Verita assolute

 

Il famoso giurista italiano Gustavo Zagrebelsky nel suo saggio “Sulla lingua del tempo presente” parla della parola “assolutamente”: “un avverbio e un aggettivo apparentemente innocenti, da qualche tempo, condiscono i nostri discorsi e in modo così pervasivo che non ce ne accorgiamo «assolutamente» più, per l’appunto, assolutamente e assoluto. Tutto è assolutamente, tutto è assoluto. Facciamoci caso: è perfino superfluo esemplificare: tutto ciò che si fa e si dice è sotto il segno dell’assoluto. Neppure più il “sì” e il “no” si sottraggono alla dittatura dell’assoluto: «assolutamente sì», «assolutamente no».”.

Le affermazioni di Zagrebelsky sono condivisibili e facilmente riscontrabili. A questo punto, mi chiedo se l’utilizzo spropositato di “assolutamente” sia una conseguenza della tendenza generale a esprimere sempre più posizioni assolutiste su qualsiasi argomento, senza cercare in alcun modo di intravedere qualche sfumatura. Penso soprattutto al proliferare di tuttologi che credono, senza sapere nulla, di potersi pronunciare in maniera definitiva persino su complessi argomenti scientifici credendo di avere in mano la verità  assoluta. D’altronde, qualcuno ha detto che il linguaggio è specchio dell’anima.

Linguaggio

La storia di Tatiana

 

La ginnasta Tatiana Gutsu ha appena denunciato una violenza subita a 15 anni da un altro atleta, Vitalj Sherbo, all’epoca diciannovenne e icona della ginnastica artistica. Ha atteso 25 anni per rompere il silenzio. Lo ha fatto solo adesso, perché solo adesso ha trovato la forza di denunciare.

Non voglio fare paragoni con le vicende hollywoodiane sulle quali si è detto fin troppo creando (almeno in me) tanta confusione.

Le parole di Tatiana, invece, mi hanno acceso una luce. Lei si è sentita “rinchiusa nella prigione del silenzio per tutti questi anni”. E anche se qualcuno potrebbe dirle che ha aspettato troppo, alla fine lo ha fatto, ha denunciato ed è uscita da quella prigione. Ciò che lei spera adesso è che grazie alle sue parole anche altre vittime riescano a uscire dal silenzio. Grazie a un sostegno che lei non ha avuto, considerato che le persone che allora avrebbero potuto aiutarla le hanno voltato le spalle.

Tatiana

Premi Nobel e lotta al nucleare

 

Questa settimana si è caratterizzata per l’assegnazione dei Premi Nobel. Tra i più discussi e attesi c’è¨ sicuramente quello dedicato alla letteratura che è andato a Kazuo Ishiguro, autore, fra l’altro, di “Quel che resta del giorno” (1989), da cui è stato tratto il film omonimo, con Anthony Hopkins ed Emma Thompson. Dunque, un autore ben noto e premiato in tutto il mondo, al di là delle polemiche, e che sicuramente inserirò tra le mie letture.

Il Premio Nobel per la Pace, invece, è stato assegnato alla Campagna Internazionale contro le Armi Nucleari (ICAN) per “il suo lavoro nel portare l’attenzione sulle conseguenze umanitarie catastrofiche di qualsiasi uso delle armi nucleari”. L’ICAN ha infatti cercato di colmare il vuoto giuridico favorendo l’introduzione di divieti di approvvigionamento di armi nucleari.

Un lavoro molto importante, quindi, che si auspica continui favorendo la sensibilizzazione contro il nucleare, nella speranza, pur debole, che certe potenze mondiali inizino a ragionare seriamente su tutti i pericoli che ne derivano. Anche se credo che Mafalda abbia fin troppo ragione.

mafalda mondo

Umanità e onestà intellettuale

 

Gli ultimi episodi di cronaca (Rimini e Firenze) dovrebbero farci riflettere in qualche modo. Un comportamento adeguato, sintomo di onestà  intellettuale, sarebbe quello di non approfittare di ogni episodio di violenza per scatenare rivalse di ogni tipo. Si vomita il proprio odio generalizzato verso la categoria, il gruppo, il popolo cui l’autore del gesto appartiene per propria scelta o per destino, finendo per dimenticarsi delle vittime o addirittura colpevolizzandole, a seconda del casi.

Eppure, ci sono professionisti che svolgono indagini, che cercano di capire come sono andati i fatti, che si occupano delle vittime attenuando i loro traumi. Tutti i colpevoli, terminate le indagini e accertati i fatti, devono pagare e assumersi le proprie responsabilità  personali.

Tutto il restante clamore a cosa serve, se non a chi lo sfrutta per migliorare la propria posizione di vantaggio? Il giustizialismo da quattro soldi, i vari “se l’è cercata”, “sono tutti così”, i giudizi sparati a caso, le bufale diffuse a piene mani ci rendono indegni di essere chiamati “esseri umani”.keep-calm-and-stay-human-10

La dolce sensazione di rinnovamento

 

Settembre è ormai iniziato. Il caldo asfissiante che ha accompagnato costantemente le nostre giornate sembra ormai aver ceduto definitivamente il posto a un fresco venticello che ha finalmente smosso un’aria divenuta opprimente. La pioggia ha iniziato a bagnare questa terra ormai arida e martoriata dai continui roghi estivi.

Le giornate si accorciano sempre di più, come giustamente richiede l’alternarsi delle stagioni, stendendo un velo di malinconia su ogni cosa, accompagnandosi a quella dolce nostalgia che richiama alla mente tanti ricordi.

Questo periodo, con il lento e progressivo avvicinarsi dell’autunno, mi riporta, infatti, indietro nel tempo a quando, ragazzino o adolescente, mi preparavo mentalmente all’inizio della scuola. (continua su questo link: La fine dell’estate e l’attesa di novità )

fine estate

Problemi informatici

 

Come cantava il mitico Pappalardo, “ricominciamo”. Non ho fatto in tempo a tornare a lavoro pochi giorni fa che, neanche a dirlo, stanno già  tutti cercando il modo di farmi rimpiangere le ferie. Incluso il mio (quasi) fedele PC che pure voleva continuare a oziare e adesso si ribella continuamente cercando in tutti i modi di sabotare il mio lavoro. Le mie minacce di defenestrazione stanno, purtroppo, sortendo pochi effetti, ma sono consapevole che i problemi informatici rappresentano un male comune. Comunque, andiamo avanti.

Settembre è per me un mese di rinnovamento e della mia voglia di rinnovamento parlerò nel prossimo post. Intanto, posso dire che qui ci saranno alcuni cambiamenti. Da tempo sto pubblicando copie dei miei post sulla piattaforma blogspot, considerato che verso dicembre da questo blog sono spariti circa dieci post senza alcuna possibilità  di recuperarli. E pare che i disservizi continuino.

Dunque, anche per evitare inutili doppioni, su questo blog (soprannominato “reloaded”) continuerò a postare brevi giornaliere riflessioni, rinviando tramite appositi link ai post più¹ articolati pubblicati sull’altra piattaforma. Ovviamente, in questo caso i commenti potranno continuare a essere inseriti su questo blog (un po’ come accade con Facebook).

A presto e ben trovati!

PC disperato

Il caldo, i buoni vicini e le ferie – cronaca semiseria

 

Caldo eccessivo, quasi violento e invasivo. Qualcuno potrà anche dire “è pur sempre estate, non vuoi che faccia caldo?“, sarà  anche così, ma io non ricordo di aver mai sclerato così tanto gli anni passati. C’erano giorni in cui il termometro saliva sopra i 35 gradi, c’era un’afa pazzesca, ma poi arrivava la pioggia a rinfrescare tutto. Magari, poi, ricominciava il ciclo, ma sembrava tutto più sopportabile. E, invece, a Roma non piove da mesi quest’anno. E’ il famoso cambiamento climatico di cui stiamo, via via, assaggiando gli effetti nefasti?

Vicini, cari vicini. Beati loro che se ne sono andati già in ferie. Il palazzo sembra una landa desolata. Non c’è la buona vicina di casa che ti accoglie con un sorriso o con il profumo della sua cucina. Sebbene di questi tempi di fame e voglia di cucinare ce ne sia poca.

Snoopy

Tuttavia qualcuno al piano di sopra c’è. I bravi abitanti dell’attico, quelli che amano tanto le piante, le curano con amore. E tu vicino come fai a non amare le loro piante? Devi avere anche tu tanta pazienza, un’infinita dedizione.

Bisogna ricordarsi che amare le piante vuol dire potarle. E vuoi che le foglie non cadano un po’ sul tuo terrazzino? In fondo non costa nulla raccoglierle, suvvia quante storie!

E amare le piante vuol dire anche innaffiarle. Ma cosa dico? Non “innaffiare”, ma “affogare”, ecco il termine appropriato. D’altronde, le povere creature hanno sete, con questo caldo ancor di più. E se poi, puntuale a una certa ora, arriva uno scroscio di acqua sul tuo balcone che somiglia piuttosto alla Cascata delle Marmore? Pazienza ci vuole … settembre arriverà .

Nel frattempo pure io vado in ferie. Approfitterò di alcuni giorni per rilassarmi, leggere e scrivere sul mio taccuino di appunti ciò che mi passa per la testa (e magari completare quei racconti che ho in mente da tempo). Ci si vede a fine agosto, buone vacanze!

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Il multiforme silenzio

Il silenzio, a volte se ne avverte un estremo bisogno. Rinchiudersi in una stanza, isolarsi, mettersi al riparo dal caos, dal vociare confuso, dallo strepitare esaltato di gente che urla i fatti propri al cellulare, dagli strombazzamenti quotidiani.

Un’oasi di tranquillità in cui rifugiarsi per difendersi, ma che potrebbe anche rivelarsi un’arma a doppio taglio. Accade quando certi fantasmi, certi pensieri iniziano a risvegliarsi, a riaffacciarsi dagli angoli più reconditi della propria mente. Quando si sta in silenzio nella propria stanza, si è da soli con se stessi, senza filtri, maschere, condizionamenti. Si può anche essere tanto bravi da mentire a se stessi, ma alla fine certi conti bisogna sempre farli.

Il silenzio, quanti scrittori si sono occupati di lui. Da Josè Saramago che afferma che “forse solo il silenzio esiste davvero” a Giacomo Leopardi per cui “il silenzio è il linguaggio di tutte le forti passioni, dell’amore (anche nei momenti dolci) dell’ira, della meraviglia, del timore”, per passare da Erich Maria Remarque, “il silenzio fa sì che le immagini del passato non suscitino desideri ma tristezza, una enorme sconsolata malinconia”.

Silenzio

Nella sua essenzialità, quasi banalità, mi colpisce questa frase dello scrittore britannico Charles Caleb Colton: “quando non hai niente da dire, non dire niente”. Davvero fondamentale, il silenzio, quello opportuno di chi farebbe meglio a tacere, sui social soprattutto, invece che alimentare continue polemiche basate sul nulla e diffondere notizie false, favorendo la disinformazione.

Il concerto di Vasco Rossi e la morte di Paolo Villaggio, ultimamente, sono stati esempi eclatanti di occasioni in cui coloro che interpretano i propri gusti personali come diktat da imporre a tutti avrebbero fatto meglio a rimanere in silenzio. Ovviamente, occasioni irrimediabilmente perse.

Infine, il silenzio, quando davvero non hai più parole. Perché ricordi quel tuo vecchio compagno di scuola, un ragazzo educato con il quale ogni tanto studiavi e organizzavi lavori di gruppo; lo ricordi con piacere, anche se lo avevi perso di vista dopo la scuola, magari lo incontravi ogni tanto, semplicemente un “ciao” e un sorriso. Sapevi che poco più che ventenne aveva iniziato a lottare contro un male dal quale difficilmente si sfugge, un male che ogni volta sembrava attutito, ma poi si ripresentava più forte di prima. Non lo vedevi, ma lo accompagnavi con il pensiero e speravi per lui. Ma quando ieri ti hanno detto che ha smesso di lottare, non ti è rimasto altro che il silenzio.

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Quando è troppo è troppo

Quando è troppo è troppo. Mi illudevo di essere immune da polemiche e calunnie, considerato che sono entrato qui dentro semplicemente per stringere qualche amicizia e non per prendere in giro nessuno come fanno tanti. Poi ho pensato che potesse essere un luogo ideale per mettere a frutto la mia passione per la scrittura. Altro non ho mai voluto e mai vorrò.

Qualcuno, invece, in queste ore si è messo in testa idee strane, una persona sconsiderata (magari in fondo un troll o un fake, non saprei e non mi interessa) che vorrebbe andarsene in giro a dire che io ho molti profili e diverse personalità. Evidentemente, ama diffondere calunnie inventate al momento per il semplice gusto di far male alle persone.

Cosa dire? Posso solo confermare che mi chiamo Lorenzo, che vivo a Roma, che nel mio unico profilo ci sono le foto di come sono realmente (visibili ai soli amici) e che alcune persone del mio spazio amici di libero che mi conoscono nella realtà non virtuale sanno che non ho mai mentito su nessun aspetto della mia vita. Forse chi dice questo è il primo a mentire per sé e per gli altri.

Detto questo, non nascondo di essere abbastanza offeso, anche se dovrei averci fatto l’abitudine ad imbattermi in persone cattive. Ovviamente non sparirò, anzi, non voglio certo dare soddisfazione alla persona di cui sopra, anche se è possibile che la mia presenza continui a essere meno assidua. Ovviamente, siete liberi, qualora crediate a queste calunnie, di cancellarmi dal vostro Spazio Amici.

Un saluto a tutti

 

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La spaventosa idea dell’orrore

Domenica mattina. Mi alzo dal letto per fare colazione e il mio sguardo, a un certo punto, cade distrattamente su uno stralcio di notizia che mi fa allarmare. Comincio a pensare, illudendomi, che possa trattarsi di un errore o di uno scherzo di chi ha voluto riproporre una vecchia notizia. Ma, poi, capisco che è tutto reale, che l’orrore ha di nuovo travolto altre vittime.

Tragicamente, ancora vittime a Londra, tre attentati nel Regno unito nel giro di poche settimane. I nervi sono ormai allo stremo, al punto che quasi contemporaneamente a Torino un falso allarme procura un migliaio di feriti.

L’orrore del reale è nulla contro l’idea dell’orrore”. Questa frase del Macbeth di Shakespeare continua a risuonarmi in testa. Nella tragedia shakespeariana è pronunciata in un contesto diverso (I miei pensieri, solo virtuali omicidi, scuotono la mia natura di uomo; funzione e immaginazione si mescolano; e nulla è, se non ciò che non è), eppure rende l’idea di ciò che siamo diventati, talmente condizionati dalla paura che finiamo per creare l’orrore anche quando non esiste. E, magari, finendo per dare luogo a estenuanti dibattiti con insulti connessi.

Strage

L’orrore degli attacchi terroristici e delle stragi ce lo portiamo dentro da sempre, purtroppo abituati ormai ad avere nella nostra patria capi spietati che hanno stabilito di avere diritto di vita e di morte su chiunque rappresenti un ostacolo.

Eppure, siamo in uno Stato di diritto che deve far rispettare le regole e applicarle a tutti nella loro interezza. Di conseguenza, se il supremo organo giurisdizionale, competente nell’applicazione uniforme del diritto, sancisce che una decisione di diniego di differimento della pena debba essere motivata in modo più adeguato (che non implica che sia stata decisa alcuna scarcerazione, come molti giornali vogliono lasciare intendere), quelle motivazioni andranno integrate e riviste.

Anche se fa male anche solo pensare di poter parlare di diritti e dignità nei confronti di chi il rispetto della dignità altrui non lo ha mai avuto – con negli occhi le immagini delle stragi, l’orrore straziante di vite stroncate – bisogna ricordarsi che uno Stato di diritto rispetta le regole, quelle stesse regole che un’associazione mafiosa calpesta inesorabilmente.

Poi, si possono aprire infiniti dibattiti sulle profonde disuguaglianze nell’applicazione dei diritti, sulla indegna situazione delle carceri, dibattiti che si auspica siano costruttivi e non solo basati su insulti reciproci. Ma, in assenza di uno Stato che applichi il diritto, c’è solo giustizialismo, fondato sulla quella spaventosa idea dell’orrore.

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