il dolce stile

mille e una notte


Mille e una notte, son tante senza nessuna Shahrazàd  che dica che la vita è una favola, che  per lei sei il suo sultano, il suo sceicco, il suo gran visir,  il suo mercante o semplicemente il suo fornaio. Mordo le ore come un vampiro, succhiando ai minuti il sangue. Zoppico tra un blog e un altro, saltanto anche nel modulo facebook. Tanti gli amici  in vetrina, provo a chiamarne qualcuno, ma nessuno risponde. Nessuno vuole parlare. Tante finestre aperte, eppure sembrano  chiusi in gabbia con i soliti standard.  Assaporo per un istante questo mondo virtuale in 3d con l'illusione di appartermi, nella realtà dei fatti però  rimango a chiacchierare con me stessio. Smetto di scrivere per un attimo, appoggio i gomiti sulla scrivania, e le mani sotto il mento. Immergo la penna nel calamaio dei miei pensieri e dopo aver osservato il monitor, la stanza silenziosa in penombra e i gattini dormire, riprendo a scrivere. Le guardo sfilare via lente, queste notti nere e bianche allo stesso tempo. Nessun concerto, nessun negozio aperto che fa festa, solo silenzio e insonnia. Galoppo ancora come un cavallo selvatico sul bagnosciuga di una solitaria spiaggia in cerca di un mare dove spaziare. Cerco la mia prateria vergine dove stendermi e riposare. Assaporo per un istante le cose attaccate al cuore che mi porto dietro da sempre, i miei ricordi. Vicini e lontani allo stesso tempo. Ripenso al mio paese, a quel buco col culo floscio seduto sulla collina in provincia di Agrigento. Credevo non avesse niente da darmi quando lo lasciai per un futuro altrove, per uno straccio di lavoro. Credevo la gente non avesse nessun valore, offrivano solo il loro tempo, i loro sorrisi, le esperienze, la loro cortesia e le loro chiacchiere. Niente pensavo, contava avere  un lavoro, questo era più importante. Il treno parcheggiato in un binario silenzioso delle cinque di mattina, uno spago immaginario che chiudeva la mia valigia e un bel giorno per lasciarsi tutto alle spalle. Cominciò così il mio viaggio, con l'illusione che altrove si potesse avere qualcosa. A distanze di molti anni ho capito che il benessere chiede in cambio molte volte un grosso pegno e non tutto quello che si vede e si ha tra le mani è e rimane un giardino fiorito.