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Gloriosa spazzatura

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The Bothy Band, "The Kesh Jig"

Post n°68 pubblicato il 04 Settembre 2011 da fattodiniente

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I posti cambiano, come le persone. Lo so, l'ho sempre saputo. Solo che delle volte si fa finta di no, per pigrizia, per superficialità, ma anche - ma soprattutto, per affetto. Un posto, come una persona, conserva di te ricordi, desideri, modi d'essere: ciò che eri, ciò che vorresti essere, ciò che non potrai essere più. È così. 

Sono tornato in Irlanda, dopo ventitre anni. Una eternità, a pensarci. Solo che nel frattempo molte delle cose che per me l'Irlanda significava, non sono cambiate, e dunque perché sarebbe dovuta cambiare l'Irlanda?
E neanche a dire che non lo sapevo: ne avevo giusto scritto, con le parole di Roddy Doyle, qualche tempo fa. Ma non avevo dato peso alla cosa. Pensavo ad epifenomeni, manifestazioni superficiali di una realtà immutata perché immutabile: l'Irlanda è l'Irlanda, e su questo non si discute.
Ma non è così.
Certo, magari gli irlandesi son rimasti rlandesi - in questo almeno non molto è cambiato, ma esperienze come andare alla Kylemore Abbey, e ritrovarsi in due, in una strada e in un ambiente semiselvaggio, e ritrovarci ventitre anni dopo un parcheggio da 500 posti, reception, guide turistiche e almeno un migliaio di persone, beh è una bella presa di coscienza. Come mio solito, ho abbordato un nativo (un posteggiatore, nel caso), chiedendogli quando fosse accaduto tutto ciò, e la sua risposta (un 8-10 anni fa...) mi ha fatto raccontare la mia esperienza precedente, e la sua risposta è stata illuminante: 'money money money!'
Eh già. Dopotutto, perché negare ai nativi i benefici economici del turismo di massa? Quando visitai il paese per la prima volta, le presenze turistiche erano all'incirca un milione all'anno: adesso stanno sui dieci milioni. E probabilmente, l'Irlanda che conobbi era già un'altra cosa rispetto ad una decina d'anni prima.

Che poi questo abbia significato stravolgere queli che erano dopotutto tranquilli  paesini come Killarney, facendone una specie di Disneyland, immagino significhi qualcosa solo per qualcuno dei suoi abitanti. Ma di nuovo, il non riconoscere più il luogo, fino a perdervi le coordinate, il non ritrovare più edifici e posti che custodivo gelosamente nellla memoria e nell'affetto, è una esperienza che avrei volentieri evitato, e che certo avrei fatto meglio a non fare.
Un po' come scoprire che il tuo primo amore di ragazzetto si è nel frattempo sposato e ha fatto dei figli e magari di te ha solo un vago ricordo, nemmeno troppo positivo. Che bisogno c'è di saperlo? E cosa resta di te - di ciò che pensi di essere, di ciò che pensi di esser rimasto - dopo una esperienza così? Nel migliore dei casi, ti rendi conto d'esser invecchiato, e che comunque il tuo mondo - i tuoi valori, il tuo immaginario, i tuoi desideri e aspirazioni, il tuo modo di vedere le cose - semplicemente non esiste più.

Ciascuno di noi ha (credo) un suo posto mitico, una sua Avalon in cui - presto o tardi - tornerà ad approdare. Ciascuno di noi ha (penso) un suo luogo sicuro, che è anche la proiezione delle sue aspettative, un posto in cui il mondo è come deve essere, e sarà così per sempre, perché rappresenta, sintetizza, ciò che nel nostro intimo, nella nostra essenza, siamo e saremo per sempre.
Beh, il mio se l'è portato via il tempo, lo sviluppo, il progresso, o che altro accidente è stato, che importanza ha?

E allora, ripercorre quelle strade - che quelle ormai non sono più - cambiate pure quelle - con la colonna sonora di vent'anni prima, come questo strepitoso brano della Bothy Band, che già allora era l'eco di un mondo di dieci anni prima, è risultato alla fine di una malinconia assoluta.
Non più la malinconia di un mondo che si rivelava come era immaginato nel desiderio, ed era malinconia perché era un mondo che MATERIALMENTE non poteva appartenermi quanto mi apparteneva SENTIMENTALMENTE; al suo posto, la malinconia di qualcosa che mi è appartenuto per un breve attimo - un mese di ventritre anni fa, e non potrà appartenermi più, perché scomparso. Molto celtico, niente da dire.
E quel che resta, sono solo i ricordi custoditi gelosamente per ventitre anni, e ora scolorati, sino a che non svaniranno del tutto. 

Mundus senescit. Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemos.

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