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HansSchnier
   
 
Creato da HansSchnier il 28/10/2009

PEZZI, pezzotti

(le Opinioni tarocche)

 

 

Poetry, beauty, romance, love...

Post n°226 pubblicato il 12 Agosto 2014 da HansSchnier
Foto di HansSchnier

We don't read and write poetry because it's cute.
We read and write poetry because we are member of the human race.
And the human race is filled with passion.
And medicine, law, business, engineering, these are noble pursuits and necessary to sustain life.
But poetry, beauty, romance, love: these are what we stay alive for.

 
 
 

''Incipit''

Post n°225 pubblicato il 29 Luglio 2014 da HansSchnier

"Incipit" è uno di quegli abracadabra, password, parole d'ordine, che bisogna usare per far vedere che si è conoscitori di non si sa che cosa.

Sentite questa:

«L’incipit dello slancio gustativo registra una bocca larga, carnosa e calda ed una grintosa ed imponente struttura tannica. Il portamento è austero e sontuoso, al servizio però di una beva comunque godibile, polposa e succosa, che si esalta in una coinvolgente progressione palatale. Riflettori accesi su rimembranze ancora fruttate e floreali ecc.»

Un consiglio: dopo l'opposizione retorica tra portamento austero e beva godibile ci potevi mettere anche un sapido inciso a base di "ossimoro" (altra parola che fa fico). Il lettore sarebbe corso subito in enoteca... per non sentirti più!

 
 
 

Messaggeria

Post n°224 pubblicato il 28 Luglio 2014 da HansSchnier

Copio&incollo un messaggino che mi ha illeggiadrito la casella del profilo, oggi 28 luglio 2014 (centesimo anniversario della dichiarazione di guerra dell'Impero austroungarico alla Serbia):

Ciao se la tua personalita e gradevole come il tuo aspetto fisico... allora contattami! :-) mi chiamo Nkul**, come ti chiami? e di che zona sei?
Scrivere alla mia mail: ****nkul@*******

Considerate più attentamente il mio avatar, please.

 
 
 

Come dice mio suocero: "Il diverso pensare regge il mondo".

Post n°223 pubblicato il 18 Luglio 2014 da HansSchnier
 
Tag: SATIRA

Non aveva mica capito che quelle lì erano ragazze minorenni in cerca di facili guadagni. Non potevano non amarlo, era questo che pensava! Del resto, è sempre stato convinto di avere il fascino dell'uomo maturo... E poi, vuoi mettere l'eleganza delle cene in vestito da suora, o da infermiera...

A 'sto punto andrebbe corretto lo stato di famiglia di Mubarak, manca una nipote (benché la stessa non passi, solitamente, inosservata).

 
 
 

Eduardo Savarese, Le inutili vergogne (edizioni e/o, 2014)

Post n°221 pubblicato il 15 Giugno 2014 da HansSchnier
 

Se un uomo nato più o meno cento anni fa avesse sfogliato questo libro, probabilmente avrebbe esclamato: "Ma se hai tendenze omosessuali, perché cerchi di nobilitarle con codesta infarinatura di cattolicesimo misticheggiante? Così mi diventi blasfemo!".

Ma siamo nel terzo millennio e un'accusa del genere sarebbe ingenerosa ed eccessiva, nei confronti di un autore che ha senz'altro le doti del coraggio e della franchezza, oltre a quella che suol dirsi "una bella penna".

Se posso esprimere, sommessamente, una valutazione su questi argomenti così delicati, l'anelito religioso di Savarese mi sembra autentico. Proprio per la sua autenticità esso finisce inevitabilmente per interagire con il tumulto dei desideri del protagonista. La sua grande passione - e vogliate scusate la banalità - è la bellezza dei maschi (tra adulti liberi e consenzienti, non c'è problema...) e si sa che la dottrina cattolica maggioritaria non è precisamente "gay friendly".

Certo, nel libro c'è un approccio un po' disinvolto alla religione. Di fronte al Dio cristiano, il buon Savarese non mi pare particolarmente propenso a mettersi in discussione: il suo cattolicesimo paradossale comporta molta autocoscienza ma scarsa attitudine al "rinnegare sé stessi".

C'è tutta una simbologia di "spudorata" matrice cristiana: il calice eucaristico che appare sullo specchio di casa (dinnanzi al quale si dice essere "cosa buona" il coito con il trans Nunziatina!), ma c'è anche la scala di Giacobbe (Gen 28,12); ricorre sovente, nel romanzo, la "compresenza degli angeli"; addirittura, alla fine del libro, c'è un'icona trinitaria, dissimulata in una scena di danza (proprio in quel momento, avvertendo un soffio di vento che lo rianima, uno dei tre personaggi mormora: "Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto").

Secondo Savarese - così mi pare di aver capito, e chiedo scusa se ho frainteso - i corpi sono tendenzialmente santi, gli amori sono santi per definizione, le vergogne sono inutili, anzi, sono paralizzanti, costituendo in definitiva una resa alla "durezza del cuore" tanto deprecata dal Signore Gesù; Dio non ci chiede di soffocarci, ma di obbedire alla voce interiore ovunque essa ci conduca; dopo, semmai, verrà il tempo della purificazione ("bisogna mangiare il frutto e poi metterlo da parte", pag. 140).

Questa purificazione potrà consistere in un grottesco eccidio di bamboline "Barbie" collezionate fin dall'adolescenza, in un "coming out" che per la verità è piuttosto un "acting out" e in un'abiura del sesso compulsivo cercato in chat (mi pento di non aver procreato, di essermi messo il rossetto e di aver fatto sesso orale con sconosciuti immeritevoli: così parlò Benedetto de Notaris, ginecologo cinquantenne, dopo aver avuto un mezzo infarto in chiesa, al matrimonio della nipote con un bellissimo giovane).

Non mi interessa il "merito" degli orientamenti sessuali e delle vicende personali. Non sono omofobo e non sono un censore. Papa Francesco ha detto: "Chi sono io per giudicare un gay che con sincerità cerca Dio?". Ciò che mi dispiace di questo libro è l'eccesso di profezia. Troppo invadente la pretesa di parlare a nome dell'Altissimo, anche se a profferir parola non è Eduardo Savarese e non è nemmeno Benedetto de Notaris bensì Raffaele-Nunziatina ("il mio cuore è nel cuore di Dio", pag. 150); altre volte provvede zia Gilda (la quale, negli inserti diaristici, veramente pontifica a tutto spiano).

Consapevole, forse, di questa debolezza l'autore sente il bisogno del sostegno di un'autorità spirituale e munisce la sua opera della postfazione di un dottissimo padre gesuita.

Domando: è proprio scritto in Cielo, nel battito delle sante ali degli Angeli, che il mythos debba diventare logos? Non lo si carica, in questo modo, di improprie responsabilità? Oltre tutto, trattasi - nella fattispecie - di un mythos di ottimo livello letterario, ed è peccato, è proprio un peccato, quest'ansia di trasformarlo in parabola esemplare.

 
 
 

Amore, carità, buonismo, ecc.

Post n°220 pubblicato il 31 Maggio 2014 da HansSchnier

Su Libero gli autori più gettonati sono Coelho, la Medeiros di "Muore lentamente chi..." e sicuramente l'Oscar Wilde aforistico. 

Una notevole new entry è Paolo di Tarso. L'inno alla carità (cap. 13 della Prima lettera ai Corinzi) è comparso in qualche profilo.

Non posso e non voglio dire che il cap. 13 di 1 Cor sia una banalità o che sia stucchevole o che sia poco fine: è una bella pagina, non ci piove. Piuttosto, voglio proporvi un'altra pagina dell'epistolario paolino, altrettanto importante, sul medesimo argomento.

L'amore è incompatibile con l'ipocrisia. Aborrite il male, aderite con tutte le forze al bene. Amatevi cordialmente con l'amore di fratelli, prevenitevi vicendevolmente nella stima; siate solleciti e non pigri, ferventi nello spirito, servite il Signore; abbiate gioia nella speranza, siate costanti nelle avversità, assidui nella preghiera; prendete parte alle necessità dei santi, praticate a gara l'ospitalità. Invocate benedizioni su chi vi perseguita, benedizioni e non maledizioni; prendete parte alla gioia di chi gioisce, al pianto di chi piange; abbiate, gli uni per gli altri, gli stessi pensieri e sollecitudini; non aspirate a cose eccelse, ma lasciatevi attrarre dalle cose umili. "Non siate saggi presso voi stessi".

Questo passo è tratto dalla Lettera ai Romani, cap. 12. L'ultimo periodo è tra virgolette perché Paolo cita un versetto dell'Antico Testamento (Proverbi 3, 7). La traduzione che ho trascritto è quella delle Edizioni San Paolo, a cura di padre Ugo Vanni.

L'amore è incompatibile con l'ipocrisia. Altri traducono: la carità sia senza infingimenti, così non si capisce cosa voleva dire Paolo e stiamo a posto come ai tempi della Messa in latino. Che non sia un amore di facciata, che non sia buonismo, che non sia una pia recita, che non sia paraculaggine!

 
 
 

Lyrics...

Post n°219 pubblicato il 14 Maggio 2014 da HansSchnier

Oh, che sarà, che sarà
che vanno sospirando nelle alcove
che vanno sussurrando in versi e strofe
che vanno combinando in fondo al buio
che gira nelle teste, nelle parole
che accende le candele nelle processioni
che va parlando forte nei portoni
e grida nei mercati che con certezza
sta nella natura nella bellezza
quel che non ha ragione
né mai ce l'avrà
quel che non ha rimedio
né mai ce l'avrà
quel che non ha misura.

Oh, che sarà, che sarà
che vive nell'idea di questi amanti
che cantano i poeti più deliranti
che giurano i profeti ubriacati
che sta sul cammino dei mutilati
e nella fantasia degli infelici
che sta nel dai-e-dai delle meretrici
nel piano derelitto dei banditi.

Oh, che sarà, che sarà
quel che non ha decenza
né mai ce l'avrà
quel che non ha censura
né mai ce l'avrà
quel che non ha ragione.

Ah che sarà, che sarà
che tutti i loro avvisi non potranno evitare
che tutte le risate andranno a sfidare
che tutte le campane andranno a cantare
e tutti gli inni insieme a consacrare
e tutti i figli insieme a purificare
e i nostri destini ad incontrare
persino il Padreterno da così lontano
guardando quell'inferno dovrà benedire
quel che non ha governo
né mai ce l'avrà
quel che non ha vergogna
né mai ce l'avrà
quel che non ha giudizio

(Buarque de Hollanda - Fossati)

 
 
 

Donne marziane?

Post n°218 pubblicato il 12 Maggio 2014 da HansSchnier
Foto di HansSchnier

Oggi Papa Francesco ha detto che, se un marziano tutto verde con il naso lungo e le grosse orecchie gli chiedesse il battesimo, lui non si farebbe problemi e, docile allo Spirito Santo, lo battezzerebbe.

Ricorderete senz'altro quella sua frase: "Chi sono io per negare i sacramenti a un gay che cerca Dio?"

Ma se io fossi prete, gliela farei fare la comunione a quella drag queen con la barba che ha vinto il festival canoro europeo? Non lo so... Non voglio indulgere all'omofobia. Ho amici omosessuali. Ma quella barba, onestamente, mi ha fatto ribrezzo, e forse fa ribrezzo anche ai miei amici omosessuali (credenti e non credenti). Tra l'accoglienza cristiana e la sudditanza psicologica alle interessate provocazioni, c'è differenza.

 
 
 

Antipatie

Post n°216 pubblicato il 03 Maggio 2014 da HansSchnier

La prima cosa che mi ispira antipatia è la figura retorica chiamata "anafora", cioè la ripetizione seriale delle prime parole della frase, all'inizio di ogni frase, per cinque, dieci, venti, cinquanta volte. Ma che palle! Che cattivo gusto, che insulsa pretesa di solennità. Tanto più fuori luogo quando si fa l'elenco delle cose che piacciono o non piacciono.

Poi mi sta maledettamente antipatica l'espressione "Madre Coraggio". Sarebbe interessante sapere che gusto c'è a riproporre questo luogo comune così risaputo. Meglio "coraggiosa". Non è che ogni mamma capace di atti di coraggio debba diventare il coraggio fatto persona. A parte il fatto che Brecht non l'ho mai trovato all'altezza della sua fama.

Segue la mania dell'inglese anche quando c'è un plausibile equivalente italiano. Il massimo dell'antipatia - mi perdoni chi si occupa di queste cose professionalmente - si raggiunge nel linguaggio delle mostre canine, con "obedience". Non so perché, ma mi viene in mente l'intelligence. Come diceva Elio: "Servizi segreti bulgari - servizi segreti italiani, via! Dedicatevi al Pippero".

Però anche Elio mi sta diventando antipatico. Ha voluto strafare.

 
 
 

giùllemanidallavalorosamelaniamazzuccochenarralafamigliaomogenitoriale!!!

Post n°215 pubblicato il 30 Aprile 2014 da HansSchnier
 

Non so se avete letto Repubblica, ieri. In prima pagina c'era Melania Mazzucco che gridava allo scandalo e si stracciava le ariose vesti perché due professori del liceo Giulio Cesare di Roma sono stati denunciati per aver fatto leggere agli studenti un suo libro, concernente una famiglia omogenitoriale e contenente alcuni passi non proprio adatti alle educande, e per la verità manco agli educandi. La Mazzucco ha nominato quattro volte il suo libro (repetita iuvant specialmente in libreria); ci ha informati di essere "nata, libera" nel 1966 e ha collegato la sua libertaria nascita alla soppressione dell'indice dei libri proibiti, scrivendo testualmente quanto segue:

"[L'indice] è stato abolito perché l'elenco aveva finito per comprendere il meglio della letteratura e del pensiero occidentale, e i libri circolavano impunemente. Chi vuole impedire a un ragazzo di discutere Sei come sei non può impedirgli di informarsi altrove".

Naturalmente Sei come sei è il titolo dell'opera, alla quarta ed ultima ripetizione giovevole. Dal periodare dell'Autrice, mi sembra di cogliere una suggestione, un'analogia, un parallelismo, chiamatelo come volete voi: anche il suo capolavoro meritava di essere messo all'indice, insieme al meglio della letteratura e del pensiero occidentale. Ragazzi, qua lo Strega non basta: per carità, facciamole avere il Nobel, ma di corsa! Togliamo la scorta a Saviano, togliamola anche a Salman Rushdie, facciamo qualcosa per la Mazzucco, prima che sia troppo tardi: dobbiamo difenderla da UN ATTO DI GRAVE INTIMIDAZIONE SQUADRISTA... cioè da un esposto di qualche genitore bigotto contro due professori.

Povera Mazzucco, quanto silenzio intorno a lei, quanta solitudine, quanta viltà da parte dei media! Darle solo la prima pagina di Repubblica? Farle menzionare il titolo del suo novum opus pistorum soltanto quattro volte? E che cacchio, fatti come questi sono il meglio delle breaking news della CNN. Se in Italia ci sono duecentomila famiglie omogenitoriali, quante ce ne saranno in tutto il mondo, che aspettano il verbo di Melania? Forza Einaudi, dài! Aumentiamo le tirature. Questo romanzo del XXI secolo (?!) non è solo utile, è perfino necessario. Ipsa dixit, leggere per credere. Prima che a Campo dei Fiori... vabbè.

 
 
 

Un haiku pezzotto

Post n°214 pubblicato il 17 Aprile 2014 da HansSchnier

Il plenilunio

sovrasta il vecchio noce

che non ha foglie.

 
 
 

Torta incresciosa

Post n°213 pubblicato il 06 Aprile 2014 da HansSchnier

L'essenziale, in questa ricetta, è l'incoerenza.

La prima parte della ricetta necessita di pazienza, precisione, equilibrio e serietà.

La seconda parte della ricetta è anarchica.

Comprate uno yogurt greco, di quelli molto densi, fatti con il latte intero. Praticamente, quelli che somigliano a un formaggio, più che a uno yogurt.

Procuratevi cinque uova fresche, 350 grammi di farina, 25 centilitri di latte e un panetto di burro da 125 grammi nonché sei cucchiai di zucchero. Si presuppone, altresì, che nella dispensa abbiate un barattolo di nutella, marchio registrato! Sennò la Ferrero ci fa causa! Si richiedono, ancora, un limone non trattato, due pizzichi di sale, una bustina di lievito  "Pane degli Angeli" (la cui funzione vanificherete, ma questo ve lo spiego più avanti) e due bustine di vanillina.

Rompete le uova e dividete il rosso dall'albume. In quest'ultimo mettete il primo pizzico di sale e montate a neve. Riponete in frigo l'albume montato.

Nei rossi d'uovo grattugiate finemente la scorza del limone (ho detto la scorza, quindi si intende solo la parte gialla; chi non capisce, è colpa sua). Aggiungete indi la vanillina, il secondo pizzico di sale e lo zucchero. Con una spatola di legno sbattete questo composto fino ad ottenere una soffice spuma biancastra.

Nel frattempo mi pare abbastanza scontato che abbiate fuso (non il cervello ma) il burro nei 25 cl di latte. Questo latte con rinforzino al colesterolo deve essere aggiunto all'impasto di uova, scorza di limone ecc.; il colpo di grazia alle vostre coronarie lo darete con lo yogurt greco simile a mascarpone, da amalgamare attentamente all'impasto medesimo. Lo yogurt all'uopo richiesto si distingue da tutti gli altri, nel banco frigo della salumeria, perché sul bordo i simpatici autori del packaging hanno delineato un cerchio nero, luttuoso quanto voluttuoso.

Setacciate la farina a poco a poco, unendola al composto senza fare grumi. Fate altrettanto con il lievito angelico. Prendete la chiara dal frigo, riversatela delicatamente nell'impasto avendo cura di non smontarla. Con la spatola incorporate la chiara nel composto sullodato, con movimenti lenti ... sinuosi ... sensuali ... Dall'alto verso il basso, piccoli, circolari. Non vi dico altro.

La teglia da forno precedentemente burrata e infarinata, dal diametro di 28 centimetri, accoglierà il vostro generoso sforzo e lo tradurrà nel forno preriscaldato a 180° celsius.

Dopo circa un'ora e un quarto, la componente anarchica della vostra personalità avrà, finalmente, la meglio.

Spegnete il forno.

Fate decrescere ciò che era lievitato.

Estraete il frutto del peccato dalla teglia.

Con il coltello tipo "Siffredi" (lama di almeno 21 centimetri) incidete il perimetro dell'afflosciato prodotto da forno.

A questo punto siate sporchi e prendete il filo interdentale. Quello dell'igiene orale, proprio quello lì.

Insinuate il filo nell'incisione poc'anzi effettuata in nome di Siffredi. Tagliate. Dimezzate la torta già di per sé abbastanza bassa. Ripeto, siate sporchi, sino in fondo.

Con lo stesso coltello inverecondo di cui sopra, spargete un'appropriata ed equa dose di nutella sulle rovine fumanti. Mi raccomando, solo su una delle due facciate. Non serve il raddoppio, non è il "panino imburrato sopra e sotto" di collodiana memoria.

Richiudete il frutto del peccato. Fate raffreddare. Nell'offrire una fetta di dolce agli ospiti, sottacete il riferimento all'igiene orale. Fine.

 
 
 

Dedicato alla "psi" della mia ex amica e ad altri bravi professionisti

Post n°212 pubblicato il 26 Marzo 2014 da HansSchnier

"Lei è uno shrink?".

"Sì".

"Allora lasci che le dica una cosa. Non sono mai andato d'accordo con sciamani, stregoni o psichiatri. Della condizione umana hanno capito molto più Shakespeare, Tolstoj e perfino Dickens di chiunque di voi. Siete una banda di ciarlatani sopravvalutata, che si ferma alla grammatica dei problemi umani, mentre gli scrittori che le ho nominato badano all'essenza. E non mi piacciono le etichette vacue che appiccicate alla gente, né le parcelle che chiedete per le consulenze di parte; e non mi piacete in Tribunale, uno per la difesa, l'altro per l'accusa, due cosiddetti esperti, l'un contro l'altro armati, ma entrambi col portafoglio gonfio. Voi giocate con la testa delle persone, e siete inutili, se non dannosi. Inoltre, stando a quanto ho letto di recente, avete abbandonato il lettino per i farmaci [...]. Paranoia? Prenda questo due volte al dì. Schizofrenia? Sciolga questo in bocca prima dei pasti. Io prendo un whisky al malto e un Montecristo per tutto, e le consiglio di fare altrettanto. Fanno duecento dollari, grazie."

Mordecai Richler, La versione di Barney
(trad. Matteo Codignola), Adelphi, p. 459

 
 
 

La grande bellezza

Post n°209 pubblicato il 05 Marzo 2014 da HansSchnier

Paolo Sorrentino è un uomo capace e intelligente. Sono contento che La grande bellezza abbia vinto l'Oscar. Ma avrebbe meritato di vincerlo con Il divo, anziché con questo confuso remake de La dolce vita. Gli americani si sentono in soggezione quando un europeo - con dispendio di risorse - gioca a fare l'esistenzialista, il dissoluto-disperato, il visionario, l'intellettuale. La frase di Céline in epigrafe... Il nome di Proust tirato in ballo tanto per sfottere, e così via. Le belle immagini della città eterna. La morte che troneggia e nobilita il tutto. Un po' di preti e suore, più o meno esenti dal peccato, comunque affascinanti nella loro stranezza. Esotismo della Chiesa cattolica nella città delle feste felliniane! Sono trucchi del mestiere. E così Natalia Aspesi e Curzio Maltese possono scrivere che Sorrentino è un uomo colto, e siamo tutti più felici.

 
 
 

Appunti su Agostino (il clown Hans Schnier ne aveva un singolare concetto)

Post n°208 pubblicato il 03 Febbraio 2014 da HansSchnier

Uno dei passaggi più comici e sconcertanti del romanzo di Heinrich Böll è la conversazione di Hans con il vecchio telefonista del seminario.

Il vegliardo che, nonostante la sordità, risponde al telefono della casa religiosa consiglia a Hans di dare alle fiamme l'opera di sant'Agostino, trattandosi, a suo dire, di soggettivismo tenuto in piedi da un'abile dialettica, e nulla più.

Dopo un centinaio di pagine Hans telefona di nuovo per parlare con il fratello seminarista, e il centralinista strampalato lo riconosce. Hans gli conferma di avere incendiato il suo Agostino. Il vecchio ci rimane un po' male, ma tant'è.

Forse si dovrà aprire, un bel giorno, una riflessione sui danni che sant'Agostino ha fatto alla cristianità mitizzando le proprie esperienze sentimentali. Tutta quell'enfasi sulla Grazia, che poi ha determinato tanti sconquassi tra Lutero, Calvino, Giansenio eccetera, non risente forse della storia personale dell'uomo Agostino? Sì, io avevo "PECCATO" (la carne della donna è peccaminosa), però la Grazia mi ha illuminato e adesso niente più donne, amavo l'amore ma non avevo capito ancora dove sta il vero Amore, quindi il sesso è una schifezza, il cui tumulto rende peccaminosa la procreazione, l'unica "vera" via di salvezza è la perfetta continenza.

Ma scusa, fammi un po' il piacere, tu e cotesta enfasi sulla Grazia che ti ha santificato "a prescindere"; tu e il tuo disprezzo per le tue compagne, e per tuo figlio Adeodato, cento volte più santo di te; tu e il tuo paradigma clericale e maschilista.

Hai cagionato un disastro, nella coscienza di sé che ha la Chiesa cattolica.

La Chiesa è una grande agenzia educativa. Oggi, la Chiesa ha il dovere, dico il dovere, di appaltare l'educazione sentimentale alle DONNE. Alle donne sposate, alle donne nubili, alle donne separate perché emarginate dai loro mariti.

Forse le donne hanno una visione della sessualità meno caotica della nostra. Forse non vivono l'atto sessuale come un trionfo dell'io.

Chi ha orecchie per intendere, santa benedizione, che intendesse!

 
 
 

Epicuro

Post n°207 pubblicato il 12 Novembre 2013 da HansSchnier
 
Tag: delirio

In edicola con il Sole 24 Ore, ecco a voi Epicuro, Lettera sulla felicità e altri scritti. Euro 6,90.

Ed ecco a voi alcune perle del grande filosofo:

La morte non è niente per noi. Ciò che si dissolve non ha più sensibilità, e ciò che non ha sensibilità non è niente per noi (Massime capitali, II; pag. 57 della pubblicazione sopra indicata).

Il più terribile dei mali dunque, la morte, non è niente per noi, dal momento che, quando noi ci siamo, la morte non c'è, e quando essa sopravviene noi non siamo più. Essa non ha alcun significato né per i viventi né per i morti, perché per gli uni non è niente, e, quanto agli altri, essi non sono più (Epistola a Meneceo, n. 125; pag. 50).

Non dura ininterrottamente il dolore della carne; il suo culmine dura anzi un tempo brevissimo; e ciò che di esso appena oltrepassa il piacere non si protrae molti giorni nella nostra carne. Le lunghe malattie poi arrecano alla carne più piacere che dolore (Massime capitali, IV; pag. 57).

Io non so se ridere o piangere di fronte a questi scioglilingua insensati, che offendono l'umanità e il suo dolore. Mi astengo dall'ironizzare, ma sarebbe facile farlo.

A queste vetuste insulsaggini che ancora oggi usurpano il nome di filosofia, preferisco l'onesto pessimismo del Qohèlet.

Preferisco, addirittura, la minacciosa tetraggine di santa Teresa d'Avila, con il suo aut pati aut mori.

Preferisco Gesù Cristo, che con la morte fece i conti seriamente, che pianse, e sudò sangue, per la paura e l'angoscia, e che non si sognò mai di dire - né ai discepoli né ai farisei né ai sadducei né ai centurioni romani né alla samaritana né agli indemoniati - simili stolte fandonie.

 
 
 

Lamento del rabbino Sussja

Post n°206 pubblicato il 25 Ottobre 2013 da HansSchnier

Prima della sua fine, Rabbi Sussja disse: «Nel mondo a venire non mi si chiederà: “Perché non sei stato Mosè?”. Mi si chiederà: “Perché non sei stato Sussja?”» (M. Buber)

 
 
 

Un post che è la fine del mondo!

Post n°205 pubblicato il 21 Agosto 2013 da HansSchnier

Siamo prossimi alla fine del mondo? Non possiamo saperlo (Mc 13,32; Mt 24,36; At 1,7), però siamo stati esortati a vigilare e a tener presenti i segni dei tempi. Quali segni dell’imminente parusia dobbiamo tenere in speciale considerazione “fatti terrificanti” e “segni grandi dal cielo” (Lc 21,11).

Effettivamente gli ultimi cento anni sono stati segnati da due guerre mondiali, dal genocidio degli Ebrei e di altri popoli (si pensi ai massacri perpetrati in Ruanda, che erano stati profetizzati nell’apparizione mariana di Kibeho), dalla minaccia atomica, dal preoccupante rinfocolarsi del radicalismo islamico. “Segni grandi dal cielo” si sono manifestati in particolare a Fatima, nel 1917 (l’apparizione di Fatima è, in sostanza, riconosciuta come attendibile dalla Chiesa cattolica, specie dopo l’attentato a Giovanni Paolo II).

Al contempo possiamo dire che il Vangelo è stato finalmente annunciato a tutti i popoli del pianeta Terra (cfr. Mt 24,14; Mc 13,10); la famosa “globalizzazione” ha comportato, difatti, anche questo effetto collaterale; del resto è notorio che tra gli anni ’80 e il Duemila i missionari cattolici o evangelici hanno raggiunto anche le più remote tribù amazzoniche, della Nuova Guinea, delle zone artiche ecc. Né possiamo tralasciare di considerare che la Palestina è ormai da quasi settant’anni ritornata agli Ebrei (sembrerebbero finiti, in questo senso, i “tempi dei gentili”: cfr. Lc 21,24).

Forse ci stiamo avviando all’epilogo della Storia? Non possiamo escluderlo, ma certamente non è consentito avanzare predizioni catastrofiche per il tale anno o decennio, né abbandonarsi a uno stile di vita confusamente “escatologico” come quello che san Paolo stigmatizzava in 2Ts 3,6-15. Dobbiamo farci trovare intenti al servizio, come servi fidati (Mt 24,45-46).

Da questo punto di vista, sembra di poter dire che il messaggio di Medjugorje sia stato talora divulgato con accenti inopportuni, oscillanti tra il catastrofismo e il devozionismo, non senza qualche fuga in un’irresponsabile insofferenza verso l’istituzione ecclesiastica. Una parola saggia, riguardo a Medjugorje, fu pronunciata da Natuzza Evolo: in Erzegovina la Madonna è apparsa e appare ancora, ma i veggenti, per una serie di circostanze (a cominciare dalla loro giovane età ai tempi delle prime apparizioni), non sempre hanno compreso fino in fondo la grandezza e la delicatezza del dono ricevuto.

La conseguenza, a sommesso avviso di chi scrive, è quella di un certo “divismo”, forse anche involontario ma incongruente con il fine specifico dei carismi, cioè con l’edificazione della generalità dei fedeli (1Cor 12,4-7).

Insomma, non è sbagliato prestare accolto, umilmente e attentamente, alla rivelazione privata di Medjugorje. È sbagliato, invece, diventare dei “fanatici medjugorjani” che sotto sotto vorrebbero dettare l’agenda alla Chiesa universale e che, senza volerlo, finiscono per far concorrenza ai Testimoni di Geova nello stilare il repertorio delle varie catastrofi, monotonamente classificate quali “sintomi” dell’imminenza del cd. tempo dei segreti.

 
 
 

Sto bene (è solo la fine del mondo) - di Ignazio TARANTINO, ed. Longanesi

Post n°204 pubblicato il 19 Luglio 2013 da HansSchnier
 

Romanzo di un esordiente, ex testimone di Geova, attualmente "apostata".

L'autore ha reso straordinariamente bene il senso di soffocamento di una famiglia numerosa (sei figli) racchiusa nei pochi metri quadri di un appartamentino al settimo piano di un malconcio caseggiato. Quando non ci sono i soldini, ci si aggrappa a qualunque cosa, anche a un'interpretazione iperletterale della Bibbia...

Allo scellerato e squattrinato Hans piace darsi un tono, segnalando che le citazioni bibliche incastonate nel romanzo sono desunte (et pour cause) dalla Traduzione del Nuovo Mondo: l'aspide di Isaia 11 diventa un più esotico cobra, e così via. C'è anche il lattante, da quelle parti. Sembra il mercante in fiera. Bellissimo!

Memorabile il personaggio della madre, "baccante" mancata - vedi la scena del dono degli ori ai santi Cosma e Damiano - che ha sublimato nel bigottismo tutte le sue pulsioni, dapprima in chiave cattolica e poi nell'ambiente ipersorvegliato della Sala del Regno. Ma anche il padre è ben tratteggiato, quantunque con scarsissima empatia.

Altri personaggi sono meno riusciti (esempio: la sorella Maria è una macchietta che non fa nemmeno ridere).

Alla fine l'autore si complimenta con sé stesso ("sto bene") e con chi gli ha insegnato a prendere la vita con leggerezza.

Hans non è mai stato nelle grazie dei tdG e non apprezza particolarmente la loro Bibbia (sul tema, si potrà leggere con profitto il documentato saggio di Valerio Polidori, pubblicato un anno fa da EDB), però gli è venuto il magone al pensiero che il giovane Giuliano (l'apostata, appunto!) era un missionario ed è diventato un "uomo nel mondo e del mondo" che come tanti altri si gode una facile libertà e non si pone più il problema di Dio, credendo solo alla scienza al pari di un Odifreddi.

Certo, c'è stato il trauma dell'ostracismo e della perdita dei contatti con la famiglia e con tanti ex correligionari; innegabile il diritto di riprendersi dallo shock. Ma la leggerezza non è questa gran cosa che può sembrare, caro Ignazio-Giuliano. Lo scoprirai anche tu, cammin facendo; nessuno è esonerato da certe scoperte. C'est la vie.

 
 
 

Telefono a gettoni

Post n°203 pubblicato il 02 Giugno 2013 da HansSchnier

Per quali eccentriche ragioni

qualcuno si spinge così oltre,

                              da ridursi a piangere

in morte del telefono a gettoni?

 

Quali saranno state le fascinazioni

dell’oggetto metallico desueto,

quale il segreto delle obsolete telecomunicazioni;

 

quale labirintite dell’anima,

quale insipiente perdita di tempo

è risalire la corrente del tempo

in un tempo che non si àncora a niente…

 

(E tanto meno a un rottame di passato,

a un pezzo insulso di modernariato.)

 
 
 
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