“L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.Ecco. L’art.11 della Costituzione è un tutt’uno; ed è pure l’11 che sta nel mio nickname. Molto bello, molto suggestivo: forse una delle disposizioni di maggiore impatto emotivo, in tutta la Carta fondamentale. Condanna della guerra, promessa di cooperazione……Sì, sì, come no. Ma non dimentichiamo che questo articolo enuncia, prima di tutto, uno stato di fatto; per poi formalizzare una necessità.“L’Italia ripudia la guerra”…e vorrei vedere. Uno Stato che non avrebbe mai dovuto impelagarsi neppure nel secondo conflitto mondiale, che dimostrò, fin dall’inizio delle ostilità, la sua sostanziale insufficienza bellica, di certo non avrebbe potuto imbarcarsi in altri conflitti. Non dopo un armistizio che ebbe molto il carattere di resa; non dopo una guerra civile che aveva lasciato la popolazione stremata, materialmente o moralmente; non dopo la consensuale occupazione, del territorio italiano, da parte degli Stati Uniti, per le loro installazioni militari.No, al momento della stesura della Costituzione, non avevamo molta scelta. Quanto alla cooperazione…l’Italia del 47’ era laboratorio politico-istituzionale, fucina di una forma di stato e di governo mai sperimentata prima, nel nostro paese; e, allo stesso tempo, secondo i blocchi voluti da più alti ed esterni poteri, terra di confine. Restare isolati pareva un suicidio; e comunque gli Italiani, di se stessi e dei loro connazionali, non si sono mai fidati molto. La necessità, quindi. Meglio, molto meglio confidare in qualcun altro: purché fosse lontano, istituzionale, straniero.
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“L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.Ecco. L’art.11 della Costituzione è un tutt’uno; ed è pure l’11 che sta nel mio nickname. Molto bello, molto suggestivo: forse una delle disposizioni di maggiore impatto emotivo, in tutta la Carta fondamentale. Condanna della guerra, promessa di cooperazione……Sì, sì, come no. Ma non dimentichiamo che questo articolo enuncia, prima di tutto, uno stato di fatto; per poi formalizzare una necessità.“L’Italia ripudia la guerra”…e vorrei vedere. Uno Stato che non avrebbe mai dovuto impelagarsi neppure nel secondo conflitto mondiale, che dimostrò, fin dall’inizio delle ostilità, la sua sostanziale insufficienza bellica, di certo non avrebbe potuto imbarcarsi in altri conflitti. Non dopo un armistizio che ebbe molto il carattere di resa; non dopo una guerra civile che aveva lasciato la popolazione stremata, materialmente o moralmente; non dopo la consensuale occupazione, del territorio italiano, da parte degli Stati Uniti, per le loro installazioni militari.No, al momento della stesura della Costituzione, non avevamo molta scelta. Quanto alla cooperazione…l’Italia del 47’ era laboratorio politico-istituzionale, fucina di una forma di stato e di governo mai sperimentata prima, nel nostro paese; e, allo stesso tempo, secondo i blocchi voluti da più alti ed esterni poteri, terra di confine. Restare isolati pareva un suicidio; e comunque gli Italiani, di se stessi e dei loro connazionali, non si sono mai fidati molto. La necessità, quindi. Meglio, molto meglio confidare in qualcun altro: purché fosse lontano, istituzionale, straniero.