THE HITCHERdi Dave Meyers
Siamo di fronte ad un paio di remake che potrebbero dare ancora più senso al "capostipite" con l'indimenticabile Rutger Hauer. Però in questo caso il film scivola via senza la stessa tensione. Intendiamoci, di fronte all'escalation di horror e violenza cinematografica di questi anni e non solo cinematografica, un filmetto come questo non farà impressione ai più avvezzi del genere. Semmai è la componente femminile di Sofia Bush che poteva aggiungere qualcosa di più piccante. Come l'adesione al male da parte della splendida fanciulla. Passione perversa che infine ci sta tutta nella espressione enigmatica della Bush, che infatti non dice più una parola, ma quegli occhi, quello sguardo sembra essere sprofondato nelle tenebre, tanto che nell'epilogo dichiarerà apertamente il prevalente nichilismo. Anzi il fatto di essersi trasformata in creatura indifferente, priva di sensazioni, ma soltanto di pulsioni lucide che la spingeranno alla vendetta.Come horror vale di meno The Hitcher. Perché la percezione quasi soprannaturale del serial killer psicopatico rientra nell'ambito più tiepido e comune del gangster uso ad ogni tipo di intervento. Quindi più una specie di Rambo, una belva senza fronzoli mentali meno di un qualsiasi Hannibal Lecter. Del resto il male messo in scena negli ultimi anni è sempre più privo di una minima motivazione. La violenza è più affascinante nella sua gratuità. E gli spettatori golosi di questi spettacoli troveranno in questo nuovo capitolo dell'assassino on road pane per i loro denti.