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RAPPORTO ISTAT


(12 ottobre 2006) La povertà relativa in Italia nel 2005.Nel 2005 le famiglie in condizione di povertà relativa sono 2 milioni 585 mila, pari all’11,1% delle famiglie residenti in Italia. Si tratta complessivamente di 7 milioni 577 mila individui, il 13,1% dell’intera popolazione. Questi e altri dati nel nuovo Rapporto Annuale Istat.
La povertà relativa in Italia nel 2005 12 ottobre 2006Istat Testo integraleLeggi l'articolo con i dati del rapporto dell'anno scorsoL'Istat ieri ha diffuso i dati sulla povertà relativa delle famiglie italiane nel 2005.Nel 2005 le famiglie in condizione di povertà relativa sono 2 milioni 585 mila, pari all’11,1% delle famiglie residenti in Italia. Si tratta complessivamente di 7 milioni 577 mila individui, il 13,1% dell’intera popolazione.La stima dell’incidenza della povertà relativa viene calcolata sulla base di una soglia convenzionale (linea di povertà) che individua il valore di spesa per consumi al di sotto del quale una famiglia viene definita povera in termini relativi.La spesa media mensile per persona rappresenta la soglia di povertà per una famiglia di due componenti e corrisponde, nel 2005, a 936,58 euro al mese (+1,8% rispetto alla linea del 2004). Le famiglie composte da due persone che hanno una spesa media mensile pari o inferiore a tale valore vengono quindi classificate come povere. Per famiglie di ampiezza diversa il valore della linea si ottiene applicando una opportuna scala di equivalenza che tiene conto delle economie di scala realizzabili all’aumentare del numero di componenti.La soglia di povertà relativa è calcolata sulla base della spesa familiare rilevata dall’indagine annuale sui consumi (cfr. Statistica in breve “I consumi delle famiglie Anno 2005” del 28 luglio 2006). Quest’ultima viene condotta su un campione di circa 28 mila famiglie estratte casualmente in modo da rappresentare il totale della famiglie residenti in Italia. Per la valutazione delle stime è quindi opportuno tener conto dell’errore che si commette osservando solo una parte della popolazione (errore campionario), costruendo un intervallo di confidenza intorno alla stima puntuale ottenuta dal campione. Tali considerazioni sono fondamentali nella valutazione dei confronti spazio-temporali; limitate differenze tra le percentuali osservate possono non essere statisticamente significative in quanto attribuibili proprio alla natura campionaria dell’indagine.A livello territoriale non si osservano variazioni statisticamente significative fra il 2004 e il 2005, mentre la povertà si riduce fra le famiglie con anziani, in particolare tra gli anziani soli o in coppia, tra le famiglie con persona di riferimento ultrasessantacinquenne, tra quelle con a capo un ritirato dal lavoro o una persona con basso titolo di studio.Peggiora invece la condizione delle famiglie più ampie, in particolare quelle con membri aggregati residenti nel Mezzogiorno, delle famiglie con un elevato numero di componenti residenti nel Centro e di quelle settentrionali con persona di riferimento giovane o lavoratore dipendente. Nel 2005 la stima dell’incidenza di povertà relativa (la percentuale di famiglie povere) è risultata pari all’11,1%. Il valore che si otterrebbe osservando l’intera popolazione è compreso, con una probabilità del 95%, tra 10,6% e 11,6%.www.istat.it