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Prime visioni: Next di Lee Tamahori


Tamahori poteva essere uno dei più bravi registi del mondo.Forse lo è, ma si sbriciola non appena scivola nel luogo comune dell'action movie, con tutte le prolissità di rito. E invece basta una sequenza per far emozionare. Come la prima: la fuga di Cage all'interno del casinò. Entusiasmante e perfetta come ripresa. Poi le solite confusioni con un testo di fantascienza intraducibile come quello di Dick. Il quale parla di presente, passato, futuro. E poi capiamo che è sempre profetico.Così c'è qualcosa che esalta. Per esempio l'esplosione atomica. Purtroppo è proprio l'arma nucleare il più temibile pericolo. Nessuno dice che lo Stato italiano sta per costruire formidabili aerei con armi atomiche? Non avete sentito che da molte parti si sussurra che il terrorismo può benissimo servirsi della tecnologia dell'atomo?Insomma Next, già nel titolo, indica questa prossimità inquietante con il futuro. E del futuro sono proprio inquietanti i soli due minuti che permetterebbero di cambiare completamente il nostro comportamento. Basterebbe, è forse un messaggio esplicito, pensare al nostro futuro più vicino, per migliorare di un po' il presente ed anche il futuro più lontano si gioverebbe di questa sana preveggenza.Come vedete in questo Next ci sono parecchi argomenti. E c'è anche, semplicemente, il corpo o meglio il volto ormai quasi effige di Cage. Che prima avevamo accusato di immobilità, ma adesso ci ha indicato lui stesso con i personaggi che ha interpretato di recente tutti un po' diversi, tutti carichi di una grande spiritualità, che la stessa ombra melanconica può significare una cosa e l'altra. Cage lascia a noi di scoprirla, vederla, ricercarla, una traccia di senso nel caos che attraversa in questo bel film. Tutto d'un fiato. Nel tempo aureo dei novanta minuti.