DALL'ESPERIENZA DI PRE-MORTE ALL'ESISTENZA DELL'ANIMA? PARTE 1Il cardiologo olandese Pim Van Lommel afferma di avere trovato la prova scientifica dell'esistenza della vita dopo la
morte analizzando numerosi casi di “esperienze di pre-
morte” [indicate spesso con l’acronimo NDE, ovvero Near Death Experience]. L'esperienza classica è la visione di un tunnel con una luce bianca sul fondo, ma anche un senso di distacco dal corpo e l'incontro con parenti defunti.
Fra queste persone molte hanno provato l’esperienza della rivisitazione della propria vita passata (life review) ed alcuni di essi hanno avuto anche esperienze di distacco dal corpo con percezione del proprio corpo visto dall’esterno [indicate speso con l’acronimo OBE, ovvero Out of Body Experience]. I risultati del suo studio sono stati pubblicati nella prestigiosa rivista medica The Lancet nel dicembre 2001 col titolo "Un'indagine estensiva in Olanda sulle esperienze di pre-
morte in sopravvissuti ad arresti cardiaci" ["Near-death experiences in survivors of cardiac arrest: a prospective study in the Netherlands"].Da un articolo del 21-01-06 riprendo queste righeIl dottor Pim Van Lommel è stato talmente impressionato dalle storie riferite dai suoi pazienti che hanno avuto una NDE, che è divenuto il primo medico a rischiare la sua reputazione cercando una prova valida e sistematica del fenomeno.Van Lommel ha intervistato 344 pazienti cardiopatici nell’ospedale di Arnhem (Olanda) che sono rimasti “clinicamente morti” per cinque minuti o più, prima di “ritornare in vita”. Di questi cardiopatici 62, ovvero il 18 per cento, ha riferito di avere provato le esperienze tipiche delle NDE durante la
morte clinica, ciò dopo che (secondo le indicazioni dei monitor) avrebbero dovuto essere considerati deceduti. Circa la metà di loro erano stato consapevoli della propria
morte, e 15 avevano avuto esperienze fuori dal corpo (OBE) durante le quali erano consapevoli di tutte le complesse manovre mediche attuate su di loro. Un paziente fu in grado di riferire dove un’infermiera bionda aveva conservato la sua dentiera, che gli era stata rimossa durante le manovre rianimatorie, ovvero in una bacinella posta dall'altro lato della stanzaDopo questo famoso studio, pubblicato nel 2001 dalla prestigiosa rivista medica “The Lancet”, il Dr van Lommel ha abbandonato il suo lavoro di cardiologo per dedicare il suo tempo a favore della ricerca sulle NDE (…)Così dobbiamo concludere che le NDE della nostra indagine si sono verificate durante la perdita funzionale transitoria di tutte le funzioni della corteccia e del tronco cerebrale. È importante ricordare che esiste il ben documentato caso clinico di una paziente con una costante registrazione dell'EEG durante un'operazione di chirurgia cerebrale per la rimozione di un aneurisma cerebrale gigante alla base del cervello: la paziente fu operata con una temperatura corporea ridotta a 10-15 gradi, in stato di VF [fibrillazione ventricolare, una condizione che provoca il completo arresto cardiaco e l'interruzione dell'afflusso di sangue al cervello, con conseguente anossia acuta in tutto il cervello] e con una macchina cuore-polmone attiva, con tutto il sangue drenato dal cervello, con EEG piatto, con auricolari di stimolo in entrambe le orecchie, con le palbebre chiuse con nastro adesivo [pertanto non poteva né udire né vedere, anche inconsciamente, quanto stava accadendo intorno a lei]. Questa paziente ebbe una NDE con un'OBE, e tutti i dettagli che vide ed udì furono in seguito verificati.Il cliché della gente che rivede la propria vita al momento della
morte è sembrato essere vero per molti dei pazienti di Van Lommel, ma qualcuno ha anche visto eventi futuri. Uno di loro ha avuto la visione di se stesso in una nuova famiglia ed alcuni anni più tardi tale visione si é effettivamente realizzata. Che dopo la
morte siamo giudicati per tutte le nostre azioni passate non è vero, dice Van Lommel, pare piuttosto trattarsi di un’esperienza dove la persona può diventare più saggia. Quello che più importa al momento del 'life review' sono le intenzione poste dietro alle nostre azioni ed ai nostri pensieri, ed il modo in cui esse hanno inciso sugli altri. Una donna che aveva avuto una NDE si è scusata con una persona che aveva offeso 20 anni prima. (…)Come ha osservato Van Lommel, la
coscienza deve risiedere fuori dal cervello perché i pazienti possano rimanere consapevoli quando, almeno secondo l’EEG, dovrebbero essere morti. Il cervello potrebbe quindi essere soltanto una specie di trasmettitore/ricevitore per le informazioni, una conclusione che è stata raggiunta indipendentemente anche dall’Informatico Simon Berkovich congiuntamente al neurofisiologo Herms Romijn. Ecco una loro dichiarazione: "La
coscienza, la
coscienza che abbiamo durante le nostre attività quotidiane, riduce tutte le informazioni ricevute ad una verità singola che interpretiamo come ‘Realtà’. Durante le NDE, comunque, i pazienti non sono limitati dai loro corpi o dalla
coscienza, il che significa che vivono in molte realtà diverse" . (…)"Capisco ora che la
coscienza è la base della vita, e la nostra vita è fatta principalmente di compassione, empatia ed amore," conclude Van Lommel.La conclusione cui giunge il cardiologo olandese può non essere l’unica possibile, ed ognuno è libero di trarre le sue conclusioni da questo resoconto. Quando però certa “scienza ortodossa” critica le interpretazioni di Van Lommel si ha l’impressione che si voglia arrampicare sugli specchi. Nella sua rubrica "Lo scettico" su Scientific American del marzo 2003, Michael Shermer ha citato la ricerca di Van Lommel, asserendo che quello studio avrebbe addirittura dimostrato che
mente/
anima e cervello non possano separarsi.Riprendo adesso alcune delle considerazioni più importanti espresse da Van Lommel nella sua replica a Shermer. Tale replica si può leggere per intero al seguente link , traduzione italiana (a cura di Giuseppe De Pasquale) dell’articolo originale pubblicato su
http://www.nderf.org/La nostra indagine è stata condotta su 344 sopravvissuti ad arresti cardiaci per studiare la frequenza, la causa ed il contenuto delle loro NDE. Una NDE è la testimonianza delle impressioni vissute durante uno speciale stato di consapevolezza, che comprende elementi specifici come un'OBE (esperienza fuori dal corpo), sensazioni piacevoli, la visione di un tunnel, di una luce, di parenti defunti, ed eventualmente una revisione della propria vita. Nella nostra indagine 282 pazienti (82%) non conservavano alcun ricordo relativo al periodo di incoscienza, mentre 62 pazienti (18%) riferirono di aver avuto una NDE con tutti gli elementi "classici".Tra i due gruppi non c'era alcuna differenza in relazione alla durata dell'arresto cardiaco o dello stato di incoscienza, all'intubazione, al trattamento medico, alla paura di morire presente prima dell'arresto cardiaco, al sesso, alla religione, al livello di istruzione o a precedenti informazioni sulle NDE. Furono riportate con maggior frequenza NDE in persone di età inferiore ai 60 anni, con più di un ritorno in vita da una crisi cardiopolmonare [indicata anche con l'acronimo CPR, ovvero CardioPulmonary Resurrection] durante la degenza in ospedale e precedenti NDE. Pazienti con problemi di memoria conseguenti a CPR prolungate e complicate riportarono NDE con minor frequenza. (...)Vi sono diverse teorie che tentano di spiegare le cause ed il contenuto delle NDE. Una spiegazione è quella fisiologica, perla quale la NDE è sperimentata come risultato di una condizione di anossia (riduzione dell'ossigeno) nel cervello, possibilmente anche in concomitanza col rilascio di endorfine (endomorfine) o con una condizione di blocco dei recettori di NMDA [una sostanza chimica che funge da neurotrasmettitore].Nella nostra indagine tutti i pazienti ebbero un arresto cardiaco, erano clinicamente morti, in stato di incoscienza provocato da un insufficiente apporto di sangue al cervello a causa di inadeguata circolazione sanguigna, di insufficienza respiratoria o di entrambe. Se in tali condizioni la CPR non viene attivata entro 5-10 minuti il cervello subisce un danno irreparabile ed il paziente muore.Secondo la teoria fisiologica tutti i pazienti della nostra indagine avrebbero dovuto avere una NDE, poiché tutti erano clinicamente morti a causa di anossia del cervello provocata da insufficiente circolazione sanguigna, ma solo il 18% riferì di aver avuto una NDE.Un'altra spiegazione è quella psicologica: la NDE è causata dalla paura della
morte. Ma nella nostra indagine solo una minima percentuale di pazienti riferì di aver avuto paura della
morte nei secondi precedenti l'arresto cardiaco: tutto era accaduto così improvvisamente che non si erano neanche resi conto di cosa stava loro succedendo. Tuttavia il 18% ebbe una NDE. Anche il trattamento medico non fece alcuna differenza.Nell'arresto cardiaco l'anossia globale del cervello si instaura entro pochi secondi. La tempestiva ed adeguata CPR consente il recupero della perdita funzionale del cervello in quanto previene il definitivo danneggiamento delle cellule cerebrali, che ne causerebbe la
morte. Un'anossia di lunga durata, provocata da un'interruzione del flusso sanguigno al cervello per un periodo superiore a 5/10 minuti, causa un danno irreversibile e la
morte di un elevato numero di cellule del cervello. Questo evento viene definito
morte cerebrale, ed in tal caso la maggior parte dei pazienti muoiono definitivamente. (...)i pazienti che hanno avuto una NDE riferiscono di essersi trovati in uno stato di consapevolezza molto chiara nel quale le funzioni cognitive, le
emozioni, il senso di identità ed i ricordi fin dalla prima infanzia erano presenti, così come la percezione da una posizione esterna ed al di sopra del loro corpo "morto". Sulla base delle OBE che in alcuni casi sono state riferite e dunque hanno potuto essere verificate, come il caso della protesi dentaria riportato nella nostra indagine, sappiamo che le NDE hanno avuto luogo durante lo stato di incoscienza totale, e non durante i secondi iniziali o terminali di questo periodo.CONTINUA...