estar vivo exige un esfuerzo mucho mayor que el simple hecho de respirar
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Post n°252 pubblicato il 12 Giugno 2009 da zut_alors
La gratuità del loro amore. I loro abbracci. Guardarli con un nodo alla gola e non capire più nulla del perché, dei percorsi, delle direzioni. Capire che esiste solo l'amore e come un vuoto nella pancia, quando li ascolti, e che ti fa desiderare di proteggerli dal male. Giocare ad indovinare le passioni che avranno, il talento che svilupperanno, le strade che imboccheranno. |
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Post n°251 pubblicato il 14 Maggio 2009 da zut_alors
Ho camminato per le strade di una Milano primaverile che non avevo mai visto così bella con la sensazione che fosse la fine di una specie di epoca, uno di quei momenti irripetibili, ma di cui forse mi dimenticherò presto, come faccio sempre con qualsiasi evento, anche il più importante. Finisce la mia vita universitaria vera e propria, quella fatta di lezioni, frequenza obbligatoria, viaggi in treno, relazioni obbligate con compagne di corso che mi sono -mi sono state, per anni- per lo più indifferenti, salvo poche, pochissime, rarissime eccezioni. E mentre camminavo mi sentivo a tratti felice a tratti spaventata, e a tratti mi sembrava di tornare indietro di un paio d'anni, quando percorrevo le strade di un'altra città che ha segnato un periodo della mia vita, Lisbona. Milano, una città che non ho mai imparato a conoscere, che ho sempre "usato" in modo asettico, impersonale, come se non mi appartenesse: treno, metro verde, metro gialla, a volte metro rossa, tratto a piedi, università, aula, e di nuovo lo stesso percorso, ma all'inverso. E ora penso a Milano, penso al mio lavoro, con i progetti ormai agli sgoccioli e tanto tempo libero che mi si prospetta, penso alle giornate di studio che mi attendono, penso ad una nuova tesi tutta da cominciare. Boh, sono proprio una scema.
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Post n°250 pubblicato il 10 Aprile 2009 da zut_alors
Se la morte sociale fosse in cima alla lista dei miei prossimi obiettivi di conquista, in questo momento sarei a cavallo. Sono una stronza: mi dimentico delle persone, sistematicamente. La mia vita vista da fuori dev'essere di una desolazione incredibile. |
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Post n°249 pubblicato il 11 Marzo 2009 da zut_alors
Finisce una bella settimana pesantuccia, fatta di tutto quello che poteva entrarci. Certi giorni erano talmente saturi che per farci stare tutto ce l'ho dovuto cacciare dentro schiacciandolo con il piede, a viva forza, come quando devi chiudere il sacco della spazzatura ma ti accorgi che è irrimediabilmente stracolmo. Ecco, per capirci. Penso che sia pure un pochetto inutile -e noioso- che mi metta a fare un sunto rigoroso di com'è andata, giorno dopo giorno. Basti questo, ecco. Aprile si avvicina, comincio ad intravvedere una flebile luce in fondo a quel tunnel che chiamiamo inverno. Bene. Bene perché con l'inverno finiscono anche alcuni impegni di lavoro, non dico gravosi, per carità, ma che portano via il solito tempotempotempo ai pensieri, ai rapporti umani, al sonno, al respiro e a un po' di sano, maledettissimo equilibrio.
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Post n°248 pubblicato il 31 Gennaio 2009 da zut_alors
... e poi mi stanno particolarmente in culo quelli che ti vedono come un monolite, e di te resterà loro impressa per sempre quell'immagine che si erano fatti quando avevi qualcosa come diciassette anni e per puro caso (o sbaglio) davi ripetizioni di inglese a quella capra del figlio del loro vicino di casa o giù di lì. Quelli che ti chiedono «Ah, studi ancora?», indugiando la voce su quell'ancora. Vaffanculo. Vaffanculo vaffanculo e vaffanculo. A te, soprattutto, che non so neppure chi cazzo sei [è dura vivere in un paese di 3000 persone, cazzo: tutti pensano di sapere tutto di te solo perché conoscono il tuo nome. E io, per la metà della gente del mio paesello della provincia della provincia della provincia del culo del mondo di 'sta minchia, sono e sarò, finché morte non mi libererà, qualcosa come l'eterna cialtronissima studentella semi-inetta della più scontata delle facoltà di perdigiorno (leggi: lettere-e-filosofia)]. Ascoltatemi tutti: io non sono un monolite, un pezzo di granito, una roccia sedimentaria. Anche nella mia vita succedono delle cose, entrano ed escono luoghi e persone. La gente cambia, no? Cambia giri, cambia amici, cambia compagnie, frequentazioni, abitudini. Bene. Udite udite: è successo anche a me. E poi, soprattutto, se a me andasse di fare la cialtronissima studentella semi-inetta di lettere-e-filosofia per il resto dei miei giorni: ma a voi che cazzo vi frega? |
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Post n°247 pubblicato il 30 Gennaio 2009 da zut_alors
Bello alzarsi con una nuova certezza: quest'estate andremo in Portogallo. Mi basta per tirare avanti fino a... direi maggio. Non male. Prima ci sono molte cose da fare: finire i vari lavori che ho in giro, finire gli esami, un intero matrimonio. Ma poi ANDREMO IN PORTOGALLO. Oh yeah. |
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Post n°246 pubblicato il 04 Gennaio 2009 da zut_alors
Somos soledades |
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Post n°245 pubblicato il 23 Dicembre 2008 da zut_alors
Io mi prendo una pausa. |
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Post n°243 pubblicato il 14 Dicembre 2008 da zut_alors
Ci sono cose che non sapevi di desiderare finché non ti piombano davanti con l'evidenza della loro esistenza. E se poi tutto va storto, allora ci rimani davvero male. Mi candido come assistente di lingua italiana presso scuole superiori o medie di un paese europeo. O meglio, decido di provarci. Bando del Ministero dell'Istruzione. Per accedere al bando c'è una graduatoria. E per ottenere un punteggio in graduatoria va compilata una domanda online in cui specificare la propria vita morte e miracoli. Ok, bene, lo faccio, se serve faccio questo ed altro. Tra i requisiti da avere, una laurea in Lingue è più che contemplata. Ok, benissimo. Peccato che sul database del Ministero (quello che ti permette di inotrare la tua domanda online) l'opzione "Laurea in lingue" sia stata dimenticata. Tra i campi a scelta obbligata (menu a discesa) compaiono due opzioni sulle tre contemplate dal bando! Risultato: sono in ansia e crisi, e incazzata come una belva, per una disfunzione tecnica commessa da qualche imbecille impiegato statale lavativo (sì, in barba al signor Brunetta) presso il ministero; degno rappresentante del governo che stiamo subendo, del resto. Il solito annoso problema del decadimento fisico e strutturale di questo gran bel paese del terzo mondo che è ed è stata l'Italia, oggi e sempre. Per una cosa che neppure sapevo di desiderare, e che ora desidero in modo totale e sconsiderato. Odio il Paese in cui vivo, il suo procedere a suon di cazzatone e la sua totale inadeguatezza di fronte a qualsiasi cazzo di questione, sia essa nazionale o internazionale, tecnica, strutturale, logistica, etica, morale, politica, economica, culturale. |
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Post n°242 pubblicato il 12 Dicembre 2008 da zut_alors
L'amore vero esiste e sono i miei nonni. Spero che anche io e te riusciremo ad essere così, sempre, specialmente un giorno lontano, quando i nostri figli saranno cresciuti, e avranno dei figli già grandi. Io ti prometto che mi impegnerò. Quanto al resto, lascerò con gioia che la vita mi sballotti: sappiamo che è lei padrona e sovrana delle nostre traiettorie. Dal canto mio, ti avviso che cercherò di perdermi ancora in quella città fatta di luce umida, piastrelle ed oceano Atlantico. Ma un giorno saremo come i miei nonni. |
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Post n°241 pubblicato il 13 Ottobre 2008 da zut_alors
C'è fermento nell'aria, tutti si muovono, si spostano, vivono ad altre velocità e latitudini a mille all'ora. Io sono qui, ferma, eppure c'è fermento anche tra me e me. Sto bene, sono felice, vorrei essere ovunque ma assolutamente qui, con tutti ma totalmente con chi sono ora. Essere tutto, sentire ogni cosa. Eppure lo stesso mi sta succedendo qui, ora, nella mia stanza che si dilata - dilata - dilata e diventa universo. |
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Post n°240 pubblicato il 22 Settembre 2008 da zut_alors
Si concludono i quattro giorni di fiera a Rho, la Mipel, salone internazionale della borsa in pelle. Tutto very Milano style. Pur essendo stata confinata per qualcosa come 37 ore –senza troppe pause- nel mio stand, cibandomi per la maggior parte di panini, tutto sommato ne sono uscita viva. Unico ponte di collegamento comunicativo tra i titolari dell’azienda (portoghesi) e il resto del mondo, appena si avvicinava qualcuno, o anche solo orientava vagamente il proprio corpo in direzione dell’ingresso dello stand, dovevo scattare ed innestare la modalità operativa interlinguistica. Certo, ne sono uscita viva, pur con qualche scossone all’autostima dovuto alla presenza (come pretendere? quelle spuntano come funghi ad ogni fiera) delle hostess gnocche slanciate snelle altissime taccomunite, possibilmente bionde, lisce, setose, prive di impurità, tratti esteuropei, pur con qualche nota di "no, cacchio, ho scelto i vestiti sbagliati", lì in quell’eterno struscio di tizi infiocchettati e tirati a lucido, inghingherati, passion for fashion fin dentro alle caccoline tra un dito del piede e l’altro, e soprattutto pur con qualche buon, vecchio, sano attacco di sangue dal naso, accessorio per me irrinunciabile in questa stagione di raffreddori (colpa del maledetto impianto di aerazione, caldo/freddo alternativamente, sotto uno dei cui potentissimi bocchettoni si situava il mio stand, ma che dico stand, il tavolino+sedia dove ero solita alloggiare durante le pause morte -ovvero qualcosa come l’85% del tempo-). Ok, va bene che le borse erano un tantinello, come dire, pacchiane –non riuscivo ad inzubire il prodotto a dovere alla clientela, non ci credevo fino in fondo, e riuscivo soltanto ad appellarmi a concetti molto vaghi tipo "prodotto di qualità" e "manodopera europea"-, ok che lo stand era proprio in una zona un pochetto morta del padiglione -vicino ai cessi-, ok che ogni giorno mi sono sparata il treno delle sette e mezza per riuscire ad essere in fiera due ore dopo, idem in ritorno, e ok anche che gli unici clienti ad aver fatto degli ordini sono stati dei burinacci senza scuse, ma posso dichiarare soddisfatta che, finalmente, è finita. E sì, sono viva. E a tratti mi sono pure divertita, va'. In questo bell’ambiente fresco e modaiolo, nel frattempo, ho avuto modo di guardare alla fauna umana, cosa che inevitabilmente ha fatto nascere in me moltissime domande. Ho voluto quindi stilare, qui di seguito, una piccolissima lista di ABBASSO, sorti proprio dall’assurdità che mi si è parata davanti. ABBASSO: le giapponesi permanentate. Non si possono vedere. ABBASSO: le giapponesi con i fuseaux con la staffa. Idem come sopra. ABBASSO: le borse monogrammate Louis Vuitton in pelle color marrone, abbinate alla cazzo di cane con qualsiasi cosa, abito o colore, solo perché c’è il logo griffato. ABBASSO: le donnette schizofreniche in metropolitana, milanesacce, crisi da menopausa incipiente, che in situazioni di folla metropolitana sbottano acide, con voce sguaiata "Che odio questa gente!", oppure "Fate prima scendere, cazzo!". ABBASSO. Gli stilisti, che si copiano l’un l’altro, e se uno decide che l’anno prossimo andrà di moda il blu elettrico, giù tutti a scopiazzare… ma le nuove collezioni non dovrebbero restare top secret fino alle sfilate?!? |
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Post n°239 pubblicato il 02 Settembre 2008 da zut_alors
Non so prendermi cura di me stessa. Lo dimostra il tempo che perdo dietro a cose futili tipo Internet, lo dimostrano i miei capelli sempre spenti e scialbi e in disordine. Il mio pallore malsano. Non mi gusto le cose, e anche questo è non essere in grado di prendersi cura di sé. Qualcosa non va. [Update] Qualcosa non andava, sì. Il mio umore. Stolta a non aver compreso che si trattava di malumori mestruali. Ma ho imparato la lezione: mai, mai, mai (perdio!) guardare le foto degli amici su Facebook quando sei in piena crisi-dei-cinque-giorni-al-mese-24-ore-su-24. Gli altri ti sembreranno immancabilmente ed irrimediabilmente più fighi attivi sociali colti snelli intelligenti sani e belli di te. Questo è stato il mio errore: ho scorrazzato come una forsennata [forsennata è la parola del mese, by the way], ho provato nostalgie, rivisto momenti passati, mi sono immersa in momenti di vita vissuta altrui di cui non ho mai fatto parte e che ignoravo. E sono andata in crisi. Sono bastati un sonnellino e un po' di coccole a rimettermi in sesto. |
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Post n°238 pubblicato il 25 Agosto 2008 da zut_alors
Dieci giorni fa tornavamo dalla Croazia. |
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Post n°237 pubblicato il 31 Luglio 2008 da zut_alors
e qui si mette male. Certe volte uno si illude, no? Ecco. C'era questo bando, mi sembrava quasi cucito addosso a me. Un anno come insegnante di lingua italiana per stranieri presso l'Istituto Italiano di Cultura di Barcellona. Stipendiata per un anno niente po' po' di meno che dal MAE (Ministero Affari Esteri). 6 posti appena. Ok, forse non dovevo illudermi. I parametri erano davvero selettivi. Fin troppo. E io scema a non averlo capito. E qui si mette male. Si mette che devo ridimensionare la considerazione che ho di me stessa. Avrei dovuto capirlo che un bando come quello era davvero troppo per me. Arriverà mai la mia vera big occasion? Leggo CV dalla mattina alla sera, leggo i CV della gente e penso "Che vita fantastica. Quando toccherà a me?". Quando arriverà la grande occasione? |
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Post n°236 pubblicato il 24 Luglio 2008 da zut_alors
uno su 2 viene assunto Laureato disoccupato? La strada per il lavoro è lo stage. Lo conferma l’indagine dell'Associazione Direttori Risorse Umane: 87 società su 100 propongono sempre questa forma contrattuale per l’inserimento. In media uno su due trova lavoro ma c’è un 28% di aziende nelle quali la riconferma interessa ben il 70% dei tirocinanti. Nel frattempo, la formazione è retribuita, nel 60% dei casi, con una somma fra i 500 e i 900 euro; l’11,6% delle società paga fra i 100 e i 400 euro e il 3,9% non garantisce alcun rimborso spese, o eroga solo buoni pasto. Un altro 11,6% arriva a 1.000 euro. Fonte: Metro, 24/07/2008 OK, perfetto. Intanto grazie ai giornalisti di metro per la notizia (prima pagina, eh!). Se non altro, mi danno l’opportunità di stilare una lista di debite deduzioni: - io sono, sui 2 stagisti, l’uno che non viene assunto; Premettendo che: Ne deduco te: - questi sono dei mesi mal spesi.
- sono sempre la solita povera illusa. |
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Post n°234 pubblicato il 23 Luglio 2008 da zut_alors
Non ci sono scappatoie per la nostalgia. In questi giorni ho in testa Lisbona, e la lingua portoghese, e la città, e i miei pensieri schizzano a mille all’ora… cercare un lavoro, trasferirmi di nuovo, ma da lavoratrice, tornare a casa di tanto in tanto per gli esami, nel frattempo frequentare qualche corso, magari di inglese, o tedesco, per rimetterli in sesto… E una mia amica mi ha detto una parola: FORÇA. Ha ragione: è tutto qui quello che serve. |
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Post n°232 pubblicato il 11 Luglio 2008 da zut_alors
E soprattutto: mai affezionarsi troppo alle persone. Specialmente quando ti fermi solo per due mesi, quando non ti pagano, quando la tua vicina di scrivania è disordinata e tu questo proprio non lo sopporti, ed è così carogna da essere arrivata un mese dopo di te ed aver picchiato i piedi -ma in modo subdolo, sorridendo con le sue labbrucce circondate ai bordi da una strana rigaccia di matita-rossetto color bordeaux e sbattendo le sue lunghe ciglia flap flap zeppe di rimmel da cerbiattona quasi attempata- per ottenere la tua scrivania (accampando, come scusa ufficiale, quella dell’aria condizionata, troppo forte e diretta nell’altra scrivania), e tu, di conseguenza, ti trovi confinata in una postazione assolutamente NON OPERATIVA – eccetto internet, e quindi la possibilità di farti, impunemente, i cazzi tuoi -; non affezionarsi specialmente quando, preparandoti, la mattina, la tua collana preferita si rompe, lasciando sul pavimento della stanza un tappeto di minuscole perline rosse che, anche volendo, non riuscirai (vuoi per la fretta, vuoi per le loro dimensioni ridotte) per cercare di recuperarle e salvare la situazione, quando sai che non verrai mai ricontattata, e che non tornerai mai. Entri in ufficio, esegui e torni a casa. Senza più la tua collanina preferita. |
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Post n°231 pubblicato il 11 Luglio 2008 da zut_alors
Scendo dal treno, cammino tra i pendolari di un venerdì di metà luglio. Non è una vera folla: mancano gli universitari, i fuori sede, gli studenti che vanno a lezione. Eppure mi sento un pezzo di folla. Non ho pensieri, non mi fisso su niente. Scendo dal treno con A ja ljublju CCCP nelle orecchie, e la nenia ripetitiva del testo, il mantra alienante e convincente di quel io-amo-CCCP rafforza la mia identità/non identità di pezzo anonimo di folla che da un punto A si sposta, privo di pensieri, verso un punto B, ripercorrendo i passi di un percorso che va tracciandosi da sole sei settimane, ma che è già noto, terribilmente. Ma va bene così. Non desiderare nulla per essere sempre soddisfatti. Mi sembra un buon piano. Soprattutto di venerdì, quando le coordinate si sfilacciano e le “mete eterne” si perdono (e cito da una canzone degli Eva Nella Neve). Non resta che essere un puntino tra la folla, guidato dalla monosensazione data dall’ascolto di un mantra. Diverso o uguale ogni giorno, che importanza ha? |
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Post n°230 pubblicato il 29 Giugno 2008 da zut_alors
E io che credevo di volere un bambino più di qualsiasi cosa. |
Inviato da: IsAbeAu13
il 08/09/2009 alle 11:06
Inviato da: gaia
il 25/06/2009 alle 12:07
Inviato da: lela
il 22/05/2009 alle 21:49
Inviato da: CptZpk
il 14/03/2009 alle 09:36
Inviato da: CptZpk
il 11/02/2009 alle 10:56