venezia - l'Arsenale -

Post n°16 pubblicato il 07 Marzo 2009 da dogebarnaba
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L'Arsenale di Venezia costituisce una parte molto estesa della città insulare e fu il cuore dell'industria navale veneziana a partire dal XII secolo. È legato al periodo più florido della vita della Serenissima: grazie alle imponenti navi qui costruite, Venezia riuscì a contrastare i Turchi nel Mar Egeo ed a conquistare le rotte del nord Europa.

L'Arsenale di Venezia si può considerare la prima fabbrica al mondo, dato che rappresenta l'esempio più importante di grande complesso produttivo a struttura accentrata dell'economia preindustriale. La superficie si estendeva su un'area di 46 ettari, mentre il numero di lavoratori (gli Arsenalotti) raggiungeva, nei periodi di piena attività produttiva, la quota media giornaliera di 1500-2000 unità (con un picco di 4500-5000 iscritti al Libro delle maestranze), cioè dal 2% fino al 5% dell'intera popolazione cittadina dell'epoca (circa 100.000 abitanti).

È attualmente utilizzato solo in piccola parte, come una delle sedi espositive della Biennale di Venezia, per alcune attività di piccola cantieristica ed altre.

 
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Venezia - Omaggio alRedentore -

Post n°15 pubblicato il 07 Marzo 2009 da dogebarnaba
Foto di dogebarnaba

La Festa del Redentore ricorda ogni anno ai Veneziani e al mondo il flagello che verso la fine del 1500 colpì l'intera Europa: la peste!. Dal 1575 al 1577 il morbo portò alla morte molte migliaia di persone di tutti i ceti sociali; gli storici parlano, nella sola Venezia, di oltre 50.000 vittime in meno di 2 anni, tra cui forse la più illustre fu il pittore Tiziano Vecellio morto nel 1576 quasi centenario. Il contagio era arrivato in città quasi certamente con le navi che giungevano dall'Oriente dove la Serenissima aveva ancora il predominio dei traffici commerciali.

All'epoca le pestilenze erano considerate un male sacro, una sorta di punizione divina, fu così che il 21 settembre del 1576 il Senato Veneziano approvò la proposta del Doge Alvise Mocenigo di fare un voto solenne per invocare la fine della pestilenza e la salvezza della città. Sarebbe stato costruito un tempio "che i successori anderanno solennemente a visitare . . . a perpetua memoria del beneficio ricevuto". Fu deciso, dopo inevitabili ed interminabili discussioni, che il Tempio dedicato al Cristo Redentore sarebbe stato costruito sull'isola della Giudecca dove sorgeva la chiesetta di S.Maria degli Angeli; il 3 maggio del 1577 con funzione solenne fu posta la prima pietra del nuovo Tempio.

La terza domenica di luglio dello stesso anno il Doge Sebastiano Venier proclamò finalmente la Serenissima libera dal contagio pestilenziale. In pochi giorni fu costruita una chiesa provvisoria in legno per celebrare la fine della peste e fu realizzato un ponte di barche per collegare la Giudecca con la riva opposta affinchè il corteo guidato dal Doge potesse raggiungere la chiesa per le solenni funzioni di ringraziamento.

 
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venezia - il Doge -

Post n°14 pubblicato il 07 Marzo 2009 da dogebarnaba
Foto di dogebarnaba

La carica di doge era ambita per il valore simbolico che donava alle famiglie aristocratiche; lo sfarzo e la pompa che circondavano le cerimonie dogali rendevano la funzione ambita da tutti coloro che aspiravano ad essere qualcosa di più che dei semplici nobili, ma i dogi stessi dovevano contribuire pesantemente al loro mantenimento, ed era quindi una carica molto costosa e di fatto appannaggio della aristocrazia ricca (vi erano infatti anche una aristocrazia povera e una poverissima).

A seconda dei tempi e delle situazioni il doge agiva da condottiero o da supremo notaio. Per cui, tralasciando la grande varietà di situazioni, si può solo dire che sempre all'interno dell'ordinamento politico vi erano una serie di disposizioni che limitavano pesantemente le prerogative del doge e perfino la sua stessa vita quotidiana: la funzione del doge era principalmente quella di rappresentante ufficiale di Venezia nelle cerimonie pubbliche e nelle relazioni diplomatiche con gli altri stati e di mostrarne la regalità pur senza regnare. L'unico potere effettivo che non fu mai sottratto al doge fu quello di poter comandare la flotta e guidare l'armata in tempo di guerra. Per il resto egli si limitava a sedere a capo della Serenissima Signoria e presiedere con essa a tutti i consigli della Repubblica, nei quali però il suo voto non aveva più valore di quello di qualunque altro membro.

 
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venezia - san marcuola - casinò

Post n°13 pubblicato il 05 Marzo 2009 da dogebarnaba
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Casino di Venezia - Palazzo Ca Vendramin CalergiCa’ Vendramin Calergi è costituita da un pianterreno, con accesso acqueo dal Canal Grande, dal piano nobile, caratterizzato da un ampio salone centrale e da tre sale minori decorate secondo lo stile rinascimentale e il gusto dei proprietari che si sono succeduti nella gestione del palazzo. Sul Canal Grande si affaccia uno dei rari giardini con vista e con accesso diretto sulla principale via d’acqua veneziana

 
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VENEZIA - CARCERI PALAZZO DUCALE -

Post n°12 pubblicato il 05 Marzo 2009 da dogebarnaba
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- Prigioni: Palazzo Ducale -

Le prigioni di Venezia si trovavano all'interno di Palazzo Ducale. Le più inospitali erano collocate al piano terreno, in quelli che venivano chiamati i Pozzi, ed erano diciotto celle rivestite in legno, buie e comunicanti solo con tetri corridoi. Qui le condizioni di vita erano davvero terribili: sotto le tavole di legno si annidavano insetti di ogni tipo, il cibo era scarso e immangiabile, l’aria irrespirabile, gli ambienti sovraffollati.

Nei locali sottotetto erano ospitati, invece, i famosi Piombi. Devono il loro nome alle lastre di piombo che rivestivano i tetti, rendendo queste stanze caldissime d’estate e gelide d’inverno. In genere erano destinate ai carcerati più altolocati o ai detenuti in attesa di giudizio.

L'ospite più illustre dei Piombi è stato Giacomo Casanova, finito in carcere per una lunga sfilza di reati e protagonista della più celebre e rocambolesca delle fughe: salito si tetti, Casanova riuscì a scivolare lungo una grondaia, a infilarsi all’interno del Palazzo e a farsi aprire, per fuggire poi tranquillamente, a bordo di una gondola. Non prima, secondo una leggenda, di concedersi un caffè in piazza San Marco.

Le Prigioni Nuove, invece, si trovavano oltre il Rio di Palazzo, e ad esse si accedeva tramite il famoso Ponte dei Sospiri.

 
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