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Creato da HansSchnier il 28/10/2009

PEZZI, pezzotti

(le Opinioni tarocche)

 

 

Matteo 25, 24-30 (applicazione)

Post n°175 pubblicato il 19 Maggio 2012 da HansSchnier
 

Propongo un'applicazione della parte finale della parabola dei talenti (Mt 25, 24-30). Riporto il passo del Vangelo:

«Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.»

Sottolineo due cose:

1) gli aggettivi e pronomi possessivi. Il denaro non è del servo ma del padrone. Il servo ha un compito e deve adempierlo con lealtà e non in funzione della propria tranquillità. Non può bastare la restituzione del capitale: in fondo, (limitarsi a) salvaguardare l'integrità del capitale significa voler tutelare sé stessi e cercare una rassicurazione per la propria paura.

2) i banchieri. Si tratta dell'impiego ordinario, cioè dell'investimento più ovvio e doveroso del denaro ricevuto. Ogni investimento comporta un minimo di rischio e un minimo di sforzo. Anche per portare il denaro in banca bisogna informarsi, individuare l'istituto che pratica il tasso d'interesse meno insoddisfacente e le commissioni meno onerose, uscire di casa, parlare con il direttore e, poi, leggere gli estratti conto, passare allo sportello di tanto in tanto per chiedere chiarimenti su questo o quell'addebito... Ed è innegabile che anche la banca apparentemente più solida può fallire! Tutte queste cose, se non proprio ansiogene, sono comunque incompatibili con l'atarassia a cui aspira il servo fannullone.

In via applicativa, l'impiego ordinario dell'unico talento ricevuto, in vista di una remunerazione seppur modesta, può essere inteso come l'adempimento dei doveri ordinari del cristiano, nel suo stato di vita (sposato o single, figlio o genitore, lavoratore o studente, ecc.). L'impegno da profondere in tale adempimento dev'essere leale e vigilante. Vale a dire: esso dev'essere intelligentemente finalizzato - con l'aiuto del Signore Gesù - a un progresso e non alla "tranquillizzante" salvaguardia del proprio piccolo capitale di perbenismo.

 
 
 

Dell'Utri e i volantini delle B.R.

Post n°174 pubblicato il 30 Marzo 2012 da HansSchnier

(Per chi qualche volta mi ha letto: chiedo scusa per il lungo silenzio, è stato imposto da un momento di difficoltà sul lavoro e in famiglia. Adesso le cose vanno un po' meglio.)

Ho visto sui giornali qualche commento scandalizzato per l'aggiudicazione a Dell'Utri dei volantini delle B.R. recentemente messi all'asta.

Sarò lapidario:

1) ma perché Dell'Utri non può fare il collezionista? Non mi sembra la cosa peggiore tra quelle che ha fatto nella vita;

2) ma che avranno di bello i volantini delle B.R.? Perché li dovremmo considerare un valore, per citare il tormentone di Erri De Luca? Io posso capire che un cristiano - in segno di rispetto per la Passione di Gesù - veneri la Sacra Sindone e magari anche qualche reliquia della Croce, ma quei volantini, cosa esprimevano se non la presunzione dei brigatisti di essere la levatrice della storia? Abbiamo visto come è andata a finire, ci hanno tolto Moro, ci hanno lasciato Ciro Cirillo, brava 'sta levatrice. Complimenti ai brigatisti e a Dell'Utri.

 
 
 

APPELLO x CAPPELLO con il copia-incolla

Post n°173 pubblicato il 04 Gennaio 2012 da HansSchnier
 

Il copia-incolla va di moda, dicono. Mi adeguo e copio-incollo tre poesie di un poeta bravo e sfortunato, Pierluigi Cappello, che ho trovato (insieme ad altre, anche in dialetto friulano) sul sito di Repubblica (http://www.repubblica.it/cronaca/2012/01/03/news/appello_pierluigi_cappello-27523251/?ref=HREC1-12):

Elementare

E c'è che vorrei il cielo elementare
azzurro come i mari degli atlanti
la tersità di un indice che dica
questa è la terra, il blu che vedi è mare



Gerico

È raro sentire cantare in strada
molto più raro sentire fischiare
o fischiettare
se qualcuno lo fa
l'aria sembra fargli spazio
ti sembra che un refolo muova
la flora dei tuoi pensieri
ti metta dove prima non eri;
ma come passa chi fischia
la noia stende le vertebre al sole
e tu rientri dov'eri
dietro il douglas dei serramenti
dentro il livore
degli appartamenti
al tango delle dita sul tavolo ti chiedi
da quali trombe scosse
scrollate le mura
per quali brecce potremo vedere
 -  fresca  -
come un sogno appena sbucciato
la terra che calpesteremo, allegri.


Parole povere

Uno, in piedi, conta gli spiccioli sul palmo
l'altro mette il portafoglio nero
nella tasca di dietro dei pantaloni da lavoro.

Una sarchia la terra magra di un orto in salita
la vestaglia a fiori tenui
la sottoveste che si vede quando si piega.

Uno impugna la motosega
e sa di segatura e stelle.

Uno rompe l'aria con il suo grido
perché un tronco gli ha schiacciato il braccio
ha fatto crack come un grosso ramo quando si è spezzato
e io c'ero, ero piccolino.

Uno cade dalla bicicletta legata
e quando si alza ha la manica della giacca strappata
e prova a rincorrerci.

Uno manda via i bambini e le cornacchie
con il fucile caricato a sale.

Uno pieno di muscoli e macchie sulla canottiera
Isolina portami un caffé, dice.

Uno bussa la mattina di Natale
con una scatola di scarpe sottobraccio
aprite, aprite. È arrivato lo zio, è arrivato
zitto zitto dalla Francia, dice, schiamazzando.

Una esce di casa coprendosi un occhio con il palmo
mentre con l'occhio scoperto piange.

Una ride e ha una grande finestra sui denti davanti
anche l'altra ride, ma non ha né finestre né denti davanti.

Una scrive su un involto da salumiere
sono stufa di stare nel mondo di qua, vado in quello di là.

Uno prepara un cartello
da mettere sulla sua catasta nel bosco
non toccarli fatica a farli, c'è scritto in vernice rossa.

Uno prepara una saponetta al tritolo
da mettere sotto la catasta e il cartello di prima
ma io non l'ho visto.

Una dà un calcio a un gatto
e perde la pantofola nel farlo.

Una perde la testa quando viene la sera
dopo una bottiglia di Vov.

Una ha la gobba grande
e trova sempre le monete per strada.

Uno è stato trovato
una notte freddissima d'inverno
le scarpe nella neve
i disegni della neve sul suo petto.

Uno dice qui la notte viene con le montagne all'improvviso
ma d'inverno è bello quando si confondono
l'alto con il basso, il bianco con il blu.

Uno con parole proprie
mette su lì per lì uno sciopero destinato alla disfatta
voi dicete sempre di livorare
ma non dicete mai di venir a tirar paga
ingegnere, ha detto. Ed è già
il ricordo di un ricordare.

Uno legge Topolino
gli piacciono i film di Tarzan e Stanlio e Ollio
e si è fatto in casa una canoa troppo grande
che non passa per la porta.

Uno l'ho ricordato adesso adesso
in questo fioco di luce premuta dal buio
ma non ricordo che faccia abbia.

Uno mi dice a questo punto bisogna mettere
la parola amen
perché questa sarebbe una preghiera, come l'hai fatta tu.

E io dico che mi piace la parola amen
perché sa di preghiera e di pioggia dentro la terra
e di pietà dentro il silenzio
ma io non la metterei la parola amen
perché non ho nessuna pietà di voi
perché ho soltanto i miei occhi nei vostri
e l'allegria dei vinti e una tristezza grande.

I LIBRI DI PIERLUIGI CAPPELLO SONO PUBBLICATI DA CROCETTI EDITORE.

COPIATE-INCOLLATE E ADERITE AL GRUPPO FACEBOOK PER LA CONCESSIONE DEL VITALIZIO "ex lege Bacchelli" A PIERLUIGI CAPPELLO:

http://www.facebook.com/groups/272311462818577/

 
 
 

... fugat omnia malorum

Post n°172 pubblicato il 30 Dicembre 2011 da HansSchnier

Leggo sul Venerdì che secondo Odio Freddo la profezia dei Maya non ha alcun fondamento: comincio a preoccuparmi.

Grattatio @@ ...

 
 
 

Auguri di buon anno, iconoclastici.

Post n°171 pubblicato il 27 Dicembre 2011 da HansSchnier

Stamattina il Corrierone, oltre al libro della Szymborska, ci ha offerto la seguente riflessione del Sartori:

"Il punto è, allora, che lo strapotere della nostra casta di politici di professione non si imbatte in vere controforze che lo combattano. Noi siamo precipitati nel momento in cui la stupidità della sinistra, allora di D'Alema e di Violante, ha consegnato il Paese a Berlusconi regalandogli tutta o quasi la televisione."

Mi sovviene, iconoclastico ma - in fondo - liberatorio, il sonetto di Valerio Magrelli:

 

ECCE VIDEO

 

(In memoriam E.H. / ritrovato nel suo appartamento / nove mesi dopo il decesso / seduto davanti alla tv)

 

Morì fissando il suo Televisore
la sfera di cristallo del presente,
guardava il Niente e ne vedeva il cuore,
cercava il Cuore e non vedeva niente.

Chi sfidò il lezzo del buio malfermo
si accorse che veniva dall'Illeso,
non dal Morto, ma dal Morente Schermo,
non dal Corpo, bensì dal Video acceso.

Carogna divorata dagli insetti,
il Monitor frinisce e brilla breve
senza più palinsesti e albaparietti.

La Sua vita larvale svanì lieve
(goal, quiz, clip, news, spot, film, blob, flash, scoop, E.T.),
circonfusa di niente, effetto neve.

 

Da: Poesie (1980-1992) e altre poesie, Einaudi, Torino 1996. 

 
 
 

Solidarietà

Post n°170 pubblicato il 20 Novembre 2011 da HansSchnier
 
Tag: SATIRA
Foto di HansSchnier

Gianfranco Fini ha dichiarato che la Camera dei deputati non erogherà più il vitalizio agli ex onorevoli. Si studieranno altre forme di previdenza, così ha detto la terza carica dello Stato. Mi chiedo: e adesso come fa Ilona Staller? Proprio in questi giorni "Cicciolina" compiva sessant'anni e maturava così il titolo al vitalizio. Probabilmente ci aveva fatto affidamento, povera stella, dopo una vita di sacrifici e di battaglie politiche (e non solo...) per la sua Patria di adozione e di elezione (l'ITALIA!!!).

Facciamo una colletta. Dimostriamo di essere più solidali delle nostre austere, arcigne, parsimoniose Istituzioni. Temperiamo con la nostra generosità il severo rigore, cui da sempre si ispira l'italica finanza pubblica. Ricambiamo all'ex onorevole Staller, almeno in piccola parte, le vagonate di AMORE che ci ha dispensato in anni ormai lontani.

 
 
 

Attualmente...

Post n°169 pubblicato il 08 Novembre 2011 da HansSchnier
 
Tag: Italia

Nell'accezione più ampia possibile, il Sé di un uomo è la somma totale di tutto quanto egli può definire suo, non solamente il suo corpo e le sue facoltà psichiche, ma i suoi vestiti e la sua casa, sua moglie e i figli, i suoi antenati e gli amici, la sua reputazione e le attività lavorative, le proprietà terriere e i cavalli, lo yacht e il conto in banca. Se queste cose crescono e prosperano, egli si sentirà trionfante; se perdono d'importanza e svaniscono, si sentirà abbattuto, non necessariamente con lo stesso grado d'intensità per ogni singola cosa, ma sostanzialmente allo stesso modo per tutto.

(William James, Principi di psicologia, 1890)

 

Quindi “aver cura di sé” vorrebbe dire, nel mio caso:

far dimagrire il mio corpo, attualmente ingrassato;

reintegrare le mie facoltà psichiche e intellettive, attualmente obnubilate dalle cattive abitudini;

rifare il mio guardaroba, attualmente pieno di stracci;

ristrutturare la mia casa, attualmente in disarmo se non in rovina;

rieducare i miei figli, attualmente viziati e problematici;

volutamente taccio della moglie;

andare a trovare al cimitero i miei defunti, visto che attualmente ci manco da anni;

procurarmi degli amici, essendosi attualmente dileguati, per questa o quella ragione, quelli che avevo;

rifarmi una reputazione, essendo attualmente le mie quotazioni in ribasso (ed è un eufemismo);

mettermi a lavorare, cosa che attualmente non mi riesce di fare con serietà;

farmi intestare dei terreni da qualche ricca ereditiera autolesionista, che attualmente non conosco;

trovare i soldi per comprare una nuova auto, essendo un rottame quella attualmente in mio possesso;

e che significa «yacht», attualmente? È una parola che non ho mai capito. Sarà la sua strana ortografia.

Per finire, dovrei estinguere il mio conto in banca, per non accumulare altri interessi passivi (quelli che ci sono attualmente, mi bastano).

Sono un patriota. In modo misterioso ma evidente (ossimoro meraviglioso), assomiglio all’Italia di oggi.

 
 
 

Quel terrone di Virgilio, di Massimo Gramellini (da La Stampa di oggi)

Post n°168 pubblicato il 29 Ottobre 2011 da HansSchnier

Leggo sul blog «L’Indro» che un assessore leghista di Mantova (capitale delle zucche, anche di quelle vuote) si oppone fieramente alle celebrazioni con cui la città sta onorando in queste settimane il suo figlio più famoso, Publio Virgilio Marone.

Già la professione del Marone, poeta, deve aver insospettito l’assessur. I poeti sono gente che produce chiacchiere, mica truciolato e tantomeno fatturato (se non molti secoli dopo la morte, sotto forma di libri di testo adottati dalle scuole rosse). Inoltre il Marone era un traditore. Scriveva in una lingua astrusa: il latino. Ed era emigrato al Sud. Non solo a Roma ladrona, dove aveva bazzicato il governo centralista di un certo Augusto Imperatore. Addirittura più giù, nelle ville campane e sicule del suo sponsor Mecenate.

Non pago, era andato a morire in Puglia, che allora si chiamava Calabria (tant l’è i’stess), e si era fatto seppellire a Napoli, in attesa di finire giustamente all’Inferno con quel cattolico di sinistra, il Dante. E nessuno salti su a parlare di macchina del fango: il Marone ha confessato tutto. Nel famoso epitaffio: «Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope». Mantova mi generò, la Calabria mi rapì, ora mi custodisce Napoli. Ecco, se lo tenga, è il pensiero dell’assessore Vincenzo Chizzini. Che al posto di Virgilio ha proposto di festeggiare un mantovano doc, Teofilo Folengo. Poeta anche lui (nessuno è perfetto), ma inventore del maccheronico, penultima evoluzione del linguaggio padano prima di quella, definitiva, rappresentata dal dito medio del Bossi.

Noterelle di Hans:

1) oggi il poeta Michael Higgins è stato eletto presidente della Repubblica d'Irlanda, sconfiggendo un uomo d'affari nell'elezione diretta;

2) Teofilo Folengo scrisse delle opere anche in Penisola sorrentina, in località Crapolla, in un monastero dove si rifugiò - mi sembra - per un paio d'anni. Nell'ambiente meridionale si inserì benissimo: era amico di Vittoria Colonna e Scipione Capece. Terrone anche il Folengo?

 
 
 

Poesia contemporanea in dialetto abruzzese

Post n°167 pubblicato il 10 Ottobre 2011 da HansSchnier

Não basta aprir a janela
para ver os campos e o rio

F. PESSOA

Se t'avastéss'a spalancà' la logge
pe' vedé' quant'è bbèlle la jurnate,
se sole t'avastésse a-aprì' l'ucchie
pe' guardà' jerve e fiure, ciele e mare...
Se prime 'n sî 'ssudìte lu penzère
nen ce sta luce cille fiume vènte
ma ce stî sole tu, chiuse èlle dentre
che nen vide e nen sinte, e la fenestre
sta 'pèrte ma gne quande stesse chiuse,
e tutte cose quelle che sta fôre
nen è cchiù de lu te. E mò è nu sonne
d'ètre timpe (tu sive nu bbardàsce)
ca se spalànche la fenestre e tu
remène senza fiate a la nenguènte
che te vê 'm-bacce e 'mmòcche, e te se porte
mmezz'a le turcinìlle, e fî tutt'une
nche ìsse, pure tu de chelu monne
che 'n tê pese e nnè ombre.

Se ti bastasse spalancare il balcone / per vedere quant'è bello il giorno, / se solo ti bastasse aprire gli occhi / per guardare erbe e fiori, cielo e mare... / Se prima non avrai assodato il tuo pensare / non ci sono luce uccelli fiume vento, / ma ci sei solo tu, chiuso lì dentro, / che non vedi e non senti, e la finestra / è aperta ma come se stesse chiusa, / e tutto ciò che sta di fuori / non è più tuo. E adesso è un sogno / d'altri tempi (tu eri un bambino) / che si spalanchi la finestra e tu / rimanga senza respiro alla nevicata / che ti viene sulla faccia e sulla bocca, e ti si porta / in mezzo ai mulinelli, e fai tutt'una cosa / con essi, anche tu di quel mondo / che non ha peso né ombra.

Da La 'ddore de la neve, di Giuseppe ROSATO, Interlinea Edizioni, Novara 2006 (testo pubblicato sul numero attualmente in edicola della rivista mensile Poesia, pag. 72). 

 
 
 

Ne conosco tanti, ma tanti.

Post n°166 pubblicato il 09 Settembre 2011 da HansSchnier

 
 
 
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carino blog
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Troppo gentili tutte e due:)
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