Erano le 23,30 chiamai il mio ragazzo e gli chiesi cosa avremmo fatto quella notte. Il suo lavoro lo portava in giro per l’Italia, il classico oggi qua domani là! Tornava sempre tardissimo e mi chiamava, io ovunque fossi in quel momento, lasciavo tutto e mi precipitavo da lui. Stavamo insieme fino alla mattina, facevamo colazione e poi ognuno al proprio lavoro. Io in uno studio grafico e lui in Radio. Quella sera ero davvero stanca, avevo solo voglia di dormire, così cercai di avvisarlo. Pazienza, mi sveglierà più tardi…spero di sentire il telefono pensai.Vivevo da sola da un anno, i miei si erano trasferiti a Bordighera…io e Rocco, il mio pastore tedesco. Andai a letto. Mi svegliò il suono del campanello, accesi la luce e guardai l’ora. Le 3,45…mezza in catalessi mi diressi alla porta e chiesi chi fosse, mi pareva strano che qualcuno fosse li dietro, prima avrei dovuto aprire il cancello e il portone. Pensai che fosse la vicina anziana che non stava bene…ma dall’altra parte una voce mi rispose: “ Polizia apra la porta”!!!Guardai dallo spioncino e pensando di sognare ancora vidi…. cinque uomini con il giubbotto anti proiettile e il mitra spianato, alti e grossi come delle montagne. Mentre cercavo di realizzare uno di questi continuava a suonare il campanello intimandomi di aprire la porta. Risposi di aspettare un attimo perché mi dovevo vestire ero in mutande!!! Mi disse “ Le do due minuti”.Mi precipitai al telefono e composi il 113…con voce bassa dissi “ potete aiutarmi, ci sono cinque uomini davanti alla mia porta armati di mitra che dicono di essere della polizia, venite subito!!!”“ Mi dia nome, cognome e indirizzo”Lo feci e intanto sentii digitare su una tastiera….dopo qualche secondo la voce mi disse.” Si siamo noi apra la porta!”Intanto il campanello aveva ripreso a suonare. Mi infilai una camicia da notte e andai ad aprire.Si infilarono in casa alla velocità della luce. Uno si precipitò in salone con aria guardinga, altri due nel corridoio che dava alle stanze, uno in cucina e l’ultimo mi piantò il mitra contro la pancia e disse di non muovermi. Il cane saltellava felice da una stanza all’altra facendo le feste ai nuovi amici!. Dentro di me pensai che fosse finita, quelli era terroristi , pazzi e assassini, ora mi avrebbero ammazzato e poi rubato il rubabile… Invece mi mostrarono un mandato e quando si resero conto che ero sola deposero le armi, almeno dalla mia pancia. Su quel foglio c’era scritto che ….mio padre era un trafficante d’armi….loro erano lì per cercare le armi ed arrestarlo. La situazione era surreale, li guardai sbalordita e mi resi conto che non scherzavano, mi dissero che dovevo essere presente alla perquisizione di ogni stanza, chiesi se potevo andare a vestirmi ma mi risposero che avrei potuto farlo solo in presenza di una collega che stava per arrivare. La perquisizione iniziò dal salone dove venne controllato ogni libro, ogni scatoletta d’argento, ogni cuscino e rispettiva imbottitura, controllarono il soffitto, il pavimento, smontarono un tavolino di cristallo…osai chiedere come fosse possibile cercare armi nel libri…mi risposero di non fare la furba…” le armi si smontano in piccolissimi pezzi, che non lo sai?”Dopo due ore erano passati allo studio di mio padre. Nel frattempo era arrivata la poliziotta ed io ero riuscita a infilarmi una maglietta e un paio di jeans. Poi fu la volta delle camere da letto, i bagni…tutto sottosopra, vestiti, scarpe, valige…un delirio. Mancava solo la cucina, erano le otto circa e fino a quel momento di armi non ne avevano trovate! Gli spiegai che mio padre non era un terrorista, che era un uomo corretto che quasi non viveva se non aveva pagato il canone rai….e loro iniziarono a dubitare di quell’operazione. Il palazzo, circondato da giardino, ero pieno di auto della polizia, i vicini spaventatissimi, non potevano avvicinarsi, la portinaia tentò di raggiungermi in casa ma venne fermata. Verso le nove passarono a perquisire la cucina e come per incanto da sopra i pensili, sì, in quello spazietto tra il soffitto e i mobili, saltarono fuori….fucili, munizioni, pistole….venne tutto perfettamente ordinato sul tavolo e sopra i mobili. Io ero basita. Loro mi guardavano con aria soddisfatta :” Non c’erano armi eh!???”. Controllarono, le armi erano tutto piombate e regolarmente denunciate. Dissi che mio padre era stato un cacciatore….non so se servì!!! Mi risposero che loro armi cercavano e armi avevano trovato….avremmo poi chiarito davanti al giudice. Avevo a disposizione una sola telefonata poi avrei dovuto seguirli alla Questura di Sondrio. Chiamai i mie…ma a quell’ora erano a fare i soliti due passi in riva al mare. Mi fecero prendere lo spazzolino e un cambio. Chiudemmo casa e scesi con loro ai fianchi. Quando fummo vicino all’auto dissi “ Sentite c’è sicuramente un errore…a mio padre rubarono i documenti circa sette mesi fa…”. Il commissario disse “ e si ricorda se è stata fatta denuncia?” Certo risposi, lo accompagnai io era il 6 febbraio. Fecero una telefonata. Nell’arco di un quarto d’ora fu tutto chiarito. Ai documenti rubati, tra questi il porto d’armi, erano state sostituite in modo magistrale tutte le foto e usati da trafficanti per importare armi dalla Svizzera.Si scusarono e all’alba delle 14.00 si congedarono. La mattina dopo, arrivarono alla mia attenzione… Cinque cassette di mele, una per poliziotto….e cinque mazzi di fiori giganteschi, con le scuse di tutto il commissariato!TUTTO è BENE ciò CHE FINISCE BENE!!!