Il diritto a riappropriarsi della propria vita

Una massima che tutti conosciamo molto bene è “si lavora per vivere, non si vive per lavorare“. Potrebbe apparire scontata ai più, forse, ma di fatto viene molto spesso disapplicata.

Ci lasciamo prendere dalle incombenze lavorative, prolunghiamo l’orario di ufficio oltre l’umana sopportazione, magari ci portiamo il lavoro a casa. Tutto questo, per tentare di raggiungere i nostri obiettivi, ottenere un avanzamento di carriera o semplicemente fare bella figura con il capo che conta su una squadra efficiente, più che altro per alimentare il proprio prestigio. La continua disponibilità genera maggiori aspettative con un aumento delle pressioni e dei carichi di lavoro, il classico serpente che si morde la coda.

A prescindere dalla capacità di raggiungere i nostri obiettivi, il nostro tempo libero diventa inesistente, diviene impossibile dedicarsi ai propri affetti e ai propri interessi.

Ho sempre detestato l’idea di poter essere reperibile al di fuori dell’orario di lavoro: la possibilità che qualcuno possa chiamarmi, mandarmi messaggi o e-mail anche nel fine settimana e che io debba essere costretto a rispondere mi pone in uno stato di continua angoscia, come se mi sentissi perseguitato.

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Tuttavia, poche ore fa ho letto una notizia davvero interessante, secondo cui la Francia sarebbe uno dei primi Paesi ad aver varato una legge che fissa un nuovo principio per tutti i dipendenti: staccare telefono e computer, non rendersi sempre reperibili. In pratica, la legislazione francese avrebbe sancito il “diritto alla disconnessione“, da applicare concretamente mediante accordi tra imprese e sindacati. Principio che dovrebbe essere adottato anche in Italia, sebbene tempi di approvazione del disegno di legge e criteri applicativi non mi siano noti.

La notizia mi consola, ma nello stesso tempo suscita in me alcune perplessità. Il diritto ad essere disconnessi fuori dell’orario di lavoro, anche senza norme specifiche, doveva essere il risultato di una scelta di buon senso di aziende e lavoratori. Questi, invece, sono i primi a “trasgredire“, a quanto pare.

Dunque, siamo al paradosso di uno Stato che deve stabilire per legge cosa non deve fare un lavoratore nel tempo libero. D’altronde, se noi siamo i primi a non pensare a noi stessi.

In ogni caso, mi chiedo cosa accadrà alla resa dei conti: aziende e sindacati riusciranno a trovare un accordo su come i dipendenti devono gestire il proprio tempo libero?

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Il diritto a riappropriarsi della propria vitaultima modifica: 2016-09-06T21:27:33+00:00da LorenzAdd1979

10 commenti

  • eppure essere liberi in fondo è solo lasciarsi andare senza orologi, telefoni, case e altre cose..

  • Si è quella la ricetta ideale, se riuscissimo ad applicarla!

  • io sono per lo stato svedese che pare abbia fissato non un limite di ore giornaliere di lavoro, ma lavorare per obiettivi. Ecco si fissa l’obiettivo e poi sei tu che devi decidere come raggiungerlo (lavori oggi, domani no, il week end lavori, ecc..). Se fossimo noi a responsabilizzarci e non sentissimo la cosa come costrizione, credo che questa libertà farebbe svanire tutti gli altri problemi

    • Sicuramente un modello basato su obiettivi potrebbe essere l’ideale, ma non sempre applicabile. In alcuni posti di lavoro, come da me, spesso si lavora sulla base delle contingenze: arriva un’emergenza all’ultimo minuto e bisogna trattenersi, c’è un evento non previsto il lunedì e bisogna rimanere in allerta sabato e domenica. A quel punto, diventa un obbligo porre un limite a ciò che si può pretendere dai dipendenti. Lavorare per obiettivi è fattibile certamente se si è liberi professionisti.

  • Ciao Lori eccomi qui a commentare il tuo post e il tuo nuovo blog!! Intanto complimenti per l’idea del nuovo blog.. penso che questo spazio sia l’ideale per valorizzare la tua bravura nello scrivere e nello stesso tempo per sottolineare ancora una volta come esistano tanti ragazzi come noi con la testa piena di idee… insomma i ragazzi italiani non sempre godono di buona fama.. in realtàà tanti come te hanno ben chiare le idee e soprattutto sanno esprimerle.. mi piace sempre l’idea che i blog siano dei canali di comunicazione tra noi per trasmettere le nostre idee e consentire a chi ci legge di ampliare un po le vedute.. In politica c’è tanta confusione ed ignoranza, forse per questo l’Italia non ne esce da una situazione di stallo.. la scuola italiana non ci prepara ad avere idee personali nè ci da’ le basi giuste per poter poi formare idee autonome, personali e originali.. basta dire che tanta gente non sa quale sia la differenza tra economia politica e politica economica e tanto basta per creare confusione al momento in cui si esprime un voto politico.. Bravo Lori.. Obiettivo centrato per me!!!

  • Relativamente invece al post sul riappropiarsi del proprio tempo libero.. beh.. molto secondo me dipende dal tipo di lavoro che facciamo.. per esempio un lavoratore autonomo necessariamente dovrà essere connesso e reperibile al di là delle classiche 8 ore lavorative.. al contrario un lavoratore dipendente dovrebbe vedere nel suo contratto regolamentata la sua attività e disponibilità.. purtroppo considerato quanto siamo indietro riguardo i rinnovi contrattuali..la vedo ancora lontana l’epoca in cui anche la normativa lavorativa sarà adeguata ed aggiornata alla connettività e alla tecnologia disponibile… pensa a quando risalgono le ultime battaglie sindacali.. boh .. forse internete nemmeno esisteva allora. e oggi a che punto siamo? si parla ancora del diritto delle madri a conservare il proprio posto di lavoro?!!?!?!?! Mah…

    • Come dicevo anche ad Amoon, un lavoratore autonomo si può gestire e organizzerà il proprio lavoro sulla base delle necessità, riducendo costrizioni e correlato stress. Nel mio post, il pensiero è rivolto a dipendenti come te e me, che devono dar retta a capi esigenti, e che hanno bisogno di un limite a ciò che si può chiedere. Che noi italiani siamo indietro, è un’amara realtà.

  • Sta a noi decidere quanto tempo vogliamo dedicare al lavoro oltre l’orario di contratto, tranne in casi particolari in cui si richiede la reperibilità, ogni altro momento libero non deve avere interferenze lavorative. Te lo dice una che per trent’anni ha lavorato ben oltre le ore di contratto, dando una disponibilita’ e sentendosi moralmente in dovere di portarsi a casa il lavoro se non riuscivo a farlo nelle ore di ufficio…e sai cosa mi ha portato questo in tutti e tre i posti in cui ho lavorato? Che quando hanno chiuso non sono stata trattata in modo privilegiato, non sono stata gratificata di una buonuscita di ringraziamento per il tempo che “non ho vissuto” per star dietro alla “loro” azienda…sono stata trattata esattamente come tutti gli altri: compresi i lavativi e quelli che stavano a casa di continuo in malattia o per divertimento….
    L’esperienza deve insegnare…..ora io un lavoro non ce l’ho più, ma mi rifiuto alla mia età di sacrificare ancora tempo della mia vita per far “opere di bene” ad imprese che non guardano che al profitto e interesse proprio! Non farti schiavizzare tu che sei giovane non ne vale la pena credimi….

    • Sono d’accordo con te Giulia. Ci sono figure contrattuali per le quali è prevista la reperibilità (vedasi dirigenti che sono anche ricompensati). Per i dipendenti, invece, la reperibilità a volte assume la forma di un obbligo morale in quel circolo vizioso per cui più dai e più si chiede. Rompere questo circolo e prendersi il proprio tempo dovrebbe essere scelta di buon senso, è triste che si arrivi ad una legge

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