A Mare 2008

Un canto di lode al mare


Vivere a bordo, la barca protagonista, spaziare dalle difficoltà burocratiche del rinunciare ad un domicilio “normale” sulla terra ferma (incredibile non esiste una legge), agli incontri in porto, amicizie improvvise e indimenticabili con persone che con tutta probabilità mai più si rincontreranno ma che un’esperienza condivisa rende intime, anche se solo per il tempo di gustare un aperitivo, e poi ricordi di spettacoli di natura incredibili.Le onde del mare e il vento di cui è giusto aver paura perché la paura è la consapevolezza dei propri limiti; l’emozione della barca che parte e il piacevole brivido che ne consegue; le albe in cui il sole sorge come una “nuova vita che viene al mondo” e la luna, scudo d’argento, che ricorda un guerriero che parte per donare a chi deve ricevere.Non ci si annoia in mare, i sensi sono sempre vigili, non ci si può distrarre. Si raggiunge una calma interiore, un equilibrio, una concentrazione su ciò che è importante, che a terra è impossibile, non ci sono tutte le cose superflue che caratterizzano la vita sulla terra ferma e i problemi comuni spariscono per fare spazio ad altri ma, diversi.Ma soprattutto vivere sul mare vuol dire scoprire la libertà, “libertà di sognare tutte le vite possibili e impossibili, sognare anche che la vita a terra possa essere appagante quanto a bordo di una barca senza destinazione e con tutto il tempo davanti a sé”. Scoprire le coste più insidiose, le cale, i ridossi, la gente, come scegliere le cose che realmente ci servono per vivere, quelle da portarsi dietro basta veramente poco e l’incredibile felicità di ormeggiare in un porto nuovo dopo una lunga traversata, di avere vinto ancora una volta su noi stessi, esercitando le virtù che si imparano in mare, l’umiltà, la tenacia, la pazienza e la cooperazione.