Poesia – Scontri all’arma parlata.

Poesia unica e bella, quando in rima canta di amori e contese.
Quando le parole offendono con la grazie dell’eleganza.
Leggete come un tempo si dialogava prima che la rete la mente fiaccava.

Dal CYRANO DE BERGERAC di EDMOND ROSTAND

Il Duello

IL VISCONTE: Ah……avete un naso troppo grande.

CIRANO: Grave. Infatti!

IL VISCONTE: Ridendo. Ah!

CIRANO: Imperturbabile. Questo è tutto?….

IL VISCONTE: Ma…

CIRANO: È assai ben poca cosa!
Se ne potevan dire…. ma ce n’erano a josa,
variando di tono. — Si potea, putacaso,
dirmi, in tono aggressivo: «Se avessi un cotal naso,
immediatamente me lo farei tagliare!»
Amichevole: «Quando bevete, dée pescare
nel bicchiere: fornitevi di
un qualche vaso adatto!»
Descrittivo: «È una rocca!…
È un picco!.. Un capo affatto!
Ma che! l’è una penisola, in parola d’onore!»
Curioso: «A che serve quest’affare, o signore?
forse da scrivania, o da portagiojelli?»
Vezzoso: «Amate dunque a tal punto gli uccelli,
che vi preoccupaste con amore paterno
di offrire alle lor piccole zampe un sì degno perno?»
Truculento: «Ehi, messere,
quando nello starnuto
il vapor del tabacco v’esce da un tale imbuto,
non gridano i vicini al fuoco nella cappa?
Cortese: «State attento, che di cotesta chiappa
il peso non vi mandi per terra, a capo chino!»
Tenero: «Provvedetelo di un piccolo ombrellino,
perchè il suo bel colore non
se se vada al sole!»
Pedante: «L’animale che Aristofane vuole
si chiami ippocampelofantocamaleonte
tante ossa e tanta carne
ebbe sotto la fronte!»
Arrogante: «Ohi, compare, è in moda quel puntello?
Si può infatti benissimo
sospendervi il cappello!»
Enfatico: «Alcun vento, o naso magistrale,
non può tutto infreddarti, eccetto il Maestrale!»
Drammatico: «È il Mar Rosso, quando ha l’emorragia!»
Ammirativo: «Oh, insegna da gran profumeria!»
Lirico: «È una conca? Siete un genio del mare?»
Semplice: «Il monumento si potrà visitare?»
Rispettoso: «Soffrite vi si ossequii, messere:
questo sì che vuol dire qu
alcosa al sole avere!»
Rustico: «Ohè, corbezzole!
Dàgli, dàgli al nasino!
È un cavolo gigante o un popon piccolino?»
Militare: — «Puntate contro cavalleria!»
Pratico: «Lo vorreste mettere in lotteria?
Sarebbe il primo lotto!» O in fin, parodiando
Piramo, tra i singhiozzi: «Eccolo, l’esecrando
naso che la bellezza del suo gentil signore
distrusse! Or ne arrossisce,
guardate, il traditore!»
Ecco, ecco, a un di presso, ciò che detto mi avreste
se qualche po’ di spirito e di lettere aveste.
Ma di spirito, voi, miserrimo furfante,
mai non ne aveste un’oncia, e di lettere tante
quante occorrono a fare
la parola: cretino!

Aveste avuto, altronde, l’ingegno così fino
da potermi al cospetto dell’inclita brigata
servirmi tutti i punti di questa cicalata,
non ne avreste nemmeno la metà proferito
del quarto d’una sillaba, chè, come avete udito,
ho vena da servirmeli senz’alcuna riserva,
ma non permetto affatto che un altro si permetta.

IL DUELLO

 

CIRANO: Chiudendo un poco gli occhi.

Aspettate… che scelga le mie rime… Ci sono!

 

Ecco, ed io gitto con grazia il cappello,

poscia comodamente, pian pianino,

mi libero del mio vasto mantello

che mi attabarra, e lo spadon sguaìno.

Di Celandone più gentil, più fino

di Scaramuccia al gioco dello stocco,

vi prevengo, mio caro paladino,

che giusto in fin della licenza io tocco.

Meglio v’era tacer, signor mio bello!

Dove t’infilzerò, dimmi, tacchino?

Sotto il giubbetto, al fianco, ti sbudello?

nel cuor, sotto l’azzurro cordoncino?

— Volteggia la mia punta: un moscerino!

Tintinnano le cocce, odi che schiocco!

Sì, certamente… in mezzo del pancino,

giusto alla fin della licenza io tocco!

Mentre io vò in cerca

di una rima in ello….

tu rompi, bianco come un pannolino!

Vuoi forse darmi la parola: agnello?

— Tac! e la punta io paro onde il festino

ti pensavi di farmi, o malandrino! —

Ecco: t’apro la via,

— chiudo lo sbocco…

Su, reggi bene, guattero, l’uncino!

Giusto alla fin della licenza io tocco.

LICENZA

Raccomàndati a Dio, bel principino!

Ecco: io m’inquarto, io par

o, io fingo, io scocco…

Eh, là! prendi, piccino!

Giusto alla fin della licenza, io tocco.

Chicago Shakespeare Theater: Cyrano de Bergerac
Chicago Shakespeare Theater: Cyrano de Bergerac

 

Arte e vita

Devo ammettere che l’ispirazione che inizialmente mi spingeva a costruire i miei Post, si è molto ridimensionata in questo ultimo periodo.

Una cara amica mi scrisse che l’arte è aggregazione! Ed è vero, cerca sempre se stessa. Un artista ha bisogno di stimoli, se non ci sono, per quanto si liberi l’immaginazione, egli ridimensionerà il suo spazio.

E inizierà a svuotare quell’immensa sala giochi che la mente ha costruito da bambino. La mia ha anche costruito un musuo.

E i musei vanno sempre riempiti. Perché?

Perché.

L’Arte è quel romantico accento,
che ti porta fuori dal tempo,
è quello specchio infranto,
che ti mostra l’anima in ogni frammento.
L’Arte è un’albero che ti ripara,
quando una lacrima ti rende la vita amara.
L’arte è quella compagna,
che ti ricorda che c’è una speranza,
che si chiama fantasia.

Nato dalla tempesta 

Salvador Dali - Paesaggio con farfalle - 1956
Salvador Dali – Paesaggio con farfalle – 1956

Tradizioni – Statue parlanti

Un tempo a Roma quando il potere sbagliava o nel senno disordinato al passante veniva provocata silente ilarità, dal bianco marmo secolare giungeva la satira beffarda.
Era il tempo in cui le statue parlavano.

Pasquino

Statua di Pasquino
Statua di Pasquino

Si racconta che aveva bottega vicino una piazzetta un certo Pasquino sarto, famoso tra le vie di Roma del 1500 per le battute satire di straordinaria arguzia, egli era abile nel taglio quanto nel far ridere e riflettere, i potenti erano il suo passatempo, che derideva mostrandone con parole le smodate azioni. Grande popolarità avevano le sue satire, tanto che persino paura suscitata il punirlo.
Finché morte non venne, sospiro di sollievo per nobili e clero, era finito il canto del cigno satiro.

Nel corso di lavori di demolizione nell’area dove il sarto aveva bottega, venne rinvenuto un antico busto marmoreo, collocato proprio nella piazzetta dove si dice aveva la sua bottega.
La statua inizio a parlare attraverso epigrammi satirici, Pasquino sembrò esser resuscitato per tornare nelle di via di Roma a schernire nuovamente i potenti.
Nei secoli la voce di Pasquino non si silenzio mai, ad ogni evento di tragica ilarità la statua lasciava le sue “pasquinate”.
In realtà il popolo o spesso illustri letterati, erano gli artefici dei componimenti che, in segreto e in modo anonimo, venivano pubblicati, affiggendole sopra la statua di Pasquino.
Tra le più famose e recenti pasquinate, una è quella che fu scritta contro la visita di Hitler a Roma del 1938:
Roma fu allestita con grandiose scenografie di cartongesso, per onorare il talento del dittatore per la pittura, Pasquino scrisse:
“Povera Roma mia de travertino
te sei vestita tutta de cartone
pe’ fatte rimira’ da ‘n imbianchino”.

Tradizioni – Racconti dal passato

Sarà la Notte Nera…

Saranno le favole che oniriche imperversano nel cielo di questa rete.

Sarà il sole e la terra che han dato scena ai poemi…

Ma son evocato ed evocare battaglie e assedi, amori e tradimenti. Scene che nella mente ricreano suoni e colori. Le corde governano, la vita della storia che voce racconta.

Boom Boom, il legno risuona al battere degli stivali. La spada è sguainata lo scudo attende, il mantello manifesta il potere.

Signori e signore.

I Pupi siciliani 

 

25 Aprile

Oggi si festeggia la liberazione dal male sociale, dai regimi che rubano la libertà, ma si onorano anche le vittime della guerra, i partigiani e tutte le anime coraggiose cadute per la libertà.

Immaginate d’esser in una piazza d’un piccolo paese della nostra Italia, attorno gente, tanta gente, che urla, sorride, corre, ti tocca ma solo per abbracciarti e tra le grida una parole emerge fra tutte “é finita“.

Aprile 1945

Ecco, la guerra è finita.
Si è fatto silenzio sull’Europa.
E sui mari intorno ricominciano di notte a navigare i lumi.
Dal letto dove sono disteso posso finalmente guardare le stelle.
Come siamo felici.
A metà del pranzo la mamma si è messa improvvisamente a piangere per la gioia,
nessuno era più capace di andare avanti a parlare.
Che da stasera la gente ricominci a essere buona?
Spari di gioia per le vie, finestre accese a sterminio,
tutti sono diventati pazzi, ridono, si abbracciano,
i più duri tipi dicono strane parole dimenticate.
Felicità su tutto il mondo è pace!
Infatti quante cose orribili passate per sempre.
Non udremo più misteriosi schianti nella notte
che gelano il sangue e al rombo ansimante dei motori
le case non saranno mai più cosi ‘ immobili e nere.
Non arriveranno più piccoli biglietti colorati con sentenze fatali,
Non più al davanzale per ore, mesi, anni, aspettando lui che ritorni.
Non più le Moire lanciate sul mondo a prendere uno
qua uno là senza preavviso, e sentirle perennemente nell’aria,
notte e dì, capricciose tiranne.
Non più, non più, ecco tutto;
Dio come siamo felici

D. Buzzati

Come mia consuetudine nessuna immagini verrà inserita, esiste già Dino l’ha descritta voi immaginatela.

Arte – Riflessione

Sapevo che navigare in questo oceano, non sarebbe stato un viaggio mistico, ma speravo questa volta di vivere, l’arte come un viaggio di emigranti che fuggono dalla fame e dall’ignoranza…

Ma come accede nel nostro mare fame e ignoranza si imbarcano sulle navi che sfidano il mare.

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Tanti post uno dopo l’altro buttati nell’etere, ed io cerco tra questi fogli digitali, le parole che sanno di colore, le rime che risuonano nelle miei orecchie come poetica evocazione, ma su decine e decine solo sei, su centinaia e centinaia poco più di poche decine, è questa l’arte del web? E non mi riferisco solo a libero.

Dopo tanti post, tante osservazioni, dopo tanti sbarchi in Isole sconosciute chiamate Blog, il mio diario di bordo, registra tristemente ciò che annotai più di un lustro fa, “l’arte è osservata, a volte commentata, ma non è seguita, non è capita, ne cercata“.

Ovviamente ho incontrato l’arte, nelle sue rare apparizioni.

Non cito nessuna eccellenza, non è mia intenzione fare elenchi. Tra le oniricità e i misteri dell’evocazioni, ho incontrato chi con eccelsa virtù divulga l’arte o chi ne compone come collage le parole e i suoni.
Ma sono pochi rispetto alla ricchezza di pensieri che proliferano nelle comunità.

Pablo Picasso disse:
“L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni.”

L’arte è l’unica vera fede dell’uomo. Si sono accettate le divinità per un’infinita varietà di motivi, la salvezza, la paura, il controllo, si cerca nel luogo più lontano, la fonte per salvare o elevare la più vicina delle nostre virtù, l’anima. Se c’è eresia è nel affidare i nostri fallimenti e i nostri peccati in figure che sono solo capro espiatorio delle nostre paure.

Dio è la scelta di essere migliori e si è migliori, se si vive in virtù della bellezza della vita, nel rispetto della creazione.

E nella creazione vi è la nostra salvezza, come esseri umani, nella preghiera della poesia, nei sermoni della filosofia, nelle prediche delle pittura o della scultura e nei salmi della commedia teatrale della vita.

E per questi motivi continuerò a scrivere di arte.

Nato dalla tempesta - MLK in preghiera
Nato dalla tempesta – MLK in preghiera

Le Beatitudini secondo me

Beati i poveri d’ignoranza, perché di essi è la comprensione di ogni libro.
Beati i pittori, perché saranno dagli osservatori capiti e finalmente pagati prima di morire.
Beati gli scultori, perché saranno circondati da fanciulli che ameranno l’arte e non più imbratteranno con cazzate volgari, il marmo bianco dalle loro creazioni.
Beati i poeti, perché erediteranno la voce satirica di ogni editoria, e ogni persona in Terra saprà la vera verità in poesia.
Beati quelli che hanno fame e sete di conoscenza, perché saranno dai saggi saziati, senza l’ausilio più dì Wikipedia ma della grande inclopedia del sapere.
Beati i musicisti, perché troveranno le note della misericordiosa partitura.
Beati quelli che osserveranno un’opera con la saggezza del cuore, perché vedranno la forma e il messaggio della creazione.
Beati quelli che opereranno per educare all’arte, perché saranno chiamati figli del futuro.
Beati i perseguitati a causa della censura e della morale, perché di essi sarà la società che spezzerà le catena e libererà i musei.
Beati voi artisti quando vi diranno che non avete arte, quando vi perseguiteranno perché disegnerete un murale e vi diranno ogni sorta di turpiloquio, per causa mia, Arte.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa per aver debellato gli ottusi i censori e gli ultimi seguici della morale che copre un David perché è volgare, perché avrete portato il regno del colore e delle forme tra noi…

Parola di nato dalla tempesta

Guercino – Allegoria della pittura e scultura – 1637 – Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini
Guercino – Allegoria della pittura e scultura – 1637 – Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini

Poesia – Ricordi

Da ragazzo avevo l’abitudine di stampare o fotocopiare poesie che poi conservavo, di solito in mezzo ai libri… Un abitudine nata con la scuola… Quando si cercare di risparmiare sui costosi testi che il sistema imponeva… A volte, mi capitava anche di copiarle dai libri esposti negli scaffali delle librerie…

Ho trovato un foglio con riportata una poesia… Di solito vi invito ad immaginare un luogo, e a vivere con la mente un gesto… immaginate voi stessi… seduti su un luogo che vi è caro… perché avevate detto ti amo…

Non dimenticate mai questi momenti… se potete scriveteli a memoria… del vostro sentimento… perché vi ricorda che avete un motivo per essere felice…

L’ALLODOLA

Dopo il bacio – dall’ombra degli olmi
sulla strada uscivamo
per ritornare:
sorridevamo al domani
come bimbi tranquilli.
Le nostre mani
congiunte
componevano una tenace
conchiglia
che custodiva
la pace.
Ed io ero piana
quasi tu fossi un santo
che placa la vana
tempesta e cammina sul lago.
Io ero un immenso
cielo d’estate
all’alba
su sconfinate
distese di grano.
E il mio cuore
una trillante allodola
che misurava
la serenità.

Antonia Pozzi

Nessuna foto accompagnerà queste parole.
Perché l’immagine già esiste:
Antonia l’ha descritta voi immaginatela.

Poesia – Rosso

Un artista per necessità e desiderio, spoglia la materia dei sui segreti, per giungere al l’essenza di essa… e il colore è la materia che più di tutte vien sedotta…

Un volta per un colore scrisse delle parole…


Rosso

Rosso vermiglione… rosso che incarna…
Rosso che brilla… rosso che ferma…
Rosso carminio fondente delirio…
Rosso scarlatto… rosso imperiale…
Rosso purpureo… rosso papale…
Rosso natura… rosso che punge…
Rosso che brinda… cin cin alla vita…
Rosso che divampa… vita che nasce…
Rosso di Achille… rosso che infuria…
Rosso del toro… rosso che acceca…
Rosso rovente… rosso battente…
Rosso senz’occhio che conquista…
Rosso che scozia tramanda…
Rosso che terrà ubriaca…
Rosso che vizia…
Rosso che pizzica…
Rosso che prega… in mani il rosso che frega…
Rosso che tramonta…
Rosso che monta…
Rosso che oleee… che sangue…
Rosso che avverte…
Rosso che spia…
Rosso che fotte di notte e via…
Rosso Tiziano… rosso pregiato…
Rosso magenta… rosso stonato…
Rosso relativo del Ferro intonato…
Rosso del ferro trapassato…
Rosso di Capri… rosso di luna….
Rosso prima del bacio…
Rosso dopo il bianco… 
Rosso che veste… rosso che sfila…
Rosso che balla… rosso tentatore…
Rosso maritato… arancione quasi rosso…
Rosso amante… rosso nascosto…
Rosso oooh che paura… violetto quasi rosso….
Rosso veloce… rosso che sgomma…
Rosso che ops… rosso fermato.

Nato dalla tempesta