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Propongo un'applicazione della parte finale della parabola dei talenti (Mt 25, 24-30). Riporto il passo del Vangelo: «Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.» Sottolineo due cose: 1) gli aggettivi e pronomi possessivi. Il denaro non è del servo ma del padrone. Il servo ha un compito e deve adempierlo con lealtà e non in funzione della propria tranquillità. Non può bastare la restituzione del capitale: in fondo, (limitarsi a) salvaguardare l'integrità del capitale significa voler tutelare sé stessi e cercare una rassicurazione per la propria paura. 2) i banchieri. Si tratta dell'impiego ordinario, cioè dell'investimento più ovvio e doveroso del denaro ricevuto. Ogni investimento comporta un minimo di rischio e un minimo di sforzo. Anche per portare il denaro in banca bisogna informarsi, individuare l'istituto che pratica il tasso d'interesse meno insoddisfacente e le commissioni meno onerose, uscire di casa, parlare con il direttore e, poi, leggere gli estratti conto, passare allo sportello di tanto in tanto per chiedere chiarimenti su questo o quell'addebito... Ed è innegabile che anche la banca apparentemente più solida può fallire! Tutte queste cose, se non proprio ansiogene, sono comunque incompatibili con l'atarassia a cui aspira il servo fannullone. In via applicativa, l'impiego ordinario dell'unico talento ricevuto, in vista di una remunerazione seppur modesta, può essere inteso come l'adempimento dei doveri ordinari del cristiano, nel suo stato di vita (sposato o single, figlio o genitore, lavoratore o studente, ecc.). L'impegno da profondere in tale adempimento dev'essere leale e vigilante. Vale a dire: esso dev'essere intelligentemente finalizzato - con l'aiuto del Signore Gesù - a un progresso e non alla "tranquillizzante" salvaguardia del proprio piccolo capitale di perbenismo. |
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Post n°174 pubblicato il 30 Marzo 2012 da HansSchnier
(Per chi qualche volta mi ha letto: chiedo scusa per il lungo silenzio, è stato imposto da un momento di difficoltà sul lavoro e in famiglia. Adesso le cose vanno un po' meglio.) Ho visto sui giornali qualche commento scandalizzato per l'aggiudicazione a Dell'Utri dei volantini delle B.R. recentemente messi all'asta. Sarò lapidario: 1) ma perché Dell'Utri non può fare il collezionista? Non mi sembra la cosa peggiore tra quelle che ha fatto nella vita; 2) ma che avranno di bello i volantini delle B.R.? Perché li dovremmo considerare un valore, per citare il tormentone di Erri De Luca? Io posso capire che un cristiano - in segno di rispetto per la Passione di Gesù - veneri la Sacra Sindone e magari anche qualche reliquia della Croce, ma quei volantini, cosa esprimevano se non la presunzione dei brigatisti di essere la levatrice della storia? Abbiamo visto come è andata a finire, ci hanno tolto Moro, ci hanno lasciato Ciro Cirillo, brava 'sta levatrice. Complimenti ai brigatisti e a Dell'Utri. |
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Il copia-incolla va di moda, dicono. Mi adeguo e copio-incollo tre poesie di un poeta bravo e sfortunato, Pierluigi Cappello, che ho trovato (insieme ad altre, anche in dialetto friulano) sul sito di Repubblica (http://www.repubblica.it/cronaca/2012/01/03/news/appello_pierluigi_cappello-27523251/?ref=HREC1-12): Elementare COPIATE-INCOLLATE E ADERITE AL GRUPPO FACEBOOK PER LA CONCESSIONE DEL VITALIZIO "ex lege Bacchelli" A PIERLUIGI CAPPELLO: http://www.facebook.com/groups/272311462818577/ |
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Post n°172 pubblicato il 30 Dicembre 2011 da HansSchnier
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Post n°171 pubblicato il 27 Dicembre 2011 da HansSchnier
Stamattina il Corrierone, oltre al libro della Szymborska, ci ha offerto la seguente riflessione del Sartori: "Il punto è, allora, che lo strapotere della nostra casta di politici di professione non si imbatte in vere controforze che lo combattano. Noi siamo precipitati nel momento in cui la stupidità della sinistra, allora di D'Alema e di Violante, ha consegnato il Paese a Berlusconi regalandogli tutta o quasi la televisione." Mi sovviene, iconoclastico ma - in fondo - liberatorio, il sonetto di Valerio Magrelli:
ECCE VIDEO
(In memoriam E.H. / ritrovato nel suo appartamento / nove mesi dopo il decesso / seduto davanti alla tv)
Morì fissando il suo Televisore Chi sfidò il lezzo del buio malfermo Carogna divorata dagli insetti, La Sua vita larvale svanì lieve
Da: Poesie (1980-1992) e altre poesie, Einaudi, Torino 1996. |
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Nell'accezione più ampia possibile, il Sé di un uomo è la somma totale di tutto quanto egli può definire suo, non solamente il suo corpo e le sue facoltà psichiche, ma i suoi vestiti e la sua casa, sua moglie e i figli, i suoi antenati e gli amici, la sua reputazione e le attività lavorative, le proprietà terriere e i cavalli, lo yacht e il conto in banca. Se queste cose crescono e prosperano, egli si sentirà trionfante; se perdono d'importanza e svaniscono, si sentirà abbattuto, non necessariamente con lo stesso grado d'intensità per ogni singola cosa, ma sostanzialmente allo stesso modo per tutto. (William James, Principi di psicologia, 1890)
Quindi “aver cura di sé” vorrebbe dire, nel mio caso: far dimagrire il mio corpo, attualmente ingrassato; reintegrare le mie facoltà psichiche e intellettive, attualmente obnubilate dalle cattive abitudini; rifare il mio guardaroba, attualmente pieno di stracci; ristrutturare la mia casa, attualmente in disarmo se non in rovina; rieducare i miei figli, attualmente viziati e problematici; volutamente taccio della moglie; andare a trovare al cimitero i miei defunti, visto che attualmente ci manco da anni; procurarmi degli amici, essendosi attualmente dileguati, per questa o quella ragione, quelli che avevo; rifarmi una reputazione, essendo attualmente le mie quotazioni in ribasso (ed è un eufemismo); mettermi a lavorare, cosa che attualmente non mi riesce di fare con serietà; farmi intestare dei terreni da qualche ricca ereditiera autolesionista, che attualmente non conosco; trovare i soldi per comprare una nuova auto, essendo un rottame quella attualmente in mio possesso; e che significa «yacht», attualmente? È una parola che non ho mai capito. Sarà la sua strana ortografia. Per finire, dovrei estinguere il mio conto in banca, per non accumulare altri interessi passivi (quelli che ci sono attualmente, mi bastano). Sono un patriota. In modo misterioso ma evidente (ossimoro meraviglioso), assomiglio all’Italia di oggi. |
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Post n°168 pubblicato il 29 Ottobre 2011 da HansSchnier
Leggo sul blog «L’Indro» che un assessore leghista di Mantova (capitale delle zucche, anche di quelle vuote) si oppone fieramente alle celebrazioni con cui la città sta onorando in queste settimane il suo figlio più famoso, Publio Virgilio Marone. Noterelle di Hans: 1) oggi il poeta Michael Higgins è stato eletto presidente della Repubblica d'Irlanda, sconfiggendo un uomo d'affari nell'elezione diretta; 2) Teofilo Folengo scrisse delle opere anche in Penisola sorrentina, in località Crapolla, in un monastero dove si rifugiò - mi sembra - per un paio d'anni. Nell'ambiente meridionale si inserì benissimo: era amico di Vittoria Colonna e Scipione Capece. Terrone anche il Folengo? |
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Post n°167 pubblicato il 10 Ottobre 2011 da HansSchnier
Não basta aprir a janela F. PESSOA Se t'avastéss'a spalancà' la logge Se ti bastasse spalancare il balcone / per vedere quant'è bello il giorno, / se solo ti bastasse aprire gli occhi / per guardare erbe e fiori, cielo e mare... / Se prima non avrai assodato il tuo pensare / non ci sono luce uccelli fiume vento, / ma ci sei solo tu, chiuso lì dentro, / che non vedi e non senti, e la finestra / è aperta ma come se stesse chiusa, / e tutto ciò che sta di fuori / non è più tuo. E adesso è un sogno / d'altri tempi (tu eri un bambino) / che si spalanchi la finestra e tu / rimanga senza respiro alla nevicata / che ti viene sulla faccia e sulla bocca, e ti si porta / in mezzo ai mulinelli, e fai tutt'una cosa / con essi, anche tu di quel mondo / che non ha peso né ombra. Da La 'ddore de la neve, di Giuseppe ROSATO, Interlinea Edizioni, Novara 2006 (testo pubblicato sul numero attualmente in edicola della rivista mensile Poesia, pag. 72). |
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Post n°166 pubblicato il 09 Settembre 2011 da HansSchnier
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