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Di tutto un pò

Musica, parole e colori... un viaggio alla scoperta della mia vita.

 

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IL LATO OSCURO DELLA LUNA

Post n°207 pubblicato il 17 Marzo 2015 da digirita70

Non c’è nessun lato oscuro della luna

Di fatto è tutta scura

L’unica cosa che la fa sembrare luminosa

è il sole»

E’ una voce impercettibile,

che viene da lontano, ennesima trovata

(o diavoleria)

disseminata lungo tutto un capolavoro.

Sì, è la frase pronunciata

dal portinaio dei celeberrimi

studi londinesi di

Abbey Road che chiude

The Dark Side Of The Moon

dei Pink Floyd, la loro summa

teorico-musicale,

il punto più alto di

una leggendaria carriera,

la musica classica che veleggia verso il rock.

Ebbene, DarkSide compie 42 anni,

pubblicato negli Stati Uniti il 1 marzo 1973

(ma la data è controversa:c’è chi dice il 10,

chi il 17)


WE  ARE ONLY ORDINARY MEN - Ecco,

la saggezzaantica del portinaio che chiosa

l’album

e in qualche modo ne

contraddice il nucleo ideologico

(o forse ne allarga gli orizzonti)

il lato oscuro della luna ovvero

l’alienazione

che è in noi diventa «siamo tutti

potenzialmente matti»

-è lì a

dimostrare

la grandezza di The Dark Side.

E non basta dire che è rimasto in

classifica

per oltre 15 anni in America né che

sia stato fonte d’ispirazione per

generazioni

di musicisti a venire.

The Dark Side è un manifesto

della decadenza della civiltà

occidentale,

anticipatore di temi e verità

non solo meramente sonore:

gli imperativi del consumismo;

il terrore della pazzia;

la guerra,

come disvalore assoluto;

la finitezza umana di fronte

all’arroganza dei poteri

(we are only ordinary men).

TRIBUTO AL CAPPELLAIO MATTO

-Ma Dark Side è anche un tributo

dei quattro

al grande iniziatore

dell’avventura

floydiana:

the madcap,

il geniale cappellaio matto

Syd Barrett,

corroso dalla follia,

inabile al lavoro già

da diversi anni in quel 1973,

eppure convitato di pietra

in tutto il disco.

Disco che appunto,

alla maniera della classica,

si ascolta tutto di filato per

i fatidici

42 minuti e 57 secondi.

Come un’opera sinfonica,

con tanto di leitmotiv

ricorrente.

E che non rinuncia però

all’estrema

modernità dell’elettronica,

sintetizzatori a profusione

con la regia, alle macchine,

del grande Alan Parsons.

Dimostrando

ancor oggi una freschezza

ben più giovanile dei suoi

quarantadue anni.


PICCO POPOLARE ESPAZIALE

Dark Side è perciò la terra di mezzo

e quindi il picco dei Pink Floyd:

lo sperimentalismo rivoluzionario

degli swinging sixties

che trova la sua sintesi popolare

e spaziale.

E nulla sarà più come

prima nemmeno per la band,

con Waters

che si ammalerà di lirico

gigantismo,

pensando di essere lui solo,

i Floyd, e perciò rompendo

con tutti i compagni.

Ma questa è un’altra storia.

E, dunque, poiché siamo

partiti dalla fine,

chiudiamo con l’inizio:

«Breathe breathe in the air,

don’t be afraid to care»,

cioè «respira, respira nell’aria,

non aver paura di amare».

Già, con l’ouverture di

Speak ToMe/Breathe

si apre l’album,

ma potrebbe esserne

anche il congedo.

Perché,amare, alla fine,

è quel che conta..

....felice serata Rita

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