UN EFFICACE MANIFESTO DI DENUNCIA: LA SENTENZA IL REFERENDUM CATALANO E LA LEGGE ELETTORALE IN ITALIA IL REFERENDUM DELLA CATALOGNA E L’EUROPA: PROSPETTIVE ED INCOGNITE. IL TEMPO E’ DENARO ED A VOLTE ANCHE ALTRO UN EFFICACE MANIFESTO DI DENUNCIA I TOP-POST, LO IUS SOLI E GLI STUPRI PER NON DIRE DI PENSIONI. E’ POSSIBILE DETERMINARE IL NUMERO DI MIGRANTI DA ACCOGLIERE ? O E’ UN’UTOPIA? LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE ED I COMMENTI: NUN VE REGGAE PIU’ IL TERRORISMO, PIAZZA SAN CARLO ED IL CAVALLO DI TROIA LA TRAGEDIA DEL MEDIORIENTE, LA POVERA GENTE ED I GIOCHI DI POTERE LA SERRACCHIANI, LO STUPRO ED I SEPOLCRI IMBIANCATI IL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI CATANIA, LE ONG E LE VERITA’ APPARENTI REMINISCENZE CINEMATOGRAFICHE: LA SETTIMANA INCOM MIGRANTI: SALVATAGGI IN MARE ED INSERIMENTO NEI PAESI DI ARRIVO NON SONO VEGETARIANO NE’ ANIMALISTA, MA CONDIVIDO L’INVITO CON TUTTO IL CUORE I TEMPI DELLA GIUSTIZIA PENSIERI IMPERTINENTI SU UN ARGOMENTO SERIO LA DISONESTA’ IN BUONA FEDE AI NUOVI ISCRITTI AL MIO BLOG: BENVENUTI (CON RISERVA) PLATONE, LA LIBERTA’ E IL PAESE DEI BALOCCHI. IL BALLOTTAGGIO: OPINIONI A CONFRONTO GLI ANIMALI ED I TEST DI TOSSICITA’ COMMENTI DI RIPARAZIONE PRO RTEO LA BUONA SCUOLA, ALEX E SAMOA SALVIAMO IL LUPO: COMPORTIAMOCI DA POPOLO CIVILE LA LEGGE ELETTORALE, LA CULTURA E L’ETICA ESISTE ANCORA LA “PIETAS ROMANA”? Ahi serva Italia di dolore ostello,….non donna di province , ma bordello! PER NON DIMENTICARE LE INDAGINI DI UN MAGISTRATO DRAMMATURGO E L’ITALIA D’OGGI LA DEMOCRAZIA, IL REFERENDUM E LA SPERANZA LA CHIROMANTE SCIENTIFICA PROBLEMI DI SPAZIO: L’ATOMO, IL COSMO E LE MIGRAZIONI IL REFERENDUM COSTITUZIONALE ED I CONGIUNTIVI BENVENUTI A “VILLA ARZILLA” ELEZIONI USA VAURO, LA LEOPOLDA ED IL TERREMOTO LA POLITICA PARALLELA, cioè DUE PESI E DUE MISURE Buoni e cattivi: ci sono dittatori e dittatori? Pensieri sparsi Angelo martirizzato da balordi malvagi Yulin e simili A Cesare quel ch’é di Cesare ” IL PATENTINO “ De minimis…seconda puntata Le pensioni in Italia Breve panoramica sull’attualità Keynes e il capitalismo, note a margine Mattanza di cetacei e crudeltà gratuita Indovinelli e paradossi De minimis Precisazione Brevi considerazioni su un argomento di attualità

I TOP-POST, LO IUS SOLI E GLI STUPRI PER NON DIRE DI PENSIONI.

5) Lato Museo Egizio

Titolare di un blog e di un suo quasi gemello della Comunità (Community per chi si sente à la page) di Libero riconosco di non essere particolarmente prolifico, anche perché, come Plinio73, non sono in grado di apprezzare i “Top-blog” pieni di notizie e commenti su tatuaggi, separazioni, flirt e “lati B” di personaggi più o meno noti e preferisco conoscere e commentare le opinioni di chi, invece, si interessa dell’attendibilità dei dati forniti dalle fonti ufficiali in ordine ad argomenti importanti come disoccupazione e debito pubblico, come Rteo1, o della scarsa o  nulla conoscenza della nostra Costituzione da parte dei giovani, come Nina monamour.

In realtà di recente avevo scritto alcuni post su argomenti di attualità, che non posso neppure dire di aver visto scomparire perché all’atto della pubblicazione non li ho più trovati! Però, memore del motto degli Accademici del cimento, ho deciso che non fosse il caso di arrendersi per non perdere l’occasione di esprimere su alcuni punti anche il pensiero di chi ha scarsa dimestichezza con le attuali tendenze della nostra società.

“LO IUS SOLI”: l’esame della proposta di legge conduce immediatamente a constatare che anche in tale occasione il nostro legislatore non é sfuggito alla sua abitudine di tentare “l’assalto alla diligenza” visto che al giusto riconoscimento della cittadinanza italiana nei riguardi dei figli degli immigrati regolari nati e cresciuti (nonché istruiti) sul territorio nazionale ha inteso aggiungere un analogo riconoscimento in forza di uno “ius culturae” molto variegato, il quale, in un paese in cui il 70% della popolazione é pressocchè analfabeta e la componente giovanile ha solo vaghe ed imprecise notizie della Costituzione, si presta alle più ampie ipotesi suggerite dall’interpretazione evolutiva delle sue norme, con la conseguenza di uno stravolgimento della odierna compagine sociale a causa del massiccio inserimento dei nuovi arrivati.

Ilrisultato? Come normalmente succede: un nulla di fatto.

“LA VIOLENZA E GLI STUPRI DI RIMINI”: le indagini condotte dalle forze dell’ordine sui deprecabili fatti di Rimini, che per la loro notoria attualità non ritengo necessario descrivere, hanno condotto ad individuare i responsabili in quattro giovani (ragazzi?), due congolesi e due marocchini, residenti in Italia.  Com’era facile prevedere sono immediatamente scoppiate le polemiche tra i fautori ed i detrattori degli stranieri accolti sul patrio suolo, nelle quali i primi, statistiche alla mano, hanno fatto notare che su dieci stupri quattro (cioè la minoranza) sono commessi da stranieri e perciò la nazionalità dei responsabili non é influente.  Io non intendo prendere posizione a riguardo perché molteplici e complessi sarebbero gli aspetti da considerare, come é certamente dimostrato dai presumibilmente analoghi eventi di Firenze, però per correttezza e precisione non posso omettere di rilevare che quattro su dieci rappresentano una percentuale del 40%, mentre l’incidenza sulla popolazione locale degli immigrati é stimata in una percentuale tra il 9% ed il 12% tra comunitari ed extracomunitari.

“L’INCREMENTO DELL’ETA’ PENSIONABILE”: i magistrati sono chiamati a fornire il bun esempio: il 16/01/2017 é stata depositata al Senato una proposta di legge per consentire loro di rimanere in servizio fino al compimento dei 75 anni di età! Nel “paese dei balocchi” di collodiana memoria c’é chi é Mangiafuoco e chi é destinato a trasformarsi in asinello, cioè, al di fuori delle perifrasi, bestia da soma.

 

 

 

 

I TOP-POST, LO IUS SOLI E GLI STUPRI PER NON DIRE DI PENSIONI.ultima modifica: 2017-09-12T19:54:06+00:00da Quivisunusdepopulo

18 comments:

  1. La percentuale di stupri commessi dagli extracomunitari mi pare più che abbondante per limitare l’afflusso e rimpatriare molti elementi.
    Tutti pensano agli stupratori ma al danno fisico e psicologico delle vittime chi ci pensa?
    Buona serata gentile signore.

    1. Gentile signora, il grave problema in argomento é in gran parte dipendente da una concezione maschilista che ancora permane nella nostra società, anche in conseguenza di una carenza di educazione culturale favorita dal clientelismo e dall’assoluto disconoscimento del merito. Tale situazione rischia di essere rafforzata dall’arrivo di tanti migranti da paesi in cui la considerazione tradizionale della condizione femminile, come pienamente sottoposta, é ancora indiscussa. A ciò si aggiunge la circostanza non secondaria della inefficienza della nostra giustizia e l’aleatorietà della eventuale pena.
      In questa condizione ambientale le nostre donne dovrebbero capire che la loro libertà andrebbe esercitata con prudenza, anche perché essa non é mai assoluta, ma condizionata dalla libertà e purtroppo dalle carenze degli altri. Grazie per l’intervento e buona giornata.

  2. Caro Amico, anzitutto buona serata. Riappaio dopo un po’ di latitanza, essendo stato impegnato per diversi motivi. Leggo con piacere che hai proposto nuovi e interessanti temi, sui quali già alcuni lettori hanno espresso i loro giudizi. Vorrei, in verità, “dissertare” su tutti, ma rischierei di dire cose anche superflue; al tempo stesso mi risulta difficile stabilire su quale tema lasciare un mio commento, visto che sono tutti argomenti di estrema importanza sociale e politica. Proverò, intanto, con il tema dello stupro, anche per omaggiare la gentile Tua commentatrice. Trattasi, indubbiamente, di un atto di estrema violenza oltre che fisica anche morale che subiscono soprattutto le donne. Tu dici bene che le donne dovrebbero essere più guardinghe e sospettose (interpreto a modo mio). Esprimi una valutazione di estrema responsabilità. I tempi che stiamo vivendo stanno mettendo in discussione molte certezze, non ultima proprio la libertà delle donne. Ma come affrontare questi nuovi problemi ? Di certo non “scaricando” la responsabilità sulle donne. Anzi, credo che sia doveroso difendere le loro libertà, che costituiscono anche l’indice della nostra civiltà; il nostro emblema rispetto a tante altre culture. Forse, invece, è arrivato in momento di tornare indietro per riscoprire i valori della Comunità. E’ questa che va recuperata e che è l’unica strada possibile. Recuperando il senso della vera Comunità, che trova la sua origine nelle aggregazioni familiari e sociali, e, indi nelle istituzioni politiche, si costituisce un “cordone protettivo”, uno spazio di libertà nella pacifica convivenza. Ti faccio un esempio di dove ha portato la sfascio del senso della Comunità: ho sentito per TV che una ragazza è stata stuprata in pieno centro (mi sembra a Roma, ma ricordo che è accaduto anche in altri luoghi pubblici) sotto lo sguardo indifferente dei passanti. Ma chi erano questi passanti ? forse degli alieni, perchè di certo se fossero stati dei cittadini, parte della propria Comunità, sarebbero intervenuti, e forse anche pesantemente. E’ questo il senso della “Comunità”: anche se la ragazza non la conosci, non sai chi sia anagraficamente, sai, però, che appartiene alla tua Comunità e perciò ne è un valore da difendere. Riconosco che ora c’è molto da lavorare, ma se si vuole avere un futuro come Comunità statale bisogna correre ai ripari. Sullo jus soli dirò in altra occasione, e lo farò con piacere perchè anch’esso è collegato, dal mio punto di vista, al problema della Comunità.
    A presto.

    1. Buonasera carissimo, parecchi esperimenti effettuati a riguardo hanno dimostrato che trovarsi in una massa di persone ad assistere al verificarsi di un evento riprovevole rende irresposabili, mentre si é portati ad intervenire ove ci si trovi da soli od in uno sparuto gruppo. Circa la “libertà da difendere” poiché essa si esercita nell’ambito delle leggi che regolano una società e con il limite del rispetto della pari libertà altrui, la misura del suo livello non può prescindere dall’effettivo funzionamento delle istituzioni della società medesima. Il mio invito al suo esercizio prudente da parte delle donne era chiaramente riferito alla nostra situazione reale: infatti é con lo sguardo ad essa che bisogna chiedersi se la povera Noemi di Specchia non sarebbe ancora in vita se tutti i meccanismi statali avessero funzionato con la famosa e doverosa diligenza del “pater familiae”. Per te un calorosissimo saluto.

  3. Caro Amico, confesso che sono entrato nel Tuo sito con l’intento di lasciare un contributo anche sul tema dello jus soli. Penso di doverlo rinviare (come sta, peraltro, avvenendo in parlamento) perchè grazie al Tuo riscontro mi è stata indotta una nuova riflessione sui “limiti della società nell’ambito delle leggi”. Spero di non creare stupore ma sono in una fase della vita nella quale mi sta apparendo sempre di più chiara la differenza tra l’ambito sociale in cui “regna” sovrana la legge e l’ambito in cui (per quanto ristretto) ognuno è sovrano di se stesso, dei propri sentimenti, l’ambito, cioè, in cui “regna” sovrana e libera la propria morale, la propria spiritualità. Sbaglierò senz’altro io nel dare precedenza al secondo ambito, e comunque a non ritenerlo di minore importanza rispetto al primo, ossia quello della sovranità della legge, ma ormai mi sono avviato per questa strada e sto innaffiando quotidianamente il giardino del mio domani. Forse non nasceranno mai fiori, nel mio giardino, nè forse salverò la mia anima perchè non riuscirò a separarla dal mio corpo ma continuerò a crederci. La libertà “legale” è , perciò, cosa ben diversa dall’idea di libertà, che non riguarda soltanto il proprio corpo, ma anche la propria spiritualità. La società “naturale” è, perciò, responsabile della libertà di ogni suo componente e non bisogna attendere la reazione procedurale per biasimare un comportamento che violi la “libertà delle donne” (o dell’uomo in genere). So bene che nessuno è obbligato a salvare se stesso, nè ad invitare a farlo, soprattutto quando alcuni abbiano l’idea della società soltanto come aggregazione finalizzata al benessere materiale, tuttavia voglio ancora illudermi che non sia così. e che comunque io possa “restituire” la mia anima migliore di come mi è stata consegnata. Ti prego di perdonarmi se mi sono lasciato andare, e ho detto cose non condivisibili.

    1. Ciao mio caro amico, se pensi che mi sono sempre definito “un cane sciolto senza collare” capisci subito che ciò che tu pensi e scrivi io lo condivido pienamente e sono assolutamente convinto della totale ed incotrastata libertà dello spirito (o del pensiero ?) di ogni individuo, ma dal momento in cui l’uomo ha preso coscienza di essere, come dice Aristotele, un animale sociale ha dovuto scindere quell’unica libertà assoluta in tante singole libertà specifiche, ma limitate, ognuna con un proprio grado di rilevanza soggettiva. Di conseguenza il mio invito all’esercizio prudente della libertà personale da parte delle donne IN UNA SOCIETA’ IMPERFETTA COME LA NOSTRA era una sollecitazione alla tutela di libertà primarie e più importanti, come quella della integrità fisica od, addirittura, della conservazione della vita, certamente preminenti rispetto a quella della mobilità incondizionata. Del resto il comportamento prudente non é una limitazione riservata alla sola altra metà del cielo, ma indistintamente a tutti coloro che hanno rispetto del valore della propria e della altrui esistenza.

  4. Caro Amico, buongiorno. A parte il poco tempo disponibile, sto avendo grosse difficoltà ad accedere a libero, sia al blog che alla email. Non ne so spiegare la ragione. Ad ogni buon conto non perderò l’occasione per lasciare un breve commento anche sul tema dello jus soli, tornato di attualità dopo che su di esso (per sostenerne l’approvazione) si sono spesi politici del calibro di Prodi e Letta (trascuro i minori, che fanno sempre soltanto rumore e confusione). Sembra unanime il coro che afferma che la cittadinanza riconosciuta in base al criterio dello jus soli (a cui la fantasia ha associato anche lo jus culturae) sia indice di civiltà. Messa così come si può dire di no. Eppure c’è qualcosa che non va, perchè il problema di civiltà, quando lo si solleva, non può non ricomprendere anche la dignità dei circa 10.000.000. di cittadini italiani nella condizione di povertà assoluta; ed è anche indice di civiltà che un parlamento, la cui legge elettorale fondamentale è stata caducata (in parte) dalla Corte costituzionale, non persista ad approvare leggi aventi effetti generali sul finire della legislatura (facendo sorgere il dubbio che ci sia un interesse di tipo elettorale); ed è, ancora, indice di civiltà non regalare bonus di 80 euro e ticket di 500 euro ai dipendenti pubblici quando si ha un debito sovrano di circa 2300 miliardi, con un carico di interessi di circa 100 mld all’anno. Mi fermo qui, ma l’elenco è lungo, e lo lascio completare a chi lo vorrà. Ritornando al “problema di civiltà”, ritengo di dover dire che esso riguardi tutte le Comunità statali, ossia l’intera Comunità mondiale, le quali dovrebbero accettare il principio che il territorio” (ossia il suolo) è di tutti gli esseri viventi, per cui ogni individuo non diventa titolare di diritti e doveri perchè è cittadino di uno Stato bensì perchè è un essere umano. Ma quali Stati sono così tanto “civili” da aderire ad un’idea così assoluta ? Rousseau sosteneva che la terra non è di nessuno e i frutti sono di tutti. Persino lo scienziato Stephen Howking’s ha dovuto riconoscere che contrariamente a ciò che è stato inculcato, che cioè nessuno ti dà niente senza niente, noi abbiamo avuto gratis un intero universo. E allora è civiltà che un Parlamento (delegittimato dalla Corte costituzionale, per cui con un potere di rappresentanza limitata all’ordinario) e sul limitare della legislatura non rinvii il problema alla prossima legislatura, chiamando i cittadini a votare il partito che si farà fautore proprio della cittadinanza sullo ius soli. In altri termini, se ci sono dei partiti che hanno a cuore il problema, lo mettano chiaramente al primo punto del prossimo programma elettorale cosicchè gli elettori possano dare il proprio consenso (o negarlo). La democrazia è questa, e la rappresentanza indiretta non può espropriare il potere sovrano del Popolo dal momento che la cittadinanza non è soltanto un fatto istituzionale bensì una condivisione sociale, che riguarda i cittadini. In verità dovrei dire ancora altro, come ad es. il valore del “territorio” come elemento essenziale o meno dello Stato, dell’ordinamento giuridico, etc. ma, per ora, preferisco fermarmi qui, riservandomi,eventualmente, altre riflessioni. A presto.

    1. Buongiorno carissimo, come sempre i tuoi interventi aprono una serie infinita di questioni, molte delle quali affannano da tempi immemorabili l’umanità, cercherò nell’ambito della sede di non trascurare quelle in cui sarò in grado di offrire risposte ragionevoli: intanto confermo che i problemi con Libero sono all’ordine del giorno, tanto che con i suoi tecnici sembra che io abbia instaurato un dialogo tra sordi, peraltro ho qualche dubbio circa la giusta collocazione di Letta tra i politici di rango e trovo giusto il tuo silenzio su ulteriori nomi. Circa gli aspetti filosofici, sociologici e politici che riguardano il tema in argomento non posso che concordare in astratto con i tuoi assunti, sul piano concreto del diritto vigente debbo tuttavia ricordare che in forza delle norme in vigore, sebbene la loro applicazione sia condizionata dalla libera e …fantasiosa interpretazione, non risulta che l’attuale parlamento sia stato delegittimato dalla sentenza della Corte costituzionale, né che sul finire della legislatura le prerogative delle Camere subiscano una qualsiasi limitazione con la necessità del rinvio a quella successiva di argomenti aventi un interesse attuale. Di una cosa però sono in assoluta buona fede convinto: la cittadinanza dovrebbe essere sempre quella del luogo in cui si nasce e si vive!
      (non credo che Papa Francesco, nonostante i suoi ascendenti, non si senta pienamente ed esclusivamente argentino anche nell’universalità del suo magistero). Cordiali saluti.

  5. Caro Amico buongiorno. Ho potuto leggere soltanto ora la Tua replica. Prendo atto che a Tuo avviso la cittadinanza dovrebbe essere sempre quella del luogo in cui si nasce e si vive. Al riguardo mi pongo alcune domande: ma non si nasce tutti sulla terra ? Così non dovremmo essere tutti “cittadini del mondo” ? Se poi uno nasce in un determinato territorio, su cui uno Stato esercita la sua sovranità, e poi emigra, nel senso che va a vivere altrove, che succede ? si conserva la precedente cittadinanza oppure se ne consegue un’altra e, così, se ne hanno due ? oppure bisogna rinunciare ad una ?
    Ripensando, ora, al problema di “casa nostra”, mi viene da ricordare che i cittadini degli Stati membri dell’U.E. sono anche cittadini di questa. Non credi, perciò, che a questo punto, nessuno Stato dovrebbe più disciplinare autonomamente il diritto di cittadinanza ma occorrerebbe farlo a livello di U.E. per dare uniformità di disciplina generale ?
    Circa la mancanza di “legittimità” del Parlamento a seguito della declaratoria di incostituzionalità della legge elettorale mi dispiace ma resto della mia convinzione perchè la legge elettorale costituisce la base politica da cui trae la fonte il Parlamento. Se pure si volesse lasciare in vita i parlamentari (senza più la loro fonte, o senza una parte di questa) perchè la Corte costituzionale non si è espressa su questo punto il problema non è soltanto giuridico ma politico e questo non è di competenza della Corte ma dei principi democratici. Sono stati, infatti, violati questi principi, trasferiti nella Carta, ma tali principi sono a monte e giustificano la Carta stessa, che s’impernia sulla “sovranità popolare”.

    1. Caro amico buonasera, la tua domanda “ma non si nasce tutti sulla terra?”, con tutte le altre successive, mi costringe a ricordare l’iperuranio di Platone con le sue idee perfette ed eterne, nonché l’empireo aristotelico con il suo ottavo cielo, cioè concezioni filosofiche volte ad indicare il fine ultimo della perfezione al quale tendere. Purtroppo però essa potrà avere una effettiva attuazione se con la globalizzazione si concretizzerà quel regime del “grande fratello” concepito da Orwell. In tale ottica sono perfettamente d’accordo che il diritto di cittadinanza dovrebbe essere disciplinato uniformemente dall’U.E. in considerazione della libera circolazione dei suoi cittadini. Circa la legittimità, o meno, dell’attuale Parlamento posso senz’altro condividere la tua convinzione sul piano politico, ma non sul piano giuridico, salvo che non si voglia negare la validità di quel principio fondamentale del nostro Ordinamento secondo il quale ogni legge vive di vita propria a prescindere dai suoi autori. A tale principio soggiace anche la legge costituzionale perché anche se la sovranità appartiene al popolo essa deve essere esercitata nelle forme e nei limiti della stessa. Questo perché la politica é attività sociale preliminare rispetto alla legislazione, ma separata e non confondibile con la stessa. Con molta cordialità.

  6. Caro amico buonasera, la tua domanda “ma non si nasce tutti sulla terra?”, con tutte le altre successive, mi costringe a ricordare l’iperuranio di Platone con le sue idee perfette ed eterne, nonché l’empireo aristotelico con il suo ottavo cielo, cioè concezioni filosofiche volte ad indicare il fine ultimo della perfezione al quale tendere. Purtroppo però essa potrà avere una effettiva attuazione se con la globalizzazione si concretizzerà quel regime del “grande fratello” concepito da Orwell. In tale ottica sono perfettamente d’accordo che il diritto di cittadinanza dovrebbe essere disciplinato uniformemente dall’U.E. in considerazione della libera circolazione dei suoi cittadini. Circa la legittimità, o meno, dell’attuale Parlamento posso senz’altro condividere la tua convinzione sul piano politico, ma non sul piano giuridico, salvo che non si voglia negare la validità di quel principio fondamentale del nostro Ordinamento secondo il quale ogni legge vive di vita propria a prescindere dai suoi autori. A tale principio soggiace anche la legge costituzionale perché anche se la sovranità appartiene al popolo essa deve essere esercitata nelle forme e nei limiti della stessa. Questo perché la politica é attività sociale preliminare rispetto alla legislazione, ma separata e non confondibile con la stessa. Con molta cordialità.

  7. Caro Amico, buona serata. “Ogni legge vive di vita propria ” ? E’ soltanto una finzione, e lo sai bene. Se sparissero le leggi, gli uomini e tutto il resto (immagina pure) continuerebbero ad esistere. Se, invece, sparissero gli uomini stento a credere che le leggi (e la Costituzione) continuerebbero ad esistere. Perciò ecco che cosa siamo diventati: dei commedianti, che recitano delle parti, che a volte non condividono. Ieri sera ho seguito in chiesa (sono fraterno amico di un parroco fuori dagli schemi) che ha invitato Cacciari a svolgere una lectio magistralis sulla distinzione tra la sovranità politica e la sovranità di Dio. Inutile dire che è un brillante filosofo (politico) dei giorni nostri. Il suo argomentare è stato quasi esclusivamente sulla differenza tra potere in atto e in potenza (il cratos del capo, che col cenno ordina di fare ciò che vuole, ma che, quando la volontà esce da se stessi non è più in atto). Questo principio varrebbe anche per l’Onnipotente, che sarebbe potente fino a che non si manifesti (anche come natura). Ha detto, ovviamente, anche altre cose, ma il tenore è stato sempre lo stesso. Sarò certamente io in errore ma escludo qualsiasi equiparazione del potere umano (che si manifesta con le leggi) e della sovranità con “Dio”, o il Tutto. Il “potere umano” è violenza, anche quando è “legittimo”. Il “potere” di Dio è Dio stesso, e Dio è Amore. Ritornerò, spero, sul tema.

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      Buongiorno carissimo, come sai le nostre sono opinioni, più o meno ragionevoli, ma mai VERITA’, perciò i nostri commenti potrebbero continuare all’infinito senza mai giungere a conclusione! Nel merito non posso che confermare il mio pensiero circa l’indissolubilità del vincolo che lega l’uomo e la legge (intesa come regola), perché l’uomo come specie non può esistere senza una società e la società non puà esistere senza regole di convivenza; conseguentemente la legge é limitazione che può diventare violenza se abusata. Quanto al resto concordo sul giudizio da te espresso tanto in ordine alla persona del brillante filosofo Cacciari, quanto in ordine alle sue argomentazioni monodirezionali. Non ci si può meravigliare: anche lui é un uomo con i suoi limiti.
      Debbo però esprimere la mia sorpresa per non aver ancora potuto leggere un tuo commento sull’ultimo brano del mio post.

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