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Ascari: I Leoni d' Eritrea. Coraggio, Fedeltà, Onore. Tributo al Valore degli Ascari Eritrei.

 

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L'Ascaro del cimitero d'Asmara.

Sessant’anni fa gli avevano dato una divisa kaki, il moschetto ‘91, un tarbush rosso fiammante calcato in testa, tanto poco marziale da sembrare uscito dal magazzino di un trovarobe.
Ha giurato in nome di un’Italia che non esiste più, per un re che è ormai da un pezzo sui libri di storia. Ma non importa: perché la fedeltà è un nodo strano, contorto, indecifrabile. Adesso il vecchio Ghelssechidam è curvato dalla mano del tempo......

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Storia. Anni 1895-1896. Parte Terza.

Post n°60 pubblicato il 18 Agosto 2008 da wrnzla

Storia. Anni 1895-1896. Parte Terza.

DOPO LA DISFATTA: IL PROCESSO BARATIERI
CADUTA DI FRANCESCO CRISPI

Nella notte del 3 e 4 marzo 1986, BARATÌERÌ partì da Adi Caiò per Saganeìtì, diretto all'Asmara, dove giunse nel pomeriggio del giorno 5. Solo allora seppe che il giorno prima il generale BALDISSERA era sbarcato a Massaua e lo aveva sostituito nel comando.
Quella sera stessa il governatore cedette il comando al generale LAMBERTI. Il giorno dopo Baldissera giunse all'Asmara e iniziò ad impegnarsi per prepararsi alla difesa della Colonia.

Qualche mese dopo al Tribunale di Guerra dell'Asmara, composto dai generali Dei Mayno, Bisesti, Gazzurelli, Mazza, Heusch e Valle, si svolse il processo contro il BARATIERI. La sentenza, pronunciata il 14 giugno 1896, fu d'assoluzione; però il tribunale il deplorò "che la somma delle cose, in una lotta così disuguale ed in circostanze così difficili fosse affidata ad un generale che si dimostrò molto al di sotto delle esigenze della situazione".

La prima notizia di Adua giunse al Governo il 1° marzo con un telegramma da Massaua del generale LAMBERTI. CRISPI, durante la notte, si recò con il ministro MOCENNI a Napoli per comunicare al re la notizia che il 2 marzo si diffuse a Roma e il 3 in tutto il paese.

Era l'annuncio di un grave scacco militare più che di una sconfitta decisiva. Scacco -forse- facilmente riparabile se l'Italia di allora non fosse stata sotto il malefico dominio della demagogia ed avesse avuto un po' di dignità e di coraggio. Purtroppo però l'Italia diede lo spettacolo vergognoso di una nazione la quale, anziché accogliere la notizia della sconfitta con la calma dei forti ed esprimere energici propositi di rivincita, si lascia vincere dalla viltà e rinuncia alla tutela dei suoi interessi morali e materiali.
Le cronache di quei giorni sono varie e anche queste demagogiche, populiste, e ambigue; strumentalizzate palesemente da alcuni gruppi, ma in modo occulto anche da altri.

Scrissero i giornali e poi tanti libri di storia successivi- * Le dimostrazioni dell'opinione pubblica contro la guerra furono violenti. * Le proteste contro il Governo Crispi si trasformarono in esplosioni di collera.
* I moti erano spontanei e vi parteciparono, senza distinzioni di categorie sociali, buona parte della popolazione. * In quasi tutte le città si organizzarono comizi e raduni. * Dimostrazioni studentesche. * Proteste di operai. * Moti popolari, rotaie divelte alla stazione ferroviaria di Pavia per impedire la partenza di altri soldati; * Ma anche proteste di "vecchi borghesi" che si richiamavano al perduto onore militare.

Ma tutte queste proteste contro la politica di Crispi, contro la politica della triplice, contro la politica colonialista africana, era già in pieno sviluppo prima della sconfitta del 1° marzo ad Adua.
L'insuccesso militare veniva in realtà al seguito dalla crisi del suo disegno politico complessivo e all'erosione delle maggioranze che lo sostenevano, che era la borghesia, ma non quella vera nuova borghesia che da qualche tempo stava nascendo.
All'inizio degli anni '90, la crisi economica era finita, e quella borghesia legata all'industria nell'emergente triangolo industriale del Nord Italia, si stava avviando verso una decisiva fase di sviluppo, ed era quindi insofferente agli alti costi economici e sociali delle avventure coloniali.

Potrebbe sembrare paradossale ma questa nuova borghesia, era insofferente anche a quella politica ultimamente adottata dal Crispi che si proponeva -con la drastica politica dell'ordine pubblico- di stroncare il movimento di classe, e che invece di raggiungere il suo obiettivo, Crispi con tutta la sua politica illiberale e reazionaria- contribuì semmai a dare un'impennata alla sua diffusione, anche se questa diffusione non fu esente da contraddizioni. Non dimentichiamo che il primo partito di massa - e che Crispi aveva tentato di sciogliere- avvenne per iniziativa prevalente di intellettuali, e prima di tutti quel TURATI, che non credeva di poter incarnare e "realizzare il programma di rinnovamento sociale con l'elemento operaio e contadinesco che si desta appena e stira le braccia...., mi vo sempre persuadendo (ed anche il "Fascio Operaio" di Milano me lo ribadisce in testa) che la nostra fisima di mandare avanti gli operai, a parlare, a scrivere ecc., è per ora, in Italia almeno, una fisima sciocca…Prima convien proprio che i più colti, gli elementi men borghesi della borghesia, combattano per il povero operaio minorenne". (Lettera di Turati a Ghisleri - in La Scapigliatura democratica pp.98-99).

Né possiamo dimenticare che il socialista ANDREA COSTA, rivolse poi a Rudinì, una petizione per la "fine dell'Impresa Africa" firmata da circa 100.000 cittadini "Milanesi"; che non erano di certo 100.000 "poveri operai minorenni" .

Di fronte alle proteste, alle dimostrazioni di piazza, ai moti; di fronte a tale contegno più o meno spontaneo del paese, a CRISPI non rimaneva altro che dare le dimissioni.

Il 5 marzo, alle 2 pomeridiane, mentre il popolo tumultuava in piazza, si aprì la Camera. Riportiamo di quella breve seduta la descrizione che sobriamente ne fece ENRICO CORRADINI:

"Apparve finalmente il vecchio miserando che aveva amato la patria e dato mezzo secolo d'esistenza a farla grande. Tutta la pietà della miseria umana era nella sua persona piccola ed esile, già segnata dalla morte. Quando fu al suo banco fra gli altri ministri, girò appena gli occhi ancora attoniti dentro le occhiaie già vuotate dagli anni. Ma per la dignità della sua anima quegli occhi erano ora velati di una tristezza più schiva. Ferma era la parola in cui il vecchio quasi ottantenne, carico d'opere e degli errori della sua misera umanità e dell'ultima sconfitta, doveva morire.
Disse: "Ho l'onore di annunciare alla Camera che il Ministero ha presentato a Sua Maestà le proprie dimissioni".
"Tacque. Poi riprese più forte"
"Sua maestà il Re le ha accettate".
"Scrosciarono gli applausi dagli scranni e dalle tribune. Molte voci gridarono: Viva il Re ! Ma l'Estrema Sinistra inveiva contro quella reliquia d'uomo. Allora questi si voltò verso di essa e, quando fu fatto silenzio, aggiunse: "I ministeri restano al loro posto fino alla nomina dei successori per mantenere l'ordine pubblico".
"Allora fu ricoperto d'improperi e fu chiamato "Vile"

"E così - scrive Gualtiero Castellini - Francesco Crispi, fu ucciso in una giornata ignominiosa di marzo, sotto gli applausi di quattrocento deputati del disordine e dell'ordine che bestemmiavano il nome del Re, applaudendolo poiché accettava - nelle dimissioni del Crispi - la sconfitta della patria. E nessuno, tranne il grande vecchio, pianse sulla sconfitta d'Africa. Tutti gioirono della sconfitta dell'Italia. L'Estrema si abbandonava sul finire della seduta a sconci dialoghi con le tribune della stampa; il popolo gridava in piazza - Viva Milano ! poiché Milano era stata l'antagonista della guerra ....".

I moti popolari contribuirono non poco a suscitare il timore che la crisi politica coinvolgesse le istituzioni dello Stato. "Sacrificare l'uomo per salvare il regime" secondo l'efficace espressione di uno storico, fu la scelta che costò la carica a Crispi, ancora prima del dibattito parlamentare.

Andrea Costa, pochi mesi prima, lanciandosi nella polemica aperta dalla "Critica sociale" sulla "questione morale", aveva precisato che "per i socialisti la battaglia non era contro la persona di Crispi, ma contro la classe che questo personaggio rappresentava.
Non è per niente il rappresentante della borghesia, bensì di quella razza di avventurieri e ciurmatori rifatti, i quali senza professione economica né voglia né potere di abbracciarne una pur che sia, per sbarcare il lunario, si appigliano alla vita politica a un tratto dischiusa alla loro vanità e cupidigie, invasero le amministrazioni, presero a trescar colle banche, ed ebbero per programma minimo e massimo di vendersi al miglior offerente; è il rappresentante, cioè, non di una classe vera e propria, bensì di una schiuma sociale uscita dai disordini e dalle incompiutezze del giovane Stato unitario. Ne consegue che la "borghesia, la vera borghesia, quella la cui presenza e il cui sviluppo generano il socialismo e con la quale il socialismo direttamente combatte…non ha nulla o ben poco da vedere con le ribalderie e le briganterie dei cafoni e dei guappi, che hanno fatto del Crispi il loro "picciotto di sgarro", e che, impostisi con ogni frode più lercia a una vasta parte del paese, ove gli analfabeti sono l'80 per cento e gli elettori il 3 per cento dei vivi, s'impongono di rimbalzo, colla forza bruta del numero, all'Italia civile e vi menano ogni disastro".
Questo significa che, per accelerare i tempi del processo di sviluppo sociale ed economico, per favorire l'avvento di un governo politico effettivamente liberale (in questa fase necessariamente democratico), era necessario sia da parte socialista sia da parte della nuova borghesia… intendersi.

Un ex socialista, che s'intenderà con la nuova borghesia, (non dimentichiamolo) sarà poi Mussolini.
Anche allora, molti (spinsero e) gioirono all'inizio dell'"avventura", e molti (in molti casi gli stessi) (dal 1940 al 1943, spinsero e) "gioirono alla sconfitta dell'Italia".

Ma ritorniamo all'"avventura" di questi anni,
alla sconfitta di Crispi e… alla sconfitta di Adua….

    …periodo dal 1896 al 1897 > > >

 
 
 
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Un blog di: wrnzla
Data di creazione: 27/05/2005
 

 
   Agli Ascari d'Eritrea 

- Perchè viva il ricordo degli Ascari d'Eritrea caduti per l'Italia in terra d'Africa.
- Due Medaglie d'Oro al Valor Militare alla bandiera al corpo Truppe Indigene d'Eritrea.
- Due Medaglie d'Oro al Valor Militare al gagliardetto dei IV Battaglione Eritreo Toselli.

 

 

Mohammed Ibrahim Farag

Medaglia d'oro al Valor Militare alla Memoria.

Unatù Endisciau 

Medaglia d'oro al Valor Militare alla Memoria.

 

QUESTA LA MIA STORIA

.... Racconterà di un tempo.... forse per pochi anni, forse per pochi mesi o pochi giorni, fosse stato anche per pochi istanti in cui noi, italiani ed eritrei, fummo fratelli. .....perchè CORAGGIO, FEDELTA' e ONORE più dei legami di sangue affratellano.....
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A DETTA DEGLI ASCARI....

...Dunque tu vuoi essere ascari, o figlio, ed io ti dico che tutto, per l'ascari, è lo Zabet, l'ufficiale.
Lo zabet inglese sa il coraggio e la giustizia, non disturba le donne e ti tratta come un cavallo.
Lo zabet turco sa il coraggio, non sa la giustizia, disturba le donne e ti tratta come un somaro.
Lo zabet egiziano non sa il coraggio e neppure la giustizia, disturba le donne e ti tratta come un capretto da macello.
Lo zabet italiano sa il coraggio e la giustizia, qualche volta disturba le donne e ti tratta come un uomo...."

(da Ascari K7 - Paolo Caccia Dominioni)

 
 
 
 

 
 
 
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