Creato da caterina.x il 23/03/2008

...Caterina...

condividiamo parole ed emozioni

 

Vu cumpà, vu pagà?

Post n°355 pubblicato il 27 Novembre 2014 da caterina.x

 

 

 

“Vuoi comprare?”, ormai dalla metà degli anni Ottanta, i venditori ambulanti di origine africana, sono chiamati così, nomignolo a prim’acchito simpatico ma che ha la sua valenza discriminante, poiché fa riferimento a una presunta incapacità degli immigrati, d’imparare correttamente la lingua italiana. Il termine rievoca un’immagine stereotipata dei migranti e senza andare per le lunghe, è sinonimo di: venditore abusivo, senza arte né parte, clandestino, pataccaro, marocchino, fratellastro dell’ambulante D.O.C.

 

Sorvolando sulle provocazioni dei vari: Salvini, Borghezio, e Casapound, la fobia dell’africano portatore d’Ebola, rimane che, forse inconsapevolmente, i “vu cumprà” tanto quanto i rom, sono associati a marciapiedi e spiagge invase, campi sporchi, usurpatori di lavoro.
Chi sono realmente questi stranieri che, in una situazione economica fragile come la nostra, spesso accettano paghe più basse, situazioni di lavoro massacranti, vivendo in condizione di clandestinità non pagano le tasse e qualche posto di lavoro, finisce che lo rubano?
Arrivano ormai dall’Europa dell’Est, dall’Africa, Pakistan, India, Cina, Filippine e pur avendo dimora abituale nei nostri centri, la diffidenza nei loro confronti non è del tutto scemata.

 

Ci siamo evoluti linguisticamente, oggi li chiamiamo: migranti, extracomunitari, immigrati, clandestini, però il pregiudizio rimane.
A tal proposito, mi ha fatto molto riflettere un episodio avvenuto tempo fa in un paese della Locride.

 

“Ci rubano il lavoro, non pagano le tasse e quindi possono mantenere i prezzi più bassi, fate pagare prima loro”.

 

I venditori ambulanti di Bova Marina, sostenevano a spada tratta questa tesi, quando si son trovati a dover disciplinare la loro posizione riguardo alla tassa comunale per l’occupazione del suolo pubblico, la Tosap, dovuta al Comune per l’utilizzo della piazza in occasione del mercatino settimanale.

 

A onor del vero, c’è da puntualizzare che l’inadempienza non era da attribuire agli ambulanti, ma al Comune che non aveva provveduto, vuoi per problemi tecnici, o per cattiva gestione, a riscuotere la tassa (non dimentichiamo che il nuovo sindaco Vincenzo Crupi, da Maggio si sta cimentando nell’impresa di far ripartire il paese dopo due anni di commissariamento, in seguito allo scioglimento per mafia) ma non divaghiamo e ritorniamo ai nostri “vu cumprà”, che superata la diffidenza iniziale, nei confronti dell’ente incaricato alla riscossione del tributo, invece, hanno accolto di buon grado la possibilità di rateare l’importo dovuto, e pare che paghino regolarmente.

 

Allora mi dico che, se mettessimo da parte i luoghi comuni e prendessimo atto del fatto che il volto della Calabria sta cambiando, diventando sempre più multietnico, potremmo capire che la popolazione residente è in crescita grazie a questi “nuovi italiani”, figli d’immigrati che vivono e lavorano in Calabria ormai da tanto tempo da essere perfettamente integrati, tanto da parlare correttamente non solo l’italiano ma anche il nostro dialetto. Non voglio scrivere di numeri, o statistiche, perché non è di questo che si tratta, ma di un cambiamento culturale che è in atto, in una regione che è stata sempre territorio di frontiera, di transito, un punto d’approdo per gente in fuga da problematiche, spesso molto sopra la nostra comprensione.

 

Oggi, la Calabria è divenuta terra d’accoglienza, d’incontro e confronto, è tempo che ce ne rendiamo conto.

 

Se a differenza di quel che si pensa, anche i “vu cumprà” si adeguano e pagano, una presa di coscienza da parte nostra è necessaria.

 

 
 
 

R.I.P. (Vota e fai votare)

Post n°354 pubblicato il 15 Novembre 2014 da caterina.x

Foto © C. Niutta

 

Edgar Lee Masters, se fosse in vita, pace all'anima sua, un verso o due alla nostra agonizzante società di certo lo dedicherebbe !
Dei morti, almeno si può dire che son "passati a miglior vita", ma, dei vivi o di quelli che perlomeno lo dovrebbero essere, decisamente no. E queste candidature che non convincono nessuno, sicuramente nemmeno i candidati, stanno a dimostrarlo.
Si, un bell'epitaffio alla maniera di Edgar, lo dovremmo trovare, almeno questo, questi coraggiosi corregionali se lo meritano!
 

 
 
 

Slow: pensieri tra le dune.

Post n°353 pubblicato il 06 Novembre 2014 da caterina.x

 

 

Foto © C. Niutta

 

Nella stagione in cui normalmente cadono le foglie, e ci si prepara ai rigori invernali, succede invece, che nel bel mezzo di una passeggiata mattutina; percorrendo stradine sterrate costeggiate da fichi d’india, mentre il sole regala sfumature tendenti all’argento al mare azzurro, tra le dune, un giglio di mare (Pancratium maritimum) unico superstite, ti sorprende con la sua bellezza.

Tutto intorno cespugli verde glauco, ormai da tempo sfioriti, una vera oasi, a un tiro di schioppo del bagnasciuga.
Il tempo scorre lento tra le dune, slow, come si usa dire di questi tempi! E il candore di un ultimo fiore, non può passare inosservato.

E si che il mio amico Silvio, tra un guizzo di follia e sensibilità d’animo, da tempo di questo tratto di costa ne voleva fare un parco, una riserva naturalistica, d’attraversare con riverenza e devozione. Lentamente, slow, senza fare rumore. Il “Parco delle lucertole”. Idea originale e bislacca, rimasta sospesa a mezz’aria, come tutto d’altra parte, nella nostra terra!Dietro gli eucalipti invece troneggiano “le villette degli inglesi”. Sì, quelle villette facenti parte di un famoso complesso turistico, che avrebbe dovuto portare lustro, oltre che notevoli profitti, al nostro territorio.Ci avevano investito in molti in questa idea, a differenza del parco, in tanti ci hanno creduto. Purtroppo, sembra si stia rivelando l’ennesimo buco nell’acqua. Di chi è la colpa o se ce ne sono, non sta a me certo dirlo.Fatto sta, che inglesi se ne vedono pochi, e la maggior parte degli appartamenti, rimasti invenduti e sfitti, son la con le serrande abbassate. A quest’ultima idea, ci aveva creduto anche il mio amico Ercole. Si, proprio quello, che questa estate se ne uscì con la trovata d’Ibiza e Formentera. Caulonia a sua detta sarebbe stata l’Ibiza Jonica, mentre Locri Formentera. Tutto questo, poiché, due note discoteche estive, per un mese circa si riempivano sino a straripare di giovani.Però, pochi passi più in là, quand’ero ragazzina, un’altra discoteca attirava giovani da tutta la Locride; il Tam Tam, storico e indimenticato, locale in riva al mare.
Caulonia balla dunque, mi dico, e da decenni, ancor prima che si riscoprisse la Tarantella, un altro volano di rinascita, secondo alcuni.
Fatto sta, che del Tam Tam, ormai non ne resta alcun segno tra queste dune, solo fichi d’india e gigli di mare, e chi si dovrebbe mettere in ballo, non trova il ritmo giusto, o non riesce e tenere il tempo!Allora penso che Silvio, non è poi tanto strambo, che la sua idea non è poi tanto bislacca. Un bel parco qui ci starebbe bene. Un parco slow, per gente che ama assaporare il tempo, che si sofferma a sentire il profumo dei gigli, ad ascoltare le onde che s’infrangono sulla risacca.Qualche passo più in là, però, tra i fichi d’india, che la mia amica Marianna ama, sopra di qualsiasi comprensione, un cumulo di rifiuti, non molto lontano da una carcassa di frigo, abbandonata da chi non ha più tempo per queste cose, e nemmeno rispetto per noi che ci teniamo tanto. Ogni Comune ha le sue normative per lo smaltimento dei rifiuti, anche quelli ingombranti. E’ così complicato prenderne atto? C’è di peggio, a migliaia di chilometri da queste dune, c’è chi si accaparra il diritto di dividersi gli oceani, con l’obiettivo di mettere le mani su: Petrolio, gas e minerali preziosissimi che si trovano nei fondali. A New York, sono in atto, i lavori della terza sessione annuale della commissione Onu sulla divisione degli oceani e sul diritto del mare.  Una vera corsa contro il tempo, chi arriva primo a dimostrare che esiste continuità geologica tra i territori, si assicurerà il suo bel pezzo di Eldorado minerario.Per loro, lo scioglimento dei ghiacci al polo nord, è un vero toccasana. Noi, gente da bene, che per corsa intendiamo quella mattutina, con unico scopo lo scioglimento dell’adipe accumulata durante l’estate, guardiamo le dune, già con nostalgia, pensando che tra non molto, a causa del riscaldamento climatico, questo pezzo di costa sarà sommerso, portando via i rifiuti, la carcassa di frigorifero e i miei gigli di mare.

 

 
 
 

Il diavolo veste Prada?

Post n°352 pubblicato il 29 Ottobre 2014 da caterina.x

Foto © C. Niutta

E’ risaputo che le donne adorano lo shopping, anche se negli ultimi anni pare siano i maschietti in vetta alle classifiche per quanto riguarda gli acquisti, soprattutto quelli online.

 Fare shopping è molto di più che acquistare qualcosa, è un’esperienza emotiva, un piacere, quasi un bisogno, tanto da trasformarsi nei casi più estremi in una forma patologica, compulsivo appunto.

 

Riviste, magazines, fashion blogs e siti online a centinaia, tutti ad appannaggio di chi non sa andare contro corrente, e vuole ad ogni costo essere di tendenza.

 

C’è qualcosa che negli ultimi tempi è diventato veramente di tendenza. Sarà a causa delle restrizioni economiche, allo sviluppo di una coscienza ecologica, riciclaggio è la parola d’ordine, e l’usato è diventato di colpo “in”, il termine vintage si riveste di fascino, quello che i nostri vecchi bauli contengono non basta e il mercato dell’usato spopola, anche nel web.

 

Senza andare lontano, basta fare una capatina al mercatino settimanale, per rendersi conto che la bancarella dei vestiti usati è la più affollata.

 

Da bistrattato straccivendolo, il rivenditore di vestiti usati è divenuto un personaggio di spicco. La sua postazione si è trasformata in un centro di convivialità e aggregazione. Ci si ritrova tra amiche, alla ricerca del capo strano, curioso, originale a un prezzo accessibile.

 

Fare shopping, al mercatino dell’usato diventa un’esperienza coinvolgente, gratificante e consolatoria e soprattutto non è più tabù, si compra di seconda mano e non se ne fa mistero, tanto che il 44% degli italiani sono coinvolti in questa compravendita che sembra muovere 18 miliardi di euro!
Ah però! E chi se lo aspettava? Ben l’un per cento del Prodotto Interno Lordo italiano. E’ un segnale importante, culturale, che denota un’inversione di tendenza nei comportamenti, e non credo sia solo il fattore economico a influenzarla, anche se rimane l’elemento predominante.

A Caulonia, e non solo, sabato mattina, il diavolo lo veste Marianna, simpatica e scaltra signora moldava che dal 2000, perfettamente integrata, possiamo trovare su tutti i mercati della Locride.

 

 
 
 

Storie

Post n°350 pubblicato il 23 Ottobre 2014 da caterina.x

 

 Ci sono drammi, che pur consumandosi sotto i nostri occhi, sono soffocati. Cose delle quali non ci piace parlare, facciamo finta di non conoscere, e forse veramente ne siamo all'oscuro.

Ricordo ancora, lo sguardo attonito di una mia amica, tempo fa, non riuscivo a capire cosa fosse successo, quando in modo convulso cercava di raccontarmi qualcosa.

Il fatto era semplice: un camioncino si era accostato al marciapiede, sostato un attimo, giusto il tempo necessario a una ragazza di colore di salire a bordo, nell’abitacolo c’erano tre uomini ad accoglierla.

Tre operai, in fin di giornata si apprestavano a regalarsi una piccola gratificazione. Così, in un assolato pomeriggio d’agosto, sotto gli occhi di tutti.

E non aveva mai visto l’altra, la ragazza romena, che si riparava dentro la siepe, d’estate quando il sole picchia impietoso. Qualche volta l’ho vista correre dall’altra  parte della rotonda, entrare velocemente nel negozio dei cinesi, e uscire con un vestito diverso da quello che portava prima, addosso.

Così, con il suo abito nuovo, riguadagnare la postazione in prossimità della siepe, e mettersi in attesa del prossimo cliente.

Le ho osservate quelle donne, nei lunghi pomeriggi d’estate, quando per pochi soldi lavoravo in un bar.

Le ho guardate vendersi, attendere i loro clienti con pazienza e rassegnazione. Le ho viste, nei loro vestiti dai colori sgargianti, sudate, qualche volta dare segno di cedimento, eppure quelle donne spesso sudice, a qualcuno “facevano sangue”.

 Mi son domandata in quale modo, un essere che per un po’ di euro, compra quei corpi, affronta il suo vivere, se non ha rinunciato ormai da tempo a vivere, e si limita a trascinare per il mondo una carcassa vuota di qualsiasi contenuto.

Eppure c’è chi sostiene che la prostituzione non è una cosa indegna, come se fosse naturale considerare un essere umano alla stessa stregua di una merce, ma il racket della prostituzione frutta ogni anno miliardi, ed è al secondo posto dopo il mercato della droga. Allora in quest’epoca in cui solo i numeri sembrano contare, un essere umano può essere considerato merce, e l’acquirente, un banale utente.

Ho ascoltato le stupide battute, a tal proposito, di uomini e a volte anche di donne, mentre bevevano il caffè. E mi son lasciata pervadere dallo sconforto, perché un dramma si consumava sotto i miei occhi ed io non avevo mezzi per contrastarlo.

 
 
 

Catarsi

Post n°349 pubblicato il 04 Ottobre 2014 da caterina.x

Foto © C. Niutta

 
 
 

Aspettando la pioggia

Post n°348 pubblicato il 04 Ottobre 2014 da caterina.x

 
Foto © C. Niutta

C'è un non so che di romantico, nelle nuvole....

 
 
 

La poesia dice troppo in pochissimo tempo, la prosa dice poco e ne impiega troppo. (C. Bukowski)...io non dico nulla !

Post n°346 pubblicato il 17 Agosto 2014 da caterina.x

In attesa, di cosa? Non saprei dire, forse semplicemente della fine di questa giornata, come di tante altre, perché una volta preso coscienza del fatto, che:

Le due più grandi invenzioni dell'uomo sono il letto e la bomba atomica: il primo ti tiene lontano dalle noie, la seconda le elimina. Come  diceva il grande Charles, non puoi desiderare altro che, un tuffo sul tuo fottuto letto!

Si, dico proprio quello che a malincuore hai abbandonato stamattina, dal quale non ti saresti separato per nessuna cosa al mondo. In fondo la vostra è una storia che dura da una vita, la definirei quasi d’amore, se non fosse per il fatto che ormai questo termine suona male, è quasi desueto.

Di sesso forse, così non sembro antiquata, ma in realtà stiamo parlando di una relazione stabile, seria, in definitiva con lui ci passi circa un terzo della tua vita, anche se qualche distrazione te la concedi di tanto in tanto, ma cosa vuoi che siano un paio d’ore sul divano, le vuoi forse mettere a confronto con le  canoniche otto passate a letto ? Non sia mai, non diciamo eresie !

E si che qualche scappatella te la sei concessa, ma ti ricordi delle notti insonni, quando cercavi di chiudere gli occhi,  più li stringevi e quelli più si spalancavano!

Perché? Perché non eri nel tuo letto, perché ogni centimetro del tuo corpo mal si adattava a quella situazione, piacevole magari per altri versi, ma Morfeo era altrove, nel tuo letto ti attendeva, come solo coloro che hanno capito cos’è il grande amore, quelli che perdonano, attendeva il tuo ritorno !

 li sei tornato, pentito, amareggiato  come tutti quelli che portano nell’amima l’onta del tradimento,  hai promesso amore eterno, fedeltà assoluta….si ho un tarlo nel cervello, non ci fate caso….l’ozio è la mia condizione congeniale !

 
 
 

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Post n°345 pubblicato il 12 Agosto 2014 da caterina.x


Foto. C. Niutta

 
 
 

Silenzio

Post n°344 pubblicato il 14 Luglio 2014 da caterina.x

Da quanto tempo siamo qui? 
E’ come se il tempo si fosse fermato, sospesi nel nulla, in questa camera 
segreta appesa ai miei desideri, che forse sono anche tuoi o solo fantasie. 
Ma che importa, non è di fantasia che si nutre il piacere, quello che sublima 
ogni gesto e lo rende inafferrabile e sacro? 
Da quanto tempo siamo in silenzio ad ascoltar la notte e i suoi racconti tinti 
d’indaco e torbidi come l’ebano? 
Le parole possono attraversare la notte e risvegliare l’alba, ma preferisco 
restare in silenzio perché è di esso che l’estasi si nutre …

 
 
 
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