LUCIDAFOLLIA

Post N° 25


Il mio cielo l’ho chiamato dolore e mia madre l’ho chiamata vento Ho giocato con un alfabeto che è fuoco stranamente servile a tutto quello che è fuga Quello che è dovere l’ho chiamato mercato! La vostra sicurezza è solo una velleità Virtuale irrealtà reale di nefandezza. Vestito di arcobaleno e ricordo ho toccato un cielo già consunto Dalla mia vita che gioco nel suono e nel tempo Di note dissonanti e vie fuori dal temporale,ho Avuto solo corse e rincorse sul vuoto e qualche prigione da dove gridare bruciando tutto il senso che non ho mai trovato. Massimo 13/03/2004 Perché bevo? Così posso scrivere poesie. Talvolta quando si è a fine corsa e ogni bruttura recede in un sonno profondo c'è come un risveglio e ogni cosa rimasta è reale. Per quanto devastato è il corpo lo spirito cresce in energia. Perdona a me Padre poiché io so quello che faccio. Io voglio ascoltare l'ultima Poesia dell'ultimo Poeta.