Creato da gumina.consulenze il 18/03/2011

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Cgil: 400mila in cassa integrazione

Post n°2 pubblicato il 18 Marzo 2011 da gumina.consulenze

Le elaborazioni delle rilevazioni Inps da parte dell'Osservatorio cassa integrazione del dipartimento Settori produttivi della Cgil nazionale rivela che i lavoratori in Cig hanno toccato quota 400 mila

 

 

A gennaio sembrava che le cose andassero un po’ meglio, infatti c’era stato un calo appena accennato nell’utilizzo della cassa integrazione. Purtroppo gli ultimi dati confermano che non si trattava di un’inversione di tendenza. Le cifre dicono che le aziende italiane hanno ripreso a ricorrere a questo strumento e i lavoratori in Cig hanno toccato quota 400mila. Lo rivelano le elaborazioni delle rilevazioni Inps da parte dell'Osservatorio cassa integrazione del dipartimento Settori produttivi della Cgil nazionale. In termini di soldi i lavoratori sottoposti al provvedimento hanno già perso poco più di 500 milioni di euro, pari a 1.258 euro netti in meno in busta paga, nei primi due mesi dell'anno. Un danno enorme per tutta l'economia, che non vede reinvestiti i soldi che i lavoratori guadagnano in meno.

Il rapporto sulla cassa integrazione è rilanciato in vista dello sciopero generale del 6 maggio incentrato sui temi del fisco e del lavoro. "Archiviati i primi segnali di ripresa, evidentemente non rappresentativi di una inversione di tendenza, occorre urgentemente far ripartire il volano della crescita", commenta il segretario confederale Vincenzo Scudiere, rilanciando le proposte del sindacato: "Servono interventi sui redditi da lavoro e da pensione, così come è necessario far uscire dalla crisi le migliaia di aziende in cig straordinaria e le centinaia che si trovano in amministrazione straordinaria, perché non vi siano licenziamenti".

Rispetto a febbraio 2010 - evidenzia il rapporto - crescono le aziende che ricorrono al fallimento con un +51,92%, mentre si stabilizzano quelle che richiedono decreti di cig straordinaria per crisi industriale. Sono queste le ragioni che spingono il maggiore sindacato dei lavoratori a scendere in piazza.

 

 
 
 

Economia

Post n°1 pubblicato il 18 Marzo 2011 da gumina.consulenze

18/03/2011 - LA CRISI
Consumi fermi, Confcommercio:
"Per ogni italiano 570 euro in meno"«Una malattia da cui guarire»

I consumi sono al palo. Ogni italiano a causa della crisi ha 570 euro in meno da spendere l'anno e per arrivare ai livelli pre-crisi, del 2007, probabilmente non basterà aspettare neppure fino al 2014. Praticamente i consumi sono fermi dal 2000. Questo il quadro tracciato dalla Confcommercio, nell'indagine "La centralità dei consumi per il rilancio dell'economia italiana".

"Considerando per il futuro una crescita della spesa reale pro capite superiore ai tassi sperimentati nel periodo pre-crisi, alla fine del 2014 non avremo recuperato completamente neppure i livelli di inizio 2007", ha rilevato la Confcommercio. "I consumi reali", a partire dagli anni 2000, "non progrediscono più. Ciascun italiano dispone oggi per i consumi, a parità di potere d'acquisto, mediamente di 570 euro all'anno in meno rispetto al primo trimestre del 2007: questa è la perdita che abbiamo subito rispetto al periodo pre-crisi". Secondo Confcommercio si tratta di "una malattia" dalla quale l'Italia deve guarire per l'effetto a catena che ha sulla crescita economica. Secondo il direttore del Centro studi di Confcommercio, Mariano Bella, "oltre al naturale riflesso negativo in termini di benessere e tenore di vita, questo fenomeno ha un effetto bloccante sulla crescita economica, cioè del prodotto interno lordo".

L'effetto è una "stagnazione del reddito" e un ulteriore appiattimento dinamica dei consumi. "E' un circolo vizioso dal quale dobbiamo uscire", ha ammonito l'associazione dei commercianti. Il nostro futuro prossimo è complicato. È necessario spingere l'acceleratore sui consumi per far crescere il Pil visto che gli spazi di manovra sono limitati e l'Italia non può alzare la pressione fiscale ma solo ridurre le spese, ha spiegato .

"Se manca lo stimolo proveniente dalla domanda interna - ha sottolineato l'indagine di Confcommercio - e in particolare dai consumi, le imprese non investiranno a sufficienza e non domanderanno nuovi lavoratori da impiegare nei processi produttivi. La domanda estera, quindi, seppure molto importante, non basta affatto". Le imprese hanno necessità di sentire le tensioni di domanda provenienti dal mercato interno. "Forse dobbiamo fare maggiore affidamento su noi stessi, se vogliamo crescere di più", ha concluso la Confcommercio.

 
 
 

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