Come la spiritualità mi ha aiutato e mi sta aiutando

La nostra anima è come un deserto… finchè non si apre alla spiritualità non diventa fertile…

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E’ importante per me che la mia vita sia composta di momenti materiali e anche di momenti spirituali.

Dopo la morte di mio padre, mi sono reso consapevole del fatto che la mia misera esistenza era vuota e aveva bisogno di venir colmata da qualcosa di più che un semplice credere al denaro, alle donne e ad avere una buona reputazione…

Mi sono rivolto dapprima al vangelo di Gesù Cristo, cercando di trovare conforto dalle sue parole. Ho scavato a fondo nella Scrittura per scoprirne il significato. Inizialmente non “sentivo”, non capivo, sembrava che non mi desse nulla; ma io insistevo, ancora e ancora…

Mi ci vollero anni per “addentrarmi” nel Vangelo, per sentirmi pienamente consolato. Dopodiché, detti uno sguardo più ampio al panorama spirituale alla mia portata, cercando di cogliere l’ essenza di ogni religione: Buddhismo, Induismo, Ebraismo, Cristianesimo, senza tralasciare i grandi Maestri della spiritualità come Bhaktivedanta Swami Prabhupada, Osho, Paramahansa Yogananda…

All’inizio fu come fare indigestione di tutto questo scorrere di insegnamenti. Poi, finalmente, qualcosa mi si chiarì, forse grazie anche al fatto che si matura.

Oggi mi sento finalmente più sereno e la spiritualità mi ha aiutato e mi sta aiutando (anche ad affrontare i miei disturbi mentali).

Non voglio consigliare ad alcuno di occuparsi di spiritualità, ma a me è servito molto farlo….

UN’OPPORTUNITA’….

alba-con-donna1 IMMAGINE PRESA DA INTERNET

Inizio così: questo Natale, il regalo più bello messo sotto l’albero, è l’opportunità di un nuovo lavoro.
Questa opportunità avuta si chiama: “ESSELUNGA”.
In passato ho dovuto fronteggiare diverse perdite: dopo la morte di mio padre e di un amico di famiglia, ho avuto diversi problemi personali.
Riprendendomi mi sono posto la domanda:”COSA FARO’ NELLA MIA VITA?”.
Dopo lavori di prova e borsa lavoro, ha bussato alla mia porta la speranza ed è arrivato un nuovo lavoro, finalmente!
Lavoro in questo supermercato da un po’ e sembra che per me e la mia famiglia, la felicità sia arrivata.
Dico questo: per tutti quelli che cercano lavoro e non lo trovano, non abbattetevi, non rassegnatevi, alla fine, come è successo a me, che non ci pensavo più, la chiamata è arrivata e finalmente posso essere più sereno.
Dopo tutto, la vita ci riserva tante sorprese e a me l’ha fatta Natale.
Spero di continuare la mia strada sempre in meglio e di fare questo lavoro tesoro per gli anni futuri.
TIBI ’88

PERCORSO DI UNA VITA…

beppe storia di vita

La Mia Storia

Infanzia

Ero un bambino introverso e timido. A scuola giocavo poco con gli altri bambini, preferivo giocare da solo.

Ricordo che un bambino, molto prepotente, cercava sempre di farmi fare le cose che decideva lui. Era una persecuzione! Meno male che abbiamo smesso di frequentarci presto.

A casa, parlavo poco dei miei piccoli-grandi problemi… avrei preferito ricevere qualche carezza in più dai miei genitori. Insomma, non ero per niente un bambino felice, e lo sapevo.

A tredici anni quello che mi ricordo è che ero bravo a scuola, ero il primo della classe. Però in terza media ‘tagliavo’, avevo cominciato a fumare perché guardavo le sigarette di mio padre e mi era venuta voglia. Poi mi hanno insegnato come si faceva, perché non lo sapevo… se non te le insegnano certe cose non le sai… Poi mi sono impegnato per l’esame finale e ce l’ho fatta, l’ho superato con l’ottimo e ho fatto prendere un bel voto ad un amico che era invece scarso, aiutandolo a studiare. Poi le superiori, mio papà mi ha costretto a studiare da geometra ma è durata un anno soltanto, poi ho non ho più continuato, dopo che sono stato bocciato.

Poi è entrata nella mia vita la musica! Ho iniziato a suonare la batteria, anche per quello andavo male a scuola e non mi sono mai diplomato. Prendevo lezioni di batteria a cinquemila lire all’ora da un privato nella sua cantina, mia sorella mi passava i soldi, io ho due sorelle.

Andavo a studiare in una sala prove, si pagava tanto, per me che non lavoravo e non avevo lo strumento. Ero bravo come batterista, facevo progressi velocemente. Ho suonato in un gruppo, mi piaceva il jazz, la fusion, mi interessavo poco del rock e della musica leggera italiana.

Giovane adulto

Vivevo con mia madre a Casale, mi ero trasferito da poco da Torino, dopo la morte di mio padre. Le mie sorelle si erano già sposate. A vent’anni mi sono ammalato. Ma ero già ammalato, non è normale per un bambino vivere così… quando avevo dieci anni uscivo con ragazzi più grandi e quindi ho bruciato tutte le tappe. Per me quelli della mia età erano immaturi. Mia mamma non c’era mai, non è che mi aiutasse molto, anzi, si vergognava di me perché quando mi ricoveravano in psichiatria diceva ai suoi amici che ero dal dentista o altro, e questo era bruttissimo da buttare giù. In quegli anni suonavo più che altro, guadagnavo ogni tanto qualcosetta, ma con scarsi profitti. Sono entrato in depressione e credo che si entri in depressione se manca, almeno nel mio caso, qualcosa a livello affettivo, un aiuto dai parenti, che poche volte c’è stato. La depressione come viene va, non è che la puoi curare, secondo me. C’era il buio davanti e non vedevo scampo, vie di fuga. Numerosissimi i ricoveri in psichiatria. Tra alcol e droga la guarigione era sempre più lontana, poi mi sono messo di impegno… da solo però, nessuno può smettere di fumare o di bere al posto tuo!

Il primo ricovero

Credo di ricordare il primo ricovero. Durante il ricovero un farmaco mi aveva fatto molto male, non ero abituato e mi ricordo che mi sono ritrovato in bagno tenendomi al muro per non cadere e pensavo ‘ma cosa cavolo mi hanno dato?’. Numerosi anche i contenimenti, allora mi chiedevo il ‘perché’, penso che non sia la soluzione migliore contenere una persona, specialmente a vent’anni. Al primo ricovero ne sono seguiti una cinquantina d’altri… Per guarire da cosa? Nessuno me lo fece capire a quel tempo…. Sindrome dissociativa, disturbo bipolare del secondo tipo…. vuoi o non vuoi comunque a un certo punto sai che c’è qualcosa che non va: in te o nei dottori, o in tutti e due. Quando è nato il Centro di Aggregazione Culturale ‘Fuoriluogo’, in Via Biblioteca ero felicissimo di avere finalmente un punto di riferimento. Prima uscivo di casa e dicevo ‘e adesso dove vado?’.

Riabilitazione

Sono finito in una struttura dove ti tolgono ogni libertà, per circa un mese, e poi in un’altra per 5 anni. Sfido chiunque a fare delle esperienze del genere. Non riuscivo a sentire se stavo meglio o peggio… vedevo se i dottori mi dicevano che stavo migliorando oppure no. Erano più simpatici quando mi dicevano che stavo bene, altrimenti…. Questa è una capacità, una consapevolezza, che ho sviluppato in seguito. La consapevolezza di essere ‘diversamente sano’.

Le cose iniziarono effettivamente ad andare meglio. Sono andato in un’altra struttura, gruppo appartamento, ad alta protezione. Negli anni pian pianino ho iniziato a prendere parte anch’io al mio processo di guarigione, prima non l’avevo mai fatto. Lì ho smesso di fumare e ho ridotto l’uso del caffè. Ho iniziato a riguardarmi, è stata durissima. Stavo molto meglio e il bello è che me lo dicevano anche gli operatori. Il mio miglioramento lo vedevo nei loro sorrisi.

Ora

Ora sto bene. Nonostante tutta la malattia. Ora sono quasi completamente autonomo. Ora ho quarantasette anni, dopo i quarant’anni si è sempre un po’ come sul filo del rasoio… cioè devi fare attenzione ad una serie di cose che prima potevi trascurare, almeno per me è così, sei più responsabile. Vorrei che chi avesse problemi simili ai miei facesse da subito qualcosa per se stesso, è il modo migliore, se non per guarire, per stare meglio.

INDIPENDENZA

IL MIO PERCORSO PER LA CASA POPOLARE

Ho cercato la mia indipendenza per quattro anni, ed ora sono felice di abitare da sola. Nel gennaio 2014 a Casale Monferrato è uscito il bando per l’assegnazione delle case popolari. Mi sono recata in Comune per ritirare la documentazione necessaria per effettuare la domanda. Generalmente viene richiesto il reddito, il nucleo familiare, l’eventuale invalidità. Al termine della raccolta delle domande è stata stilata una graduatoria, in base alla quale vengono assegnati gli alloggi. Io sono stata contattata dall’ATC nell’estate 2015, dopo circa un anno e mezzo, mi è stato fatto vedere l’alloggio, mi hanno chiesto se fosse di mio gradimento e io ho detto di sì. Dopo circa un mesetto ho firmato il contratto d’affitto e mi sono state consegnate le chiavi. Finalmente ad Aprile 2016 sono entrata nel mio alloggio popolare. Se ci si iscrive alla newsletter dal sito web dell’U.R.P. di Casale, si viene sempre informati dell’apertura dei bandi ATC.

Io sono nata a Verona, poi ci siamo trasferiti a Ozzano dal nonno. Nella vita ho girato… ho vissuto un po’ in Svizzera un po’ al mare, un po’ in collina, un po’ in giro… Ho conosciuto il servizio di riabilitazione quando abitavo a Ozzano. Io volevo cambiare tutto, non mi piaceva stare lì, non mi piaceva perché ero sola. Mi hanno proposto un piccolo gruppo appartamento, da due persone, in Casale M.to. L’esperienza è stata dura, perché alla mia coinquilina non andava mai bene niente… comunque non ero più sola, ma ero seguita dal servizio. Quando ho potuto ho fatto richiesta per la casa popolare e adesso provo tanta serenità.

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UNA GRANDE BATTAGLIA…

La grande battaglia che è la vita

Negli anni 80, quando avevo 16 anni non era pratica richiedere l’aiuto di uno psicologo o di qualcuno che potesse in qualche modo essere di aiuto, avvertendo un forte malessere psicologico mi sono “chiusa in casa” per un anno, dormendo di giorno e stando sveglia tutta la notte rifiutando qualsiasi rapporto con altre persone, non sono stata indirizzata verso un aiuto esterno.

Dopo circa un anno, all’ età di 17 anni, sono riuscita ad uscire dal mio isolamento ma presentavo, alla luce della consapevolezza di poi, segni di un disagio che poteva considerarsi profondo e che ho portato avanti finché ne sono diventata consapevole.

E’ stato soprattutto questo “disagio” oltre al desiderio di provare qualche tipo di nuove esperienze che mi ha portato all’ assunzione di sostanze, all’ inizio leggere e poi, in un crescendo di autodistruzione, sono passata a droghe pesanti.

Avvertivo un malessere interiore a cui associavo l’ incapacità ad interagire con altre persone, compresi i miei genitori.

Rifiutavo qualsiasi contatto con il mondo esterno e passavo la notte a mangiare qualsiasi schifezza come se mi volessi abbrutire tramite il cibo, leggevo fumetti di pessima qualità.

A 17 anni sono riuscita ad uscire dal mio isolamento ma dentro di me stavo male.

Ho ripreso a frequentare il liceo arrivando al secondo anno di universita’ con buoni risultati, ma lentamente mi sono avvicinata al mondo della droga iniziando a fumare canne.

Grazie all’ offuscamento che portavano alla mente sopportavo in modo piu’ semplice la realta’ esterna ed inoltre credevo che fumando mettevo in moto zone del cervello altrimenti inesplorate, credevo…………….

Quando ho provato, inizialmente l’ eroina ed in seguito la cocaina, sostanze che annullano totalmente l’ individuo, ci sono caduta immediatamente.

Si diventa totalmente dipendenti da queste “ polverine” e mentre la cocaina è devastante maggiormente nei riguardi del cervello e la sua carenza è piu’ che altro mentale, l’ eroina colpisce anche il fisico rendendoti debolissimo.

E’ iniziato all’ eta’ di 29 anni il mio percorso di disintossicazione tra periodi positivi passati per lo piu’ in comunita’, ed altri di ricaduta, ed è in questo periodo che si manifestano i primi sintomi della mia patologia psichiatrica: sentivo voci inesistenti di esseri demoniaci, tentativi di suicidio, una nuova chiusura in casa. Quando, dopo l’ ennesimo ricovero in reparto psichiatrico, mio padre mi messo di fronte alla scelta ‘o la comunità o non voglio piu’ saperne di te’, ho scelto la comunita’.

Questa volta sono stata molto fortunata perche’ ho trovato persone che, credendo in me, hanno saputo aiutarmi e dottori che mi hanno trovato la giusta terapia la cui assunzione e’ fondamentale per ottenere un miglioramento.

Lentamente ho preso coscienza sia della mia dipendenza sia della mia malattia.

E’ stata una lunga battaglia, costellata di alti e bassi: da una comunita’ psichiatrica di tipo “B” sono passata ad una comunita’ alloggio e, successivamente ad un gruppo appartamento e nei vari passi ho capito che da qualsiasi situazione, anche se difficile, si puo’ trarre un ‘ insegnamento ed e’ possibile sfruttare ogni momento vivendolo in modo positivo la grande battaglia …….. che e’ la vita.