flapp flapp,
volano via sbattendo le ali.
Una vibrazione scuote,
un messaggio arriva,
sì torna a casa.
Fini quel giorno del mese di settembre,
nella strada non vedo più nessuno passare.

Nato dalla tempesta

Poesia – Immagini

La poesia è stata nel tempo modificata nell’estetica…creando sfumature che hanno musicato la pronuncia, e il suono con il passare del tempo è mutato al ritmo del corteggiamento…
Questo ha creato componimenti visivi di unica bellezza…
Ed è questi che ho sempre amato…insieme di parole intonate che componevano una visione…
Immaginate una stanza buia…
L’unica luce, la luna sfumare delicatamente dalla finestra…
Un uomo innamorato, nel buio fa sue le forme indefinite del corpo dell’unica amata.
Tra le mani un oggetto, che quotidianamente usa per accedere la sigaretta, in quei momenti di tormento fisico.
Ed ecco ora, immaginate.

Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L’ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia.
Jacques Prévert

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Jacques l’ha descritta voi immaginatela.