Creato da caterina.x il 23/03/2008

...Caterina...

condividiamo parole ed emozioni

 

Ritroviamo noi stesse

Post n°360 pubblicato il 08 Marzo 2015 da caterina.x

fare silenzio, fuori e dentro di noi...

 
Foto © C. Niutta
 

 
 
 

8 marzo tra retorica e consapevolezza

Post n°359 pubblicato il 07 Marzo 2015 da caterina.x

 Una giornata del genere e non di genere, perché appartiene a tutti, donne e uomini, la rivendicazione dei propri diritti laddove vengono vessati; e se in quest’occasione si parla di donne, beh, non fatecene una colpa, domani parleremo di altre controverse situazioni ma l’8 marzo non può essere considerata una giornata retorica, perché ci sono ancora milioni di persone a cui vengono negati i diritti umani e civili, e se non sono femminista, semplicemente per il fatto che non mi è necessario esserlo, perché nel mio orticello ci sto bene, questo non vuol dire che non devo di tanto in tanto metterci il naso fuori e guardare oltre.

 Se in Italia, nel corso dei decenni la situazione femminile è migliorata, rimane il 53% della popolazione mondiale a cui i diritti più elementari vengono negati, e mi domando quante donne in occidente possono realmente vantare un rapporto paritario, sul posto di lavoro, a livello istituzionale o semplicemente nella famiglia stessa!

 Fino a qualche anno fa, ci stupivano le attiviste più efferate con i loro slogan: “Tremate, tremate, le streghe sono tornate.” , “Io sono mia.”, “L’utero è mio e lo gestisco da me.” E via dicendo.

 Oggi, si replica con: “Non sono femminista.” e mi domando cosa si vuol rivendicare con un'affermazione del genere, o di genere, o forse estremamente "degenere".

 In realtà non lo sono nemmeno io, ma grazie al fatto che qualcuna lo è stata a suo tempo, lasciandomi in dono il diritto di replica, la libertà d’espressione che a mia nonna, e talvolta anche a mia madre, per fare un esempio, è stato negato.

 No, per favore, hanno già trasformato una giornata che doveva essere di riflessione e consapevolezza, in un’occasione di festa talvolta sconfinante nella più becera volgarità, non la facciamo divenire il giorno della retorica anti femminista, ma ridiamole la sua dignità semplice, essenziale, concisa.

 

 

 
 
 

Questioni linguistiche !

Post n°358 pubblicato il 27 Febbraio 2015 da caterina.x

Riflettevo sull’inutilità di tutte le nostre “quisquiglie” linguistiche. Si certo, l’italiano  è una lingua di tutto rispetto, bella melodiosa, fluente, contaminata un po’ negli ultimi tempi, ma si sa, bisogna adeguarsi, anche in tema linguistico ci siamo globalizzati. Sorvolo su questioni di grammatica, ortografia e via dicendo perché “so di non sapere”, tuttavia proprio ieri riflettevo sul fatto, che spesso ci complichiamo la vita, volendo ostinarci in sofismi del tutto inutili.

Per esempio, se mentre lavoro, dovessi esplicitare all’operaio ucraino il da farsi, nell’immediato, magari mi esprimerei così: Aliosha, forse sarebbe meglio spostarci e raccogliere le arance sulla fila esterna dell'agrumeto, quella che costeggia la strada; magari sarebbe opportuno, che tu raccolga le arance più in alto, utilizzando la scala a pioli, io raccoglierei quelle che pendono dai rami più bassi. Mi faresti un grande favore, così eviterei d’usare la scala a mia volta.

Mi sono espressa bene? Se sbaglio correggetemi, ve ne prego.

Aliosha, dal canto suo, non la mena per le lunghe e mi dice: Katia, tu voi vicino strada? Io sopra tu sotto!
Si, qualcuno avrà da obiettare, ma io questi stranieri li adoro!

 
 
 

Le "zie"...finisce che prima o poi ne ammazzo una !

Post n°357 pubblicato il 24 Febbraio 2015 da caterina.x

E bene, visto l’odierna congiunzione Marte/Venere, come ci informa Rosagiuliana, l’incontro non è stato cosa di rimandarlo!

 Si ragà, è andata proprio così. Mi sono armata di coraggio, indossato il pantalone più logoro, quello che di norma giace in fondo all’armadio, il pull

oversize, quello che mio figlio non mette più, sciarpone multicolore, capello super arruffato, piumino d’oca e via, un impegno è pur sempre un impegno e la parola data non può essere ritrattata!

 Puntualissima, forse no, ma si sa le donne ci dobbiamo sempre fare aspettare, arrivo a casa di “zia”. Davanti il cancello scorgo da lontano una Golf TD, e già questo mi rassicura, è proprio il tipo da Golf TD, come avevo immaginato, e mi domando di che colore saranno le sue “Paciotti” o se porta le“Hogan”, pechè si sa, tendenza è tendenza, e da quelle parti tendono verso le 4US !

 Ci resto un po’ male nel vedere che porta un normalissimo paio di scarponcini, però passatemelo, un pizzico di pregiudizio non ha mai ucciso nessuno.

 Saluto, va da se si saluta sempre dopo aver chiesto permesso. M’invitano ad accomodarmi vicino al caminetto, e si che son gelata, mi presentano il nipote e fanno di tutto per mettermi a mio agio ed io che so di non potermi mai e poi mai trovare ad agio in una situazione del genere, vado subito al punto.

 Esplicito in men che non si dica il mio punto di vista; sarebbe a dire che non ci tengo a “rifarmi una vita”, perché una vita ce l’ho già e mi  piace pure, ho le mie abitudine, i miei spazi…. E mentro pronuncio la parola spazi, lui sogghigna: “ah ah, i suoi spazi”, ed io conto mentalmente fino a trentadue, perché vorrei rispondergli e immaginerete di sicuro cosa! Ma riprendo fiato e continuo, spiegando garbatamente che non vorrei offendere nessuno, ma il fatto è che magari sarò fatta male io….e qui altro sogghigno, guardandomi da capo a piede dice:”no no, non sei fatta per niente male”. Beh, questa volta ho contato fino a quaranta, e poi cercato di spiegargli che la mia vita è ormai organizzata in un certo modo. Ma che! Quello non capisce e mi

risponde che capisce benissimo, che lui rispetta gli spazi altrui, e tanto per fare un esempio, metti che io in casa mi debba occupare della cucina, lui non verrebbe mai a metterci scompiglio, caso mai dovesse prendere lo zucchero poi lo rimetterebbe subito a posto. Avrei voluto dirgli che io ho la pessima abitudine di lasciare tutto fuori posto e che nella mia cucina c’è uno scompiglio tale da far accapponare la pelle ma riprendo a contare mentalmente. Intanto vuol sapere di mio figlio, che lavoro fa? E’ del tutto normale chiedere a una donna nell’intento di corteggiarla che lavoro fa il figlio, lo sanno tutti no! Tanto quanto è normale sapere che non si menziona mai il pargolo ad una madre single, se lei non ha accordato il permesso di farlo. Ma ci passo su, sarà a causa della congiunzione Marte/Venere? Boh non saprei, ma poi penso che sarebbe tempo perso spiegarglielo e forse sarebbe il caso di concentrarsi e organizzare una via di fuga.

 Il dentista è risaputo è sempre un’ottima via di fuga, lo sanno tutti, e mi  chiedo come mai non ci ho pensato prima. Si, garbatamente dico che li devo lasciare perché ho un appuntamento dal dentista e un paio d’altre commissioni da sbrigare.

 Ma la “zia” non demorde, incalza, suggerisce di scambiarci il numero di telefono, di vederci per un caffè, di….oh mio Dio! Il numero di telefono no, non lo do a nessuno! Allora lui, si premura di farmi sapere che non ha l’abitudine di fare pressione o di correre dietro alle donne, e che se caso mai lo volessi cercare non si formalizzerebbe, ormai si sa anche le donne  possono fare il primo passo ! Agguanto il piumino, la borsa e vado, il primo

passo verso casa mia ! Volendo, avremmo potuto firmare il contratto, seduta stante, per il trasferimento non ci sarebbero stati problemi, sarebbe venuto lui con il suo camion....

 Per questa volta ho salvato la pelle, e va bene così !

 

 
 
 

Le"zie"... da un po di tempo mi perseguitano!

Post n°356 pubblicato il 17 Febbraio 2015 da caterina.x

Quando ormai pensi di aver visto e sentito tutto, il visibile e l’udibile, che alla tua veneranda età nulla ti può più sorprendere, siediti respira forte a pieni polmoni e prendi consapevolezza che tutto può succedere.

 Di solito, a tutto può succedere sta qualcosa di bello e desueto, desueto si, ma rivestito di quella patina giallina, lieve come l’impalpabile polvere che copre le ali delle farfalle, invece una mattina, mentre pigramente cerchi di mettere in ordine casa, senti bussare alla porta e dopo i canonici due secondi di riflessione: rispondo o faccio finta di non aver sentito, ti decidi e apri.

 Con il senno di poi, ti dici che son cose da non fare, mai e poi mai aprire agli sconosciuti, anche se è una gentile conoscente, che ti aspetta sorridente, quasi sulla soglia e repentinamente si precipita dentro, senza nemmeno darti il tempo di finire l’usuale frase: buongiorno, come mai da queste parti? Prego acco…. Stai ancora cercando di mettere insieme due parole e trovare il modo di scusarti del disordine, che la gentile signora si premura di metterti al corrente dello scopo della sua visita.

 -Ma accomodati cara, ti preparo un caffè?

 E’ questa la sola frase che la gentile signora, ti lascia il tempo di emettere, quasi gutturalmente in un unico amorfo suono, perché lei ha fretta di darti la bella  notizia.

 La bella notizia, si. La signora ha un nipote, a dire il vero, il marito della signora, che  fortunatamente è rimasto in macchina, ha un nipote. Bello, alto, prestante, e porta al suo seguito: camion, ruspe, motopale, terreni, arnie con centinaia, che dico, migliaia di api, e… cerca moglie. Ma non una moglie qualsiasi, una bella donna, intelligente, che sappia parlare presentarsi, insomma che gli faccia fare bella figura con gli amici, nel caso in cui si decidesse di uscire, a cena o altra occasione sociale.

 - E tu mia cara, faresti al caso suo!

 Dove per tu mia cara, sta a: te povera inetta, che con le ginocchia doloranti e non per la solita artrite, ma per lo spavento, il disappunto, lo sconvolgimento morale, etico, giudiziario e penale, nel sentire quanto ti stanno sciorinando, vorresti urlare: no, non sono io!

 Ma la gentile signora non ti da il tempo di replicare e aggiunge: non vorrai restare da sola tutta la vita? Ormai non sei più una ragazzina, e tuo figlio presto prenderà la sua strada. Pensaci bene,se non ti sposi adesso rischi di non farlo mai più.

 Vorresti solo rispondere, che non ci tieni affatto a sposarti, anzi a risposarti, e che se le cose continuano ad andare di questo passo in Italia, tuo figlio rischia di non incamminarsi mai per la sua strada, ma nonfai in tempo, la gentile signora ti saluta abbracciandoti, già sentendosi tua zia, e sincerandosi di dirti che  telefonerà al più presto a quel gioiello di suo nipote, per fissare un appuntamento.

 Inutile puntualizzare che certe zie io le detesto, anzi quasi le odio, e mi sovvengo di un'altra zia che qualche mese fa si rammaricava di avere un nipote a dir poco, stronzo a sua detta, perchè pur conoscendo una si cara e valida ragazza, dove per cara e valida sta a: me medesima; non decide a prender moglie, ma questa è un'altra storia non divaghiamo. In effetti sono ancora qua a riflettere sull’accaduto, e non mi raccapezzo, ma vi racconterò, non disperate, vi racconterò  di come son riuscita ad evitare l’incontro…almeno lo spero !

 

 
 
 

Vu cumpà, vu pagà?

Post n°355 pubblicato il 27 Novembre 2014 da caterina.x

 

 

 

“Vuoi comprare?”, ormai dalla metà degli anni Ottanta, i venditori ambulanti di origine africana, sono chiamati così, nomignolo a prim’acchito simpatico ma che ha la sua valenza discriminante, poiché fa riferimento a una presunta incapacità degli immigrati, d’imparare correttamente la lingua italiana. Il termine rievoca un’immagine stereotipata dei migranti e senza andare per le lunghe, è sinonimo di: venditore abusivo, senza arte né parte, clandestino, pataccaro, marocchino, fratellastro dell’ambulante D.O.C.

 

Sorvolando sulle provocazioni dei vari: Salvini, Borghezio, e Casapound, la fobia dell’africano portatore d’Ebola, rimane che, forse inconsapevolmente, i “vu cumprà” tanto quanto i rom, sono associati a marciapiedi e spiagge invase, campi sporchi, usurpatori di lavoro.
Chi sono realmente questi stranieri che, in una situazione economica fragile come la nostra, spesso accettano paghe più basse, situazioni di lavoro massacranti, vivendo in condizione di clandestinità non pagano le tasse e qualche posto di lavoro, finisce che lo rubano?
Arrivano ormai dall’Europa dell’Est, dall’Africa, Pakistan, India, Cina, Filippine e pur avendo dimora abituale nei nostri centri, la diffidenza nei loro confronti non è del tutto scemata.

 

Ci siamo evoluti linguisticamente, oggi li chiamiamo: migranti, extracomunitari, immigrati, clandestini, però il pregiudizio rimane.
A tal proposito, mi ha fatto molto riflettere un episodio avvenuto tempo fa in un paese della Locride.

 

“Ci rubano il lavoro, non pagano le tasse e quindi possono mantenere i prezzi più bassi, fate pagare prima loro”.

 

I venditori ambulanti di Bova Marina, sostenevano a spada tratta questa tesi, quando si son trovati a dover disciplinare la loro posizione riguardo alla tassa comunale per l’occupazione del suolo pubblico, la Tosap, dovuta al Comune per l’utilizzo della piazza in occasione del mercatino settimanale.

 

A onor del vero, c’è da puntualizzare che l’inadempienza non era da attribuire agli ambulanti, ma al Comune che non aveva provveduto, vuoi per problemi tecnici, o per cattiva gestione, a riscuotere la tassa (non dimentichiamo che il nuovo sindaco Vincenzo Crupi, da Maggio si sta cimentando nell’impresa di far ripartire il paese dopo due anni di commissariamento, in seguito allo scioglimento per mafia) ma non divaghiamo e ritorniamo ai nostri “vu cumprà”, che superata la diffidenza iniziale, nei confronti dell’ente incaricato alla riscossione del tributo, invece, hanno accolto di buon grado la possibilità di rateare l’importo dovuto, e pare che paghino regolarmente.

 

Allora mi dico che, se mettessimo da parte i luoghi comuni e prendessimo atto del fatto che il volto della Calabria sta cambiando, diventando sempre più multietnico, potremmo capire che la popolazione residente è in crescita grazie a questi “nuovi italiani”, figli d’immigrati che vivono e lavorano in Calabria ormai da tanto tempo da essere perfettamente integrati, tanto da parlare correttamente non solo l’italiano ma anche il nostro dialetto. Non voglio scrivere di numeri, o statistiche, perché non è di questo che si tratta, ma di un cambiamento culturale che è in atto, in una regione che è stata sempre territorio di frontiera, di transito, un punto d’approdo per gente in fuga da problematiche, spesso molto sopra la nostra comprensione.

 

Oggi, la Calabria è divenuta terra d’accoglienza, d’incontro e confronto, è tempo che ce ne rendiamo conto.

 

Se a differenza di quel che si pensa, anche i “vu cumprà” si adeguano e pagano, una presa di coscienza da parte nostra è necessaria.

 

 
 
 

R.I.P. (Vota e fai votare)

Post n°354 pubblicato il 15 Novembre 2014 da caterina.x

Foto © C. Niutta

 

Edgar Lee Masters, se fosse in vita, pace all'anima sua, un verso o due alla nostra agonizzante società di certo lo dedicherebbe !
Dei morti, almeno si può dire che son "passati a miglior vita", ma, dei vivi o di quelli che perlomeno lo dovrebbero essere, decisamente no. E queste candidature che non convincono nessuno, sicuramente nemmeno i candidati, stanno a dimostrarlo.
Si, un bell'epitaffio alla maniera di Edgar, lo dovremmo trovare, almeno questo, questi coraggiosi corregionali se lo meritano!
 

 
 
 

Slow: pensieri tra le dune.

Post n°353 pubblicato il 06 Novembre 2014 da caterina.x

 

 

Foto © C. Niutta

 

Nella stagione in cui normalmente cadono le foglie, e ci si prepara ai rigori invernali, succede invece, che nel bel mezzo di una passeggiata mattutina; percorrendo stradine sterrate costeggiate da fichi d’india, mentre il sole regala sfumature tendenti all’argento al mare azzurro, tra le dune, un giglio di mare (Pancratium maritimum) unico superstite, ti sorprende con la sua bellezza.

Tutto intorno cespugli verde glauco, ormai da tempo sfioriti, una vera oasi, a un tiro di schioppo del bagnasciuga.
Il tempo scorre lento tra le dune, slow, come si usa dire di questi tempi! E il candore di un ultimo fiore, non può passare inosservato.

E si che il mio amico Silvio, tra un guizzo di follia e sensibilità d’animo, da tempo di questo tratto di costa ne voleva fare un parco, una riserva naturalistica, d’attraversare con riverenza e devozione. Lentamente, slow, senza fare rumore. Il “Parco delle lucertole”. Idea originale e bislacca, rimasta sospesa a mezz’aria, come tutto d’altra parte, nella nostra terra!Dietro gli eucalipti invece troneggiano “le villette degli inglesi”. Sì, quelle villette facenti parte di un famoso complesso turistico, che avrebbe dovuto portare lustro, oltre che notevoli profitti, al nostro territorio.Ci avevano investito in molti in questa idea, a differenza del parco, in tanti ci hanno creduto. Purtroppo, sembra si stia rivelando l’ennesimo buco nell’acqua. Di chi è la colpa o se ce ne sono, non sta a me certo dirlo.Fatto sta, che inglesi se ne vedono pochi, e la maggior parte degli appartamenti, rimasti invenduti e sfitti, son la con le serrande abbassate. A quest’ultima idea, ci aveva creduto anche il mio amico Ercole. Si, proprio quello, che questa estate se ne uscì con la trovata d’Ibiza e Formentera. Caulonia a sua detta sarebbe stata l’Ibiza Jonica, mentre Locri Formentera. Tutto questo, poiché, due note discoteche estive, per un mese circa si riempivano sino a straripare di giovani.Però, pochi passi più in là, quand’ero ragazzina, un’altra discoteca attirava giovani da tutta la Locride; il Tam Tam, storico e indimenticato, locale in riva al mare.
Caulonia balla dunque, mi dico, e da decenni, ancor prima che si riscoprisse la Tarantella, un altro volano di rinascita, secondo alcuni.
Fatto sta, che del Tam Tam, ormai non ne resta alcun segno tra queste dune, solo fichi d’india e gigli di mare, e chi si dovrebbe mettere in ballo, non trova il ritmo giusto, o non riesce e tenere il tempo!Allora penso che Silvio, non è poi tanto strambo, che la sua idea non è poi tanto bislacca. Un bel parco qui ci starebbe bene. Un parco slow, per gente che ama assaporare il tempo, che si sofferma a sentire il profumo dei gigli, ad ascoltare le onde che s’infrangono sulla risacca.Qualche passo più in là, però, tra i fichi d’india, che la mia amica Marianna ama, sopra di qualsiasi comprensione, un cumulo di rifiuti, non molto lontano da una carcassa di frigo, abbandonata da chi non ha più tempo per queste cose, e nemmeno rispetto per noi che ci teniamo tanto. Ogni Comune ha le sue normative per lo smaltimento dei rifiuti, anche quelli ingombranti. E’ così complicato prenderne atto? C’è di peggio, a migliaia di chilometri da queste dune, c’è chi si accaparra il diritto di dividersi gli oceani, con l’obiettivo di mettere le mani su: Petrolio, gas e minerali preziosissimi che si trovano nei fondali. A New York, sono in atto, i lavori della terza sessione annuale della commissione Onu sulla divisione degli oceani e sul diritto del mare.  Una vera corsa contro il tempo, chi arriva primo a dimostrare che esiste continuità geologica tra i territori, si assicurerà il suo bel pezzo di Eldorado minerario.Per loro, lo scioglimento dei ghiacci al polo nord, è un vero toccasana. Noi, gente da bene, che per corsa intendiamo quella mattutina, con unico scopo lo scioglimento dell’adipe accumulata durante l’estate, guardiamo le dune, già con nostalgia, pensando che tra non molto, a causa del riscaldamento climatico, questo pezzo di costa sarà sommerso, portando via i rifiuti, la carcassa di frigorifero e i miei gigli di mare.

 

 
 
 

Il diavolo veste Prada?

Post n°352 pubblicato il 29 Ottobre 2014 da caterina.x

Foto © C. Niutta

E’ risaputo che le donne adorano lo shopping, anche se negli ultimi anni pare siano i maschietti in vetta alle classifiche per quanto riguarda gli acquisti, soprattutto quelli online.

 Fare shopping è molto di più che acquistare qualcosa, è un’esperienza emotiva, un piacere, quasi un bisogno, tanto da trasformarsi nei casi più estremi in una forma patologica, compulsivo appunto.

 

Riviste, magazines, fashion blogs e siti online a centinaia, tutti ad appannaggio di chi non sa andare contro corrente, e vuole ad ogni costo essere di tendenza.

 

C’è qualcosa che negli ultimi tempi è diventato veramente di tendenza. Sarà a causa delle restrizioni economiche, allo sviluppo di una coscienza ecologica, riciclaggio è la parola d’ordine, e l’usato è diventato di colpo “in”, il termine vintage si riveste di fascino, quello che i nostri vecchi bauli contengono non basta e il mercato dell’usato spopola, anche nel web.

 

Senza andare lontano, basta fare una capatina al mercatino settimanale, per rendersi conto che la bancarella dei vestiti usati è la più affollata.

 

Da bistrattato straccivendolo, il rivenditore di vestiti usati è divenuto un personaggio di spicco. La sua postazione si è trasformata in un centro di convivialità e aggregazione. Ci si ritrova tra amiche, alla ricerca del capo strano, curioso, originale a un prezzo accessibile.

 

Fare shopping, al mercatino dell’usato diventa un’esperienza coinvolgente, gratificante e consolatoria e soprattutto non è più tabù, si compra di seconda mano e non se ne fa mistero, tanto che il 44% degli italiani sono coinvolti in questa compravendita che sembra muovere 18 miliardi di euro!
Ah però! E chi se lo aspettava? Ben l’un per cento del Prodotto Interno Lordo italiano. E’ un segnale importante, culturale, che denota un’inversione di tendenza nei comportamenti, e non credo sia solo il fattore economico a influenzarla, anche se rimane l’elemento predominante.

A Caulonia, e non solo, sabato mattina, il diavolo lo veste Marianna, simpatica e scaltra signora moldava che dal 2000, perfettamente integrata, possiamo trovare su tutti i mercati della Locride.

 

 
 
 

Storie

Post n°350 pubblicato il 23 Ottobre 2014 da caterina.x

 

 Ci sono drammi, che pur consumandosi sotto i nostri occhi, sono soffocati. Cose delle quali non ci piace parlare, facciamo finta di non conoscere, e forse veramente ne siamo all'oscuro.

Ricordo ancora, lo sguardo attonito di una mia amica, tempo fa, non riuscivo a capire cosa fosse successo, quando in modo convulso cercava di raccontarmi qualcosa.

Il fatto era semplice: un camioncino si era accostato al marciapiede, sostato un attimo, giusto il tempo necessario a una ragazza di colore di salire a bordo, nell’abitacolo c’erano tre uomini ad accoglierla.

Tre operai, in fin di giornata si apprestavano a regalarsi una piccola gratificazione. Così, in un assolato pomeriggio d’agosto, sotto gli occhi di tutti.

E non aveva mai visto l’altra, la ragazza romena, che si riparava dentro la siepe, d’estate quando il sole picchia impietoso. Qualche volta l’ho vista correre dall’altra  parte della rotonda, entrare velocemente nel negozio dei cinesi, e uscire con un vestito diverso da quello che portava prima, addosso.

Così, con il suo abito nuovo, riguadagnare la postazione in prossimità della siepe, e mettersi in attesa del prossimo cliente.

Le ho osservate quelle donne, nei lunghi pomeriggi d’estate, quando per pochi soldi lavoravo in un bar.

Le ho guardate vendersi, attendere i loro clienti con pazienza e rassegnazione. Le ho viste, nei loro vestiti dai colori sgargianti, sudate, qualche volta dare segno di cedimento, eppure quelle donne spesso sudice, a qualcuno “facevano sangue”.

 Mi son domandata in quale modo, un essere che per un po’ di euro, compra quei corpi, affronta il suo vivere, se non ha rinunciato ormai da tempo a vivere, e si limita a trascinare per il mondo una carcassa vuota di qualsiasi contenuto.

Eppure c’è chi sostiene che la prostituzione non è una cosa indegna, come se fosse naturale considerare un essere umano alla stessa stregua di una merce, ma il racket della prostituzione frutta ogni anno miliardi, ed è al secondo posto dopo il mercato della droga. Allora in quest’epoca in cui solo i numeri sembrano contare, un essere umano può essere considerato merce, e l’acquirente, un banale utente.

Ho ascoltato le stupide battute, a tal proposito, di uomini e a volte anche di donne, mentre bevevano il caffè. E mi son lasciata pervadere dallo sconforto, perché un dramma si consumava sotto i miei occhi ed io non avevo mezzi per contrastarlo.

 
 
 
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