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Ascari: I Leoni d' Eritrea. Coraggio, Fedeltà, Onore. Tributo al Valore degli Ascari Eritrei.

 

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L'Ascaro del cimitero d'Asmara.

Sessant’anni fa gli avevano dato una divisa kaki, il moschetto ‘91, un tarbush rosso fiammante calcato in testa, tanto poco marziale da sembrare uscito dal magazzino di un trovarobe.
Ha giurato in nome di un’Italia che non esiste più, per un re che è ormai da un pezzo sui libri di storia. Ma non importa: perché la fedeltà è un nodo strano, contorto, indecifrabile. Adesso il vecchio Ghelssechidam è curvato dalla mano del tempo......

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Gli artiglieri da montagna indigeni eritrei. Parte 1.

Post n°94 pubblicato il 01 Settembre 2008 da wrnzla

“EROI DIMENTICATI” - Parte 1 di 2
Gli artiglieri da montagna indigeni eritrei.

Nella vastissima bibliografia dedicata alle storia delle Truppe Alpine impegnate sui vari fronti di guerra dal 1887 al 1945, in particolare in quelle coloniali d’Africa, manca a mio giudizio il dovuto ricordo di quegli “Eroi dimenticati” che sono le truppe indigene di colore. Queste, regolarmente inquadrate nel Regio Esercito Italiano, dove potevano raggiungere al massimo il grado di maresciallo, hanno combattuto fianco a fianco con i nostri soldati, moltissimi sono caduti ed un buon numero risultano decorati al valor militare. Ho voluto dedicare questa inedita ricerca a loro, “Eroi dimenticati”, ovviamente riservata a quelli inquadrati nei reparti delle Truppe Alpine.

Già nella primavera del 1885, appena avvenuta l’occupazione di Massaua (Eritrea), si sentì il bisogno di assoldare truppe indigene per compiti secondari. Esistevano sul posto delle guardie irregolari al soldo degli ottomani prima, degli egiziani poi, chiamate con termine turco basci-buzuk; queste col loro comandante Osmàn passarono subito al servizio degli italiani, andando a costituire all’inizio due compagnie di 100 uomini ciascuna. Furono loro affidati compiti di polizia interna, guardia carceraria e doganale, scorta e guida ai convogli, esplorazione. Successivamente il corpo fu ampliato fino a più di 2.000 uomini durante la spedizione del Generale Alessandro Asinari conte Di San Marzano (1887), poi fu ridotto a presidio di Massaua e definitivamente sciolto nel 1901. Contemporaneamente, per fini strettamente bellici, furono impiegate anche bande mercenarie comandate da piccoli “signori della guerra” locali, generali abissini sempre pronti a tradire o il negus o gli italiani; il loro numero oscillava tra i 1.000 e i 3.000 effettivi, ma si trattò di truppe su cui non si potè mai fare eccessivo affidamento. Un corpo regolare di truppe indigene volontarie fu costituito solo nel 1888, con quattro battaglioni dislocati a Massaua, Saati, Moncullio e Archico, per poco più di 3.200 uomini; i militari di truppa erano comunemente chiamati ascari, da una parola turca che indicava i “soldati indigeni”, indigeni erano pure i sottufficiali, mentre gli ufficiali erano italiani. Gli arruolati dovevano avere tra i 16 e i 35 anni ed accettare una ferma di almeno un anno. Nel 1891 i battaglioni di ascari confluirono nel Corpo delle Regie Truppe d’Africa e nel 1892 entrarono a far parte integrante del Regio Esercito Italiano. I battaglioni indigeni divennero otto nel 1895 in concomitanza con la guerra italo-etiopica. Nel 1890 venne anche costituita, da precedenti batterie da montagna indigene, la Compagnia Cannonieri indigeni. Tutti i militari indigeni congedati venivano iscritti nella Milizia Mobile, che poteva essere richiamata in caso di mobilitazione.

Il primo impiego degli artiglieri da montagna indigeni eritrei avvenne nella battaglia di Adua del 1° marzo 1896. Le forze in campo erano così costituite e comandate:

I Brigata Artiglieria da Montagna: Maggiore Francesco De Rosa (caduto sul campo medaglia d’oro al v.m.)
1^ Batteria indigena: Capitano Clemente Henry (caduto sul campo medaglia d’argento al v.m.)
2^ Batteria indigena: Tenente Arnaldo Vibi (caduto sul campo medaglia d’argento al v.m.)
Armamento: cannone da 75 BR. MONTAGNA – calibro 75 mm. – lunghezza bocca da fuoco 1.000 mm.

- il cannone 75 BR. MONTAGNA_
- cartolina ricordo delle Batterie indigene combattenti nella battaglia di Adua del 1° marzo 1896.

Nella successiva guerra coloniale italo-etiopica, 3 ottobre 1935 - 6 maggio 1936, venne approntato un intero
Corpo d’Armata Eritreo suddiviso su due fronti;
1^ Divisione Eritrea - fronte sud (Somalia) Gen. Rodolfo Graziani
3° Gruppo Artiglieria da montagna eritreo : 7^ - 8^ - 9^ batteria
4° Gruppo Artiglieria da montagna indigeni : 5^ - 6^ batteria
2^ Divisione Eritrea - fronte nord (Eritrea) Gen. Alessandro Pirzio Biroli
1° Gruppo Artiglieria da montagna eritreo : 1^ - 4^ batteria vedi nota (0)
2° Gruppo Artiglieria da montagna eritreo : 2^ - 3^ batteria
5° Gruppo Artiglieria da montagna indigeni : 10^ - 11^ batteria

Armamento: cannone da 65/17 MONTAGNA – calibro 65 mm. – lunghezza bocca da fuoco 1.105 mm.
Armamento: obice da 75/13 MONTAGNA – calibro 75 mm. – lunghezza bocca da fuoco 975 mm. (solo le quattro batterie del 4° e 5° Gruppo Artiglieria da montagna indigeni-eritrei)

- il cannone 65/17 MONTAGNA
- l’obice 75/13 MONTAGNA

- Cartolina commemorativa dell’epoca. Notare sul Tarbusc (copricapo) del conducente e sulla cartolina, il fregio d’ordinanza dell’Artiglieria da Montagna italiana.
- Cartolina commemorativa dell’epoca. Fra le varie bandiere che rappresentano i Corpi e le Specialità che costituiscono il Comando Truppe Regio Governo Eritrea, vi è anche quella, a sinistra, di colore uguale alla cartolina, della Brigata Artiglieria da Montagna Indigeni-Eritrei.

Dalle ricerche effettuate non esiste documentazione relativa all’inquadramento di ascari-eritrei in Reparti Alpini, ma solo nell’Artiglieria da Montagna. Comunque una curiosa nota compare nel libro del giornalista Cesco Tomaselli, corrispondente di guerra per il “Corriere della Sera”, tratta dal suo libro “Con le colonne celeri dal Mareb allo Scioa”.

(note: i Gruppi di Artiglieria da montagna italiani, inquadrati nella Divisione Alpina “Pusteria”, erano armati con i più moderni obici 75/13 ed il 75/18)

Al termine del conflitto, sciolte la 1^ e 2^ Divisione Eritrea, venne costituita la 3^ Divisione Eritrea, dove confluirono i Reparti mantenuti in servizio che costituirono la Brigata Artiglieria da Montagna Indigeni-Eritrei.
Decorazioni collettive ai reparti:

Le notizie delle decorazioni sono tratte da una ricerca sulla “Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia”.

Medaglia di Bronzo al valor militare al Gagliardetto del 1° Gruppo Artiglieria da Montagna Eritreo:

“Per lo slancio ed il valore dimostrati in combattimenti d’avanguardia a stretto contatto con i battaglioni eritrei, talvolta coinvolto nella mischia per la saldezza intrepida con la quale, sulla linea delle fanterie, contribuì ad infrangere l’attacco delle principali forze etiopiche nella giornata di Mai Ceu.” – Monte Gundi 5 novembre 1935, Mal Bararus 28 febbraio 1936, Enda Mariam-Quarar 2 marzo 1936, Lago Ascianghi 31 marzo-5 aprile 1936.

Medaglia di Bronzo al valor militare al Gagliardetto del 4° Gruppo Artiglieria da Montagna Indigeni:

“Magnifico di forza, di ardire, di coesione, in una giornata di aspro combattimento, confermava le sue virtù guerriere, col pronto ed efficace suo fuoco falciava le orde avversarie e, quindi esaurite le munizioni si univa alle schiere dei fanti, lanciandosi all’assalto travolgente e decisivo”. – Mai Ceu 31 marzo 1936.

Croce di guerra al valor militare al Gagliardetto del 3° Gruppo Artiglieria da Montagna Eritreo:

“Per la saldezza intrepida con la quale il gruppo schierato allo scoperto sulla linea della fanteria, contribuì ad infrangere l’assalto delle forze imperiali etiopiche nella giornata di Mai Ceu – Lago Ascianghi.” – 31 marzo, 5 aprile 1936.

Croce di guerra al valor militare al Gagliardetto 9^ batteria del 3° Gruppo Artiglieria da Montagna Eritreo:

“Batteria di recente formazione, ma di salda coesione morale, assegnata in appoggio ad un gruppo di battaglioni eritrei nell’attacco di una posizione avanzata ed isolata, dopo aver facilitato l’azione dei fanti, prendeva posizione sulla linea di un battaglione avanzato e quindi allo scoperto in 24 ore di ininterrotto combattimento, contribuiva a stroncare i ripetuti contrattacchi delle soverchianti forze regolari abissine”. – Mai Ceu 31 marzo 1936.

Nota (0) Questo Gruppo era comandato dal Magg. Aldo Delmonte da Montefiorito, Forlì, Medaglia d’Oro al valor militare della quale si fregia la Sezione ANA Bolognese Romagnola, caduto mortalmente ferito a Sciogguà-Sciogguì il 12 novembre 1935. apri biografia

Ricerca e archivio di Giuseppe Martelli

Tratto da: www.webalice.it/giulorma/eroi_dimenticati.htm
Segue: Parte 2di2 - Nominativi artiglieri da montagna indigeni eritrei decorati al valor militare nelle guerra d’Etiopia 1935-1936 e successive azioni 1937.
 

 
 
 
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   Agli Ascari d'Eritrea 

- Perchè viva il ricordo degli Ascari d'Eritrea caduti per l'Italia in terra d'Africa.
- Due Medaglie d'Oro al Valor Militare alla bandiera al corpo Truppe Indigene d'Eritrea.
- Due Medaglie d'Oro al Valor Militare al gagliardetto dei IV Battaglione Eritreo Toselli.

 

 

Mohammed Ibrahim Farag

Medaglia d'oro al Valor Militare alla Memoria.

Unatù Endisciau 

Medaglia d'oro al Valor Militare alla Memoria.

 

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.... Racconterà di un tempo.... forse per pochi anni, forse per pochi mesi o pochi giorni, fosse stato anche per pochi istanti in cui noi, italiani ed eritrei, fummo fratelli. .....perchè CORAGGIO, FEDELTA' e ONORE più dei legami di sangue affratellano.....
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A DETTA DEGLI ASCARI....

...Dunque tu vuoi essere ascari, o figlio, ed io ti dico che tutto, per l'ascari, è lo Zabet, l'ufficiale.
Lo zabet inglese sa il coraggio e la giustizia, non disturba le donne e ti tratta come un cavallo.
Lo zabet turco sa il coraggio, non sa la giustizia, disturba le donne e ti tratta come un somaro.
Lo zabet egiziano non sa il coraggio e neppure la giustizia, disturba le donne e ti tratta come un capretto da macello.
Lo zabet italiano sa il coraggio e la giustizia, qualche volta disturba le donne e ti tratta come un uomo...."

(da Ascari K7 - Paolo Caccia Dominioni)

 
 
 
 

 
 
 
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