L'art.8 dovrebbe essere l'articolo sulla libertà di culto. Recita il comma I: "tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge". Affermazione di principio, sulla cui opportunità nessuno potrebbe seriamente controbattere; non con concreta serietà di argomenti, almeno. ...anche se: beh, l'abbiamo detto; già il fatto che la Chiesa cattolica abbia un art.7 a parte, dà da pensare. Ed allora giù, fiumi di giurisprudenza costituzionale, a motivare e razionalizzare questa contraddizione. Che, vorrebbe rassicurarci alla fine una buona parte degli esperti, è più apparente che reale. Diversità di trattamento, per situazioni diverse, non significa disuguaglianza incostituzionale. E la libertà degli altri culti non è comunque in discussione. Robe così, insomma. Di fatto, per anni ed anni le altre religioni hanno scontato, in Italia, la tirannia del numero. C'è stato poco stimolo a regolare ed a garantire diritti effettivi, perché ce n'erano pochi che, scegliendo di professare una religione, optassero per qualcosa di diverso dalla religione cattolica.Ora, con l'intensificarsi progressivo dei fenomeni migratori, qualcosa potrebbe cambiare. E infatti i nodi stanno già venendo al pettine. Cibi nelle mense, crocifissi nelle scuole.Eppure in Italia, lo Stato che ha creato il Vaticano, questi sintomi vengono inseriti più in una battaglia di civiltà, che in un confronto di fedi e culti. Che venga mantenuta la materiale preminenza del Cattolcesimo non interessa a nessuno, o comunque in molti riconoscono che non ha senso. E' l'introduzione di nuove abitudini, diverse rispetto a quelle del costume italico, che scalda gli animi. In sostanza, l'impressione è che l'uguale libertà dei culti interessi quattro gatti. O giù di lì.
Cibo per gatti?
L'art.8 dovrebbe essere l'articolo sulla libertà di culto. Recita il comma I: "tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge". Affermazione di principio, sulla cui opportunità nessuno potrebbe seriamente controbattere; non con concreta serietà di argomenti, almeno. ...anche se: beh, l'abbiamo detto; già il fatto che la Chiesa cattolica abbia un art.7 a parte, dà da pensare. Ed allora giù, fiumi di giurisprudenza costituzionale, a motivare e razionalizzare questa contraddizione. Che, vorrebbe rassicurarci alla fine una buona parte degli esperti, è più apparente che reale. Diversità di trattamento, per situazioni diverse, non significa disuguaglianza incostituzionale. E la libertà degli altri culti non è comunque in discussione. Robe così, insomma. Di fatto, per anni ed anni le altre religioni hanno scontato, in Italia, la tirannia del numero. C'è stato poco stimolo a regolare ed a garantire diritti effettivi, perché ce n'erano pochi che, scegliendo di professare una religione, optassero per qualcosa di diverso dalla religione cattolica.Ora, con l'intensificarsi progressivo dei fenomeni migratori, qualcosa potrebbe cambiare. E infatti i nodi stanno già venendo al pettine. Cibi nelle mense, crocifissi nelle scuole.Eppure in Italia, lo Stato che ha creato il Vaticano, questi sintomi vengono inseriti più in una battaglia di civiltà, che in un confronto di fedi e culti. Che venga mantenuta la materiale preminenza del Cattolcesimo non interessa a nessuno, o comunque in molti riconoscono che non ha senso. E' l'introduzione di nuove abitudini, diverse rispetto a quelle del costume italico, che scalda gli animi. In sostanza, l'impressione è che l'uguale libertà dei culti interessi quattro gatti. O giù di lì.