Freud ha ragione, sopratutto se consideriamo il "mal d'amore" nella manifestazione di "dipendenza affettiva" e vedremo come essa presenta parecchie caratteristiche delle dipendenze in generale. La differenza sostanziale è che questa forma di dipendenza si sviluppa nei confronti di una persona e ciò la rende più subdola e difficile da combattere.Tengo a puntualizzare che ritengo normale che nel rapporto affettivo, sopratutto durante la fase dell'innamoramento, ci sia un certo grado di dipendenza, altrimenti non sarebbe neppure possibile godere dell'intimità e della profondità del rapporto stesso.Nella dipendenza affettiva, inteso, appunto, come forma patologica dell’amore, l’individuo non cura o pensa più a se stesso, ma tutto il suo corpo e tutta la sua mente sono per l’altro, per il suo benessere. I dipendenti affettivi, solitamente donne, nell’amore vedono la risoluzione dei propri problemi, la possibilità di colmare un vuoto che ha origini profonde: è il partner che le salva, che dà significato alla loro esistenza e quando non c’è, il soggetto sente di non esistere (DuPont, 1998). All’interno della dipendenza affettiva, l’individuo rimane bloccato in se stesso, diviene incapace di godere delle dinamiche profonde dell’amore e di vivere pienamente l’intimità con l’altro, come persona diversa dall’altro e spesso è incapace di sottrarsi da una relazione umiliante, autodistruttiva (Amaro et al., 1995). La paura dell’abbandono, della separazione, della solitudine, dei sensi di colpa, potrebbero portare il dipendente affettivo a negare i propri bisogni, a temere di mostrarsi per quello che realmente è, a rimanere intrappolato in una condizione simbolicamente identica a quella che, nel passato, ha ostacolato lo sviluppo e la crescita del vero sé.
Post N° 67
Freud ha ragione, sopratutto se consideriamo il "mal d'amore" nella manifestazione di "dipendenza affettiva" e vedremo come essa presenta parecchie caratteristiche delle dipendenze in generale. La differenza sostanziale è che questa forma di dipendenza si sviluppa nei confronti di una persona e ciò la rende più subdola e difficile da combattere.Tengo a puntualizzare che ritengo normale che nel rapporto affettivo, sopratutto durante la fase dell'innamoramento, ci sia un certo grado di dipendenza, altrimenti non sarebbe neppure possibile godere dell'intimità e della profondità del rapporto stesso.Nella dipendenza affettiva, inteso, appunto, come forma patologica dell’amore, l’individuo non cura o pensa più a se stesso, ma tutto il suo corpo e tutta la sua mente sono per l’altro, per il suo benessere. I dipendenti affettivi, solitamente donne, nell’amore vedono la risoluzione dei propri problemi, la possibilità di colmare un vuoto che ha origini profonde: è il partner che le salva, che dà significato alla loro esistenza e quando non c’è, il soggetto sente di non esistere (DuPont, 1998). All’interno della dipendenza affettiva, l’individuo rimane bloccato in se stesso, diviene incapace di godere delle dinamiche profonde dell’amore e di vivere pienamente l’intimità con l’altro, come persona diversa dall’altro e spesso è incapace di sottrarsi da una relazione umiliante, autodistruttiva (Amaro et al., 1995). La paura dell’abbandono, della separazione, della solitudine, dei sensi di colpa, potrebbero portare il dipendente affettivo a negare i propri bisogni, a temere di mostrarsi per quello che realmente è, a rimanere intrappolato in una condizione simbolicamente identica a quella che, nel passato, ha ostacolato lo sviluppo e la crescita del vero sé.