Creato da un_uomonormale il 21/08/2013

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L'OSTEOPOROSI

Post n°360 pubblicato il 10 Luglio 2015 da un_uomonormale

 

Desidero premettere che questo argomento l'ho trattato l'anno scorso, ma intendo ribadirlo di nuovo.

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Chi non ha mai sentito questo termine? E tuttavia, va detto, che è un termine generico che sta a signficare un'aumentata porosità dell'osso. Questa patologia è cratterizzata da una riduzione della massa ossea per unità di volume, sia pure vi sia un rapporto del tutto normale tra matrice ossea e la fase minerale; ovverosia, il rapporto tra massa minerale dell'osso e la densità minerale dell'osso.

OsteoCutout.png

Si tratta di una comunissima patologia metabolica dell'osso di noi comuni mortali. Si pensi che più del 25% delle donne, ne è affetta, e più del 18% degli uomini al di sopra dei 70 anni. Sia chiaro, si tratta di statisiche, e non di  regole Per onorare lo scopo divulgativo dell'argomento va detto che la massa ossea di noi umani raggiunge il massimo picco tra i 20 e i 35 anni per poi  intraprendere la fase decrescente in maniera graduale ma prograssiva. Tale calo è significativo e si calcola che possa raggiungere il 50% a livello delle ossa lunghe(femore, omero, tibia, ulna ecc.) in età compresa tra i 60 e i 70 anni. Si è così  potuto evidenziare che la massa ossea raggiunge valori elevati nei soggetti di razza nera rispetto alla nostra; cosiddetta bianca, e che si manifesta più nel sesso femminile ripetto a quello maschile, oltre naturalmente appare defitaria begli individui ipogonadici o malnutriti. Alla luce di queste ed altre evidenze la medicina è stata in grado di formulare diverse ipotesi circa le cause dell'osteoporosi. Si da molta importanza all'azione della calcitonina, in quanto i livelli di questo ormone nella donna sono più bassi. Altra ipotesi è quella determinata dagli estrogeni in quanto la terapia con questi ormoni tende a rallentare il riassorbimento osseo nella donna riducendo l'ipercalcemia nel caso dell' eccessiva secrezione di paratormone; ovvero, Iperparatiroidismo. Nelle donne che sono andate in menopausa precocemente a seguito di isterectomia totale, si apprezza una comparsa precoce di osteoporosi.

Altra causa, va vista a seguito di prolungate terapie con corticosteroidi(cortisone).

E per ultimo vale la pena ricordare che una dieta eccessivamente ricca di proteine, quindi acida, potrebbe condurre a demineralizzazione dell'osso.

 

 
 
 

ERNIA DEL DISCO

Post n°359 pubblicato il 09 Luglio 2015 da un_uomonormale

 Studio shot di una giovane donna con un dolore lombare severo su sfondo grigio Archivio Fotografico - 25084285

I dischi cartilaginei, costituiti da un anello fibroso esterno e da un nucleo interno, separano le vertebre spinali. Questo anello può rompersi, di solito in regione lombosacrale e cervicale, in seguito a processi degenerativi o traumatici; la pressione esercitata dalla colonna vertebrale forza sul nucleo polposo dalla parte di dietro e lateralmente oppure, dietro(postero)  dentro lo spazio extradurale, quando il nucleo comprime una radice nervosa, entro il canale spinale o a livello del forame  intervetebrale, insorgerà il dolore. La compressione, in genere avviene da un solo lato, ma se l'ernia è molto grande può essere in entrambe i lati.

Il dolore con tipica distribuzione radicolare; ovverosia, ad esempio se a soffrire è la 4^ radice della regione lombare(L4) questa evocherà dolore alla coscia posteriore, nonchè riduzione di riflesso rotuleo,

 può presentarsi in modo improvviso e anche in maniera invalidante, oppure che peggiora con il movimento. Con la manovra di Valsalva; ovvero tossire, ridere, sforzarsi durante la defecazione il dolore viene esacerbato. Nelle ernie lombosacrali lo stiramento delle radici nervose; ad esempio per sollevamento di una gamba estesa, può produrre dolore alla schiena; e similmente nelle ernie cervicali, flettendo il collo il dolore si acutizza.

La diagnosi si avvale di un'accurata indagine strumentale che svela in prima istanza un restringimento dello spazio  tra vertebra e vertebra(interventebrale) o mostrare segni di erosione tumorale, oppures egni della spondilosi o di spondilolistesi( scivolamento di qualche vertebra). L'esame elettromiografico(EMG) potrà rivelare modificazioni neuropatiche nei muscolo innervati dalla radice interessata. Nei casi dubbi, potrà essere molto utile una TAC del midollo.

L'approccio terapeutico si avvale di una terapia conservativa che consiste nel riposo a letto in posizione supina e su una superficie rigida, per  per un paio di settimane. Un conforto sintomatologico si può ottenere con la somministrazione di analgesici e di blandi sedativ. Se queste misure non sono efficaci; ovvero, se i disturbi permangono o si aggravano i segni  obiettivi di danno neurologico ad esempio, perdita di forza, deficit sensitivo ecc., di dovrà procedere ad un trattamento chirurgico che prevede la rimozione del disco e la funzione delle vertebre coinvolte oppure la decompressione della radice lesionata.

 
 
 

PROBLEMI GINECOLOGICI IN ETA' SENILE

Post n°358 pubblicato il 08 Luglio 2015 da un_uomonormale

 

 

L'allungamento della durata della vita umana ha portato come conseguenza che nel nostro paese circa il 6% della popolazione sia oggi costituito da donne  oltre i 65 anni di età.  Quì  di  seguito  voglio  tentare di presentare, sia pure in forma sintetica quelli che possono essere le problematiche ginecologiche della donna in età senile; ovvero, in età oltre post-menopausale, e che fa riferimento alle donne in età intorno ai 65 anni, caratterizzato, appunto dalla cessazione totale e definitiva delle attività ovariche. Sappiamo bene che ciò che caratterizza la menopausa è la cessazione dell'attività follicolare delle ovaie, significando che l'ovaio va incontro ad una sorta di riposo funzionale. I fattori fisiopatologici che provocano l'insorgenza di una patologia genitale geriatrica della donna sono legati all'indebolirsi delle strutture pelviche e genitali di sostegno. all'aumentata incidenza di alcuni tumori a livello degli organi genitali; alla carenza delle secrezioni ovariche alla quale conseguono fenomeni di atrofia urogenitale, nonchè alterazioni metaboliche e sistemiche. Alcune di queste condizioni pongono l'indicazione ad una soluzione chirurgica, per cui, in considerazione dell'età un po' avanti vanno prese in considerazione i fattori di rischio, come ad esempio, patologie cardiovascolari, renali, respiratorie, metaboliche, discrasiche ecc. D'altra parte le attuali  possibilità e garanzie che offrono le nuove tecniche anestesiologiche e di rianimazione fanno si che il soggetto, sia pure di età un po' avanzata  superi brillantemente il percorso chirurgico.

Ciò che ha provocato il rilasciamento delle strutture pelviche è fuor di dubbio a causa delle precedenti lesioni ostetriche a livello muscolare, dei legamenti utero-sacrali ecc. Tale rilasciamento, ovviamente viene ancor di più accelerato dall'età senile, dalla progressiva atrovia delle formazioni di sostegno che tendono ad allungarsi, mentre istologicamente gli epiteli di rivestimento via via si abbassano e il tessuto connettivo sempre più fibroso. E questa involuzione, che è insita dell'invecchiamento delle strutture, viene accelerata dalla carenza degli estrogeni, che come è noto hanno funzione trofica o proliferativa a questo livello.

Ne consegue che spesso, nella donna in età senile compare un prolasso utero-vaginale. Accanto alla progressiva discesa dell'utero e delle pareti vaginali, si osserva quasi costantemente, l'abbassamento della parete postero-inferiore della vescica( cistocele) e della parte anteriore del retto(rettocele). Può insorgere, dunque, una sintomatologia fastidiosa, dovuta al senso di  pesantezza in vagina, nonchè dolore in sede lombosacrale, che procura talvolta difficoltà alla deambulazione quando l'utero  fuoriesce dalla rima vulvare e talora per ulcerarsi a livello della portio a causa dell'attrito che esercita la biancheria intima.

A tutto ciò si possono associare disturbi urinari he vanno dalla frequenza dello stimolo di urnare, alla incontinenza ortostatica da sforzo, alla difficoltà  nella minzione, per finire alla ritenzione vera e propria. Non di rado si manifestano infezioni vescicali a causa del ristagno. Talora si manifestano anche difficoltà a defecare a motivo della presenza di rettocele.

Come detto, l'età senile non costituisce una contrindicazione alla cura chirurgica che può essere adottata anche per pazienti ultraottantenni. Qauolora per una  molteplicità di cause l'intervento viene sconsigliato, si può utilizzare un pressario ad anello, scegliendolo della misura più adatta, e controllandone gli effetti e rimuovendolo periodicamente al fine di evitare ulcerazioni e flogosi croniche. Il pressario si può applicare presso l'ambulatorio dello specialista, inserendolo all'interno della vagina, posizionato tra il fornice vaginale posteriore e l'osso pubico. Il dispositivo inserito in tal modo, sostine l'utero, e riduce notevolemente i sintomi del prolasso.

Questo dispositivo va sostituito una volta l'anno.

 

 

 
 
 

IL CLIMATERIO (2)

Post n°357 pubblicato il 07 Luglio 2015 da un_uomonormale

 Il Climaterio  rappresenta  il  periodo  in  cui  si  esaurisce  l'attività   dell'ovaio;  questo  fenomeno  coinvolge  anche  un  insieme  di  funzioni  che  con  l'ovaio  sono  legate  attraverso  correlazioni  neuro-endocrine.

Di  contro,  si  parla  di  menopausa  per  indicare  la  cessazione  dei  flussi  mestruali.

Per  indicare  poi,  il  periodo  che  segue  la  menopausa  si  usa  il  termine  "Post-menopausa",  il  quale  può  essere  correttamente  utilizzato  dopo  la  mancanza  di  mestruazioni  per  almeno  12  mesi  consecutivi ( naturalmente in soggetti in età menopausale).

Il  periodo  che  precede  la  menopausa,  definito  appunto  "Premenopausa"  si  caratterizza  frequentemente  per  la  presenza  di  cicli  anovulatori  ed  irregolarità  mestruali.  Nel  Climaterio  vanno  incluse  le  fasi  precedenti  la  menopausa,  e  le  fasi  che  seguono  la  menopausa,  fino  allo  stabilirsi  del  quadro  della  Senilità(  oltre i 65  anni).

Il  Climaterio  riconosce  due  forme  di  insorgenza: 1- Climaterio  fisiologico;2-  Climaterio  artificiale.  Mentre  il  Climaterio  artificiale,  presuppone  l'eliminazione  dell'attività  ovarica,  la  menopausa  artificiale  può  essere   indotta  anche  dalla  sola  asportazione  dell'utero;  e  nei  casi  di  Isterectomia+ annessiectomia,  cessano  sia  le  mestruazioni,  sia  l'attività  ovarica  per  asportazione.

Il  declino  dell'attività  ovarica  si  accompagna  ad  un  insieme  di  manifestazioni  locali  e  generali,  il  cui  complesso  viene  riunito  sotto  la  denominazione  di  "Sindrome  climaterica".

Solo  il  25  per  cento  delle  donne  supera  la  fase  climaterica  senza  ripercussioni.  Le  altre;  ovverosia,  75  per  cento,  la   sintomatologia  può  manifestarsi   già  prima  della  cessazione  dei  flussi  mestruali  o  coincidere  con  la  cessazione  delle  mestruazioni( menopausa)  o  infine  comparire  dopo   che  la  menopausa  si  è  già  instaurata.

L'età  in  cui  insorge  il  climaterio  si  aggira  per  lo  più  dai  45  ai  55  anni.  Il  climaterio  precoce  si  differenzia  per  la  sua  insorgenza  che si  aggira  prima  dei  45  anni,  mentre  il  climaterio  tardivo  si  manifesta  dopo  i  55  anni.

Si  nota  inoltre  una  certa  correlazione  tra  menarca  e  menopausa,  nel  senso  che  quando  più  ritarda  il  menarca,  tanto  più  precoce  è  la  comparsa  della  menopausa.  Anche  le  gravidanze  sembrano  esercitare  un'influenza  per  cui  la  nullipara  va  spesso  incontro  ad  una  precoce  menopausa.

Vi  sono  alcune  flogosi;  ovverosia  infiammazioni,  come  l'ovarite  post-parotitica,  che influenzano  l'insorgenza  precoce  della  menopausa. Infine,  la  menopausa  precoce  può  avere  anche  un'origine  iatrogena;  ovverosia( ormonale,  chirurgica...da  irradiazione)

In breve, e considerata la complessità dell'argomento, che l'eziopatogenesi è multifattoriale e lo spazio non mi è fedele, mi fermo quì, aperto a soddisfare; qualora ve ne fossero, qualche considerazione.

 
 
 

MESTRUAZIONI DOLOROSE, QUALI LE CAUSE E TRATTAMENTO...

Post n°356 pubblicato il 07 Luglio 2015 da un_uomonormale

Con questo termine, si comprendono non soltanto i dolori avvertiti ai quadranti addominali inferiori e in sede lombosacrale sia nell'imminenza delle mestruaioni quanto durante il periodo mestruale, ma anche altri disturbi caratterizzati spesso da vaghi malesseri, o ben precisi fastidi. come la nausea, il vomito, cefalea, che possono essere notati durante la fase peri-mestruale oltre che mestruale.

Un rilievo molto importante, che può avere  importanza anche ai fini di un trattamento terapeutico, sta nel fatto che di solito la dismenorrea esiste solo in occasione di cicli ovulatori, mentre i cicli anovulatori per lo più non sono gravati da disturbi di questo genere.

Il primo quesito da chiarire in caso di dismenorrea è quello relativo all'esistenza o meno di cause organiche capaci di  favorirla.

In presenza di iperplasia uterina, spesso caratterizzata da un infantilismo dell'organo con prevalenzaa del canale del collo uterino(canale cervicale), si può venire a creare dismenorrea. Poi, per endometriosi esterna e/o adenomiosi; inoltre per anomalie di posizione dell'utero eventualmente associate ad eventuali aderenze, come avviene in certi casi di utero antiflesso oppure di utero retroflesso fisso.

Il dolore mestruale può essere dovuto anche  a cause funzionali , quali l'aumento del tono della muscolatura uterina favorito all'azione eccessiva di produzione locale di prostaglandine,

Inoltre l'esistenza di contrazioni uterine aritmiche, nonchè, il mancato rilasciamento di un ipotetico sfintere funzionale nella parte istmica dell'utero; ovvero, quella porzione che separa il collo uterino dal corpo uterino. Infine, quei fenomeni di vasocostrizione patologiche a livello del miometrio. Tutte queste variabili ipotetiche finalizzati alla ricerca della patogenesi della dismenorrea si associa ai successi ottenibili con proposte terapeutiche spesso molto diverse. Pur non negando, perciò, l'esistenza d casi che hanno in cause organiche o funzionali la loro reale motivazione patogenetica, si è del parere oggi che molte forme di dismenorrea trovano la loro origine anche in fattori di ordine psichico.

Per impostare correttamente una terapia della dismenorrea è quindi opportuno stabilire alcuni criteri essenziali, piuttosto che elencare singoli schemi di cure. E questi criteri si possono sintetizzare nella ricerca dell'esistenza di eventuali cause organiche e loro trattamento, se esse hanno un reale significato clinico. In seconda istanza, per cause organiche non chiaramente accertate o  di dubbio significato, il trattaemnto specifico potrà essere tenuto di riserva e fatto precedere  da una opportuna terapia psichica o dalla somministrazione di un placebo.

Inoltre, fare riscorso a terapie con analgesici , spasmolitici o sedativi, ma soltanto come a presidi intermedia di cura e non come ipotesi terapeutica definitiva.

Altro trattamento vede l'ovarostatico estroprogestinico; ovvero un trattamento tale da mettere le ovaie a riposo, quindi bloccare la maturazione follicolare., da utilizzare ad esempio nella dose di 10 o 20 mg dal 5° al 25° giorno del ciclo, specie se la dismenorrea è associata a flussi abbondanti. La terapia chirurgica, che andava dalla resezione dei legamenti utero-sacrali alla neurectomia presacrale, è  oggi, del tutto abbandonata.

 
 
 

 
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